POGRADEC, MERCOLEDI

3 AGOSTO 1977

L'ECO DEL NOSTRO ARTICOLO: «TEORIA E

PRATICA DELLA RIVOLUZIONE»

E' passato quasi un mese dal giorno della pubblicazione del nostro articolo «Teoria e pratica della .rivoluzione» e la sua eco continua ad essere vasta. Ora viene trasmesso non solo da tutte le agenzie di stampa del mondo e commentato da vari circoli, ma se ne parla molto anche sui grandi giornali del mondo e i commenti sono a nostro favore. La Cina tace o, per essere più esatti, Yeh Chen-yi, nel suo discorso pronunciato in occasione dell'anniversario dell'esercito cinese, si è limitato a dichiarare che la Cina sosterrà il -terzo mondo». Subito la Tanjug ha considerato ciò come una «dura risposta» data al nostro articolo. Ma perché? Perché l'ha detto Yeh Chen-yi.

I cosiddetti partiti comunisti marxisti-leninisti, appendici della Cina, continuano a mantenere atteggiamenti svariati nei confronti del nostro articolo del 7 luglio. Alcuni di questi partiti l'ignorano completamente sulla loro stampa. Naturalmente, essi non hanno pubblicato il nostro articolo, ma non lo commentano neanche, solo i membri di questi partiti parlano e sparlano al riguardo, avanzando argomenti privi di fondamento e presi in prestito dai cinesi. In questo modo, invece di difendersi, essi si smascherano. Questo è l'atteggiamento di alcuni di questi partiti. Gli altri sostengono apertamente le tesi cinesi. E' il caso, per esempio, di un partito maoista greco, di cui anche un'altra volta ho sottolineato che è revisionista, che ha pubblicato un lungo commento in un articolo, avanzando gli stessi «argomenti» privi di fondamento. Questo articolo difende la Cina, Hua Kuo-feng, Teng Hsiao-ping eco. e indirettamente attacca il nostro articolo. E' quello che ha fatto anche, se non. sbaglio, un «fungo» americano venuto fuori di recente e organizzato dai cinesi. Questo atteggiamento è stato adottato anche da uno o due altri partiti.

Il partito filocinese del Belgio ed altri partiti della stessa risma hanno inviato messaggi di augurio ai Comitato, Centrale del Partito Comunista Cinese per «il grande capolavoro» che è stata la riunione del Plenum del Conutato Centrale del Partito nel corso della quale, fra l'altro, Hua Kuo-feng è stato proclamato presidente e Teng Hsiao-ping vicepresidente ecc. In questi messaggi essi menzionano ed esaltano la policica interna ed estera della Cina e il «terzo mondo». Alcuni altri partiti, che sono molto tentennanti e opportunisti, tengono il piede in due staffe, tacciono, non si pronunciano né contro, né a favore dil nostro articolo e al tempo stesso hanno interrotto per il momento ogni aperto atteggiamento filocinese.

Ultimamente il giornale di uno di questi partiti ha pubblicato un articolo del suo redattore-capo appena rientrato dalla Cina. Qual'è il contenuto di questo articolo? Stupidaggini! Egli sostiene la tesi secondo cui, quando si parla del «terzo mondo», non si affermerebbe che questo mondo svolge una funzione guida, ma che sarebbe una forza motrice. Ma noi poniamo la domanda: se questo «terzo mondo» è, a sentir lui, una forza motrice, come agisce contro l'imperialismo e a favore della rivoluzione? Spontaneamente? Giudicare in questo modo significa giudicare non in modo marxista. Se ammettiamo clic questo cosiddetto terzo mondo non è guidato da alcuni principi, allora queste persone non possono definirsi marxiste né possono fare una giusta analisi marxista della situazione, poiché coloro che si trovano alla direzione degli Stati del «terzo mondo» sono elementi borghesi, feudali e capitalisti. E sebbene si dica che questi uomini, che guidano questi Stati, lottino contro l'imperialismo. in realtà si sa che essi non lottano contro di esso, quindi ne consegue che ci deve essere un'altra grande forza in condizione di guidare, dare le necessarie istruzioni e portare questo «terzo mondo», questa «grande forza», alla lotta contro l'imperialismo; ed allora si dica apertamente che «questa grande forza è la Cina», dato che essa è entrata nel «terzo mondo». Quindi, in quanto «grande e potente» Stato «socialista», sarebbe la Cina a guidare questo «terzo mondo». Ma tutte queste cose essi non le dicono né le analizzano, perché ci rimarrebbero impantanati. Anche se la Cina pretende di guidare questi paesi e, a quel che dice, di ispirarli con idee rivoluzionarie, nessuno l'ascolta in questo «terzo mondo». Ecco perché queste teorizzazioni sono del tutto infondate.

Un'altra «teoria» ,è quella che predica che attualmente non dovremmo entrare in polemica, perché ciò áanneggierebbe il movimento comunista internazionale. Bell'argomento! Proprio come al tempo di Krusciov. Ciò significa che noi avremmo dovuto cessare la polemica contro il revisionismo sovietico e il revisionismo moderno, perché con essa si sarebbe diviso il movimento comunista internazionale; quindi dovevamo lasciare Krusciov continuare tranquillamente il suo lavoro. Per analogia, ora, quando vediamo una deviazione simile da parte dei cinesi, noi non dovremmo, secondo questi agenti cinesi, porre il problema di fronte all'opinione pubblica mondiale, noi non dovremmo quindi condurre una polemica aperta. Noi non conduciamo una polemica aperta, ma si capiscn che, attaccando le teorie revisioniste, noi smascheriamo coloro che le sostengono.

Ci sono alcuni compagni di altri partiti marxisti-leninisti che sono onesti, ma hanno idee poco chiare. Così per esempio, in questi giorni si trova nel nostro paese un compagno di un partito marxista-leninista, il quale è completamente d'accordo con i nostri punti di vista, ma che ha detto che ci sono alcune questioni che devono essere spiegate, perché i suoi compagni e lui stesso non ne hanno una idea molto chiara. Noi dobbiamo innanzi tutto spiegare, a compagni come questo, le nostre posizioni sulle questioni internazionali e la nostra linea politica e ideologica su tutti i problemi cruciali. Inoltre, se si pone la questione di perché il nostro Partito non li ha messi al corrente, allora dobbiamo dimostrare la correttezza del nostro Partito e convincerli che, quando è stato indispensabile, esso ha messo al corrente i partiti fratelli, per i quali nutre grande rispetto.

In primo luogo, non c'era ragione di informare i partiti fratelli che Mao Tsetung, nel 1956, ha apertamente difeso Krusciov, poiché la stessa stampa cinese ne aveva parlato dopo l'8° Congressa del PC Cinese e ogni partito comunista marxista-leninista poteva giudicare da sé.

Anche più tardi il Partito Comunista Cinese, Mao Tsetung e Chou En-lai non erano convinti della necessità di proseguire la polemica contro il revisionismo kruscioviano, mentre noi, in merito a questa questione, eravamo in contrasto con loro e abbiamo agito come si doveva per il suo smascheramento. Essi pretendevano che iniziassimo delle conversazioni per riconciliarci con i kruscioviani, mentre noi abbiamo detto che queste conversazioni non le avremmo fatte, insistendo sul fatto che i kruscioviani dovevano riconoscere apertamente i loro errori e ritirare le false accuse mosse pubblicamente contro di noi. Più tardi, i cinesi capirono che noi avevamo ragione e, vedendo che la loro tattica dei colloqui con i kruscioviani non aveva successo, si sono messi anche loro ad attaccarli assieme a noi (anzi Mao Tsetung nel corso di un colloquio con Kossighin ha detto che questa polemica sarebbe durata diecimila anni). Noi abbiamo fatto tutto quel che era possibile affinché la Cina entrasse apertamente in polemica con il revisionismo kruscioviano; ma questa era una questione interna fra due partiti, per cui non potevamo mettere al corrente tutti i partiti di questi sforzi e dibattiti.

I cinesi hanno apertamente chiesto la rettifica dei loro confini con l'Unione Sovietica. In merito a questa questione, in uno spirito amichevole abbiamo indirizzato al Partito Comunista Cinese una lettera riservata p,nr dirgli che non era opportuno sollevare una questione simile, perché questo avrebbe indebolito la lotta contro i revisionisti sovietici e incoraggiato lo sciovinismo gran russo. Nemmeno questo potevamo renderlo noto agli altri partiti marxisti-leninisti.

Quando cadde Krusciov, Chou En-lai ha cercato di imporci l'idea di andare a Mosca, di dimenticare tutto quello che era successo e di intavolare discussioni con i nuovi dirigenti, perché questi sarebbero stati positivi. Noi abbiamo risposto a Chou Enlai: «Costoro non solo non sono positivi, ma sono nemici, kruscioviani peggiori dello stesso Krusciov; quindi non veniamo a Mosca». Chou En-lai invece ci è andato: ha mangiato, bevuto, conversato e alla fine Malinovski, facendo allusione a Mao Tsetung, ha detto: «Ma perché mai mantenete ancora al potere quella vecchia caloscia?» E Chou En-lai ha mandato giù questa terribile ingiuria, anzi è rimasto a Mosca come se nulla fosse. Comunque sia, anche questa visita è fallita. Anche in quella occasione, non era giusto, da parte nostra, render nota una cosa simile a tutti i partiti comunisti marxisti-leninisti fratelli.

Per quanto riguarda l'imperialismo americano, tutti sanno che il nostro Partito non ha smesso la lotta contro di esso sin dalla sua creazione e la continuerà fino alla vittoria del comunismo. Quanto alla visita di Nixon in Cina, nelle condizioni in cui ha avuto luogo, il nostro Partito ha indirizzato al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese una lettera riservata con cui condannava questo atto. Non potevamo mettere al corrente tutti i partiti fratelli nemmeno riguardo questo passo, comunque per quello che ci concerne abbiamo preso posizione in merito.

La questione del viaggio di Nixon a Pechino era un avvenimento ben noto nel mondo e tutti dovevano, a quel tempo, prendere posizione al riguardo, come ha fatto il nostro Partito. Il viaggio di Nixon in Cina ha rafforzato ancor più i nostri dubbi che il Partito Comunista Cinese stesse scivolando nel pantano dell'opportanismo, nel pantano della collaborazione con l'imperialismo americano.

Noi stavamo osservando molte altre cose evidenti nel Partito Comunista Cinese e nello Stato Cinese, perché abbiamo avuto relazioni con loro ed abbiamo sempre cercato, sia per iscritto, come ho detto prima, sia nel corso dei colloqui, di discutere con loro ogni questione su cui avevamo contraddizioni. I cinesi non hanno mai risposto alle nostre osservazioni né alle nostre proposte.

Abbiamo infine chiesto che una nostra delegazione ad alto livello di Partito e di Governo si recasse a Pechino per discutere tutti quei problemi che emergevano nel mondo e fra i due nostri partiti. Sono trascorsi già quasi quattro anni da quando abbiamo fatto questa richiesta, l'abbiamo ripetuta quattro volte, ma non abbiamo mai ricevuto una risposta positiva. La nostra richiesta è stata rinviata. Occorre far rilevare ai compagni che a quel tempo Mao Tsetung era vivo, godeva buona salute, e che le nostre richieste cerano avanzate nel momento in cui in Cina venivano ricevuti re e regine, principi e principesse, fascisti e borghesi capitalisti, rappresentanti del senato americano, i Nixon e chi più ne ha più ne metta. Solo noi non eravamo ricevuti. Anche riguardo questa questione non potevamo mettere a1 corrente tutto il movimento comunista internazionale ohe avevamo chiesto di inviare questa delegazione in Cina per spiegarci con i cinesi. In quanto partiti marxisti-leninisti, avevamo il dovere di spiegarci direttamente fra noi, fra le due parti, ma i cinesi si sono opposti a questi colloqui bilaterali, sebbene teoricamente, a doro dire, siano favorevoli a simili colloqui.

Tutti i compagni comunisti sanno che, sin dal 6° Congresso del nostro Partito, i cinesi si sono rifiutati di inviare loro delegazioni ai nostri congressi, adducendo il motivo che non partecipavano ai congressi degli altri partiti fratelli. Essi hanno ugualmente attuato questa pratica per i congressi di tutte le organizzazioni di massa.

Da tutto ciò risulta, quindi, che il Partito Comunista Cinese non desidera discutere in modo amichevole le sue posizioni e i suoi giudizi con i partiti fratelli e particolarmente con il Partito del Lavoro d'Albania, mentre riceve alcuni altri partiti, di cui sa che non si opporranno ai suoi punti di vista. Anzi questo modo di agire si è recentemente accentuato, quando i cinesi mantenevano contatti non solo con autentici partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo, ma anche con qualsiasi gruppo che si autodefiniva «marxista-leninista», che si autodefiniva maoista, indipendentemente dal fatto che possa trattarsi anche di un gruppo di fascisti. I cinesi mantenevano relazioni con costoro. Mentre noi abbiamo un'altra posizione. I partiti marxistileninisti fratelli vedono bene che manteniamo rapporti solo con loro.

La teoria dei «tre mondi», che abbiamo criticato al nostro 7° Congresso, non era una cosa nuova. I cinesi, per costruire una «strategia nuova», filoamericana, avevano bisogno di adottare la creatura di un altro, i «tre mondi». Questa teoria non è stata creata da Mao Tsetung, come pretendono i cinesi, né da Teng Hsiao-ping, quando parlò all'ONU nel 1974 ed incluse in questo mondo anche la Cina. Questo è una formula di vecchia data inventata dall'imperialismo americano, dal socialimperialismo sovietico e dai kruscioviani. Il nostro Partito si è pubblicamente opposto da tempo a questa tesi e vi sono documenti pubblici che comprovano questa nostra posizione. Se qualcuno non li ha letti, non è colpa nostra, ma il fatto è che noi siamo stati contrari alla teoria dei «tre mondi». E vedendo e giudicando che la Cina, con i suoi obiettivi, con le sue continue azioni e la sua strategia si era incamminata su una via antimarxista, allora al nostro 7° Congresso abbiamo assunto una posizione più aperta su questi punti di vista politici e ideologici che preoccupavano il mondo e i comunisti.

Ora tutte queste cose dobbiamo spiegarle ai compagni dei partiti fratelli marxisti-leninisti e convincerli che il nostro Partito ha sempre mantenuto una posizione marxista-leninista,, conseguente e sincera, particolarmente nei confronti di tutti i partiti comunisti marxisti-leninisti. E il nostro Partito ha mantenuto una posizione marxista-leninista, anche nei confronti del Partito Comunista Cinese.



DURRES, GIOVEDI

11 AGOSTO 1977

LA POLITICA NON E' UNA FAVOLA

Non mi dilungherò sul grande effetto che l'articolo «Teoria e pratica della rivoluzione» ha prodotto nel mondo e nei circoli politici dei vari paesi. L'opinione pubblica mondiale è favorevole alle idee giuste e realistiche espresse in questo articolo. Tutti ormai sanno che questo articolo è diretto contro la teoria cinese dei «tre mondi» e contro l'apertura della Cina ad un'alleanza con gli Stati Uniti d'America e con gli altri Stati capitalisti sviluppati del mondo.

Ora la Cina ha mobilitato tutti i suoi tirapiedi, i partiti pseudomarxisti da essa finanziati, che scrivono articoli alambiocati, ingarbugliati per difendere le tesi insostenibili di Pechino. Per difendere le loro !posizioni antimarxiste, i cinesi si sono spinti al punto di montare un lacchè, un certo Hall australiano, una persona a due faccie (o meglio a molte faccie, perché non sappiamo al servizio di chi altri sia...), che si spacciava per amico del nostro Partito. In un articolo da lui scritto e che abbiamo letto ieri, il signor Hill definisce Mao Tsetung «la più alta vetta della storia»! Anche l'articolo di Hill è la più alta vetta della viltà!

Quanto ai ragionamenti con i quali egli cerca di «motivare» le tesi cinesi, sono ,penosi, come sono penosi alcuni scritti del «Renmin Ribao», dei quali ho parlato .più sopra.

Ma la questione riguardo le varie tattiche ostili adottate attualmente dai cinesi non è solo questa. I nemici e traditori Beqir Balluku e Abdyl Këllezi e soci, che sono stati condannati dai nostri tribunali, hanno affermato che Chou En-lai aveva detto loro sotto forma di consiglio che «l'Albania doveva stringere amicizia e allearsi con la Jugoslavia e la, Romania». Chou En-lai ha fallito in questo suo tentativo. Ora disponiamo di informazioni, che possono esser considerate attendibili, tenendo conto dell'atteggiamento ostile della direzione cinese nei nostri confronti, secondo le quali, mentre, da un lato, per salvare le apparenze, i cinesi dichiarano che manterranno l'amicizia e le relazioni economiche con l'Albania, dall'altra, dicono ad alcuni ambasciatori dei paesi capitalisti e revisionisti che nelle attuali condizioni sarà loro difficile aiutare l'Albania. Essi hanno ugualmente sparso la voce secondo cui l'Albania «cerca» di svilupparsi poggiando sulle proprie forze.

Prima ancora che i cinesi parlassero, il mondo capitalista, che non può sopportare l'Albania socialista, poiché essa fa fronte a tutti i suoi nemici, compreso il suo nuovo nemico, il revisionismo cinese, ha sparso la voce che le relazioni economiche (e a maggior ragione le relazioni politiche e ideologiche) dell'Albania con la Cina sono quasi rotte, sono appese ad un filo, che l'Albania è un paese isolato, che, secondo loro, non può vivere senza l'appoggio di qualcuno.

Attualmente tutti si occupano di questo problema. Compiangono l'Albania! Compiangono chi ha il vento in poppa! Quelli che sono lontani danno «consigli», i vicini fanno vari tentativi e pressioni. Gli jugoslavi parteggiano per la Cina, elogiano la sua politica e il suo sviluppo. Anche la Cina agisce nello stesso modo. Propaganda lo sviluppo della Jugoslavia e il «Renmin Ribao» arriva al puncto d'informare i suoi lettori che la Jugoslavia produce ortaggi! Tutto ciò serve a preparare il terreno all'accoglienza trionfale di Tito in Cina. Noi desideriamo che Tito sia accolto trionfalmente, perché cosi il mondo vedrà che i cinesi si baciano con i revisionisti e con l'agente dell'imperialismo, Tito.

Gli jugoslavi conoscono le nostre posizioni, perciò non si arrischiano a fare proposte inaccettabili e ricatti, ma affermano che si devono rafforzare i rapporti fra i nostri due paesi.

I circoli realistici greci desiderano sviluppare rapporti d'amicizia, sviluppare le relazioni commerciali e culturall con l'Albania. Di fatto questi rapporti noi li sviluppiamo non perché i cinesi non ci aiutano come prima, ma perché questo è nel nostro comune interesse.

Anche con l'Italia procediamo a scambi commerciali, ma non dimentichiamo che in Italia ci sono persone e circoli che, in circostanze nuove, nutrono vecchie illusioni. Così il vice-direttore di uno dei principali giornali italiani, intrattenendosi con un funzionario della nostra ambasciata a Roma, gli ha detto che l'Albania è un paese che fa una politica indipendente e altre storie simili, per lisciarci il pelo. Poi ha soggiunto che ora l'Albania è rimasta sola e che ha bisogno d'aiuti. Questo «bellimbusto» italiano ha lasciato intendere che l'Italia è disposta a concedere aiuti all'Albania, la quale deve tener presente il fatto che, restando sola, potrebbe anche essere attaccata da parte dei sovietici oppure da una coalizione di Stati, ed in questo caso sarebbe messo in pericolo l'Adriatico e il Mediterraneo, che costituiscono un motivo di preoccupazione sia per la NATO che per il Patto di Varsavia. Questo fascista pensa che l'Albania, essendo «isolata», può invitare i sovietici ad «occupare» Vlora e gli altri suoi porti; perciò ha ritenuto opportuno, dopo alcune lusinghe, di fare una minaccia all'Albania, perché si intimorisca e si allei all'Occidente. Egli ha detto apertamente che è nell'interesse dell'Albania legarsi all'Occidente. Naturalmente, il funzionario della nostra ambasciata gli ha dato la risposta dovuta.

In Italia e in alcuni altri ,paesi occidentali ci sono giornalisti che, di fronte ai funzionari della nostra ambasciata, elogiano il coraggio dell'Albania, la sua audacia ecc., ecc., ma ci sono anche persone appartenenti ai partiti della reazione le quali sostengono che l'Albania ora non deve restare isolata, deve aprirsi all'Occidente. Alcuni giornalisti, in buona o mala fede, chiedono di venire in Albania per studiare la situazione tanto interessante del paese e scrivere in merito. «Datemi il visto d'ingresso e scriverò un articolo che avrà l'effetto di una .bomba atomica a favore dell'Albania», ha detto questo giornalista provocatore italiano che si è intrattenuto con il funzionario della nostra ambasciata a Roma.

Il nostro Ministero degli Esteri deve analizzare con attenzione le indicazioni che gli vengono dalle nostre ambasciate per vedere le tattiche che il nemico e la reazione utilizzano attualmente contro di noi. Le ambasciate non devono attennersi al «solito ritornello», cioè alle ormai invecchiate istruzioni che raccomandavano loro, nel caso che qualcuno ponesse qualche domanda sui nostri rapporti con la Cina, di rispondere che non era vero che erano cattivi e che avevamo sempre buone relazioni con essa. Ormai questa situazione è stata superata, è sorto un nuovo problema, che noi dobbiamo affrontare. Dobbiamo far scoppiare il «gallone» che sta lanciando la reazione occidentale e che i cinesi sono pronti a gonfiare.

I cinesi desideravano e desiderano a tutti i costi compromettere l'Albania, costringerla a fare un passo falso affincisé questo passo si trasformi in una linea errata. Ma l'Albania socialista, diretta dal suo Partito del Lavoro, non fa nessun passo sbagliato. Essa rimarrà decisamente sulla via marxistaaeninìsta, perciò dobbiamo lavorare, in primo luogo, non sodo .per temprare l'unità del popolo con il Partito, ma anche per smascherare, con fatti ed argomenti, ogni tentativo e manovra del nemico. Questa questione richiede molta vigilanza, perciò bisogna seguire a passo a passo l'evoluzione dell'opinione pubblica mondiale sulla Cina, sull'Albania e degli altri giudizi che vengono espressi in merito alla situazione internazionale in genere.

Ora l'Albania è un paese ascoltato nel mondo per le sue idee giuste e le sue azioni corrette vengono seguite con attenzione. ILe nostre azioni devono essere sempre ponderate e giuste. Dobbiamo sfruttare questa situazione per riunire molti amici attorno a noi e attorno ai marxisti-leninisti del mondo, ma allo stesso tempo dobbiamo saper smascherare i nemici della rivoluzione e della Repubblica Popolare Socialista d'Albania. Dobbiamo stroncare in embrione tutte le loro calunnie e i loro tentativi. I nostri uomini devono quindi lavorare in modo intelligente.

La politica non è una favola e non dobbiamo in alcun modo lasciarci prendere dall'euforia, né credere alle lodi che ci fanno la reazione e l'imperialismo o anche il socialimperialismo, perché anche quest'ultimo, per i suoi interessi, ha cominciato ad agire in questo modo. Noi dobbiamo tener ben presente questo, poiché tutto ciò ha il suo lato buono: l'opinione pubblica rnondiale viene messa al corrente; ma il nemico persegue altri fini, che manifesta dopo aver fatto la necessaria opera di preparazione per metterli in atto. Dopo essersi preparato, il nemico compie altri tentativi per indebolirci; perciò la politica del nostro Partito deve continuare ad essere una politica dinamica e non sonnolente, non di routine.



DURRES, LUNEDI

15 AGOSTO 1977



UN DOCUMENTO CHE TESTIMONIA DELLA NOSTRA

FERMA POSIZIONE

Oggi l'agenzia di stampa France-Presse ha dato un primo flash, quindi la prima scintilla, sul mio colloquio avuto con Chou En-lai nel marzo del 1965 e pubblicato ieri sullo «Zëri i Popullit». In tutto una pagina e mezzo, ma vengono toccate le questioni principali. Quest'agenzia sottolinea che il Partito del Lavoro d'Albania si mantiene sulle sue posizioni e difende con decisione il marxismo-leninismo, che esso e lo Stato albanese sono e resteranno amici della Cina e del suo partito soltanto sulla via marxista-leninista.

Più sotto l'AFP rileva: «Enver Hoxha afferma che i principali nemici del mondo, dei popoli e del comunismo sono: l'imperialismo americano, il socialimperialismo sovietico, il titismo e tutti i reazionari al mondo, che devono essere combattuti tutti spietatamente».

L'AFP inoltre rileva che ho detto a Chou En-lai che dovevamo costruire una comune strategia di lotta e che eravamo .completamente d'accordo su questo.

Essa parla anche della questione da me posta a Chou Enlai, riguardo i colloqui che avevamo avuto, che «lo scambio di idee, come quello che stiamo avendo, è una cosa molto buona», che «i dirigenti cinesi hanno colloqui e scambi di idee con i partiti comunisti d'Asia, il che è un' ottima cosa, ma a noi non è stata data la possibilità di fare altrettanto».

Ora staremo a vedere se la stampa borghese diffonderà o meno il colloquio che ho avuto con Chou En-lai, questo è affar suo, ma il nostro interesse è che questo colloquio sia fatto conoscere, perché in questo modo l'opinione mondiale sarà messa al corrente della posizione politica e ideologica indipendente del Partito del Lavoro d'Albania e capirà, allo stesso tempo, chi si è allontanato dalle giuste posizioni, noi o i cinesi. Il colloquio da me avuto con Chou En-lai, alla luce della situazione attuale, lo evidenzia chiaramente. In esso si afferma che i nostri due partiti sono d'accordo di costruire una comune strategia di lotta.

Ma per noi è molto importante che gli autentici partiti marxisti-leninisti vengano a conoscenza di questo colloquio, perché in questo modo vedranno ancor più chiaramente e nella sua continuità la giusta via marxista-leninista del nostro Partito.

D'altro canto, i falsi partiti marxisti-leninisti e tutti i gruppetti maoisti, trotzkisti e anarchici, che ora sono spuntati come funghi nei vari continenti del mondo, saranno divisi e liquidati, mentre molte persone cadute in errore in questi partiti e gruppi si uniranno agli autentici partiti comunisti marxisti-leninisti dei loro paesi. Questo è molto importante .per il nostro Partito e per lo Stato proletario dell'Albania Socialista.

