2019

Gennaio-Dicembre

 

Benvenuti in Comintern (SH)

Sezione Italia

 

 

100 anni di Comintern

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"Comintern 1919 - 2019"

 

 

parole di benvenuto

 

cari compagni, il tempo di attesa è finito. È giunto il momento di prendere in mano il nostro futuro. Basta scuse, basta rimandare. Il tempo del combattimento è arrivato. Il proletariato mondiale deve rinascere più forte di prima. Ha bisogno di una spinta che solo noi possiamo dare. La crisi economica e la crisi del lavoro hanno messo in ginocchiocari compagni, il tempo di attesa è finito. È giunto il momento di prendere in mano il nostro futuro. Basta scuse, basta rimandare. Il tempo del combattimento è arrivato. Il proletariato mondiale deve rinascere più forte di prima. Ha bisogno di una spinta che solo noi possiamo dare. La crisi economica e la crisi del lavoro hanno messo in ginocchio i lavoratori di ogni settore. È ora di dire abbastanza. Riprendiamoci il futuro! Ritorniamo alla nostra dignità! Diamo forza al proletariato!

 

La seconda guerra mondiale è iniziata 80 anni fa

"Trasformare la guerra imperialista in guerra civile !"

(Lenin, Comintern)

 

 

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Guerra alla guerra imperialista !

 

1 / 9 / 1939 - 1 / 9 / 2018

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“La guerra significa la revolución”, escribió Lenin, lo que a veces se expresa diciendo que “o la revolución impide la guerra, o la guerra desencadena la revolución”.

Los marxistas no están “contra la guerra” ni son neutrales dentro de ella, ni se lavan las manos con la excusa de las contradicciones entre unos imperialistas y otros, que se plantean como si se tratara de algo que les resulta ajeno. No se escudan en frases vacías, como la de que no hay imperialismo bueno, o que le resultan indiferentes tanto la victoria como la derrota o expresan el deseo que no haya vencedores ni vencidos. Sólo hay una línea realmente marxista: “En una guerra reaccionaria, una clase revolucionaria no puede dejar de desear la derrota de su gobierno”, afirmó Lenin.

“En cada país, la lucha contra el gobierno propio que sostiene la guerra imperialista no debe detenerse ante la posibilidad de la derrota de dicho país como resultado de la agitación revolucionaria. La derrota del ejercito gubernamental debilita a ese gobierno, contribuye a la liberación de las nacionalidades que oprime y facilita la guerra civil contra las clases dirigentes.

 

 

75 anni fa

18 agosto 1944

assassinato dai fascisti nel campo di concentramento di Buchenwald 

 

Ernst Thälmann

(Amburgo, 16 aprile 1886 – Buchenwald, 18 agosto 1944)

Il 18 agosto 1944, quando ormai la sorte del nazismo era segnata, per ordine di HitIer e di Himmler (che evidentemente avevano ancora paura di lui), alcuni aguzzini delle SS gli spararono alla nuca nel lager di Buchenwald, senza alcuna sentenza e in gran segreto.

 

 

124 ° anniversario
5 Agosto 1895

 

GLORIA IMPERITURA AL

COMPAGNO FEDERICO ENGELS

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"Fronte mondiale rosso !"

Contro la guerra e il fascismo !

Lega dei combattenti del fronte rosso

Organizzato dall'Internazionale comunista (SH)

È stato istituito il 29 luglio 2019

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Lega dei combattenti del fronte rosso è stata un'Organizzazione paramilitare associata al Partito Comunista Tedesco creata il 29 luglio 1924 durante la Repubblica di Weimar. Il primo leader dell'organizzazione fu Ernst Thälmann. Il compito dell'organizzazione era quello di essere il braccio militare del Partito Comunista di Germania, e per questo motivo spesso si scontrava nelle strada delle città tedesche con altre forze paramilitari di destra ed in particolare con l'organizzazione paramilitare del Partito Nazionalsocialista ). La RFB fu sciolta nel 1929.

