MARTEDI

25 GENNAIO 1977

LA TEORIA DEL «TREZO MONDO» IGNORA LA LOTTA

DI CLASSE

Le tesi secondo le qfali «il terzo mondo è la forza più grande e più potente che fa avanzare la rivoluzione» ecc. sono tesi antimarxiste, controrivouzionarie, avanzate da Mao Tsetung e dai suoi allievi cinesi (che si autodefiniscono tutti marxisti). Queste tesi, tratte «da ulo studio marxista-leninista della situazione mondiale e della ma evoluzione», frenano seriamente la rivoluzione mondiale e l' rivoluzioni nazionali. La Cina e il suo dirigente, Mao, che si sodo fatti una fama che di fatto non meritano, dichiarano di esser membri del «terzo mondo» e con ciò mirano a indebolire aneor più la lotta di classe su scala nazionale e mondiale.

Ma quali sono quepti Stati del «terzo mondo»? Nessun «elenco» è stato pubblicato fino ad oggi e certamente non è possibile fare una cosa simile. Mao e i suoi seguaci dicono solo che sono quegli Stati che non fanno parte né del «primo». né del «secondo mondo». Egli non ha difficoltà a definire come «primo mondo» gli Stati Uniti d'america e l'Unione Sovietica; il «secondo mondo» è costituito dagli «Stati sviluppati», ma non si dice quali sono questi Stati e perché vengono definiti come tali; tutto il resto costituisce il «terzo mondo». Appare ridicola questa divisione priva di ogni fondamento teorico scientifico e di classe!! E di fatto è così. Tutta l'argomentazione «teorica» di questa divisione poggia sul fatto che il «terzo mondo» aspira a liberarsi dal socialirrperialismo e dall'imperialismo. Questa tesi non è affatto marxista-leninista. Possono accettarla come tale solo coloro che dimenticano che il mondo è diviso in capitalisti e proletari, coloro che non accettano che il fossato, la separazione fra queste due classi si allarghi e si approfondisca ogni giorno di più attraverso la lotta di classe, coloro che non sono dalla parte degli oppressi contro gli oppressori, coloro che non sviluppano questa lotta di classe del proletariato contro i capitalisti.

«Le nazioni vogliono la libertà, i popoli vogliono la rivoluzione» ecc., ha detto Mao. Ciò è vero, ma contro chi devono lottare i popoli? Egli ci dà una risposta non completa. «Contro l'Unione Sovietica, che è il nemico principale, e in secondo luogo contro gli Stati Uniti d'America» - dice Mao. Ma questi popoli non devono lottare contro i capitalisti oppressori del paese? Mao non accenna a questa lotta, perché, secondo lui, essa non deve esistere, dal momento che egli considera le cose in modo globale.

Mao formula in modo antimarxista la tesi del «terzo mondo» ed entra in questo mondo per dominarlo. Egli dimentica le cricche degli scià, dei re, dei generali fascisti, le cricche degli sceicchi e degli emiri e tutte le caste dell'India, dell'Afghanistan, del Pakistan ecc., che opprimono ferocemente i popoli e sono strettamente legate alle potenze imperialiste e socialimperialiste! Se la Cina ignora questi stretti legami, i loro obbiettivi e il loro sviluppo, allora i suoi dirigenti sono antimarxisti. E di fatto sono tali.

Com'è possibile che i marxisti-leninisti confondano i paesi e i popoli che aspirano a liberarsi dal giogo del capitale nazionale e internazionale con le cricche capitaliste che li dominano e li opprimono?! Come ci si può liberare, come si può avanzare verso la rivoluzione se non si fa distinzione, e non avviene lotta fra oppressi e oppressori e fra sfruttati e sfruttatori?! E precisamente Mao Tsetung, con la sua teoria dei «tre mondi», non solo non fa questa distinzione, ma lotta perché essa venga soppressa, al fine di soffocare la lotta di classe a livello nazionale e internazionale.

Da posizioni antileniniste, la Cina di Mao Tsetung incita alla guerra contro l'Unione Sovietica e affievolisce la lotta contro gli Stati Uniti d'America. Questa politica è completamente antimarxïsta, fomenta la guerra mondiale imperialista invece di indebolire o distruggere la possibilità di un suo scoppio, poiché sono i popoli che ne sopportano le miserie e le sofferenze, sono essi che versano il loro sangue. La Cina fomenta le guerre di rapina e frena le guerre giuste, rivoluzionarie.

La direzione cinese e Mao non vogliono nemmeno prendere in considerazione il fatto che le cricche al ,potere nella maggior parte dei paesi del «terzo mondo» dipendono, per quanto riguarda la tecnologia, gli armamenti moderni e i finanziamenti, dall'imperialismo americano e dal socialimperialismo sovietico. Questa dipendenza, particolarmente quella dagli Stati Uniti, i revisionisti cinesi la definiscono «progresso»!

Secondo loro, l'America imperialista arma e finanzia gli scià e i generali dell'America Latina, affinché «questi rendano indipendenti i loro paesi e i loro popoli»! «Bel» concetto questa di indipendenza, «bel» concetto, «giusto» e «marxista-leninista», di imperialismo!! Questi sono i concetti che Mao Tsetung e i suoi seguaci hanno sostenuto e propagandato.

Il «maotsetungpensiero» è controrivoluzionario, crumiro, si è assunto il compito di dividere il movimento rivoluzionario marxista-leninista, che si è formato e si è consolidato nella lotta contro il revisionismo moderno kruscioviano e gli altri partiti revisionisti. I contrasti fra kruscioviani e maoisti non hanno un carattere di principio, entrambe queste due correnti sono antimarxiste, revisioniste. I contrasti che scaturiscono da questi punti di vista hanno alla loro base la rivalità fra le due grandi potenze imperialiste, la prima già formata e la seconda in ascesa.

Cosi coane abbiamo smascherato i revisionisti kruscioviani, dobbiamo smascherare anche i maoisti.





MERCOLEDI

2 FEBBRAIO 1977

«PERLE» DELLA STAMPA CINESE

La stampa cinese scrive cose stupefacenti nella sua rubrica riguardante la lotta dei «quattro» contro Chou En-lai.

Il 27 gennaio, il «Renmin Ribao» scriveva che «quando i quattro allungarono la loro mano nera sulla città di Pao-ting (provincia di Hopei), qui per un certo tempo la tranquilità fu turbata ed essi provocarono scissioni e scontri armati».

Il 23 gennaio, il giornale dell'esercito accusava inoltre i «quattro» d i «aver soffocato il diritto di espressione, di aver represso con la violenza l'azione delle masse rivoluzionarie, di aver privato il popolo dei suoi diritti e delle sue libertà democratiche, di aver svolto attività di spionaggio dal vertice alla base», ecc., ecc. I «quattro», esso scrive, sabotavano la linea di Mao : «Che cento fiori sboccino, che cento scuole contendano».

Lo stesso giornale, in un articolo del 24 gennaio 1977, accusa i «quattro» di «aver sabotato la liberazione di Taiwan, dopo che il comunicato di Sciangai fra Cina e USA aveva creato favorevoli condizioni per questa liberazione»; inoltre afferma che «Chang Chun-ciao ha impedito la formazione di quadri originari di Taiwan».

In questo stesso articolo, fra l'altro, si scrive che «Hua Kuo-feng presta molta attenzione ai fratelli di Taiwan, che egli in persona ha organizzato l'amnistia di tutti i criminali di guerra che si trovavano in prigione, ha liberato tutte le spie americane e chiangkaisciste che erano in prigione, come anche il personale del partito e del governo del Kuomintang a livello di distretto e di brigata». Questo provvedimento, secondo questo stesso giornale, «ha profondamente educato il popolo di Taiwan ed ha avuto una grande influenza sia all'interno del paese che all'estero».

Queste sono le «perle» revisioniste che riportano i principali giornali cinesi! Ecco cosa fa la stampa cinese, che, naturalmente, sostiene ora coloro che hanno usurpato il potere e, senza volerlo, mette in evidenza il carattere reazionario del potere instaurato in Cina, mentre dai «fatti» che riporta si può trarre la conclusione che i «quattro» dovevano essere sulla giusta strada.

Combattere l'idea revisionista di Mao Tsetung dei «cento fiori» e delle «cento scuole», per Chou En-lai, Hua Kuo-feng e soci significa essere antimarxista. Ma in merito a tutte queste questioni, a tutte queste accuse dirette contro «i quattro» sorge ora legittima la domanda: E Mao cosa faceva? Perché non interveniva per mettere a posto costoro che «deviavano» dalla sua linea «infallibile e marxista-leninista»?! Non vedeva Mao questi che agivano? Non leggeva sui giornali tutte queste «mostruosità» commesse dai «quattro»? Tutto ciò non gli veniva riferito da Chou En-lai, che ora appare come l'uomo che gli è stato più vicino e che «lottava dente per dente» contro i «quattro»?

Vengono fuori cose davvero misteriose, strane e contraddittorie. Se si cerca una risposta a tutte queste questioni, se questi problemi sono analizzati a fondo, si finisce per giungere alla conclusione che Mao Tsetung era revisionista, liberale e che ha permesso a tutti di agire in piena libertà a scapito della Cina. Ciò è confermato dallo slogan dei «cento fiori» e delle «cento scuole». «Soltanto non ammazzatevi, era l'indicazione di Mao, per il resto siete liberi di rovesciarvi l'un l'altro. Poi, io, «il gran timoniere», starò dalla parte di chi vincerà». Questa è l'idea principale. Per quanto riguarda Chou, egli stava e non stava con Mao. Se fosse stato completamente con lui, avrebbero dovuto «lottare dente per dente» insieme contro i «quattro» e liquidarli. Ma Chou non aveva, in questo, la piena approvazione di Mao, il che non significa che costui abbia avuto una giusta visione del problema. Chou lavorava sott'acqua e aspettava la morte del «presidente». Tutte queste sono verità chi non si possono nascondere. In tutto ciò l'ideologia marxista-leninista etra assente, ma, come ho messo in risalto in altri mniei scritti di questo diario, in quel paese si lottava per il potere personale, c'erano solo intrighi, complotti e putsch uno dopoo l'altro.





LUNEDI

7 FEBBRAIO 1977

HANNO SEMINATO VENTO ED ORA RACCOLGONO

TEMPESTA!

Secondo le informazioni pervenuteci, i cinesi, non solo a Pechino, ma anche alla loro ambasciata a Parigi, hanno convocato i rappresentanti dei partiti comunisti (marxisti-leninisti) di Colombia e d'Argentina, e hanno cercato di corromperli offrendo loro denaro, affinché ritirassero l'adesione dei loro partiti alla dichiarazione comune degli 8 partiti comunisti marxisti

leninisti dei paesi dell'America Latina, che fu il risultato della riunione svoltasi nel novembre 1976. I compagni di questi due partiti si sono scandalizzati di fronte a queste azioni senza scrupoli, ostili e tanto basse dei cinesi. Hanno categoricamente rifiutato queste offerte e azioni tanto vergognose e ostili. Naturalmente di queste azioni dei cinesi sono venuti a conoscenza anche i compagni di altri partiti comunisti marxisti-leninisti d'Europa, che si sono scandalizzati anch'essi.

E' veramente il caso di compiangere il popolo fratello cinese e gli autentici compagni marxisti-leninisti cinesi, quando si constata in quali paludi infestate, in che pantano e in quale baratro stanno portando la Cina i revisionisti cinesi che si sono impadroniti del potere. Ma l'ascesso bisogna inciderlo con il bisturi, affinché il pus esca e il popolo cinese veda dove è la ferita e mobiliti le sue forze per guarire il suo corpo da questa peste che l'ha preso alla gola e lo sta soffocando.

Che tutti gli autentici marxisti-leninisti del mondo vedano quale falso «marxismo-leninismo» viene applicato in Cina da parte di un gruppo di dirigenti, che si mascherano dietro la teoria marxista per nascondere il loro opportunismo di destra, il loro revisionismo e i loro legami con la borghesia interna e internazionale.

Con la morte di Mao, a costui, che era il protagonista della tragedia, è stata strappata la maschera. Egli è entrato nella storia come un «grande marxista-leninista» e finché è stato in vita ha potuto ingannare popoli, partiti e persone, ma infine il suo gioco di artista «consumato» nella distorsione del marxismoleninismo è stato scoperto. I fatti riguardanti la sua vita, lo sviluppo della strategia e delle tattiche del Partito Comunista Cinese, definite da Mao in persona, come anche la situazione attuale della Cina, confermano le tesi del Partito del Lavoro d'Albania, il quale, da tempo, fin dagli anni sessanta, aveva individuato i primi sintomi di questa degenerazione ideologica, che è andata gradatamente accentuandosi, così come andavano accentuandosi e precisandosi gradatamente i nostri dubbi.

Il nostro 7° Congresso ha tanto scottato i revisionisti cinesi da far perdere loro la ragione. I revisionisti cinesi, così come hanno agito all'interno della Cina attraverso il colpo di Stato attuato da Hua Kuo-feng, hanno anche agito all'esterno e in primo luogo contro l'indomabile nemico del revisionismo moderno, il Partito del Lavoro d'Albania. Ma essi hanno sbattuto la testa contro un muro e dalla testa è uscito sangue. Hanno seminato vento e ora raccolgono tempesta! I revisionisti cinesi pensavano di intimorirci, pensavano di soffocarci con l'imponente mole del loro paese, di isolarci, s'immaginavano che il «culto dei morti» avrebbe svolto lo stesso ruolo che aveva svolto il loro culto quando erano in vita.

Ma Mao Tsetung e Chou En-lai erano astuti, entrambi manovravano, sapevano destreggiarsi, far politica, mentre il titolare del Ministero degli Interni cinesi, Hua Kuo-feng, ha ritenuto che le leggi della sua polizia segreta avrebbero potuto sostituire la teoria rivoluzionaria di Marx e di Lenin. Ma si è rotto il collo.

Su molte questioni chiave, quali le decisioni antimarxiste riguardanti il continuo mutare della strategia del Partito Comunista Cinese, le decisioni antimarxiste di non rispondere alle lettere del Partito del Lavoro d'Albania, di non inviare delegazioni del Partito Comunista Cinese ai congressi degli altri partiti marxisti-leninisti e di non ricevere delegazioni degli altri partiti ai suoi congressi, di opporsi alle riunioni dei rappresentanti di molti partiti marxisti-leninisti, sulla questione della divisione del mondo in «tre mondi», l'alleanza con gli Stati Uniti d'America come anche su numerose altre questioni, Mao e Chou agivano, ma senza sollevare questi problemi che essi non potevano imporre apertamente a coloro che non potevano mandarli giù. Essi si mostravano flessibili nelle loro tattiche, mentre gli «amici» che sono loro succeduti, non avendo né la testa né la capacità degli scomparsi, sono ricorsi a metodi polizieschi, al manganello, dicendo: «Tutto ciò che ha fatto e fa la Cina, tutto ciò che hanno detto e fatto Mao Tsetung e Chou En-lai è sacrosanto; quindi che tutti si prostrino davanti a loro»! E qui essi si sono scavati la fossa.

I rapporti del Partito Comunista Cinese con i partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo attualmente sono affidati ad un certo Keng Piao, un antimarxista che colpisce di punta e di spada. Nessuno gli chiede conto del suo operato. Egli sviluppa i legami con gli altri partiti, per quanto riguarda il loro contenuto e le loro forme, sia dal punto di vista ideologico che da quello organizzativo, partendo da posizioni antimarxiste, dalle posizioni revisioniste della direzione cinese, da posizioni di grande Stato e di grande partito. Noi, dal nostro canto, non abbiamo mantenuto e nemmeno manteniamo rapporti con questa persona molto sospetta e nemmeno con la sua direzione, che non è altro che un «vespaio».

Abbiamo conosciuto Keng Piao tempo addietro, quando fu per un breve periodo ambasciatore cinese a Tirana. Appena partito, fu nominato direttore della Direzione Esteri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Dopo il nostro 7° Congresso, il letargo nei rapporti fra il Partito Comunista Cinese e il Partito del Lavoro d'Albania fu rotto e Keng Piao, questa specie di agente, elevò a principio che i partiti comunisti marxisti-leninisti non dovevano partecipare al congresso di un altro partito, elevò a principio la non organizzazione di riunioni dei rappresentanti di molti partiti. Per lui, solo gli «incontri bilaterali» sono «legali». poiché in simili incontri egli può intrigare, calunniare, corrompere, minacciare i suoi interlocutorie vendere loro «sapone per formaggio».

Questa specie di direttore cerca di imporre a tutti la politica statale della Cina. Questo agente segreto avrebbe pronunciato un discorso ai quadri dell'esercito, in cui avrebbe affermato che «di fronte al pericolo sovietico, la presenza americana in Estremo Oriente, in Giappone e nelle Filippine è necessaria», che «la questione di Taiwan è secondaria», che alcuni «rivoluzionari testardi» non capiscono la strategia della Cina, secondo cui bisogna sostenere la NATO, l'«Europa Unita» e il Mercato Comune Europeo, che sono minacciati dall'Unione Sovietica». Questo certo Keng Piao, che parla come un avvocato difensore del'imperialismo americano, perché non dovrebbe essere anche un agente degli americani?

Una cosa è certa: egli è un nemico giurato del marxismoleninismo, del socialismo e del comunismo, del Partito del Lavoro d'Albania e dello Stato albanese, un nemico dei partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo. Keng Piao, sotto la direzione di Hua Kuo-feng, sta elaborando e mettendo in atto in tutti i modi possibili la lotta contro l'ideologia marxista-leninista in ogni parte del mondo, la lotta contro il principio dell'internazionalismo proletario e contro l'unità dei partiti comunisti marxisti-leninisti e del proletariato mondiale, che combattono contro le due superpotenze, contro le oligarchie e il capitalismo mondiale.

Il Partito Comunista Cinese, con queste persone alla direzione, ha imboccato la via della scissione, della creazione di «partiti» e di «grupi» guidati dalle idee opportunistiche, revisioniste, eclettiche maotsetunghiane. Questi nuovi revisionisti saranno smascherati ogni giorni di più, sprofonderanno sempre più profondamente in un pantano, dal quale non potranno uscire che come terza superpotenza; e il Partito di Mao prenderà il colore, i tratti e il contenuto ideologico del Partito «comunista» dell'Unione Sovietica, dei kruscioviani e seguirà i suoi obiettivi strategici.





SABATO

12 FEBBRAIO 1977

ARGOMENTI «CELESTI»!

Anche questo dovevamo sentire! Per smascherare i «quattro» il «Renmin Ribao», organo del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, scrive tra l'altro che «anche gli dei sono adirati per il loro tradimento».

A quanto pare, «Mao si è recato dagli dei ed è stato ricevuto .in udienza» (cosi come aveva detto a Edgar Snow) e si è lamentato con loro di sua moglie, Chian Ching, e dei suoi compagni!! Neppure la borghesia più conservatrice, più reazionaria, ricorre a simili asinerie per smascherare i suoi nemici!

Gli attuali dirigenti cinesi non solo sono antimarxisti, ma hanno perduto ogni senso della misura. A quanto pare, essi sono in un grande guaio, poiché nessuno crede ai loro argomenti «terreni» contro i «quattro» ed ora hanno cominciato ad usare argomenti «celesti»!





LUNEDI

14 FEBBRAIO 1977

L'«AVVOCATO» CIARLATANO DELLA PUTRIDA LINEA

CINESE

Un altro soldato disciplinato è andato a sostenere la linea revisionista del Partito Comunista Cinese. Si tratta di Kazimierz Mijal, il segretario generale del Partito Comunista di Polonia. Dopo l'australiano Hill e il francese Jurquet, è venuto fuori un altro rinnegato del marxismo-leninismo ad attaccare le tesi marxiste-leniniste del 7° Congresso del Partito del Lavoro d'Albania. Queste critiche ce le ha inviate per iscritto, tramite una lettera, facendole passare per una decisione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Polonia, con il quale non ha nessun contatto da 7-8 mesi. La lettera proverrebbe da Varsavia, ma Mijal non ha nessun contatto nemmeno con la capitale polacca. Tutta questa messa in scena attuata per dar importanza alle sue «tesi» revisioniste, per dimostrare di seguire i principi e di dirigere collegialmente, persegue lo scopo di dimostrarci che le critiche mosse al Partito del Lavoro d'Albania sono del Comitato Centrale del Partito Comunista di Polonia e niente affatto dei cinesi, mentre in realtà gli sono state soffiate all' orecchio a Pechino e più tardi, dopo il nostro 7° Congresso, dall'ambasciatore cinese a Tirana.

Il revisionista polacco, Mijal, è divenuto un servitore dei cinesi. Sui problemi a proposito dei quali ci attacca e su molte altre questioni, in precedenza si era pronunciato a favore delle nostre tesi e contro quelle del Partito Comunista Cinese. Tutto ciò è documentato nei relativi verbali. Ora ha cambiato bandiera. Perché mai? Perché egli era non solo un revisionista camuffato, ma forse anche un agente inviato presso di noi nelle condizioni drammatiche che sappiamo. Noi l'abbiamo accolto, abbiamo fatto sacrifici e non abbiamo risparmiato nulla affinché si sentisse, durante il suo soggiorno da noi, come nel suo paese.

Per quanto riguarda i giudizi politici e ideologici non abbiamo avuto con lui nessuna divergenza; gli abbiamo solo dato un consiglio: di stabilire legami, fuori della Polonia, con qualche compagno inviato dal CC del Partito Comunista di Polonia, poiché questi legami non si potevano stabilire tramite nostra ambasciata.

All'inizio Mijal non parlava con simpatia della Cina, ma non si pronunciava nemmeno contro di essa. A poco a poco, ha cominciato ad approfondire la sua critica fino al punto di condannare una serie di tesi cinesi. Quando si recò una volta in Cina, non lo presero nemmeno in considerazione, perciò ritornò inferocito da Pechino e si mise a parlare contro i cinesi. Bene, fin qui ogni cosa era normale, non c'era ragione di sospettare.

Ma dopo alcune sue azioni dubbie, Mijal cominciò a criticare, con tesi revisioniste, le decisioni e l'operato del nostro Partito. Ciò ci ha resi ancor più vigilanti. Abbiamo risposto alle sue critiche ed egli parve turbarsi. Poi si è spinto più in là, fino ad inviarci la lettera in questione dove si pronuncia contro il nostro 7° Congresso e a favore della linea revisionista cinese. In altre parole, Mijal, vedendo che avevamo contraddizioni con i cinesi, ha compiuto un voltafaccia.

Che Mijal (e questa è una supposizione) sia al servizio dei sovietici e sia stato inviato in Albania con fini ben determinati? Nella situazione creatasi fra noi e i dirigenti cinesi chi può negare che, per altri interessi, non gli sia stato affidato il compito di guadagnarsi la fiducia di quest'ultimi? Questo è un «compito importante» che lo spionaggio polacco e quello sovietico possono avergli affidato, poiché Mijal, dopo il nostro Congresso, ha cominciato ad attaccarci apertamente. I cinesi sono contenti che quesa pecora rognosa sia entrata nel loro ovile.

Ma ritorniamo ora alla lettera che questo servitore dei revisionisti cinesi ha in'iato al nostro Partito.

Kazimierz Mijal ci critica riguardo due questioni, che egli definisce «errori politic e ideologici», «errori fatali, antileninisti e antistalinisti», poiché le nostre posizioni in merito non coneordano con il «mwtsetungpensiero». Distorcendo le idee e l'operato di Lenin e di Stalin, egli attacca tutti e due, attacca il Partito del Lavoro d’Albania, elogia Mao e le sue idee revisioniste con formule cae ,pretendono di essere teoriche, ma che in realtà sono ragionamenti banali di propaganda capitalista e di propaganda aambiccata, del tutto estranei all'ideologia marxista-leninista, ma che i cinesi hanno inventato per sostenere con delle «stanpelle» le loro idee revisioniste.

Quali sono le obieïioni che Kazimierz Mijal ci rivolge? Esse riguardano due questioni:

1) Il «terzo mondo»

2) la tesi da lui sostenuta e secondo la quale i popoli del mondo non hanno due remici principali, ma solo uno e sempre uno.

Le tesi del nostro Congresso sono note, perciò non mi dilungherò in merito, ma commenterò un pò i «gioielli» revisionisti di questo rinnegato, «avvocato» ciarlatano della putrida linea cinese.

1) Egli non può na.condere che la tesi del «terzo mondo» è una «tesi di Mao», indirendentemente dal fatto che dichiari che «è stato Teng Hsiao-ping a formularla pubblicamente all'ONU». Ma questa tesi deve &sere argomentata ideologicamente. E questa argomentazione non è stata fatta, almeno pubblicamente, né da parte di Mao, né di Teng. Allora interviene l'«avvocato» Mijal per sostenerne la difesa e questa difesa la sviluppa «appoggiandosi su Lenin». Ma Lenin non ha diviso il mondo né in tre, né in quattro. Leniti ha solo parlato di gruppi di Stati e quando parla di mondi ne menziona solo due: il mondo capitalista e il nostro mondo, quello del socialismo. Questa è la tesi marxista sostenuta dal nostro Partito ai suoi Congressi. questa è la tesi di nuovo sostenuta recentemente al 7° Congresso.

Ma in che modo l'«avvocato» Mijal difende l'«infallibile» tesi di Mao sui «tre mondi»? Egli dà un'interpretazionó «marxista-leninista» alla teoria dei «tre mondi» di Mao, affermando che, se questa viene analizzata, si vede che essa non costituisce altro che «gruppi, tipi di Stati». I «mondi» diventano quindi «tipi di Stati»; il «terzo mondo» sarebbe un «gruppo, un tipo di Stati» e ogni cosa, secondo questo «avvocaton' viene cosi spiegata politicamente, ideologicamente, dal punto qi vista di classe e in tutti i suoi aspetti, «quindi ogni cosa in questa divisione ha un carattere di classe». Di conseguenza, secondo lui, «il Partito del Lavoro d'Albania ha sbagliato nel suo Congresso».

Per illustrare la tesi revisionista e controrivoluzionaria di Mao, l'«avvocato» afferma che «il grado di sviluppo del capitalismo nei differenti Stati del mondo, la loro interdipendenza economica ecc., a livello mondiale tutto ciò è in contrasto con l'egemonia delle superpotenze» ecc. Ma questa tesi non prova quella dei «tre mondi».

Questi «gruppi di Stati» capitalisti a differente livello di sviluppo restano Stati capitalisti e riserve dell'uno o dell'altro imperialismo. Questi «gruppi di Stati» capitalisti hanno, con le potenze imperialiste e fra di loro, contraddizioni che bisogna cercare di approfondire a favore della rivoluzione e della causa della liberazione dei popoli dal capitale interno e esterno. Questa è la tesi marxista-leninista del nostro Partito, e basandosi sulle tesi del Partito del Lavoro d'Albania l'«avvocato» Mijal si sforza di spiegare la tesi maoista dei «tre mondi». Dopo aver fatto questo gioco di bussolotti per avere lue carte in regola, l'«avvocato» comincia a dire che questi «tipi di Stati», che Mao definisce «mondi», hanno alla loro direzione re, feudatari ecc. Vi sono in essi, egli afferma, elementi progressisti ecc., e la situazione in questi Stati è complessa. A quanto pare. per renderla un po' meno complessa, «il grande timoniere» ha creato un «terzo monda». nel quale è entrato lui stesso insieme alla Cina. Dunque Mao, lo scià di Persia, il re dell'Arabia Saudita, il fascista Pinochet in Cile, la giunta fascista del Brasile ecc. si sono presi per mano ed hanno iniziato il ballo del «terzo mondo». Più in là, nella sua lettera, l'«avvocato» afferma che «questi Stati del terzo mondo sono legati al sistema neocoloniale» ecc.

Riguardo la formulazione che abbiamo dato aula nostra tesi, e che il rapporto del nostro Congresso chiarisce bene, come anche riguardo il problema degli Stati, delle contraddizioni ecc., l'«avvocato» cerca di «dimostrare» che «questa formulazione è una formulazione generica, quando afferma che questi sono Stati borghesi, capitalisti». Ma se non sono tali, allora che cosa sono? Questo l'«avvocato» non ce lo dice, solo cerca di includere anche l'Albania nel «terzo mondo» (perché la Cina, certamente, ne fa parte). Dunque, secondo lui, «dobbiamo entrare nel «terzo mondo», perché siamo Stati in via di sviluppo». Questa è la definizione «teorica» e «di classe» che il «grande timoniere» e il suo «avvocato» polacco danno del «terzo mondo»! Questo, secondo loro, sarebbe un giudizio di classe, una visione di classe, nell'ottica degli interessi di classe e della rivoluzione proletaria! In realtà è una visione da rinnegati revisionisti, da agenti della borghesia capitalista mondiale e nazionale!

Il colmo viene raggiunto quando questi traditori affermano che la divisione degli Stati in «mondi» non ha impensierito né il Comintern, né Stalin. Ma perché doveva impensierirli? Per Lenin e il Comintern c'erano sì degli Stati e dei gruppi di Stati, ma per loro esistevano solo due mondi e non tre.

L'«avvocato» dice che Lenin ha diviso gli Stati borghesicapitalisti in cinque gruppi. L'analisi di Lenin è giusta, ma questi gruppi di Stati egli non li definiva «cinque mondi» e non includeva l'Unione Sovietica in questi gruppi, egli continuava ad affermare che ci sono solo due mondi, il mondo capitalista e il mondo socialista.

Che sporche distorsioni! Dopo aver compiuto queste distorsioni., l'«avvocato», per mascherarle ed essere in regola, dice che «Lenin, parlando della necessità, da parte del movimento comunista internazionale, di appoggiare il movimento rivoluzionario dei paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina, che Mao definisce «terzo mondo» (egli pone Mao a fianco di Lenin per convincerci che Mao la pensa come Lenin! ), non ha fatto ciò per appoggiare gli Stati, ma i movimenti -ivoluzionari all'interno di questi Stati» ecc. Cosa prova l'«avvocato» con ciò? Il contrario di quello che desidera provare, pe,ché le sue affermazioni confermano che Mao, né in teoria, né :n pratica, sostiene i movimenti rivoluzionari all'interno di questi Stati, ma sostiene gli Stati che opprimono il proletariaro e la rivoluzione.