Il colloquio con Chou En-lai chiarisce le idee agli autentici rivoluzionari, cosi come le ha <ffiiarite il nostro 7° Congresso e l'articolo di «Zëri i Popudlit» del 7 luglio, come del resto le ha chiarite precedentemente anche tutto quello che ha detto il nostro Partito, perché, da quando è nato e fino ad oggi, il nostro Partito ha avuto, e avrà sempre anche in futuro, un punto di vista giusto, fermo, marxista-leninista, sui problemi internazionali e su quelli interni del nostro paese.





DURRES, LUNEDI

15 AGOSTO 1977

ARTICOLI CON «TEORIZZAZIONI» INSULSE

Sto leggendo quattro o cinque materiali cinesi, i quali,, presi insieme, costituiscono un unico articolo intitolato «La divisione in tre mondi del presidente Mao è una definizione marxista-leninista». Questa serie di articoli sarebbe destinata, a sentir loro, ai distaccamenti dell'esercito, ma di fatto è l'unico articolo sedicente teorico che il «grande» Partito Comunista Cinese sta pubblicando sulla teoria dei «tre mondi»J in risposta all'articolo di «Zëri i Popullit», «Teoria e pratica della rivoluzione». L'articolo cinese è veramente ridicolo, perché in questa esposizione o analisi, se possiamo definirla in questo modo, non c'è alcuna argomentazione ideologica, soltanto si mettono in fila alcune generiche asserzioni politiche.

Secondo questo scritto, dopo la Seconda Guerra Mondiale, fin dal 1947, prima ancora della liberazione della Cina e della proclamazione della repubblica, il presidente Mao divise prima il mondo in due parti: in una ,pose gli Stati Uniti d'America, come imperialismo più potente, e dall'altra l'Inghilterra e la Francia (la Germania non viene menzionata, perché era uno Stato imperialista indebolito dalla guerra). Più tardi aggiunse il mondo intermedio, che includeva l'Unione Sovietica e gli altri paesi socialisti che costituivano il campo socialista. In questo modo, dunque, questo «gran timoniere» divise, per un determinato periodo, il mondo, fino a che non poté trovare un accomodamento con Krusciov per realizzare i suoi scopi. Poi, avendo Krusciov tradito la causa del marxismo-leninismo, Mao procedette a un'altra divisione: mise l'Unione Sovietica socialimperialista al fianco degli Stati Uniti d'America e defini ciò «primo mondo», nel «secondo mondo» mise i paesi capitalisti sviluppati che si erano rimessi in piedi, mentre nel «terzo mondo» incluse tutto il mondo intermedio, compresa la Cina. Naturalmente egli, nella sua testa, incluse anche l'Albania in questo «terzo mondo», però non avendo il diritto di farlo, si limitò a questa definizione globale.

Ecco tutto quello che ha detto questo «gran pensatore» in merito a questo problema e non ha fornito alcuna spiegazione teorica di una tale divisione del mondo. Inoltre egli non ha fatto nessuna analisi delle quattro contraddizioni principali della nostra epoca, che sono state definite da Lenin (per non parlare anche di Stalin, perché egli l'ha condannato e non lo considerava affatto quale dirigente del proletariato mondiale). Egli non ha fatto questa analisi, perché essa non serviva alla causa dei revisionisti cinesi, al loro scopo. Questa è la «spiegazione» che il Partito Comunista Cinese dà a questa «intelligente», «geniale» teoria del, «grande timoniere»!! Ecco come Mao ha lasciato il «terzo mondo» tra le nuvole. Questi era il padre adottivo di questo «mondo», di questo figlio illegittimo abbandonato in mezzo ad una strada.

Dopo queste «spiegazioni», l'articolo continua con «teorizzazioni» politiche insulse, secondo le quali gli Stati Uniti d'America sono una superpotenza, però in declino, mentre il socialimperialismo sovietico è una superpotenza in ascesa; il primo sarebbe meno aggressivo, l'altro più aggressivo, perciò bisogna combatterli. Ma, secondo loro, per combatterli, il «terzo mondo» deve allearsi al «secondo mondo», parò anche in quest'ultimo vi sono delle suddivisioni, di esso fanno parte quegli Stati che continuano a opprimere senza pietà i popoli e quelli che non lo fanno; perciò il «secondo mondo» e il «terzo mondo» devono unirsi alla prima parte del «primo mondo», cioè agli americani, e, tutti insieme, devono combattere il socialimperialismo sovietico.

Poi cominciano le vanterie. Nell'articolo si comincia a enumerare una serie di partiti marxisti-leninisti nel mondo (sono partiti «comunisti marxisti-leninisti» tirapiedi del Partito Comunista Cinese), i quali, quando è stato pubblicato l'articolo di «Zëri i Popullit» «Teoria e pratica della rivoluzione» e, ancor prima, quando venne pubblicato il rapporto presentato al 7° Congresso del nostro Partito, in cui si esprimevano i nostri punti di vista sulla divisione in «tre mondi», hanno cominciato a pubblicare articoli per portare alle stelle la «genialità» di Mao che ha diviso il mondo in tre parti. Secondo Mao, il «terzo mondo» sarebbe la principale forza motrice nel mondo contro l'imperialismo, quindi sarebbe per la rivoluzione e il socialismo! Cosi questi «teorici» vogliono, con alcune bolle di sapone, cancellare tutta la teoria marxista-leninista, vogliono rigettare come «dogmi invecchiati» le idee di Marx, Engels, Lenin e Stalin.

In questo materiale, per convincere i militari, si riportano via via le dichiarazioni di Hill, le vanterie di Jurquet, le lodi di un certo americano che di recente ha creato un gruppo «marxista-leninista», le chiacchiere di un trotzkista greco che ha creato un nuovo gruppo «marxista-leninista», gli sproloqui di alcuni insignificanti gruppi trotzkisti nel mondo. E' cosi che essi credono di «motivare» questa famosa tesi «marxista-leninista» del ..grande teorico» Mao Tsetung.

Naturalmente questo articolo non è stato scritto unicamente per convincere i soldati dei distaccamenti, come si afferma, ma per tutto il Partito Comunista Cinese. Questo articolo viene pubblicato anche per quei partiti revisionisti e trotzkisti tirapiedi che si autodefiniscono marxisti-leninisti.

Tutto questo materiale è privo di basi, è al tempo stesso penoso e ridicolo e non solo non sfiora affatto il nostro articolo marxista-leninista, che è inattaccabile come un bastione di granito ed accresce ancor più il prestigio del nostro Partito, accresce ancor .più il pensiero marxista-leninista del nostro Partito, che compie analisi fondate e realistiche della situazione internazionale, delle condizioni sociali, della guerra, della rivoluzione e delle sue forze motrici e di tutti i mezzi che vengono impiegati per raggiungere questi obiettivi.

Per noi è chiaro che il Partito Comunista Cinese, ingolfato com'è attualmente in una via antimarxista, non può far altro che simili asinerie per impantanarsi ancor più profondamente nella melma revisionista.



DOMENICA

21 AGOSTO 1977

LE PRINCIPALI IDEE DELL'11° CONGRESSO DEL

PARTITO COMUNISTA CINESE

Ieri la Hsinhua ha dato notizia che si sono conclusi i lavori dell'11° Congreso del Partito Comunista Cinese. Il congresso è durato all'incirca sei o sette giorni, tempo record per la Cina, perché i congressi del Partito Comunista Cinese ed ogni suo tipo di riunione durano settimane, se non mesi interi. Questo congresso si è svolto speditamente, con ordine e disciplina. Naturalmente, come lasciano intendere, questa volta» i congressisti sono stati eletti nel modo «più democratico» dal gruppo di Hua Kuo-feng e di Teng Hsiao-ping. In poche parole, i delegati erano stati designati, eran passati attraverso un «bel» setaccio «democratico» e il dibattito si è svolto, come dicono i francesi, à tambour battant. La cricca di Hua Kuo-feng è stata accolta, dice il comunicato, con una tempesta di applausi, e alla presidenza sono stati eletti: Hua Kuo-feng, Yeh Chen-yi, Teng Hsiao-ping e alcuni altri che non vengono nominati.

I temi trattati al congresso sono più o meno quelli che avevo previsto in una delle mie note precedenti; il comunicato dell'agenzia Hsinhua, di circa 17 pagine - non abbiamo ancora il testo integrale - dice che sono state presentate due relazioni: la relazione politica, letta da Hua Kuo-feng, e la relazione sulla nuova costituzione, tenuta da Yeh Chen-yi; mentre ha messo il coperchio al congresso Teng Hsiao-ping, che era stato definito da Mao Tsetung «il Krusciov numero due» della

Cina. Il revisionista Teng poi venne riabilitato e promosso ad alte funzioni, poi fu nuovamente definito revisionista sempre cla Mao, cosicché dopo la morte di Chou En-lai cadde nuovamente in disgrazia ed entrò nell'ombra. Ma dopo il colpo di Stato realizzato da Hua Kuo-feng e compagni, Teng Hsiao-ping è ritornato nuovamente al potere come uno dei «comunisti più gloriosi» del Partito Comunista Cinese.

Qual'è il contenuto del discorso politico di Hua Kuo-feng? Per quanto riguarda la politica estera egli ha dichiarato che la Cina non si scosterà di un millimetro dalle sue posizioni, e che i cinesi erano, a suo dire, contro le due superpotenze, le quali vogliono la guerra, ma in particolare contro l'Unione Sovietica, che è più feroce. Si deve dunque prevedere che la Cina si orienterà verso gli Stati Uniti d'America.

Hua fa una grande demagogia in merito al sostegno del «terzo mondo» da parte della Cina. Questa questione egli la tratta alla fine, ma la spiega prima, quando afferma che la Cina aiuterà tutti i popoli che vogliono ottenere la loro liberazione ecc., ecc. e quelli che sono guidati dal proletariato. Così la Cina di Hua Kuo-feng spiega il «terzo mondo» e sottolinea in seguito che difende la «famosa» teoria di Mao Tsetung.

In una enciclopedia francese ho letto, per caso, che Roosevelt ha usato il termine «terzo mondo» sin dal 1945 e ha dichiarato che gli Stati Uniti d'America devono aiutare i paesi di questo mondo. I cinesi, ad contrario, pretendono che questa teoria sia stata inventata da Mao Tsetung nel 1974. Ma ciò non ha molta importanza. E' importante il fatto che i cinesi non danno nessuna spiegazione in merito e non possono darla perché la linea del Partito Comunista Cinese e del suo congresso non è marxista-leninista. Soltanto attraverso questo prisma ogni cosa si può spiegare giustamente.

L'altra questione sollevata in grande stile è la lotta contro i «quattro». In questo congresso, nella relazione di Hua Kuo-feng, viene messo il punto finale alla Grande Rivoluzione Culturale. Egli dichiara apertamente che la Rivoluzione Culturale è finita. Secondo lui, questa rivoluzione costituisce un importante avvenimento nella storia del Partito Comunista Cinese.

Ma perché quest'uomo definisce in questo modo la Rivoluzione Culturale guidata da Mao Tsetung, quando questa è finita improvvisamente a «coda di pesce»? Per dimostrare che solo Mao Tsetung non ha errato in questa Rivoluzione Culturale, mentre tutti gli altri apostoli del «Cristo» Mao sono stati liquidati. Gli elementi del gruppo dei «quattro, che hanno svolto un ruolo di primo ,piano durante la Rivoluzione Culturale, sono stati arrestati, si dice Che il nipote di Mao sia stato ucciso, decine di migliaia di altre persone sono state imprigionate e ora sono al potere solo quelli che sorto stati marchiati come traditori dalla Grande Rivoluzione Culturale, fatta eccezione per Chou En-lai, che è morto. Dunque, questi. traditori insieme. ad alcune persone che facevano tanto. chiasso per la Rivoluzione Culturale, le hanno posto una pietra sopra; hanno fatto il putsch, hanno preso il potere nelle loro mani ed ora tengono. L'11° congresso, che sta liquidando questa Rivoluzione Culturale.

La nuova sbanda; apparsa attualmente alla ribalta della Cina, naturalmente, non attacca direttamente. Mao, però di fatto, con il suo modo di agire, essa ha screditato Mao. Questa banda si vanta di essere stata la parte più limpida della Rivoluzione Culturale, di essere stata, a sentir lei, l'unica ad opporsi alle ingiustizie e al terrore dei «quattro ed ora che ha preso il potere condurebbe una dura lotta contro il «lato negativo» della Rivoluzione Culturale. Teng Hsiao-ping, questo revisionista, amico intimo di Liu Shao-chi e di Pen Chen, è ora giunto al potere e ha posto termine a questa rivoluzione. Nonostante ciò, per demagogia, Hua Kuo-feng dichiara che la lotta di classe continua. Senz'altro continua, poiché la Cina non è tranquilla, perché in Cina ci sono marxisti-leninisti e questi non si lasciano ingannare da una simile demagogia. Ecco perché Hua Kuo-feng ha richiesto non una, ma tre-quattro volte, da quel che ho letto in quel comunicato, che vengano ovunque ristabiliti l'ordine e la disciplina interna.

Naturalmente Hua Kuo-feng ha anche parlato dello sviluppo economico della Cina, ha affermato che verrà data grande importanza alla rivoluzione tecnico-scientifica, all'istruzione, alla cultura e in primo luogo al rafforzamento della difesa. Egli ha messo in risalto che per raggiungere questo obiettivo saranno attuate le direttive del presidente Mao, enunciate al 10° Congresso dall' «onorato presidente» Chou En-lai, in modo che la Cina all'inizio del XXI secolo diventi una «grande potenza socialista». Questo è quanto dice Hua Kuo-feng nel suo rapporto politico.

Dal canto suo Yeh Chen-yi, rappresentante dell'esercito che ha portato al potere la cricca di Hua Kuo-feng, Teng Hsiaoping, sua e di Chou En-lai, ha elogiato Hua Kuo-feng. Anzi egli ha dichiarato esplicitamente che «la Cina ora sta avanzando verso splendide vittorie sotto la bandiera di Mao Tsetung e che Hua Kuo-feng è l'uomo che ci guiderà fino agli inizi del XXI secolo ecc.

Cosa dimostra una simile dichiarazione? Dimostra che Yeh Chen-yi ha mentito prima, quando ha detto che l'avvento di Hua Kuo-feng al vertice del partito è avvenuto in piena regola, come era stato previsto. Quindi la predica secondo la quale Hua Kuo-feng resterà alla direzione del partito per altri 30 o 40 anni, significa che non ci saranno elezioni democratiche nel Partito Comunista Cinese, significa che Hua Kuo-feng è stato imposto da Yeh Chen-yi e dall'esercito e che da essi dipende la sua permanenza al potere. Nemmeno Tito, quando decise di farsi nominare presidente a vita della repubblica ha agito in modo così arbitrario, ma ha definito questo «diritto» con una legge approvata dalla Skupstina, rispettando la legislatura in vigore ed essendo certo di essere eletto. Yeh Chen-yi invece non ha parlato affatto né di elezioni da parte degli organi rappresentativi, né di altro. Così questo certo Hua Kuofeng continuerà ad essere il principiale dirigente del Partito Comunista Cinese fino agli inizi del XXI secolo. Questi dirigenti cinesi, come Mao, Yeh Chen-yi o Hua Kuo-feng, vivono generalmente a lungo, come i cardinali del Vaticano, che muoiono sui novantanni,perché non hanno molti grattacapi e non si fanno cattivo sangue. La «teoria» di Mao, espressa in una lettera predica che ogni 7 anni ci sarà una rivoluzione e una controrivoluzione, ma, nel suo discorso, Yeh Chen-yi ha dato un colpo di spugna a questa «teoria» e ha dichiarato al congresso che non ci saranno altre rivoluzioni. Dunque Hua Kuo-feng resterà alla direzione.

Ma lo sviluppo degli avvenimenti in Cina non dipende dai desideri né di Yeh Chen-yi né di nessun altro. Al contrario, in Cina ci saranno dei iputsch uno dopo l'altro e in questo Mao non si è sbagliato nelle sue previsioni. Può darsi che egli abbia sbagliato nel periodicizzare i putsch, ma egli li ha previsti tenendo presente le sue concezioni eclettiche opportunistiche, le due linee e le molte linee che esistevano ed esistono in seno al Partito Comunista Cinese. Tutto dipende da chi sarà il più forte; questi organizzerà il putsch e prenderà il potere.

Queste sono, in breve, le idee dell'11° congresso del Partito Comunista Cinese, che vedremo in extenso leggendo i rapporti tenuti al congresso e che crediamo verranno pubblicati dai cinesi. Nel frattempo in Cina si stanno svolgendo riunioni di massa, il ;popolo è uscito per le strade, vengono fatti scoppiare fuochi d'artificio, la gente acclama il dio Hua Kuo-feng, ricevono il segretario del Dipartimento di Stato, Vance, e, fra 10 o 12 giorni riceveranno anche l'arcirevisionista Tito che completerà questa lurida linea del Partito Comunista di Cina.

Ma l'elemento essenziale di questo congresso era la chiusura dei suoi lavori che ha assunto la forma di una apoteosi. Nelle storie che abbiamo letto sull'antica Roma e su Bisanzio si dice che l'imperatore Costantino, andando a combattere contro Massenzio, vide in cielo una croce, con l'iscrizione: in hoc signo vinces, («con questo segno tu vincerai») e scrisse queste parole sulla sua bandiera, o come dicono gli storici, sul labarum. A1 congresso anche Hua Kuo-feng si era pettinato come Mao Tsetung; e i suoi capelli che prima gli stavano ritti come se fosse un riccio, folti e neri, li aveva lasciati crescere, poi li aveva tagliati e pettinati abilmente dando alla sua testa la forma della testa di Mao Tsetung, scoprendo anche la fronte come Mao. Quindi anche pàr questo passiamo dire «in hoc signo vinces». Tosandosi i capelli Hua Kuo-feng ha assunto l'aspetto di Mao Tsetung e con questo segno egli «vincerà».



LUNEDI

22 AGOSTO 1977

LA CINA E' GUIDATA DAI MILITARI

Ieri sera la Hsinhua ha trasmesso un comunicato secondo il quale si sarebbe riunito il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e avrebbe eletto Hua Kuo-feng presidente del Partito, Yeh Chen-yi, Teng Hsiao-ping, Li Sien-nien e un'altro (di cui non ricordo il nome, ma so che era il comandante delle guardie di Mao) vicepresidenti. Secondo questo comunicato è stato eletto anche l'Ufficio Politico, di cui fanno parte 23 membri e 3 membri supplenti ed anche il Comitato Permanente dell'Ufficio Politico. Se non sbaglio dell'Ufficio Politico fanno parte 10 militari di carriera, che, attualmente, hanno delle truppe al loro comando. Se contiamo anche Hua Kuo-feng, Teng Hsiao-ping e il comandante delle guardie di Mao, allora il numero dei militari aumenta ancor più. La schiacciante maggioranza dell'Ufficio Politico, del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico e del Comitato Centrale del Partito è costituita da militari. Quindi la Cina è ora diretta da militari. Nell'Ufficio Politico è stato incluso anche il «famoso» Keng Piao, che dirige la Direzione Esteri presso il Comitato Centrale e la lotta ideologica contro il nostro Partito.

Naturalmente devo inviare, in occasione della conclusione dei lavori dell'11° Congresso del Partito Comunista Cinese, un telegramma di auguri a Hua Kuo-feng, che è stato eletto presidente del Partito. Si tratta di una regola, così abbiamo agito anche con il 10° Congresso, quando Mao Tsetung venne eletto a questa carica. Procederemo allo stesso modo anche per 1'11° Congresso, perché anch'essi, in occasione del 7° Congresso del nostro Partito ci hanno inviato un messaggio di saluto, ohe noi abbiamo pubblicato. Dato che essi non ci avevano notificato la convocazione del loro congresso, ho ritenuto ohe nel testo del telegramma si dica: «abbiamo appreso che si è riunito il congresso» e «auguriamo il rafforzamento della nostra amicizia sulla via marxista-leninista» ecc., ecc. Comunque vedremo come possiamo formulare il telegramma che invieremo loro e che probabilmente pubblicheremo oggi o domani.





SABATO

27 AGOSTO 1977

TAIWAN NELL'OBLIO

Cyrus Vance, segretario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America, ha terminato la sua visita in Cina. Ho letto tutte le notizie riportate dalle agenzie straniere in merito a questa visita. Naturalmente non sparlavano delle questioni discusse, perché non ne sono a conoscenza, ma riferivano che Vance ha tenuto in Cina una conferenza stampa, che era rimasto molto soddisfatto dalla cordiale accoglienza riservatagli, che sono stati discussi con reciproca comprensione importanti problemi e che egli riferirà a Carter. Vance ha detto di essere stato cordialmente ricevuto sia da Hua Kuo-feng che da Teng Hsiao-ping, che la Cina e gli Stati Uniti d'America hanno molte cose che li uniscono e tante altre belle parole. Hua Kuo-feng ha incaricato Vance di trasmettere i suoi saluti a Carter e, naturalmente, si è intrattenuto con lui su molte questioni, come ha fatto anche Teng Hsiao-ping.

In altre parole, le due parti, gli americani e i cinesi, considerano fruttuosa la visita di Vance, «che darà - come rileva l'AFP - risultati soddisfacenti per la via che la Cina intende seguire».

Questa volta non si è parlato affatto del problema di Taiwan, a parte quello che ha detto Hua Kuo-feng all'11° Congresso. Ma noi conosciamo da tempo questo loro tam-tam in materia. Sappiamo inoltre il modo in cui lo calpestano nei rapporti diplomatici stabiliti con tutti gli Stati del mondo. Quindi il problema di Taiwan non impedisce loro di avere stretti legami d'amicizia, commerciali, culturali, può darsi anche militari, con gli Stati Uniti d'America. Non dobbiamo meravigliarci che ci siano anche accordi segreti fra loro, non solo riguardo Taiwan, ma anche su altre questioni.

In questa situazione e con questi suoì punti di vista la Cina ha interesse a mantenere h statu quo a Taiwan, ha interesse che le forze americane vi rimangano, lì, in Giappone e ovunque siano, perché la Cina non ha bisogno. Non c'è alcun dubbio che la Cina è in alleanza con gli Stati Uniti d'America. Le nostre tesi erano, sono e rimangono giuste, la realtà le ha confermate. La Cina si appoggia su un feroce imperialismo per combatterne un'altro. Questo essa lo fa non per servire la rivoluzione, ma per divenire essa stessa una superpotenza, un'altra potenza socialimperialista. In questa direzione convergono tutte le mira della Cina, anche l'intesa cino-americano, che si è conclusa e che si rafforzerà ulteriormente.



MARTEDI

30 AGOSTO 1977

L'ACCOGLIENZA DI TITO CON GRANDI ONORI

COSTITUISCE IL COLMO DELL'INFAMIA

Le prime informazioni trasmesse da Pechino riguardano l'arrivo di Tito su un aereo speciale. All'aeroporto è stato ricevuto da Hua Kuo-feng, Teng Hsiao-ping, Li Sien-nien e molti altri «eminenti» dirigenti cinesi e da migliaia e migliaia di cittadini di Pechino che cantavano e percuotevano i gong. Lungo il percorso di 30 chilometri che si snoda dall'aeroporto alla città, si trovavano assiepate moltissime persone che acclamavano l'«eroe» Tito, mente sulla piazza Tien An Men si trovavano ammassati centomila danzatori, che indossavano costumi nazionali e tenevano in mano fiori d'ogni specie, cartelli e non so cos'altro.

La Radio italiana nel giornale radio del mattino ha detto che sino a oggi a Pechino una tale accoglienza non era stata riservata ad alcun altro capo di Stato. Ma abbiamo appreso che anche in Corea, oltre all'accoglienza grandiosa e pomposa riservatagli per le vie di Pyongyang e nella grande piazza dove Tito è stato acclamato con entusiasmo indescrivibile, Kim Il sung, dopo averlo accompagnato in una passeggiata sui laghi, dopo molti pranzi e cene offerti nei palazzi e sugli yachts, ha conferito a Tito anche l'Ordine di «Eroe della Repubblica Democratica Popolare di Corea». gli ha offerto una scultura dedicata al «Combattente contro l'imperialismo», gli ha conferito la cittadinanza onoraria di Pyongyang, gli ha anche regalato i: «coltello d'argento», quel coltello, che secondo la loro tradizione simbolizza «il difensore della felicità e della sicurezza»!

Ecco che genere di peudomarxisti sono costoro che accolgono con tanto chiasso questo rinnegato del marxismo-leninisino, davanti al quale strisciano. Mai i dirigenti borghesi si umiliano al punto a cui arrivano questi revisionisti. Tutti li deridono per la loro mancanza di dignità.



MARTEDI

30 AGOSTO 1977

TITO E MAO «SI SALUTANO» AL MAUSOLEO DI

QUEST'ULTIMO

Ieri sera ho seguito le trasmissioni della televisione italiana e jugoslava sulla visita di Tito a Pechino. L'Italia non ha dato nessuna importanza a questa visita. La televizione italiana ha trasmesso alcune immagini e nient'altro, mentre la Jugoslavia era molto interessata e le ha dedicato una lunga emissione. Ho costatato una grande confusione all'aeroporto. Non si riusciva a capire dove fossero Tito con Hua Kuo-feng. Una o due volte sono comparsi insieme, poi si vedevano i fiori agitati dalla gente e dagli scolari che erano stati ammassati all'aeroporto. Dava nell'occhio una .grande confusione di persone, di poliziotti, di corrispondenti della Hsinhua che andavano e venivano, che si spingevano a vicenda e non permettevano di distinguere i personaggi principali. Sono apparsi di scorcio Tito e Hua Kuofeng, che gli stava dietro. Si notava un grande nervosismo da parte dei cinesi. A quanto pare essi temevano che succedesse qualcosa a Tito, perciò avevano riempito l'aeroporto di agenti in borghese. Anche nel momento in cui l'automobile con i due capi di Stato ha raggiunto piazza Tien An Men, si poteva notare una mancanza di ordine e di disciplina. In Corea, al contrario, abbiamo visto un'accoglienza del tutto diversa, nessuno si muoveva dai marciapiedi e dalle piazze. Si eseguivano danze, la gente agitava i fiori e ogni movimento era regolato.

