MERCOLEDI
13 OTTOBRE 1976
GRANDE CAOS IN CINA
In Cina c'è un grande caos. Son già due o tre giorni che le agenzie occidentali e revisioniste di notizie dicono che in Cina è stato attuato un colpo di Stato e che hanno preso i1 potere i «moderati», come vengono definiti Hua Kuo-feng e soci, fra i quali è comparso anche Li Sien-nien. I «moderati» per noi sono i partigiani di Chou En-lai, sono quei revisionisti che hanno calpestato l'ideologia marxista-leninista in quasi tutte le questioni, mascherandosi con una demagogia assordante. Essi hanno applicato e applicano una politica sciovinistica di grande Stato, seguono una politica estera filoamericana. Questa politica, già seguita da Chou En-lai, era anche la politica di Mao.
Non è possibile separare Mao da Chou En-lai. Essi hanno agito di comune accordo. Ambedue erano liberali e cercavano di creare, sotto il manto del marxismo-leninismo, una grande potenza e di attuare una «grande politica» sull'arena internazionale, adatta ,alle dimensioni della Cina. In altre parole, essi miravano a far sì che la Cina divenisse una forza intermedia atta a bilanciare il peso delle due superpotenze, gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica.
Come ho già scritto in altre note di questo diario, Mao Tsetung, Chou En-lai e tutta la direzione cinese del partito e dello Stato, che ha sempre combattuto sotto la bandiera di Mao Tsetung, sono stati contro Stalin, contro l'Unione Sovietica leninista, contro il Partito bolscevico e contro il Comintern, mascherando però tutti questi loro atteggiamenti. Più tardi, dopo la morte di Stalin, questi atteggiamenti e queste concezioni che essi covavano vennero alla luce. La direzione cinese aveva l'obiettivo di aiutare Krusciov e i kruscioviani a rimettersi in sesto dopo il colpo di Stato da loro compiuto in Unione Sovietica al fine di abbattere le idee del marxismoleninismo. Lo scopo a cui tendevano Mao Tsetung, Chou En-lai e gli altri era, nello stesso tempo, di far sì che la Cina, con l'aiuto dell'Unione Sovietica, divenisse una grande potenza e che a Mao Tsetung venisse assegnato il posto dopo Lenin, cioè che entrasse a far (parte dei grandi classici, che, secondo loro, erano Marx, Engels, Lenin, Mao Tsetung. Per raggiungere ciò, naturalmente, egli doveva lisciare Krusciov e aiutarlo, e non solo in segreto, ma anche apertamente; non solo nei corridoi, ma anche nelle riunioni internazionali dei partiti comunisti e operai, a cui assistevamo anche noi. Abbiamo udito con le nostre orecchie quel che Mao Tsetung disse riguardo le azioni di Krusciov. Unicamente elogi.
Tuttavia, col passare del tempo e con lo sviluppo degli avvenimenti, non successe quello che pensava Mao Tsetung. Krusciov era un autentico clown, un grande antimarxista e intrigante, ma non era tanto imbecille da lasciar mettere l'Unione Sovietica sotto le ali della Cina e di Mao Tsetung. A1 contrario, egli voleva, e lavorò in tal senso, che l'Unione Sovietica si trasformasse in una potenza imperialista con un grande potenziale militare, divenendo così un forte partner degli Stati Uniti d'America, con i quali avrebbe spartito il mondo sfruttandolo per i propri interessi.
Quindi il sogno di Mao Tsetung e di Chou En-lai, nonostante tutti i loro sforzi, non si realizzò. In poche parole, essi avevano sognato ad occhi aperti. Allora, come ho spiegato anche altre volte, essi compirono una virata di 180 gradi, puntarono le loro «batterie» contro l'Unione Sovietica revisionista, il che interessava anche a noi, ma nello stesso tempo rivolsero i loro sguardi verso l'imperialismo americano e tesero la mano al presidente fascista, Nixon. Quindi l'altro sogno di Mao Tsetung e di Chou En-lai era di fare della Cina, in stretta collaborazione con l'imperialismo americano e appoggiandosi ad esso, una grande potenza socialimperialista.