L'«avvocato» fallito Kazimierz Mijal raggiunge um' altra vetta del revisionismo quando dice che «non bisogna confondere i rapporti del movimento operaio internazionale, compresi anche quelli degli Stati socialisti, con il movimenta rivoluzionario che si sviluppa negli Stati capitalisti più c meno sviluppati», ecc. E Mao cosa. fa?

Secondo lui, entrambi questi :movimenti non devono né allearsi, né confondersi e nemmeno essere guidati l'uno dall'altro. In altre parole, che ciascuno faccia quello che gli passa per la testa, basta che si confondano con il «terzo mondo», che sostengano le tesi maoiste dell'alleanza con il capitale e l'imperialismo americano, contro l'Unione Sovietica socialinperialista.

Infine, per essere come sempre in regola, l'«avvocato» smussa gli angoli e afferma che «questi diversi movimenti non devono essere confusi con le relazioni internGzionali tra Stato e Stato». Per convincerci che il «terzo mondo» di Mao poggia su «concezioni di classe», egli afferma che il «terzo mondo» non è una astrazione, perché comprende un centinaio di Stati. In questo modo ne ha determinato anche il numero, ma di fatto astrae da tutte le contraddizioni di classe e dalla lotta che viene condotta in questi paesi del «terzo mondo» contro la classe capitalista locale e il capitale monopolista mondiale.

L'«avvocato» Mijal cerca di farsi passare per «teorico leninista», ma ha la testa piega di concezioni controrivoluzionarie. Distorce e dimezza le forxbulazioni e le citazioni di Lenin, di Stalin e del Comintern, senza riferirsi al loro contesto originale. Ciò nonostante queste citazioni, anche così distorte, non confermano le sue tesi e quelle yi Mao, che sono revisioniste. Mao è coerente nelle sue conce2,ioni revisioniste, mentre il polacco assomiglia a un revisionista rimasto «nudo» in mezzo alla strada, e cerca di trovare un riparo dove ficcare la sua testa piena di immondizie.

Nella difesa delle tesi revisioniste di Mao sulla divisione in «tre mondi» egli esita e, invocando la versione degli «Stati tipo», cerca di rigettare lö nostre tesi distorcendo le formulazioni di Lenin, il quale, nell'analisi della situazione internazionale fatta a suo tempo, l;a diviso gli Stati borghesi in cinque gruppi; ma Kazimierz Mijal fa degli sforzi inutili, perché non approda a nulla e non è in grado di confutare minimamente le tesi leniniste del nostro Congresso.

Al pari di un avvoca'o che, prima di formulare le tesi dell' aringa che pronuncerà davanti alla corte, si consulta con l'imputato di cui ha asHunto la difesa, l'«avvocato» Mijal è andato a chiedere all'ambasciatore cinese a Tirana quali erano le tesi che Hua Kuo-feng intendeva difendere di fronte al Partito del Lavoro d'Albania e al movimento comunista intCrnazionale. Dopo di ché ha sostenuto il revisionismo moderno maoista, ha attaccato il Partito del Lavoro d'Albania, il movimento comunista internazionale, ha sostenuto le tesi del capitale, dell'imperialismo Gmericano e dell'Unione Sovietica revisionista. Nelle svolte del movimento rivoluzionario marxista-leninista vengono senz'altro fuori sia rinnegati di grosso calibro come Tito, Krusciov, Mao, che rinnegati più piccoli come Mijal, Hill, Jurquet, ma tutti questi rinnegati, di qualsiasi taglia siano, saranno smascherati, screditati e finiranno, come sono finiti tutti i loro predecessori, nella pattumiera della storia.

Ecco qual'è il nocciolo e l'argomentazione della prima critica che il polacco Mijal rivolge a una delle tesi del nostro 7° Congresso.

2) La sua seconda critica riguarda la nostra tesi: «Entrambe le superpotenze sono ugualmente pericolose». Secondo costui, «questa è una verità di carattere astratto» e, per concretizzare questa critica, egli non manca di utilizzare le tesi del nostro 7° Congresso, che spiegano la situazione internazionale e le diverse forze in lotta nella loro grande realtà e con conclusioni teoriche marxiste-leniniste.

L'«avvocato» dei revisionisti cinesi, il revisionista Mijal, usa gli stessi metodi, la stessa tattica, le stesse distorsioni, gli stessi artifizi e fa mostra della stessa «sicurezza di teorico», di cui si è servito anche per il primo punto. Ma qui ha a che fare con un «boccone troppo grosso» difficile da ingoiare. Il polacco cerca di trovare argomenti per sostenere questa tesi revisionista che gli stessi cinesi non hanno tentato di difendere apertamente, come fa lui, per non impantanarcisi.

I cinesi dicono che «il nemico principale è l'Unione Sovietica e che gli Stati Uniti d'America vengono al secondo posto». Questa è una tesi antimarxista. Essi poggiano tutta la loro ideologia e politica su questa definizione e adeguano a questa linea tutte le loro iniziative sull'arena internazionale. Ma per mascherarsi, di fronte alla nostra linea marxista-leninista, di fronte al movimento comunista internazionale e all'opinione pubblica mondiale, i cinesi non dimenticano anche di affermare ogni tanto che «abbiamo due nemici principali: l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America».

Il polacco Mijal sta diventando «più cattolico del Papa». Somiglia alla rana della favola, che, desiderando diventare più grossa del bue, si gonfiò e si gonfiò fino a scoppiare. Anche il polacco Mijal, per difendere una tesi revisionista reazionaria, si è gonfiato al punto di scoppiare e mettere in (piazza non solo il proprio marciume ma anche quello dei cinesi.

In che modo Mijal cerca di confutare la nostra tesi? Molto semplicemente: «Un paese non può avere due nemici, ma uno solo, uno esterno ed uno interno. Anche su scala continentale ha un solo nemico principale e non due»!

Il polacco ha posto il problema in questo modo per difendere la tesi cinese secondo cui «il nemico principale è il socialimmpperialismo sovietico», perché «è più ricco economicamente, meglio armato, più dinamico, meno smascherato»! (Tutti ragionamenti concepiti e provenienti da Keng Piao).

Mijal ha però presente il fatto che la strategia cinese muta ad ogni congresso. All'8° congresso del Partito Comunista Cinese venne rilevato che «il nemico principale erano gli Stati Uniti d'America, quindi dobbiamo unirci all'Unione Sovietica contro gli americani»; mentre ora gli Stati Uniti d'America sarebbero divenuti meno pericolosi! Non c'è da meravigliarsi che all'11° Congmesso del Partito Comunista Cinese venga deciso che il principale nemico non è l'Unione Sovietica, ma sono gli Stati Uniti d'America, oppure si dichiari che entrambe le superpotenze sono innocue!

Questi volte-face il polacco li spiega con l'«argomento» secondo cui «la vita non segna il passo»; in altre parole, secondo lui, i partiti comunisti devono mutare strategia ogni 7 anni, poiché oggi «l'Unione Sovietica è divenuta il nemico principale e gli altri, sono suoi cani da guardia»:e domani «gli Stati Uniti d'America diventeranno il nemico principale e gli altri si trasformeranno in suoi cani da guardia». E per illustrare questa sua idea, che è revisionista, Mijal vorrebbe prendere a prestito questo «argomento» da Lenin.

Partendo da queste tesi revisioniste, Mijal fa un ragionamento da nazionalista polacco e non da internazionalista. Egli dice: «Per il Partito Comunista di Polonia c'è un nemico esterno, l'Unione Sovietica, e un nemico interno, Gierek. Per combattere questi due, il Partito Comunista di Polonia deve allearsi anche con la più nera reazione». (Tesi proveniente da Keng Piao). Cosicché dal momento che è disposto ad allearsi con la reazione più nera (il Vaticano), Mijal può benissimo allearsi anche con Gierek, poiché anche questi non ama i sovietici. E verrà il giorno che costui si unirà anche a Gierek!

Ma, secondo Mijal, chi è il principale nemico del Partito Comunista di Germania (marxista-leninista)? Questo egli non lo dice, ma pensa: «l'Unione Sovietica». Ma che la Germania



Occidentale soffra al tempo stesso a causa dei revanscisti di Bonn e del dominio degli Stati Uniti d'America, che la Germania Orientale soffra al tempo stesso a causa della banda revisionista di Honecker e a causa dell'Unione Sovietiya, poco importa a questo «dialettico» maoista.

E il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista) che ha due nemici interni, oltre agli Stati Uniti d'America, contro chi dovrebbe, secondo Mijal, lottare? Anche questo Mijal non lo dice, ma pensa: «contro l'Unione Sovietica».

Ecco il modo estremamente chiaro, semplice e «teorico» in cui questo rinnegato risolve tutte queste questioni!!

Partendo da ciò egli intende arrivare ad un'altra questione: allo sbaglio che noi, albanesi, commettiamo, secondo lui, quando affermiamo che «non dobbiamo appoggiarci su un imperialismo :per combatterne un altro». Secondo questo servitore degli americani, possiamo appoggiarci sugli Stati Uniti d'America e sui loro scagnozzi per combattere il nemico principale, l'Unione Sovietica.

Mijal afferma che la tesi del nostro Congresso chiude la porta ai «compromessi», alle «alleanze», sia all'inter--io che all'esterno. E per dimostrare quest'assurdità, egli distorce le tesi di Lenin e di Stalin, falsifica la storia! Egli prende ad esempio la pace di Brest-Litovsk e la definisce «un compromesso di Lenin con la Germania». La pace di Brest-Litovsk non era, come viene interpretata da Mijal, un compromesso contrario ai principi, ma una pace imposta a Lenin dalla. necessità di salvare la Repubblica Sovietica. Con questa pace Lenin fece uscire il primo Stato dei proletari, che aveva creato, da una guerra imperialista di rapina e difese la rivoluzione. Questa era una azione giusta e in opposizione alle mire degli aristocratici e dei Kerenski, i quali, in collusione con gli imperialisti anglofrancesi, volevano continuare la guerra della Russia zarista rovesciata e soffocare la rivoluzione. Questo rinnegato si spinge anche oltre. Egli evoca la storia del «vagone piombato» per dimostrare fino a che punto si era spinto il compromesso di Lenin con la Germania del Kaiser. Con questo egli cerca di gettar fango su Lenin e la Rivoluzione d'Ottobre, pretendendo che sia l'uno che l'altro siano stati aiutati dall'impero tedesco.

Inoltre, Mijal non dimentica di menzionare nemmeno «il trattato di non aggressione tedesco-sovietico», concluso da Stalin, e l’alleanza dell'Unione Sovietica con gli Stati Uniti d'America e l'Inghilterra contro il nazismo. Stalin ha agito in modo giusto e non ha fatto nessun compromesso né con Hitler, né con l'imperialismo anglo-americano. Nel momento in cui la guerra si trovava alla soglia dell'Unione Sovietica, nel momento in cui aveva annesso l'Austria e la Cecoslovacchia e Chamberlain aveva firmato il trattato di Monaco per spingere Hitler contro l'Unione Sovietica, Stalin fece appello alle .democrazie» occidentali per giungere ad una alleanza anitifascista, ma queste fecero orecchie da mercante. A ora, per guadagnar tempo, egli firmò il patto di non aggressione e non di a eanza con a Germania nazista.

Dopo aver esposto questi «argomenti» e ricordato questi «compromessi», il rinnegato polacco pone una domanda alla quale risponde egli stesso: «Forse che con queste azioni Lenin e Stalin hanno tradito il marxismo-leninismo e la rivoluzione?

No, in nessun modo». «Argomentazioni» di questo tipo sono una provocazione trotzkista.

Dunque, il rinnegato polacco sostiene che i marxisti-leninisti, in ogni tempo e in ogni situazione, possono allearsi e scendere a compromessi «anche con il diavolo» per sconfiggere «satana»! Tutto ciò gli serve per difendere l'amicizia dei maoisti con .gli americani, perché «non ci possono essere al tempo stesso due nemici, ma uno solo è principale, quindi ci si può appoggiare su di uno per combattere l'altro». Se questa tesi di questo rinnegato revisionista è giusta, allora, per essere coerente con se stesso, egli deve affermare che l'unità di Gierek con l'Unione Sovietica è normale, giusta. Questo «grande teorico» pretende di essere contro gli stereotipi, ma in realtà, per dimostrare le sue tesi revisioniste e per trarre Mao e la Cina dal pantano, non fa altro che distorcere la storia e si serve di queste distorsioni come di stereotipi.

Il polacco Mijal, chiuso in se stesso e isolato completamente dalla vita rivoluzionaria, guarda il mondo e la politica con gli occhi di una persona che, acciecata dal sole, si orienta secondo la «Voce dell'Europa libera», Radio Varsavia e Radio Mosca. Ingozzato col foraggio della Hsinhua, egli sciorina i suoi pretesi pensieri teorici, marxisti-leninisti per confutare queste due tesi del nostro 7° Congresso, mentre d'altro canto dichiara di «essere d'accordo con ogni altra tesi del 7° Congresso del Partito del Lavoro d'Albania». Da demagogo qual'è, ricopre queste critiche con elogi ditirambici all'indirizzo del Partito del Lavoro d'Albania, al mio indirizzo ecc.

Che credito si può dare alle sue parole quando dichiara di ritenere giuste le altre tesi del Partito del Lavoro d'Albania, dal momento che, fino a ieri, ha difeso come molto giuste quelle che oggi critica? Non abbiamo fatto alcun mutamento nella strategia del nostro Partito, ed è proprio per questo motivo che ha conseguito dei successi. I maoisti hanno fatto sprofondare la Cina nel pantano dell'opportunismo, questo è il motivo per cui accadono queste cose. Il revisionista Mijal desidera che anche noi sprofondiamo in questo pantano. No, questo non avverrà mai, se noi applicheremo scrupolosamente il marxismoleninismo, le norme marxiste-leniniste, la lotta di classe, come abbiamo fatto fino ad ora. Il Partito del Lavoro d'Albania non abbandona questa strada.

Le analisi compiute dal nostro Partito sulla situazione interna ed estera sono marxiste-leniniste, perciò le sue conclusioni sono giuste, perciò esso lotta come si deve per approfondire le contraddizioni fra i nemici della rivoluzione e della liberazione dei popoli, perciò il nostro Partito giudica le situazioni e i nemici non in modo parziale, da posizioni nazionali, ma come un partito che è guidato dall'interesse generale della rivoluzione proletaria e dall'internazionalismo proletario. Né Mao, né il Partito Comunista Cinese, né i loro avvocati, nei loro attacchi contro di noi fanno parola della rivoluzione proletaria, dell'internazionalismo proletario, della lotta dei partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo. Se si addentrassero in questi problemi vitali della rivoluzione, allora di certo perderebbero anche quelle poche penne che sono loro rimaste.

I maoisti e i loro avvocati revisionisti non desiderano la polemica e fanno di tutto per evitarla. La polemica marxista-leninista ha sempre spaventato i revisionisti, i maoisti come i kruscioviani. Proprio nella loro ultima lettera, in cui ci attaccano, i revisionisti maoisti affermano: «noi non vi risponderemo perché non vogliamo entrare in polemica con voi».

Noi non abbiamo fatto polemica, abbiamo solo espresso apertamente i nostri giudizi. I cinesi e i loro avvocati desideravano che noi non li esprimessimo e che i maoisti invece esprimessero i loro giudizi e noi li approvassimo in silenzio. come verità universali. Molto intelligenti!!

«Perché avete posto apertamente queste questioni?», ci, rimprovera l'«avvocato» Mijal, facendo finta di non saperlo: Ma egli sa bene che queste contestazioni di principio noi leabbiamo rese note per lettera al Partito Comunista Cinese; che abbiamo chiesto per tre anni di seguito di inviare una delegazione di partito per discuterne, ma gli stessi Mao e Chou non hanno accettato. Ora, questo «avvocato» di una causa putrida, ci propone di «tenere una riunione di molti partiti per, appianare queste contraddizioni», sapendo benissimo che la Cina è contraria a riunioni del genere, che è contraria anche ad avere riunioni bilaterali con noi, mentre procede a riunioni bilaterali con altri partiti come quello di Mijal, di Jurquet e di Hill, che sono suoi servitori ed alle cui orecchie soffiano le più svariate assurdità.

In altre parole, la Cina maoista fa di tutto per conservare il suo prestigio immeritato nel movimento comunista internazionale, senza far niente nell'interesse di questo movimento oppure facendo il contrario di quello che dovrebbe fare. Essa cerca di imporsi, battendosi in questo senso, quale dirigente della lotta di liberazione dei popoli, e cioè del «terzo mondo», cerca di far credere che Mao e i suoi successori abbiano fatto una reale analisi della situazione del mondo «in movimento, in rivoluzione» ed abbiano dato le ricette più convenienti affinché tutti i popoli, i rivoluzionari, i comunisti, i partiti comunisti marxisti-leninisti, gli «Stati tipo» del «secondo e terzo mondo» unitamente agli Stati Uniti d'America del «primo mondo» seguano la Cina per combattere il socialimperialismo sovietico, principale nemico dell'umanità».

Tutti questi rinnegati si sono assunti il compito di scindere nuovamente la rivoluzione e il movimento marxizta-leninista, che si è rimesso in piedi e sista rafforzando. I Mijal, Jurquet Hill e soci sono i Gierek, Jivkov, Gomulka, Sharkey e Marchais di una nuova variante revisionista, che bisogna porre sotto il tiro dell'artiglieria pesante per smascherarli, distruggerli e liquidarli.

Il Partito del Lavoro d'Albania deve dimostrare e dimostrerà molta pazienza nel fare chiarezza nel confronti di coloro che sono confusi, poiché non bisogna sottovalutare il culto e il mito di Mao come «grande marxista-leninista» nel mondo. Ma gli avvocati del tipo di Mijal non fanno parte di coloro che hanno una visione confusa delle cose, essi sono dei rinnegati lucidi e pericolosi, perciò bisogna far fuoco contro di loro per sterminarli come topi!





VLORE, SABATO

5 MARZO 1977

LA CINA MIRA A DIVENIRE SUPERPOTENZA

Per noi non c'è alcun dubbio: la Cina si è alleata agli Stati Uniti d'America. Pare che fra questi due paesi esista un accordo segreto sulla loro comune lotta contro il socialimperialismo sovietico. La Cina, dunque, elaborando la sua strategia, o meglio dire modificando questa strategia, non ha tenuto conto degli interessi della rivoluzione mondiale, della liberazione dei popoli, ma ha solo tenuto conto del proprio rafforzamento come grande Stato socialimperialista. All'interno di questo triangolo, questi due Stati mirano ad indebolire il socialimperialismo sovietico. Questa politica della Cina si esprime fra l'altro nei suoi sforzi tesi a far sì che tutti i comunisti, i partiti marxisti-leninisti e i movimenti di liberazione nazionale nel mondo considerino il soci,alimperialismo sovietico, non solo dal punto di vista strategico, ma anche dal punto di vista tattico, come il nemico principale o come l'unico nemico contro cui occorre lottare ad ogni costo.

La Cina ha ricevuto e sta ricevendo aiuti dagli Stati Uniti d'America e dagli altri paesi capitalisti del mondo, sia dai paesi dell'Europa che dal Giappone. Questi aiuti, particolarmente ora, all'inizio, sono aiuti di carattere militare. Gli Stati Uniti d'America hanno fornito alla Cina, in primo luogo, potenti computer e gliene forniranno in seguito degli altri. Solo che nel loro corso procinese gli Stati Uniti d'America vengono frenati dalla questione sovietica, perché non vogliono che i sovietici inaspriscano le proprie posizioni nei loro confronti. Ciò significa che l'imperialismo americano cerca di utilizzare «sia il bastone che la carota». Non ha cessato di utilizzare la carota nei confronti dell'Unione Sovietica, dato che le dà ingenti crediti. Si sa che l'imperialismo americano non dà questi ingenti crediti all'Unione Sovietica senza interesse. Con questi crediti mira a raggiungere alcuni obiettivi determinati e, in primo luogo, mira a che l'Unione Sovietica non sia aggresiva nei confronti degli Stati Uniti d'America. Ciò non significa che fra il socialimperialismo sovietico e l'imperialismo americano non ci siano contraddizioni. No, tra di loro esistono contraddizioni, ed anche importanti, che noi dobbiamo sfruttare. Ma non possiamo affermare che fra queste due superpotenze non esistano accordi e buona comprensione. Questa è la fase della spartizione del mondo, della spartizione dei mercati. Quindi c'è un inasprimento nei loro rapporti, ma ci sono anche accomodamenti; altrimenti come spiegare il fatto che l'Unione Sovietica riceve un aiuto tanto importante da parte degli Stati Uniti d'America e di tutti gli altri Stati capitalisti, Stati che, a sentire la Cina, sono minacciati ogni giorno da un improvviso e fulmineo attacco dell'Esercito Sovietico.

Ma l'Unione Sovietica, stando alle affermazioni degli stessi cinesi, ha ammassato ai suoi confini con la Cina quasi un milione di soldati. E per mantenere un milione di soldati al confine cinese deve aver sguarnito il fronte europeo, mentre la Cina considera questo fronte come il più minacciato nel caso di un attacco da parte dei sovietici.

Il Partito Comunista Cinese cerca di far adottare la sua strategia, di cui Mao Tsetung è l'autore, a tutti i partiti comunisti marxisti-leninisti e ai popoli del mondo. Ed è quanto fecero Krusciov e i kruscioviani, che cercarono di imporci le tesi teoriche, politiche, economiche e militari del loro 20 ° Congresso ecc. per rafforzare il socialimperialismo sovietico. Anche la Cina agisce oggi allo stesso modo antimarxista per conseguire obiettivi non rivoluzionari, nei suoi interessi di grande Stato cinese. Precisamente per realizzare questi obiettivi essa cerca di imporre ai marxisti-leninisti del mondo una nuova strategia che, evidentemente, non può essere definita strategia rivoluzionaria.

Quando hanno deciso di dare alla Cina crediti per gli armamenti, per lo svillppo della sua industria e per altri settori, gli Stati Uniti hanno calcolato non solo il grande vantaggio finanziario, ma anche i grandi vantaggi politici che avrebbero potuto assicurarsi, perché 1a Cina, con il suo peso, con la sua

influenza, presentancola come una potenza non aggressiva, fa propaganda a favoredell'imperialismo americano. Cosi la Cina agisce in modo che i popoli, che soffrono sotto il tallone economico e militare cbll'imperialismo americano, non vedano quest'oppressione oppure l'accettino di fronte ad un altro grande pericolo. Ma quet'altro grande pericolo non è minore di quello che pesa sulle spalle dei popoli dei diversi continenti. Ed è questo uno de: motivi per cui l'imperialismo americano sta finanziando e finanzierà la Cina anche in futuro. Dal mornento che ciò va a favore degli interessi imperialisti ed egemonici degli Stati Uniti d'America, dal momento che la Cina inasprisce il suo conflitto con l'Unione Sovietica e che in questo senso gli Stati Uniti g sforzano di approfondire le contraddizioni

della Cina con l'Unione Sovietica, l'aiuto dell'imperialismo americano servirà a getare benzina sul fuoco di queste contraddizioni. E' per questi motivo che noi diciamo che la guerra può scoppiare sia in Europa, che in Asia, perché essa è un parto dell'imperialismo e del socialimperialismo. Il socialimperialismo sovietico è una poteiza che richiama la guerra, che prepara la guerra, come la preyarano anche gli Stati Uniti d'America.

La Cina intreccia le sue azioni con quelle delle due superpotenze allo scopo di raggiungere gli obiettivi che ha fissato per divenire anch'essa uia superpotenza. In questo modo si possono spiegare anche i sud sforzi tesi a fomentare una terza. guerra mondiale. E' difficile dire dove scoppierà questa guerra. A giudicare dalla via imbboccata dalla Cina, questo conflitto scoppierà in Europa opxure in Cina. Comunque sia, gli Stati Uniti d'America toglieranno le castagne dal fuoco con le mani altrui.

Se la Cina fosseun paese veramente socialista guidato dalla dottrina marxista-leninista e seguisse una politica rivoluzionaria, allora essa lotterebbe sui due fianchi, contemporaneamente contro i due Stati imperialisti. Ma in realtà essa segue la via opposta. Con l'alleanza che sta concludendo con gli Stati Uniti d'America, la Cina fomenta la guerra fra essa e l'Unione Sovietica, fra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America. Perché dico questo? Perché se per il momento si può giudicare che due sono le superpotenze che lottano per assicurarsi posizioni egemonistiche nel mondo, per conquistare mercati e succhiare le ricchezze degli altri popoli, anche la Cina, con la via che ha imboccato, non mancherà di divenire il terzo partner in questa politica e in questi obiettivi.

Da marxisti-leninisti quali siamo, noi non dobbiamo seguire la via controrivoluzionaria e antimarxista della Cina, ma seguire la nostra via rivoluzionaria marxista-leninista. Lottando per questa via, noi abbiamo difeso il marxismo-leninismo, la sua purezza, abbiamo difeso gli interessi del nostro popolo, gli interessi degli altri popoli, la causa della loro liberazione e ci siamo sforzati allo stesso tempo di ostacolare la guerra atomica imperialista che può scoppiare fra questi tre partner, che lottano per l'egemonia, appoggiandosi l'uno all'altro. L'appoggio reciproco di questi Stati va sempre a svantaggio della rivoluzione mondiale, dei paesi socialisti e della liberazione dei popoli.

In quanto marxisti-leninisti, noi siamo contro le guerre imperialiste di rapina scatenate sia dai socialimperialisti sovietici che dagli Stati Uniti d'America o dalla Cina, che si sta trasformando in una grande potenza socialimperialista. Perciò, da marxisti-leninisti, noi lotteremo contro queste guerre di rapina, perché esse danneggiano sempre i supremi interessi dei popoli, della loro liberazione, della loro indipendenza e della loro autodeterminazione, esse danneggiano il trionfo della rivoluzione e del socialismo nel mondo. Perciò, essendo contro le guerre di rapina, siamo contro le potenze aggressive, siamo contro coloro che aspirano a divenire una superpotenza, siamo dalla parte dei popoli che dobbiamo incitare ad opporsi alle guerre e, nel caso non riuscissero a conseguire questo obiettivo principale, a trasformarle in guerre di liberazione. Attualmente, l'alleanza dei marxisti-leninisti e dei patrioti democratici e progressisti in ogni paese si basa sulla loro unità contro i guerrafondai imperialisti e socialimperialisti. Non c'è altra via, non c'è altra strategia. La Cina divide il mondo in tre ed elimina tutte le differenze di classe interne ed esterne, perché ha abbandonato la lotta che le masse popolari conducono contro l'oppressione e lo sfruttamento, perché l'attuale strategia cinese confonde gli obiettivi dello Stato con gli interessi delle masse popolari oppresse e sfruttate da questo Stato della borghesia reazionaria.

La Cina mostra interesse solo per gli Stati che appoggiano la sua politica e la sua strategia, politica e strategia che consistono nel combattere un unico nemico, il socialimperialismo sovietico, e di cessare 1a lotta contro gli Stati Uniti d'America. Ciò significa che la Cina predica la pace sociale purché questa pace sociale serva alla sua strategia, che mira a rafforzare le sue posizioni dominanti nel cosiddetto terzo mondo e a proteggere gli Stati Uniti d'America dai colpi che i popoli possono vibrar loro direttamente o indirettamente colpendo i gruppi capitalistici al potere negli Stati del cosiddetto terzo mondo che sono strettamente legati all'imperialismo americano La Cina per contro si disinteressa totalmente degli Stati che si trovano sotto il dominio dell'Unione Sovietica; ha messo i popoli di questi paesi nello stesso sacco con i gruppi revisionisti moderni e capitalisti, i quali sono in perfetta unità fra di loro e opprimono questi popoli. In altre parole la Cina non fa nessuna distinzione, non tiene conto degli interessi di questi popoli, sia degli ex-paesi a democrazia popolare, sia degli altri Stati capitalisti che sono sotto l'influenza sovietica. La Cina identifica questi paesi con il potere della borghesia e con la linea egemonistica del gruppo dirigente dell'Unione Sovietica.

Dunque, la divisione del mondo nel modo in cui è fatta dai cinesi ha lo scopo di soffocare la lotta che le masse popolari intraprendono per scuotersi di dosso il giogo del capitale locale e straniero. Questa non può essere una linea rivoluzionaria marxista-leninista, dal momento che ignora la lotta rivoluzionaria delle masse lavoratrici contro il capitale asservente, dal momento che la Cina non difende la rivoluzione e la lotta di liberazione nazionale dei popoli.

Prendiamo un esempio, la Birmania. La Cina deve intrattenere relazioni diplomatiche con la Birmania di U Ne Vin, ma non sotto forma di legami così stretti quali sono gli attuali. Essa considera le sue relazioni con la Birmania come indissolubili, eccezionalmente strette, mentre, d'altro canto, in Birmania, come si sa, c'è un movimento di forze popolari che si battono per la liberazione nazionale, sotto la guida del Partito Comunista di Birmania, che lotta contando sulle proprie forze in condizioni eccezionalmente difficili nelle giungle e sulle montagne, contro le forze reazionarie repressive di Ne Vin. Costui organizza la repressione e uccide i comunisti e i patrioti. Lo stesso segretario generale del Partito Comunista di Birmania è caduto nel corso di questi combattimenti. Ma è giusto e marxista-leninista che proprio in questo periodo la Cina esalti i suoi legami con la Birmania di Ne Vin e che invii la vedova di Chow En-lai a rendere visita proprio a questo Ne Vin e a coprire di fiori questo boia del popolo birmano? Ecco in che modo la Cina intende le sue relazioni con gli Stati capitalisti, ecco come essa sottovaluta le sue relazioni con .i popoli in lotta contro le cricche reazionarie che li opprimono e li sfruttano fino al midollo, ecco come sottovaluta l'aiuto che deve dare loro.