Anche il banchetto offerto dai cinesi in onore di Tito assomigliava a un pranzo privato, mentre in realtà si trattava di una serata grandiosa nella grande sala dell'Assemblea Popolare, dove Hua Kuo-feng e Tito hanno pronunciato dei discorsi. Hua Kuo-feng ha parlato dalla calda amicizia con i popoli della Jugoslavia, dell'eroismo del popolo jugoslavo nella lotta che aveva obiettivi comuni e di altro, ma non ha parlato di edificazione del socialismo in Jugoslavia. Contrariamente a Tito, che ha dichiarato che la guerra può essere evitata, Hua Kuo-feng ha detto che la guerra è inevitabile. Egli ha parlato anche del grande ruolo svolto da Tito nella direzione del mondo dei non allineati» e non ha mancato di affermare che Tito è un eminente dirigente di questo «mondo». Tito, invece, senza nominare apertamente il «terzo mondo», al quale Hua Kuo-feng rimane fedele, ha definito artificiale questa divisione e ha fatto una lunga tirata in difesa dei «paesi non allineati», i quali, come ha sottolineato, «sono l'unica forza che può far fronte all'imperialismo ed esigere che questo non intervenga negli affari degli altri paesi, ma che li aiuti» ecc., ecc. E' del tutto evidente che si tratta di un'amicizia calorosa. Hua Kuo-feng ha affermato che Mao Tsetung nel 1975 ha parlato molto bene di Tito, dicendo che ha una volontà d'acciaio. Questa mattina Tito si è recato a deporre una corona di fiori al mausoleo di Mao Tsetung. Tito, questo revisionista moderno, è stato il primo fra tutti i dirigenti recatisi a Pechino a porre una corona di fiori in questo mausoleo.

Dal discorso pronunciato, si capisce che Hua Kuo-feng tiene il piede in due staffe, egli è sia per il «terzo mondo» che per il «mondo dei non allineati»; dunque si pronuncia a favore dei due. Questo suo atteggiamento di tenere il piede in due staffe ha il suo scopo. Hua spera che, dopo la morte di Tito, la Cina metta nel sacco lo pseudomondo dei «non allineati» di Tito, spera di unificarlo con il «terzo mondo» e di divenire cosi l'unico dirigente di questi due sedicenti mondi, che in realtà sono la stessa cosa.

Ho scritto da qualche parte, che attualmente la pseudoteoria di Tito in merito ai «non allineati» è nell'interesse dell'imperialismo americano e dei sovietici perché si pone al servizio del neocolonialismo. Tito, che difende questa teoria, non nega le contraddizioni esistenti fra gli Stati, nemmeno quelle fra gli stati «non allineati» da un lato e l'imperialismo e le altre potenze capitaliste dell'altro. Ma Tito non afferma una cosa del genere, perché non desidera difendere una tesi tanto evidente e tanto importante del marxismo-leninismo da non esserci forza al mondo capace di confutarla. Ma, utilizzando il termine «paesi non allineati», Tito è superiore a Mao, che ha diviso il mondo in tre !parti, perché «il terzo mondo» di Mao Tsetung, come ho messo in rilievo al 7° Congresso del nostro Partito, come viene messo in rilievo nell'articolo «Teoria e pratica della rivoluzione» e in molti miei scritti, elimina le contraddizioni essenziali esistenti fra il socialismo e il capitalismo, fra il proletariato e la borghesia, cioè fra il lavoro e il capitale, le contraddizioni fra questi paesi dipendenti e le potenze imperialiste e le contraddizioni fra gli stessi Stati capitalisti, in poche parole, le quattro principali contraddizioni dell'epoca attuale. Quindi il «mondo» di Mao Tsetung e di Hua Kuo-feng, da questo punto di vista, è inferiore al «mondo dei non allineati» di Tito.

Tito definisce la sua «teoria», una teoria generale, intorno alla quale si devono raccogliere tutti questi Stati «non allineati» in contraddizione tra loro, con governi vari di qualsiasi tipo, regimi diversi, ohe devono unirsi per fronteggiare i problemi politici acuti e creare una nuova situazione economica nel mondo. In altre parole devono vivere in pace, in coesistenza pacifica e, secondo Tito, si deve procedere a una divisione più equa delle ricchezze mondiali.

Mao Tsetung e Hua Kuo-feng dividendo il mondo in tre parti hanno perseguito e perseguono i loro fini. Essi fanno sparire le contraddizioni e predicano l'alleanza fra questi «tre mondi» per combattere il socialimperialismo sovietico, il quale, secondo loro, è l'unica superpotenza aggressiva. I cinesi hanno detto che l'Unione Sovietica non è stata ancora smascherata quale Stato revisionista, imperialista o socialimperialista. Perciò i cinesi, autodefinendosi con questa teoria autentici marxisti-leninisti, lottando contro il socialimperialismo quale principale pericolo, desiderano continuare a smascherarlo ideologicamente con la loro ideologia antimarxista cinese, e in tal modo diventare i portabandiera ed essere considerati quali principali dirigenti marxisti-leninisti, che, secondo loro, sconfigeranno una superpotenza, l'Unione Sovietica, e che dopo aver riunito tutte le forze suscettibili di essere riunite, si rivolgeranno contro l'altra superpotenza, l'imperialismo americano! Quando? Alle calende greche. Cosi, in modo pacifico, i cinesi «creeranno» un mondo senza guerre, senza classi, senza sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo! Tutto ciò, di fatto, non è che una favola, a cui, attualmente, c'è gente che crede, ma ogni giorno che passa questa favola si rivelerà sempre più una menzogna. Dico menzogna e non utopia, come dñce il revisionista Carrillo quando afferma che se, al suo tempo, Marx avesse conosciuto i suoi punti di vista «socialisti», li avrebbe definiti utopistici.



MARTEDI

30 AGOSTO 1977

ANCHE I CINESI SI SFORZERANNO DI CONSERVARE UNA

MASCHERA CON UNA VERNICE «MARXISTA»

La Cina con la teoria del «terzo mondo», Tito con quella del «mondo dei non allineati» e Carillo e soci con l'«eurocomunismo» hanno un'accentuata tendenza a rivedere, secondo quanto affermano, l'analisi della situaziane mondiale; essi desiderano formare un altro blocco ideologico revisionista, il quale si distingua dal moderno revisionismo sovietico. Per quanto riguarda il marxismo-leninismo, questo a loro non serve affatto e non è tenuto in considerazione né dal nuovo blocco revisionista, né dal vecchio blocco sovietico.

Il blocco sovietico, con tutti i suoi satelliti, i revisionisti moderni membri del Trattato di Varsavia, si maschera con slogan tratti dal marxismo-leninismo e si atteggia a sostenitore di questa teoria. Tito, a sua volta, si maschera con questi slogan marxisti-leninisti, benché, com'è noto, egli non sia affatto un marxista, ma un pseudomarxista dello stesso livello degli pseudomarxisti dell'«eurocomunismo». Egli appartiene alla stessa categoria di rinnegati a cui appartengono il Partito «comunista» italiano, il Partito «comunista» francese, il Partito «comunista» spagnolo, il Partito «comunista» di Gran Bretagna e tutti quei partiti che, di fatto, con le loro teorie e la loro attività da revisionisti, lottano contro le idee del marxismo-leninismo. Questi desiderano l'unità nella pluralità, cioè essere liberi di edificare il «socialismo» sulla via che piace a ciascuno di loro. Insieme a questi si può mettere anche il Partito Comunista Cinese, che i,cieologicamente ha molta somiglianza col titismo e coi partiti dell'«eurocomunismo».

Il Partito Comunista Cinese, con queste maschere con cui prasenta, mira a creare un nuovo raggruppamento sotto la propria direzione, così come il revisionismo moderno sovietico ha creato il suo raggruppamento e si sforza di conservarlo. Ciò significa che esso, dietro una maschera ipocrita, costruisce, a suo dire, il socialismo nella diversità e si maschera dietro il termine di marxismo-leninismo, ma alla base della sua teoria e della sua attività non c'è il marxismo-leninismo, anzi questo partito è contro il marxismo-leninismo. Il Partito Comunista Cinese fa finta di desiderare l'indipendenza di ogni partito pseudomarxista e ammette che. ognuno di questi svolga la propria attività come più gli aggrada, senza tener conto dei «vecchi dogmi» del marxismo-leninismo, come li definisce Carrillo. In realtà il Partito Comunista Cinese sogna di guidare esso stesso questo raggruppamento, se non oggi almeno domani, quando la Cina sarà divenuta una grande potenza. Esso ritiene che la sua teoria pseudomarxista avrà il predominio grazie alle molteplici alleanze con gli altri partiti revisionisti e con i nuovi partiti tirapiedi che sta creando dappertutto nel mondo.

Anche Tito si sta adoperando per stabilire la propria egemonia. Del resto la Lega dei Comunisti di Jugoslavia nei suoi piani ha sempre avuto l'obiettivo di influire, con i suoi metodi e con le sue forme d'azione, su tutto il movimento comunista internazionale. In questo caso, quando diciamo «comunista», dobbiamo intendere anticomunista, poiché non è il movimento comunista quello che Tito desidera sviluppare.

Tutto questo marasma, tutta questa confusione, vengono creati per prolungare l'esistenza del capitale e per combattere le idee di Marx, Engels, Lenin e Stalin. In altri termini, i revisionisti si sforzano, in varie forme, di far sì che i partiti comunisti, il proletariato mondiale e il proletariato di ogni paese abbandonino le idee del marxismo-leninismo, abbandonino la vera scienza della rivoluzione, della dittatura del proletariato e della lotta di classe, che conducono al socialismo. Essi si sforzano, inoltre, di creare alcuni punti di vista pseudomarxisti, pseudosocialisti e pseudodemocratici, adeguati, a loro dire, al periodo che sta attraversando l'umanità. per tutti questi antimarxisti i fenomeni del periodo attuale non assomigliano ai fenomeni del periodo in cui sono vissuti e hanno scritto Marx, Engels e Lenin e le loro previsioni e la loro scoperta delle leggi della rivoluzione e della società, non troverebbero conferma nell'attuale sviluppo della società umana. Questa è, per sommi capi, l'essenza di questa teoria antimarxista. Quindi, prendendo come base questa teoria pseudomarxista, è possibile fabbricare cento diverse teorie, aventi ciascuna per obiettivo la lotta contro la rivoluzione proletaria, facendola passare nel contempo come ideologia proletaria.

Questo è l'obiettivo di tutti questi raggruppamenti antimarxisti che si autodefiniscono comunisti, dal titismo al revisionismo kruscioviano, dall'«eurocomunismo» fino al revisionismo cinese. Anche per il «comunismo» asiatico si può trovare un nome che corrisponda all'eurocomunismo». Ma i cinesi non si accontentano di trovare un nome che calzi a pennello al «comunismo» asiatico. Essi hanno la pretesa di guidare il marxismoleninismo mondiale, ma questa maschera è stata loro strappata e lo sarà senz'altro ancora di più, quantunque essi, al pari dei sovietici, faranno di tutto per conservare il .più a lungo possibile la vernice «marxista» di questa maschera.



GIOVEDI

1 ° SETTEMBRE 1977

NELLE QUESTIONI CAPITALI DEL MARXISMO-LENINISMO I DIRIGENTI CINESI SONO REVISIONISTI MATRICOLATI

Il punto di vista cinese che difende il Mercato Comune Europeo e «l'Europa Unita» è chiaramente revisionista, per il motivo che il Mercato Comune Europeo non è altro che una forma d'esportazione dei capitali pubblici (e non più privati) nel quadro del neocolonialismo ed ha come tratto caratteristico la promozione di ogni genere di integrazione imperialista. Secondo la teoria cinese, il capitale monopolistico di Stato è una trasformazione nell'ambito dello stadio supremo dell'imperialismo, che dà allo Stato la possibilità di esercitare un certo controllo sui monopoli capitalisti privati o sui trust e i consorzi privati. I cinesi basano questa teoria sul fatto che lo Stato capitalista finanzia la produzione privata, dando sovvenzioni e .prestiti a basso tasso d'interesse e finanziando altresì i settori del consumo o dei servizi pubblici, sostenendo ad esempio le spese parassitarie per l'esercito e la polizia, le spese aventi carattere sociale nonché quelle .per le assicurazioni sociali, per gli alloggi eccetera, eccetera. Quindi, dato che lo Stato capitalista fa, più o meno, una pianificazione pubblica, i revisionisti credono che, appoggiando questa teoria del capitale monopolistico statale, integrandosi nello Stato capitalista, essi potranno influenzare e dominare l'economia capitalista senza lotte, senza violenza, ma per mezzo di riforme parlamentari.

E' noto che la teoria revisionista sul capitale monopolistico statale non è assolutamente uno sviluppo della teoria del marxismo-leninismo; al contrario, essa costituisce una deviazione dalla teoria marxista-leninista. Lenin ha toccato solo di sfuggita questa questione al tempo della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, nel 1917, mentre Stalin non la menziona neppure. La teoria revisionista sul capitale monopolistico statale si è sviluppata soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.

I revisionisti non hanno mai potuto mettere in pratica la loro teoria sul capitale monopolistico statale. Essi si limitano a fare un compendio dei nuovi mezzi d'intervento di cui dispone lo Stato ad un dato stadio di sviluppo economico e che costituiscono un'arma economica di nuovo tipo del capitalismo, c sostengono che quest'arma può dare la possibilità alle forze democratiche e rivoluzionarie di rivolgere questo mercato del capitale monopolistico statale contro i monopoli, stabilendo precisamente il proprio controllo sullo Stato. Ma questo è soltanto un sogno.

Quindi i cinesi, come tutti gli altri revisionisti, soprattutto occidentali, che sostengono a spada tratta il punto di vista secondo cui l'«Europa Unita» deve costituire un'unità salda e che il Mercato Comune Europeo deve rafforzarsi, non si addentrano a fondo per spiegare questa questione, non avio né argomenti, né capacità teoriche per farlo, perciò essi hanno rinunciato a dare una giustificazione teorica a questo punto di vista. Essi si sono limitati a spiegare il loro atteggiamento, sostenendo che un simile raggruppamento in una «Europa Unita» e un rafforzamento del Mercato Comune Europeo sarebbero in grado di far fronte all'imminente attacco dell'imperialismo americano e del socialimperialismo sovietico. Con ciò essi esortano i proletari a dimenticare le contraddizioni che li oppongono al capitale; li invitano a lasciare che lo Stato capitalista agisca a sostegno dei monopoli e degli interessi privati del capitale; a non sollevarsi, a non trarre conclusioni teoriche, pratiche e rivoluzionarie dalle incessanti e gravi crisi del capitale monopolistico; li esortano a non prendere provvedimenti per combattere la disoccupazione, la fame, l'oppressione sociale a cui sono sottoposti ad opera del capitale monopolistico mondiale e di quello nazionale, in stretta alleanza fra loro.

I cinesi agiscono dunque da revisionisti matricolati a proposito di questo problema capitale della nostra teoria marxistaleninista e della pratica della rivoluzione.

I cinesi sanno bene che i classici del marxismo-leninismo, in base alla metodologia materialistica, dividono il capitalismo in due fasi (o stadi): capitalismo premonopolistico e capitalismo monopolistico o imperialismo. Essi hanno definito la seconda fase, l'imperialismo, fase suprema e finale, dopo la quale, attraverso la rivoluzione proletaria, ineluttabilmente viene il socialismo. Perciò Lenin ha definito l'imperialismo vigilia della rivoluzione proletaria.

I rinnegati del marxismo-leninismo si sono sempre sforzati di separare il capitalismo monopolistico statale dall'imperialismo come fase particolare, con caratteristiche del tutto nuove, presentandolo anche come «socialismo di Stato». Anche i revisionisti cinesi accettano la tesi revisionista secondo cui il capitalismo monopolistico statale è una fase particolare; e per di più lo proclamano fase indispensabile attraverso la quale ogni paese deve passare prima di giungere al socialismo. In altri termini, al pari degli altri revisionisti moderni, essi cercano di prolungare la vita al capitalismo, mentre dicono al proletariato e ai popoli di attendere sino a che non sia stata raggiunta questa fase indispensabile e, quando questa sarà raggiunta, la via che porterà al socialismo non passerà attraverso la rivoluzione proletaria, ma questo passaggio dovrà esser compiuto con mezzi pacifici, parlamentari, accordandosi con gli altri partiti; predicano cioè il pluralismo, in pieno contrasto con l'insegnamento di Lenin, il quale ha detto che solo mediante la rivoluzione e «nella rivoluzione, il capitalismo monopolistico statale - passa direttamente al socialismo». I cinesi non si pronunciano esplicitamente a tale proposito, ma la loro tesi dell'unità e dell'alleanza del «terzo mondo» con il secondo mondo», che ignora le divergenze con i vecchi paesi capitalisti e imperialisti e la tesi dell'alleanza di questi due mondi con l'imperialismo americano contro il socialimperialismo sovietico, non fa che mostrare la via trotskista che hanno imboccato i dirigenti revisionisti cinesi.

I legami che la Cina stringe con l'economia mondiale capitalistica costituiscono un sostegno che essa fornisce al neocolonialismo e allo sviluppo del capitale monopolistico finanziario mondiale. La Cina è una delle sostenitrici del principio dell'esportazione di capitali stranieri e del loro impiego nel proprio paese.

Perciò la questione cinese non è molto semplice. I cinesi, a causa della loro megalomania di grande Stato, ritengono di poter menar per il naso gli altri paesi, raggirarli con la loro demagogia, ma la maschera che si son messi è cucita col filo bianco.

Il leninismo c'insegna che per far trionfare il socialismo ed instaurare la società socialista occorre abbattere il capitalismo. Perciò è assolutamente necessario che le masse lavoratrici di un paese, guidate dal proletariato con alla testa il suo partito comunista marxista-leninista, lottino costantemente e attraverso questa lotta creino la propria coscienza di classe e l'incrollabile convinzione che solo con la lotta si abbatte il capitalismo e la società capitalista viene trasformata in società socialista. Nella lotta contro il capitalismo si forgia e si tempra anche la coscienza di classe.

Tanto la teoria dei «tre mondi», quanto la teoria titina dei «paesi non allineati» sono un parto dell'assurda teoria secondo la quale il proletariato può prendere il potere seguendo la via parlamentare. Parlare di presa del potere .per questa via (cosa che nelle condizioni attuali è impossibile), significa compiere una separazione artificiale tra lotta politica e lotta economica nonché canalizzare e impastoiare questa lotta in una serie di leggi, organizzazioni e regolamenti già creati dalla borghesia. Il parlamentarismo, dunque, non spinge il proletariato verso la rivoluzione, ma aiuta il capitalismo, proteggendolo affinché possa procedere indisturbato. In poche parole, queste teorie contribuiscono a uno sviluppo normale e tranquillo anche del sistema borghese da tempo instaurato in Jugoslavia e che si sta instaurando ora in Cina. Secondo queste due teorie, nei paesi del cosiddetto terzo mondo o del mondo dei non allineati, gli scioperi degli operai debbono avere unicamente un carattere economico e soltanto qualche volta un carattere politico, ma a condizione che siano conformi alla via parlamentare. Ciò significa che gli scioperi debbono essere frazionati, limitati, cioè attuati nell'ambito di una, due o tre fabbriche e non assumere carattere generale e nazionale, un carattere rivoluzionario militante. Ciò significa inoltre che la classe operaia deve essere guidata in questi scioperi dai movimenti sindacali diretti, naturalmente, dai partiti socialisti, socialdemocratici ecc., i quali blaterano sullo sviluppo pacifico del capitalismo e pen:.ano che con questi scioperi si possa giungere ad alcune riforme, o ad assicurarsi alcuni mezzi per educare la classe operaia affinché possa, secondo loro, prendere il potere e costruire il socialismo, seguendo la via parlamentare e pacifica.

Attualmente rileviamo che le contraddizioni del sistema capitalistico alimentano la combattività del proletariato, il quale con spirito militante si lancia in una lotta veramente rivoluzionaria. Uno sciopero generale, incontenibile, un'opposizione di grande ampiezza della classe operaia e delle masse lavoratrici su questioni fondamentali politiche ed economiche, fa vacillare il putrefatto Stato borghese. La lotta del proletariato, in queste forme, trascina in una rivoluzione cosciente le masse che vi partecipano e che aspirano a cambiare il loro modo di vita e la società. Quando la classe operaia e il suo partito marxista-leninista si mantengono in prima linea in questa lotta, essi la conducono all'obiettivo della distruzione dello Stato capitalista e della sua sostituzione con la dittatura del proletariato. Questi scioperi e scontricostituiscono una grande scuola per il proletariato e le classi oppresse e sfruttate. Se una simile situazione rivoluzionaria continua per alcuni mesi, ciò equivale per le masse ad una scuola di molti anni.

Perciò vediamo che i revisionisti moderni, e specialmente i titini, gli spagnoli, i francesi, gli italiani e i cinesi, non parlano più di rivoluzione e di dittatura del proletariato, non parlano più di egemonia della classe operaia, ma di uno sviluppo normale e pacifico persino degli scioperi di carattere econoinico o politico, nell'ambita di tino sviluppo normale della società borghese. In particolar modo i titini e i cinesi hanno molto accentuato questo aspetto. Quando essi dicono di essere contro le due superpotenze, usano una formula a cui ricorrono tanto per coprirsi, perché altrimenti verrebbero totalmente smascherati. Ma in realtà sia gli uni che gli altri, e specialmente i cinesi, con la teoria dei «tre mondi», non solo non propagandano il movimento rivoluzionario, gli scioperi generali di carattere politico ed economico contro le potenze capitaliste oppressive, ma esortano il proletariato di quei paesi e le loro masse oppresse ad unirsi a chiunque, quindi a far causa comune anche con i dirigenti borghesi-capitalisti.

I cinesi affermano che l'Unione Sovietica, in cerca d'espansione, attaccherà l'Europa. Di questo abbiamo parlato anche altre volte ed è possibile che essa intraprenda una cosa simile, ma sta di fatto che i cinesi stessi temono che i sovietici possano attaccare anche la Cina e, per evitare una tale eventualità, hanno architettato la tesi secondo cui i sovietici stanno minacciando l'Europa, e ciò allo scopo di spingere l'Unione Sovietica verso l'Europa e far si che questa tolga loro le castagne dal fuoco. Ma se l'Unione Sovietica si decide a dichiarare la guerra a qualcuno, credo che lo farà anzitutto nei confronti della Cina, poiché, da quel grande Stato socialimperialista che è, attaccherà nella direzione in cui ritiene che il «fronte» sia più debole e da cui possa ricavare vantaggi e perché ritiene che la Cina minacci le frontiere dell'Unione Sovietica. La Cina vuole modificare queste frontiere, perciò, per prevenire un attacco cinese, è molto probabile che i sovietici attacchino per primi la Cina. Perciò, se si pone la questione di chi verrà attaccata per prima, la Cina o l'Europa, è probabile che l'Unione Sovietica attacchi la Cina. (Naturalmente se prima non sarà attaccata l'Unione Sovietica dall'Europa, da un singolo Stato (come la Germania) o piuttosto da una coalizione di Stati, cioè dalla NATO con alla resa gli Stati Uniti d'America).

Ma il fatto è che la Cina, allo scopo di nascondere i suoi timori e di realizzare i suoi sogni, inasprisce ancor più le contraddizioni negli altri paesi del mondo e specialmente in Africa, ordendo intrighi fra americani e sovietici. Tutti e tre cercano di scaldarsi al sole africano, perciò ricercano alleati fra i dirigenti borghesi-capitalisti dei paesi africani, inaspriscono le contraddizioni fra di loro e frappongono ostacoli ai popoli e al proletariato di quei paesi, affinché non sviluppino la rivoluzione. In ciò consiste il furioso antimarxismo dei cinesi.



VENERDI

2 SETTEMBRE 1977

HUA KUO-FENG E TITO FALSIFICANO LA

STORIA

Sto leggendo le notizie delle agenzie straniere, in cui è detto che i colloqui fra Tito e Hua Kuo-feng proseguono in un'atmosfera molto calorosa e cordiale. Anzi ora si dice apertamente che «Hua Kuo-feng, presidente del Partito Comunista Cinese, prosegue i colloqui con Tito, presidente della Lega dei Comunisti di Jugoslavia», cosa che non era stata fatta sino ad oggi. Ciò significa che i colloqui, oltre al resto, hanno riguardato anche i rapporti fra i due partiti. Per noi questo è chiarissimo.

L'agenzia jugoslava di notizie Tanjug riferisce per sommi capi il contenuto dei colloqui con i cinesi. Su quasi tutto quel che dice Tito, i cinesi sono d'accordo. E che cosa dicono? Nulla contro l'imperialismo americano, nulla contro il socialimperialismo sovietico, nulla contro gli altri imperialisti dei paesi capitalisti sviluppati, quindi nulla contro questi tre grandi raggruppamenti che sfruttano i popoli sino al midollo. Essi dichiarano soltanto che esiste una crisi in Africa, che vi sono dissensi fra i vari Stati di quel continente, ma senza menzionare concretamente chi siano i responsabili di questi litigi, di questi dissensi e guerre calde, senza accennare che si sono accordati perché questi Stati risolvano i vari dissensi in modo pacifico fra di loro. D'altra parte dicono che il Medio Oriente è anch'esso in crisi, e questa crisi deve risolversi con una pace che riconosca i diritti dei palestinesi. Tutto qua per quel che riguarda la politica internazionale. Se ci fosse qualcos'altro, la Tanjug lo direbbe certamente.

Quindi tutta la questione è stata ridotta a due crisi e la situazione in questo modo sarebbe «eccellente», secondo la Tanjug, che rileva che i «paesi non allineati» (senza neppure far menzione dei paesi del «terzo mondo») avranno un grande ruolo in proposito.

Si ha l'impressione che l'agenzia Hsinhua non parli contro l'imperialismo americano e contro il socialimperialismo sovietico per il fatto che il loro amico (dei cinesi), Tito, non deve essere offeso nei suoi sentimenti. Ma questo che cosa dimostra? Questo parla della piena unità di vedute dei dirigenti cinesi con questa specie di «bell'amico», che accolgono con grandiosità. Qui non si tratta unicamente di far piacere all'ospite; questo atteggiamento è il riflesso della linea cinese, che è filoamericana e che sinora, a parole, è antisovietica, ma che domani potrà ammorbidirsi e divenire cosi anche filosovietica, e la Cina, conseguentemente, potrà assumere le stesse posizioni che ha attualmente Tito nel mondo e nel movimento comunista internazionale. Nel movimento comunista internazionale Tito rappresenta il revisionismo ed è un nemico giurato di questo movimento. Questa è la posizione assunta anche dalla Cina, che si è dimostrata concorde con Tito. Perciò il movimento comunista internazionale è una cosa, mentre il revisionismo moderno titino, cinese, sovietico ecc., è tutt'altro. Sono due parti nettamente distinte, al di qua e al di là della barricata, in aspra e inconciliabile lotta fra loro.