Il motto della RFB era: Rot Front! ("Fronte Rosso!") che veniva pronunciato mentre veniva effettuato il saluto con il braccio destro alzato ed il pugno chiuso nel tipico gesto di saluto socialista e comunista. Oltre a ciò l'organizzazione era provvista anche di un inno le cui parole furono composte da Erich Weinert e messe poi in musica da Hanns Eisler che scrisse il motivo musicale nel 1928.

Il Rotfrontkämpferbund possedeva inoltre un proprio organo ufficiale di stampa dal nome Die Rote Front.

Era inoltre presente anche una giovanile per i ragazzi dai 16 ai 21 anni dal nome Rote Jungfront (in italiano: "Fronte giovanile rosso").

 

Morte al fascismo italiano!
Morte al fascismo mondiale!

 

L'Italia torna sulla via del fascismo

 

 

Il capitalismo - NON!

 

Boicottare borghese elezioni del "Parlamento europeo"!

Rovesciare l'Unione europea e le sue nazioni capitaliste-imperialista!

 

 

Viva le nazioni socialiste dell'Unione Europea!

Viva la dittatura del proletariato d'Europa!

 

 

 

 

 

1945- 9 MAGGIO- 2019

74 ° ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA SUL NAZI-FASCISMO!

 

 

 

 

 

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Viva il

201°

compleanno di Karl Marx !

5 maggio 1818 - 5 maggio 2019

 

Karl Marx Album

 

Marx-Engels Archive

 

 

2 maggio 1519

500° anniversario della morte di Leonardo

 

 

 

Leonardo da Vinci

 

 

 

 

 

 

 

 

Viva il primo maggio 2019!

La giornata di lotta della classe operaia internazionale !

sito web speciale

Viva Stalinismo-Hoxhaismo!

 

 

Il primo maggio in Albania
(Storia)

 

 

Viva il compagno Lenin!

149. compleanno

22 Apr 1870

 

 

 

  

Archivio Lenin italiano

 

 

11 Aprile 1985 - 2019

 

Lavoro e la vita di Enver Hoxha è immortale!

 

 

 

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1 aprile 1939
80 ° anniversario della morte


Anton Makarenko

 

La vita e le opere 

Anton Semënovic Makarenko (pronuncia: Makàrenka) nasce nel 1888 a Belopol’e, in Ucraina, da una famiglia operaia (il padre era verniciatore nelle officine ferroviarie). Fin da bambino ha problemi di salute, che condizionano fortemente i suoi rapporti con gli altri bambini. Nelle sue memorie il fratello Vitalij scrive: “Anton non ha mai preso parte ai nostri giochi di ragazzi, anzi propriamente lo sento molto poco presente nei miei ricordi infantili”. Trasferitosi con la famiglia a Krjukov, frequenta un corso magistrale ed a soli diciassette anni diviene maestro nella scuola di base della città. Quindi perfeziona gli studi pedagogici presso l’Istituto Pedagogico di Poltava e, dopo la laurea, viene nominato direttore di una scuola di Krjukov. Nel 1920 riceve il compito di occuparsi dei besprizornye, bambini e ragazzi orfani o abbandonati che vivevano in strada dandosi a furti ed altri reati. Per rieducarli, o meglio per dar loro una prima educazione, Makarenko crea la Colonia Gorkji (chiamata così in onore del grande scrittore). Nonostante i risultati ottenuti pur tra mille difficoltà, il suo metodo pedagogico è criticato e si ottiene il suo allontanamento dalla direzione della colonia. A giudizio del Narkompros ucraino (il Commissariato del popolo per l’istruzione) il suo metodo fa ricorso a valori borghesi e non sovietici. Nel 1927 è chiamato a dirigere a Charkov la Comune Dzeržinskij, dedicata anch’essa alla rieducazione dei ragazzi di strada ed intitolata al fondatore della polizia segreta sovietica. Dando sfogo al suo talento narrativo (apprezzato dallo stesso Gorkji), scrive il romanzo autobiografico La marcia dell’anno ‘30 (1932), cui seguono il Poema pedagogico (1935), che gli dà vasta notorietà, e Bandiere sulle torri (1938). Negli ultimi anni, riconosciuto come un’autorità indiscussa della pedagogia sovietica, si dedica ad appronfondire il suo pensiero ed a diffonderlo presso genitori e maestri. Le sue ultime conferenze sono raccolte nel volume Pedagogia scolastica sovietica del 1938. Il pedagogista muore precocemente l’anno seguente.

