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Andrea Sorato



La concezione Marxista-Leninista

della Famiglia




EDIZIONI PLI(m-l)

La concezione marxista-leninista della famiglia, fu elaborata, per la prima volta, dai fondatori del socialismo scientifico Marx ed Engels e presentata da Engels nell'opera “L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato” pubblicata circa 126 anni fa. Le tesi di Marx ed Engels si basano sul fatto che (a differenza della chiesa e dei capitalisti che considerano la famiglia come un istituzione sacra, assoluta, eterna e immutabile) la famiglia non è sempre esistita, ma nasce, si sviluppa e si trasforma storicamente in base agli sviluppi e alle trasformazioni sociali e, in ultima istanza, essa è il riflesso della base economica di una determinata epoca storica, in questo Engels è stato sostenuto anche dalle scoperte dell'etnologo americano Lewis H. Morgan. Nella società attuale (capitalista) la famiglia ha la funzione, in primo luogo di produzione e riproduzione della forza lavoro non solo nel senso della riproduzione della specie, ma anche come soddisfacimento di tutta una serie di bisogni della vita materiale e spirituale che permettono alla forza lavoro di rigenerarsi, rinfrancarsi, rimodellarsi in base alle esigenze dello sfruttamento capitalistico, questi bisogni che crescono con lo sviluppo della produzione stessa se dovessero essere soddisfatti socialmente attraverso adeguati servizi sociali costerebbero troppo ai capitalisti che dovrebbero rinunciare ad una parte dei loro profitti. Il capitalismo invece attraverso la famiglia e in particolare grazie alla divisione dei ruoli fra donne e uomo al suo interno e cioè alla schiavitù domestica della donna, si assicura gratis queste prestazioni anche quando la donna è costretta al lavoro fuori casa. In più la famiglia, alla quale viene affidato un ruolo particolare nell'educazione delle nuove generazioni, ha il compito fondamentale di perpetuare e tramandare le idee, i valori, e i costumi borghesi, da quelli religiosi e morali a quelli sociali e politici. Questo spiega perchè per la classe dominante è così importante la famiglia, la sua unità e stabilità e perchè nella nostra società sia stata posta al centro della politica sociale arrivando alla disposizione di sostenerla giuridicamente ed economicamente purchè torni, specie in questo periodo di crisi economica senza precedenti, a svolgere pienamente il ruolo e la funzione economica e sociale ad essa assegnati. Engels ci insegna che nel capitalismo la famiglia è uno strumento di oppressione delle masse femminili. La famiglia borghese non è, come tenta di farci credere la pubblicità, il luogo dove si realizzano le naturali vocazioni della donna e dell'uomo, luogo dell'amore e degli affetti, della riconciliazione fra i sessi e le generazioni. Essa è piuttosto il luogo dove si perpetua l'oppressione e subalternità fra i sessi e fra genitori e figli e dove la donna è schiava della casa e della famiglia e l'uomo, suo malgrado, è il veicolo di tale oppressione e schiavitù.

Engels chiarisce come la schiavitù e l'oppressione della donna nella famiglia e nella società non sono sempre esistite, ma esse coincidono con l'avvento della famiglia monogamica. In questa società una delle regole fondanti della famiglia è la monogamia che non si basa sull'amore sessuale individuale, ma sull'economia, precisamente sulla vittoria della proprietà privata sulla originaria e spontanea proprietà comune. I fini del matrimonio monogamico sono la dominazione dell'uomo nella famiglia, la procreazione di figli incontestabilmente suoi destinati ad ereditare le sue ricchezze. Engels dice che la famiglia borghese monogamica è un caposaldo del sistema capitalista, essa è l'unità economica della società capitalistica.

Marx ed Engels hanno chiarito che non la mancanza formale fra uomo e donna è la causa dell'oppressione femminile, bensì la collocazione economica e sociale della donna entro il sistema capitalistico.

Sorge la domanda se questa forma di famiglia possa essere durevole, l'unica risposta possibile è che essa deve progredire di pari passo con la società, mutando nella misura in cui questa muta, proprio come sinora. Essa è la creatura del sistema sociale, e ne rifletterà lo stato di civiltà. Poiché la famiglia monogamica si è migliorata dall'inizio della civiltà e assai decisamente nei tempi moderni, si può per lo meno presumere che essa sia capace di un ulteriore perfezionamento fino al raggiungimento della eguaglianza tra i due sessi. Se in un lontano futuro la famiglia monogamica non dovesse essere in grado di adempiere alle esigenze della società... non è possibile predire di quale natura sarà la famiglia che le succederà.