La Cina considera dunque il «terzo mondo» come un'alleanza con i governi degli Stati di questo sedicente terzo mondo e non un'alleanza e stretti legami di amicizia con i popoli di questi paesi. La Cina non appoggia affatto le aspirazioni di questi popoli, che sono in aperta opposizione e in lotta contro le direzioni di questi paesi, poiché queste direzioni sono il capitalismo al potere.

La stampa e la radio cinese non manifestano il minimo sostegno a favore dei movimenti di liberazione nazionale dei popoli, non dicono e non scrivono nulla sulle possenti manifestazioni del proletariato mondiale in tutti i paesi capitalisti, non parlano della lotta che i partiti marxisti-leninisti conducono in questi paesi. No, una simile propaganda è scomparsa dalle pagine della stampa cinese. Questo atteggiamento serve da appoggio alla strategia della Cina e fa capire agli Stati capitalisti e all'imperialismo americano che essa ha abbandonato la lotta rivoluzionaria e ha cessato di aiutare i popoli che lottano per la loro liberazione. D'altro canto, l'inganno e la demagogia della Cina consistono nel fatto che essa cerca proprio di farsi passare per rivoluzionaria, cerca di far credere che aiuta i rivoluzionari e i partiti marxisti-leninisti, il che non è affatto vero. In realtà la Cina aiuta soltanto quegli elementi e quei gruppi cosiddetti marxisti-leninisti, che coprono di lodi la sua politica e la sua strategia controrivoluzionaria. In queste condizioni, quindi, non si può assolutamente affermare che la linea politica e ideologica del Partito Comunista Cinese è giusta, rivoluzionaria e marxista-leninista. Essa ha imboccato un vicolo cieco, una via controrivoluzionaria. Perciò, noi, con la nostra propaganda e con le nostre posizioni, dobbiamo mettere l'accento sull'autentica linea marxista-leninista, che consiste nella strenua difesa dei movimenti di liberazione nazionale dei popoli, degli autentici partiti marxisti-leninisti e di tutti gli uomini progressisti e democratici che lottano contro l'oppressione del capitale locale e del capitale cosmopolita.

In apparenza sembra che la Cina sostenga i paesi del «terzo mondo». Essa sostiene in realtà le posizioni dei governanti di questi Stati, compreso i governanti che sono legati all'imperialismo americano oppure a tutti quegli Stati borghesi-capitalisti che si contrappongono al socialimperialismo sovietico. Ma la Cina, riguardo le posizioni rivoluzionarie da tenere e la difesa degli interessi dei popoli, non fa nessun passo avanti, anzi sta facendo passi indietro.





VLORE, LUNEDI

7 MARZO 1977

LA DIREZIONE CINESE HA PERSO LA BUSSOLA

POLITICA

La situazione internazionale è piena di avvenimenti; in tutte le parti del mondo si sviluppa una lotta fra diversi Stati, fra le due superpotenze, l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico, mentre le contraddizioni di classe si stanno approfondendo fra il proletariato e la borghesia capitalista. I comunisti partecipano attivamente a questa lotta di classe del proletariato e delle altre masse sfruttate per la conquista dei diritti politici ed economici. I partiti marxisti-leninisti ovunque sono stati creati lottano, in tutte le parti del mondo, contro le due superpotenze, contro il capitale asservente nei loro paesi e contro il revisionismo moderno.

In questa situazione la Cina non fa niente e non intraprende nemmeno iniziative per rafforzare le ,posizioni della rivoluzione, per potenziare la lotta di classe del proletariato mondiale e la lotta di liberazione dei popoli. Possiamo affermare a piena voce che essa non prende nessuna iniziativa. Ma perché? Perché l'attuale direzione del Partito Comunista Cinese non è su posizioni veramente rivoluzionarie, ma è su posizioni molto opportunistiche e ha perso la sua bussola politica. L'opportunismo di cui soffre fa sì che essa abbia una linea instabile, malsicura, le impedisce di fare il minimo passo avanti, a rischio di cadere in contraddizione con sé stessa, con la sua classe operaia e con le aspirazioni di tutto il popolo cinese. All'interno, le iniziative dell'attuale direzione cinese sono state controrivoluzionarie. Queste iniziative non sono state prese seguendo la via del partito, quindi le hanno causato guai ai quali difficilmente può rimediare. Perciò la direzione cinese si trova in una situazione di instabilità politica. interna da cui trae origine la sua instabilità e la sua inattività politica all'esterno.

All'interno, la Cina si trova in una situazione caotica: la gente non accetta facilmente né i punti di vista, né le iniziative della nuova direzione, che non è capace di guidare il paese nemmeno sulla via che avevano tracciato Mao Tsetung e Chou Enlai. Sebbene questa via non fosse marxista-leninista, ma pragmatista, opportunistica, sull'arena internazionale, la Cina,. grazie al suo grande prestigio, continuava a svolgere un ruolo, s'intende. non di prim'ordine. Ma attualmente essa non svolge un ruolo attivo sull'arena internazionale e non ha l'autorità che dovrebbe avere. Nessuno l'ascolta perché non ha niente da dire; non partecipa alle iniziative politiche che si sviluppano nel mondo; anzi anche nel paese, l'attività politica è attualmente insignificante. Ora ogni tanto si reca in Cina qualche delegazione commerciale coreana, qualche viceministro, qualche delegazione di giornalisti jugoslavi, che scorrazzano per tutta la Cina. Anche sui ,principali giornali di Pechino .non si vede altro che una insipida propaganda contro i «quattro» e il grande interesse dimostrato per una delegazione di giornalisti jugoslavi e per la politica jugoslava.

La stampa cinese segue con la più grande attenzione la politica della Jugoslavia titina, le fa propaganda e la mette in risalto. Anche alla politica della Romania viene dato risalto. Ora, dopo il terremoto che ha colpito questo paese, sul «Renmin Ribao» non trovi che espressioni quali «l'eroico popolo romeno» di qua, «l'eroico popolo romeno» di là ecc. Certo, questa è stata per il popolo romeno una grande calamità che ci ha profondamente toccati nei nostri sentimenti, come uomini -come comunisti, ma la politica del nostro Partito nei confronti dello Stato revisionista romeno e della direzione revisionista romena non è per nulla mutata. La direzione revisionista romena lancia appelli di aiuto a tutto il mondo e vediamo che da Washington o da Londra le sono stati inviati 50 mila o 100 mila



,dollari d'aiuti, somme ridicole. Un tale «aiuto» è divenuto tanto ridicolo che la direzione romena ha dovuto indirizzare alla Croce Rossa Internazionale a Ginevra una dichiarazione con cui fa sapere che non accetterà altri aiuti dall'estero oltre quelli già ricevuti. E che cosa le hanno dato? Essa non ha ricevuto che elemosine umilianti.

Ecco in quale stato si è ridotta attualmente la politica cinese. Ma gli atteggiamenti degli attuali dirigenti cinesi sono strani come sono sempre stati strani. Il nostro ambasciatore a Pechino ci informa che in occasione della giornata dell'8 marzo la responsabile dell'organizzazione cinese delle donne (che noti so se come organizzazione esista o no, ma quanto pare esiste la responsabile come persona) ha offerto, unitamente alla moglie di Chou En-lai, un ricevimento in onore delle mogli degli ambasciatori accreditati a Pechino. Durante questo ricevimento, con ostentazione, la moglie del nostro ambasciatore è stata fatta sedere fra loro due, al tavolo principale, per far vedere alle mogli degli ambasciatori che le loro relazioni con la Repubblica Popolane Socialista d'Albania sono eccellenti.

Cosa indica ciò? Indica l'instabilità e la doppiezza dell'attuale direzione cinese che, da una parte, ricorre a simili gesti dimostrativi e, dall'altra, ci pugnala alla schiena. Ciò significa che ovunque le sia possibile, essa semina la discordia, cerca di dividere le direzioni dei partiti comunisti marxisti-leninisti, che si trovano in una posizione difficile e che, sebbene non convinti di quello che i cinesi dicono loro, esitano ancora a prendere apertamente posizione contro la linea revisionista cinese. Allora alcuni di loro si rivolgono a noi, per chiedere chiarimenti su alcuni punti di vista discordanti che esistono nel movimento comunista internazionale, soprattutto fra il Partito Comunista Cinese e il Partito del Lavoro d'Albania. Noi diciamo loro: eccoci, siamo pronti a discutere, sebbene al nostro 7° Congresso tutti i problemi politici e ideologici siano stati posti in modo chiaro per chiunque. Abbiamo una linea, un punto di vista che .abbiamo chiaramente espresso e non solo al nostro 7° Congresso; questo Congresso, analizzando correttamente la situazione che si stava sviluppando nel mondo, è la sintesi di tutta la giusta linea della strategia marxista-leninista del nostro Partito e delle sue tattiche marxiste-leninista che sono al servizio di questa strategia.

Le posizioni degli attuali dirigenti cinesi,, così come si manifestano, costituiscono, a parer nostro, la base della politica instabile e antimarxista della nuova direzione, con a capo gua Kuo-feng.

passando in rassegna la stampa cinese, per quanto riguarda le posizioni politiche del partito e dello Stato cinesi, non troviamo che un solo tema: la lotta contro il revisionismo sovietico, o meglio la lotta contro il socialimperialismo sovietico, cioè l'attuazione solo di una politica statale; il tasto su cui si batte è sempre quindi lo stesso. Così i giornali cinesi sono pieni di notizie d'agenzia sulle varie posizioni politiche e ideologiche assunte dai differenti Stati che rispecchiano le esigenze dei vari Stati e la lotta che si fanno, le riunioni che si tengono nel mondo ecc. Ciò significa che la politica e la stampa cinese seguono l'orientamento di raccogliere ovunque nel mondo quelle notizie d'agenzia che descrivono la situazione in un modo rispondente ai punti di vista di Pechino e che portano acqua al mulino della politica cinese. Questa politica è contro il socialimperialismo sovietico ed a favore degli Stati Uniti d'America, a favore dell'unità del proletariato con la borghesia di ogni tipo di Stato, nella lotta contro il socialimperialismo sovietico.

Ciò significa che la Cina non ha una propria politica. Sui giornali cinesi non si vedono editoriali in cui siano espressi i punti di vista del governo cinese, senza parlare poi dei punti di vista del partito. Non ci sono che notizie di agenzie di stampa straniere, che danno una idea chiara della politica che segue la Cina. Essa agisce in questo modo per poter dire, se qualcuno la rimprovera un giorno di aver seguito una simile politica: «Questa non è la mia politica, io non faccio che ritrasmettere le notizie che mi sembrano più importanti». Così non si può trovare una formulazione di questa sua politica in nessun giornale, in nessun discorso dei principali dirigenti cinesi. Questi giornali trattano solo due problemi: la lotta contro i «quattro» e la lotta contro il socialimperialismo sovietico.

Noi dobbiamo continuamente smascherare il socialimperialismo sovietico, come l'abbiamo smascherato, ma noi abbiamo smascherato e smaschereremo allo stesso tempo anche l'imperialismo americano.





VLORE, MERCOLEDI

9 MARZO 1977

GLI OPPORTUNISTI CINESI VOGLIONO CHE IL MONDO

COMUNISTA CANTI LE LORO LODI

Atteggiamenti che non ci sorprendono. Le agenzie di stampa ritrasmettono la dichiarazione dei presidenti del Perù e dell'Argentina sull'integrazione latino-americana. E' chiaro che questa dichiarazione esprime la linea dei dittatori degli Stati dell'America Latina, che si appoggia sull'imperialismo americano. Ma la questione non sta qui. Quello che vogliamo mettere in evidenza è che anche la stampa cinese ha diffuso questa dichiarazione. Ciò significa che la Cina è pronta a propagandare e a rendere noto all'opinione pubblica interna e internazionale qualsiasi iniziativa della reazione, mentre non ha affatto menzionato la dichiarazione degli otto partiti comunisti marxistileninisti dei paesi dell'America Latina.

Questo importante avvenimento nel movimento comunista internazionale non interessa la Cina o, meglio, non le conviene, perché, quando ha qualche interesse, è pronta a pubblicare non una semplice notizia, ma interi articoli. E' quanto ha fatto riguardo le decisioni prese dal Partito «Comunista marxista-leninista» d'Australia dopo il rapporto e le risoluzioni del Comitato Centrale di questo sedicente partito marxista-leninista. Il presidente di questo partito, Hill, ha inviato anche una lettera al Partito Comunista Cinese, in cui elogia Hua Kuo-feng come uomo saggio e capace, esaltando il «maotsetungpensiero», che, secondo lui, si identifica col marxismo-leninismo, condanna i «quattro» e difende il «terzo mondo» in accordo con la teoria di Mao Tsetung. E il Partito Comunista Cinese pubblica questa lettera di Hill in prima pagina del «Renmin Ribao».

Una pratica simile non ha bisogno di commenti. Per noi è evidente che il Partito Comunista Cinese parla solo di quei partiti e gruppi che lo seguono, che sono graditi alla sua direzione, che lo esaltano e passa sotto silenzio non solo l'attività, ma anche l'esistenza stessa degli altri partiti marxisti-leninisti e le loro iniziative, come, ad esempio, la dichiarazione degli 8 partiti dei paesi dell'America Latina, che esprime fra l'altro il suo sostegno alla Cina e a Mao Tsetung. Ma questa dichiarazione non va a genio ai cinesi.

Il «famoso» Keng Piao, che si occupa dei problemi internazionali nel Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, disse, tempo fa, al nostro ambasciatore a Pechino: «Noi non desideriamo che i rappresentanti dei partiti comunisti marxisti-leninisti vengano in Cina, ma non ci possiamo far niente, non possiamo cacciarli via; preferiamo però che non vengano affatto, perché ci creano difficoltà». Cosi gli attuali dirigenti cinesi fanno pubblicità a quei partiti che fanno comodo loro, mentre denigrano quelli che creano loro difficoltà. Ma questo atteggiamento non fa che smascherare i loro obiettivi e le loro posizioni.

I cinesi hanno imboccato una via antimarxista e si sforzano di giustificarla. Perciò i loro sforzi consistono in una propaganda sfrenata, senza fondamento, priva di logica marxistaleninista, per non parlare di spirito marxista-leninista. I cinesi desiderano che tutti i partiti marxisti-leninisti si schierino, volenti o nolenti, dalla loro parte, indipendentemente dal fatto che le loro tesi sono errate.

Essi hanno fatto un putsch e eliminato quattro membri dell'Ufficio Politico. Questa è una loro questione interna, ma di fronte a tutto ciò, al di fuori di una sia pur minima logica marxista-leninista, essi vogliono che gli altri elogino, le loro tesi e le loro iniziative, desiderano che le propagandino, le esaltino, e le definiscano giuste, verità marxiste-leniniste.

Anche riguardo l'altra questione, il loro comportamento è vergognoso. Questo putsch faceva capo ad un certo Hua Kuofeng, persona non molto nota fino ad allora. I cinesi vorrebbero che il mondo comunista cantasse le lodi a quest'individuo e sostenesse il sorgere del suo culto, che la propaganda cinese monta in modo scandaloso. Queste azioni non sono marxiste-leniniste, per cui la via che il Partito Comunista Cinese ha imboccato agendo in questo modo tanto riguardo la sua politica estera chela sua politica interna, non è naturalmente, per noi, comunisti albanesi, una via marxista-leninista. Quando da un giusto esame delle questioni risultava che bisognava difendere la linea del Partito Comunista Cinese, noi l'abbiamo difesa. Così il nostro Partito fu il primo a difendere la Rivoluzione Culturale, a difendere anche M.ao; ma quanto al suo culto, non solo non l'abbiamo esaltato come ha fatto la Rivoluzione Culturale, ma non l'abbiamo neanche accettato, anzi eravamo meravigliati di questo modo di agire, sebbene Mao fosse un dirigente noto nel paese e fuori di esso e non fosse Hua Kuo-feng. Durante questi avvenimenti il nostro Partito ha tenuto la posizione che doveva tenere, e questa posizione si basava sui fatti. Noi abbiamo appoggiato la Rivoluzione Culturale non perché i cinesi desideravano chi noi l'appoggiassimo, ma perché abbiamo ritenuto giusto sostenere la Cina in quei momenti così difficili per lei, quandolo stesso Mao ci ha detto che era in pericolo.

Ma ora non possiamo in nessun modo sostenere le errate tesi teoriche e politiche dell'attuale direzione e nemmeno esaltare personalità del tipo di Hua Kuo-feng, Keng Piao oppure del tipo di un certo Li Sien-nien, che, durante tutta la vita, non si è smosso dal potere, dimostrando di essere un vero camaleonte e mantenendo, in ogni occasione, atteggiamenti non marxisti ed ostili verso il nostro Partito, il nostro Stato socialista. Nei nostri confronti egli ha tenuto un atteggiamento arrogante e si è comportato come un esponente di grande Stato. Egli desiderava che noi ci inchinassimo davanti alle loro idee, con il pretesto che ci fornivano crediti, crediti che dovevano dare come aiuto internazionalista ad uno Stato socialista fratello.

Ma noi non abbiamo mai chinato la schiena davanti a questa gente che ha .punti di vista e atteggiamenti antimarxisti. Possiamo fare anche a meno dell'aiuto di questi elementi antimarxisti, ma abbiamo sempre pensato che l'aiuto fornitoci dalla Cina fosse un aiuto meritato e dato, seguendo una via internazionalista, da uno Stato socialista ad un'altro Stato socialista, com'è il nostro, che aveva lottato e lottava per la rivoluzione e il comunismo internazionale, che lottava accerchiato da Stati capitalisti e revisionisti che minacciavano la sua libertà e la sua indipendenza.

Con tutto ciò, abbiamo molte cose da dire anche a proposito di questo aiuto, perché dopo il ritorno di Teng Hsiao-ping al potere, cioè da quando è stato riabilitato, non solo questo aiuto è stato ridimensionato, ma attualmente costatiamo che i cinesi ci creano difficoltà nella costruzione delle opere previste dagli accordi di credito.





VLORE, LUNEDI’

14 MARZO 1977

LA CINA SOSTIENE LA SUA TESI OPPORTUNISTA DEL

«TERZO MONDO»

La teoria cinese del «terzo mondo», teoria che non ha nemmeno un filo di contenuto di classe e non fa alcuna distinzione fra gli Stati, difende con ostinazione disperata questo «mondo». In una corrispondenza dell'agenzia Hsinhua trasmessa da Pechino il 3 marzo, si dice che la via «non capitalista» predicata ai paesi del «terzo mondo» da parte dell'Unione Sovietica è una trappola. Effettivamente questa via è una trappola, ma la propaganda cinese non spiega le ragioni perché è una trappola e nemmeno indica il modo in cui bisogna combatterla.

L’Unione Sovietica, e non solo essa, ma anche gli Stati Uniti d'America, che la Cina non menziona, cercano con tutte le forze e i mezzi di cui dispongono di infiltrarsi negli Stati del cosiddetto terzo mondo, per stabilirvi la loro influenza, il neocolonialismo, e sfruttare questi paesi e popoli nell'interesse di Mosca e Washington. A tal fine l'Unione Sovietica è ricorsa a questa via propagandistica, secondo cui i paesi del cosiddetto terzo mondo devono sfruttare le imprese nazionalizzate ed appoggiarsi su di esse per avviarsi sulla, via del «socialismo». Secondo questo documento dell'agenzia Hsinhua, a tal fine l'Unione Sovietica fa investimenti e intraprende lavori in questi paesi inviandovi vecchie fabbriche riverniciate a nuovo ecc. Non c'è il minimo dubbio che essa agisce in questo modo, ma sorge la domanda: da chi sono dirette queste imprese nazionalizzate? Sono gestite dal popolo oppure dalle cricche borghesi capitaliste di questi paesi? Di certo, esse sono dirette dalle cricche capitaliste borghesi e l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America aiutano precisamente queste cricche capitaliste borghesi, che si servono degli aiuti delle due superpotenze per conservare e rafforzare il loro potere sulle spalle del popolo. Questo è chiaro per tutti, ma non per i cinesi.

I cinesi non hanno una chiara visione della lotta di principio e di classe che devono condurre il proletariato, le masse contadine, gli oppressi e gli elementi progressisti di questi paesi. Contro chi deve essere diretta questa lotta? Naturalmente contro l'imperialismo americano, contro il socialimperialismo sovietico e contro il nemico interno, che è precisamente la borghesia con il suo apparato di repressione, con il suo potere, la sua gendarmeria, il suo esercito, la sua polizia, che da secoli opprimono questi popoli.

La Cina non tocca nemmeno questo aspetto del problema (che è l'aspetto fondamentale), essa invece si è assunta il compito di svolgere solo una politica propagandistica priva di contenuto e di fondamento contro il socialimperialismo sovietico. Ma per combattere il socialimperialismo sovietico e l'imperialismo americano, i quali hanno ficcato e continuano a ficcare i loro artigli nel cuore di questi popoli, bisogna, ovviamente, aiutare la lotta di classe, indirizzando questa lotta dei popoli contro le forze delle tenebre e dell'oppressione. E questa lotta non può essere sviluppata partendo dalla «classificazione» inventata da Mao Tsetung in merito al «terzo mondo». Questa lotta non si può sviluppare se non viene prima liquidata questa «teoria», se questi Stati non vengono considerati così come sono e nella loro composizione reale, con le contraddizioni antagoniste o no che esistono nel loro seno, e se non si lavora per approfondire le contraddizioni antagoniste e per unirsi ai popoli che lottano per la loro liberazione. Questa è precisamente la via che sostiene il nostro Partito e noi riteniamo che questa sia la via marxista. La Cina invece non sostiene questa via, essa sostiene una via che non è marxista-leninista, una via completamente errata, una via che serve l'imperialismo americano e che si maschera con pretesi slogan marxisti-leninisti.





VLORE, MARTEDI

22 MARZO 1977

LA TEORIA DEI «TRE MONDI» E CONTRO LA

RIVOLUZIONE PROLETARIA

I cinesi ce la mettono tutta per difendere la loro teoria dei «tre mondi». A tal fine hanno messo in movimento alcuni partiti «comunisti marxisti-leninisti, che fanno di tutto per dimostrare che il «terzo mondo», questa formula, di Mao Tsetung, è un mondo che, teoricamente, si reggerebbe in piedi e che costituirebbe la principale forza antimperialista e antisocialimperialista mondiale. Questo non è vero. Vero invece è quello che afferma il nostro Partito del Lavoro, che la principale forza contro 1a, borghesia reazionaria interna, contro l'imperialismo e il socialimperialismo è costituita dal proletariato e dai popoli che lottano per la loro liberazione.

La teoria dei «tre mondi» è contro la rivoluzione proletaria, essa sostituisce questa rivoluzione con la rivoluzione democratico-borghese. Questa teoria antimarxista elimina il determinante ruolo guida del proletariato nella rivoluzione, essa unisce differenti forze e le pone sotto lo stesso ombrello o nello stesso sacco, definendole «terzo mondo», dà loro quel ruolo e quelle caratteristiche che di fato non hanno e, con questo «mondo», nega il mondo socialista. Ciò significa. che la Cina non si riconosce come paese socialista, che essa si autodefinisce paese «non sviluppato» e non paese socialista. Seconda questa teoria, basta essere un paese non sviluppato, per essere un paese socialista. Questa è una teoria prettamente antimar-xista, reazionaria, secondo la quale tutti i paesi non sviluppati, con sistemi borghesi-capitalisti, sono paesi socialisti. Ma perché la Cina fa questo? Mi sembra che lo faccia non solo per sostenere una tesi ideologica errata, per realizzare il suo obiettivo segreto, quello di guidare tutti quegli Stati dell'Asia, dell'Africa o dell'America Latina, che essa inserisce in questo «mondo», assumendone la leadership e facendosi passare per il loro principale difensore. Ma, di fatto, la Cina non difende niente, perché non dà nessun aiuto, sia pur economico, a questi Stati che sono Stati borghesi, capitalisti; la maggior parte di questi è legata o agli Stati Uniti d'America e al capitale degli altri imperialisti, oppure all'Unione Sovietica. La Cina non nega le contraddizioni che esistono in questi paesi, ma senza combattere i loro oppressori interni e senza combattere il revisionismo moderno, che è una corrente al servizio del capitale per perpetuare la sua oppressione sui popoli, non si può conquistare né la libertà, né l'indipendenza, e tanto meno costruire il socialismo.

Quindi i popoli che lottano per la loro liberazione devono rafforzare la loro unità con la classe operaia e, sotto la guida di questa classe, devono combattere per affrancarsi dal giogo della borghesia capitalista interna e del suo principale sostegno, l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico.





MARTEDI

5 APRILE 1977

TRE TEMI DI POLITICA CINESE

Si parla con insistenza della riabilitazione di Teng Hsiaoping e se ne aspetta l'annuncio da un momento all'altro. Questo è dunque il primo tema della politica cinese. Ma, a quanto pare, Hua Kuo-feng e soci si trovano in una situazione difficile. Hanno concentrato tutti i loro sforzi sullo smascheramento dei «quattro». La loro propaganda in merito è scialba, priva di mordente, poiché dicono cose tanto scandalose, meschine e inverosimili che nessuno può credere ad esse. Le accuse che muovono ai «quattro» si ritorcono contro di loro.

Il secondo tema della politica dei dirigenti cinesi al potere consiste nella raccolta e nella pubblicazione sulla loro stampa di qualunque cosa venga detta, da chicchessia, contro l'Unione Sovietica. Questa è la pietra angolare della loro politica, e con cui cercano di confermare la loro tesi che «l'Unione Sovietica. è il maggior nemico» e che tutti devono rivolgere la loro lotta contro quest'ultima, mentre gli Stati Uniti d'America vengono. considerati non pericolosi.

Il terzo tema della loro politica consiste nella buona accoglienza riservata a tutti i rappresentanti di quei partiti «comunisti marxisti-leninisti» che sono sulle posizioni dei revisionisti cinesi, vale a dire su .posizioni opportunistiche. I cinesi vogliono che questi opportunisti facciano due cose: esaltino Hua Kuofeng e insultino i «quattro».

Qualsiasi altra attività diplomatica è cessata, e ciò deve essere accaduto perché i dirigenti cinesi sono divisi fra loro. Sono divisi perché, a quanto pare, una parte di essi vuole andare fino in fondo nella difesa di Teng, vale a dire nella difesa della politica di Chou En-lai e scuotere le basi del «prestigio» già tentennante di Mao, mentre gli altri, quelli di Hua Kuofeng, desiderano conservare e consolidare le loro posizioni sotto la bandiera stracciata di Mao.

Dobbiamo tener presente quello che dice l'agenzia Tanjug, che è divenuta la fiduciaria dei cinesi e la loro portavoce riguardo queste questioni. Questa agenzia di stampa dice che la riabilitazione di Teng è stata rimandata a giugno, perché i dirigenti cinesi devono prima convincere quei trenta milioni di comunisti cinesi che credono che Mao, come anche Hua Kuofeng, abbia duramente criticato Teng. Quindi ara dovranno rimangiare quanto hanno detto prima.





GIOVEDI’

28 APRILE 1977



LE MANIFESTAZIONI DEI PARTITI MARXISTI-LENINISTI

E L'ATTEGGIAMENTO DELLA CINA

La grande manifestazione internazionalista che si è tenuta a Roma, in occasione del 40° anniversario della morte di Antonio Gramsci, la grande manifestazione d'internazionalismo proletario del Partito Comunista Portoghese (Ricostituito), che si è svolta a Lisbona, ed anche le due precedenti manifestazioni che hanno avuto luogo la prima in Germania Occidentale, dopo il 3° Congresso del Partito Comunista di Germania (marxista-leninista), e l'altra organizzata in Italia dal Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista) sono manifestazioni di notevole importanza per il movimento comunista nel mondo.

Queste manifestazioni dei partiti comunisti marxisti-leninisti, alle quali hanno partecipato anche rappresentanti dei partiti marxisti-leninisti fratelli, tra cui il rappresentante del Partito del Lavoro d'Albania, costituiscono un eccezionale aiuto per il movimento comunista nel mondo. Noi mostriamo così ai popoli e ai comunisti che, a prescindere dal tradimento dei revisionisti moderni sovietici ed altri, a prescindere dalla deviazione opportunistica del Partito Comunista Cinese, il marxismo-leninismo non muore mai, al contrario va avanti, si rafforza e si tempra nelle battaglie di classe contro l'imperialismo americano, il socialimperialismo sovietico, la borghesia reazionaria e i fascisti che hanno alzato la cresta.

Le manifestazioni organizzate dai partiti comunisti marxisti-leninisti sono un incoraggiamento per i rivoluzionari, i quali, in questi pericolosi momenti di grave crisi del capitalismo, vedono che esiste una forza che indica al proletariato di tutti i paesi e ai popoli oppressi dalle superpotenze e dalle grandi potenze capitaliste ecc., che bisogna sempre agire con coraggio e lottare duramente, giungendo ad usare anche le armi, contro questi loro selvaggi nemici. Inoltre possiamo affermare che queste manifestazioni sono nate dopo il 7° Congresso del nostro Partito ed è naturale che così fosse. Queste manifestazioni assumono un importante carattere, particolarmente quando su molte questioni essenziali di principio la linea del Partito del Lavoro d'Albania è in contrasto con la linea del Partito Comunista Cinese.

L'idea delle riunioni di molti partiti, oltre alle riunioni bilaterali, che è stata espressa al 7° Congresso del nostro Partito, costituisce uno dei suoi orientamenti più importanti. I partiti comunisti marxisti-leninisti, nei casi in cui lo ritengano necessario, possono e devono tenere riunioni multilaterali, consultarsi fra di loro in merito alle azioni comuni da intraprendere contro i nemici del comunismo e della rivoluzione. Mentre il Partito Comunista Cinese, com'è noto, ha adottato un atteggiamento contrario riguardo questa importante questione. Esso è contrario alle riunioni di alcuni o di molti partiti e pretende che l'unica soluzione sia quella della pratica delle riunioni bilaterali.