Non mi dilungherò sulla questione della Rivoluzione Culturale ecc., ecc., perché ne ho parlato parecchio nei miei appunti, voglio soltanto dire che una cosa è sicura: sono stati Mao Tsetung e Chou En-lai ad architettare il piano per liquidare Lin Piao, Chen Po-ta e gli altri. Noi avemmo forti dubbi all'inizio a proposito di questa inaspettata iniziativa di Lin Piao, che Mao Tsetung, Chou En-lai e tutta la propaganda cinese presentarono come un traditore, come l'organizzatore di un complotto per eliminare Mao Tsetung e prendere il suo posto. Ma col passare del tempo e con lo sviluppo degli avvenimenti attuali, vediamo che i complotti nella Cina di Mao Tsetung sono una pratica abituale, il che significa che il lavoro del Partito á Comunista Cinese risulta essere molto debole e non impostato sui i binari del marxismo-leninismo. Nella propaganda di questo partito abbondano le parole «rivoluzionari», «marxisti-leninisti», «proletariato» ecc., ma in effetti vediamo che Mao Tsetung, che si atteggiava a «grande marxista-leninista», non solo non risulta esser tale,, ma era invece la causa di tutti questi fenomeni negativi, che si sono manifestati e si stanno manifestando in Cina.
Gli avvenimenti relativi a Liu Shao-chi, Lin Piao, Teng Hsiao-ping e ora il reoante presunto golpe attuato in Cina sono il risultato di una linea liberale opportunistica non marxista di Mao Tsetung. Costui ha permesso l'esistenza di accentuate debolezze nella linea organizzativa e politica del Partito; ha permesso che nel partito e fra il popolo fiorissero due o più linee; ha infine intrapreso una presunta lotta contro Confucio. Ma esistendo una linea di principio distorta .a proposito delle questioni fondamentali della dittatura del proletariato, la lotta di classe, sia contro i nemici esterni e interni, sia contro i residui piccolo borghesi, la religione, ecc., ecc., in Cina è stata inesistente, o è stata attuata organizzando campagne per rovesciare l'uno e mettere in sella l'altro, per far cadere e far ricadere l'uno e per portare e riportare in alto l'altro.
Mao mantenne Liu Shao-chi e Teng Hsiao-ping, che avevano sbagliato molte volte durante la loro esistenza, rispettivamente vicepresidente e segretario generale del partito, sino a che nel più infuocato periodo della Rivoluzione Culturale li defini «Krusciov numero uno» e «Krusciov numero due cinesi». Il «Krusciov numero due» (Teng Hsiao-ping) fu chiamato e nuovamente innalzato da Mao Tsetung alla carica di vicepresidente del Partito, nonché reintegrato in tutte le altre funzioni che svolgeva (naturalmente con la benedizione, per non dire dietro suggerimento, di Chou En-lai). Forse questa «felice sorte» sarebbe toccata anche a Liu Shao-chi, se non fosse morto. (Ma anche dopo morto, forse, i suoi amici non lo dimenticheranno). Questi sali e scendi dei nemici dalle alte cariche statali e di partito, come pure molti altri atti odiosi, non sono marxisti-leninisti.
Per non farla lunga, le agenzie straniere di notizie da due o tre giorni dicono che Hua Kuo-feng ha preso il potere in Cina. Hua Kuo-feng, dirigente dei servizi di sicurezza e ministro degli Interni, ha rimpiazzato Teng Hsiao-ping. Quest'ultimo era stato condannato dalla Rivoluzione Culturale. Stando ai dirigenti cinesi, qualsiasi cosa avesse fatto la Rivoluzione
Culturale era «giusta» e veniva difesa con passione da Mao Tsetung e da tutti i suoi seguaci. E' vero che in questa Rivoluzione Culturale c'erano anche persone che in piena convinzione e, difendendo la bandiera di Mao, desideravano rafforzare le posizioni comuniste della Cina. Ma in questa rivoluzione c'erano anche numerosi e forti nemici, che, come ho scritto parecchie volte in questo diario, si raccoglievano attorno a Chou En-lai. Costui si unì saldamente a Mao e ordi con lui i suoi intrighi. A Mao era necessario Chou En-Sai. Ciò significa che Mao Tsetung pensava di continuare a fare sempre una politica di bilanciamento e uno di coloro che avrebbe potuto attuare questa politica di bilanciamento, sinché Mao fosse stato vivo, era Chou En-lai. Questi si adattava a Mao, perché ne comprendeva benissimo la psicologia e le concezioni non marxiste. Chou seppe raccogliere attorno a sé e insediare nelle posizioni chiave n.egli organi del potere, nell'esercito, nel partito e persino nel Comitato Centrale elementi antimarxisti, uomini che, al momento opportuno, avrebbero preso il potere e avrebbero liquidato i sani elementi marxisti-leninisti. A tal fine Mao Tsetung e Chou En-lai riabilitarono quasi tutti gli elementi che si pretendeva fossero stati perseguitati. In realtà, qui non si tratta di perseguitati, ma di elementi che erano stati condannati.