Questi due, Tito e Hua Kuo-feng, falsificatori della storia, falsificatori e manipolatori della situazione internazionale, amici dell'imperialismo e del sociafimperialismo e simpatizzanti del capitalismo mondiale, che essi aiutano, non parlano affatto delle grandi, irriducibili e permanenti contraddizioni esistenti fra gli imperialisti stessi, fra gli imperialisti e i popoli oppressi, fra i popoli oppressi e i loro regimi repressivi e fra gli imperialisti e gli altri paesi sviluppati. In poche parole, per questi due dirigenti dello stesso tipo, che si intrattengono a Pechino, non esistono al mondo contraddizioni antagonistiche.

Da parecchio tempo la Cina non parla più né dei grandi scioperi del proletariato, né della grave crisi che attanaglia il capitalismo mondiale. E ciò ha un suo motivo: se essa parlasse di tutto questo, indisporrebbe l'imperialismo, i regimi capitalisti sviluppati e quei regimi del cosiddetto terzo mondo, con i quali la Cina è in combutta. Essa non vuole offendere i dirigenti di questo terzo mondo», indipendentemente dal fatto che molti di costoro siano in aperto contrasto con i loro popoli che opprimono, siano in aperto contrasto con il proletariato e di conseguenza in quei paesi esista un'inconciliabile contraddizione fra proletariato e borghesia. In generale i cinesi non parlano di queste cose, poiché considerano lo Stato come il fulcro attorno a cui debbono raccogliersi i partiti revisionisti, gli elementi rivoluzionari e democratici nonché il proletariato, i quali, mediante le elezioni, rivolgano questo potere del capitalismo che, secondo i cinesi, non dovrebbe cambiare, contro i monopoli capitalisti, contro i trust e i consorzi. Dovrebbero quindi procedere verso il socialismo mediante riforme, nell'ambito dello Stato capitalista, im cui dovrebbero infiltrarsi e che dovrebbero sostenere! Data l'ideologia che professa la Cina, essa non può parlare, non può esortare e incoraggiare il proletariato affinché trasformi in una grande forza contro il capitale i grandi scioperi a cui dà vita nella sua lotta contro i suoi oppressori secolari.

E come potrebbero la Cina, la Jugoslavia e i revisionisti sovietici pronunciarsi contro i re e gli emiri dell'Arabia e degli altri paesi del Medio Oriente dove sono concentrati i maggiori giacimenti di petrolio? Tito e Hua Kuo-feng hanno parlato della crisi del petrolio, ma non l'hanno spiegata debitamente, poiché sono contro i veri interessi del proletariato. Questa crisi del petrolio comporta, naturalmente, un indebolimento dell'imperialismo e del socialimperialismo, nonché un rafforzamento del capitalismo in quei paesi dove esistono regimi reazionari, che, controllano e sfruttano importanti giacimenti di petrolio. Una parte dei profitti risultanti dall'aumento del prezzo del petrolio sono andati a finire nelle casseforti dei re feudali dell'Iran, dell'Arabia Saudita e degli emiri del Golfo Persico. E questo che cosa ha provocato? Ha provocato una grave crisi sia negli Stati Uniti d'America, sia in Europa, ha quindi inasprito le contraddizioni fra gli imperialisti, i socialimperialisti e gli altri capitalisti dei paesi sviluppati; ha inoltre inasprito anche la contraddizione fra il proletariato e le masse lavoratrici di quei paesi, da una parte, e la borghesia capitalista e lo Stato capitalista, dall'altra. In tali condizioni lo Stato capitalista è stato costretto ad aumentare le tasse, accrescendo la disoccupazione e l'inflazione. Da ciò è derivata la crisi monetaria, quindi lo Stato capitalista, che rappresenta il capitalismo monopolistico statale, si è impegnato nella lotta contro gli interessi del proletariato e del popolo lavoratore. E non poteva essere diversamente, poiché si tratta di uno Stato capitalista che bisogna combattere con tutte le forze e abbattere con la violenza, e non si deve pensare di poterlo conquistare attraverso «riforme strutturali o sovrastrutturali», come predicano i revisionisti. Secondo costoro, gli attuali Stati capitalisti sarebbero divenuti il fulcro della socializzazione delle forze produttive, tanto da essersi trasformati in una componente della produzione sociale!



DOMENICA

4 SETTEMBRE 1977

ANCHE HUA KUO-FENG IN GINOCCHIO DAVANTI

A TITO

Tito, Hua Kuo-feng, Teng Hsiao-ping e gli altri hanno coneluso i loro colloqui politici a Pechino. Il traditore incallito del marxismo-leninismo, insieme a Li Sien-nien, è partito con un aereo speciale per Hanchou, dove lo hanno accolto centinaia di migliaia di persone con fiori e gong.

A conclusione dei colloqui, è risultato che l'unità di pensiero e d'azione dei cinesi e dei revisionisti jugoslavi era quasi totale. Ciò viene rilevato da quasi tutte le agenzie di notizie e specialmente dall'agenzia Tanjug, che parla dettagliatamente di tutti i successi raggiunti nei colloqui. Se su qualcosa non si sono pienamente accordati, «ciò dipende dalle diverse condizioni dei due paesi». L'agenzia francese di notizie definisce questo incontro «storico» e «positivo». Quindi l'accordo, da quel che sentiamo e leggiamo, è completo per quanto concerne i rapporti statali, i rapporti economici, politici e culturali. Sono stati inoltre instaurati anche rapporti di partito, dato che ora, negli ultimi comunicati trasmessi dalla Hsinhua, le cariche di Tito vengono indicate dando la precedenza alla carica di «presidente della Lega dei Comunisti di Jugoslavia» facendo seguire poi quella di «presidente della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia». Ciò significa che gli Hua Kuo-feng hanno riconosciuto a Tito la qualifica di comunista, hanno fatto causa comune con la Lega dei Comunisti di Jugoslavia. In tal modo è stata confermata la tesi del nostro Partito secondo cui attualmente la Cina è un paese che ha alla sua testa un partito revisionista, alla cui direzione vi sono dei rinnegati del marxismo-leninismo.

Strabiliante! Abbiamo appreso che Tito avrebbe criticato Hua Kuo-feng per il fatto che le questioni discusse fra lora divengono subito di dominio pubblico, il che non è serio! Hua Kuo-feng gli aveva risposto che per alcune questioni dovevano consultarsi con il partito. Più tardi siamo venuti a sapere quel che era successo. Tito aveva sollevato la questione del riconoscimento della Lega dei Comunisti di Jugoslavia da parte del Partito Comunista Cinese, poiché, secondo la sua espressione, sarebbe stata un'assurdità non riconoscerla. Gli ipocriti dirigenti cinesi erano anch'essi d'accordo su questa questione, ma, per non accollarsene la responsabilità, i capi hanno preparato una insulsa messa in scena. Essi hanno dato ordine che nel corso della notte si riunissero le organizzazioni di partito di Pechino, per esaminare la richiesta jugoslava. Dopo che fu posta la domanda: «Che ne dite?», avevano cominciato la discussione. E questa commedia non è certo la prima messa in scena di questi traditori cinesi. Ne hanno organizzate di simili anche per la riabilitazione di Teng Hsiao-ping. Essi avevano già riabilitato Teng, ma dissero che in precedenza avevano organizzato delle riunioni qua e là, facendo passare questa iniziativa come opera delle masse, del partito e dell'esercito che avrebbero chiesto con insistenza la riabilitazione di Teng Hsiao-ping.

I dirigenti cinesi sono molto malvagi, molto ipocriti, sono revisionisti matricolati. Dunque, quel che dicevamo noi 14 anni fa di Krusciov nell'articolo «I risultati della visita di Krusciov in Jugoslavia», o «Krusciov in ginocchio davanti a Tito», si è verificato punto per punto anche in Cina. Hua Kuo-feng è caduto in ginocchio davanti a Tito e tutto quello che era stato scritto in questo articolo 14 anni fa si è ripetuto tale e quale anche a Pechino, persino nella mancanza di un comunicato finale. Essi non hanno emesso un comunicato poiché avevano motivo di non farlo. Tuttavia, i corrispondenti della Tanjug, con grande destrezza e precisione, sottolineavano ad uno ad uno tutti i risultati raggiunti in ogni ramo, dall'economia alla politica, dal «mondo dei non allineati», adottato anche dai cinesi, fino al riconoscimento della Lega dei Comunisti di Jugoslavia e di Tito quale suo presidente. Certamente la Cina aveva già da prima riconosciuto la Lega dei Comunisti di Jugoslavia, ma ora veniva ufficialmente riconosciuto che «in Jugoslavia si sta costruendo il socialismo».

Noi cercavamo una conferma di tutti questi cedimenti revisionisti dei cinesi, e sono stati essi stessi a confermarli nel corso dei colloqui con Tito. Tutti i marxisti-leninisti nel mondo, tutti gli uomini progressisti costateranno che la Cina ha mutato la sua linea politica e ideologica, costateranno che si è schierata con gli antimarxisti, con gli agenti dell'imperialismo americano e fa una politica filoamericana, cioè si appoggia agli Stati Uniti d'America per combattere l'Unione Sovietica e fomentare una guerra mondiale. Non hanno importanza i dissensi o i contrasti, a parole, che si sarebbero manifestati fra Tito e Hua Kuo-feng, come il fatto che Tito è dell'opinione che la guerra può essere evitata, mentre Hua Kuo-feng, con la sua «autorità» e con il «suo grande acume», ha affermato che la guerra è imminente. Queste dichiarazioni hanno permesso alla stampa di scoprire una «contraddizione» fra questi due Stati revisionisti, allo scopo di conferire una parvenza di «autorità» anche alla Cina che sta scivolando e strisciando nel pantano del tradimento revisionista.

Nel corso di tutti questi colloqui non si è parlato né dell'imperialismo americano, né del socialimperialismo sovietico, ma si è discusso soltanto dell'Africa, dove vi sono dei torbidi, che dovranno essere risolti dagli stessi popoli africani; si è parlato del Medio Oriente e si è detto che i diritti del popolo palestinese debbono essere ristabiliti e null'altro. In una parola: a che cosa sono approdati? A niente! Queste erano le questioni importanti trattate.

La Cina ha inoltre accettato la tesi sostenuta da Tito, da Ceausescu e da altri «circa un nuovo ordinamento economico mondiale».

Quindi, tanto per noi, quanto per le agenzie occidentali di notizie, benché consideriamo la questione da angolazioni diverse, questa visita è stata positiva. Per noi è stata buona perché Hua Kuo-feng e Tito si sono smascherati; per loro è stata buona poiché la Cina si è unita alla Jugoslavia titina e agli Stati Uniti d'America. Le contraddizioni fra noi e costomo si approfondiscono. Noi seguiamo una via opposta alla loro, noi siamo in lotta contro di loro. E anch'essi, naturalmente, sono in lotta contro di noi. Noi proseguiremo la, nostra lotta senza esitazione, senza fermarci contro tutte e due le superpotenze e contro la terza superpotenza che sta sorgendo, la Cina pseudosocialista.



MARTFDI’

6 SETTEMBRE 1977

TITO STRINGE I BULLONI DEL PONTE

CINO-AMERICANO

Tito continua la sua tournée trionfale in Cina. A Hanchou, e soprattutto a Shanghai, c'erano ad accoglierlo con gran pompa centinaia di migliaia di persone, persino acrobati, che si esibivano per le strade mentre stava passando.

Hua Kuo-feng, così come Krusciov, ha dato il suo pieno consenso alla linea di Tito, alla sua linea politica, ideologica e organizzativa. Di quest'ultima essi non hanno parlato apertamente, ma in realtà si sono messi d'accordo. In tal modo Hua Kuo-feng ha confermato che lui col suo gruppo e Teng Hsiaoping hanno totalmente abbandonato il marxismo-leninismo, seguono una via revisionista, sono alleati dell'imperialismo americano e si sforzano di raccogliere sotto la loro direzione revisionista tutti i partiti dissidenti nei confronti del partito revisionista sovietico.

Quindi il Partito Comunista revisionista Cinese, in alleanza con Tito, stabilirà dei contatti con tutti gli altri partiti revisionisti del mondo, oltre alle relazioni che ha stabilito con le appendici esistenti, o che esso stesso ha creato in Europa e negli altri continenti. Queste appendici sono piccoli gruppi di 20, 30 0 100 persone, che rendono alla Cina qualche servizio, che hanno il compito di inviarle telegrammi di auguri in occasione dei congressi o di altri avvenimenti, dando modo alla Cina di pubblicarli tutti, senza tralasciarne alcuno, sul «Renmin Ribao», allo scopo di creare nell'opinione pubblica interna e in quella internazionale l'impressione che la Cina sia un paese marxistaleninista, un paese socialista e che sia la guida di tutto il movimento comunista mondiale, naturalmente ad eccezione dell'Unione Sovietica revisionista e socialimperialista, da una parte, e dell'Albania socialista, dall'altra. La Cina non annovera neppure, nel movimento comunista mondiale, il Partito' del Lavoro d'Albania, il quale, secondo lei, sarebbe anch'esso «revisionista e trotzkista»!

Nei circoli diplomatici si è cominciato a parlare del nostro articolo «Krusciov in ginocchio davanti a Tito». Ed anche la stampa mondiale lo ha ripreso, pubblicato e commentato favorevolmente. Ne ha compreso lo scopo e fa giusti paragoni fra Hua Kuo-feng e Krusciov.

Hua Kuo-feng si è accordato con Tito affinché non vi sia un comunicato finale, così come non vi fu in occasione dell'incontro fra Krusciov e Tito al tempo in cui pubblicammo per la prima volta l'articolo, ma l'agenzia Tanjug ha scoperto gli altarini. Essa ha fatto una relazione particolareggiata di tutte le decisioni prese nei colloqui fra Tito e Hua Kuo-feng, dell'identità di vedute sui grandi problemi mondiali e sui loro rapporti.

Cosicché l'articolo di «Zëri i Popullit» «Krusciov in ginocchio davanti a Tito» calza come un guanto a Hua Kuofeng, il quale è caduto anche lui in ginocchio davanti a Tito. Naturalmente questo articolo ha reso furiosi i cinesi e gli jugoslavi, ed è chiaro, perché è capitato come una bomba, perché non si aspettavano una cosa simile. Tuttavia sinora non notiamo nessuna reazione né da parte dei cinesi, né degli jugoslavi. La reazione dei diplomatici e dei giornali dei vari paesi del mondo è a favore del Partito del Lavoro d'Albania e della Repubblica Popolare Socialista d'Albania. Gli autentici marxisti-leninisti nel mondo e i loro partiti hanno pienamente approvato questo articolo che smaschera un nuovo tradimento, il quale provoca danni enormi alla rivoluzione mondiale e al comunismo internazionale, cosi come alla lotta di liberazione dei popoli.

Come sempre, anche stavolta, Tito, quale agente dell'imperialismo americano, continua l'opera di Nixon e di Kissinger e stringe i bulloni del ponte fra la Cina e gli Stati Uniti d'America.

MERCOLEDI’

7 SETTEMBRE 1977

COSE' L'UFFICIO GENERALE IN CINA?

L'agenzia Hsinhua ha trasmesso l'articolo intitolato «Teniamo sempre presenti gli insegnamenti del plresidente Mao e perseveriamo nel proseguire la rivoluzione sotto la dittatura del proletariato», che sarà pubblicato sul «Renmin Ribao» dell'8 settembre. Questo articolo è stato scritto dal gruppo di «studi teorici» dell'Ufficio Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese per commemorare il primo anniversario della morte del presidente Mao Tsetung.

Sottolineo che questo è un articolo dell'Ufficio Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. E' la prima volta che sentiamo parlare dell'esistenza di un tale ufficio presso il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, avente però funzioni del tutto differenti da quelle che hanno simili uffici generali negli apparati dei partiti comunisti e operai strutturati secondo il tipo leninista e secondo la teoria marxistaleninista.

Questo articolo pone anzitutto in risalto che «Mao Tsetung è il più grande marxista del nostro tempo», il che significa che Mao Tsetung sarebbe più grande non solo di Stalin, e questo non si discute (i cinesi non hanno mai avuto considerazione per quest'ultimo), ma anche di Lenin e persino di Marx e di Engels!

Oltre a ciò, più avanti in questo articolo è scritto che «il compagno Hua Kuo-feng, il successore scelto da Mao in persona, ha guidato tutto il partito nell'azione che ha sbaragliato, con un gol colpo, la banda antipartito dei «quattro», Wang Hun-ven, Chan Chun-ciao, Chan Ching e Yso Wen-yuan, salvando così la rivoluzione e il partito. Tenendo alta la grande bandiera del presidente Mao, il nostro saggio dirigente, i'1 presidente Hua, ha sviluppato ulteriormente la tradizione rivoluzionaria» ecc., ecc. Queste due citazioni, tratte dalla parte iniziale dell'articolo, meritano come vedremo in seguito un'attenzione particolare. Esse non sono casuali e neppure semplicemente ditirambiche, ma hanno attinenza con le questioni organizzative e di direzione del Partito cosiddetto Comunista Cinese. Quindi, come vedremo più tardi, in base a questo articolo, l'indiscutibile ed unico dirigente di questo partito, dell'esercito e del popolo, era il presidente Mao Tsetung ed ora, dopo di lui, è il presidente Hua Kuo-feng. Tutti gli altri sono ai loro piedi e devono conformarsi alle idee e agli ordini del presidente.

A proposito dell'opera di Mao, in quest'articolo è scritto che «Il suo contributo monumentale vivrà quanto il mondo e splenderà come il sole. La grande bandiera del pensiero di Mao Tsetung è la bandiera della vittoria della rivoluzione del popolo cinese e della rivoluzione dei popoli del mondo».

Veniamo ora al nocciolo delle questioni. L'Ufficio Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese si compone di un personale il cui effettivo è ignoto, poiché non viene rivelato; ci si limita a spiegare che fra il personale di questo Ufficio Generale vi sono comandanti e combattenti dell'unità 8341 dell'Esercito Popolare di Liberazione.

Che cos'è questa unità numero 8341? Non possiamo stabilirlo con esattezza, dato che non viene fornita alcuna spiegazione, però da quel che hanno detto i cinesi stessi, sitratta del reparto delle guardie addette alla protezione di Mao Tsetung e, quando diciamo il reparto delle guardie di Mao, s'intende che questo doveva essere un grande reparto, dotato di tutti i mezzi. Il personale di questo Ufficio Generale era diretto dal presidente Mao e solo da lui, quindi questo personale «era felice di proteggere e difendere Mao Tsetung», il quale aveva plasmato i suoi componenti con le proprie idee.

Noi, è detto nell'articolo, vorremmo ricordare il corso mi litante che abbiamo seguito sotto la sua guida e inoltre i suoi consigli che riscaldano il cuore e che ci incoraggeranno ancor più a procedere vittoriosi secondo la sua linea rivoluzionaria proletaria».

Proseguendo nella lettura dell'articolo si comprende che il suo contenuto non è poi cosi semplice e che l'affermazione «noi siamo stati guidati alla vittoria dai consigli di Mao» non ha lo stesso significato che avrebbe se così sì esprimessero un comitato di partito o una direzione d'azienda. No. In base alle successive analisi fatte in questo articolo risulta che Mao Tsetung dirigeva solo con questo personale de'll'Ufficio Generale; che questo ufficio era onnipotente, al di sopra dell'Ufficio Politico, del Segretariato, del Comitato Centrale e dei vicepresidenti del Comitato Centrale; risulta inoltre che questo ufficio somiglia, come una goccia d'acqua, al Consiglio di Sicurezza Nazioieale che il presidente americano crea al di sopra del governo o del suo partito, adottando misure, operando e imponendo ai ministri ed agli altri organi la sua politica, discussa e approvata solo dal Consiglio di Sicurezza Nazionale. Mao conduceva dunque la sua politica con il personale dell'Ufficio Generale del Comitato Centrale del Partito.

Su quali basi fondiamo questa conclusione? Proprio su quello che si dice in questo articolo, che, essendo un importante settore del Comitato Centrale del Partito, «l'Ufficio Generale aveva il compito di difendere il presidente Mao ed il Comitato Centrale del Partito ed anche di trattare questioni di partito riservatissime ed altri importanti problemi. Era una questione di grande importanza pratica per i fondamentali interessi di tutto il partito, di tutto l'esercito e di tutto il popolo in tutto il paese, che la direzione dell'Ufficio Generale fosse concentrata nelle mani del quartiere generale proletario presieduto dal presidente Mao e che fosse garantita l'incolumità del presidente Mao e del Comitato Centrale del Partito ed anche la difesa delle questioni di partito segretissime». L'articolo chiarisce quindi le competenze di quest'ufficio. A dirla in breve, se l'Ufficio Generale esisteva, allora questo dirigeva tutto il paese, tutto il partito, tutto lo Stato, e riceveva ordini e direttive da Mao.

Dall'articolo risulta che sia il gruppo di Liu Shao-chi, sia Lin Piao, sia il gruppo dei «quattro» hanno tentato di porre sotto la. loro direzione l'Ufficio Generale del CC del partito. Da questo articolo risulta. che Liu Shao-chi aveva tentato di introdurre in questo ufficio i suoi uomini, vale a dire lo stato maggiore borghese, e si era impegnato in complotti antipartito; che il gruppo di Liu Shaorchi era riuscito ad impadronirsi dell'Ufficio Generale, che ora, si capisce, Mao Tsetung non aveva più l'autorità di una volta in questo ufficio; che Liu Shao-echi si era accaparrata tutta la direzione, mentre il presidente Mao era rimasto con un pugno di mosche. Si comprende bene perché scatenò le «guardie rosse».

A quel tempo noi .pensavamo che Mao Tsetung .avesse sbagliato a non essersi appoggiato sul partito e a non aver risolto la questione attraverso il partito, mentre ora tutto si comprende chiaramente: egli aveva scatenato le «guardie rosse», perché il partito gli era sfuggito di mano. Tutto era nelle mani dell'Ufficio Generale, sul quale Liu Shao-chi aveva messo le sue grinfie. Mao Tsetung doveva dunque sollevare nella rivoluzione gli elementi fuori dal partito. Si spiega così perché fu istituita «la guardia rossa» e perché fu impartito l'ordine di «attaccare i quartieri generali». L'appello «fuoco sui quartieri generali!» si spiega ora facilmente e questo significava innanzi tutto impadronirsi dell'Ufficio Generale, poiché questo ufficio dirigeva tutto il paese, mentre tutto il resto, il partito, i sindacati erano solo delle facciate e erano in funzione di questo ufficio. La Rivoluzione Culturale si prefiggeva dunque di ridare a Mao la direzione dell'Ufficio Generale che Liu Shao-chi, Teng Hsiao-ping ed altri gli avevano sottratto. Ciò è confermato anche dall'articolo in cui si dice: «Il presidente Mao ci ha guidato nello smascherare i crimini antipartito da loro commessi (cioè dalla banda di Liu Shao-chi) nell'Ufficio Generale, destituendoli delle loro funzioni e rimettendo l'Ufficio Generale nelle mani del quartier generale proletario».

Ciò richiama alla mente i tempi dei signori della guerra, che, nelle province in cui dominavano, facevano quello che volevano; benchè esistesse una certa amministrazione in tutti i territori da loro governati, essi avevano i loro uomini in diversi posti chiave, attraverso i quali esercitavano il potere.

L'articolo elaborato da questo ufficio, che era onnipotente, non si dilunga molto su questa questione, ma ci rimanda all'aprile del 1966 dicendo: «Noi preparammo un libro con citazioni scelte del presidente Mao conformemente alle esigenze della lotta e lo inviammo al presidente Mao per l'approvazione». Il libro masso delle citazioni di Mao Tsebung non sarebbe dunque opera di Lin Piao, ma di questo Ufficio Generale, mentre Lin Piao, che ovviamente era una personalità influente, al secondo posto dopo Mao, fece un grande chiasso attorno a questo libro di citazioni.

Sono stupefacenti le funzioni di quest'ufficio. Nell'articolo, si dice: «II presidente Mao ci ha ordinato di dirigere il movimento in modo che si adeguasse alla natura e alle caratteristische del lavoro dell'Ufficio Generale, e di frenarci nella stabilire contatti su vasta scala con la società, in modo da garantire il funzionamento normale dell'ufficio in tutta la sua attività al servizio del Comitato Centrale del Partito». Non è forse questa una spiegazione molto chiara, che non ha bisogno di ulteriorï commenti per quel che riguarda le vaste e strane competenza dell'Ufficio Generale? Questo ufficio ha diretto la Grande Rivoluzione Culturale, ma non tutto è andato liscio come l'olio, perché, secondo gli uomini dell'Ufficio Generale, «Lin Piao in combutta con la «banda dei quattro» ha agito flagrantemente in contrasto con 1e istruzioni del presidente Mao». «Nel tentativo di usurpare il potere - prosegue l'articolo - essi hanno inviato a più riprese i loro lacchè in questo ufficio .per crearvi correnti insidiose, hanno fomentato torbidi, organizzato attacchi segreti, propagato insinuazioni reazionarie come «tutti sono sospetti», hanno colpito i quadri dirigenti rivoluzionari e spinto alcune persone a tramare congiure can gli elementi esterni, e nel vano tentativo di usurpare il potere nell'Ufficio Generale si sfiatavano urlando che «bisogna gettare il Chungnanhai nel caos»».

Cosa vuol dire tutto ciò? Vuol dire che né Lin Piao, né Chou En-lai, né gli altri membri dell'Ufficio, né nessun altro, avevano il diritto di ingerirsi negli affari dell'Ufficio Generale. Questo Ufficio, con alla testa Mao, aveva pieno patere di agire, di dirigere tutta la Cina, tutti i settori vitali del paese. 1 membri dell'Ufficio Politico e della Segreteria del Comitato Centrale non avevano il diritto di proporre dei quadri ritenuti adatti per questo ufficio. Se qualcuno proponeva e riusciva a collocare in quest'ufficio gli uomini ritenuti più adatti, veniva considerato un cospiratore e naturalmente il complotto veniva trasfeomato, secondo loro, da quantitativo in qualitativo, come accadde recentemente con il gruppo dei «quattro», che avrebbero tentato di impadronirsi del potere con la forza.

Il presidente Mao si sarebbe reso conto di tutto questo; si sarebbe anche reso conto che Chan Ching si era alleata a Lin Piao, che complottava e, come dice l'articolo, «basandosi sulla situazione di questa lotta, il presidente Mao diede istruzioni particolari sui movimento nell'Ufficio Generale. Il movimento proseguì in molteplici forme come esigevano le varie circostanze e furono adottati efficaci provvedimenti per evitare le intromissioni. Ciò educò le masse e consenti al movimento di fare buoni progressi».