Qual'è la linea del nostro Partito riguardo questa questione? Essa si attiene al principio secondo cui i partiti comunisti marxisti-leninisti devono rafforzare la loro unità, chiarire i punti contrastanti che possono esistere nella strategia e nelle tattiche che adottano contro i nemici della rivoluzione e coordinare la loro comune azione in campo internazionale. Una tale attività li tempra e mostra al nemico che il comunismo è una forza indomabile, che i comunisti non sono divisi e che il revisionismo moderno non ha potuto affatto conseguire il suo obiettivo. Lo scopo del revisionismo moderno è, com'è noto, quello di realizzare la sua unità nella diversità, per liquidare l'unità dei marxisti-leninisti. Mentre, secondo la linea del Partito Comunista Cinese, i partiti marxisti-leninisti del mondo devono rimanere nella clandestinità o in uno stato di semi-clandestinità. Secondo il Partito Comunista Cinese, questi partiti possono agire nei loro paesi, e, se vogliono farsi conoscere, vadano a Pechino e prendano contatto con Keng Piao e con Hua Kuo-feng, elogino il Partito Comunista Cinese, emettano un comunicato attraverso la stampa riguardo questi contatti e t=asta. E poi, ognuno ritorni a casa sua.

Ciò significa che i partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo devono vivere sotto l'ombrello del Partito Comunista Cinese. In altre parole, chi va a Pechino e bacia la mano a Hua Kuo-feng o a Keng Piao si merita un breve comunicato sul «Renmin Ribao» e in questo modo indica al mondo che «esiste e pensa all'unisono con il grande Partito Comunista Cinese di Mao Tsetung»! Un simile modo di agire dimostra chiaramente il patriarcalismo messo in pratica dal Partito Comunista Cinese.

In altre parole, al partito che è legato al Partito Comunista Cinese si possono riservare alcune righe sulla stampa o alla radio cinese e, secondo i cinesi, questo basta perché questo venga definito partito comunista marxista-leninista.

La Cina teme le riunioni di molti partiti, poiché la sua partecipazione a queste riunioni può portare alla discussione di importanti problemi riguardanti il comunismo internazionale e la rivoluzione. Ma il Partito Comunista Cinese non è in grado di sostenere la discussione, poiché verrebbero intaccate le sue fondamenta di cartapesta su una serie di grandi problemi per la causa. del comunismo. Perciò fa di tutto per evitare riunioni del genere e vuole che i ,partiti comunisti marxisti-leninisti tengano solo riunioni bilaterali e che, senza essere d'accordo fra loro, siano d'accordo con il Partito Comunista Cinese...

Dai paesi africani ci pervengono notizie secondo cui i comunisti e gli elementi progressisti della Tanzania ecc., ecc., sono molto meravigliati dell'atteggiamento dei cinesi nei confronti dello Zaire e di Mobutu. Essi condannano l'atteggiamento reazionario della Cina, che va in aiuto dell'imperialismo americano contro il popolo dello Zaire, perché Mobutu non è che un mercenario, un reazionario capitalista; egli opprime il popolo congolese in stretta collaborazione con i neocolonialisti, che hanno ficcato i loro artigli nel Congo anzi tutto. L'imperialismo americano, così come l'imperialismo francese, ha importanti interessi nel Katanga e in tutto il Congo.

Allora com'è possibile, sotto la maschera del cosiddetto terzo mondo, aiutare cricche come quella di Mobutu, che lottano per mantenere il loro popolo sotto il giogo e, in collusione con gli imperialisti, cercano di sfruttarlo fino al midollo? La Cina fa ciò con il pretesto di combattere «il principale nemico», come essa definisce il socialimperialismo sovietico. Ma cosi non si combatte il socialimperialismo sovietico. Il socialimperialismo sovietico può intervenire, ed è effettivamente intervenuto, nel Congo e nel Katanga, può anche darsi che abbia addestrato i gendarmi di Ciombè o di qualche altro capo influente del Katanga. Ma che cosa dimostra ciò? Ciò dimostra che bisogna combattere allo stesso modo entrambe queste potenze imperialiste, che cercano di creare ovunque le loro zone d'influenza e di spartirsi i mercati a scapito dei popoli del mondo. Quindi bisogna far appello a questi popoli affinché si wllevino nella rivoluzione, perché attualmente il Congo, sotto Mobutu o sotto qualche Ciombè o qualche Kasavubu, è «libero» e «indipendente» solo a parole, ma in realtà non è né libero né indipendente, è una colonia di un imperialismo; e due o tre ;potenze imperialiste cercano di spartirsi fra loro i suoi mercati.

La Cina si rende conto di questo, ma trova il suo tornaconto ad agire seguendo questa via non marxista-leninista. Come si può non smascherare questa linea errata del Partito Comumista Cinese, linea che scinde il movimento rivoluzionario e la :rivoluzione mondiale? Questa linea danneggia i partiti marxisti che lottano per la rivoluzione e per la completa e piena liberazione dei popoli dal giogo del neocolonialismo e della feroce reazione interna legata alla reazione e al capitale esteri.

Come possiamo essere d'accordo con gli atteggiamenti della Cina, che, da un lato, accorre persino con le armi in soccorso di Mobutu, di questo rappresentante del capitale congolese, ed è pronta a partecipare ad una riunione che il figlio di Bhutto, di questo agente della CIA e oppressore del suo popolo, cerca di organizzare in Pakistan sul cosiddetto terzo mondo e, dall'altro lato, si esprime con la più grande freddezza contro le riunioni di diversi partiti comunisti marxisti-leninisti? La Cina si oppone a queste riunioni, cerca di scindere i partiti comunisti marxisti-leninisti e mantiene legami con una serie di gruppi di dissidenti e di elementi che i servizi di spionaggio del capitale e della borghesia di diversi paesi hanno fatto infiltrare in questi partiti. No, non ci può essere conciliazione in questo, perché la linea cinese è una linea opportunistica, una linea non marxistaleninista e al servizio del capitale mondiale. Noi riteniamo che la Cina si sbagli di grosso in questa questione e si allontani molto dalla giusta via marxista-leninista.





VENERDI

29 APRILE 1977

QUESTO SIGNIFICA: DIMENTICARE IL LUPO E

COMBATTERE LA SUA OMBRA

Con il compagno Ramiz ho discusso una questione che ritengo opportuna e importante. Dobbiamo scrivere un articolo teorico, che nella sua sostanza smascheri il contenuto della linea opportunistica cinese riguardo la cosiddetta teoria dei tre mondi.

Attualmente vediamo che i cinesi e i loro seguaci si servono abbondantemente un po' ovunque della tesi del terzo mondo» per .presentarla quale «giusta teoria delle lotte di liberazione nazionale» e con ciò, senza menzionarla apertamente, denigrano e attaccano la giusta linea marxista-leninista del nostro Partito e del suo 7° Congresso, che si è particolarmente occupato di questo problema.

Basandosi su alcune citazioni di Marx e di Engels, di Lenin e di Stalin, staccate dal loro contesto, essi si sforzano di spiegare (ma non spiegano niente) la loro teoria del «terzo mondo» (che in realtà nega la rivoluzione). Inoltre i cinesi ci accusano di essere «dogmatici, blanquisti, di voler bruciare le tappe». Secondo loro, gli albanesi non si battono affinché i popoli sviluppino prima una lotta di liberazione nazionale, ma desiderano che i popoli vadano diritto al sodo: che lottino per la rivoluzione proletaria.

In altre parole, in questo articolo, senza nominare il Partito Comunista Cinese, noi dobbiamo smascherare gli attuali punti di vista opportunistici da esso elaborati per soffocare la rivoluzione. La Cina non è d'accordo con la definizione della nostra epoca fatta dai classici del marxismo-leninismo, definizione secondo cui, dopo la vittoria dell'Unione Sovietica, dopo il trionfo della Grande Rivoluzione socialista d'Ottobre, il mondo è entrato nell'epoca delle rivoluzioni proletarie. Secondo la Cina, l'umanità «non vive in questa epoca», essa pretende che noi siamo ancora nell'epoca delle rivoluzioni democratiche borghesi.

Proprio questo dobbiamo spiegare chiaramente in quest'articolo. Indipendentemente dalle trasformazioni avvenute nel mondo dagli anni venti ad oggi, e benché i popoli di molti paesi d'Africa, d'Asia e d'America Latina, che Lenin classificava come paesi coloniali, abbiano nel frattempo conseguito una certa indipendenza politica, che in realtà è formale, come del resto sono formali la loro sovranità e libertà, gli Stati creati in questi paesi sono oggi posti sotto il giogo dell'imperialismo americano e delle altre potenze capitaliste del mondo, fra l'altro del socialimperialismo sovietico, e questi popoli vengono sfruttati con altre forme, che noi definiamo neocolonialistiche. Dunque questi Stati, cosiddetti liberi, sono dominati da cricche borghesicapitaliste, che sfruttano ed opprimono i loro popoli, in combutta ed in alleanza economica e politica con le superpotenze e gli altri Stati capitalisti. Molti di questi Stati, che hanno conquistato l'indipendenza e che si dice abbiano raggiunto la tappa della democrazia borghese, non hanno realizzato neppure le più elementari riforme di questa tappa, come ad esempio la distribuzione delle terre, la riforma agraria.

Noi dobbiamo spiegare che, stando le cose come stanno, i partiti comunisti marxisti-leninisti e il proletariato non possono permettersi di rimanere nel quadro dello statu quo, vale a dire di non lottare per la rivoluzione proletaria. Ma, se si parla della rivoluzione proletaria, bisogna prima prepararla e, per prepararsi alla rivoluzione,, il proletariato e il suo partito devono organizzarsi, creare alleanze con le masse contadine e con la piccola e media borghesia che desidera affrancarsi (quest'ultima cerca di affrancarsi dalla grande borghesia capitalista) e poi, attraverso radicali riforme politiche ed economiche, arrivare alla rivoluzione proletaria. Il proletariato e il suo partito non possono allearsi con i partiti della grande borghesia che è al potere in molti Stati del cosiddetto terzo mondo e nemmeno con quei partiti della piccola borghesia che si mantengono su posizioni reazionarie. Il partito commista marxista-leninista, il partito del proletariato, deve cosAntemente salvaguardare la sua indipendenza. Questo partita e il proletariato da esso guidato devono allearsi soltanto con quella classe e con quegli strati che mirano ed aspirano alla rivoluzione.

Mentre la Cina, con la linea che segue e con i suoi atteggiamenti, dice alt alla rivoluzione. Essa professa un nuovo revisionismo, che è una variante del revisionismo mocerno, una marcata forma opportunistica di distorsione della nostra ideologia marxista-leninista. In sostanza, in teoria e in pratica, essa mira a ostacolare e a fermare la rivoluzione, a mantenere lo statu quo negli Stati cosiddetti liberi e indipendenti, ma che in realtà sono dominati dalle grandi cricche capitaliste locali, che sono alleate all'imperialismo americano, mira a spingere questi Stati alla lotta contro il. socialimperialismo sovietico. La «lotta» di questo «terzo mondo», nel quale si è integrata la Cina stessa, viene fatta quindi in alleanza con l'imperialismo americano.

Così la Cina, con l'aiuto dell'imperialismo americano, appoggiandosi su di esso e facendosi passare per membro del «terzo mondo», cerca di impedire la rivoluzione e di guadagnar tempo per diventare anch'essa superpotenza. Ciò interessa agli Stati Uniti d'America, poiché la Cina, seguendo questa linea, non solo ostacola la rivoluzione e distorce l'ideologia marxista-leninista, ma al tempo stesso dà il suo contributo al mantenimento dello statu quo, vale a dire aiuta l'imperialismo americano e la grande borghesia nazionale di ogni Stato a conservare i propri mercati, fino a quando, immergendosi in questa via antimarxista, antisocialista, riuscirà anch'essa a divenire un'altra superpotenza, che faccia da contrappeso alle due superpotenze.

Noi, marxisti-leninisti albanesi, abbiamo il dovere di spiegare questa linea della Cina -di fare ciò basandoci come sempre sui nostri grandi maestri, Marx. Engels, Lenin e Stalin, che hanno perfettamente clarito queste questioni. Il nostro Partito, non solo al suo 7° Congresso, ma sin dalla sua fondazione, ha seguito e seguirà sempre gli insegnamenti dei nostri classici, li ha giustamente coiti in teoria e li ha correttamene applicati anche nella pratica

Il nostro Partito non ; è mai dimostrato dogmatico, in nessun modo si è mostrato lanquista; al contrario, ha sempre saputo guidare il popolo sui via della rivoluzione democratico-borghese, sulla via della Lotta di liberazione nazionale per sgominare gli occupant:fascisti e nazisti e cacciarli fuori dai confini della nostra Patri. II nostro Partito ha saputo, nello spirito dei princìpi marxisti-leninisti, continuare questa grande Lotta di liberazione naziona; con il passaggio dalla tappa della. rivoluzione democratico-borgese alla costruzione del socialismo. Poco importa la durata del] tappa della rivoluzione democratico-borghese, poiché, nelle rstre condizioni, abbiamo realizzato, intrecciandoli, nel tempo e egli indirizzi, i compiti della rivoluzione democratico-borghese quelli della rivoluzione socialista. Nel nostro paese, le ircostanze erano tali che la tappa della rivoluzione democratio-borghese venne superata moltopresto e il Partito ha sapua approfittare delle condizioni che si erano venute a creare. Le condizioni erano mature, poichénel nostro paese gli elemeti borghesi, della borghesia mercantile o dei signori feudal locali, si legarono agli occupanti, fecero causa comune con loro parteciparono alla lotta contro il popolo e la lotta del popolo spazzò via, cosicché la rivoluzione passò in modo relativament facile e rapido da una tappa all'altra.

Con questo articolo che scriveremo, noi dobbiamo chiarire all'opinione pubblica mondile, e particolarmente ai marxistileninisti, la natura mistifiante di questa teoria che i cinesi diffondono sotto la mascher del marxismo-leninismo. Essendo, secondo loro, la Cina un jaese socialista, e Mao Tsetung un «grande marxista-leninista» allora i marxisti-leninisti di tutto il mondo, sempre secondo loro, dovrebbero accettare, senza proferire parola, tutto ciò che egli ha detto. Questo, noi, per quanto ci riguarda, non l'accettiamo.

Dobbiamo fare, come abbiamo fatto, un'analisi dello sviluppo del socialismo in Cina, per vedere che tipo di socialismo vi si sviluppa e quali forme vengono impiegate su questa via. Ba tempo non eravamo d'accordo con i punti di vista di Mao Tsetung, particolarmente quando egli affermava che «la campagna deve accerchiare la città». Questo punto di vista di Mao Tsetung, non l'abbiamo mai accettato come marxista-leninista, perché ciò significa, da parte sua, considerare le masse contadine come la classe più rivoluzionaria della società. Questa è una concezione antimarxista. La classe più rivoluzionaria della società è il proletariato, perciò spetta ad esso guidare la rivoluzione, in alleanza con le masse contadine, che sono il suo più fedele alleato. Il proletariato deve guadagnarsi questo alleato, che anche la borghesia cerca di attirare dalla sua parte. La teoria di Mao si spinge più in là. «I popoli dei tre continenti: d'Asia, d'Africa e d'America Latina, - predica Mao debbono unirsi contro gli altri due continenti, il vecchio continente e quello nordamericano», cioè contro l'Europa e contro gli Stati Uniti d'America. Sviluppando dunque la sua teoria, Mao sostiene il punto di vista secondo il quale bisogna sostenere incondizionatamente tutti gli Stati di questi tre continenti, senza fare distinzioni di classe né differenziazioni fra i diversi regimi. Secondo lui, l'Europa e l'America del Nord costituiscono la città, il proletariato, e gli altri tre continenti rappresentano le masse contadine. Una simile teoria è aberrante, non prende in considerazione la realtà oggettiva, lo sviluppo materialista della storia, non ha una visione chiara del ruolo della classe operaia, del proletariato e del suo partito marxista-leninista, non tiene presente la rivoluzione. E' precisamente la teoria di Mao Tsetung a non tener conto delle differenti tappe che lo sviluppo dell'umanità deve percorrere. La concezione di Mao Tsetung, secondo cui «la campagna deve accerchiare la città», sta mostrando ora le corna nella teoria del «terzo mondo».

Fatto sta che Mao Tsetung, definendo ora il «terzo mondo» quale principale forza della rivoluzione, teoricamente liquida la grande forza che spinge avanti la storia, il proletariato mondiale. Ciò è assurdo.

Questa «teoria» o questa «analisi» del mondo che i revisionisti cinesi stanno facendo attualmente viene in aiuto ai punti di vista ostili secondo i quali «la rivoluzione ha fallito», . è in grande regresso» e non dobbiamo più parlare di rivoluzioni proletarie, ma restare con le braccia conserte e, d'altro canto, applaudire e aiutare Mobutu dello Zaire. Ma i Mobutu e soci sono rappresentanti della grande borghesia venduta, e legata agli Stati Uniti d'America, alla Francia e ai capitalisti degli altri paesi. Ma la Cina cosa fa in questa situazione? Essa difende Mobutu con le armi e con la propaganda. Ecco qual'è la sua politica. E' corretta questa posizione? No, in nessun modo. Al contrario, agendo in questo modo, la Cina rende ancor ,più pesante il giogo al popolo congolese. Così stanno le cose anche con gli altri paesi.

Perciò l'articolo che faremo deve essere ben costruito, con un alto contenuto, deve essere esauriente in tutti i sensi. Poggiando sulla nostra teoria marxista-leninista, mostriamo che le tesi del 7° Congresso del nostro Partito sono giuste, marxisteleniniste, che si basano sugli insegnamenti dei nostri classici e rispondono alla realtà oggettiva del mondo attuale, della. sua divisione, delle guerre e delle contraddizioni che vi esistono oggi. Il nostro Partito analizza profondamente qualsiasi situazione e contraddizione, sa definire e utilizzare giuste tattiche di lotta che perseguono un unico obiettivo: la realizzazione delle rivoluzioni proletarie e la liberazione dei popoli.

Il nostro ultimo congresso ha spiegato molto bene le lotte dei popoli, per esempio quelle dei popoli d'Africa, che hanno conseguito una certa libertà o indipendenza formale, Alcuni di questi hanno conquistato l'indipendenza con le armi, come l'Algeria ecc., mentre altri popoli hanno ricevuto «in dono» questa «libertà» e «indipendenza» dall'imperialismo francese, dall'imperialismo inglese ecc. In realtà, gli imperialisti non regalano nulla ai popoli; con questo .«dono» li tengono sempre legati a loro attraverso molteplici fili. Quindi, se si ammette, e si deve ammettere, che questi popoli hanno ottenuto una libertà» tale che permette alla borghesia e al feroce feudalesimo del paese di opprimerli, allora essi devono sollevarsi nella lotta per l'autentica liberazione. Contro chi devono lottare e che genere di lotta devono condurre questi popoli? Essi devono combattare contro le cricche capitaliste locali che sono al potere, che li opprimono, come anche contro i capitalisti stranieri, l'imperialismo americano, l'imperialismo francese, l'imperialismo tedesco e portoghese ecc., come anche contro il socialimperialismo sovietico. In altre parole, se parliamo di lotta, dobbiamo dire ai popoli che sono sfruttati dal capitale interno ed esterno, che essi devono lottare, mentre la Cina non dice loro questo. Il nostro Partito spiega a questi popoli che essi devono lottare e contro chi devono lottare, mentre la Cina non dice loro né che devono lottare e nemmeno contro chi devono dirigere questa lotta. Essa fa loro appello a lottare solo contro il socialimperialismo sovietico, poiché questo mira all'egemonia mondiale, in altre parole mette in pericolo l'egemonia americana nel mondo. Noi indichiamo, invece, ai popoli come debbono organizzare la lotta, chi deve guidarla, quali sono i princìpi di questa lotta, quali devono essere la strategia e la. tattica della lotta di questi popoli. La Cina non dice nulla di ciò ai popoli, al contrario raccomanda loro di seguire una strategia del capitale e di utilizzare tattiche che servono a questo capitale, che gli prolungano la vita; in poche parole, essa dice ai popoli: dimenticate il lupo e combattete la sua ombra.





MARTEDI’

3 MAGGIO 1977

UN AGENTE AMERICANO, GRANDE AMICO DI

MAO TSETUNG

Ho letto il princi)ale libro che il giornalista americano Edgar Snow, definito «giornalista del secolo», ha scritto sulla Cina prima e dopo la rivoluzione. Ma il suo ultimo libro, che in italiano si intitola tI.»a mia vita di giornalista», chiarisce ancor meglio chi sia questo personaggio.

Questo giornalista si è fatto una grande fama quale profondo conoscitore delle questioni cinesi e ciò non è privo di fondamento. La sua è stata una vita molto avventurosa. Da tutti gli scritti di Snow risulta oxyiaro che egli non può non essere un agente della CIA, se cosi si chiamavano a quel tempo i servizi segreti americani, o comunqub un giornalista al servizio della polizia segreta americana e de: Dipartimento di Stato. Secondo le sue stesse affermazioni, egli fu chiamato alcune volte da Roosevelt per essere informato sulla Cina. E' ovvio che se il presidente degli Stati Uniti d'America faceva chiamare Snow, non lo faceva per informarsi presso di lui sul clima della Cina, né sulle armate e l'amministrazione di Chiang Kai-shek; è del tutto chiaro quello che a Roosevelt interessava sapere da Snow: egli voleva avere informazioni sugli uomini delle grotte dello Yenan, sulle loro idee e sui loro obietti.

In questo libro Snow racconta le sue peregrinazioni, il modo in cui prima della guerra cino-giapponese, passando dalle Filippine, in India e in Indonesia, riuscì infine ad entrare in Cina dove restò per anni interi. Egli era legato ai concessionari stranieri e ha lavorato particolarmente per conto degli Stati Uniti d'America, era legato a Chiang Kai-shek, ai principali capitalisti cinesi ed infine, attraverso la moglie di Sun Yat-sen, passò anche nelle zone liberate dai comunisti cinesi. In altre parole entrò nel quartiere generale di Mao Tsetung, nelle grotte dove aveva la sua sede il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese dopo la Lunga Marcia.

Prima di parlare di Mao e dell'intensa attività da lui stesso svolta presso i dirigenti cinesi, in questo libro Edgar Snow evoca una serie di questioni, di fatti: sul modo in cui era organizzata la cooperazione industriale fra Chiang Kai-shek, il Kuomintang, Chou En-lai e altri comunisti cinesi; il modo in cui venivano ricevuti gli auti dal suocero di Chiang Kai-shek e di Sun Yat-sen; egli spiega come i capitalisti stranieri, sia negli Stati Uniti d'America che a Rong Kong e altrove, si sono interessati alla Cina e come fin d'allora cominciarono ad essere organizzate le forme di sviluppo dell'agricoltura, dell'industria, che, più tardi, dopo 1a liberazione della Cina, avrebbero assunto forme per modo di dire più definitive, perché di fatto in Cina non c'è niente di definitivo.

Edgar Snow .parla poi della sua vita nelle grotte dello Yenan. Egli racconta, come ho già detto, come sia riuscito ad entrare nel centro dei comunisti cinesi, come sia divenuto amico ed ospite dei membri dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, come passava tutta la giornata insieme a loro e le loro mogli, chiacchierando e insegnando loro a giocare a poker. Inotre egli racconta come si è conquistata la fiducia di Mao Tsetung. All'inizio lo descrive come un sognatore privo di realismo, per poi, in modo molto raffinato, va a parare là dove desiderava: nella creazione del grande personaggio di Mao Tsetung. L'autore dice che Mao Tsetung gli si avvicinò perché la lotta di liberazione nazionale della Cina e la rivoluzione cinese non erano, a quel tempo, conosciute negli Stati Uniti d'America e nel mondo occidentale. Snow dice che Mao Tsetung ci teneva molto che si scrivesse sulla rivoluzione cinese e su di lui, affinché il mondo comprendesse che cosa erano questa rivoluzione e la direzione cinese.

Fra Mao Tsetung e Edgar Snow si stabilì una tale familiarità che cestui racconta anche episodi riservati della vita quotidiana di Mao, giungendo al punto di scrivere in questo libro, nero sul bianco, che Mao aveva dei periodi di stitichezza di 7 giorni e quando andava di corpo, questo era un grande avvenimento per tutto il suo seguito.

In altre parole, Mao e altri dirigenti cinesi avevano completa fiducia in Edgar Snow. Costui ha servito la Cina, l'ha aiutata, perché ha contribuito a far conoscere la Cina di Mao Tsetung all'estero, ma anche la Cina lo ha ben ricompensato. Secondo Snow, i dirigenti cinesi avevano una tale fiducia in lui che Mao Tsetung metteva l'americano al corrente di tuttï i suoi piani politici, di tutti i suoi punti di vista ideologici e perfino dei suoi piani militari. Inoltre Edgar Snow racconta che ogni qualvolta Mao Tsetung preparava un attacco contro i giapponesi oppure contro Chiang Kai-shek, lo metteva al corrente dicendogli, per esempio, che «se i giapponesi impiegheranno questa tattica, noi ne impiegheremo un'altra»; che «se Chiang Kai-shek ci attaccherà da questo lato, noi contrattaccheremo dall'altro oppure ci ritireremo in questa e in quell'altra direzione». Quindi Edgar Snow si trovava nella posizione di un membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, il quale, pur non facendo parte della ddrezione, era dall'esterno al corrente di tutto, essendo completa la fiducia riposta in lui.

Quest'uomo pretende di essere un sinologo molto importante e viene propagandato come tale e non c'è alcun dubbio che per gli occidentali sia un'autorità in materia. Nel suo libro Edgar Snow appare come un antisovietico arrabbiato ma non antisovietico riguardo l'Unione Sovietica dei nostri giorni, ma come antisovietico con un astio e con un odio viscérale, come dicono i francesi, nei confronti della dittatura del proletariato, di Stalin e dell'Unione Sovietica del suo tempo. E quando esprime questi sentimenti? Proprio durante la grande guerra antifascista dell'Unione Sovietica contro gli hitleriani. E' davvero strano che questo personaggio sospetto, anzi molto sospetto, un simile antisovietico, che non nascondeva il suo antisovietismo, abbia avuto un così grande credito presso Mao Tsetung e gli altri membri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Questo credito lo ha conservato fino agli ultimi giorni della sua. vita; anzi, prima di morire, si è recato in Cina dove è stato ricevuto con grandi onori da Mao Tsetung.

Leggendo tutto questo, non si può non pensare che Mao Tsetung e i suoi compagni fossero filoamericani, che essi nutrissero una grande simpatia per gli Stati Uniti d'America e che il «giornalista» Edgar Snow sia riuscito a svolgere un importante ruolo nell'avvicinamento della Cina agli Stati Uniti d'America, ed anche nella preparazione delle visite in Cina di Kissinger prima,, poi di Nixon e, più tardi, di Ford.





GIOVEDI

5 MAGGIO 1977

IL GIOCO FILOAMERICANO DELLA CINA E' MOLTO

PERICOLOSO

Ancora alcune riflessioni sul libro di Edgar Snow intitolato «La mia vita di giornalista».

Nell'ultimo capitolo del suo libro l'autore racconta che, durante un colloquio con l'indiano Nehru, diede un'occhiata al suo orologio e, accortosi che s'era fermato, domandò a Nehru che ora fosse. Nehru gli rispose, aggiungendo però: «Dovreste cambiare orologio».

Riportando questo episodio, Edgar Snow intende criticare la politica americana verso la Cina. Egli definisce priva di prospettiva ed errata. questa politica, seguita per un lungo periodo e ispirata da McCarthy, Truman ed altri, che appoggiavano Chiang Kai-shek. Egli afferma che in America non capivano la rivoluzione cinese guidata da Mao Tsetung ed è per questo che volevano che la Cina rimanesse ancorata alle vecchie posizioni capitaliste e facesse qualche concessione al capitalismo americano.

Edgar Snow, quale difensore dell'imperialismo americano, si dimostra ammiratore della Cina. Le conclusioni che trae dalle sue analisi sono le seguenti: quando nel 1949 la Cina conquistò l'indipendenza, gli Stati Uniti d'America si sbagliarono pensando che essa avrebbe appeso questa sua indipendenza al collo del Cremlino. No, questo non avverrà, egli scrive, e cita una serie d2 argomenti per sostenere la tesi che la Cina non può diventare una colonia del Cremlino. Tra questi vi è, fra l'altro, l'argemento, secondo cui, anche sul piano ideologico, per fare la sua rivoluzione, la Cina non si è appoggiata sul proletariato delle città ma sulle masse contadine. Ideologicamente, la Cina non è d'accordo con il Cremlino su questa questione e su molte altre. Perciò, afferma Snow, è nell'interesse degli Stati Uniti d'America avere una Cina amica, al fine di trovarvi un grande mercato, di cui essi hanno bisogno; gli USA devono quindi assolutamente cambiare atteggiamento nei suoi confronti.

Naturalmente, per sostenere questa sua idea e influire così sulla politica americana, Edgar Snow presenta la Cina e il nuovo regime cinese di Mao Tsetung come un regime non molto radicale. Secondo lui, se gli Stati Uniti d'America compiono una svolta nella loro politica verso la Cina, questo regime può molto facilmente adottare una politica amichevole nei loro confronti. Questa. politica, secondo Edgar Snow, ha una grande importanza data l'estensione territoriale della Cina, la sua grande popolazione, le ingenti ricchezze ciel suo sottosuolo e l'influenza che questo paese eserciterà in Asia e nel mondo.

Concludendo, egli afferma che questa influenza non causerà un grave danno all'attuale sistema capitalista, il quale, secondo la sua opinione, non .può più continuare ad esistere con le caratteristiche, l'organizzazione e la politica del periodo anteriore alla Prima Guerra Mondiale o anche alla Seconda Guerra Mondiale, perciò il capitalismo deve adattarsi in qualche modo all'attuale situazione.