Educazione, politica, felicità 

Makarenko è stato un educatore di frontiera, in due sensi: perché, educato dallo zarismo, con i vecchi metodi educativi, ha dovuto creare dal nulla un nuovo metodo ed una nuova concezione educativa (ed in questo senso è di frontiera tutta l’educazione russa di quel periodo) e perché si è occupato di quelli che oggi chiameremmo ragazzi difficili. Per diversi anni è stato maestro e direttore scolastico, ma è solo a contatto con la sfida rappresentata dalla rieducazione dei besprizornye che emerge in pieno il suo talento pedagogico. Per Makarenko occuparsi di questi ragazzini non vuol dire soltanto consentire loro di avere una vita normale e di reinserirsi nella società. La sfida è, invece, quella di fare di questi ragazzini, abbrutiti dalla vita di strada, l’uomo nuovo sovietico, di far venir fuori dalle colonie persone che siano un modello per tutta la società. Nel momento in cui entrano nel collettivo in cui saranno educati, il loro passato non conta più: non sono più persone che hanno compiuto delitti, ma protagonisti di un’impresa educativa che ha una grande importanza per l’intera Russia comunista (per essere sicuro di non avere pregiudizi nei loro confronti, Makarenko arriva a chiedere che non gli mandino più i fascicoli con i loro precedenti penali).
La pedagogia per Makarenko ha a che fare solo limitatamente con la scienza. I fini dell’educazione sono indicati dalla politica, mentre i mezzi derivano dalla pratica e dall’esperienza, dai molteplici tentativi con i quali l’educatore cerca la soluzione ai problemi che di volta in volta gli si presentano. Le scienze potranno servire a confermare le conclusioni cui si è giunti attraverso l’esperienza, ma non è possibile dedurre da esse indicazioni riguardanti i metodi educativi. L’educazione è al servizio della rivoluzione, risponde ai bisogni del popolo sovietico nella sua lotta per costruire una nuova umanità. Del resto, nel nuovo ordine sociale tutto educa: in una società ben ordinata, guidata da alti ideali, la partecipazione alla vita comune ha una immediata valenza formativa. “Ogni nostra iniziativa, ogni campagna, ogni processo nel nostro paese sono sempre legati non solo a compiti speciali, ma anche a compiti educativi”, scrive Makarenko. Nella società borghese esistevano persone che potevano vivere negli agi senza lavorare ed altre che erano condannate ad un lavoro massacrante e disumanizzante. La rivoluzione ha spazzato queste differenze: nel nuovo sistema il lavoro è un dovere sociale per tutti. L’introduzione del lavoro nel sistema educativo sovietico, se vale a segnare la differenza con la scuola borghese, è per Makarenko ancora insufficiente se non mette gli studenti in grado di cogliere il significato sociale del lavoro. Per questo il solo lavoro non basta, ma deve essere accompagnato dall’istruzione e da una formazione morale e politica.
Il fine dell’educazione è un fine sociale, dunque. Makarenko tuttavia parla anche della felicità come fine naturale dell’uomo. In una lettera scritta negli ultimi mesi di vita si legge:

Tutta la vita dell’uomo consiste in questo che egli lotta contro la natura, contro il freddo e la fame, contro il bisogno e contro i nemici. La sua vita è una serie di determinate misure più o meno rilevanti rivolte alla conservazione della vita. Ognuna di tali misure ha uno scopo; ma tutti questi fini mirano a un obiettivo unico: vivere a lungo e il più felicemente possibile. 