Secondo l'articolo, le contraddizioni s'inasprirono poiché dopo l'incidente del 13 settembre 1971, quando scomparve Lin Piao, Chan Ching, spinta, dicono, dai suoi scopi controrivoluzionari, «diffuse infami calunnie contro l'unità 8341», con il proposito di sbaragliare l'Ufficio Generale del Comitato Centrale e questa unità militare.

Dunque dobbiamo dedurre che gli altri dirigenti del Comitato Centrale, dell'Ufficio Politico e della Segreteria, non avessero voce in capitolo e, di conseguenza, desiderassero che questa situazione mutasse. Noi supponiamo che essi abbiano tentato di instaurare nuove norme di organizzazione e di direzione di liquidare una situazione tanto controproducente, pesante in cui solo Mao Tsetung veniva ascoltato e agiva attraverso i quadri dell'Ufficio Generale e di questo reparto.

Secondo l'articolo, anche i «quattro», come Liu Shao-chi, «per raggiungere il loro diabolico scopo, hanno lavorato senza posa per impossessarsi del potere di direzione nell'Ufficio Generale del Comitato Centrale». Risulta dunque che sia Liu Shao-chi, Mao, Lin Piao, il cosiddetto gruppo dei quattro, sia lo stesso Hua Kuo-feng, hanno tutti tentato per proprio conto di impadronirsi di quest'Ufficio Generale organizzando dei colpi di Stato uno dopo l'altro.

Nell'articolo si scrive: «In molte occasioni «la banda dei quattro» voleva diffondere in tutto il paese, alle spalle di Mao, i loro documenti, i loro discorsi e le registrazioni da loro realizzate», violando le istruzioni del presidente Mao secondo le quali «tutti i documenti e i telegrammi inviati a nome del Comitato Centrale del Partito, devono essere sottoposti al mio esame prima di essere inviati, in caso contrario saranno nulli». L'articolo rileva che «noi riferimmo a Mao i loro tentativi. Il presidente Mao censurò «la banda dei quattro» per i suoi piani infamie smascherò i loro diabolici fini».

Si può quindi capire chiaramente che Mao Tsetung, come un dittatore, non permetteva a nessuno dei suoi collaboratori, membri dell'Ufficio Politico, della Segretaria o del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico, di impartire direttive al Comitato Centrale, al partito, ai reparti militari, all'amministrazione ecc. Ogni atto compiuto da loro all'insaputa di Mao veniva considerato diabolico.

Naturalmente, trovandosi di fronte a una situazione del genere, «la banda dei quattro» ha tentato di modificare questo stato di cose e gli autori dell'articolo definiscono questa sua iniziativa un complotto che aveva l'obiettivo di impossessarsi dell'Ufficio Generale e di stringere in pugno i commissari politici dell'unità 8341. Il loro tentativo così fallì. L'articolo scritto dal personale di quest'ufficio dice: «Mao ci ha incoraggiati e ci ha difesi continuamente. Il Presidente Mao incoraggiava continuamente il suo personale a sollevarsi contro Chan Ching». Poi venne ad potere Hua Kuo-feng che prese in consegna anche l'Ufficio Genere. E' chiaro, prosegue l'articolo parlando dei <:quattro», che «Con il loro tentativo miravano a tagliare i legami del presidente Hua e del Comitato Centrale con la base e ad assumersi la responsabilità di emanare ordini in tutto il paese. Essi hanno sottratto documenti segreti di partito, hanno intenzionalmente allontanato le nostre guardie e hanno svolto ovunque attività clandestina».

Si può capire che grande e formidabile potere avevano questo ufficio e questa unità speciale. Il presidente Hua decise quindi di intraprendere un'azione immediata contro i «quattro», ed è cosi che l'unità 8341, attualmente sotto la direzione del presidente Hua Kuo-feng e al diretto comando suo e del vicepresidente Ye, ha eseguito con decisione il sedicente ordine del Comitato Centrale arrestando «la banda dei quattro». Questo grande e formidabile potere, cito l'articolo, «consentì al nostro ufficio e alla nostra unità di continuare a progredire in un'accanita lotta di classe, sulla via della continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e garantì il normale funzionamento di tutti i settari di lavoro, come la 'guarxlia e gli altri servizi riguardanti il presidente Mao» ed ora il presidente Hua Kuo-feng, questi due «gioielli» rari.

L'articolo fornisce anche esempi su come Mao dirigeva il lavoro. Per conoscere l'andamento della cooperazione agricola e dell'ammasso del grano da parte dello Stato, Mao ordinò che in ogni prefettura fosse designata una persona che doveva lavorare nell'unità della sua guardia personale. Egli considerava le indagini fatte dagli uomini della sua guardia personale nelle zone rurali come molto importanti per controllare la situazione in quelle zone. Secondo l'articolo, Mao avrebbe quindi convocato il personale dell'Ufficio Generale del Comitato Centrale e gli effettivi dell'unità 8341 ai quali avrebbe spiegato i «vantaggi delle indagini, su cosa bisognava indagare e in che modo», avrebbe minuziosamente spiegato alle sue guardie «i vantaggi delle indagini nei loro paesi di nascita». Quando infine essi fecero ritorno e gli riferirono sul lavoro svolto, prosegue l'articolo, Mao disse: «Mi sono bastate tre ore per rendermi conto della situazione di 60 milioni di persone in due province. Questo è un metodo veramente eccellente. Voi siete serviti da anelli di collegamento con le masse dei contadini». L'articolo prosegue: «Facendo dei gesti con tre dita, il presidente Mao ha due: «Voi avete incontrato i contadini ed io mi sono incontrabo con voi, e coli indirettamente io mi sono incontrato con i contadini, superando la distanza che mi separa da loro. Voi siete dei contadini armati e dotati di una coscienza di classe».

Possono gli autentici marxisti-leninisti concepire una cosa simile, che un tale lavoro venga limitato solo alle guardie del corpo o ad alcuni impiegati. burocrati di un ufficio amministrativo incaricati di controllare 60 milioni o 800 milioni di contadini per vedere come vivono e come lavorano? E Mao considera queste e come uomini dotati di coscienza di classe, senza tener conto che riguardo una questione così grande, cioè. il deste della cooperazione agricola in Cina, è il partito che deve essere mobilitato e incaricato di esercitare questo controllo! Ora noi comprendiamo le affermazioni di Mao rivolte ai nostri compagni nel 1966: «Che assegnamento si può fare sui segretari di partito che si vendono per un chilo di carne di maiale?». Mao Tsetung dia detto testualmente queste parole davanti ai compagni della. nostra delegazione, Mehmet e Hysni, e questo dimostra che Mao Tsetung disprezzava il partito o pensava che questo fosse inesistente. In realtà egli si appoggiava solo sulle sue guardie del corpo e su persone scelte di questo ufficio che non erano altro che parassiti che blandivano Mao Tsetung.

L'articolo contiene anche altre stupidaggini. Queste stupidaggini vengono però elevate a teoria, e si vuol far credere che le parole di Mao Tsetung fossero chissà quali gioielli! Eccone alcuni: «Se ognuno di voi (vale a dire delle guardie) scriverà una lettera ogni due mesi oppure 4-5 lettere in un anno per domandare ai contadini se hanno e no nutrimento sufficiente e per informarsi sulla produzione e sulle cooperative, e se voi mi farete vedere le risposte, allora io sarò bene informato». «Attraverso canali e metodi diversi, prosegue l'articolo, il nostro grande dirigente, il presidente Mao, faceva continui sforzi per conoscere i più recenti sviluppi della società, per indagare e trarre esperienze; per conoscere i punti di vista e le aspirazioni delle masse, come base per costruire la sua politica, in modo da guidare vittoriosamente il movimento delle masse sulla giusta via». Che vergogna per Mao Tsetung, con tutta la sua «genialità», fare affidamento su questi burocrati e su questi elementi di questa specie di unità per concepire nella sua testa «geniale» la politica del partito e la linea generale che doveva dirigere il movimento delle masse nella sua marcia .in avanti! Questo è il colmo dell'assurdità! A dir poco, questo è antimarxista.

L'articolo conferma che Mao Tsetung non si appoggiava minimamente sul partito, benché affermasse di farlo; egli. dettava tutto ai membri del suo personale, impartiva loro ordini e direttive. L'articolo sottolinea che Mao diceva loro: «Tornate e poi ditemi qualche cosa di ciò che avete visto» e pone la domanda: «Questa non è forse una buona idea?».- Io rispondo che questa è un'idea insensata del presidente Mao, che non tiene in alcuna considerazione né il partito né il potere popolare e che poi accusa Liu Shao-chi di aver riunito intorno a sé aleürii uomini di fiducia attraverso contatti segreti. E «il grande timoniere» Máo che cos'ha fatto con questo suo personale? Proprio quello che aveva fatto anche Liu Shao-chi. Mao Tsetung diceva a questi uomini: «Andate a vedere cosa hanno fatto i cospiratori» e raccomandava loro: «Non uccidete nessuno e fate pochi arresti, arrestate soltanto gli assassini, i sabotatori e gli avvelenatori». «Per avvelenatori, diceva Mao Tsetung, io intendo più quelle persone che avvelenano i viveri che coloro che diffondono il veleno politico». Dunque, per quanto riguarda il veleno politico, per quanto riguarda i reazionari, Mao Tsetung naturalmente raccomandava di non condannarli. di non ucciderli, ma di educarli!

L'articolo in questione è piuttosto lungo, ha 41 pagine e in queste pagine c'è un gran numero di storie e di favole che raccontano come questo ufficio onnipotente, sotto la direzione di Mao, ha condotto un'aspra lotta per la difesa della linea sedicente rivoluzionaria di Mao Tsetung, «salvando» così il Partito Comunista Cinese e la stessa Cina dalla catastrofe. Quest'ufficio non è come quegli uffici dei comitati centrali dei partiti comunisti, specie di quei partiti che sono al potere. Da noi questi uffici non hanno e non possono avere le competenze di questo «famoso» ufficio del Partito Comunista Cinese, affiancato per di più da un reparto dei servizi segreti.

Nell'organizzazione leninista del partito comunista, applicata dal nostro partito, sono definite in modo chiaro tutte le funzioni. Gli uffici amministrativi, che hanno il compito solo di trasmettere le direttive del Comitato Centrale; dell'Ufficio Politico e della Segreteria. non possono in nessun modo e minimamente oscurare le competenze dei supremi organi del Partito. Solo le riunioni plenarie di questi organi ed in seguito ognuno dei suoi membri, i cui compiti sono stati.ben definiti dall'organo competente, possono e devono dare ed effettivamente danno direttive e ordini, che non sono personali e soggettivi, ma fondati sulle dirett.ivè del congresso, .sugli orientamenti del Comitato Centrale, sulle analisi dei problemi posti dall'Ufficio Politico e dalla Segreteria.

In altre parole, tutto questo metodo di lavoro dei cinesi, nel contenuto e nelle forme, è antimarxista e non poggia affatto sul partito, ed è per questo che non siamo mai riusciti a comprendere come funzionava il partito in Cina. Essi non ci mettevano al corrente, non accettavano di inviare una delegazione di partito per uno scambio di esperienze. E che esperienza potevano darci? Essi sapevano che il loro partito non funzionava come il nostro, che il loro partito non aveva le stesse competenze del nostro Partito.

Ora appare chiaro chi dominava e dirigeva il partito cinese. Nel nostro Partito invece la direzione è stata ed è collegiale: le sue istanze, dal Congresso alle organizzazioni di base, hanno i loro diritti, i loro doveri e le loro competenze ben determinate.

In Cina dunque, da quanto risulta, c'è stata una lotta per potere personale. Il potere di Mao era diventato inattaccabile, Mao si era trasformato in una divinità e si comprende benissimo perché il suo culto veniva sviluppato e esaltato a tal punto. Mao Tsetung dirigeva da solo, con un gruppo di uomini, e questi erano quelli che lo adulavano, che mettevano in atto le sue idee. Coloro che non applicavano le sue idee, Mao li definiva «cospiratori», «revisionisti», come gli pareva, e li eliminava. Ciò non vuol dire che fra coloro che sono stati eliminati non ci fossero dei revisionisti e dei cospiratori, ma il metodo di lavoro e di direzione impiegato, un metodo ovviamente antipartito, antileninista, lascia dubitare dell'autenticità di tutte le azioni compiute da un individuo circondato da un personale raggruppato in un Ufficio Generale e in un reparto dei servizi di sicurezza. Questo stile di direzione è antimarxista, personale.

A quanto pare, questo organismo era divenuta un ostacolo, indipendentemente dal fatto chi fossero Liu Shao-chi e Teng Hsiaorping. Questi e la loro banda revisionista non potevano tollerare una simile situazione, perciò si diedero da fare per tempo, prepararono il terreno per consolidare le loro posizioni, prepararono gli uomini, presero il potere nelle loro mani e non liquidarono Mao Tsetung, ma lo emarginarono per un certo periodo.

E' un fatto che Mao Tsetung si appoggiò sull'esercito e su Lin Piao, grazie al quale riusci a riprendere il potere in questo Ufficio Generale e nel reparto di sicurezza. Ma poi, quando Mao Tsetung costatò ché Lin Piao e la cosiddetta banda dei quattro cercavano di apportare modifiche al anodo di direzione e di organizzazione, il che naturalmente comportava cambiamenti sul piano politico e ideologico, quando si rese conto che essi miravano a scegliere uomini di fiducia aventi punti di -lista democratici e rivoluzionari più ampi per integrarli in questo ufficio e ,in questo reparto, allora Mao Tsetung, con le concezioni di capo onnipotente che lo contraddistinguevano, unitamente ai suoi uomini di questo ufficio, sventò il presunto complotto di Lin Piao. Secondo l'articolo, il complotto di Lin Piao non si limitava solo alla questione di porre una mina. Lin Piao avrebbe invece organizzato la flotta, l'aviazione ecc., ecc., insomma tutte le forze armate necessarie per impadronirsi del potere. Ma come avrebbe fatto ad impadronirsi del potere dal momento che Mao Tsetung con i suoi uomini si trovava lui stesso alla testa dell'esercito, di questo ufficio e di questo famoso reparto?

I maoisti e gli uomini di Hua che arrestarono i «quattro» pretendono che anche il complotto di questi ultimi fosse rivolto contro Mao Tsetung e mirasse a liquidarlo fisicamente e che tutti i loro intrighi fossero stati realizzati in varie riunioni, in vari discorsi, in varie citazioni e molte cose come queste, nessuna delle quali è attendibile. Un fatto risulta chiaro: i quattro, liquidati da Hua Kuo-feng, desideravano creare un altro clima nella direzione del Partito Comunista Cinese. E' difficile qui dire qualcosa di preciso sulla loro capacità e il loro grado di organizzazione, sulla giustezza dei loro princìpi e del loro operato. Con le posizioni opportunistiche, revisioniste che aveva il Partito Comunista Cinese, sotto la direzione di Mao Tsetung, è difficile che anche questi quattro e i loro compagni avessero delle concezioni chiare, veramente rivoluzionarie, leniniste per quello che riguarda le questioni ideologiche, organizzative e le questioni di direzione. Il fatto sta che Mao Tsetung liquidò il potere personale di Liu Shao-chi, di Ten.g Hsiao-ping e di Pen Chen con l'aiuto ?elle «guardie rosse» e della direzione della Rivoluzione Culturale di cui facevano parte Chen Po-ta, Kang Shen, Lin Piao. Chan Ching, Wang Hun-ven, Yao Wen-yuan e Chou En-lai. Furono questi dunque a dare di nuovo il potere a Mao. Mao, uomo volubile ma anche prepotente, si appoggiava ora su una frazione e ora su un'altra. Mao non era sicuro delle sue posizioni politiche; non erano altresi sicure neppure le sue basi nel partito, nell'esercito o nel potere. Naturalmente, nella Rivoluzione Culturale la frazione di Liu Shao-chi fu sconfitta, ma molti dei suoi uomini rimasero al potere. Uno di questi era Chou Fan-lai.

Noi abbiamo visto che durante la Rivoluzione Culturale Chou En-lai venne criticato, ma venne salvato da Mao. Chou En-lai si rivelò opportunista nei confronti di Mao e di Lin Piao, ma faceva riverenze ed elogi anche a Chan Ching, che ricopriva di elogi con il proposito di guadagnare tempo per riaccumulare le forze e per consolidare le sue posizioni, per poter poi, al momento opportuno, liquidare tutti i suoi avversari.

Il fatto è che le posizioni di Chou En-lai, appoggiate da Mao Tsetung, si rafforzarono dopo la liquidazione di Lin Piao, il quale, non sappiamo per quali fini, deve essersi opposto all'orientamento della politica interna ed estera della Cina. La strategia cinese, dopo la liquidazione di Lin Piao, virò in direzione del corso revisionista, verso l'intesa con gli Stati Uniti d'America e il titismo, verso l'intesa con tutti i paesi capitalisti. Anche i «quattro» non erano d'accordo con questa linea, ma Chou .la spuntò ai punto di riabilitare Teng Hsiaoping, il «Krusciov numero due della Cina», di portarlo al potere e di farne il suo primo sostituto al potere, il primo sostituto di Mao nel partito e il capo dello Stato Maggiore Generale dell'esercito.

Chou En-lai sapeva di dover morire .presto ed è per questo che riabilitò Teng Hsiao-ping. Mao impose questa riabilitazione ai «quattro» e Chou, insieme a Teng Miao-ping, che era ed è anche attualmente vicepresidente del partito, consolidò le sue posizioni in seno all'Ufficio Generale del Comitato Centrale e nel reparto 8341.

Dopo la morte di Mao, Hua Kuo-feng prese il potere. Costui, com'è noto, venne al potere in modo antimarxista ed era la persona designata da Mao come suo sostituto. Quest'uomo aveva l'appoggio di Ye Chen-yi, del capo delle guardie di Mao e vicepresidente del Comitato Centrale del Partito, che dirigeva l'Ufficio Generale, vale a dire il personale più importante di Mao, e così «d'un colpo» liquidò i «quattro», che, dopo la morte di Chou En-lai e di Mao, avevano pensato fosse giunto il momento di impadronirsi del potere. Ma il gruppo di Hua Kuo-feng, Teng Hsiao-ping e Ye Chen-yi era meglio preparato e liquidò i quattro.

Giudicando la questione alla luce di quest'articolo si capisce che il gruppo di Hua Kuo-feng e Teng Hsiao-ping, che è salito al .potere e che fa tutta questa propaganda assordante, come se i «quattro» avessero compiuto stragi e avessero rovinato tutti i settori vitali d'attività in Cina, in realtà rivolge tutte le sue critiche contro Mao Tsetung e la sua direzione unica e personale, indipendentemente dal fatto che anche la direzione di Hua Kuo-feng sia una direzione personale e non abbia nulla a che vedere con la direzione di un partito comunista. ogni riferimento al partito, al Comitato Centrale, al congresso ecc., non è che una facciata, non è che una linea tracciata da un piccolo gruppo, appoggiato da una giunta, e che .impone l'approvazione di questi punti di vista e di questa politica a certi sedicenti organi di partito o statali, eletti o nominati. Quando Hua Kuo-feng e compagni affermano «noi seguiremo la bandiera di Mao Tsetung», bisogna intendere che si tratta di una direzione personale e quindi che Hua Kuo-feng e Teng Hsiao-ping devono essere considerati altrettanto onnipotenti quanto lo era Mao alla direzione del partito e della Repubblica Popolare di Cina.

Attualmente presidente del partito e primo ministro è Hua Kuo-feng, ma il «famoso» Ufficio Generale del Comitato Centrale, con il reparto dei sevizi di sicurezza numero 8341, non è interamente nelle sue mani come lo era in quelle di Mao Tsetung, anzi bisogna ricordare che in certi momenti ci sono state variazioni e non si è trovato neppure nelle mani di Mao, ma è passato di mano in mano. Attualmente in questo ufficio e in questo reparto vi sono gli uomini sia di Hua Kuofeng, che di Teng Hsiao-ping e di Ye Chen-yi, esistono dunque diverse frazioni che si combattono e si combatteranno per avere il sopravvento. Questa lotta sarà continua e non si sa chi vincerà. Ciò dipende non solo dalla capacità dell'uno o dell'altro, di Hua Kuo-feng, di Teng Hsiao-ping o di qualche altro, di raggruppare soprattutto le forze dei servizi di sicurezza e le forze dell'esercito, ma dipende anche dalle congiunture interne, dalle scissioni, dall'«equilibrio» delle forze, dei simpatizzanti dell'uno o dell'altro. Cosi Teng Hsiao-ping può essee utile all'Occidente, ma le forze «moderate» interne possono aver bisogno di un Hua Kuo-feng, cosi com'è, «designato da Mao», e che può svolgere meglio il ruolo di «centrista». Per quanto riguarda gli uomini che garantiranno l'amministrazione economica dello .Stato, saranno indiscutibilmente Teng Hsiao-ping, Li Sien-nien, Fan Yi ed altri, e saranno essi a guidare la trasformazione del «socialismo cinese» in capitalismo.

E' evidente che la direzione agirà in stretta collaborazione economica e politica con l'imperialismo americano, con la borghesia capitalista dei vari paesi d'Europa e d'Asia e, perché no, anche con il socialimperialismo sovietico. Verrà il tempo in cui Teng Hsiao-ping consoliderà le sue posizioni e- allora o lascerà Hua Kuo-feng, come semplice figura, quale presidente del cosiddetto Partito Comunista Cinese, oppure tramerà anche contro di lui un complotto e lo metterà da parte. Questo sarà il destino della Repubblica Popolare di Cina e questo destino glielo ha segnato Mao Tsetung con le sue idee antimarxiste, antileniniste, anarchiche, con le sue idee di dirigénte che esercitava un potere personale; che predicava la semplicità, ma non era semplice; che predicava la linea di massa, ma in pratica non l'applicava; che predicava il marxismo-leninismo, ma non l'applicava; che predicava la lotta contro le tendenze di grande Stato e di grande popolo, mentre le sue idee, confermate ; dalle sue azioni, erano che la Gina, con lui alla testa, doveva dominare il mondo. La teoria dei «tre mondi» conduce proprio allo sciovinismo di grande Stato.

«La grande politica, vasta e universale» di Mao, come i viene definita dall'articolo dell'«illustre» gruppo teorico dell'Ufficio Generale, era «un sole e un monumento di vita»! Questo in realtà testimonia la megalomania di Mao, le sue idee; antimarxiste, l'organizzazione personale del Partito cosiddetto Comunista Cinese e dello Stato presunto socialista cinese.

Attualmente, con l'avvento al potere di Hua Kuo-feng, tutta questa struttura del partito e dello Stato sarà mantenuta come pxima, poiché anche questi, sia Teng Hsiao-ping che Hua Kuo-feng, sono della scuola di Mao Tsetung, benché gli si siano opposti. Essi si sono impadroniti del famoso Ufficio Generale del Comitato Centrale, cioè dispongono dell'esercito e degli organi dei servizi di sicurezza ed ora saranno loro a dettar legge, dirigeranno allo stesso modo di prima, smascherando però abil

mente Mao Tsetung. Di fatto l'articolo scritto da questo ufficio svela che tutto il marciume che era esistito e che esisterà nel cervello dirigente è dovuto a Mao Tsetung. Ciò Teng Hsiao ping desidera metterlo in risalto e d'altro canto desidera istituire alcune altre forme di direzione personale, assieme ad Hua Kuo-feng oppure eliminandolo, affinché questo nuovo impero cinese si adatti meglio alle moderne forme di direzione di un paese capitalista.

I cinesi hanno ricevuto Tito e approvano quindi la sua politica, .la sua ideologia e il suo sistema d'organizzazione e intendono approfittare della sua esperienza. Dobbiamo però essere sicuri che i cinesi, con 1a loro presunzione e megalomania di grande Stato di 800 milioni di abitanti, creeranno nuove forme di organizzazione del loro Stato capitalista, in cui ci sarà qualche cosa del revisionismo titino, qualche, cosa del revisionismo sovietico, ma la maggior parte sarà presa dall'imperialismo degli Stati Uniti d'America.

La, Cina di Teng Hsiao-ping aspira a diventare una. super potenza imperialista. Essa si sta integrando, sta entrando nel girone di tutti gli Stati imperialisti-capitalisti, sta adottando quelle forme e quegli indirizzi politici, ideologici e organizzativi che le permettano di diventare una grande potenza socialimperialista.

Hua Kuo-feng o Teng Hsiao-ping e la loro amministrazione, in cui il partito, il potere e l'esercito si confondono, continueranno ancora a lungo a mascherarsi con termini marxisti e eercheranno di dare ad intendere che il loro è un paese socialista. Questo conviene loro per poter ingannare il popolo cinese e l'opinione pubblica mondiale e, parlando di opinione pubblica mondiale, non bisogna intendere gli Stati capitalisti e le direzioni capitaliste, ma principalmente il proletariato mondiale. La Cina di Hua Kuo-feng usa simili astuzie e menzogne con i partiti pseudomarxisti-leninisti, ridotti in uno stato deplorevole, come il partito australiano con a capo Hill, che si è trasformato in un covo di controspionaggio del governo australiano. Ieri ho letto una notizia dell'agenzia Hsinhua secondo cui «Vanguard», il giornale del partito diretto da Hill, ha scritto un articolo per smascherare il KGB sovietico in Australia; Hill invece di pensare solo alla lotta contro il KGB sovietico, dovrebbe pensare anche alla lotta contro il «KGB» cinese e il «KGB» australiano.

L'attuale regime cinese dunque, anche in futuro, fino allo scoppio derla rivoluzione in Cina, si maschererà sotto il manto del marxismo. Noi ci batteremo per strappargli questa maschera.

Il grande interesse della rivoluzione, del proletariato mondiale, del socialismo, dell'Albania, è stato, è e sarà che la grande Cina sia un paese socialista. Sfortunatamente, però, numerosi fatti stanno ad indicare e a dimostrare che non è così. I fatti ci indicano, e il futuro confermerà l'amara realtà, che la Cima sta rapidamente incamminandosi sulla via che si oppone al socialismo; che essa sta trasformandosi in un potente Stato capitalista, in uno Stato borghese democratico, che si sforzerà di assumere nuove forme e nuovi caratteri borghesi, per arricchire la borghesia, per ingannare il proletariato. e i popoli e per impedire il trionfo della rivoluzione.