Edgar Snow, l'uomo del Dipartimento di Stato americano, che aveva contatti con i presidenti americani (è stato ricevuto tre-quattro volte in udienza da Rooselvelt) e che veniva consultato sui problemi cinesi, si presenta come un amico della Cina maoista. Dopo aver letto il suo libro, si può dire che sia riuscito in certo qual modo a far penetrare, a radicare nella direzione cinese molte delle idee e degli obiettivi degli americani, poiché, come si ossérva attualmente, la politica cinese ha compiuto una grande svolta In direzione dell'amicizia con l'imperialismo americano, il quale pertanto non ha mutato né la sua natura e nemmeno i suoi obiettivi. Dico che Snow è riuscito a far penetrare in certo qual modo le sue idee nella direzione cinese, perché, dopo la liberazione della Cina, per anni di seguito Mao Tsetung ha predicato una «lotta implacabile e intransigente» contro l'imperialismo americano, mentre verso la fine della sua vita (nel momento in cui non aveva perso la sua l,cidità, ma era nel pieno possesso delle proprie facoltà) ha scoperto la via dell'amicizia con gli Stati Uniti d'America. Ed anzi Mao ha iniziato questa amicizia con Nixon e Kissinger, che Edgar Snow, a giudicare dal suo libro, presenta come uomini politici nei confronti dei quali nutre personalmente un odio profondo. Ma Mao si è abboccato proprio con Nixon e quando questa specie di presidente fu costretto a lasciare la Casa Bianca in seguito ai suoi scandali politici, Mao lo invitò nuovamente a Pechino ed ebbe un cordiale incontro con lui per far capire al mondo che egli sosteneva questo ex-presidente, che la stessa «democrazia» americana aveva «sconfessato».

E' quindi comprensibile che il Partito Comunista Cinese e lo Stato cinese cerchino di giustificare la strategia e le tattiche che stanno utilizzando per mascherare la loro svolta di 180 gradi nei confronti dell'imperialismo americano, attraverso sedicenti tesi marxiste-leniniste, citazioni di Lenin, di Marx e di Engels, pretendendo che anche questi hanno predicato compromessi con l'imperialismo; che il mondo è in continuo mutamento; che bisogna vedere chi è il principale nemico per allearsi con gli altri nemici contro di lui ed adottando anche altri atteggiamenti in contrasto con il marxismo-leninismo. Tutte queste tesi del Partito Comunista Cinese sono false. Esso distorce le citazioni dei classici, le stacca dal loro contesto, il che non fa che confermare il suo tradimento.

E' chiaro che gli Stati Uniti d'America risponderanno a questo passo dei cinesi, aiuteranno la Cina e la porranno in certa misura alla loro dipendenza attraverso i crediti e la nuova tecnologia che le forniranno. Ma allo stesso tempo l'imperialismo americano non inasprirà i suoi rapporti con l'Unione Sovietica fino a giungere alla guerra per far piacere alla Cina. No! Gli americani seguiranno una politica di equilibrio nel loro interesse e solo quando le contraddizioni si acutizzeranno all'estremo limite, sia con l'Unione Sovietica che con la Cina, allora essi potranno entrare in guerra, e faranno questo perché la guerra è un tutt'uno con l'imperialismo e il socialimperialismo. Alla fin fine, per dominare il mondo, essi causeranno a questo mondo una terribile carneficina

Il gioco della Cina, la sua politica antimarxista sono quindi molto pericolosi per l'umanità.





SABATO

11 MAGGIO 1977

SAJFUDIN IN JUGOSILAVIA

Una delegazione parlamentare cinese, capeggiata da un certo Sajfudin, membro supplente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, sta facendo un viaggio d'amicizia in Jugoslavia. Egli è stato ricevuto dal presidente della Skupshtinan il quale gli ha parlato con molto calore dell'eroica lotta del Partito Comunista di Jugoslavia, che ora si chiama Lega dei Comunisti di Jugoslavia, e del ruolo svolto dal «grande marxista» Tito.





DOMENICA

15 MAGGIO 1977

SERVILISMO CINESE VERSO L'AMERICA

Dopo la riunione, a Londra, dei rappresentanti delle grandi potenze economiche imperialiste con quelli degli Stati Uniti d'America, la «Pravda» attacca in un articolo le decisioni prese da questa riunione. Non è difficile capire lo scopo di questo articolo: Mosca non è d'accordo con le decisioni prese a Londra, perciò nell'articolo essa le denuncia, le critica e le smaschera a modo suo e secondo i propri interessi. Ma ciò che è veramente scandaloso è la risposta che il «Renmin Ribao» di Pechino ha immediatamente dato all'articolo di Mosca. Il giornale cinese, con la massima impudenza, prende la difesa dei «grandi successi» di questi Stati capitalisti, dei «vantaggi della loro unità», prende inoltre la difesa dell'«unità» e dei progressi dell'«Europa Unita», considerando ciò come un «grande successo» di fronte alle mire egemonistiche dei revisionisti sovietici.

La stessa stampa dell'imperialismo americano, inglese, francese, giapponese ecc. non si prende neppure la briga di entrare, per ora, in polemica con gli articoli della «Pravda», rispondendo loro per le rime. Gli imperialisti badano ai loro affari, essi tengono riunioni, prendono misure, fanno propaganda e certamente pubblicheranno anche articoli, ma quello che è scandaloso è che prima ancora che venisse sfornata la «focaccia» preparata da Carter a Londra, i cinesi vi avevano affondato i denti.

I cinesi sprofondano ogni giorno di più nel fango, nel pantano dell'opportunismo e non provano la minima vergogna di fronte all'opinione pubblica mondiale, ai marxisti-leninisti e ai rivoluzionari. In quanto luridi lacchè, essi sostengono qualsiasiiniziativa dell'imperialismo americano e degli Stati borghesi capitalisti, la Cina applaude qualsiasi cosa facciano queste grandi pozze aggressive imperialiste, che opprimono i popoli. Ritengo che questo sia il colmo del servilismo verso l'imperialismo americano, di quell'imperialismo che dà alla Cina crediti affinché rafforzi le sine posizioni. Allo stesso tempo, nel corso di comizi organizzati negli stadi con la partecipazione di decine di migliaia di persona, Hua Kuo-feng e Yeh Chen-yi proclamano che la guerra mondiale può scoppiare anche domani, quindi bisogna organizzarsi per la lotta armata, sviluppare l'industria bellica e l'economia, sfruttare nuovi giacimenti petroliferi oppure installare una nuova industria nelle zone interne della Cina. Ma qui bisogna dire che essi nascondono il vero scopo di questa campagna. Secondo i cinesi sarà l'Unione Sovietica ad attaccare l'imperialismo americano e dicono che ci si deve assolutamente preparare alla guerra. Ma fino a ieri non dicevano questo. Allora sorge la domanda: se si preparano alla guerra, contro chi si stanno preparando? Chi attaccherà la Cina, l'imperialismo americano o il socialimperialismo sovietico? Non si esclude la possibilità che la Cina sia attaccata dal socialimperialismo sovietico, perciò i cinesi non devono giungere alla conclusione errata che l'Unione Sovietica attaccherà l'Europa e non la Cina. Tutta l'attuale politica cinese persegue un obiettivo chiaro: guadagnar tempo per armarsi e divenire una grande potenza capitalista, cioè assumere posizioni identiche a quelle delle due altre superpotenze e porsi al loro fianco.

Quanto alla rivoluzione, questa è stata rinviata alle calende greche.



LUNEDI

16 MAGGIO 1977

LA DELEGAZIONE CINESE SI ESPRIME CON MOLTO

ENTUSIASMO RIGUARDO IL REGIME TITINO

L'agenzia Tanjug, il «Renmin Ribao» e l'agenzia Hsinhua, all'unisono, fanno ogni giorno pubblicità al viaggio in Jugoslavia della delegazione dell'Assemblea Popolare Nazionale Cinese, capeggiata. da Sajfudin. Costui parla con particolare simpatia e ammirazione della lotta dei popoli di Jugoslavia, dell'organizzazione e della costruzione del «socialismo» in Jugoslavia, visita fabbriche, aziende agricole ecc. Egli, nei suoi discorsi e brindisi, non manca di esprimere la propria gioia, di esprimere «i sentimenti di stretta e sincera amicizia del popolo cinese verso l'eroico popolo jugoslavo». Sajfudin è stato ricevuto con onori anche da Tito al Palazzo Bianco (la Casa Bianca americana di Belgrado). Il comunicato trasmesso dalla Tanjug è stato appoggiato anche dal comunicato della Hsinhua.

Tito ha parlato a Sajfudin con simpatia e ammirazione della grande Cina, dei suoi successi, del grande ruolo che essa svolge nel mondo; inoltre lo ha pregato di trasmettere al «compagno» Hua Kuo-feng i suoi omaggi più distinti. Dal canto suo, Sajfudin ha trasmesso a Tito i saluti di Hua Kuo-feng, gli ha espresso cordiali auguri per il suo compleanno e gli ha consegnato un tappeto in dono. I cinesi hanno regalato un tappeto simile anche a Kim Il-sung, loro intimo amico, in occasione del suo compleanno.

Hanno portato Sajfudin in Voivodina, dove il presidente dell'Asserxblea della Voivodina gli ha mostrato come in questo paese i vari popoli della Jugoslavia «vivono in perfetta armonia» fra loro, lasciando intendere a Sajfudin che la questione nazionale è stata correttamente risolta in Jugoslavia. Di là Sajfudin si è recato nel Montenegro, cioè nelle vicinanze dei nostri confini, per vedere anche «questo paese montano e il suo popolo eroico e per stringere amicizia con esso». In questo pellegrinaggio $ajfudin era accompagnato da Peko Dapçevig, vecchio generale, ex-partigiano dell'esercito jugoslavo, originario del Montenegro. Poi lo hanno portato a Dubrovnik, dove gli hanno fatto vedere il porto e le navi da guerra sovietiche che erano ancorate là, così come negli altri porti jugoslavi.

Nel corso dei suoi colloqui con gli jugoslavi e in particolare con Tito, Sajfudin, per far loro piacere, non ha mancato di parlare del «mondo non allineato. Ma è evidente che Sajfudin non si è recato in Jugoslavia solo per rafforzare l'amicizia fra i due Stati,, ma anche per stabilire rapporti fra ï due partiti, poiché attualmente il Partito Comunista Cinese stalegandosi a tutti i partiti revisionisti, all'occidentale.

Un consigliere d'ambasciata a Pechino ha detto a un nostrocompagno che una delegazione ad alto livello del partito revisionista italiano si trova a Pechino e sta svolgendo colloqui con il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese; «ma,, ha aggiunto questo consigliere, di questa visita non se ne parlerà sulla stampa», cioè questa visita non verrà ufficialmente resa nota.

Quindi il Partito Comunista Cinese, dopo aver avuto un incontro ufficiale con Carrillo, che è stato a Pechino qualche tempo fa, ora sta organizzando incontri anche con il partito-revisionista italiano.





MERCOLEDI

18 MAGGIO 1977

SI ABBATTE UN CULTO E SE NE COSTRUISCE

UN ALTRO

Da 7 mesi leggiamo ogni giorno lunghi articoli e continui comunicati diretti contro la «banda dei quattro». E cosa non viene detto a scapito di questa «banda»! Tutte le cose peggiori e ostili che si ,possono immaginare sono state commesse dalla «banda dei quattro». Secondo gli attuali dirigenti cinesi, questa «banda» è composta dai quattro dirigenti che sono usciti dalla Rivoluzione Culturale.

Questa Rivoluzione Culturale è stata guidata da Mao Tsetung, il che significa che questi elementi godevano, nelle loro azioni, del suo completo appoggio. Ma a questo punto sorge la domanda: questo appoggio e questa fiducia erano fondati o no? Per conto mio, io penso di sì, io credo che devono essere stati fondati, perché altrimenti una pesante colpa graverebbe su Mao Tsetung e sugli altri suoi compagni che guidavano la Rivoluzione Culturale. Voglio dire che se questi erano stati degli agenti, se Chang Chun-ciao era un agente del Kuomintang, o se Chian Ching era, come la si accusa, una puttana, che Chiang Kai-shek teneva sulle sue ginocchia ecc., ecc., allora è il caso di porsi la domanda: dove stava la vigilanza di Mao Tsetung e degli altri dirigenti come Kan Sheng, i quali, anche dopo la condanna di Chen Po-ta, di Lin Piao e durante la campagna contro Confucio e Mencio, hanno permesso a questi individui di rimanere nel Comitato Centrale e, sempre secondo Hua Kuo-feng e soci, di dettarvi legge? Certo, questo è stupefacente ed al tempo stesso inammisibile.

Noi pensiamo che l'attuale direzione antimarxista e antiridoluzionaria cinese, che segue un corso reazionario a favore dell'imperialismo americano e, in unità con esso, contro l'altra superpotenza, il socialimperialismo sovietico, abbia rovesciato questi elementi, che non devono essere stati quattro ma devono essere a milioni, e continua a smascherarli. Risulta quindi che questi «quattro» non erano soli e così sorge la domanda: tutta questa massa di gente sbagliava? erano tutti ciechi? non fiutavano le cose, non vedevano dove veniva portato il paese? Una situazione del genere è inammissibile, ma sta di fatto però che l'esercito cinese, comandato da «generali» con strane tendenze, ha sempre dettato legge, anche durante la Rivoluzione Culturale. Anche Lin Piao ha agito appoggiandosi sull'esercito. Così sta facendo Hua Kuo-feng, che si è appoggiato sull'esercito, così ha fatto anche Yeh Chen-yi, per vibrare un colpo repentino, come dicono loro, «per liquidare i quattro con un colpo solo».

Attualmente, in Cina, si sta facendo un'intensa propaganda per portare alle stelle il culto di Hua Kuo-feng. Costui utilizza la tattica delle riunioni fiume che si protraggono una ventina di giorni e a cui partecipano fino a 7.000 persone. Una partecipazione tanto massiccia a riunioni di questa dimensione su un solo problema tende unicamente allo scopo di innalzare la stella di Hua Kuo-feng. Così si abbatte un culto e se ne costruisce un altro. Attualmente l'ago della bilancia pende a favore di Hua Kuo-feng e a sfavore di Mao, ma fino a quando? Questo si vedrà. Mao Tsetung ha detto che «ogni 7 anni si farà una rivoluzione, e verranno al potere quelli di desa. poi quelli di sinistra e così di seguito per diecimila anni».





VENERDI

20 MAGGIO 1977

IL POPOLO CINESE CONSERVA IL SUO AMORE VERSO

IL POPOLO ALBANESE E IL PARTITO DEL LAVORO

D'ALBANIA

Dal rapporto inviatoci dal compagno Behar sul viaggio che ha compiuto in alcune province della Cina, risulta che in genere le autorità l'hanno accolto con correttezza, ma freddamente. In questo viaggio, Behax era accompagnato da Liu Cienhua, il penultimo ambasciatore cinese nel. nostro paese, un, elemento negativo, che particolarmente negli ultimi tempi ha chiaramente dimostrato quello che nascondeva dietro i suoi sorrisi idioti.

Molte persone che Behar aveva conosciuto a Pechino gli porgevano freddamente la mano e si allontanavano, non desiderando farsi vedere con lui da coloro che li sorvegliavano. A quanto pare, dall'alto era stato dato l'ordine di mantenere un atteggiamento del genere nei suoi confronti. Ciò nonostante, nelle province visitate c'è stato anche qualche dirigente che, non curandosi dell'ordine dato, ha espresso a Behar il suo affetto e la sua simpatia per il nostro paese e il nostro Partito.

Alla base, con cui Behar ha avuto contatti, la situazione era differente. A quanto pare la direttiva in questione non era giunta fin là, sebbene non si notasse il calore, l'affetto e la sincerità di una volta. Si sentiva che qualcosa era cambiato e questo cambiamento era dovuto alla propaganda che la direzione cinese conduceva contro il nostro Partito e il nostro popolo. Malgrado ciò, questa propaganda non aveva prodotto l'effetto sperato e, secondo Behar, anche là dove era riuscita ad attecchire, era attecchita solo formalmente, perché in realtà la gente di base, il popolo conservano il loro amore e la loro amicizia verso il popolo albanese e il Partito del Lavoro d'Albania.

Ci sono uomini onesti che criticano duramente in particolare la. politica di Hua Kuo-feng nei confronti della Jugoslavia e della Romania e che dicono: «Cos' è questa vigliaccheria che si sta facendo? Noi ci riconciliamo con i nostri nemici e ci mettiamo contro i nostri amici, come l'Albania socialista e il Partito del Lavoro d'Albania, che sono sempre stati all'avanguardia nella difesa della purezza del marxismo-leninismo e particolarmente della Cina».

Non c'è alcun dubbio che attualmente in Cina esista il caos nel campo della politica, dell'ideologia e dell'economia. Questo caos è dovuto alla linea revisionista opportunistica del gruppo di Hua Kuo-feng, che si sforza di sviluppare questa linea e di radicarla sia nel partito che nelle masse.

Behar ci informa che ovunque si sia recato non ha mai sentito dire il «presidente Mao Tsetung», ma il «compagno Mao Tsetung». Attualmente Hua Kuo-feng è l'unico ad esser definito «presidente».





SABATO

21 MAGGIO 1977

DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO' CHI SEI

La passegiata di Sajfudin in Jugoslavia si è conclusa «con grande successo». Secondo quanto ha detto il capo della delegazione parlamentare cinese, «i risultati sono stati eccellenti». Secondo le agenzie di stampa, egli ha espresso, a nome della sua delegazione, la sua gratitudine «per la calorosa accoglienza che gli è stata riservata» e ha ringraziato in particolare il presidente Tito, il quale, sempre secondo lui, «si è intrattenuto a lungo e molto cordialmente con i membri della delegazione».

Sajfudin ha affermato che i membri della sua delegazione hanno riportato impressioni molto positive sullo sviluppo della Jugoslavia. Egli ha detto che «in Jugoslavia le nazioni e le nazionalità, con la lotta condotta sotto la guida del presidente Tito, hanno conquistato la libertà e l'indipendenza, mentre dopo la liberazione, poggiando sulle proprie forze (e il signor Sajfudin questo lo ha iripetuto continuamente nei suoi discorsi), stanno edificando il loro paese e hanno acquistato una preziosa esperienza», che, naturalmente, sarà molto utile ai cinesi!

Dichiarare pubblicamente che l'economia della Jugoslavia si sarebbe sviluppata poggiando sulle proprie forze, significa, tra l'altro, prendere le difese del cosiddetto socialismo autogestivo e fare sforzi per nascondere il fatto che questa specie di «socialismo» ha condizionato lo sviluppo dell'economia jugoslava non all'appoggio sulle proprie forze, ma ai crediti e alle elemosine dell'imperialismo e del capitalismo. Lo stesso Tito, sino ad oggi, non ha osato fare una simile dichiarazione, cioè che la Jugoslavia titina «poggia sulle proprie forze». Questo atteggiamento pone la direzione cinese nella ridicola posizione di un avvocato ciarlatano che, senza nessun argomento, nega la colpa che 1o stesso imputato ammette di aver commesso.

Questa delegazione, capeggiata da questo Sajfudin, ha giudicato ed espresso anche la sua particolare soddisfazione nel cost.atare che «le nazioni della Jugoslavia hanno trovato un giusto orientamento e che, qui, in Jugoslavia, i problemi nazionali sono stati risolti in base ai principi marxisti...». Secondo Sajfudin, la Jugoslavia titina e il suo presidente,, sarebbero dunque marxisti-!eninisti ed edificherebbero il socialismo!

E' pubblicamente noto che l'«autogestione» titina, oltre agli altri mali, ha portato, in Jugoslavia, anche all'inasprimento dei dissensi ed a gravi scissioni fra le nazionalità. La nuova borghesia jugoslava, con a capo Tito, ha sempre applicato una politica di repressione nei confronti delle minoranze etniche. Questa politica ha suscitato sfiducia e ostilità fra le nazionalità ed i popoli della Jugoslavia ed ha diffuso l'ideologia del nazionalismo borghese.

Lo stesso Tito ha riconosciuto il pericolo derivante dalla politica di inasprimento dei dissensi fra le nazionalità che fanno parte dello Stato federativo jugoslavo, e, nonostante le misure amministrative di coercizione ohe ha preso per prevenire la disintegrazione della sua federazione, nonostante la concessione di alcuni parziali diritti alle nazionalità per placare, sia pure temporaneamente, le agitazioni, egli è oltremodo preoccupato di quel che accadrà con queste nazionalità dopo la sua morte.

Mao Tsetung e il Partito Comunista Cinese, quando si tratta dei confini stabiliti fin dall'epoca degli zar fra la Cina e l'Unione Sovietica, ne reclamano la rettifica ed anzi ad alta voce. E mentre sollevano la questione di annullare gli accordi stipulati all'indomani della Seconda Guerra mondiale perché «i confini degli Stati sono stati definiti male», s'intende da Stalin, essi trovano «giusta» e «marxista-leninista» la soluzione che Tito avrebbe dato al problema delle nazionalità in seno alla Federazione jugoslava.

I cinesi non potevano prendere Tito sotto la propria ala in modo più aperto e Sajfudin non poteva dire nulla di più per accontentare coloro che l'hanno inviato in Jugoslavia per baciare la mano a Tito. Per quanto i cinesi affermino il falso, per quanto si sforzino di abbellire il titismo, le loro chiacchiere non potranno guarire la Federazione jugoslava da questa malattia cronica che la sta soffocando.

Sajfudin ha inoltre altamente apprezzato «la politica di non allineamento della Jugoslavia, la sua collaborazione e la sua solidarietà con gli altri :paesi non allineati e in via di sviluppo», poco è mancato non dicesse «con i paesi del terzo mondo». Ecco quanto servile ed ipocrita è questa gente. Tito e tutti coloro, che hanno ricevuto Sajfudin e hanno conversato con lui, hanno apertamente manifestato la loro linea e i loro punti di vista, mentre il cinese ha nascosto i suoi. Perché mai ha fatto ciò? Naturalmente per far piacere ai titini.

Di fatto, in un primo tempo i cinesi consideravano «il movimento del non allineamento» come uno strumento nelle mani degli Stati capitalisti per dominare i popoli. Ora, cambiando disco, essi lo apprezzano come movimento diretto, a sentir loro, contro l'imperialismo e il colonialismo, mentre presentano Tito, questo rinnegato del movimento comunista. e operaio internazionale, come il fondatore del «non allineamento». Inoltre, esprimendo il cambiamento della linea cinese anche nei confronti di questo cosiddetto movimento dei non allineati, Sajfudin ha sottolineato: «Siamo felici anche di poter costatare che la Jugoslavia, come uno dei paesi fondatori del movimento dei non allineati, si attiene fermamente alla sua politica di non allineamento, difende con decisione la sua sovranità e indipendenza, compie instancabili sforzi per rafforzare l'unità dei paesi non allineati e degli altri paesi in via di sviluppo che sono in latta. contro l'imperialismo, il colonialismo e l'egemonismo» ecc. Queste dichiarazioni non hanno bisogno di commento e provano che i cinesi si sforzano di nascondere l'opera di sabotaggio che il titismo, questa corrente ideologica e politica opportunistica, svolge fra le forze progressiste dei paesi che lottano per la loro libertà e indipendenza, per disorientare i loro sforzi tesi ad eliminare le sopravvivenze coloniali ecc.

E' del tutto evidente che la delegazione parlamentare cinese non è una delegazione occasionale, ma recandosi in Jugoslavia essa aveva alcuni obiettivi ben determinati e, in primo luogo, non solo sostenere Tito e il titismo, dimostrare che la Jugoslavia, per quanto riguarda il suo sviluppo, «poggia sulle proprie ,forze» e chela sua politica di «non allineamento» sarebbe indirizzata contro l'imperialismo e il colonialismo, ma aveva anche l'obiettivo di rinsaldare i legami statali e di partito, di rafforzare la loro amicizia, di collaborare, strappandosi le maschere, come compagni che si ispirano ad ideali comuni. Il capo della delegazione parlamentare cinese in visita in Jugoslavia non ha nascosto affatto questo scopo. Così, nel discorso che ha pronunciato al banchetto offerto in suo onore, al suo arrivo a Belgrado, egli ha detto: «. . .Migliaia di montagne e di fiumi separano la Cina .dalla Jugoslavia, ma... esse sono legate dalla comune esperienza storica e dalla lotta comune che sono chiamate a sviluppare oggi. Noi simpatizziamo, ci aiutiamo e ci incoraggiamo a vicenda... Vi auguriamo nuovi e maggiori successi sotto la guida del presidente Tito...» Risulta del tutto chiaro che i cinesi desiderano lottare insieme ai titini. Ma che genere di lotta sarà questa e contro chi sarà diretta? Non c'è alcun dubbio che questa «lotta» sarà identica a quella che Tito ha sviluppato con l'appoggio dell'imperialismo e sarà diretta contro il marxismo-leninismo, contro il socialismo e i movimenti di liberazione. L'attuale direzione cinese s'incamminerà su questa strada perché, se così non fosse, essa non andrebbe a cercare compagni, amici e collaboratori del genere di Tito, né si schiererebbe sullo stesso fronte con lui. Non si può seguire un'altra logica nella valutazione di questi fati.

L'agenzia Tanjug riferisce ampiamente tutti questi punti di vista che ho appena ricordato. Bisogna riconoscere che questa agenzia riporta le cose come stanno e con precisione, perché gli interessi del revisionismo moderno rappresentato da Tito sono grandi, perché gli interessi dello Stato jugoslavo sono grandi; quindi il loro scopo è quello di portare la Cina di Hua Iiuo-feng sulla scia del revisionismo e di fare dello Stato cinese un loro alleato, cioè di rafforzare le sue posizioni filoamericane.

Il tradimento della linea marxista-leninista da parte dei cinesi appare anche nei comunicati che essi pubblicano su questo viaggio di Sajfudin. L'agenzia Hsinhua emette brevi comunicati insipidi; i problemi di cui ho parlato più sopra, cioè i punti di vista espressi in Jugoslavia, dalla delegazione cinese, sono tenuti nascosti, vengono passati sotto silenzio. Ciò è dovuto al fatto che essi temono l'opinione pubblica interna cinese, che è contraria ad una simile comune via con il traditore Tito; essi temono anche l'opinione pubblica internazionale, che cerca di classificare la Cina al posto che le spetta. Ed è per questo che l'agenzia Hsinhua nasconde la verità sugli scopi del viaggio di Sajfudin in Jugoslavia, su quello che egli ha fatto e ha detto in quest'occasione. Cosi per il popolo cinese questo viaggio è poco importante, mentre per la direzione cinese ha in realtà una grande importanza.

Indipendentemente dal fatto che la Cina, riguardo molte questioni, abbia relazioni con gli Stati Uniti d'America e possa intendersi direttamente con loro, non si deve escludere la possibilità che nella pratica, su alcune questioni, occorra l'intervento di questo imbroglione jugoslavo per affrettare il processo di consolidamento dell'amicizia fra Cina e Stati Uniti d'America. Josip Broz Tito ha sempre eseguito con zelo questo lavoro, dopo di che non ha mancato, in ogni occasione, di ricevere lo chèque di Washington.

Proprio dopo la partenza di Sajfudin, è giunto in Jugoslavia il vicepresidente degli Stati Uniti d'America. Anche lui avrà cordiali colloqui con Tito e costui lo metterà al corrente di tutto quello che gli ha detto Sajfudin, facendo al riguardo anche le sue raccomandazioni personali al vicepresidente americano e ricevendo per questo lavoro una ricompensa, certamente un lauto assegno.

A noi, comunisti albanesi, dispiace moltissimo per il popolo cinese che la sua direzione sta inserendo sulla via del tradimento, ma non ci possiamo far niente; è al popolo cinese stesso che spetta il compito di condurre questa lotta, ed innanzi tutto egli deve capirla e poi svilupparla con il massimo rigore. Ma la situazione creatasi ha anche i suoi lati buoni, poiché, con questa azione, la cricca revisionista ed antimarxista che ha preso il potere in Cina sarà smascherata.

La Cina attuale si è schierata al fianco degli Stati Uniti d'America, del titismo, di tutti i partiti revisionisti cosiddetti comunisti. Il nostro popolo dice bene: «Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei».



GIOVEDI

2 GIUGNO 1977

LA CINA SOSTIENE QUEI PARTITI CHE BATTONO

IL SUO TAMBURO

Il Partito Comunista Cinese lavora sistematicamente per scindere il movimento comunista mondiale. Ha messo al corrente i suoi militanti di base delle contraddizioni di principio che ha con il Partito del Lavoro d'Albania. La direzione del partito ha esposto loro la situazione secondo i propri punti di vista, ingannando dunque il partito e la base, lasciando intendere che «le colpe e i punti di vista distorti» sono nostri, mentre essa seguirebbe la via marxista-leninista.

Per quanto riguarda gli altri partiti comunisti marxistileninisti che si sono costituiti in diversi paesi del mondo, il Partito Comunista Cinese mantiene la seguente posizione: da un lato, esso combatte i partiti comunisti marxisti-leninisti che applicano con risolutezza il marxismo-leninismo, che analizzano i problemi nell'ottica del marxismo-leninismo e che lottano per la sua purezza, che sono rivoluzionari nelle loro idee e nelle loro azioni; quanto ai partiti e gruppi «marxisti-leninisti» che prendono ciecamente le parti del Partito Comunista Cinese e che lo sostengono, che proclamano e strombazzano le linee errate del «terzo mondo», della lotta unicamente contro il socialimperialismo sovietico, dell'unità con la borghesia, della difesa del Mercato Comune Europeo ecc. ecc., esso li ha divisi in due gruppi: quelli che si sono completamente schierati al suo fianco, li ha convocati a Pechino dove sono stati ricevuti da Hua Kuo-feng in persona; mentre gli altri, che sono anche loro con la linea revisionista del Partito Comunista Cinese, ma che non lo difendono con tanto ardore, limitandosi a citarlo, non vengono ricevuti da Hua Kuo-feng ma da Keng Piao oppure da Li Sien-nien. Per questi non c'è il banchetto di Hua Kuo-feng, mentre per i primi sì.

