Comunista Internazionale delle donne

(Stalinisti-Hoxhaisti)

 

 

 

 

 

 

2018

 

 

8 MARZO 2018

Viva la Giornata internazionale della donna!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2016

8 MARZO 2016

Viva la Giornata internazionale della donna!

 

 

 

Lenin  

Giornata internazionale delle donne

4 marzo 1921

 

 

 

 

 

2015

8 Marzo 2015

Viva la Giornata internazionale della donna!

sito web speciale in inglese

8. 3. 2015

Metodi e forme di lavoro fra le donne del partito comunista:

tesi

8 luglio 1921

 

 

 

 

2014

8 MARZO 2014...

AUGURI RIVOLUZIONARIE!

 

 

 

8 Marzo 2013

Viva la Giornata internazionale della donna!

 

Le donne della Comune di Parigi


Saluto di benvenuto del Comintern (SH)

inglese
tedesco
e portoghese

 

 

8 março 2012

 

 

 

 

 

 

COSTITUZIONE

DELLA

REPUBBLICA POPOLARE SOCIALISTA D'ALBANIA


Approvato dall'Assemblea del Popolo il 28 dicembre 1976

Articolo 41



La donna, dopo essersi affrancata dall'oppressione politica e dallo sfruttamento economico, è divenuta una forza rilevante della rivoluzione e partecipa attivamente all'edificazione socialista del paese e alla difesa della patria.

La donna gode di diritti pari a quelli dell'uomo nel lavoro, nella retribuzione, nelle ferie, nelle assicurazioni sociali, nella pubblica istruzione, in tutta l'attività sociale e politica e nella famiglia.

 

 

 

 

Soltanto nel 1917, l’8 marzo, fu celebrata per la prima volta ufficialmente la Giornata Internazionale della Donna: in quell’anno fu organizzata una grande manifestazione a San Pietroburgo, in Russia, per rivendicare la fine della guerra. E quattro anni dopo, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste organizzata a Mosca decise di rendere l’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”. In Italia la festa della donna fu celebrata per la prima volta nel 1922 su iniziativa del Partito comunista, ma ci vollero molti anni prima che la ricorrenza si affermasse stabilmente, grazie anche al movimento femminista negli anni Settanta.

 


 

K. Marx

Manifesto

II

 

Abolizione della famiglia! Anche i piú radicali inorridiscono di fronte a tanto vergognoso disegno dei comunisti.

Qual è il fondamento della famiglia di oggi, della famiglia borghese? Il capitale, il guadagno privato. Una famiglia interamente sviluppata non esiste per la borghesia; essa tuttavia trova il suo completamento nella forzata mancanza di famiglia dei proletari e nella prostituzione pubblica.

La famiglia del borghese scompare naturalmente con lo scomparire di questo suo completamento, ed entrambe vengono meno una volta distrutto il capitale.

Ci rimproverate di voler eliminare lo sfruttamento dei figli da parte dei loro genitori? Questo misfatto noi lo confessiamo.

Ma voi dite che rimpiazzando l’educazione familiare con quella sociale noi distruggiamo i rapporti piú cari.

E non è forse determinata anche la vostra educazione dalla società? dai rapporti sociali nel cui ambito voi educate, dall’interferenza, diretta o indiretta che sia, della società tramite la scuola, ecc.? I comunisti non hanno inventato l’influenza della società sull’educazione, essi hanno solo trasformato il suo carattere, sottraendo l’educazione all’influenza della classe dominante.

La fraseologia borghese sulla famiglia e sull’educazione, sui rapporti affettivi tra genitori e figli, appare tanto piú disgustosa, quanto piú, a causa della grande industria, viene a mancare ai proletari ogni legame familiare e i bambini divengono semplici articoli di commercio e strumenti di lavoro.

Ma voi comunisti intendete adottare la comunanza delle donne, ci grida in coro tutta la borghesia.

Il borghese non vede nella propria moglie che uno strumento di produzione. Ode che gli strumenti di produzione debbono essere sfruttati in comune e naturalmente si sente autorizzato a credere che la medesima sorte toccherà anche alle donne.

Non pensa minimamente che la questione sta proprio in ciò; abolire la posizione della donna come semplice strumento di produzione.

D’altra parte non v’è nulla di piú ridicolo di questo orrore altamente morale che provano i nostri borghesi per la pretesa comunanza ufficiale delle donne nel comunismo. I comunisti non hanno bisogno d’introdurre la comunanza delle donne, essa è quasi sempre esistita.

I nostri borghesi, non paghi di poter disporre delle mogli e delle figlie dei loro proletari – per non parlare della prostituzione ufficiale – considerano il sedursi reciprocamente le mogli uno dei divertimenti piú piacevoli.

Il matrimonio borghese è in pratica la comunanza delle mogli. Al massimo si potrebbe muovere ai comunisti il rimprovero di voler sostituire la comunanza delle donne ipocritamente mascherata con una comunanza ufficiale, palese. D’altra parte va da sé che, una volta scomparsi gli attuali rapporti di produzione, viene meno anche la corrispondente comunanza delle donne, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale.

 

 

Lenin

giugno 1919:

“non ci può essere rivoluzione socialista compiuta senza la piena partecipazione delle donne”.

“l’uguaglianza sociale della donna è un principio indiscutibile per i comunisti ed è una necessità assoluta creare un potente movimento femminile internazionale”.

 

"La donna, nonostante tutte le leggi liberatrici, è rimasta una schiava della casa, perché è oppressa, soffocata, inebetita, umiliata dai piccoli lavori domestici, che la incatenano alla cucina, ai bambini e ne logorano le forze in un lavoro barbaramente improduttivo, meschino, snervante che inebetisce e opprime. La vera emancipazione della donna, il vero comunismo incomincerà [si noti bene] soltanto allora, dove e quando incomincerà la lotta delle masse (diretta dal proletariato che tiene il timone dello Stato) contro i piccoli lavori dell’economia domestica, o meglio dove incomincerà la trasformazione in massa di questa economia nella grande economia socialista."

 

 

 

 

 

 

 

 

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