MERCOLEDI

7 SETTEMBRE 1977

ALCUNE RACCOMANDAZIONI PER IL GRUPPO DI

LAVORATORI DEL PETROLIO CHE SI RECHERANNO

IN CINA

I cinesi hanno acconsentito che un gruppo di nostri lavoratori del petrolio si rechi a Tachin per acquisire esperienza. Essi hanno definito anche che genere di esperienze possono offrirci.

Ho dato raccomandazioni al compagno Prokop Murra affinché il gruppo di lavoratori del petrolio che si recherà in Cina si comporti correttamente e con affabilità con le persone che lo riceveranno; i nostri lavoratori siano cordiali con gli operai cinesi del petrolio, parlino come sempre della stretta amicizia che lega i nostri due paesi, seguano con attenzione l'esperienza da loro acquisita nella tecnica dell'estrazione del petrolio, pongano loro domande e, se ricevono risposte, tanto meglio; in caso contrario, mostri compagni non devono farci allusioni nei loro discorsi politici, che potranno pronunciare durante i pranzi o le cene loro offerte. Il tema principale delle conversazioni dei nostri lavoratori del petrolio deve essere l'amicizia fra i nostri due popoli e lo scambio di esperienze fra i nostri due paesi. Se i cinesi sollevano questioni politiche, come quella della lotta unicamente contro l'imperialismo sovietico oppure quella del «terzo mondo», i nostri devono rispondere loro basandosi sulla linea del nostro Partito, cioè che il mondo ha due nemici principali, l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico, che i popoli di ogni paese hanno allo stesso tempo, oltre a questi nemici, anche nemici interni; non entrino però in discussioni e dibattiti in merito, perché essi non sono una delegazione politica, ma solo una delegazione di tecnici dell'industria del petrolio.



GIOVEDI

8 SETTEMBRE 1977

IL VENTO REVISIONISTA DI TITO STA SOFFIANDO

VERSO EST

Questa sera ho visto alla televisione di Belgrado il rientro di Tito dal suo viaggio in Unione Sovietica, in Corea e in Cina. Accoglienza trionfale in Jugoslavia. All'aeroporto c'erano decine di migliaia di persone, un tappeto rosso si stendeva lungo centinaia di metri, mentre l'automobile sulla quale aveva preso posto Tito era circondata da dieci o quindici motociclisti e seguita da un interminabile corteo di macchine. Il lungo corteo, con a capo Tito, si è snodato fra una gran folla, che, assiepata ai due lati della strada, ispirata e pompata ad arte, salutava e acclamava Tito. L'accoglienza a Belgrado era il coronamento delle pompose accoglienze riservate a questo rinnegato da Breznev, Hua Kuo-feng, Teng Hsiao ping e Kim Il-sung, i quali hanno fatto uscire tutta. da popolazione per le strade per salutare questo rinnegato del marxismo-leninismo, che fà e disfà intese fra traditori, fra revisionisti e fra imperialisti, a scapito della rivoluzione.

I cinesi e i coreani hanno costretto il popolo a uscire per strada come un branco di pecore che belano e saltellano. I cinesi credono di potere così gettar fumo negli occhi dei popoli con la teoria secondo la quale, a parer loro, «è necessario smascherare l'imperialismo sovietico poiché si nasconde ancora sotto la maschera del marxismo-leninismo». Questa non è una ragione, perché i revisionisti sovietici sono stati smascherati duramente e tutti sanno che essi non sono marxisti leninisti, ma revisionisti socialimperialisti, rinnegati del marxismo-leninismo. Anche se noi accettassimo per un momento questa «teoria» dei cinesi, non si può giustificare il fatto che i cinesi abbiano accolto trionfalmente Tito, questo rinnegato, questo intermediario del capitalismo mondiale, questo sabotatore della rivoluzione, e .che lo abbiano accolto con tanto baccano, che gli facciano tanta pubblicità, arrivando fino a portare alle stelle il suo nome e il suo operato. Ma Tito non è stato smascherato? Si, lo è stato, anzi l'hanno smascherato anche gli stessi cinesi. Allora cosa significano queste azioni? Noi abbiamo criticato Krusciov, le cui colpe non le possono lavare nemmeno le acque del Volga, e così anche Tito. Ora che Tito si è recato in Cina, le sue colpe e quelle dei nuovi Krusciov cinesi non le possono lavare l'Amur, e nemmeno lo Yang Tse. Al contrario, il puzzo di Hua Kuo-feng e di Teng si fa sentire ora in tutta la Cina. Il vento titino d'Ovest sta soffiando verso Est.

Mentre Tito atterrava a Belgrado, in un'altra parte dell'aeroporto atterrava un aereo con il ministro cinese dell'Agricoltura; venuto ad acquisire esperienza dallo sviluppo dell'agricoltura . capitalista in Jugoslavia. I cinesi faranno così anche per quel che riguarda l'«autogestione». Essi invieranno decine, centinaia di delegazioni per acquisire esperienza su ogni cosa, mirando ad applicare nel modo migliore in Cina questa esperienza titinai revisionista e anarcosindicalista, mascherandosi, come del resto fra anche Tito, con la pretesa di edificare il socialismo, ma «socialismo specifico» cinese, «specifico» come il socialismo jugoslavo. E' quanto faranno i cinesi, perché sono divenuti «di Tito e, insieme a questo rinnegato, agiranno in piena uni .sul piano interno e internazionale.



GIOVEDI

8 SETTEMBRE 1977

MANOVRE REVISIONISTE, STRUTTURE ANTIMARXISTE

In diverse note del mio diario ho trattato numerose questioni, dando anche, su alcune, giudizi severi. Giudicandole nell'ottica marxista-leninista, alla luce dell'esperienza teorica, pratica e organizzativa leninista del nostro Partito, molte questioni politiche, ideologiche e organizzative inerenti al Partito Comunista Cinese, a Mao Tsetung, al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, alla rivoluzione cinese e ai vari attacchi contro i deviazionisti mi sano parse non molto chiare e come tali le ho sottolineate ed anzi, molte volte, ho usato dei termini duri in merito. Ho agito così perché la coscienza di comunista, l'esperienza di Partito e lo studio delle opere dei classici del marxismo-leninismo, non mi permettevano di addolcire i termini davanti a molte situazioni confuse e sospette. In seguito, spesso guardando e leggendo pieno di indignazione tutto quello che si faceva a scapito del marxismo-leninismo, della causa del proletariato, in alcuni casi, in questo mio diario mi sono anche sfogato, forse con maggior forza di quanto fosse necessario.

Molte volte nei miei scritti riguardanti queste questioni ho espresso l'opinione che noi possiamo influenzare con i nostri Punti di vista il Partito Comunista Cinese. Né i compagni, né io abbiamo mancato di parlar bene, anche molto bene della Cina. nei nostri discorsi in pubblico, benché fossimo a conoscenza della realtà cinese e avessimo dei dubbi su molte questioni e vari problemi riguardanti la Cina. Le nostre posizioni pubbliche non corrispondevano ai punti di vista che si stavano formando, in realtà, in seno alla direzione del nostro Partito, quando analizzavamo ogni atteggiamento politico cinese. Anche nei contatti avuti con varie delegazioni cinesi, noi, naturalmente, ci siamo espressi in buoni termini riguardo la Cina e ovviamente riguardo Mao Tsetung, però in modo amichevole e diplomaticamente, cioè indirettamente, sottolineando la nostra esperienza, noi tentavamo cosi di influenzare i compagni affinché seguissero la via marxista-leninista giudicando la nostra esposizione come un atteggiamento critico contro molte loro azioni. In alcuni casi ci siamo anche scontrati direttamente con Chou En-lai e Li Sien-nien e abbiamo anche rivolto critiche aperte su importanti problemi, sui quali essi cercavano di imporci i loro punti di vista errati. Noi siamo stati in aperto contrasto con i compagni cinesi su questioni politiche di primo piano, particolarmente sulla questione di Stalin, da noi difeso mentre loro lo criticavano aspramente, e sulla questione della lotta di classe, in merito alla quale essi pretendevano che noi non la sviluppavamo come si doveva, mentre loro la, conducevano «bene»; la realtà, invece, provava e prova il contrario.

Riguardo tutte queste contraddizioni e inoltre riguardo quelle relative alla posizione da adottare nei confronti dei sovietici; in merito alla quale i cinesi sono stati straordinaramente tentennanti, noi non abbiamo cessato di lottare. I dirigenti cinesi, non solo Liu Shao-chi, ma anche Mao Tsetung, Chou En-lai e IL: Sien-nien, fatta eccezione per Kang Shen, erano per l'estinzione della polemica. con i sovietici. Su questa questio-. ne noi abbiamo avuto non solo discussioni teoriche, ma anche contrasti pratici, perché essi volevano non solo far cessare la polemica ma anche sviluppare contatti amichevoli con i sovietici, dopo la lotta così aspra che abbiamo condotto contro di loro: I cinesi riponevano grandi speranze nei «compagni sovietici», come li definivano dopo la caduta di Krusciov, e ci consigliavano di non mostrarci tanto duri con loro, perché essi avrebbero corretto i loro errori. Noi abbiamo apertamente detto ai cinesi che anche i nuovi dirigenti sovietici sono dei revisionisti, che essi non avrebbero cambiato i loro punti di vista ed avrebbero seguito la via del traditore Krusciov, senza Krusciov.

I cinesi non erano d'accordo con i nostri punti di vista e non si convinsero di quello che dicemmo loro. Essi non si convinsero e di ciò ho già scritto, perché, cessando la polemica contro i sovietici, cercavano di guadagnar tempo per diventare una grande potenza. Ma i sovietici la pensavano diversamente, pensavano che la Cina sarebbe diventata un paese revisionista, che avrebbe proceduto sotto la loro direzione e il loro diktat. Quando i cinesi compresero le intenzioni sovietiche, si arrivò alla scissione e per un certo tempo si sviluppò fra di loro la polemica. Essa continuò mentre la Cina mutava contemporaneamente la sua strategia volgendosi verso gli Stati Uniti d'America. Questa strategia condusse alla liquidazione di Lin Piao e dei «quattro».

Tutto questo l'ho scritto e il tempo lo sta confermando. Il tempo. confermerà ancora molte altre cose, mostrandoci ancor più chiaramente il grande imputridimento, causato da Mao Tsetung e dai suoi sostenitori, il loro grande inganno, indicandoci come essi hanno sfruttato la favorevole situazione rivoluzionaria della Cina per gettarla nel caos. Ora la cricca di Hua Kuo-feng accusa i «quattro» e milioni di altre persone oneste, che amavano e amano il socialismo, di lottare, a sentir loro, per instaurare il capitalismo in Cina, per creare il caos, per legarsi all'Unione Sovietica e via di seguito. Ma la realtà è diversa: l'attuale cricca al potere è una banda antimarxista, una banda di capitalisti, che procede velocemente in direzione del capitalismo, dell'avvicinamento e della collaborazione con gli Stati Uniti d'America, per controbilanciare il socialimperialismo sovietico, per divenire una superpotenza, un paese economicamente e militarmente sviluppato sulla via capitalista e non un grande Stato socialista, come pretendono questi rinnegati. Anche quei lati positivi che si possono trovare nelle affermazioni di Mao, e che egli stesso non metteva in pratica, stanno scomparendo.

I dirigenti revisionisti cinesi hanno accolto Tito trionfalmente. Ciò significa che essi sono d'accordo con la sua linea politica, ideologica, militare ed economica, con la forma di organizzazione statale dell'economia e dell'«autogestione» jugoslava, che sono d'accordo con le teorie antimarxiste della Lega dei Comunisti di Jugoslavia. Queste teorie e queste pratiche antimarxiste saranno ora attuate dai dirigenti cinesi anche in Cina, perché esse servono al tradimento del marxismo-leninismo, all'imperialismo americano e ai paesi capitalisti del mondo, che ora investiranno capitali, creeranno banche e società di vario genere in Cina per far entrare quest'ultima nel loro grembo imperialista.

Indipendentemente dalle temporanee disfatte che abbiamo subito, noi dobbiamo combattere con la massima asprezza queste situazioni, dobbiamo difendere il marxismo-leninismo, difendere la teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin, che rimane sempre potente, pura, trionfante. I popoli e il proletariato mondiale non perdono né il coraggio e nemmeno la speranza nella vittoria. Essi stanno lottando e lotteranno con accanimento ancora maggiore; essi vedranno ogni giorno più chiaramente il tradimento di questi pseudocomunisti, vedranno che questo tradimento rende ancor più pesante il giogo del capitale internazionale e nazionale che grava su di loro. In tal modo essi arriveranno alla conclusione a cui sono giunti Marx, Engels, Lenin e Stalin, secondo cui i popoli e il proletariato devono creare situazioni rivoluzionarie, devono creare i partiti marxisti-leninisti per compiere la rivoluzione e prendere il potere, per edificare una società socialista, una loro società con un potere di dittatura del proletariato.

La questione del comunismo cinese è stata per me un enigma. Questo non lo affermo ora, ma i miei dubbi li ho espressi anni fa nelle mie note. Questi dubbi mi sono sorti dopo la Riunione di Bucarest e sono cresciuti a causa dell'atteggiamento pusillanime tenuto dai cinesi in quella sede. Per i cinesi a Bucarest parlò per primo Pen Chen. Alla Riunione di Mosca venne dalla Cina Teng Hsiao-ping con una relazione molto conciliante verso i kruscioviani, ma Teng fu costretto dalle iniziative di Krusciov a fare dei mutamenti a questa relazione inasprendola un pò Krusciov infatti aveva preparato un materiale nel quale si attaccava la Cina e lo aveva distribuito prima della riunione. Teng inoltre vi fu costretto anche dall'atteggiamento deciso del nostro Partito, cosa che costituisce una lunga storia. Gli ulteriori atteggiamenti dei cinesi, intendo dire gli atteggiamenti politici e ideologici, sono stati di continua instabilità ed è proprio ciò che generava enigmi e dubbi. C'erano periodi in cui essi cercavano con insistenza di far cessare la polemica fra noi e i revisionisti kruscioviani; però c'erano momenti in cui la polemica fra loro s'inaspriva. Dopo la caduta di Krusciovrisorse nuovamente la marcata tendenza a cessare la polemica e ad unirsi con i kruscioviani, a loro dire, contro l'imperialismo, americano. La loro strategia dopo un certo tempo mutò nuovamente. I cinesi cominciarono a criticare i revisionisti sovietici attraverso la pubblicazione di nostri discorsi e scritti. Poi, in un secondo tempo, continuarono la critica pubblicando anche essi i propri scritti, ma, malgrado ciò, rimasero esitanti.

Venne il periodo dell'aspra lotta fra Mao Tsetung e Liu Shao-chi e quello della Rivoluzione Culturale. La Rivoluzione Culturale adottò un atteggiamento antisovietico, contro il revisionismo, contro la reazione interna e il capitalismo, contro Liu Shao-chi e contro l'imperialismo americano.

Questa instabilità di atteggiamenti politici era per noi sospetta. Ma, benché questi atteggiamenti fossero enigmatici,. il nostro Partito, noi, pensavamo pur sempre che la Cina, essendo un grande Stato socialista e avendo un grande dirigente marxista-leninista, facesse una politica molto ampia e di prospettiva, indipendentemente dal fatto che questa politica, come ho già. accennato, non si inquadrasse nei principi essenziali della nostra immortale dottrina marxista-leninista. In ciò sta l'enigma, ma ora possiamo affermare che questa politica, della Cina è stata un grosso inganno, una grande manovra dei revisionisti cinesi per mascherarsi.

La strutturadel partito cinese veniva propagandata e pareva identica a quella del Partito Bolscevico di Lenin e di Stalin, a quella del Partito del Lavoro d'Albania e di tutti i partiti marxisti-leninisti. Gli avvenimenti ci indicano che questa propaganda era un inganno. Il Partito Comunista Cinese aveva una struttura organizzativa che apparentemente pareva applicare una giusta linea, marxista-leninista, ma in realtà non era cosi. Anche per quanto riguarda la dittatura del proletariato in Cina, i cinesi strombazzavano che essa si basava, come in Albania, sugli insegnamenti del marxismo-leninismo. A questo riguardo noi abbiamo avuto dubbi. Abbiamo avuto dubbi non perché abbiamo potuto procedere a una verifica delle strutture organizzative del partito e degli organi di Stato in Cina, poiché le porte per conoscere l'esperienza di questo partito fratello ci erano chiuse, ma perché disapprovavamo molti loro atteggiamenti e azioni. Sorgeva l'interrogativo: perché non si dava la possibilità a un paese amico, quale l'Albania socialista, e a un partito fratello, quale il Partito del Lavoro d'Albania, che si sono trovati al fianco del Partito Comunista Cinese nei suoi momenti più difficili, di conoscere l'esperienza di questo partito, ecc.?

Desidero ribadire qui che quando le nostre delegazioni di partito si recavano in Cina, i cinesi coprivano ogni cosa con una propaganda strepitosa, con meeting, battimani, colpi di gong e con sterili riunioni. Tutte le riunioni avevano un carattere dimostrativo e la visita si riduceva ad una passeggiata, un recarsi qua e là. Alle domande poste dai nostri compagni, i compagni cinesi rispondevano in modo evasivo, o solo con alcuni slogan e citazioni imparate a memoria, di modo che non si poteva apprendere nulla da loro, oppure pretendevano che questo o quello nel loro paese somigliasse a quello che facevamo noi. I fatti indicano che essi praticavano largamente l'inganno politico, ideologico e organizzativo.

In Cina esistevano organizzazioni di .base del partito, comitati di partito dei distretti, delle comuni agricole, delle province e il Comitato Centrale. Tutti questi organi e organizzazioni avrebbero agito, a sentir loro, secondo le norme di un partito leninista. In questi organi dirigenti venivano «democraticamente» eletti comunisti, che si riunivano regolarmente e adottavano decisioni. Si diceva che il partito era alla guida del potere, dell'amministrazione e dell'economia; il partito, a sentir loro, dirigeva l'esercito, era il partito a comandare sul fucile e non il fucile a comandare sul partito. Si presentavano dunque le cose come se fossero il Comitato Centrale, l'Ufficio Politico, o il Comitato Permanente dell'Ufficio Politico, a dirigere. In realtà questi organismi esistevano, ma formalmente, perché l'intera struttura organizzativa del partito consisteva nella direzione personale da parte di Mao Tsetung, che si mascherava con una pretesa direzione collegiale, che non operava. Era dunque Mao ad agire, appoggiato dall'Ufficio Generale e dalla sua guardia personale, dei quali ho già scritto. E' su queste basi che operava il potere, lavoravano le fabbriche e le comuni agricole. Esistevano alcuni indirizzi, alcune regole, alcune leggi, che tutti dovevano attuare nei loro posti di lavoro, ecc., ecc.

Si dice che il gruppo di Liu Shao-chi avesse stabilito una carta con non so quanti punti riguardo l'organizzazione delle imprese secondo l'esempio di Magnitogorsk in Unione Sovietica, però proprio allora Mao formulò un'altra «carta», che venne definita Carta di Anshan, ma questa «opera» di Mao, a quel che asseriscono i cinesi stessi, è rimasta chiusa in un cassetto per 10 anni. Da chi? Perché? Come poteva succedere ciò, quando, almeno ufficialmente, il presidente del partito era Mao stesso?! Strana lotta di frazioni e di linee! In altre parole, risulta che la struttura del Partito Comunista Cinese non era una struttura del tipo del partito bolscevico di Lenin. Ora noi comprendiamo chiaramente questa struttura e questa linea, ma su essa abbiamo avuto dubbi già da prima. Abbiamo scritto che Mao Tsetung, in realtà, non ha accettato la struttura leninista della costruzione del partito. Egli l'«accettava» soltanto per mascherare i suoi punti di vista non marxisti o al più, diciamo, eclettici.

La rivoluzione in Cina è stata necessaria a Mao per organizzare e mascherare il suo potere personale e quello di una vasta crseca intorno a lui. In Cina, a quanto pare, esistevano molte cricche, molte linee. Ogni provincia era come un regno a parte e ogni capo di una provincia era un signore della guerra. Noi sappiamo che il dirigente del sedicente comitato di partito e del comitato esecutivo teneva nelle sue mani tutte le posizioni chiave della provincia; egli assolveva anche al compito di comandante del corpo d'armata di stanza in quella provincia ecc.

Pare che, dopo la rivoluzione, in realtà questa organizzazione della Cina sia stata modernizzata. L'apparato del vecchio regime imperiale e in seguito quello di Chiang Kai-shek subirono dei cambiamenti adattandosi ai tempi e questi cambiamenti vennero coperti con un manto, a loro dire, marxista-leninista. In realtà, la struttura del partito in Cina non era una struttura di tipo leninista, non solo 'per il fatto che l'Ufficio Generale e il suo capo, il dirigente del partito, erano onnipotenti, ma anche per un altro motivo, perché in questo partito (é sono gli stessi cinesi a riconoscerlo) esistevano almeno due linee, perché Mao predicava lo «sbocciare di cento fiori», lo svilupparsi di molti linee. Questo non era altro, come ho già sottolineato altre volte, che pluralismo sulla via del socialismo, ma un socialismo che non assomigliava al socialismo scientifico definito dalla dottrina di Marx, Engels, Lenin e Stalin.

Anche sulla questione dell'organizzazione statale, abbiamo nutrito sempre dubbi. Ci dicevano che, oltre agli organi supremi del potere e dell'amministrazione statale al centro, esistevano gli organi locali del potere e dell'amministrazione statale nelle provincie. Queste provincie in Cina sono molto vaste e hanno decine di milioni di abitanti come uno Stato quale la Francia, il Giappone oppure la Repubblica dell'Ucraina ecc. Ma in che modo venivano dirette queste provincie? Esse venivano dirette da un cosiddetto comitato di partito relativamente allargato, che poteva avere circa 100 membri, da un ufficio politico costituito da 10-12 membri e da un comitato esecutivo che era presso a poco simile ai comitati esecutivi di distretto in Albania. Una simile divisione amministrativa per la Cina, per un territorio tanto vasto, per una popolazione tanto numerosa e per un paese con diverse nazionalità, era strana.

Ci ponevamo l'interrogativo: Come era possibile realizzare correttamente con queste forme di organizzazione il collegamento del centro con questo grande territorio e con centinaia di milioni di abitanti e fronteggiare i grandi problemi che si ponevano?

In ciò consisteva l'interrogativo ed al tempo stesso l'enigma per noi. Ma, come risulta chiaramente, si era istituita una direzione personale attraverso un accentramento del potere e un centralismo burocratico; gli ordini e le direttive erano emanati da Mao, e da lui il primo ministro e i ministri prendevano questi ordini e direttive e li mettevano in pratica. Dunque Mao inviava direttamente gli ordini da questo Ufficio Generale ai segretari delle provincie e la popolazione li eseguiva. Si organizzavano riunioni e conferenze? Certamente sì, anzi se ne facevano molte e duravano per intere giornate per spiegare alla gente questa o quest'altra sedicente grande direttiva, e per farla entrare, a loro dire, nella testa della gente, affinché la eseguisse puntualmente. Si faceva credere che si trattasse di direttive di partito, ma di fatto non era cosi, erano direttive personali. Da ciò si giunge alla conclusione che, in questo regime cosiddetto socialista cinese, non c'era un partito a guidare e dirigere, non c'era una direzione collegiale, ma esisteva solo una direzione burocratica personale Questo tipo di organizzazione, con forme personali, si riflette anche nelle provincie, a proposito delle quali, ogni qualvolta c'è una lotta fra gruppi o frazioni, si dice che questa provincia è con Teng Hsiao-ping, quest'altra con i «quattro» ecc. Così Shanghai, città molto grande con circa 10 milioni di abitanti, che per molto tempo era stata considerata la «roccaforte» del gruppo dei «quattro», Chan, Chang, Yao e Wang, più tardi veniva portata ad esempio per i milioni di persone che hanno fatto uscire per le strade per manifestare la loro condanna della «banda dei quattro». In ciò si rispecchiano anche le grandi disparità di trattamento tra quadri e masse per quanto riguarda le retribuzioni e i privilegi. Il popolo viveva con semplicità e bisogna dire che era soddisfatto, poiché la rivoluzione aveva -portato ad un certo miglioramento delle sue condizioni economiche, gli aveva almeno assicurato il lavoro e il pane quotidiano (il riso).

L'inganno sta anche nell'uso di una terminologia marxista, con la quale Mao Tsetung e la cricca intorno a lui mascheravano la loro attività borghese, capitalista e revisionista. Leggendo i quattro volumi delle opere di Mao Tsetung, traevamo alcune conclusioni e queste conclusioni erano positive. Anzi io ho scritto che non è facile trovarvi un problema trattato teoricamente in modo errato. Mao lanciava molti slogan che apparivano semplici, ma apparivano anche nebulosi, o filosofici, o marxisti. Di fatto la realtà dello sviluppo della società cinese era del tutto diversa. Allora cosa succedeva? Perché gli scritti di Mao non si accordavano con le azioni di questo uomo onnipotente? Qui sta la questione, l'enigma di questo problema, e non si può trovare altra spiegazione a questo enigma, all'infuori del fatto che, quando sono stati compilati e preparati perla loro pubblicazione, questi quattro volumi delle opere di Mao sono stati sistemati da persone competenti che capivano il marxismo e che dovevano dare alle aberrazioni revisioniste di Mao un colore marxista-leninista.

Non si può interpretare altrimenti questa. situazione creatasi in Cina, i grandi torbidi ideologici e politici prodottisi, non si può spiegare altrimenti questa instabilità nella linea politica del partito e questo continuo cambiamento della strategia del partito e dello Stato cinese, per non parlare poi delle tattiche. Ora si comprende bene perché Mao Tsetung era tanto entusiasta quando fu gettato fango su Stalin, perché era tanto entusiasta di Krusciov, che egli ha definito «il Lenin dei nostri tempi» e questo l'abbiamo sentito con le nostre orecchie. Il motivo di questo entusiasmo è che Mao era contro il marxismoleninismo, contro lo Stato socialista edificato da Lenin e consolidato da Stalin, era contro le norme leniniste del partito e della dittatura del proletariato, era per una dittatura personale, e in Krusciov egli vide un nuovo dittatore revisionista, un nemico dei principi e delle norme leniniste-staliniane.