In quei paesi dove non esistono questi partiti, i cinesi, attraverso elementi che suonano lo stesso tamburello del Partito Comunista Cinese e che sono suoi agenti, attraverso le associazioni d'amicizia di questi paesi con la Cina, manipolate dai corrispondenti dell'agenzia Hsinhua, che sono agenti dei servizi segreti cinesi (e ciò lo affermiamo con convinzione, perché è stato confermato in non pochi casi), creano dei grupi che si autodefiniscono partiti marxisti-leninisti e che si ispirano all'ideologia del «maotsetungpensiero». I cinesi orientano questi «partiti» a lottare contro gli autentici .partiti comunisti marxisti-leninisti, che si sono formati da tempo in diversi paesi e che si battono con coerenza per la rivoluzione, sulla via del marxismo-leninismo.

Con questo mi pare che i cinesi perseguano due obiettivi. Da un lato, difendere la linea cinese, vale a dire difendere l'imperialismo americano e la borghesia capitalista, salvaguardare questo brutto mondo e rimandare la rivoluzione. Ed è proprio per questo che combattono contro gli autentici partiti comunisti marxisti-leninisti che sono di ostacolo alla linea cinese. D'altro canto, attraverso questi partiti e gruppi cosiddetti marxisti-leninisti che battono il tamburo cinese, la Cina sta progettando di entrare nei vecchi partiti revisionisti dell'Europa Occidentale, ed anche degli altri continenti, come l'AustraTía ecc. e di adottare la linea di unità con questi partiti. Del resto, il Partito Comunista Cinese ha preso contatto con il partito revisionista spagnolo di Carrillo; si dice che abbia stabilito contatti anche con il partito revisionista italiano e certamente ne stabilirà anche con il partito revisionista francese. Inoltre, con la visita della delegazione parlamentare cinese a Belgrado, è apparso chiaramente che il Partito Comunista Cinese ha ristabilito le relazioni con i revisionisti titini e con la Lega dei Comunisti di Jugoslavia. Esse, se non ufficialmente, almeno de facto, sono state stabilite anche se non sono state ancora annunciate. Questi due partiti, cinese e jugoslavo, approvano vicendevolmente le loro linee, perché queste non differiscono di molto l'una dall'altra.

Per quanto riguarda i rapporti da Stato a Stato, la Cina sviluppa strepitosamente le sue relazioni con la Jugoslavia. Decine di delegazioni jugoslave si recano in Cina. Ciò testimonia dell'avvicinamento di Pechino a Belgrado. Sorge la domanda: perché la Cina non annuncia apertamente anche le relazioni di partito che ha con la Jugoslavia? Se per ora non lo fa, è perché verrebbe smascherata di brutto ed essa non desidera essere smascherata, perciò nasconde la verità sia al suo popolo che all'opinione pubblica internazionale. Ma il Partito Comunista Cinese tratta anche questa questione in varie forme, alla cinese, per giungere ad un fait accompli, affinché, sia per l'opinione pubblica interna che per quella internazionale, sembri naturale che il Partito Comunista Cinese intrattenga con la Lega dei Comunisti di Jugoslavia rapporti della stessa natura dei rapporti e dei legami che intrattiene con il Partito Comunista Romeno.

Di fatto, con il Partito del Lavoro d'Albania il Partito Comunista Cinese non mantiene rapporti. Dal canto nostro abbiamo desiderato avere rapporti di partito, ma questi legami non sono mai esistiti. Fra noi sono esistiti soltanto rapporti diplomatici, d'amicizia e commerciali, ma non legami di partito. Anche quando delegazioni del nostro Partito si sono recate in Cina, hanno compiuto solo gite e non hanno fatto il lavoro e le conversazioni che desideravano fare.

Mentre con i revisionisti il Partito Comunista Cinese ha allacciato e allaccia legami di lavoro, ideologici e organizzativi sempre più stretti. Questa è la situazione, questa è la nuova tattica del Partito Comunista Cinese sulla via della. sua degenerazione revisionista.



VENERDI

3 GIUGNO 1977

LA COREA E LA CINA SI PREPARANO AD ACCOGLIERE

TITO

Le nostre ambasciate a Pyongyang e a Pechino ci informano che la stampa e le agenzie di notizie coreana e cinese stanno facendo ogni giorno una propaganda di esaltazione della Jugoslavia revisionista e del suo presidente, il rinnegato Tito.

Queste agenzie hanno lo scopo di propagandare apertamente che la Jugoslavia sarebbe un paese che edifica «con successo» e «con le proprie forze» il socialismo, che essa sarebbe un paese progressista ecc. Questo è un grande inganno a livello mondiale e noi riteniamo che, sotto un certo aspetto, è bene che succeda questo, perché gli autentici marxisti-leninisti, le persone oneste, che hanno seguito il multiforme sviluppo dello Stato jugoslavo, capiranno qual'è l'ideologia a cui si ispirano il Partito del Lavoro di Corea e il Partito Comunista Cinese e giungeranno da soli alla conclusione che questa ideologia a cui si ispirano questi due paesi è una ideologia revisionista.

A quanto pare, questi due paesi stanno preparando la loro opinione pubblica interna per una eventuale visita di Tito in Corea e a Pechino. Secondo gli ambasciatori jugoslavi, Tito ha promesso di recarsi in Corea, ma prima deve preparare il suo viaggio a Pechino. A quanto pare, con la visita della delegazione parlamentare cinese, che si è espressa in termini così entusiastici nei riguardi del regime titino, sembra che i cinesi e i titini si siano messi d'accordo per la prossima visita di Tito a Pechino, ma la data di questa visita non è stata ancora resa nota pubblicamente. Comunque sia, i preparativi in questo senso continuano e questo viaggio sarà un'ottima cosa per noi, perché non abbiamo tralasciato nulla per dimostrare sia alla Cina e alla Corea che a tutto il mondo, come abbiamo sempre fatto anche prima, che la Jugoslavia titina è un paese capitalista.



MARTEDI

7 GIUGNO 1977

PERCHE' TITO SI RECA IN CINA?

Le varie agenzie di stampa comunicano che il presidente della Jugoslavia, Josip Broz Tito, nel mese di agosto si recherà a Mosca e a Pyongyang e poi a Pechino. Questa notizia è stata resa nota attraverso la stampa a Belgrado dal ministro italiano degli esteri, Forlani, che è stato ricevuto da Tito. Oggi, la notizia è stata annunciata anche dall'agenzia jugoslava Tanjug. La visita di questo rinnegato a Pechino avrà luogo proprio nel momento in cui la Cina sta compiendo una grande svolta in direzione di una stretta amicizia con gli Stati Uniti d'America e con tutto il rimanente mondo capitalista contro il socialimperialismo sovietico, che viene strombazzato dalla direzione cinese come principale e unico nemico del socialismo e della libertà dei popoli.

Così, Tito, questo rinnegato del marxismo-leninismo, agente dell'imperialismo americano e servitore della borghesia capitalista mondiale, sarà accolto con grande entusiasmo e pompa, da un altro rinnegato del marxismo-leninismo, Hua Kuo-feng. Costui domina oggi, ma non si sa fino a quando, un popolo di 800 milioni, un intero continente, e il rinnegato Tito, questa vecchia volpe, che sa manovrare per spillare quattrini e per liquidare il socialismo, si sentirà a Pyongyang e a Pechino come a casa sua. Credo che a Pyongyang perfino Tito si meraviglierà delle dimensioni del culto consacrato al suo ospite, che non ha precedenti né nei tempi antichi né nei tempi moderni, né a maggior ragione in un paese che si definisce socialista.

Ma anche Hua Kuo-Feng, che ha preso il posto di Mao Tsetung, dopo il felice esito del suo putsch militare, ha cominciato a svolgere un'assordante propaganda per gonfiare il proprio culto. Tra l'altro, ogni giorno si recano in Cina non una, ma decine di delegazioni, alcune per osannare quest'uomo, altre per elogiare il potere da lui instaurato oppure la lotta che Hua Kuo-feng sta sviluppando da 8 o 9 mesi contro i «quattro», definendoli «banditi», «briganti», «depravati» e tutto quel che vuoi. Gruppi di affaristi rappresentanti dell'imperialismo americano e degli altri Stati capitalisti si recano in Cina per fare investimenti e assicurarsi mercati per i loro prodotti.

Dunque Tito si troverà fra questi due personaggi, HuaKuo-feng e Kim Il-sung. Non aveva ancora visitato la Cina e la Corea e cosi avrà modo di realizzare anche questo desiderio. Nella sua collezione mancavano precisamente i francobolli cinesi e coreani; quanto ai francobolli di Franco e di Pinochet, non ha potuto fino ad ora averli, ma potrà includerli domani nel suo album di viaggi, per tramare intrighi sotto la maschera di una grande politica mondiale. Di fatto, bisogna rendere giustizia a Tito. Sebbene sia un vile traditore, egli è abile nell'ordire intrighi, raggiri, trucchi, in una direzione o nell'altra. Perciò îl suo viaggio a Pechino non è una semplice visita. Tito si reca in Cina per mostrarvi la sua «grandezza», per dire al popolo cinese e al Partito Comunista Cinese: «Ecco, io sono quel che sono e la vostra direzione, cinese, si è inchinata davanti a me. Essendo la vostra direzione marxista-leninista, il fatto stesso che essa si inchini ricevendomi a Pechino, significa che si inchina davanti a un grande marxista-leninista, che, per primo, ha tenuto testa a Stalin, che tiene testa a tutti i capitalisti del mondo, all'imperialismo americano, al socialimperialismo sovietico» ecc. Ecco quello che Tito intende loro dire.

Tito si reca in Cina certamente per sviluppare conversazioni politiche ed economiche. Per quanto riguarda le questioni economiche, Tito spera di risolvere alcuni problemi della crisi che ha colpito la Jugoslavia. Questo sarà uno dei suoi obiettivi, ma un'altra delle frecce che ha al suo arco mira a rafforzare ulteriormente i legami del gruppo di Hua Kuo-feng con l'imperialismo americano, non perché questo gruppo non abbia stabilito stretti rapporti di amicizia, che vanno infittendosi, con i capitalisti e i grandi trust americani, ma perché l'aiuto di questo agente americano può essere ancora utile sia a Washington che alla Cina.

In Cina Tito farà promesse e ne riceverà. Egli non vi si reca senza raccomandazioni sia da parte dei sovietici, che da parte dell'imperialismo americano. Prima di recarsi a Pechino, egli avrà di certo soppesato con le due superpotenze le proposte che avanzerà, poiché queste due si sforzano, naturalmente, di influire, ciascuna per proprio conto e direttamente. sull'evolversi degli avvenimenti in Cina, ma anche Tito, da parte sua, farà i propri affari.

Ritengo che il lavoro di Tito in Cina andrà a vantaggio dell'imperialismo americano e a svantaggio del socialimperialismo sovietico. Certamente egli agirà con molta acutezza e ciò piacerà ai cinesi che ne rimarranno contenti. Eventuali proposte, anche da parte di Breznev, per una distensione con la Cina, quindi, per un certo accomodamento o per l'inizio di un accomodamento fra la Cina e l'Unione Sovietica, saranno avanzate con interesse da Tito, perché desidera ardentemente continuare a fare, con il suo tradimento, una politica di equilibrio fra l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico, naturalmente mettendo sulla bilancia qualche chilo in più dalla parte americarna.

Tito riceverà caparre dalle tre parti, dalle due vecchie superpotenze e dalla nuova superpotenza, che sta sorgendo, che sta -indorando» l'emblema della Repubblica «socialista» di Cina. Si pretende che Tito si recherà in Cina in veste di presidente della Repubblica Federativa di Jugoslavia e non in quella di segretario generale della Lega dei Comunisti di Jugoslavia. Queste sono frottole che servono a nascondere il tradimento della direzione cinese, la quale non vuole scoprire immediatamente il suo volto revisionista. Essa desidera nascondersi dietro la maschera del cosiddetto marxismo maoista, ma la realtà è diversa. Lo stesso Mao era a favore di Tito e contro Stalin, indipendentemente dal fatto che abbia dichiarato il contrario, affermando che Tito è divenuto incorregibile e ponendolo a fianco di Hitler e di Hirohito. I suoi successori, ossia Hua Kuo-feng, al quale Mao Tsetung avrebbe detto «ora che sei tu alla direzione, posso morire tranquillo e sicuro», hanno «corretto» questo rinnegato.

E' un fatto che con il suo viaggio in Cina e in Corea, Tito sta accrescendo la sua autorità di rinnegato sull'arena internazionale. Questa autorità egli sta accrescendola, si capisce, nel mondo degli intrighi capitalisti, nel mondo dell'asservimento dei popoli, e questo titolo resterà sempre suo.

Kim Il-stulg, da parte sua, pensa che il viaggio in Corea di Tito, da lui considerato un grande uomo, accrescerà ulteriormente il suo credito di fronte al popolo coreano e gli consentirà di consolidare il suo culto. Kim Il-sung ripone molte speranze in Tito e lo accoglierà cordialmente e con grande pompa, perché sa che Tito è l'inviato di Carter, degli americani. Kim Ilsung desidera stabilire legami con gli Stati Uniti d'America, allacciare rapporti dìplomatici con quel paese affinché questo assuma un atteggiamento più morbido nei confronti della Corea.

Per quanto riguarda la questione dell'unità o della riunificazione delle due Coree, questo è un problema che non si può risolvere attualmente. Ma se questa riunificazione non si fa sulla via marxista-leninista, è ovvio che non sarà a favore del socialismo.

Quindi Tito si reca in Corea per iniziare trattative fra l'imperialismo americano e Kim Il-sung, poiché, quanto ad ottenere crediti dalla Corea, in questo paese non ci sono casseforti per Tito. La Corea è indebitata fino al collo, non è in condizione di pagare i suoi debiti.

Per quanto riguarda il «terzo mondo», Kim Il-sung pretende non solo di farne parte, ma, possibilmente, di esserne anche il leader. Inoltre egli pretende che in tutto il mondo si diffonda con grande velocità il pensiero «ciucce», ossia in pensiero kimilsunghista. Tutte queste pretese non rovinano affatto i piani di Tito, che, come si sa, si fa passare per leader del «mondo non allineato», degli «Stati non allineati».

A Pyongyang i due «leader» si abbracceranno, così come sono abbracciati anche i loro due mondi. Le due parti avranno soprattutto la benedizione dell'imperialismo americano, ma anche, sotto alcuni aspetti, del socialimperialismo sovietico e cinese.

La direzione del Partito Comunista Cinese ha tradito. E possiamo dire che anche in Corea la direzione del Partito del Lavoro di Corea nuviga in queste acque. Quanto a Tito, si sa che è un vecchio traditore. Questo, naturalmente. è un gran male clae viene fatto alla rivoluzione, è un regresso e una pesante perdita per il marxismo-leninismo. Ma questo male che sta verificandosi, e che non dipende da noi, porta con sé qualcosa di buono, e questo buono consiste nel fatto che questi individui, questi gruppi, queste cricche si stanno smascherando e gli autentici marxisti-leninisti, i rivoluzionari, il proletariato mondiale che soffre, che lotta e viene ucciso nelle dimostrazioni, negli scioperi vedono in che modo i loro oppressori. i capitalisti, gli imperialisti e i loro agenti che si atteggiano a comunisti, marxisti-leninisti, stanno ordendo complotti a scapito della rivoluzione, a scapito dei popoli. E così questo grande tradimento aprirà gli occhi alla gente e la lotta dei popoli e dei marxistileninisti contro questi traditori si svilupperà quantitativamente e qualitativamente. Verrà il giorno in cui. nei diversi paesi il proletariato, con il suo autentico partito marxista-leninista, colpirà il potere del capitale.

Il marxismo-leninismo non è morto e nemmeno invecchiato, esso è sempre rivoluzionario, giovane, esso è la forza motrice del mondo attuale. La grande forza che trasformerà il mondo è la rivoluzione guidata dal proletariato e non quella specie di «terzo mondo», che Mao e i maoisti strombazzano. Ieri, durante la cena offerta dai dirigenti cinesi in onore del sudanese Nimeiri, Li Sien-nien ha tra l'altro detto che «l'imperialismo e il socialimperialismo non costituiscono una grande forza, ma che oggi siamo noi, il terzo mondo, la più grande forza mondiale». Ma cosa farà questa «più grande fora nel mondo»? Li Sien-nien. questo «grande» politicante. non l'ha spiegato, ma. parlando di questa «grande forza» egli intendeva dire che «anche noi, cinesi, che siamo 800 milioni, facciamo parte di questo terzo mondo e stiamo diventando una grande forza, quindi voi, sudanesi e altri popoli semiooloniali, unitevi a noi, perché saremo noi a guidarvi». Questo era, in altre parole, il significato delle sue dichiarazioni.

Cosi, in queste condizioni e situazioni difficili -per il capitalismo e l'imperialismo, i serpenti anticomunisti e antimarxisti strisciano sia a Washington che a Mosca e Pechino, dove le cricche al potere stanno attraversando momenti difficili. Ovunque avvengono mutamenti, si oostatano grandi scosse e tutti questi mutamenti non stanno a testimoniare la forza dell'imperialismo, ma il suo imputridimento e l'ineluttabilita della sua sostituzione con il socialismo.

La sconfitta che il movimento comunista internazionale ha subito è temporanea. Bisogna risalire la china, e il proletariato la risalirà con la bandiera di Marx, Engels, Lenin e Stalin.



SABATO

11 GIUGNO 1977

I CINESI CONTINUANO A SABOTARE L'ECONOMIA

DEL NOSTRO PAESE

Il nostro addetto commerciale a Pechino ci ha inviato un radiogramma, con il quale ci informa che al Ministero cinese dell'Industria gli hanno communicato che una serie di macchine e di attrezzature, indispensabili alla nostra siderurgia e alla nostra raffineria di Ballsh, non sono ancora pronte, non le hanno ancora spwimentate e si limitano a dire «vedremo», «faremo» ecc. In poche parole i cinesi ci sabotano tirando per le lunghe l'invio di queste attrezzature. Naturalmente, il nostro addetto commerciale ha protestato ufficialmente e ha dichiarato che noi insisteremo affinché queste questioni siano riesaminate.



SABATO

18 GIUGNO 1977

I CINESI STANNO SVOLGENDO UN'ATTIVITA'

SPIONISTICA

Il nostro ambasciatore in Cina ci informa che i cinesi hanno cominciato ad attaccare i nostri studenti al fine di farli diventare loro agenti. Ciò è capitato a un nostro studente all'Università di Pechino, al quale un professore ha fatto un'avance in tal senso. Il mostro studente ha reagito immediatamente con grande indignazione e si è recato subito alla nostra ambasciata per riferire l'accaduto. Questa è un'azione vile, ostile. Noi l'avevamo prevista, perciò avevamo avvisato i compagni dell'ambasciata di prendere contatto con tutti gli studenti, di raccomandare loro di essere corretti nei loro studi, nel loro comportamento e sul lavoro, ma al tempo stesso di essere vigilanti, di difendere 1a linea del loro Partito e la. loro patria socialista da ogni tentativo di qualsiasi natura., da qualsiasi provocazione o tentativo di reclutamento da parte dei cinesi.

Questa è l'amicizia «stretta», «immortale» ed altre fanfaronate del genere che i cinesi sostengono parlando di noi. Essi sono non solo ipocriti, ma anche nemici, dal momento che giungono a simili estremi nelle loro azioni contro il nostro paese. Ma non si limitano solo a questo. Conversando con i nostri studenti, cercano di sapere dove lavorano i loro genitori, di quante persone è composta la loro famiglia, che lavoro fanno. A quanto pare, essi preparano schede per ogni albanese che si reca 3n Cina per motivi di studio o di lavoro. Ma perché? Naturalmente per svolgere anche in futuro un'attività di sabotaggio continua e ostile nei confronti del nostro paese. Ciò i cinesi lo fanno anche qui, in Albania. A capo della loro rete di spionaggio c'è il corrispondente dell'agenzia Hsinhua. Ormai siamo convinti che i componenti del personale dell'ambasciata, compresi i traduttori, non sono diplomatici di carriera o quadri di partito, ma agenti dei servizi segreti cinesi. Naturalmente, essi mantengono legami con i loro specialisti che lavorano nelle fabbriche e nelle altre opere che stiamo costruendo; non c'è alcun dubbio che questi ingegneri svolgano anche l'attività di informatori per conto dell'ambasciata cinese.

Per quanto riguarda le fabbriche e gli stabilimenti che dobbiamo costruire con l'aiuto dei cinesi, questi ci creano grandi ostacoli, particolarmente per il complesso siderurgico e la raffineria di Ballsh. Questa raffineria avrebbe dovuto essere ultimata anni fa, ma essa continua a non essere sfruttata a causa di alcuni pezzi estremamente piccoli, di alcune pompe, che i cinesi inviano per poi ritirare e inviare di nuovo, pompe che montano e smontano, dicendo «non siamo sicuri, dobbiamo essere sicuri prima di installarle, stiamo provandole» ecc. Anche per la costruzione del complesso siderurgico, essi creano una zerie di ostacoli. Il Ministero cinese delle Miniere ha presentato al nostro delegato un lungo elenco di motivi secondo cui questa opera non potrà essere messa in funzione entro il termine stabilito, perché non è stata ancora collaudata, secondo cui stanno facendo le prove necessarie e, siccome queste non hanno avuto un buon esito, bisognerà rifarle ecc., ecc. Così, questi nuovi revisionisti cercano di sabotare queste due opere fondamentali della nostra industria. Anche a Fierza succede la stessa cosa.

Noi siamo pazienti, ma siamo anche consapevoli del fatto che gli stabilimenti e le fabbriche che ci vengono forniti dalla Cina saranno messi in funzione con grande ritardo, se addirittura i cinesi non lasceranno i lavori a metà. Questo sarà un grande scandalo che peserà su di loro. Comunque sia essi dovranno pagare i danni che la loro linea di tradimento e i loro atti di sabotaggio stanno causando all'economia del nostro paese. Essi regoleranno questi conti fino all'ultimo centesimo.

In Cina, i funzionari, i direttori, i viceministri, i capi dipartimento mantengono un atteggiamento glaciale con i nostri compagni. Ciò significa che la direzione di Hua Kuo-feng ha fatto conoscere a tutto l'apparato cinese l'atteggiamento che bisogna mantenere nei confronti del Partito del Lavoro d'Albania e della Repubblica Popolare Socialista d'Albania. Mentre, fra la popolazione, ci sono persone che sono dalla nostra parte, che ci vogliono bene con tutto il cuore, che parlano a nostro favore e ce ne sono altre che hanno paura, ma che non parlano contro di noi. Ci sono ambasciatori cinesi all'estero che sono tanto insolenti, impudenti, da far schifo. Essi dicono ai nostri ambasciatori: «L'amicizia fra la Cina e l'Albania non ha d'uguale, vivrà in eterno, non esiste forza capace di scindere quest'amicizia, noi amiamo di tutto cuore l'Albania» ed altre simili chiacchiere. Ma con i loro atteggiamenti ipocriti si spingono anche più in là. Da un lato, essi hanno allacciato con Tito strettissimi rapporti di amicizia sul piano ideologico, politico, economico, e chi .più ne ha più ne metta: mentre dall'altro lato, vediamo, per esempio, l'ambasciatore cinese a Bucarest far demagogia di fronte all'ambasciatore jugoslavo, dando la mano al nostro ambasciatore e dicendogli: «Noi siamo strettamente legati all'Albania, perché siamo marxisti-leninisti, noi ci amiamo di un amore sincero e non c'è forza al mondo che ci possa dividere». Ma anche l'ambasciatore jugoslavo interpretava bene la sua parte. Mentre il cinese diceva queste parole, lo jugoslavo faceva tremare la sua mano e il suo mento, per far credere di essere molto offeso dalle parole dell'ambasciatore cinese, che erano, per così dire, indirizzate contro la Jugoslavia! Che commedie!

Dalle notizie che ci pervengono da Roma, in occasione della sua partenza da questa capitale, l'ambasciatore cinese ha invitato una folla di alti funzionari italiani. Egli si è intrattenuto in una stanza a parte con tutti i presidenti e direttori generali delle grandi società e trust italiani come la «FIAT», l'«ENI», la «Montedison» ecc.

A quanto pare, la Cina si è trasformata in un paese capitalista e segue con impegno questa via; essa accetta di collaborare con i trust del mondo capitalista o del «secondo mondo», come essa lo definisce. Domani la Cina accetterà di fare la stessa cosa anche con gli Stati Uniti d'America, mentre ha sguainato la &pada nella lotta contro il nostro Partito e contro gli autentici partiti comunisti marxisti-leninisti. Ovunque finanzia e raggruppa il pattume, intitolandolo «partito comunista», «partito operaio», «partito della liberazione», «partito marxista-leninista». Tutti questi «partiti» cantano il ritornello della Cina sul «ferzo mondo», sull'unità con l'imperialismo americano e con i monopoli del proprio paese nella «comune lotta frontale contro il socialimperialismo sovietico». Tutto ciò altro non è che una lotta contro il marxismo-leninismo, contro la rivoluzione, contro il socialismo, per fare della Cina una grande potenza capitalista mondiale.

La Cina sta facendo ingenti spese per accogliere i suoi ospiti. Delegazioni straniere vi affuiscono a centinai, per non dire a migliaia, da tutti i paesi del mondo capitalista. I cinesi stipulano con loro contratti aperti, ma certamente non mancano anche di sottoscrivere contratti segreti, tramano insieme prese di posizioni politiche e militari ostili ai popoli del mondo e questo, la Cina, cerca di mascherarlo con una fraseologia per così dire marxista, ma in realtà ridicola. E queste azioni fetide essa cerca di aspergerle con l'eau de rose, come dicono i francesi.

La Cina sta penetrando in Africa di giorno in giorno più apertamente, rimanendo sempre un partner «leale» degli Stati Uniti, ma non a loro pari. Gli Stati Uniti sono tanto sicuri delle azioni della Cina che la lasciano fare, poiché le iniziative dei cinesi, come quella nello Zaire o quella in corso in Etiopia e altrove, giovano molto agli americani.

Così il mondo dice che la Cina ha deviato dal marxismoleninismo, che essa è divenuta l'intima amica della Jugoslavia titina, che Tito si recherà in Cina per consacrare questi legami di amicizia sul piano dei rapporti statali e di partito, al fine di unirsi completamente con il gruppo di Hua Kuo-feng.

La Cina si sta preparando a ricevere Tito. A questo fine vengono pubblicati editoriali, in cui non mancano le solite furberie cinesi. In essi si lascia intendere: «Certo, Tito lo accoglieremo e gli saranno resi anche grandi onori pubblici ecc., ma parleremo bene anche di Stalin, diremo che ha fatto questo e quest' altro, perciò anche ricevendo Tito non mancheremo di dirgli che nutriamo ammirazione per Stalin». Tutto ciò è un'altra manciata di ortiche nell'insalata cinese. Ma Tito manderà giù questa insalata cinese? No, di certo egli non ingoia roba simile.

Il viaggio di Tito a Pechino non sarà una gita turistica. Recandovisi Tito si prefigge innanzi tutto lo scopo di aumentare il suo prestigio e di dire al mondo: «Ecco, anche la Cina è caduta ai miei piedi, mi ha riconosciuto quale principale leader del movimento comunista internazionale; la Cina di Hua Kuo-feng ha ripudiato la linea di Mao Tsetung, il quale, tempo addietro, aveva lanciato alcune frecce contro di me, ma aveva detto anche qualche buona parola nei miei riguardi. Ora, con la mia visita in Cina, è stato cancellato tutto quello che era stato detto contro di me».

Tito certamente si reca in Cina anche per combinare altri imbrogli, per spingere ancor più la Cina sulla via del tradimento e dello smascheramento, al fine di soffocarla maggiormente. Tito porrà molte condizioni, condizioni politiche e ideologiche, a questo viaggio; presenterà richieste di carattere economico e parlerà di questioni militari. Si farà interprete dell'imperialismo americano, sarà anche l'intermediario dei sovietici riguardo diversi problemi che interessano la Cina e, su molti di questi problemi, prima di recarsi a Pechino cercherà di conoscere l'opinione e l'approvazione del grande nuovo presidente» della Cina, Hua Kuo-feng.

Tito ha fatto il suo lavoro, dichiarando che è stato invitato dalla direzione Cinese a fare una visita in Cina e che egli ha accettato di farla, ma la data di questa visita non si conosce ancora. Egli compirà questa visita, dopo aver avuto l'approvazione dei cinesi su molti dei suoi punti di vista. Noi pensiamo che Tito non accetterà mai la teoria cinese dei «tre mondi»; egli insiste sulla sua formula dei «paesi non allineati», ha piena fiducia nella sua megalomania, poiché fa girare questo «mondo non allineato» come quel famoso anello di pietre preziose, che porta al dito. Tito dice: «Hua Kuo-feng, con il suo sedicente terzo mondo, che non esiste, se vuole, entri pure in questo nostro mondo».

Un ambasciatore jugoslavo ha detto ad un nostro ambasciatore: «Per noi, è evidente la ragione perché la Cina pretende che esista un «terzo mondo», che, in realtà, non esiste, Essa cerca cosi di assumere la leadership di tutti i paesi non allineati. Ma siamo noi i dirigenti dei paesi non allineati. Oltre a ciò, la Cina è screditata nel «terzo mondo». Simili punti di vista vengono espressi anche dai coreani, che cercano di entrare anche loro nel mondo non allineato, perché vogliono svolgere un ruolo dirigente con la loro teoria «ciuccie», ma noi, jugoslavi, respingiamo questi sforzi».

Assistiamo dunque ad una tragicommedia che si gioca a scapito dei popoli, a scapito del proletariato, da .parte di una banda di traditori, di revisionisti, di fascisti che sono giunti al potere con complotti e con azioni eversive, che si mascherano da rappresentanti dei popoli e del proletariato e che svolgono un'attività diversiva contro la liberazione dei popoli e la rivoluzione.

Caratteristica comune di tutti i revisionisti moderni al potere è la loro attività diversiva. I diplomatici dei paesi revisionisti tentano con ogni mezzo di indebolire la resistenza dei popoli contro i loro oppressori interni e contro i consorzi e i trust capitalistici multinazionali, al fine di instaurare il sistema dei monopoli che rendono schiavo e opprimono il proletariato. Al pari dei sovietici, i cinesi stanno svolgendo in tutto il mondo, in tutti gli Stati in cui hanno rappresentanze diplomatiche, un'attività spionistica.