Critica della famiglia

Gli studi di Lewis H. Morgan sulla storia della famiglia
L'evento che certamente ha dato l'avvio alla critica moderna della famiglia è un libro "La società antica" scritto nel 1877 da Lewis Henry Morgan che viene considerato il fondatore dell'antropologia americana. Questa pubblicazione è la risultante di una accurata ricerca a cui dedicò oltre quarant'anni della sua attività di studioso della preistoria e delle istituzioni sociali. A quel tempo la teoria dell'evoluzione era appena stata enunciata da Darwin e Morgan fu uno dei primi che l'applicarono agli studi antropologici.




Da Morgan a Engels: la famiglia patrilineare è funzionale alla proprietà privata

L'etnologo russo Maxim Kovalevsky tornando dagli Stati Uniti in Inghilterra portò con sé una copia del libro di Morgan al suo amico Karl Marx perché ne prendesse visione. Marx ed Engels si mostrarono subito interessati a questa pubblicazione in quanto ritennero che Morgan aveva applicato alla preistoria dell'umanità e alle società antiche lo stesso metodo dialettico (materialismo storico) applicato da loro alla moderna società capitalistica. Anni dopo, morto Marx collaboratore principale nell'elaborazione della scienza della rivoluzione, Friedric Engels pubblicò le comuni riflessioni sull'argomento in uno scritto "L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato" apparso nel 1884 e poi in una edizione riveduta nel 1891 qualche anno prima della sua stessa morte.La tesi fondamentale è che anche le istituzioni sociali fondamentali come la famiglia non sono immutabili, tesi questa che da loro un'alone di sacralità ma che la storia della vita sociale umana non convalida in quanto anche tali istituzioni hanno subito trasformazioni nel tempo e presumibilmente quindi è da prevedersi che ne subiranno ancora. Più nel concreto Engels sulla scia delle ricerche antropologiche del Morgan individuò una prima cesura a livello di storia dell'istituzione famiglia nel momento del passaggio dall'epoca della società selvaggia (economia di caccia e raccolta) a quella della società civile (inizio dello sviluppo della metallurgia) che corrisponde anche al passaggio da una primitiva proprietà collettiva alla proprietà privata. A livello di storia della famiglia questi due periodi storici ben delineati corrispondono a due modalità costitutive della famiglia ben differenziate: la famiglia matrilineare e la famiglia patrilineare.

Grazie a lunghi periodi di lotte, la donna è riuscita a conquistarsi la propria autonomia ed una sua parte nella società;ciò ha avuto conseguenze di grande portata, tra cui, appunto, la fine del patriarcato, cioè la forma familiare caratterizzata da una forte autorità maschile e da una netta separazione dei ruoli.


Uno degli aspetti che maggiormente sono discussi oggi,è la convivenza come sintomo di una crisi della famiglia tradizionale. Inoltre i nuovi movimenti dei diritti delle minoranze,come quello gay,è sempre più al centro di dibattiti accesi.

La sociologia può spiegare questi fenomeni attraverso due punti cruciali:
. In primo luogo esse si presentano come ‘unioni sperimentali’ che nascono come una forma di reazione alla crescente instabilità coniugale.
. In secondo luogo nascono spesso come esigenze delle donne per avere maggiori spazi di libertà per l’attività extradomestiche e per mettere in discussione la tradizionale divisione di genere del lavoro.

Socializzazione del lavoro domestico

Per risolvere il problema del lavoro casalingo della donna i materialisti marxisti leninisti ne propongono la socializzazione, ossia: la costruzione di una vasta rete di servizi sociali, sanitari e scolastici pubblici e autogestiti dalle categorie che ne usufruiscono maggiormente. In particolare la costituzione di asili, scuole materne, mense scolastiche e aziendali, mense di quartiere, lavatorie e stiratorie pubbliche, centri di rammendo e manutenzione degli indumenti, squadre pubbliche di pulizie degli alloggi a prezzo popolare, centri estivi e per l'orario extra-scolastico, assistenza domiciliare per persone non autosufficienti, centri di riabilitazione psico-motoria e per la riabilitazione di tossicodipendenti tutti pubblici e gratuiti.

In particolare tutti i lavori domestici e assistenziali che sin qui venivano scaricati sulla famiglia e quindi soprattutto sulla donna vengono presi in carico dallo Stato che li trasforma in offerta lavoro.

Tutte queste proposte hanno già trovato realizzazione in URSS dal 1917 al 1956, nei paesi dell'est, dal 1945 al 1956 e in Albania dal 1944 al 1985 .

Il Partito del Lavoro d'Italia (marxista-leninista) attuerà la socializzazione del lavoro domestico anche in Italia, dando alle donne la possibilità di emanciparsi.

Viva la concezione marxista-leninista della famiglia!

Viva le lavoratrici e le loro lotte per l'emancipazione!

Viva il PLI(m-l)!

Viva Marx,Engels,Lenin e Stalin, i padri del marxismo-leninismo e coloro che hanno dato,per primi, la possiblità alle lavoratrici di liberarsi dallo sfruttamento!


 

 

 

 

 

 

 

 

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