GIOVEDI

15 SETTEMBRE 1977

IN CINA LE CALUNNIE DELLA BORGHESIA CONTRO DI

NOI VENGONO PUBBLICATE A USO DEI QUADRI

Ogni giorno la nostra ambasciata ci invia da Pechino i1 riassunto delle notizie della Hsinhua, che viene preparato per i quadri cinesi. Questi bollettini sono pieni di articoli diffamatori contro il nastro paese, ripresi dai giornali borghesi-dell'imperialismo americano e di altri paesi imperialisti. Tutte le calunnie inventate da questi giornali vengono pubblicate dall'ufficio della propaganda cinese per screditare lo Stato socialista in Albania e il Partito del Lavoro d'Albania. Questo ufficio è diretto dal direttore della Direzione Esteri del Comitato Centrale per le relazioni con i partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo.

A parte le calunnie inventate da questi giornali, secondo le quali.in Albania si scrive apertamente questo e quello contro la Cina - e tutto questo viene gonfiato.nei bollettini di notizie ad uso dei quadri cinesi - si pretende anche che nel nostro paese,cèntinaia di filocinesi vengano arrestati, torturati.ecc. Si scrive che gli studenti albanesi, in Cina sarebbero. rientrati in Albania per non ritornare più in Cina. Si calunníanó inoltre gli albanesi che si comporterebbero male con gli specialisti cinesi e si insinua che questi siano stati espulsi dall'Albania.

Tutte queste false notizie e molte altre calunnie della stampa reazionaria occidentale vengono riprodotte dai cinesi e diffuse fra i loro quadri. Lo scopo di Keng Piao e della direzione cinese è evidente. Queste azioni vengono compiute non solo per screditare la politica del nostro Partito marxista-leninista, la politica di amicizia del nostro Stato verso la Repubblica Popolare di Cina, ma anche per coprire gli arresti e i crimini che i cinesi stessi stanno compiendo, essi desiderano coprire la loro linea capitalista che stanno sviluppando in tutti i sensi e che cercano di mascherare con gli articoli dei «Renmin Ribao» ecc., scritti da pseudomarxisti incaricati e pagati dai cinesi ai quattro angoli del mondo. E' dunque evidente che i cinesi pubblicano sulla loro stampa ufficiale tutto ciò che esalta la Cina, Hua Kuofeng, 1'11° Congresso, la teoria dei «tre mondi», Mao Tsetung, Teng Hsiao-ping, ecc., ecc. mentre propinano ai quadri le calunnie dei giornali borghesi contro il nostro Partito e il nostro paese.

Neanche la stampa più reazionaria segue una simile politica, ricorre a simili azioni. Nemmeno la borghesia ha usato ed usa una simile tattica, tanto diabolica. Nessuno Stato borghese capitalista, che abbia contraddizioni e contrasti con un altro Stato, ricorre a simili calunnie e a simili metodi. Prendiamo l'esempio della Grecia e della Turchia. Fra loro esistono profondi e importanti disaccordi politici e territoriali, anzi si minacciano reciprocamente di guerra, ma parlano apertamente, criticando e biasimando apertamente e pubblicano tutto ciò sui loro giornali, mentre i cinesi pubblicano per i quadri le calunnïe della borghesia contro di noie non prendono l'iniziativa di pubblicare su questi giornali a circolazione interna i nostri autentici punti di vista, né gli autentici punti di vista di quei partiti marxisti-leninisti che si pronunciano sui grandi problemi -politici. Questo i cinesi non lo fanno affatto, perché se facessero conoscere i nostri giudizi ai loro quadri, allora si creerebbe una situazione insostenibile per i traditori al potere nello Stato cinese e nel Partito Comunista Cinese.

Tempo fa, al tempo di Mao Tsetung e di Krusciov, i cinesi adottarono la tattica di pubblicare sui loro giornali tutti i discorsi di Krusciov, non solo quei discorsi nei quali vantava le relazioni imperialiste, non solo i discorsi nei quali screditava Stalin, ma anche quelli in cui attaccava la Cina. Noi dicevamo loro: Perché mai pubblicate queste cose? Mao, con la stia «grande» filosofia rispondeva: «Le pubblichiamo affinché i cinesi traggano insegnamento dagli errori dei sovietici». In questa situazione, di questa «eccelsa» filosofia di Mao, ne approfittarono i Krusciov tmesi, Liu Shao-chi, Teng Hsiao-ping, senza eccettuare Chou En-lai. Queste cose sono state pubblicate a profusione fino a quando Mao si accorse che le conseguenze erano troppo pericolose per lui e vietò la loro pubblicazione.

Un'altra questione è quella dell'atteggiamento dei cinesi nei confronti dei nuovi partiti marxisti-leninisti. I cinesi non riponevano la minima fiducia nell'organizzazione di questi partiti; perciò non solo li sottovalutavano, ma seguivano questo loro principio: «Noi, cinesi, manterremo legami con tutti i partiti e i gruppi marxisti-leninisti che si creeranno, senza far distinzione fra chi si trova o meno su giuste posizioni e più tardi si vedrà». Così passò un certo periodo di tempo. Quando i cinesi mutarono strategia e tattica e fecero gravi errori di principio, quando imboccarono una via antimarxista, adottarono un altro atteggiamento verso i nuovi partiti. I partiti che elogiavano il Partito Comunista Cinese erano considerati suoi amici, mentre gli altri erano suoi nemici e, secondo i cinesi, questi nemici hanno alla testa il Partito del Lavoro d'Albania. Questi sono i rinnegati, i revisionisti, i nemici del comunismo che dirigono oggi la Cina. Ma questa tattica e queste loro azioni non avranno vita lunga, perché, qualunque cosa facciano, la verità si farà strada, le parole e il pensiero del Partito del Lavoro d'Albania e degli altri patiti marxisti-leninisti si faranno strada e giungeranno all'orecchio del popolo cinese, dei marxisti-leninisti cinesi, i quali già da oggi sanno fare distinzione fra la giusta linea del nostro Partito e la linea revisionista antimarxista della direzione cinese, perché gli scritti del nostro Partito si diffondono ovunque. Questo processo di differenziazione si svilupperà ulteriormente; la diffusione di questi scritti sarà maggiore, a prescindere dal fatto che i revisionisti cinesi instaureranno una severa censura. Ma pare che difficilmente sarà possibile instaurare in Cina una forte censura, perché i revisionisti cinesi non sono tanto organizzati come quelli sovietici, che hanno conservato il vecchio apparato dell'edificazione del socialismo, utilizzandolo però al servizio della loro dittatura fascista. In Cina, al contrario, esiste il caos e questo caos, se non sbaglio, andrà aumentando.

Noi costatiamo che in Cina non c'è tranquillità, non c'è unità; costatiamo che tutti al vertice, figuriamoci poi alla base, non la pensano nello stesso modo e ciò non permette ai revisionisti cinesi di agire allo stesso modo dei kruscioviani.



VENERDI

16 SETTEMBRE 1977

DOBBIAMO GIUDICARE CON CALMA OGNI COSA

Dopo 1a visita di Tito, e fino ad oggi, la propaganda cinese sta tacendo contro il sociahmperialismo sovietico. Da tempo tace nei confronti dell'imperialismo americano. Inoltre questa propaganda non .parla né del «terzo mondo»., che la Cina si è visto contestare da Tito, che lha definito una divisione artificiale del mondo. Egli ha sostenuto e messo in risalto la sua concezione, secondo cui esistono canpi di cui fanno parte un certo numero di Stati e il sistena dei «paesi non allineati».

Come ho già scritto, i cinesi hanno riservato a Tito accoglienze pompose anche a Shanghai, dove egli non ha mancato di ricorrere alla demagogia che gli è propria sulla Jugoslavia, sull'«autogestione» e sulle relazioni economiche e tecnologiche «molta avanzate» che la Iugoslavia può stabilire con questa grande metropoli industrble cinese. In altre parole, ciò può significare che, tramite la Jugoslavia, gli Stati Uniti d'America forniranno alla Cina una tecnologia d'avanguardia e la Cina si salverà la faccia, senza compromettersi malamente nella sua alleanza con l'imperialismo americano. In questo modo tutti e tre, gli Stati Uniti d'America, Tito e anche la Cina, ci guadagnano. A rimetterei a causa di questa attività revisionista è la rivoluzione.

La. Cina dunque si è inoltrata e si inoltrerà ancor più sulla via del tradimento del marxismo-leninismo e della rivoluzione. Noi seguiremo con la massima attenzione questo processo, perché concerne il mendo in primo luogo, ma anche noi in modo particolare. Che posizione adotteranno i cinesi nei nostri confronti? E' evidente che le loro posizioni ideologiche e politiche saranno in contrasto con le nostre. I contrasti e gli attacchi reciproci attualmente si svolgono indirettamente. Le nostre obiezíoni sono fondate, sostanziali e inconfutabili, mentre le loro obiezioni sono infondate e antimarxiste.

I cinesi sono ora interessati a questo sviluppo indiretto della polemica, oppure desiderano che questa si sviluppi apertamente? In base all'esperienza che abbiamo della Cina, questa ha sempre praticato una polemica del genere, indiretta. Essa attaccava Tito per non fare il nome di Krusciov, essa per due o tre anni di seguito ha attaccato il «Krusciov numero uno» per non fare il nome di Liu Shao-chi, contro il quale Mao proclamò la Rivoluzione Culturale Proletaria. Definì per molto tempo Teng Hsiao-ping «Krusciov cinese numero due» ecc., ecc. Nella prassi cine esiste una tattica simile.

I cinesi dicono: «Ci attacchino gli altri per primi, noi poi contrattaccheremo. Ma anche noi, fino a che il vaso non traboccherà,, adotteremo la stessa tattica. Bisogna anche tener presente che i cinesi, per nascondere le loro porcherie, per mascherare i loro atteggiamenti ideologici e politici antimarxisti, possono intrattenere con noi normali relazioni commerciali e rispettare, naturalmente con dei ritardi, gli impegni contrattuali che hanno con noi. E' anche possibile che essi non rispettino questi impegni, possono anche ritardare molto il loro adempiritento, al punto di costringerci ad inviare loro una nota dopo l'altra. Ed è quanto faremo. Comunque sia, dobbiamo seguire questa questione anche tenendo presente la realizzazione degli impegni che i cinesi hanno verso di noi. E' nel nostro interesse che essi realizzino i loro impegni senza che da parte nostra sia fatta la minima concessione politica o ideologica. Quando si tratta di smascherare la loro attività antimarxista, noi dobbiamo, senza mettere direttamente il dito sulla piaga e puntarlo sulla persona, trovare forme e modi d'azione ben comprensibili a tutti per smascherarli. Questa è la tattica da seguire attualmente, finché le azioni antimarxiste dei cinesi contro di noi non precipiteranno in modo evidente. Queste tattiche non possono essere sempre identiche, avere sempre la stessa intensità. Esse dipendono dal momento, dalle circostanze e dagli errori che commetteranno i cinesi. Noi dobbiamo giudicare ogni cosa con calma, nell'interesse della rivoluzione mondiale, della purezza del marxismo-leninismo, nell'interesse dei nostro Partito e della nostra patria socialista.



GIOVEDI’

6 OTTOBRE1977

QUESTE SONO ASSURDITA'

Il discorso del ministro degli esteri cinese all'ONU ! stato un fiasco. Non era un discorso politico, anzi nemmeno uncomune articolo, ma pareva che Huan Hua si rivolgesse al Imitato rivoluzionario di qualche comune popolare in Cina. Si pssono pronunciare all'ONU simile parole: «Hua Kuo-feng è il saggio dirigente ed è ;stato Mao Tsetung in persona a indicarti quale suo successore»? Perfino la regina d'Inghilterra, indipedentemente dal fatto che in quel paese esista una legge dinastia, non può trasmettere il trono a suo figlio perché diventi re di questo paese, senza aver prima convocato il Consiglio della Coraa, poi la Camera dei Comuni ecc., ecc. Mentre in China, in un pase che si definisce socialista e marxista-leninista, Mao Tsetung avabbe il diritto di designare lui stesso il presidente del.Partito e ilprimo ministro, come ha fatto con Hua Kuo-feng. Come si più dire in una riunione dell'ONU che il presidente del .partito, Hu Kuvfeng, «ha eliminato con un sol colpo la banda dei quttro»? Queste sono assurdità. Ma che impressione può causamezn simile discorso nei paesi del cosiddetto terzo mondo, che la Cina cerca di prendere sotto le sue ali?



DOMENICA

9 OTTOBRE 1977

LE NOSTRE POSIZIONI SMASCHERANO I PIANI DEI

REVISIONISTI

Il discorso del rappresentante dell'Albania all'ONU ha fatto una buona impressione ed è quel che ci eravamo prefissi, in particolare riguardo i piccoli paesi del cosiddetto terzo mondo, inventato dai cinesi, e i «paesi non allineati» che i titini pretendono di guidare. Noi abbiamo smascherato tutte queste «teorie» e ciò ha, in realtà, mandato a monte i loro piani. Il piano cinese del «terzo mondo» è un grande piano diabolico, col quale la Cina mira a divenire anch'essa una superpotenza, proprio ponendosi a capo deI «terzo mondo» e del «mondo dei non allineati». Con ciò si spiega lo scopo del viaggio fatto da Tito a Pechino e il risultato dei colloqui fra Hua Kuo-feng e Tito. Ma le nostre posizioni, l'esposizione dei problemi, sia dal punto di vista ideologico che politico, al 7 ° Congresso e, in seguito, l'articolo del 7 luglio ecc. .hanno smascherato questi piani preparati da Mao Tsetung e più tardi dai suoi successori.

Ora noi dobbiamo continuare il nostro lavoro in questo senso, perché dobbiamo far trionfare e radicare nel mondo i giusti principi marxisti-leninisti, che portano a tutti i popoli del mondo la libertà, l'indipendenza e l'autentica sovranità, che contribuiscono a scalzare e a distruggere l'imperialismo americano, il socialimperialismo sovietico e il moderno revisionismo cinese, che aspira a divenire anch'esso una superpotenza.



VENERDI

14 OTTOBRE 1977

REVISIONISMO IBRIDO

Ieri sera ho letto l'editoriale del «Renmin Ribao», «Sullo sbocciare dei cento fiori e sul contendere delle cento scuole», vecchia teoria di Mao Tsetung fin dall'epoca in cui dominava la cricca di Liu Shao-chi, Teng Hsiao-ping, Pen Chen ecc., contro i quali venne diretta la «Grande Rivoluzione Culturale», anzi «Proletaria».

Mao Tsetung lanciò questa idem, per così dire, «geniale», che concordava con le sue concezioni opportunistiche, poiché una simile idea significava lasciare che le concezioni borghesi, capitaliste, marxiste, pseudomarxiste, revisioniste, trotzkiste, anarchiche, si sviluppassero liberamente e che su di esse si discutesse liberamente. Questa linea si collegava alle sue concezioni opportunistiche, perché, come appare dai suoi scritti, egli non ha diretto il «socialismo» in Cina sulla base della teoria marxistaleninista, ma in base a una «teoria» da lui innestata e che viene definita «maotsetungpensiero». Questo «socialismo» in Cina non viene diretto unicamente dal Partito Comunista Cinese, e questo Mao stesso l'afferma di persona. Esso vien dirette anche dagli altri partiti della borghesia, che sono uniti in un fronte comune con il Partito Comunista Cinese. Secondo Mao Tsetung, anche questi partiti, insieme al Partito Comunista, devono governare la Cina. E' chiaro che, secondo questa «teoria», questi partiti hanno non soltanto il diritto di dire la loro parola nell'edificazione della nuova Cina, ma anche di esprimere i loro punti di vista filosofici sull'arte, la cultura, l'ordinamento dello Stato, l'esercito ecc., ecc.

L'orientamento della teoria dello «sbocciare di cento fiori e del contendere di cento scuole» non usciva dall'ambito della linea filosofica di Mao Tsetung, questa veniva semplicemente definita e qualificata come l'immagine di una lotta esemplare delle masse, cioè di una politica che permettesse alle masse di sviluppare il dibattito. Ma cosa avvenne quando questa «teoria» del presidente Mao venne messa in atto? Successe che tutta la. borghesia reazionaria in Cina si mise a scrivere migliaia di articoli politici, teorici, culturali ecc., ecc. che erano in flagrante contrasto con il marxismo-leninismo. Attraverso questi articoli si facevano sforzi per iridar fiato tra le larghe masse popolari all'idea che il socialismo edificato in Unione Sovietica, sotto la guida di Stalin, non era adatto, perciò la Cina doveva svilupparsi seguendo un'altra via, la via borghese-capitalista. E tutta questa violenta campagna che andava crescendo, era appoggiata dallacricca reazionaria di Liu-Teng.

Di fronte a una simile situazione, cioè quando Mao e il suo gruppo s'accorsero che lo scatenarsi di questi «diavoli», che essi stessi avevano fatto uscire dalla bottiglia, era estremamente pericoloso, vennero .presi immediatamente i provvedimenti per bloccarlo. Questo scatenarsi oltrepassava i limiti degli obiettivi di Mao Tsetung, perché egli e il suo gruppo in verità gradivano, sì un simile «sbocciare di cento fiori e contendere di cento scuole», ma non nelle forme assunte. Ciò dimostrava che questa idea «geniale» di Mao non poteva venire ulteriormente sviluppata.

Ma, come ben sappiamo, Mao Tsetung in seguito diede vita alla «Grande Rivoluzione Culturale», definita anche «Proletaria», con la partecipazione degli studenti, delle «Guardie Rosse» e dell'esercito, liquidando il partito e le organizzazioni di massa e, in questo modo, liquidando lo stesso stato maggiore di Liu Shao-chi. In realtà, Mao liquidò Liu Shao-chi, Pen Chen e alcuni altri dirigenti reazionari, senza però liquidare Teng, che era il Liu Shao-chi numero due, ed alcuni altri revisionisti matricolati come lui.

Non dilunghiamoci. La Rivoluzione Culturale fece degli sforzi, naturalmente zoppicanti, perché il suo capo, Mao Tetung, non si trovava su autentiche posizioni marxiste-leniniste per guidare fino in fondo una simile rivoluzione, cioè una rivoluzione sotto la dittatura del proletariato. In questa rivoluzione noi venne instaurata né operò la dittatura del proletariato; al contrario questa rivoluzione, che si definiva «proletaria» e «sotto la dittatura del proletariato», come affermava Mao, non operò guidata da questa dittatura, ma da alcune idee confuse, non rivoluzionarie. Durante la Grande Rivoluzione Culturale furono adottati provvedimenti buoni e cattivi, finché Mao nuovammte si spaventò e, dopo aver liquidato Liu Shao-chi, egli, insieme a Chou En-lai, frenò il movimento e si sforzò di porre la Cira sulle posizioni che pensava, su posizioni non rivoluzionarie, noi marxiste-leniniste, ma opportunistiche e liberali. E Mao realizzò questo suo disegno, riabilitò Teng e lo nominò viceprimoninistro e vicepresidente del partito.

Ma, dopo la morte di Chou En-lai, nell'Ufficio Tolitico esisteva una «banda dei quattro», come la definiscono Hux Kuofeng e compagni, la quale venne accusata di essere reazimaria, radicale, di pseudo-sinistra, ma che in realtà venne definita di destra e contraria ad ogni cosa. Come dicono costoro, essa voleva «portare al potere la borghesia, liquidare il socialismo», ecc., ecc. In tal modo, dopo la morte di Chou En-lai e di Mao Tsetung, Hua Kuo-feng, con l'esercito, «con un sol colpo» ha licuidato i «quattro», stabilizzando così la situazione con un putsch.

Ora ritorniamo ai «cento fiori e alle cento scuole». I.a linea dei golpisti, dunque, è chiara. Questa vecchia «teoria» di Mao Tsetung era loro utile, ma, secondo l'editoriale del «Renmin Ribao», essa è stata ostacolata nel suo ampio sviluppo dai «quattro». Se i «quattro» l'hanno ostacolata, hanno fatto benissimo, ma Hua Kuo-feng e Teng Hsiao-ping e soci li accusano di aver commesso con ciò un grave crimine e per questo ora pubblicano questo editoriale, in cui predicano lo sviluppo «dei ceno fiori e delle cento scuole». Ciò significherà il fiorire di tutte le correnti filosofiche confuciane e borghesi-capitaliste e questa ideologia idealista, capitalista e pragmatista, questo «maotsetungpensiero» viene ricoperto con un manto marxista-leninista. «Questo nuovo sviluppo del pensiero progressista cinese - si afferma nell'editoriale - è la continuazione e l'applicazione rigorosa del pensiero di Mao Tsetung». Di fatto si tratta di questo, dello sviluppo del pensiero non marxista di Mao Tsetung.

Ciò è necessario, al gruppo revisionista giunto al potere, per trasformare la Cina socialista in un paese capitalista; per preparare il terreno ai grandi investimenti capitalisti delle società multinazionali e per creare in Cina grossi consorzi, i quali coopereranno con i grandi consorzi americani e degli altri paesi capitalisti economicamente sviluppati, cioè del «secondo mondo». Questo mondo e i grandi consorzi che operano nel suo seno desiderano investire in Cina, perché vi possono ricavare profitti colossali. Il mercato cinese è illimitato, le ricchezze della Cina sono grandi. Per questo motivo questi paesi vogliono che la Cina abbia un governo stabile, che la rivoluzione sia evitata e, per realizzare ciò, è necessario che non solo ci siano i controrivoluzionari al potere, ma che anche l'organizzazione, la, struttura e la sovrastruttura dello Stato cinese siano capitaliste, cioè che lo sviluppo dei suoi rapporti economici, politici ed ideologici con le grandi potenze imperialiste proceda in armonia. Ecco perché la «teoria» dello sbocciare di «cento fiori e del contendere di cento scuole», che è una teoria tipicamente revisionista, è loro confacente.

Ieri l'altro ho letto un articolo sul giornale francese «Le Monde», in cui un corrispondente trattava alcuni punti di vista del revisionista francese Garaudy; tra l'altro questi esprime gli stessi punti di vista dei cinesi sullo sviluppo dell'arte e della cultura, senza però usare l'espressione dei «cento fiori e delle cento scuole». L'autore di questo articolo scrive che bisogna permettere un libero sviluppo delle arti, della cultura e della filosofia secondo le idee e le convinzioni di ciascuno e che sopratutto riguardo ad esse in nessun modo si debbono seguire dogmi superati, ma si deve permettere il loro libero confronto, affinché lo stesso futuro sia inventato e non pianificato e inventato dai pensatori, i quali devono essere lasciati liberi di sviluppare le loro concezioni eterogenee. In altre parole, da quel che risulta anche da questo articolo, Garaudy predica le stesse idee di Mao. Nel suo articolo il corrispondente del giornale «Le Monde» afferma che gli dispiace molto di non aver studiato, durante i suoi studi all'università di Parigi, la filosofia indiana, cinese, araba, ecc.

Dal punto di vista ideologico i cinesi si ritrovano insieme, sulle stesse posizioni, con tutte le correnti revisioniste del mondo, cui essi aggiungeranno le caratteristiche del revisionismo cinese, che verranno a galla, a causa della natura della stessa società cinese, delle aspirazioni della cricca revisionista e della antica filosofia cinese. In altre parole il revisionismo cinese sarà un innesto abbastanza complesso, mistico e diabolico, perché i cinesi avanzeranno continuamente nella difesa delle loro teorie revisiofiste eclettichè. La peculiarità dell'ideologia revisionista cinese risiederà nel creare una grande confusione su scala nazionale, non solo per soffocare i movimenti rivoluzionari e per screditare il marxismo-leninismo, ma per creare, con il proprio eclettismo la confusione nell'ideologia degli altri revisionisti, particolarmente di coloro che sostengono il revisionismo sovietico.

I cinesi provocheranno confusione ideologica non solo perché spinti dal desiderio di smascherare il revisionismo sovietico, ma anche a. causa della psicologia e della mentalità asiatica confuciana cinese e in generale della filosofia idealista asiatica. Quando parliamo di filosofia non possiamo dimenticare l'influenza esercitata su di essa dalla religione, dal buddismo, dal brahmanesimo, dal cristianesimo e l'islamismo, questi ultimi nella misura in cui si manifestano nel continente asiatico e nel subcontinente cinese.

Oltre a ciò la politica cinese sarà caratterizzata da una grande e continua instabilità. Per un lungo tempo essa sarà caratterizzata dall'ipocrisia, dai sorrisi, ma al tempo stesso anche da colpi, da attacchi e contrattacchi contrari ai princìpi. La tendenza generale di questa politica sarà caratterizzata dagli sforzi per creare un'atmosfera confusa anche in altri paesi, particolarmente in Asia e in Africa, dove la Cina può avere un'influenza preponderante, dove, in altre parole, può creare i mercati e le zone di influenza che le occorrono per divenire una superpotenza.

In questo senso bisogna sviluppare la lotta contro il revisionismo cinese. La «grande» politica della Cina si scontrerà frontalmente non solo con la lotta decisa del Partito del Lavoro d'Albania e di tutti gli altri partiti comunisti e operai marxisti-leninisti del mondo, ma al tempo stesso anche con la resistenza dei popoli del cosiddetto terzo mondo, con i quali la Cina pensa di poter condurre una politica ipocrita, a molte facce, con molte bandiere. Essa avrà contraddizioni con questo o quel popolo, perché il revisionismo, di per sé, genera contraddizioni. Ed anche le mire imperialiste della Cina le creeranno contraddizioni non solo con gli imperialisti, non solo con i grandi Stati industrializzati, cioè gli altri imperialisti meno potenti dell'imperialismo americano e dell'imperialismo sovietico, ma anche con gli Stati e i popoli che essa definisce del «terzo mondo».

La Cina ha aiutato Mobutu, si è schierata contro il popolo congolese. Ora, nel conflitto fra l'Etiopia e la Somalia, vediamo che la Cina ha cominciato a battere in ritirata, perché si è accorta di essersi scrreditata in Africa con le posizioni precedentemente assunte. Pare che attualmente essa parteggi per la Somalia, in guerra contro l'Etiopia. Il conflitto fra questi due paesi africani è stato provocato dalle superpotenze, dagli interessi strategici ed economici dell'imperialismo americano e del socialim'perialismo sovietico. Il socialimperialismo sovietico aiuta l'Etiopia, mentre gli Stati Uniti d'America aiutano la Somalia. La Cina doveva necessariamente aiutare 1a Somalia contro l'Etiopia ed è quello che sta facendo ora, ma con molta prudenza. Nonostante ciò questo crea di nuovo una contraddizione e smaschera la «grande» pretesa della Cina di essere, a suo dire, un aiuto per i piccoli popoli. Ma, dal momento che intende aiutare i piccoli popoli, essa deve definire che genere di aiuto deve dar loro. Ma la Cina non è in grado di definire una simile giusta politica, perché la sua politica non è marxista-leninista, ma congiunturale, è una politica eclettica, capitalista. Essa deve sostenere un gruppo capitalista e combattere l'altro, non ha altra via d'uscita. Se la politica della Cina fosse marxistaleninista, essa dovrebbe colpire tutti coloro che organizzano queste guerre fra i .popoli, e indicare ai popoli di questi due paesi la loro giusta via, cioè la via dell'indipendenza, della libertà e della sovranità autentica, neutralizzando l'influenza e gli interventi degli imperialisti e dei revisionisti. Questo la Cina non lo può fare, perciò la sua politica sarà sempre una politica congiunturale, una politica capitalista, una politica che cadrà in continue contraddizioni, che 1a screditerà politicamente ed ideologicamente.