C’è qui una contraddizione che è soltanto apparente. La felicità non è soltanto un valore borghese, ma un’aspirazione universale. La differenza è che nel mondo borghese ognuno cerca di raggiungere la propria felicità individualmente, lottando contro gli altri (e quindi la felicità degli uni è raggiunta a prezzo dell’infelicità di altri), mentre nel sistema sovietico la collettività si è organizzata per raggiungere insieme una felicità durevole e che sia per tutti. Nell’ottica comunista di Makarenko, la felicità richiede anche una saggezza che sappia accettare i limiti umani, riconoscere che la morte fa parte della dinamica stessa della vita e il meglio che si possa fare è non crucciarsene, ma cercare la gioia della vita nella solidarietà con gli altri. L’educazione sovietica si distingue da quella borghese perché è molto più esigente nei confronti dell’individuo. Questa esigenza tuttavia per Makarenko non schiaccia l’individuo; al contrario, è soltanto in una società, come quella sovietica, in cui tutti sono uguali e nessuno è costretto alla miseria, che è garantita realmente la dignità dell’individuo. Un principio pedagogico di fondo è dunque il seguente: “Pretendere quanto più si può dall’uomo e rispettare quanto è più possibile la sua personalità”. Per Makarenko le due cose – il pretendere ed il rispettare – sono intimamente unite. Esigere vuol dire stimare, considerare indispensabile il proprio lavoro, il contributo personale che ognuno può dare alla costrizione della società. Il rispetto della personalità ha tuttavia un limite ben preciso nel fatto che questo contributo individuale non è volontario, ma costituisce un preciso dovere del cittadino sovietico; il confine tra la valorizzazione delle energie individuali e l’imposizione propria di un regime è molto sottile.

Il collettivo

Abbandonati a sé stessi, i ragazzi raccolti nella Colonia Gorkij hanno vissuto senza vincoli sociali, nel più sfrenato individualismo. La loro educazione dovrà passare necessariamente attraverso la ricomposizione dei legami sociali, la costruzione di un ambiente positivo capace di frenare l’individualismo e far nascere e sviluppare sentimenti sociali. Makarenko offre loro dunque un ambiente sociale fortmente strutturato, che nulla concede alla spontaneità. La Colonia Gorkij e la Comune Dzeržinskij sono strutturate come un collettivo nel quale le esigenze comuni predominano su quelle dei singoli. Come è facile immaginare, le resistenze iniziali furono enormi. Ragazzini abituati alla più sfrenata libertà si trovavano ora in un contesto nel quale si chiedeva loro impegno, lavoro, disciplina. Makarenko riuscì gradualmente a vincere le resistenze e ad ottenere un ambiente ordinato, nel quale le trasgressioni erano rare e, come vedremo, condannate dalla stessa comunità dei ragazzi. A rendere possibile l’impresa non fu solo la rigida organizzazione della giornata, ma anche il diverso riconoscimento che quei ragazzini ricevevano nel collettivo. Visti non più come delinquenti, ma come avanguardie del nuovo sistema sociale, finivano per corrispondere all’immagine che di loro aveva il loro educatore.
Il collettivo rispecchia, in piccolo, l’organizzazione e la struttura della società comunista. Al centro della vita comune c’è il lavoro inteso come lavoro produttivo, indispensabile per la sopravvivenza economica del collettivo, e non solo come un espediente pedagogico. Gli educatori risiedevano nella colonia con i ragazzi e ne condividevano le condizioni di vita, che all’inizio furono molto difficili. Così ricorda nel Poema pedagogico:

Giacche sbrindellate, cui meglio si addiceva la denominazione gergale della mala di ‘klift’, coprivano alla meno peggio l’epidermide umana; solo raramente sotto i ‘klift’ s’indovinavano i resti di una camicia ormai putrida. I nostri primi ospiti, quelli che erano arrivati ben vestiti, non si distinsero a lungo dalla massa generale: il taglio della legna, il lavoro in cucina e in lavanderia se avevano avuto un buon effetto pedagogico si erano rivelati rovinosi per l’abbigliamento. 