Ritengo che tanto i sovietici che i cinesi svolgano un'attività diversiva molto più intensa di quella svolta da molti Stati capitalisti. Il revisionismo moderno è, fra le altre correnti borghesi capitaliste, una corrente decadente che non ha la minima forza di persuasione. I partiti revisionisti, al pari degli altri partiti del capitale, non sono legati alle masse. Il revisionismo moderno, che è il parto del tradimento al marxismo e che lotta per realizzare la revisione del marxismo, non può avere nessunissima influenza politica, perché non è affatto sincero con le vaste masse del popolo. Le vaste masse popolari, che hanno aspirato al socialismo e hanno lottato per esso seguendo le parole d'ordine del marxismo-leninismo, hanno sentito e capito la fondatezza di questa teoria e vedono che coloro che hanno tradito parlano in un modo ed agiscono in un altro. Perciò esse non hanno più nessuna fiducia nei caporioni revisionisti e senza dubbio la loro propaganda e agitazione non attecchiscono.

Finora si conosceva una certa insalata, che si chiama insalata russa. Ora c'è un'altra insalata, l'insalata cinese. Questa insalata è tanto fetida, che la sua puzza si spande per migliaia di miglia. Il «Renmin Ribao» sta pubblicando articoli di fondo, in cui «difende» Stalin, ma la «difesa» di Stalin viene equiparata alla difesa di Hua Kuo-feng. Costui si atteggia a «Stalin cinese». Attualmente, in Cina si parla molto di Stalin e si dice che era un grande marxista-leninista, che ha lottato contro ï trotzkisti e i bukhariniani, contro Zinoviev, Kameniev, Tizio e Caio. Mao avrebbe amato ed elogiato molto Stalin ecc., ecc., e da questo si arriva alla conclusione che seguendo il suo esempio «il compagno Hua Kuo-feng combatte i quattro», di cui se ne dicono di tutti i colori, che sono proprio come i trotAkisti, i bukhariniani ecc. Questo è uno degli ingredienti dell'insalata cinese. Un altro ingrediente è l'amicizia con Tito. L'annuncio della visita di Tito a Pechino, o meglio l'andata della Cina da Tito, ha prodotto una pessima impressione riguardo la Cina fra i popoli e i rivoluzionari. Tutti dicono che la Cina ha stretto amicizia con Tito, con il revisionismo e quindi ha deviato dalla via marxistaleniknista, sulla quale, in realtà, non si era mai incamminata come si deve.



LUNEDI

20 GIUGNO 1977

LA CINA SI STA AVVICINANDO SEMPRE PIU' AGLI

STATI CAPITALISTI

La visita a Pechino di Forlani, ministro degli esteri italiano, si è «felicemente» conclusa. Nelle sue dichiarazioni egli, naturalmente, ha parlato con calore della Cina di Hua Kuo-feng, a cui l'Italia si sta avvicinando, delle loro buone relazioni che stanno migliorando di giorno in giorno, delle grandi prospettive che si aprono all'Italia sul mercato cinese per l'esportazione di varie macchine tecnologicamente avanzate. Egli non ha detto se gli italiani faranno investimenti in Cina, ma non c'è da meravigliarsi che ne facciano, sebbene l'Italia sia uno dei meno ricchi fra i paesi sviluppati. Ciò nonostante, i capitalisti italiani sono pronti a lasciare i lavoratori del loro paese senza lavoro e nella miseria, per trarre ingenti ,profitti nei paesi dove possono meglio far fruttare :i loro capitali.

I colloqui fra Forlani e Huang Hua sono stati «molto cordiali» e costui è apparso sorridente e contento, perché l'Italia, fra tutti gli «alleati» degli Stati Uniti d'America, è la schiava più sottomessa e fedele. Il piede americano è infilato completamente nello «stivale italiano», e così l'Italia è per i cinesi una buona alleata sotto tutti gli aspetti, mentre i cinesi sanno che la Francia è instabile, a volte «scalcia» contro il dominio fastidioso e arrogante dei monopoli capitalisti americani.

La Cina vuole che la Francia ritorni sotto il diktat americano, che non faccia una politica indipendente e in modo particolare che non s'impegni sulla via della conciliazione con l'Unione Sovietica. Ma che può farci se Giscard d'Estaing non le dà ascolto e riceve oggi pomposamente Leonid Breznev, in veste di presidente del Soviet Supremo. Certamente capitan Leonida si reca in Francia per «approfondire» l'amicizia con Giscard, ma ciò non fa comodo né agli Stati Uniti d'America, né alla Germania Occidentale, né alla Cina. Giscard d'Estaing cerca così di rafforzare in certo qual modo le sue posizioni rispetto agli Stati Uniti d'America ed anche rispetto al loro partner più pericoloso, il Mercato Comune Europeo, che la Cina non si stanca di propagandare come una importante istituzione a favore della pace, del benessere dei popoli dell'Europa Occidentale, facendo appello a tutti ad unirsi in questo Mercato Comune. Essa predica anche l'unità di tutti, proletari e ricchi, nell'«Europa Unita».

Giscard d'Estaing sta manovrando, perché l'anno venturo in Francia avranno luogo le elezioni, e cerca di spaccare la cosiddetta coalizione comunista-socialista fra Marchais e Mitterand. Del resto questa coalizione è un'utopia, perché Mitterand non vuole assolutamente che i «comunisti» partecipino à part entière, come dicono i francesi, ad un futuro governo «di sinistra». Perciò Giscard d'Estaing da tempo sta manovrando per rompere ancor più quest'unità lacerata, che esiste sulla carta, che esiste per alcune questioni poco importanti e che viene definita unione delle sinistre.

In questo modo la Cina si sta avvicinando al partito revisionista francese, si sta avvicinando a Marchais e, non approvando la politica di Giscard, essa ,approva naturalmente la politica di Marchais. Ma alla Cina non .piace neanche la «nuova politica» di Carter, poiché s'immaginava che gli Stati Uniti d'America avrebbero seguito una politica che si adeguasse ai piaceri e all'appetito di Mao Tsetung, di Chou En-lai o di Hua Kuo-feng. I dirigenti cinesi hanno dato per davvero prova di «grande intelligenza» credendo di pesare molto sulla bilancia internazionale e sperando che gli Stati Uniti d'America sarebbero caduti ai loro piedi e avrebbero continuato ad inasprire la loro politica nei confronti dell'Unione Sovietica! Ovviamente gli Stati Uniti d'America, da imperialisti quali sono, hanno grandi contraddizioni con l'Unione Sovietica, ma anch'essi fanno i loro calcoli per mantenere l'ostilità della Cina nei confronti dell'Unione Sovietica, per spingerla contro di essa, al fine di impegnarle lungo i loro confini, se non in guerra vera e propria, almeno in scaramucce.

Benché la «nuova politica» di Carter non sia gradita alla Cina, questa politica non si contrappone alla linea cinese, perché le consente di continuare la propaganda che ha iniziato a favore degli Stati Uniti d'America, affermando che questi sono «pacifici», «non sono aggressivi», «vogliono lo statu quo», «cercano accomodamenti» ecc., ecc. Il discorso che Carter ha pronunciato, dopo esser arrivato a Londra, illustra precisamente questa linea ingannevole, secondo cui gli Stati Uniti d'America sarebbero per la distensione su vasta scala, sarebbero favorevoli ad aiutare i paesi in via di sviluppo, ad una collaborazione ancor più stretta con l'Unione Sovietica, ad una stretta amicizia con la Cina ecc., ecc.

Questa politica di Carter ha fatto sì che i cinesi adorino gli Stati Uniti d'America, anche se desiderano vedere gli Stati Uniti esprimersi differentemente sul conto dell'Unione Sovietica. I cinesi hanno amato molto il bandito Nixon, perché questi ha detto che si sarebbe adoperato a costruire un grande ponte che avrebbe collegato San Francisco a Pechino, e questo sarebbe stato il ponte dell'amicizia tra gli Stati Uniti d'America e la Cina del presidente Mao Tsetung. A quel tempo, la Cina applaudì quest'idea «geniale» e gli ardenti desideri di questo bandito americano.

Indipendentemente dalle sfumature esistenti, Hua Kuofeng e Carter continuano la costruzione del ponte cominciato da Nixon, Mao Tsetung e Chou En-lai. Sfumature possono esistere sempre, ma la linea e il corso cinese che viene seguito dalla Cina non muteranno se l'attuale direzione cinese e il Partito Comunista Cinese non imboccheranno la giusta via marxista-leninista.



MERCOLEDI

22 GIUGNO 1977

CRITICHE E RICHIESTE GIUSTE DELLA NOSTRA

CLASSE OPERAIA

L'8° Congresso delle Unioni Professionali d'Albania sta svolgendo i suoi lavori a Korça. Il compagno Rita Marko nel suo rapporto ha accennato con una sola frase all'amicizia con il popolo cinese e .non ha parlato affatto dell'aiuto economico cinese.

I delegati, dal canto loro, non solo non parlano dell'aiuto cinese, perché ne hanno le tasche piene dei rinvii e del sabotaggio attuato dai cinesi, ma usano forme indirette per esprimere il loro malcontento. Cosi, il delegato dei lavoratori del Complesso Siderurgico di Elbasan e quello della Raffineria di petrolio di Ballsh, nei loro interventi, dopo aver parlato dei successi realizzati, pur senza accennare affatto alla Cina, al suo aiuto e agli specialisti cinesi, hanno lanciato qualche frecciata criticando il Ministero del Commercio, gli organi che si occupano del commercio con l'estero, delle importazioni e delle esportazioni, cosi come il Ministero dell'Industria e delle Miniere, come responsabili degli investimenti, per non avere fatto giungere per tempo, entro i termini stabiliti, le attrezzature e i macchinari necessari. Essi hanno messo in risalto che la mancata consegna di queste attrezzature e macchinari sta causando ritardi nella ultimazione, secondo i :piani, di queste due importanti opere industriali del nostro paese e di conseguenza vengono danneggiati gravemente gli interessi economici della Repubblica Popolare Socialista d'Albania e quelli della classe operaia albanese. Perciò essi hanno chiesto che il Governo prenda i necessari provvedimenti e dia nuovamente disposizioni agli organi competenti affinché si acceleri la consegna di queste attrezzature e macchinari, il cui arrivo dall'estero, secondo i contratti governativi, era previsto da tempo. Tutti hanno capito che queste critiche erano rivolrte alla direzione cinese. Questo significa: «Dire a nuora perché suocera intenda».



GIOVEDI

23 GIUGNO 1977

LA CINA CERCA DI INTERPRETARE LA PARTE DEL

«VECCHIO DELLA MONTAGNA»

Gli inviati dell'agenzia cinese di notizie in Europa e i lacchè dei cinesi, particolarmente il trotzkista francese Jurquet, e inoltre gli elementi di «Rote Fahne» in Germania sono i più attivi nell'applicare la linea di tradimento di Hua Kuo-feng. Essi attivizzano persone non solo nei loro paesi, ma ovunque sia loro possibile.

La Cina finanzia tutti questi agenti, che hanno creato una stampa, svolgono una certa propaganda, ma fanno la principale propaganda con i soldi. La Cina fornisce ai suoi agenti il denaro per comprarci tentennanti nelle file dei partiti comunisti marxisti-leninisti d'Europa. I compagni dei partiti fratelli ci hanno detto che funzionari delle ambasciate cinesi prendono direttamente contatto per strada con membri di questi partiti, senza averli conosciuti prima, attaccano discorso e poi, dopo due o tre incontri di sedicenti discussioni ideologiche, offrono loro denaro. Alcuni rifiutano decisamente e con disprezzo, ma c'è anche qualcuno che accetta. Questo lavoro è svolto dall'agenzia spionistica di Keng Piao, responsabile delle relazioni fra il Partito Comunista Cinese e i partiti comunisti del mondo.

Attualmente i partiti comunisti marxisti-leninisti fratelli sono in grado di giudicare e di agire e noi pensiamo che essi non debbano esitare nelle loro giuste iniziative contro tutti questi tentativi ostili che vengono messi in atto dai revisionisti moderni, dai revisionisti cinesi, sovietici, dai trotzkisti e da tutta la rimanente feccia, che è al loro servizio.

Spetta agli stessi partiti marxisti-leninisti di decidere, se la situazione lo richiede, di parlare apertamente. Essi non devono osservare strettamente la nostra tattica, perché conoscono bene le nostre posizioni e i nostri punti di vista in merito a questa linea revisionista del Partito Comunista Cinese. Noi ci pronunciamo apertamente contro questa linea, contro la sua strategia e le sue tattiche, senza però nominare la Cina, senza puntare l'indice sul Partito Comunista Cinese. Ciò nonostante la nostra denuncia la capiscono tutti. Può darsi però che per i nuovi partiti comunisti marxisti-leninisti sia giunto il momento di parlare ancor più apertamente e, se la situazione è matura, essi non devono esitare, perché i gruppi e i partiti stessi che sta formando la Cina col suo Hua Kuo-feng sono creati proprio per denigrare e combattere questi partiti.

Lo scopo della. tattica cinese è, come ho detto anche prima, di attizzare la ,polemica, ma questa polemica. si dovrebbe sviluppare fra i partiti marxisti-leninisti e i gruppetti fascisti con una etichetta maoista, mentre 1a Cina rimarrebbe al di fuori di questa polemica, non verrebbe menzionata, assumerebbe il ruolo del «dio dell'Olimpo», del «Vecchio della, montagna». Così è stato storicamente definito il capo della setta Ashashen, che viveva sulle montagne della Siria e che riuniva nel suo covo delle persone, le stordiva con «hascisch», le faceva entrare in giardini pieni di fiori e di «uri» e poi le inviava in tutte le ,parti del mondo per propagandare la sua setta e per uccidere i nemici del «Vecchio defila montagna». Questo lavoro di stampo medievale lo fa anche la Cina. Perciò per smascherarla, per sbaragliarla insieme ai suoi agenti, bisogna opporle la forza d'acciaio dell'ideologia marxista-leninista.



DURRES, DOMENICA

26 GIUGNO 1977

UNA BREVE INFORMAZIONE SULLA SITUAZIONE IN CINA

Stamattina è giunto a Durrës il compagno Behar Shtylla, rientrato ieri da Pechino. Egli mi ha riferito per esteso sulla situazione in Cina, che è quella che noi conosciamo. L'esercito ed i servizi segreti sono al potere con a capo Hua Kuo-feng, Yeh Chen-yi e Li Sien-nien. La politica estera viene condotta da Keng Piao.

Le forze al potere lottano non solo contro i «quattro», ma s'intende, contro tutti i loro oppositori esistenti in Cina. In ogni. strada di Pechino c'è una caserma di militari. Non si è mai vista una simile invasione di militari, di poliziotti e di agenti dei servizi di sicurezza .nella capitale cinese. La vita, particolarmente per la nostra ambasciata, è divenuta difficile. Sul piano diplomatico essa viene completamente trascurata. Naturalmente i romeni, gli jugoslavi e gli altri sono ai primi posti delle rappresentanze diplomatiche.

Il corso dei cinesi tende all'avvicinamento agli Stati Uniti d'America e ai paesi capitalisti occidentali. I cinesi continuano a ricevere crediti in varie forme dagli Stati Uniti d'America, dal Giappone e da altri Stati capitalisti d'Europa.

Behar, che da quattro anni vive in Cina, ci ha riferito che è stupefacente il grande recesso dell'economia cinese, mentre prima, specialmente i prodotti agricoli, erano tanto abbondanti che venivano posti anche sui marciapiedi. Egli ci ha parlato delle gravi insufficienze e carenze che si oostatano nel mercato e nell'economia cinese.

In Cina si attende con impazienza la visita di Tito, benché nei circoli diplomatici non se ne parli quasi affatto o, come ha detto un ambasciatore a Behar: «A dirla fra di noi, è la Cina a recarsi da Tito e non è Tito a venire in Cina.». Perché questo silenzio da parte del corpo diplomatico a Pechino sulla visita di Tito in Cina? Ciò potrebbe spiegarsi col fatto che gli occidentali non desiderano che sin da ora si faccia propaganda a una tale visita, perché essa non è a favore della Cina. Essi desiderano che la Cina non si smascheri completamente, poiché la visita di Tito, naturalmente, strappa alla Cina 1a maschera di paese socialista. Anche i paesi capitalisti desiderano che essa conservi la maschera, mentre gli stessi cinesi l'hanno gettata, perciò aspettano Tito con impazienza e, a quanto si dice, l'accoglieranno fastosamente.

Ma del resto Tito non andrà in Cina senza aver sposto prima le sue condizioni e la sua visita, effettuata al termine della sua vita, sarà coronata da un successo tale da creare l'impressione che anche la Cina è caduta in ginocchio davanti a lui.

Per quanto riguarda i nostri rapporti economici, e particolarmente le forniture di macchine e attrezzature per le opere che stiamo costruendo, i cinesi seguono la tattica a noi nota del «tira e molla», tirano per le lunghe, rimandano, danno ogni tipo di «motivazioni» e non realizzano le scadenze dei contratti già stipulati. Nel primo semestre di quest'anno il nostro commercio con la Cina si è realizzato al 30% e di questo 30% solo il 709/9 riguarda le merci contrattate. In merito ai ritardi si adducano tantissimi motivi, ma il 90% di questi sono infondati e solo circa il 10% possono essere fondati.

Dunque, la linea generale della Cina tende a bloccare l'Albania, bloccarla all'interno della Cina, ma anche al di fuori di essa, tende inoltre a bloccarla economicamente. Contro di noi viene attuata la stessa politica ostile revisionista, anzi ancora più feroce, di quella attuata da parte dei revisionisti sovietici.

I servizi segreti cinesi stanno pedinando continuamente il personale della nostra ambasciata. Qualsiasi cinese che incontra un albanese in Cina, sia per strada o al lavoro, viene immediatamente convocato e gli viene detto: «Di cosa hai conversato con l'albanese, cosa ti ha detto l'albanese?». I nostri uomini hanno alle loro calcagna gli agenti dei servizi segreti cinesi e abbiamo anche dati secondo i quali essi cercano di reclutarli come agenti.





DURRES, MARTEDI

5 LUGLIO 1977

IL PARTITO COMUNISTA CINESE STA ORGANIZZANDO I

SUOI SATELLITI

Il Partito Comunista Cinese sta organizzando i suoi satelliti, per far loro fare incontri e pubblicare dichiarazioni. Il più recente incontro si è tenuto fra i partiti comunisti, sedicenti marxisti-leninisti, belga e olandese. Questi partiti hanno affermato la «loro unità militante e la perfetta identità di vedute». Onorando la memorüa di Mao Tsetung, questi due partiti hanno dichiarato che questi «ha considerevolmente arricchito la scienza della rivoluzione, scollegandola strettamente con i tre elementi dell'epoca, che sono: il marxismo, il leninismo e il pensiero di Mao Tsetung». Ora non dicono più «marxismo-leninismo-maotsetungpensiero», ma mettono questi tre elementi sullo stesso piano. Essi mettono in risalto che, per analizzare la situazione internazionale, bisogna partire dalla «famosa» tesi dei «tre mondi» di Mao Tsetung, perché, secondo loro, questa è la potente forza motrice che fa avanzare il mondo, il proletariato, i paesi e i popoli» e non tralasciano di affermare che le due superpotenze, il socialimperialismo sovietico e l'imperialismo americano, costituiscono il «primo mondo» e che entrambi sono nemici giurati dei popoli. In seguito mettono in risalto che il socialimperialismo sovietico sta divenendo sempre più feroce, in poche parole, si sta riarmando sempre di più e mette in ,pericolo in modo particolare l'Europa.

Queste due specie di partiti affermano inoltre di essere contro l'egemonismo, ma al tempo stesso sono anche per la difesa di ogni nazione contro i pericoli che minacciano la loro indipendenza nazionale. Perciò, per difendere questa indipendenza, secondo loro, le nazioni indipendenti d'Europa e degli altri continenti dovrebbero unirsi al «terzo mondo» e sviluppare così un'unica tattica, condurre un'unica azione contro il pericolo che proviene da una superpotenza, il socialimperialismo sovietico e tutto termina con il solito ritornello: l'esaltazione di Hua Kuofeng, il quale sarebbe il degno successore del presidente Mao, l'uomo che «ha sbaragliato la banda fascista dei quattro e ha liberato la Cina»; questa «banda dei quattro» avrebbe rappresentato «un grave pericolo per la Cina, per il mondo e per tutti». Sono queste le dichiarazioni che la Cina mette in bocca a questi rimasugli degeneri e corrotti che fino a un certo punto e per qualche tempo vennero definiti «partiti comunisti marxisti-leninisti».

Ora, mentre la deviazione revisionista si sta sviluppando in Cina, questi partiti trovano in essa il paese, trovano l'ombrello che li protegge, e da queste posizioni combattono il nostro Partito e gli altri partiti comunisti marxisti-leninisti che seguono fermamente la via della teoria marxista-leninista; combattono quindi contro la rivoluzione proletaria e la liberazione dei papoli.

E' interessante costatare (e questo non lo costatiamo adesso) che il Partito Comunista Cinese non si mette all'opera per motivare e per appoggiare le idee che sta diffondendo nel mondo. Esso non si sforza di dare alle formulazioni sul «terzo mondo» a quelle sull'imperialismo più o meno potente spiegazioni teoriche, né dà dare che l'imperialismo americano si sarebbe indebolito, sarebbe «divenuto un dopo, mentre il socialimperialismo sovietico è divenuto un onro, una tigre che non bisogna nutrire».

Dunque il Partito Comunista Cinese se ne alava le mani .di questa polemica, si tira indietro, sta alla larga, perché teme le frecce che gli pioveranno addosso e che saranne mortali per i revisionisti cinesi. E queste frecce sono state e saranno scoccate.

Attualmente la tattica del Partito Comunista Cinese consiste nello spingere questi partiti sedicenti marxisti-leninisti, che sono stati posti sotto il dominio di Hua, a parlare di queste teorie antimarxiste. Naturalmente, di fronte alle reazioni dei marxisti-leninisti nel mondo contro di loro, questi ,partiti, cosiddetti marxisti-leninisti, ricorrono a frasi, frasi con due-tre significati, che battono il tam-tam cinese a seconda dei casi e delle necessità. Queste sono frasi inviate loro da Keng Piao, da un centro che si trova a Pechino. Ciò significa che i cinesi seguono la stessa tattica che hanno seguito sempre Mao Tsetung e i suoi successori, cioè non pronunciarsi sulle questioni delicate, esprimersi mantenendo ampie riserve, parlare in modo ambiguo, dire e .non dire, dire questo, quello e quell'altro in modo che in ogni situazione possano tirar fuori qualcosa dal loro sacco, dove hanno raccolto tutte queste «perle», e pretendere: «Ecco, noi abbiamo detto questa cosa e non quest'altra».

Perciò, da parte nostra, noi dobbiamo continuare a sviluppare la polemica contro questa deviazione di destra, contro questa pericolosa variante del revisionismo moderno, contro questo tradimento che si sta nuovamente perpetrando contro il marxismo-leninismo, questa volta da parte della direzione cinese. La polemica dobbiamo svilupparla accentuando continuamente la sua asprezza, mettendo bene in evidenza le questioni, in modo che nulla resti nell'ombra e che i compagni del nostra. Partito e tutto il nostro popolo comprendano di quali problemi si tratti e contro chi è diretta questa polemica. In questo modo la nostra polemica aiuterà anche i nostri compagni rivoluzionari marxisti-leninisti all'estero e i loro autentici partiti a comprendere più chiaramente la situazione e a conoscere meglio i giudizi del nostro Partito in merito a questa perfida deviazione di destra.



DURRES, GIOVEDI

7 LUGLIO 1977

UN ARTICOLO CHE SMASCHERA UN GRANDE INTRIGO A

SCAPITO DEI POPOLI

Ritengo che il nostro articolo intitolato «Teoria e pratica della rivoluzione», pubblicato oggi sul giornale «Zëri i popullit», produrrà un grande effetto sui marxisti-leninisti nel mondo, ma anche sui pensatori borghesi progressisti, mentre i cinesi e i loro tirapiedi, contro cui, in realtà, è diretto l'articolo, diventeranno di certo furiosi. Era necessario, anzi molto necessario, indispensabile preparare e pubblicare questo articolo, perché i revisionisti cinesi stavano oltrepassando i limiti, stavano intensificando la loro lotta contro il marxismo-leninismo e particolarmente contro il Partito del Lavoro d'Albania.

Come ho già detto, questa lotta viene condotta di soppiatto, astutamente, con ipocrisia, senza avere nulla di principio. I cinesi non si sono presi la minima briga di difendersi, perché, di fatto, le loro famigerate tesi sulla rivoluzione erano insostenibili, dato che la divisione in tre mondi e l'inquadramento della Cina nel «terzo mondo» non sono che un tentativo di soffocare la rivoluzione proletaria e di sottomettere il proletariato al giogo della borghesia capitalista dei .paesi industrializzati e dell'imperialismo americano. Questa teoria assurda e antimarxista contrasterebbe, a sentir loro, il socialimperialismo sovietico, il quale sta minacciando sia l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese che gli altri paesi sviluppati capitalisti. Le teorie dei cinesi, che hanno origine nelle concezioni borghesi revisioniste di Mao Tsetung, di Chou En-lai, di Teng Hsiao-ping e del presidente Hua, non tengono conto affatto dei popoli e della rivoluzione.

La difesa dell'imperialismo americano e degli imperialisti d'Europa e d'Asia da parte dei cinesi ha un importante obiettivo, che essi stanno attuando. I cinesi parlano attualmente apertamente di sollecitare gli aiuti e i crediti di questi Stati e società capitaliste per rafforzare la loro economia e il loro esercito, in altre parole, per fare della Cina una superpotenza, naturalmente con l'aiuto che questi le accordano perché si lanci contro il socialimperialismo sovietico.

In questo grande intrigo, che si sta giocando a scapito dei popoli e che viene mascherato con una pseudoteoria marxistaleninista, i dirigenti revisionisti cinesi calcolano che l'imperialismo americano e il socialimperialismo cinese in sviluppo si incamineranno verso una terza guerra mondiale per liquidare l'altra superpotenza, l'Unione Sovietica. Naturalmente, i cinesi fanno ciò partendo da una piattaforma sedicente marxista-leninista, secondo cui viene combattuto un socialimperialismo da parte di un paese «socialista» e «marxista-leninista», mentre gli Stati Uniti d'America agiscono partendo dalla posizione di un potente imperialismo mirante a distruggere un altro imperialismo che cerca di prenderne il posto.

L'aiuto che riceverà la Cina dagli Stati Uniti d'America e dagli altri paesi capitalisti sviluppati sarà tale da non costituire un pericolo né per l'imperialismo americano e nemmeno per gli altri paesi capitalisti sviluppati, ma. in alleanza con queste potenze, farà pendere la bilancia dalla parte dell'imperialismo americano, il che contribuirà ad indebolire il socialimperialismo sovietico. Ciò significa che le contraddizioni si inaspriranno ancor più e porteranno così i popoli a una guerra mondiale. La Cina antisocialista, dunque, lotta per far scoppiare una terza guerra mondiale. che è un grave crimine contro l'umanità.

Se la Cina fosse socialista, dovrebbe combattere le due grandi potenze imperialiste, dovrebbe sfruttare e approfondire le contraddizioni esistenti fra di loro, lottare per neutralizzare gli storzi delle due superpotenze tesi a provocare una guerra mondiale e preparare gli amici e i compagni in tutto il mondo a fronteggiare il flagello di un'altra guerra di sterminio. Questo la Cina non lo fa, .perciò il nostro articolo «Teoria e pratica della rivoluzione» doveva venire alla luce senz'altro in questo momento.

Questo articolo sarà seguito da altri studi teorici, da altri articoli, naturalmente senza nominare la Cina. Ma, se la situazione lo esigerà, faremo anche questo. Attualmente tutti capiscono che il Partito del Lavoro d'Albania ha .preso posizione contro la teoria antimarxista di Mao Tsetung e di Hua Kuo-feng. Può darsi che la stampa e le radio borghesi pongano bene in risalto questo articolo, ma può anche darsi che lo passino sotto silenzio. Le due eventualità esistono. Naturalmente, coloro che desiderano difendere la Cina, affinché essa continui a mentire e si metta pienamente alle loro dipendenze, taceranno, mentre gli altri, i più realisti, che non approvano questa via imboccata dalla Cina, parleranno.

Comunque sia la linea del Partito del Lavoro d'Albania avrà una vasta risonanza nel mondo e ciò andrà a vantaggio del nostro Partito, a vantaggio della sua giusta linea marxista-leninista.



SABATO

9 LUGLIO 1977

CESTA DI GRANCHI

Tra la Corea di Kim Il-sung, la Jugoslavia di Tito e la Cina di Hua Kuo-feng, si è sviluppato, naturalmente in silenzio, in sordina, un conflitto sedicente ideologico, che non è affatto un conflitto di tale natura, ma che mira a stabilire chi di loro riuscirà ad arraffare la bandiera delle false ideologie. Questi tre galli cercano di assicurarsi la supremazia nel raggruppamento dei «mondi» che hanno inventato insieme agli imperialisti: nel «mondo dei non allineati», nel «terzo mondo», nel «mondo in via di sviluppo». Ognuno si sforza di preservare i confini del suo mondo, confini di fatto inesistenti e che non possono esistere, perché questi «amici» del capitalismo mondiale, di fatto, predicano ai popoli oppressi che vogliono la liberazione di restare tranquilli e di accettare il giogo che pesa su di loro.

Questi tre pretendenti ai troni di questi «mondi» cercano di raccogliere alcune briciole, la maggior parte delle quali da tenere per sé, lasciate cadere dall'imperialismo americano o dal socialimperialismo sovietico e dagli altri .paesi capitalisti sviluppati; cercano di farsi passare quali leaders di questi raggruppamenti, che fanno il buono e il cattivo tempo nei paesi poveri dei diversi continenti .

. . . La Corea, essendo uno di quegli Stati che non possono vivere senza gli aiuti esteri, ora si è trovata a un bivio, perché i creditori non le forniscono più aiuti a credito, dato che essa non paga i debiti. Il capitale mondiale non ha interesse a fare ulteriori investimenti in Corea.