L'obiettivo reale della Cina è di ottenere ingenti crediti, in primo luogo, dagli Stati Uniti d'America, ma anche dal Giappone, dalla Germania Occidentale, dalla Francia ecc. per rafforzare il suo esercito e la sua economia. Questi sono i due obiettivi della Cina in campo politico e ideologico. In questi orientamenti non c'è nulla di marxista-leninista, al contrario questa è una politica e una ideologia borghese, che trasformerà la Cina in uno Stato con un grande potenziale economico e militare, e con una struttura e sovrastruttura capitaliste.

Col passare dei giorni e dei mesi, i marxisti-leninisti vedranno sempre con maggior chiarezza questa politica antimarxista della Cina. Anche i popoli poveri del mondo vogliono la libertà ed una reale indipendenza, desiderano liberarsi dai ceppi del capitale. Essi vedranno e capiranno ogni giorno meglio che la politica della Cina è una politica di asservimento, al pari di quella dell'imperialismo americano e del socialimperialismo sovietico, essi si renderanno conto che la Cina ha rapporti politici con le direzioni reazionarie di questi paesi e non con gli stessi popoli.

Naturalmente, a noi, marxisti-leninisti, e particolarmente al Partito del Lavoro d'Albania, spetta il compito di condurre una grande lotta aspra, ineguale contro tutte le potenze imperialiste e revisioniste. La lotta che stiamo conducendo contro il revisionismo cinese è certamente dura ed andrà crescendo, a prescindere dalle tattiche temporanee che continueremo ad usare, per i motivi già esposti. Ma la questione sta nel fatto che tutti gli altri autentici partiti comunisti marxisti-leninisti debbono rendersi conto che abbiamo a che fare con un grande nemico e che la nostra lotta è molto aspra, molto complessa, e quindi nel suo corso ci troveremo davanti a grandi difficoltà e ostacoli, ma riporteremo anche vittorie.

Nel mondo i partiti comunisti marxisti-leninisti devono lavorare intensamente per chiarire alle masse dagli operai e a tutti i lavoratori dei loro paesi gli obiettivi del partito, il suo programma minimo e quello massimo. E' importante che questo lavoro si concretizzi, e pian piano si coneretizzerà, ma bisogna concretizzarlo in modo approfondito e non superficialmente, perché un'azione superficiale in questo senso non crea quella sana situazione che è necessaria per superare le fasi critiche e i momenti difficili che il movimento marxista-leninista, il socialismo, il comunismo e la rivoluzione incontreranno nel mondo.





LUNEDI

24 OTTOBRE 1977

L'INTERVISTA DI TENG HSIAO-PING E' UN'INTERVISTA

FASCISTA

La settimana scorsa Teng Hsiao-ping ha concesso un'intervista all'AFP su numerosi problemi ed ha risposto a una serie di domande postegli dai corrispondenti di questa agenzia. In genere le domande miravano a dar modo all'AFP di conoscere i diversi punti di vista della direzione cinese, particolarmente quelli di Teng Hsi.ao-ping, e costui ha espresso apertamente, senza guanti, i punti di vista del governo cinese.

II principale problema da lui trattato era quello della necessità di inasprire ancor più la tensione mondiale contro il socialimperialismo sovietico, che secondo i revisionisti cinesi è il nemico principale. Teng Iìsiao-ping ha apertamente dichiarato che bisogna mobilitare e unire tutto il mondo in un fronte unico per sconfiggere l'Unione Sovietica, per annientare i suoi piani di guerra. «Dobbiamo distruggere il piano generale di guerra preparato dall'Unione Sovietica - ha detto - e spero che questo sforzo accomunerà il mondo intero, il terzo mondo,il secondo mondo ed anche il primo mondo, cioè gli Stati Uniti d'Amenca». «Questa mobilitazione, ha continuato Teng Hsiao ping, deve essere multilaterale, politica, ideologica, economica emilitare» ed egli ha rivolto un appello agli Stati Uniti d'Amarica e agli altri grandi Stati imperialisti d1 interrompere le forniture: di cereali, di tecnologie ecc. all'Unione Sovietica. «Noi, ha dichiarato Teng Hsiao-ping, utilizzeremo tutta la tecnica e la tecnoloeia straniera, rafforzeremo la nostra economia, consolideremo il mostro esercito e la nostra difesa e saremo pronti alla guerra contro l'Unione Sovietica». Dalle risposte di Teng, è parso evidente che la Cina si aspetta ingenti aiuti da parte degli imperialisti. Teng Hsiao-ping ha affermato: «Noi proseguiremo la politila del presidente Mao nel campo delle questioni estere e proprio la teoria dei tre mondi sarà la base della nostra politica estera in futuro... Io sono stato il pruno a esporre questa teoria all'Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1974» e, rivolgendosi ai corrispondenti dell'AFP, ha aggiunto che «il primo ad applaudirmi è stato il vostro ex-ministro degli esteri Michel Jobert».

Alla domanda rivoltagli sulla critica fatta dal nostro Partito alla teoria dei «tre mondi», Teng Hsiao-ping ha risposto: .Questa critica non ha alcuna importanza per noi... Per quel che riguarda coloro che non desiderano accettare questa teoria, questo è affar loro. Il più fanatico avversario della teoria dei tre mondi è l'Unione Sovietica». In altre parole, secondo Teng Hsiao-ping, noi albanesi saremmo i portavoce dell'Unione Sovietica.

Questo fascista cinese cade in contraddizione con la teoria della direzione cinese e con se stesso, perché, dopo aver affermato che il nemico principale e più tpericoloso è l'Unione Sovietica, sostiene la tesi che l'Unione Sovietica è debole, gli mancano il grano, i viveri, la tecnologia e che non è vero che essa abbia la superiorità nelle armi atomiche di sterminio ecc. Fino ad oggi non si era mai visto un così feroce individuo fascista, che si atteggia a marxista-leninista, che predica una cruenta guerra imperialista su scala mondiale. Quest'individuo è Teng Hsiaoping, dietro cui sta la cricca dell'esercito fascita cinese e senza dubbio anche Hua Kuo-feng.

Nonostante ciò, Teng Hsiao-ping, in questa intervista, non ha affatto nominato il famoso presidente Hua Kuo-feng. Eglì ha parlato da presidente del partito, da primo ministro e da dittatore della Cina, ha parlato con un'autorità senza limiti e con una arroganza provocatoria delle sue mire aggressive e di una collaborazione aperta e multilaterale con gli Stati Uniti d'America e i paesi capitalisti sviluppati del mondo.

In questa intervista di Teng Hsiao-ping non si trovano né la parola «socialista», né i termini «paese socialista» e «marxismo-leninismo». Tutte ciò è stato eliminato dal vocabolario di questo fascista.

Interrogato in merito all'«eurocomunismo», Teng Hsiao-ping ha risposto di non nutrire per ora simpatia per questi partiti, perché egli ha il dubbio e teme che essi desiderino entrare nei governi dei loro paesi per ridurre la tensione nei rapporti con l'Unione Sovietica, mente egli si è apertamente pronunciato contro la distensione. Egli ha messo in risalto che bisogna fare tutto il possibile per inasprire la tensione, cioè per accentuare la psicosi di una nuova guerra imperialista. A proposito di

questi partiti, egli ha inoltre dichiarato che la Cina «apprezza l'indipendenza da loro espressa verso l'Unione Sovietica .. . ., ma noi dobbiamo ancora attendere per vedere se la realtà confermerà questa verità». Tuttavia, per smussare la, questione, ha aggiunto che «noi non conosciamo molto bene questi problemi, perché questi partiti si trovano lontano dalla Cina, si trovano in Europa». Teng Hsiao-ping fa una politica non solo europea, non solo asiatica, ma una «grande» politica mondiale, perciò pretendendo di non conoscere bene la questione dell'«eurocomunismo», perché gli «eurocomunisti» si trovano in Europa, dimostra in tal modo i suoi punti di vista fascisti, lasciando intendere apertamente che nulla gli interessa e nulla guarda da un'angolazione di classe; ma vede ogni cosa attraverso il prisma dello scoppio di una sanguinosa guerra atomica su scala mondiale.

Questa era l'essenza dell'intervista concessa da Teng Hsiao-ping. L'AFP non ha mancato di aggiungere che, verso la fine dell'intervista, Teng, parlando del nostro paese, ha affermato che l'Albania è il paese che ha attaccato la Cina a causa della teoria dei «tre mondi», della sua amicizia e del suo avvicinamento agli Stati Uniti d'America.

Com'è spaventosa questa politica seguita ora dalla Cina per il destino dell'umanità e della rivoluzione, com'è pericoloso quest'uomo, com'è pericolosa la cricca che domina attualmente in Cina!

Noi ci sforziamo di provare in base a fatti e documenti l'avvicinamento della Cina agli Stati Uniti d'America e alla grande borghesia capitalista mondiale, ma non ci vuole molto per capire questa verità, perché sono lo stesso Teng Hsiao-ping e la sua cricca e dichiararsi apertamente, ai quattro venti, non solo per un avvicinamento, ma per un'alleanza con gli Stati Uniti d'America e con tutti i guerrafondai del mondo. A Teng Iisiao-ping non importa un bel nulla che le iniziative da lui proposte avranno l'effetto di soffocare nel sangue i popoli e il proletariato di tutti i paesi. A questo fascista non importa nulla della lotta di liberazione dei popoli contro l'imperialismo, il socialimperialismo e il revisionismo di qualsiasi risma e contro la borghesia reazionaria dei loro paesi. Teng Hsiao-ping e la cricca dirigente cinese sono contro queste lotte di liberazione, perciò fanno appello ai popoli di cessare queste lotte e di sottomettersi al diktat fascista cinese.

Questi sono veramente propositi di un sanguinario esaltato. Gli elementi di sinistra cinsi a pieno diritto avevano condannato l'iniziativa di Mao Tsetung di riabilitare questa belva, che fu di nuovo fatto cadere. Ma, quando la controrivoluzione capeggiata da Hua Kuo-feng prese il potere in Cina, questi liquidò i cosiddetti quattro, riabilitò nuovamente Teng Hsiao-ping, che anch'egli aveva accusato di essere un pericoloso revisionista e un elemento di destra. Ma ora Teng Hsiaoping si è scatenato. Ciò dimostra inoltre che ci devono essere profonde contraddizioni e scissioni nella direzione cinese.

Le agenzie di stampa riportano che Wu Teli e Cien Hsilien vengono messi in disparte. Si tratta di due elementi dell'Ufficio Politico che, insieme a Hua Kuo-feng, avevano attaccato Teng Hsiao-ping. Ora questi vengono accusati con datzibao di non aver fatto l'autocritica, il che, in poche parole, significa che essi non si sono umiliati davanti a Teng Hsiaoping. Ma, a quanto pare, anche Hua Kuo-feng non deve essere pienamente d'accordo con Teng Hsiao-ping, e, senza alcun dubbio, lui e il suo gruppo stanno manovrando per sbauzzarsi di Teng e del suo gruppo.

La storia dello Stato cinese altro non è che un luigo succedersi di putsch da parte di gruppi che cercano, ognunc per conto proprio, di prendere il potere e fare la propria polita. Perciò in questo senso assisteremo al prodursi di molti avvenimenti in Cina, perché il gruppo di Teng Hsñao-ping aspira i divenire onnipotente.

Non è un caso che Teng Hsiao-ping abbia proclamato questa .sua politica così apertamente davanti all'opinione publlica mondiale. Naturalmente tutta l'opinione pubblica mondiali, non solo i marxisti-leninisti, ma anche la grande borghesia capitalista e l'imperialismo americano non accettano una politica eun diktat tanto brutali di Teng Hsiao-ping. Essi capiscono quái sono le mire della Cina: ottenere ingenti crediti dai paesi inperialisti e capitalisti, rafforzare il suo esercito e la sua econonia, divenire una superpotenza e controbilanciare la potenzi dei due Stati più grandi, gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica. Certamente, gli americani e tutte le società multinazonali che finanziano la Cina, l'Unione Sovietica, l'Europa orienale e che si finanziano reciprocamente, non sono tanto pazzi ca seguire la via consigliata loro da Teng Hsiao-ping. Non c'è dzbbio che la guerra scoppia quando le contraddizioni si inaspriscono al massimo. E in realtà queste contraddizioni si stanno inasprendo. Nel mondo attualmente esistono gli elementi principali in relazione allo scoppio di una guerra, esistano anche le società investitrici, che costituiscono una specie di catalizzatore non trascurabile in questo senso e sono proprio queste società multinazionali, questi trust colossali a dettare la loro politica ai governi.

Mi viene in mente una dichiarazione brutale di Krusciov, pubblicata su un giornale. Quando una delegazione taliana si recò in Unione Sovietica per negoziare un accordo sudi investimenti italiani, Krusciov lasciò subito da parte i due mnistri italiani e si rivolse al presidente della «Fiat», Agnelli, dcendogli:

«Voglio discutere con te, perché questi altri oggi sono al potere e domani no; mentre tu sarai sempre al potere, perché tu sei il potere e non questi». Questa era un' affermazione non priva di fondamento di Nikita Krusciov. Possiamo dire, concludendo, che non è Teng Hsiao-ping, con le sue chiacchiere, a decidere le sorti del mondo.



LUNEDI

31 OTTOBRE 1977

UN DOCUMENTO ANTIMARXISTA

Alcune osservazioni preliminari sull'articolo redazionale

del giornale «Renmin Ribao» riguardante la divisione in

«tre mondi»

Questo lungo articolo, che pretende di essere teorico, è pseudomarxista da cima a fondo. Avrò l'occasione di ritornare più dettagliatamente sul suo contenuto e sui suoi scopi, ma oggi desidero mettere in risalto innanzi tutto che questo articolo è stato scritto per confutare le tesi del nostro 7° Congresso, le sue idee principali e l'enucleazione di queste idee in vari articoli da noi pubblicati.

Ritengo che i cinesi abbiano pubblicato questo articolo con un considerevole ritardo, perché era loro necessario tastare prima il polso dell'opinione comunista internazionale, e in generale dell'opinione pubblica mondiale, sulle tesi des nostro Congresso e sull'ulteriore loro sviluppo negli articoli che abbiamo pubblicato in seguito. Essi hanno visto che il mondo ha reagito molto favorevolmente alle tesi del nostro Partito. Il mondo ha compreso che noi attacchiamo le tesi pseudomarxiste della teoria dei «tre mondi» di Mao Tsetung e il sempre maggiore sviluppo dell'amicizia e dell'alleanza della Cina con l'imperialismo americano.

La tattica dei revisionisti cinesi consisteva in un primo tempo nel riunire i partiti pseudomarxisti-leninisti che li seguono, come i Partiti «comunisiti» (marxisti-leninisti) di Francia, del Belgio, d'Olanda ecc, e di aizzarli contro di noi. L'uso di questa tattica .non ha dato loro alcun risultato, perché nessuno ha prestato orecchio alle azioni dei cinesi e dei loro lacchè. In queste condizioni la Cina è stata costretta a pubblicare questo articolo, che si prefigge principalmente il fine di provare che, a sentir loro, il Partito del Lavoro d'Albania non farebbe giuste analisi marxiste-leniniste della situazione internazionale, che esso non sarebbe in grado di compiere una realistica interpretazione marxista-leninista degli avvenimenti. Con questo articolo, dunque, i cinesi desiderano «provare», in primo luogo, la fondatezza della teoria dei «tre mondi» di Mao Tsetung, per far credere che essa poggi pienamente sulla teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin. A questo scopo viene riportato un numero esagerato di citazioni monche e distorte dei classici del marxismo-leninismo. Con queste citazioni i cinesi si sforzano di «dimostrare» che nell'attuale situazione il pericolo principale è il revisionismo sovietico, perciò sarebbe sorta la necessità di realizzare un'alleanza del «terzo mondo», con il «secondo mondo» e con gli Stati Uniti d'America, per distruggere il socialimperialismo sovietico.

In questo articolo i cinesi tentano di «argomentare» la necessità dell'unità del proletariato e dei popoli oppressi per dar vita ad un'alleanza con i loro oppressori! Essi pretendono di dimostrare che, in base alla teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin, risulterebbe che noi albanesi non ci rendiamo conto della situazione, delle alleanze, non ci rendiamo conto dove sta il principale pericolo e, infine, non ci rendiamo conto del ruolo che devono svolgere gli Stati del «terzo mondo», i quali, secondo loro, costituiscono la principale forza della rivoluzione!

I cinesi, con questo articolo, perseguono anche il fine di eliminare in tutti i paesi, e particolarmente in quelli del «terzo mondo», l'impressione prodotta dalle tesi del 7° Congresso del nostro Partito nell'opinione pubblica internazionale e la vasta risonanza dell'articolo di «Zëri i Popullit» «Teoria e pratica della rivoluzione». La teoria dei «tre mondi» è un problema chiave per la Cina, che, includendosi anch'essa in questa specie di «terzo mondo», tenta di giustificare ideologicamente la sua egemonia. Con la sua strategia antimarxista dei «tre mondi», coperta con un manto marxista, la Cina mira ad assicurarsi l'aiuto economico, militare e politico degli Stati Unisti d'America, a diffondere nei paesi del «terzo mondo» la sua ideologia antimarxista, a preparare continuamente ed accuratamente i propri mercati in questo mondo e al tempo stesso ad impedire al revisionismo sovietico di accaparrarsi nuovi mercati. In questo modo la Cina desidera prendere molti piccioni con una fava.

Abbiamo smascherato queste mire strategiche e pratiche controrivoluzionarie della Cina e dobbiamo smascherarle anche in avvenire. In questo nuovo articolo del «Renmin Ribao» non si parla della rivoluzione, perché, per i cinesi, le tesi di Lenin secondo cui l'imperialismo è lo stadio supremo del capitalismo e la vigilia della rivoluzione proletaria sono superate. La rivoluzione proletaria è stata tolta dai piani cinesi, perché essi pongono al primo posto l'alleanza con la borghesia, con il capitalismo mondiale, con l'imperialismo americano. Questa variante cinese del revisionismo moderno, oltre ad essere al servizio dell'imperialismo americano, manifesta anche la tendenza ad attirare a sé tutte le altre cricche revisioniste che detengono il potere statale, dai titini fino ai revisionisti polacchi.

L'altro obiettivo dei cinesi è di staccare le cricche revisioniste dei paesi dell'Europa Orientale dall'Unione Sovietica e di farle alleare alla Cina e all'imperialismo americano, nel quadro dei cosiddetti terzo e secondo mondo. La Cina si sforza di creare una variegata unità tra i revisionisti nel mondo affinché, tutti insieme, siano in grado di spezzaire la «bacchetta del direttore d'orchestra», il revisionismo sovietico, che, atteggiandosi a successore di Lenin, continua a esercitare un'influenza sul piano internazionale e mantiene sotto il suo giogo i paesi dell'Europa Orientale. Il revisionismo cinese, dunque, è quella variante del revisionismo moderno che mira a creare legami fra le varie forme di revisionismo in ogni parte del mondo e stabilire su di essi la sua egemonia. Il revisionismo cinese sta collaborando con l'imperialismo affinché il socialismo vinca con la via «pacifica», attraverso le forme «democratiche» e «parlamentari», senza rivoluzione violenta, senza l'egemonia del proletariato, quindi, attraverso una rivoluzione sociale guidata da molti partiti, attraverso il pluralismo. Secondo l'espressione di Santiago Carrillo,. segretario generale del Partito «Comunista» di Spagna, si tratta. di trasformare l'attuale Stato capitalista seguendo la via «democratica», «parlamentare» e non di distruggerlo dalle fondamenta. A questo Stato alla Carrillo devono partecipare anche i. partiti borghesi. Questa trasformazione «socialista», secondo le prediche di Carrillo, non si deve compiere con la rivoluzione, ma con le buone maniere e gradatamente.

Ovviamente, né gli imperialisti americani, né i paesi sviluppati capitalisti dell'Occidente seguiranno la via predicata dalla Cina e da Carrillo; al contrario, senza prestar ascolto a costoro, lotteranno per i propri interessi, per l'egemonia. Attualmentegli imperialisti e i capitalisti sono interessati a trarre ingenti profitti dagli investimenti già realizzati o in corso di realizzazione in Unione Sovietica e nei paesi a ex-democrazia popolare, così come sono interessati a fare investimenti anche in Cina. L'imperialismo americano e gli altri imperialisti non possono, in nessun momento, dimenticare questo obiettivo, la cui realizzazione consolida non solo le loro posizioni economiche, ma anchequelle politiche e militari e, in tal modo, pone tutti questi paesi. in una situazione di relativa dipendenza nei loro confront?. Ciò non può passare inosservato all'Unione Sovietica e alla Cina; benché a nessuno dei due interessi «bruciare il materasso per una pulce».

In particolare l'Unione Sovietica non ha intese a dichiarare una guerra in Europa, perché ciò avrebbe per essa gravi conseguenze. Se l'Unione Sovietica dichiarerà una guerra, essa compirà questo passo in direzione dell'anello più debole del capitalismo, che è costituito attualmente dalla Cina, che è in ascesa, che possiede ingenti ricchezze da sfruttare. L'imperialismo sovietico, come qualsiasi altro imperialismo, colpirà là dove giudica di poter ottenere maggiori profitti e non dove non ne può ottenere, come, ad esempio, in Europa. Ciò che potrebbe sperare di attuare in questa zona sarebbe la sua assoluta egemonia, ma è impossibile che ciò avvenga, perché, anche se il sacialimperialismo sovietico riuscisse a inghiottire 1 Europa militarmente, si troverebbe davanti a un ostacolo colossale da parte dei popoli europei, che non potrebbe sfruttare e mantenere a lungo in schiavitù.

Avendo al loro fianco l'imperialismo americano, i revisionisti cinesi si sforzano, ricorrendo a menzogne e slogan pseudomarxisti, di penetrare ideologicamente ed economicamente nei paesi del «terzo mondo» per stabilirvi la loro egemonia. Mirando a divenire una superpotenza, la Cina dunque lavora per preparare prima il terreno politicamente e ideologicamente, per poi agire in questi paesi riversandovi i suoi capitali, quando riuscirà a crearli, e, in seguito, ricorrere anche alle minacce militari, come fanno attualmente gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica.

Ora la direzione del Partito Comunista Cinese ritiene che le contraddizioni sorte nei suoi rapporti con il Partito del Lavoro d'Albania, e che andranno continuamente aggravandosi, riguardino solo il modo di considerare i problemi internazionali. E' vero che una delle contraddizioni principali fra noi è precisamente il modo di trattare questi problemi, ma le nostre contraddizioni hanno radici ben più profonde. Il Partito del Lavoro d'Albania,, come partito marxista-leninista, analizzando la situazione internazionale, scopre l'origine delle concezioni antimarxiste del Partito Comunista Cinese in questo campo. In linea generale le nostre contraddizioni con questo partito scaturiscono dal fatto che il Partito Comunista Cinese non è un partito marxista-leninista. Non essendo tale, non ci può essere in Cina la dittatura del proletariato e non è possibile edificare il socialismo. In linea generale il nostro Partito ha chiaro questo problema, nonostante ciò ha il dovere di approfondirlo ulteriormente.

Nell'articolo redazionale del «Renmin Ribao» non si dice nulla in merito all'egemonia del proletariato mondiale e alla sua lotta. Questo silenzio sul ruolo egemone del proletariato si spiega con il fatto che il Partito Comunista Cinese non ha mai considerato il proletariato quale classe dirigente della rivoluzione. E' precisamente per questo motivo che la rivoluzione cinese non è stata guidata né dal proletariato, né dalla sua ideologia. Alla testa di questa rivoluzione vi sono state le masse contadine. Questa situazione è continuata anche dopo la proclamazione della Repubblica Popolare di Cina. Cosi si spiegano gli atteggiamenti antimarxisti dei revisionisti cinesi non solo all'interno, ma anche sul piano internazionale. Essi, basando l'interpretazione delle contraddizioni e delle alleanze fra le varie forze sulle loro concezioni antimarxiste, non mancano di fare paragoni con le alleanze strette dalla Cina quando fece la rivoluzione.

Dobbiamo procedere a una analisi ancor più approfondita di queste ultime questioni, non solo perché esse costituiscono la base dei gravi errori teorici e pratici commessi dalla Cina nella sua politica interna ed estera, ma anche perché esse non hanno una esatta formulazione, lasciando così spazio a interpretazioni diverse. Questo avviene proprio perché la teoria di Mao Tsetung è eclettica ed essendo tale, come ho affermato anche al 2° Plenum del Comitato Centrale, è difficilmente afferrabile. Noi non disponiamo di documenti scritti sull'attuazione concreta della linea del partito in Cina. Anche quei documenti che esistono non riflettono la realtà dell'edificazione della Cina, la realtà sulla costruzione del partito e sulle norme leniniste che avrebbe dovuto attuare, ma che il cosiddetto Partito Comunista Cinese non ha attuato. Nei documenti ufficiali che conosciamo ci sono questioni trattate correttamente sul piano teorico, ma la loro applicazione pratica non è stata fatta seguendo la via marxista-leninista, l'organizzazione e la linea del partito non sono state giuste, il che si manifesta chiaramente nelle conseguenze catastrofiche alle quali assistiamo.

Come ho sottolineato all'inizio ritornerò di nuovo su questo documento antimarxista del Partito Comunista Cinese per analizzarlo meglio e ancor più dettagliatamente. Questa analisi servirà a rafforzare ancor più la convinzione del nostro Partito che la Cina segue una via errata. Noi opereremo inoltre per far chiarezza anche tra i nostri compagni comunisti, internazionali sti, degli altri partiti e tra l'opinione pubblica mondiale riguardo i metodi di lavoro praticati dal Partito Comunista Cinese, che è passato all'attacco contro la giusta linea marxista-leninista del nostro Partito.