Una tale povertà fu combattuta attraverso il lavoro nei campi e l’allevamento di maiali, che ben presto divennero attività redditizie, anche grazie all’aiuto di tecnici ed all’uso di metodi di lavoro scientifici. La Comune Dzerjžinskij riuscì a sostenersi invece grazie ad un laboratorio di falegnameria e, successivamente, per la lavorazione dei metalli. Nella visione marxista, come abbiamo visto, il modo in cui una società produce è il fatto fondamentale per comprendere la società intera. E’ per questo che il lavoro ha anche una straordinaria valenza conoscitiva. Lavorando ci si immette nel vivo della realtà della produzione, nel nucleo economico della società, e si sviluppano capacità indispensabili per l’uomo nuovo sovietico, quali l’organizzazione, la collaborazione, il senso del dovere.
Nella sua pratica pedagogica Makarenko procede per aggiustamenti progressivi. Riguardo al collettivo, una innovazione importante è l’introduzione dei reparti, guidati ognuno da un comandante. In seguito, per le esigenze del lavoro nei campi, a questi reparti fissi si aggiunsero i reparti misti, che vengono costituiti per un periodo non superiore ad una settimana per svolgere specifici compiti lavorativi. Grazie ai reparti misti era possibile affidare a molti dei ragazzini il compito di comandante, anche se per un periodi di tempo limitato, facendo sì che quasi tutti dunque non solo lavorassero, ma partecipassero all’organizzazione del lavoro. Preoccupazione costante di Makarenko è quella di evitare che si creino gruppi basati sull’amicizia, e che questi legami finiscano per insebolire il senso di appartenenza al collettivo, finendo per riproporre elementi borghesi.

La disciplina 

Nel collettivo la disciplina deve essere completa. Ogni mancanza – ad esempio il ritardo nella presentazione al lavoro – viene rilevato dal comandante del reparto, che fa rapporto, cui segue la punizione, che ha lo scopo di riaffermnare i diritti del collettivo sull’individuo; per questo è importante che le punizioni non vengano dall’educatore, ma siano l’espressione della volontà dell’intero collettivo. Forme di punizione sono il lavoro straordinario, il divieto di uscita o l’arresto, che consiste nel presentarsi nella stanza di Makarenko e restarvi per tutto il tempo della punizione (anche dieci ore) senza poter parlare con nessun membro del collettivo. In casi particolarmente gravi è prevista l’espulsione, decisa dal collettivo, il quale può far valere la propria volontà anche contro Makaranko. E’ quello che accade alla Comune, quando si scopre che un ragazzino ha rubato una radio. L’assemblea generale della Comune decide per l’espulsione, nonostante il parere contrario di Makarenko, e tiene ferma la propria decisione anche di fronte ai rappresentanti della Ceka, la polizia politica che aveva creato e finanziava la Comune. Una disciplina così rigida non è in contrasto con la libertà, ma al contrario ne costituisce per Makarenko il vero fondamento, poiché è la base su cui si fonda l’azione del collettivo, che a sua volta rende possibile la sicurezza del singolo. Nella società borghese, con la sua distinzione tra dominatori e dominati, la disciplina poteva essere intesa come una forma di oppressione, e colui che si ribellava in fondo riceveva la stima degli oppressi. Nella società comunista la distinzione tra oppressori ed oppressi non c’è più e l’indisciplina diviene una forma di ribellione alla società, ossia un comportamento immorale.
Per ottenere la disciplina non bastano le prediche e i discorsi; l’educatore e ancor più il collettivo hanno il diritto di ricorrere alla punizione, ma essa nemmeno è sufficiente per raggiungere quella disciplina piena che consiste nell’accettazione del collettivo. Essa per Makarenko è invece il risultato di tutta l’azione educativa, “de1l’educazione politica, della formazione del carattere, dei contrasti, dei conflitti e della soluzione dei conflitti del collettivo mediante amicizia e fiducia, nonchè di tutto il processo educativo in senso proprio, nel quale rientrano anche l’educazione fisica, lo sviluppo del corpo e via via”. E’ chiaro che le punizioni, pur necessarie, sono un momento di un processo più ampio, che coinvolge l’intero collettivo e l’intera prassi educativa.
L’aspetto più importante per la sopravvivenza del collettivo è la sua coesione interna, lo spirito di appartenenza e di solidarietà. Esso è garantito dalla condivisione dei valori sovietici e dalla grande strutturazione interna, ma un contributo importante viene anche dalle tradizioni, usanze nate spesso per caso che servono però a rafforzare lo spirito di corpo. In particolare, Makarenko considera importanti le tradizioni che richiamano la vita militare: l’uniforme, il culto della bandiera, gli squilli di tromba, le sentinelle armate eccetera. Queste tradizioni non costituiscono un’imposizione, ma rispondono ad un bisogno anche estetico dei giovani. Attraverso queste tradizioni il collettivo viene ad essere caratterizzato milutarmente, cosa che a Makarenko, ammiratore dell’Armata Rossa, non dispiace. L’estetica militare più che la preparazione militare vera e propria serve a raggiungere il massimo ordine del collettivo, ad evitare movimenti indesiderati, a far sì che tutti si muovano come un solo corpo. Il maestro Nell’educazione borghese la figura del maestro è fondamentale. L’educazione è fondata sulla relazione che si stabilisce tra il maestro e l’allievo, tra l’educatore e l’educando; la dimensione del collettivo è assente (la classe è un insieme di individui). In primo piano sono la personalità del maestro e quella dell’allievo. Nella prospettiva sovietica invece in primo piano viene il collettivo, che è la vera forza educativa, ed il maestro agisce prevalentemente come organizzatore del collettivo, senza mai sostituirsi ad esso. In quanto membro del collettivo, un ragazzo non è un educando, ma un cittadino sovietico. Per questo Makarenko evita qualsiasi intervento educativo individualizzato. Nei confronti dei giovani della Comune il pedagogista sovietico si pone come “uno più anziano che col suo aiuto e con la sua partecipazione lo guida nella vita”, e non come un maestro che si cura di lui individualmente. E’ questa la cosiddetta azione pedagogica parallela. L’educatore non incontra il singolo individuo, ma influisce su di lui attraverso la mediazione necessaria del collettivo. In questo modo l’azione educativa è diluita, per così dire, e non mette più capo all’educatore, che comunque resta il regista che segue con attenzione tutto ciò che accade.