Nonostante ciò, la stampa coreana vuole che il mondo si inchini davanti a Kim Il-sung e dichiara con impudenza che egli è «il più grande dirigente che il mondo abbia mai visto finora»! Ecco perché egli non si limita a chieder aiuti ed elemosine per sé, ma vuole inoltre che gli Stati Uniti d'America cessino di dare qualsiasi aiuto alla Corea del Sud, in cui essi hanno un'importante base, che indirettamente anche la Cina difende. In questo modo Kim Il-sung desidera e si sforza di riunire le due Coree sotto la sua bandiera.

Questo «grande dirigente» ereditario sogna ad occhi aperti e per accrescere la sua autorità ha progettato di ricevere a Pyongyang importanti personalità, di organizzare seminari e riunioni internazionali di vario genere. Così, per esempio, è stata progettata una grande riunione della gioventù del «terzo mondo», a cui però parteciperà anche la gioventù del «mondo non allineato» e la gioventù del «mondo in via di sviluppo» e il diavolo e suo figlio. Si può naturalmente immaginare cosa potrà essere una simile riunione, che di «riunione della gioventù» avrà solo il nome, mentore in quella «rete» tesa finiranno svariati tipi di pesci e di granchi, gente di qualsiasi tendenza e stampo, dagli agenti assoldati fino ai vagabondi sempre disposti a viaggiare per il mondo per far da spettatori, naturalmente non per imparare, ma per godersela «a sbafo».

Ma una simile cosa non garba ai titini, perciò essi si sforzano di sabotare questa riunione. I revisionisti jugoslavi non desiderano che Kim Il-sung assuma la guida della gioventù mondiale. Ciò non garba inoltre nemmeno agli altri paesi revisionisti come l'Unione Sovietica, perché anche questa non ha alcun interesse che quest'uomo, Kim Il-sung, si faccia passare per quel che non è. Anche ai cinesi non garba questa cosa e lo stesso avviene con tutti coloro che fanno parte del «terzo mondo». Nessuno approva che il «terzo mondo», il supposto loro mondo, invii la sua gioventù a Pyongyang e che lì i coreani chiacchierino a modo loro. Così gli ambasciatori di vari paesi dicono ai nostri ambasciatori «non siamo d'accordo con questi, non siamo d'accordo con quelli, non approviamo che vengano questi, non approviamo che vengano quelli, non siamo d'accordo su questa. riunione in Corea» ed altre cose del genere. Naturalmente, non possono essere d'accordo perché tutto ciò non è che una cesta di granchi, in cui ognuno opera per i suoi interessi, in cui dominano le più svariate ideologie, salvo l'ideologia marxista. Abbiamo, dunque, a che fare con un bazar dove ognuno si sforza di dimostrare che è il bottegaio più provvisto di uomini e di paesi e il più abile a vendere la merce fornita. dall'uno o dall'altro imperialismo. Tutto ciò assomiglia ad una fiera tragicomica.

I nostri compagni, ovviamente, spiegano a tutti la posizione del nostro Partito in merito a questa questione e dicono loro che noi non solo siamo contrari ad una simile iniziativa, non sola siamo contrari all'essenza di questa riunione ed alle denominazioni di questi raggruppamenti, ma che in nessun modo possiamo partecipare a questa mascherata che si terrà a Pyongyang, perché il nostro è un partito serio, che è rimasto e rimane sempre fedele ai principi del marxismo-leninismo.

In questa situazione Tito ha deciso di fare una tournée in Estremo Oriente ed ora si parla di questa visita, ma ancora non sono state fissate la data e le modalità del viaggio. Si parla di fine luglio, ma si parla anche d'agosto o di fine agosto. Si dice che passerà per l'Unione Sovietica, mentre altri affermano che l'Unione Sovietica non accetta, che Tito passi attraverso il suo territorio per recarsi in Cina. Ci sono anche altri che affermano che nemmeno la Ciaa desidera che egli passi per l'Unione Sovietica, perché ciò darebbe luogo a interpretazioni secondo le quali questi sarebbe un intermediario, e, di fatto, Tito è un intermediario fra l'Unione Sovietica e la Cina. La Cina vorrebbe accaparrarsi questa specie d'individuo. Essa si sforza di mostrare a Tito che lo accoglierà in modo estremamente caloroso al suono dei gong e con milioni d2 persone che esterneranno la loro simpatia all'aeroporto, nei bulevard e in piazza Tien An Men. I cinesi si assieperanno per le strade per ricevere nel loro paese il «trionfatore» dell'antimarxismo. il rinnegato del marxismo-leninismo, l'agente dell'imperialismo americano e della borghesia reazionaria mondiale.

Ma Tito si recherà in Corea in questa occasione? Naturalmente questo viaggio è pianificato, ma per metterlo in atto bisogna prima sistemare alcune cose, perché Tito non si reca lì soltanto per ricevere qualche alta decorazione, ma anche per regolare alcune questioni. Ma di quali questioni si tratta? Affari suoi, affari collegati all'imperialismo americano, il quale cerca di porre questi paesi alle sue dipendenze; per questo -mercanteggio o mediazione Tito spera di ricevere un consistente credito dal suo padrone, perché è sempre successo cosi, dopo le visite da lui compiute in diversi paesi. Queste visite gli hanno sempre procurato profitto.

In questi momenti di disfatta e di rovesci per la Cina di Hua Kuo-feng, Tito si recherà a Pechino. Mentre Tito si appresta a visitare la Cina, ecco che hanno fatto saltare Zulfikar Ali Bhutto, che si faceva passare per amico della Cina, e di fatto era suo amico. Questo ricchissimo pakistano aveva lanciato la parola d'ordine di una conferenza dei rappresentanti dell'istruzione pubblica. dei paesi del «terzo mondo» e andava predicandola. Ma, ovviamente, si trattava di un buco nell'acqua, perché questa iniziativa non ha avuto il minimo seguito. E poi non l'hanno nemmeno lasciato compiere questo tentativo, perché il colpo di Stato organizzato in questi giorni dalla reazione pakistana, e certamente anche dall'imperialismo inglese, americano o anche sovietico, ha eliminato Bhutto dalla scena; questi è stato imprigionato con tutti i membri del suo governo e, di certo, nel Pakistan verrà al potere l'opposizione, la quale senz'altro considererà l'«amicizia» con la Cina come l'ultima ruota del carro.

Questo governo reazionario nel Pakistan si legherà con una stretta amicizia, dunque, all'India anticinese, filoamericana o filosovietica. Questo lo vedremo seguendo l'evolversi degli avvenimenti, ma una cosa possiamo affermare: uno degli amici della Cina ha subito una grave disfatta. Questa è al tempo stesso anche una disfatta dell'«intelligente» politica di Hua Kuo-feng.





DURRES, LUNEDI11 LUGLIO 1977

QUANDO E PERCHE' SI RIUNIRA' IL CONGRESSO DEL

PARTITO IN CINA?

La nostra ambasciata a Pechino, in base a quel che si dice tra amici e nei circoli diplomatici, ci comunica che in seno alla direzione cinese ci sono gravi contraddizioni. Ci sono divergenze fra Hua Kuo-feng e Yeh Chen-yi. Quest'ultimo è per riabilitare Teng Hsiao-ping al più presto, mentre Hua Kuo-feng non è di questo parere. Questi fa di tutto per differire questo affare e desidera riunire al più .presto il Comitato Centrale o il congresso. Si dice che hanno già stabilito dall'alto quali elementi parteciperanno al congresso e che il congresso dovrà definire le funzioni e i compiti da affidare a Teng Hsiao-ping.

Naturalmente si dice che questo congresso è imminente, ma da quasi un anno si dice che è imminente ed il congresso non si riunisce, mentre i contrasti continuano. Intanto, secondo le informazioni che abbiamo, i contrasti continuano a sussistere non solo nel seno della direzione, ma anche tra le larghe masse del partito e del popolo. Dunque la situazione in Cina non può non essere torbida, non può non essere instabile.

Per quanto riguarda i rapporti con noi, i dirigenti cinesi hanno diffuso una notevole freddezza non solo fra i quadri del partito, ma anche fra il popolo, ovunque i nostri compagni abbiano contatti con operai cinesi, studenti ecc. I lavoratori cinesi esitano, temono di incontrarsi e di intrattenersi con i nostri compagni. Con gli altri, i funzionari cinesi si comportano in modo del tutto diverso, anzi, esagerano, per darci a intendere che con noi albanesi i rapporti si sono complicati, cioè sono peggiorati, mentre con gli jugoslavi e i romeni sono in regola.

Ieri sera leggevo un articolo del «Renmin Ribao» in merito alle impressioni riportate dalla delegazione dei veterani cinesi che hanno visitato la Jugoslavia. E cosa non è detto in questo articolo! Si mette in risalto l'accoglienza così calorosa, anzi grandiosa che gli jugoslavi hanno riservato ai cinesi! Si dice che sarebbe venuto fuori un eroe del popolo jugoslavo, incarcerato all'epoca del re Alessandro per aver scritto un poema sulla Lunga Marcia di Mao Tsetung! Poi si scrive come sono stati accolti i cinesi nella casa degli ex-partigiani jugoslavi e come questi ultimi hanno detto di aver seguito con grandissimo interesse la lotta del popolo cinese. Anche i cinesi, prosegue l'articolo del «Renmin Ribao», avrebbero seguito, dal canto loro, con grandissimo interesse e passo passo l'eroica lotta dei popoli di Jugoslavia! Perfino noi, che siamo loro vicini e avevamo rapporti con loro, non conoscevamo come si sviluppasse, in concreto, questa lotta dei popoli di Jugoslavia, mentre i cinesi dal lontano Tang Scian o dallo Hunan avrebbero seguito «con la più grande attenzione» la lotta di liberazione nazionale jugoslava «guidata dall'eroe Tito»! Ma è ovvio che tutto viene fatto per dimostrare «la grande unità» esistente fra questi due paesi revisionisti. I cinesi stanno ora preparando un'accoglienza trionfale al rinnegato revisionista Tito, il quale ha dichiarato che prima andrà a Mosca e poi da Mosca a Pechino.

Dunque, tutto ciò, come anche l'attività dei titini, che sanno come manovrare, come ingannare i cinesi ed assecondare le loro cattive abitudini piccolo borghesi, persegue lo scopo di metterli nel sacco, spingerli profondamente sulla via del tradimento revisionista affinché si leghino al carro americano. Queste azioni sono perfettamente chiare e noi non sbagliamo affatto intraprendendo una simile lotta ideologica contro la direzione revisionista cinese che attua, pratica e sviluppa le teorie del revisionismo moderno.



GIOVEDI

28 LUGLIO 1977

L'AVVENTO AL POTERE DI HUA KUO-FENG E LA

RIABILITAZIONE DI TENG HSIAO-PING SONO

COSE SCANDALOSE

Prendendo in esame l'avvento di Hua Kuo-feng al potere e la totale riabilitazione di Teng Hsiao-ping, reintegrato in tutte le sue precedenti cariche, noi concludiamo che si tratta di qualcosa di scandaloso per quel che riguarda l'applicazione dei principi marxisti-leninisti sull'organizzazione del partito. Risulta evidente che Hua Kuo-feng è giunto al potere per mezzo di un putsch, diretto da lui e da Yeh Chen-yi. Essi hanno arrestato le quattro persone da loro definite radicali di destra e hanno preso il potere. La cricca che ha fatto il putsch ha nominato Hua Kuo-feng presidente del Consiglio degli Affari di Stato, presidente del Partito, perché Mao, prima di morire, l'avrebbe designato a questo incarico. Ma questa nomina doveva essere confermata dall'Ufficio Politico e dal Comitato Centrale. Ciò non è stato fatto, ma si è agito contro lo Statuto del Partito Comunista Cinese e contro qualsiasi norma di un autentico partito marxista-leninista. Non c'è stata né la riunione dell'Ufficio Politico, né l'elezione di Hua Kuo-feng da parte del Comitato Centrale del Partito. Egli si è autodefinito presidente del Partito Comunista Cinese, ha sgominato d'un colpo solo i «quattro», si è fatto nominare primo ministro ecc., ecc. Quindi, l'avvento al potere di Hua Kuo-feng ha tutti i connotati di un golpe, come accade nei paesi dell'America Latina.

L'Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese era mutilato, perché un gran numero dei suoi membri era stato da tempo eliminato, perciò non era possibile convocarlo. Com'è possibile estromettere quattro membri dell'Ufficio Politico senza prima riunire l'Ufficio Politico e sottoporre in seguito la sua decisione al Comitato Centrale des Partito? Non è stato fatto nulla di questo. Hua Kuo-feng, dunque, non è stato eletto dagli organi designati dallo Statuto del Partito Comunista Cinese e i «quattro» non sono stati estromessi dagli organi del partito in base alle regole stabilite dallo stesso statuto. Questi atti, dunque, sono del tutto illegali, antimarxisti.

Per quanto riguarda Teng Hsiao-ping, questi è un antimarxista matricolato, e fu il principale sostenitore di Liu Shaochi. Quest' ultimo venne accusato da Mao Tsetung di essere revisionista e il «Krusciov cinese numero uno», mentre Teng Hsiaoping venne definito «Krusciov cinese numero due» e, unitamente a Pen Chen e a molti altri loro seguaci, vennero eliminati nello stesso modo. Soltanto in seguito si svolsero le riunioni per smascherare queste persone. In realtà Teng HsIaoping era un revisionista ed è ritornato nuovamente al potere non attraversano la giusta via marxista-leninista, ma per volere dello stesso Mao Tsetung. Mao Tsetung, dunque, lo aveva condannato, poi lo riabilitò, anzi lo riabilitò per bene, nominandolo primo vice del primo ministro Chou En-lai, vicepresidente del Partito Comunista Cinese e al tempo stesso anche capo di Stato Maggiore Generale dell'esercito. Questa era una decisione antimarxista bene accetta soltanto alla cricca di Mao Tsetung e di Chou En-lai. Chou En-lai riabilitava i suoi vecchi compari, con i quali era stato d'accordo, senza però subire allora la' stessa sorte di Liu e di Teng, perché Mao, sentendosi completamente isolato, lo difese. Egli stesso ammise di essere stato isolato e fece appello alla Rivoluzione Culturale.

Teng Hsiao-ping venne quindi condannato perché lo condannò la Rivoluzione Culturale ispirata da Mao Tsetung. E' stato proprio Mao a fare appello alle «guardie rosse» di sollevarsi e di attaccare i quartieri generali e le «guardie rosse» lo fecero. Mao, però, lanciando l'appello di attaccare i quartieri generali, ha dimostrato che il suo spartito era completamente liquidato.

Erano inoltre liquidate le unioni professionali e tutte le altre organizzazioni di massa. Questo successe perché tutte queste organizzazioni di massa, con a capo il partito, si trovavano sotto l'influenza di Teng Hsiao-ping, Liu Shao-chi, Pen Chen e di altri. Perciò la Rivoluzione Culturale, scatenata da Mao Tsetung, non aveva né alla sua base né alla direzione il partito e la classe operaia, ma solo gli intellettuali, gli studenti universitari e particolarmente quelli delle scuole medie superiori, i quali, esaltati dagli appelli di Mao, creavano loro teorie e facevano quello che passava loro per la testa; essi avevano fra le loro file numerosi provocatori, filomaoisti, antisocialisti, filosocialisti e tutto quel che si vuole. Mao Tsetung in seguito riabilitò Teng Hsiao-ping, allo scopo di imboccare la via di destra in direzione degli Stati Uniti d'America, dell'alleanza con l'imperialismo americano contro il socialimperialismo sovietico. Poi denunciò nuovamente questo elemento, destituendolo dalle alte cariche conferitegli e lo gettò in mezzo alla.strada, lasciandogli soltanto la tessera del partito in tasca. Questo avvenne dopo la morte di Chou En-lai, quando si ,prevedeva che tutto andasse liscio come l'olio, che Ten.g Hsiao-ping avrebbe assunto la carica di Chou En-lai e avrebbe seguito la sua strada sotto 1a bandiera di Mao Tsetung. Ma le cose non andarono così. Mao smascherò Teng una seconda volta e raccomandò, a quel che dicono, che Hua Kuo-feng assumesse il patere, violando così ogni regola di partito. In altre parole, anche Hua. Kuo-feng dalla piazza Tien An Men accusò Teng Hsiao.,ping di essere un elemento di destra e un revisionista; questo fece anche Wu Teh, membro dell'Ufficio Politico e sindaco di Pechino. Quindi per un periodo di 10-12 mesi, Teng Hsiao-ping entrò nuovamente neToscurità per uscirne solo dopo il colpo di Stato realizzato da Hua Kuo-feng con Yeh Chen-yi.

Ora Teng Hsiao-ping si è piazzato saldamente alla direzione del governo e del partito. E' possibile che l’11° Congresso del Partito Comunista Cinese, che si terrà, si dice, verso la fine dell'anno, lo nomini primo ministro in attesa della caduta di Hua Kuo-feag, per nominare in seguito Teng Hsiao-,ping anchepresidente del partito. Con l'avvento di Teng al potere, naturalmente, la Cina continuerà la sua politica sulla via del revisionismo, verso l'unità e l'amicizia con gli Stati Uniti d'America, così che in Cina verrà restaurato il capitalismo sotto la maschera di slogan socialisti e marxisti-leninisti.

Teng Hsiao-ping è contro la Rivoluzione Culturale e tutto quello che si dice in merito a questa rivoluzione, che avrebbe avuto 7 lati positivi e 3 negativi, andrà a finire nel fiume Yang Tse. La Rivoluzione Culturale è per Teng Hsiao-ping una rivoluzione ostile, che bisogna liquidare da cima a fondo. Teng Hsiao-ping liquiderà, inoltre, l'autorità di Mao Tsetung. Del resto l'autorità di Mao, considerandola attentamente dal lato teorico e politico, non era fondata e non è vero che egli sia stato una autorità marxista-leninista coerente. Teng Hsiao-ping e soci, che sono venuti ora al potere, desiderano che Mao Tsetung sia posto in ombra, non sia più nominato. E quel giorno verrà, non esisterà più il mito di Mao Tsetung che va contro corrente, ma questo sarà travolto dalla corrente dello Yang Tse che lo porterà nell'oceano. E' quanto accadrà con la linea che sta attuando ora Teng Hsiao-ping.





POGRADEC, LUNEDI

1° AGOSTO 1977

IL PARTITO «PADRE» E I SUOI «FIGLI» BASTARDI

La Direzione Esteri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese che, a suo dire, mantiene i rapporti con l'estero e il movimento comunista internazionale' è in realtà divenuta un centro in cui si fabbricano i piani per scindere gli autentici partiti marxisti-leninisti e creare nuovi partiti o gruppi che seguano la nuova linea revisionista cinese. Questi ultimi, s'intende, non sono partiti comunisti marxisti-leninisti, ma partiti revisionisti, filocinesi. Questa direzione fa capo ad un certo Keng Piao, già ambasciatore in Svezia, in Albania e non so dove ancora. E' un fatto che da questa direzione dipendono tutti gli «inviati» dell'agenzia Hsinhua, questi agenti del servizio segreto cinese, nei vari paesi del mondo. Lavorando apparentemente per la Hsinhua essi svolgono molteplici attività, raccolgono informazioni su ogni cosa, sulle istituzioni statali, economiche e sociali, sull'organizzazione militare ed i mezzi militari, sui partiti politici, sulle personalità e in genere sulla vita del paese in cui sono stati inviati. In breve essi svolgono un'attività di spionaggio.

Come ho già accennato, l'altra missione affidata a questa Direzione Esteri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese è quella di fabbricare ,partiti filocinesi che si autodefiniscono marxisti-leninisti. Questi partiti vengono creati per dare l'impressione infondata che il Partito Comunista Cinese abbia un largo appoggio nel proletariato mondiale. Questi partiti «marxisti-leninisti» spuntano come i funghi, naturalmente grazie agli yuan cinesi trasformati in dollari, e altro non sono che dei gruppetti sedicenti marxisti-leninisti che hanno ricevuto il battesimo dalla direzione revisionista cinese.

Simili gruppi o partiti vengono creati ogni giorno in vari paesi del mondo. In Italia, per quel che ne sappiamo, ci sono tre partiti filocinesi, in Francia due, in Belgio uno, nel Lussemburgo uno, in Grecia non posso affermare con esattezza se sono stati creati due otre partiti del genere, negli Stati Uniti d'America. ne è stato creato uno, in Portogallo uno, ma può darsi anche due, anche in Spagna si stanno creando tali gruppi maoisti. In America Latina succede la stessa cosa.

Nei paesi dove esistono autentici partiti marxisti-leninisti, la Cina fabbrica questi cosiddetti partiti comunisti marxistileninisti per propagandare le tesi revisioniste, antimarxiste, filoimperialiste della Cina di Mao Tsetung, contro il marxismoleninismo, contro il nostro Partito e tutti gli altri autentici partiti marxisti-leninisti.

Questa feroce corrente revisionista cinese si assomma all'altra feroce corrente revisionista, a quella sovietica. Queste due corrent?, sostanzialmente, non hanno differenze e costituiscono una forza grande, colossale diretta contro la rivoluzione. Noi, marxisti-leninisti, che militiamo negli autentici partiti comunisti: marxisti-leninisti, dobbiamo fronteggiare e smascherare questa furiosa corrente antimarxista, che adopera tutti i mezzi per inganare il proletariato mondiale con l'obiettivo che esso cessi la sua lotta, concluda una «pace di classe» con il suo feroce nemico, il grande capitalismo mondiale, che lo opprime. Di questo tipo sono i due Stati socialimperialisti, sovietico e cinese, il primo già costituito e il secondo in via di formazione, ma oche non si arresterà nel suo cammino.

Dobbiamo tener ,presente il fatto che, in queste condizioni, la lotta contro i revisionisti cinesi è 'inevitabile e oggi o domani diventerà più aperta. Alla strategia capitolarda capitalista e socialimperialista del revisionismo cinese noi dobbiamo contrapporre la nostra strategia rivoluzionaria marxista-leninista. Non dobbiamo nutrire la minima speranza che i revisionisti cinesi possano correggersi e inoltre non dobbiamo aver la minima esitazione per quanto riguarda la nostra posizione nei loro confronti.

Naturalmente noi dobbiamo raccogliere le nostre forze per questa battaglia, trovare il momento più favorevole per lanciare i nostri proiettili e le nostre granate, affinché questi abbiano il loro necessario e indispensabile effetto, perché dobbiamo affrontare due Stati potenti da ogni punto di vista, però ideologicamente e politicamente deboli. Queste due grandi potenze economiche e militari, politicamente e ideologicamente deboli, non possono farci niente, perché la nostra ideologia marxista-leninista è un' ideologia infallibile e perciò noi smaschereremo i nostri nemici e li sconfiggeremo. Se noi sapremo svolgere come si deve e correttamente, come abbiamo fatto finora, la nostra lotta contro i nemici della rivoluzione, del proletariato e del socialismo, di certo saremo vittoriosi.

E' evidente che l'attuale strategia della Cina è controrivoluzionaria e va di pari passo con la strategia dell'imperialismo americano alleandosi ad essa. Quindi il Partito del Lavoro d'Albania e tutti gli altri partiti comunisti marxisti-leninisti devono contrapporre a queste due strategie identiche la loro strategia rivoluzionaria marxista-leninista. I metodi e le forme di lotta da impiegare ci verranno indicati dal tempo e dalle circostanze. Noi dobbiamo trovare le tattiche più adatte e le troveremo, ben sapendo che queste tattiche, quanto più passa il tempo e quanto più s'inasprisce la lotta fra noi e i nostri nemici, perderanno quella prudenza che le caratterizza attualmente. Questa prudenza in alcune nostre tattiche è logica e necessaria, perché noi, con la nostra lotta, tendiamo a raggiungere due scopi: in primo luogo, smascherare l'imperialismo americano, il socialimperialismo sovietico, i revisionisti moderni cinesi e tutti i loro sostenitori e, in secondo luogo, far chiarezza, il .più possibile, ai popoli, al proletariato, ai comunisti, anche ai comunisti onesti dei partiti che hanno tradito, affinché essi imbocchino la via rivoluzionaria, marxista-leninista. Questo non lo dobbiamo dimenticare.

Naturalmente i nostri giudizi e i nostri punti di vista rivoluzionari non troveranno quella diffusione che noi desideriamo tutti questi paesi, perché, particolarmente negli Stati revisionisti, verrà attuata una censura fascista rigorosa e vile contro le nostre idee, ma le idee trionfanti del marxismo-leninismo non si possono chiudere entro quattro mura. Nonostante la severa censura, esse penetreranno, non solo perché noi le difendiamo, ma anche a causa delle contraddizioni interne esistenti in questi paesi fra il proletariato, unito al popolo che vuole la libertà, da un lato, e la banda dirigente revisionista e fascista, che ha preso il potere e sd sforza di restaurare il capitalismo e di liquidare la dittatura del proletariato, dall'altro. In tutti questi paesi esistono forze rivoluzionarie, marxiste-leniniste, popoli che si rendono conto di cosa sta accadendo e che resistono passivamente, ma la resistenza passiva diventerà attiva, si moltiplicherà e verrà il momento decisivo in cui il proletariato e i popoli insorgeranno. I popoli si ergeranno sia contro l'imperialismo americano che contro il capitalismo mondiale.

Perciò è dovere nostro, degli autentici partiti comunisti marxisti leninisti, di coordinare le nostre azioni, specialmente per quanto riguarda le linee generali della nostra politica e della nostra ideologia; dobbiamo far sforzi affinché non ci siano tentennamenti nelle nostre file. Ogni partito di tipo leninista deve agire in conformità alle sue condizioni interne, ma deve giudicare queste condizioni con molta attenzione, facendo un'analisi marxista-leninista e, in base a questa analisi, reale e concreta, deve definire le tattiche idonee che lo porteranno di vittoria in vittoria.

Nessun partito comunista marxista-leninista deve pensare ohe è necessario ricevere direttive da qualcuno. Ognuno deve ìmparare dalle direttive di Marx, Engels, Lenin e Stalin. L'orientamento fondamentale, per tutti noi, è il marxismo-leninismo. E' assolutamente indispensabile che, basandoci su questa ideologia, prendiamo iniziative comuni senza. che alcun partito dipenda da un altro. Noi ci opponiamo alla tesi del partito padre e dei partiti figli. Noi siamo per dei partiti aventi uguali diritti, come c'insegna Marx, ma questa uguaglianza presuppone che questi partiti abbiano un' ideologia ben chiara che serva loro da guida, e questa ideologia chiara non può essere che il marxismo-leninismo. Perciò dobbiamo avere una conoscenza profonda del marxismo-leninismo per poter lottare contro i nostri nemici, per capire le loro astuzie, i loro inganni e i loro tentativi di scinderci e combatterci.

E' di capitale importanza padroneggiare il marxismo-leninismo e questo non esclude in nessun modo la stretta collaborazione e lo scambio di esperienze fra di noi, anzi le implica assolutamente. Noi dobbiamo far tesoro dell'esperienza dei partiti fratelli ed essi altresì devono far tesoro della nostra. Questa indispensabile collaborazione non significa affatto che noi dipendiamo l'uno dall'altro. Noi applichiamo la piattaforma del marxismo-leninismo, ci atteniamo strettamente a questa piattaforma e parliamo dei successi reciproci, che ci rallegrano. E' molto utile, anzi indispensabile, parlare delle cose reciproche, senza tacere con il pretesto che altrimenti si sarà considerati dipendenti o si dirà che questo partito dipende da quest'altro ecc. No, questa accusa dei nostri nemici, che invidiano la nostra collaborazione, non ci deve assolutamente ostacolare sulla via della nostra cooperazione e della nostra comune lotta contro il nostro nemico principale. La nostra è un'alleanza, ma non è un'alleanza formale e borghese. La nostra alleanza. è sarta, internazionalista, ha un'unica guida, eminente, infallibile: il marxismo-leninismo, la teoria di Marx, Engels, Lenin e Stalin. Noi dobbiamo saper applicare questa teoria e, per applicarla come si deve, è necessario assimilarla il meglio possibile. E attraverso il prisma di questa teoria che noi dobbiamo definire i compiti in determinati momenti e determinate situazioni e per determinati problemi.

La Cina sta attuando in pratica ciò che essa pretende di aver combattuto in teoria. I partiti che sta organizzando e che sono spuntati come i funghi dopo la pioggia, li tiene al guinzaglio e li dirige essa stessa. Questi partiti attendono le direttive di Keng Piao per assumere gli atteggiamenti che piacciono ai revisionisti cinesi. Ciò avviene perché in primo luogo questi non sono partiti della classe operaia, ma gruppi di persone, che vengono pagate per il servizio reso. Costoro, che si autodefiniscono «marxisti», sono degli stipendiati e non dei comunisti. Essi hanno ricevuto i mezzi e i fondi necessari per pubblicare un giornale. In questi giornali essi pubblicano alcune notizie internazionali, ma il loro scopo è specialmente quello di appoggiare le teorie revisioniste dei cinesi.

In pratica il partito revisionista cinese si è trasformato in un partito ,epadre» e geli altri partiti sono i suoi ,«figli», i suoi parti bastardi. Tale è il «padre», tali sono i «figli»; perciò è necessario smascherare l'uno e gli altri, bisogna smantellarli perché sono tutti uniti alla borghesia capitalista dei loro paesi e alla borghesia internazionale ed insieme tramano piani infarini contro i popoli, contro la rivoluzione, causando così gravi danni.

Il nostro Partito agisce e agirà seguendo l'esempio di Lenin, il nostro grande maestro, che non ha mai esitato a colpire non solo i partiti della borghesia di ogni risma nei dìversi paesi, ma anche i rinnegati, coloro che all'inizio hanno avuto posizioni marxiste-leniniste e ,poi hanno tradito. Il nostro Partito tiene sempre presente l'esempio e l'operato del grande Lenin, che non è stato mai opportunista, aria ha sempre mirato al supremo interesse della rivoluzione nel mondo.