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PORTUGUESE

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RUSSIAN

Anton Makarenko


 

 

80 anni fa
Fine della guerra civile spagnola

 

Video

 

 

 

14 marzo 1883

136 ° anniversario della morte di Karl Marx

 

Il 14 Marzo all’età di 64 anni muore Carlo Marx. È un giovedì e siamo nel 1883. Tre giorni dopo viene sepolto a Londra nel cimitero di Highgate, in quella parte destinata agli indigenti e a fianco della tomba della moglie Jenny von Westphalen, morta 14 mesi prima.

Friedrich Engels con queste parole apre e chiude il discorso di commiato:


«Il 14 marzo, alle due e quarantacinque, ha cessato di pensare la più grande mente dell’epoca nostra. L’avevamo lasciato solo da appena due minuti e al nostro ritorno l’abbiamo trovato tranquillamente addormentato nella sua poltrona, ma addormentato per sempre… Il suo nome vivrà nei secoli e così la sua opera».

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8 MARZO 2019

Viva la Giornata internazionale della donna!

Comunista Internazionale delle donne

(Stalinisti-Hoxhaisti)

 

 

 

 

 

 

5 Marzo 1953

 

66 ° Giornata della Morte

Il compagno Stalin non morirà mai!

Egli vivrà per sempre nei nostri cuori!

 

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La rinascita del fascismo italiano!

 

Distruggi il fascismo e il fascismo sociale!

Viva alla rivoluzione socialista !

Viva alla dittatura del proletariato!

 

 

 

 

La rivoluzione proletaria è essenzialmente internazionale. I compagni russi l'hanno soltanto gloriosamente iniziata e con la loro vittoria hanno aperto il periodo storico della dittatura del proletariato.

Questo periodo, aperto internazionalmente, non potrà chiudersi che internazionalmente, ossia quando ovunque sia scomparsa definitivamente la borghesia per la soppressione della proprietà capitalistica e la sostituzione di quella comune.

 

 

 

Annuncio Alla morte di Lenin (1924)

 


Annuncio Governo, 22 gennaio 1924. Alle 6:50 del mattino del 21 gennaio, nel villaggio di Gory vicino a Mosca, Vladimir Il'ich Ul'ianov-Lenin fu colpito da una morte rapida.

 

 

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95 ANNI
Dopo la morte di Lenin
21 gennaio 2019
21 gennaio 1924

 

Le idee e le opere immortali di Lenin, la grande impresa eroica della sua vita sono per i sovietici, per i lavoratori di tutto il mondo fonte inesauribile di ispirazione e ottimismi.

Il limpido genio di Lenin illumina la strada della lotta rivoluzionaria e dell'edificazione creativa.

A Lenin, alla sua dottrinas oggi si rivolgono tutti quanti si battono per la vittoria del socialismo e del comunismo.

 

 

 

 

Ricordate,
l'amore e lo studio di Lenin, il nostro insegnante e leader.
Combattere e sconfiggere i nemici, interni ed esteri
- Come ci ha insegnato Lenin
Costruire la nuova vita, la nuova esistenza, la nuova cultura
- Come Lenin ci ha insegnato.
Mai rifiutare di fare le piccole cose, perché da piccole cose si costruiscono le grandi cose
- Questo è uno dei behests importanti di Lenin.
J. Stalin

 

Stalin

Lenin é morto

1924

 

 

 

 

Nulla può sconfiggere leninismo, eredità rivoluzionaria di Lenin

- Nessuna violenza, nessun tradimento, nessuna demagogia.

Enver Hoxha

 

 

 

LENIN

1919

Ai Compagni Italiani

 

 

primo congresso

Marzo 1919

LENIN

Per la fondazione della Terza Internazionale, a Mosca il 2 marzo 1919

 

 

 

2019

Viva Stalinismo-Hoxhaismo!

 

 

18 anni fa

18 ° anniversario del Comintern (SH)!

 

 

 

Saluti di solidarietà

 

Message of the Comintern (SH)

on occasion of the 18th anniversary

of the Comintern (SH)


December 31, 2000 - December 31, 2018


Dear comrades !

Today, we celebrate the 18th anniversary of the founding of the Comintern (SH).. At the current highest stage of its development, the proletarian International reached in all its 154 years of history (since 1864) the longest uninterruptedly revolutionary phase without deviations, degenerations, crises etc. This is a heavy blow against all enemies of the proletarian International and a great victory for the world proletariat.

The founding of the Comintern (SH) is an event of great historical importance. From that day on the great work of the Comintern had been continued actively and honorably.

The Comintern (SH) was founded because the Comintern history teaches that the world proletariat can not be victorious without its world party. Without revolutionary leadership of a Bolshevik world organisation, the matter of the world-proletarian revolution is doomed to failure.

The Comintern (SH) is the organization of the world proletariat in the period of the revolutionary transition from world capitalism to world socialism, and from world socialism to world communism.

Without Communist International there is no overthrow and destruction of world capitalism.

Without Communist International there is no victorious construction of world socialism.

Without Communist International there is no transition to world communism.

In the end of the 1990s we created the "19 Theses" of the re-construction of the Comintern of Lenin and Stalin on occasion of the 80th anniversary of foundation. Today, 20 years later, when we will enter the centenary of the founding of the Comintern, these "19 Theses" have already become a historical document in itself.

In this document we answered positively the most decisive question:

"Should we found a new Communist International at the millenium change ?"

We said "yes" because we had a rock solid conviction what Lenin has formerly prophesized after having overcome the opportunistic degeneration of the Second International:

"Essentially the Communist International did not fall - lives on till this day and will also live on in future!"

And in our "19 Theses" (1999) we said:

"Yes, the creation of a new Comintern is not to be delayed. It is the very first and most essential task for all communists in the world - in the coming millenium."

To start with the creation of a new proletarian vanguard party, the Comintern (SH) was founded in the New Year Eve 200 0/ 2001 by those Stalinist-Hoxhaists who couldn't accept to give up the beloved former glorious Comintern of Lenin and Stalin..

The Stalinist-Hoxhaists wanted to take revenge on the betrayal of the revisionists and were determined enough to reorganize the anti-revisionist struggle on the basis of the 5 Classics of Marxism-Leninism by means of the founding of the Comintern (SH).

These Stalinist-Hoxhaists were less than fingers at a fist, but firm and determined enough to uphold the banner of the world socialist revolution.

These Stalinist-Hoxhaists , who founded the Comintern (SH), decided to protect and spread the revolutionary flame of the world proletariat in the spirit of the 5 Classics of Marxism-Leninism all over the world.

In our "CALL FOR THE FOUNDING OF THE NEW COMINTERN"

we stated on New Year's Eve 2000:

"Comrades, this is the historical, last dark night, when the revisionists and social-fascists and all their open and hidden lackeys all over the world hindered us Marxist - Leninists to refound our Communist International. With a new red dawn we step into the new century with our new Communist International in continuation of all the former Communist Internationals founded in the spirit of Marx, Engels, Lenin and Stalin. We declare with this -now and forever :

Comrade Enver Hoxha is the 5 th Classic of Marxism-Leninism aside Marx, Engels, Lenin and Stalin. This will be the ideological basis of the Comintern (ML).
It is from now on the duty of the Marxist-Leninists all over the world to join and keep the Comintern (ML) alive as a Bolchevist class-instrument of the world proletariat."

The entire struggle of the Comintern (SH) within 18 years was based on the teachings of the 5 Classics of Marxism-Leninism in preparing, propagating and accelerating the world-proletarian, socialist revolution.

And that's what we a very proud of.

Like the last years, we are again overwhelmed by the support of our members and users. The Comintern (SH) was pleased by the large amount of users of our websites from all over the world. We thank you for the many interesting inquiries to our email address or on facebook, which we gladly answered. We were also pleased with criticisms that helped us correct mistakes. And last but not least, your words of praise have encouraged us to march always further to the world socialist revolution. We will also be very pleased about your contributions in the coming year 2019. We would like to thank you for your loyalty to the Comintern (SH) and wish you all a lot of success in the new year! Together we will be victorious !

On occasion of its 18th anniversary the Comintern (SH), we send militant greetings to all comrades the world over.

We want to thank you for your greetings, for your active support and solidarity.

We highly appreciate your revolutionary work that you have done and that will be done in 2019.

We wish you all continued strength, courage and perseverance in our global class struggle!

The victory of the world socialist revolution is inevitable !

The glorious epoch of world socialism will soon begin !

Forward with the Comintern (SH) to the world socialist revolution!

Forward in the spirit of the five Classics of Marxism-Leninism!

Long live proletarian internationalism!

Long live world communism!

Comintern (SH)

Wolfgang Eggers

31st of December 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Long live Stalinism-Hoxhaism ! (English)


RROFTË Stalinizëm-Enverizmi ! Albanian)


Es lebe der Stalinismus-Hoxhaismus ! (German)

Да здравствует сталинизм - Ходжаизм ! (Russian)

გაუმარჯოს სტალინიზმ-ხოჯაიზმის! (Georgian)

Viva o Estalinismo-Hoxhaismo! (Portuguese)

Viva Stalinismo-Hoxhaismo! (Italian)


斯大林霍查主义万岁! (Chinese)


Viva el Stalinismo-Hoxhaismo! (Spanish)


Vive le Stalinisme-Hoxhaisme! (French)


At zije Stalinismus-Hodzismus! (Czech-Slovak)


Ζήτω το σταλινισμός - Χότζα-ισμό ! (Greek)


Živeo Staljinizam - Hodžaizam! (Bosnian)

Niech zyje Stalinizm-Hodzyzm! - (Polski)

! زنده باد استالینیسم-خوجهئیسم (Farsi) 

Niech zyje Stalinizm-Hodzyzm! - (Polski)

 

Længe leve Stalinismen-Hoxhaismen (Danish)

Hidup Stalinisma dan Hoxhaisma! (Malay)

Staliniyamum-Hoxhaiyamum niduzhi vazga (Thamil) 

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