Chou En-lai, che di certo era perfettamente a conoscenza del cancro di cui era afflitto, preparò per tre anni di seguito Teng Hsiao-ping affinché lo sostituisse e, quando le ceneri di Chou furono sparse per tutta la Cina, Teng Hsiao-ping pronunciò il De profundis per Chou En-lai. Però questo De profundis fu anche il suo. Teng non riuscì a diventare primo ministro, poiché fu messo da parte e smascherato come revisionista e nemico, come dirigente dei destri, come nemico di Mao Tsetung, nemico del socialismo ecc., ecc. Ebbe così inizio una violenta campagna contro di lui, una campagna giusta, ma solo attraverso la stampa, la propaganda e la radio. A quanto pare Chian Ching, Yao Wen-yuan, Wang Hun-ven e Chang Chun-ciao avevano in mano solo la stampa. Quando iniziò questa campagna, Mao Tsetung era ,ancora vivo e si pensava che i quattro godessero anche del suo appoggio.
Ma possedevano forse questi quattro elementi fra il popolo, nel partito e nell'esercito la forza necessaria per proseguire in pratica la Rivoluzione Culturale, per epurare, in altri termini, le file del partito, del potere e dell'esercito dagli elementi della reazione, che agivano mascherati sotto il manto di comunisti, dagli uomini di Liu Shao-chi, Teng Hsiao-ping, Chou En-lai e Pen Ch.en? Noi eravamo convinti che questi quattro non avessero questa forza. Costoro erano quadri giovani e volenterosi ma troppo immaturi, mentre i vecchi lupi avevano messo profonde radici nel Partito Comunista Cinese, e queste radici erano alimentate dall'ideologia non marxista-leninista di Mao Tsetung, il quale pensava che, se non lui, almeno il suo pensiero sarebbe vissuto nei secoli.
Quindi, questi quattro dirigenti facevano soltanto propaganda. Essi eliminarono Teng 13siao-ping dalla direzione, ma Mao Tsetung, che era ancora in vita, consigliava le parti in conflitto di ottenere il «massimo profitto con le buone maniere», di «non litigare fra loro», di «mettersi d'accordo» e di «smetterla coi litigi». Tutti questi slogan erano ben strani, non rivoluzionari e venivano lanciati da un uomo che si atteggiava a «grande marxista-leninista». Mao Tsetung si definiva marxista, ma egli era un «marxista» con concezioni piccolo borghesi. Dato che egli pensava, scriveva e agiva considerando le masse contadine come «fattore chiave della rivoluzione», che non mancava di chiamare «proletaria», le sue opinioni ideologiche e politiche non potevano che riflettere i tratti piccolo borghesi delle masse contadine, quali le sue oscillazioni a destra e a sinistra. Mao si univa ora con un gruppo o con uno Stato e ora con un altro. All'indomani li abbandonava e si univa ad altri. Vivevano ed agivano tutti sotto l'ombrello di Mao: borghesi, capitalisti, proletari, e Mao era soddisfatto della sua popolarità. Egli utilizzava nei suoi discorsi e nei suoi scritti anche idee e citazioni di Marx e di Lenin, ma queste costituivano la facciata. Se si studiano con attenzione le idee di Marx e di Lenin espresse negli scritti di Mao, si nota che sono redatte in modo da sembrare essere un parto del suo cervello.
M.ao predicava la conciliazione, ma d'altra parte gridava: «Che cercate? Non vedete che il nemico è dentro al ;partito?». Ma questo nemico all'interno del partito doveva essere colpito a morte. E' quanto fece Mao? No, egli non agì in tal senso. Questa frase era una semplice affermazione, poiché in pratica applicava gli slogan: «non litigate», «fate la pace», «non fate complotti», ed anche «siate contro il revisionismo», «siate per il marxismo». Quindi tutti in Cina, marxisti e antimarxisti, impiegavano queste frasi di Mao Tsetung. Questi, certamente, non permise che elementi sani prendessero il potere e mettessero la Cina su giusti binari.
Benché in questo gran caos sia per noi difficile affermarlo, tuttavia da quanto abbiamo visto accadere in Cina e dal modo in cui si sono svolti gli avvenimenti, possiamo dire che gli elementi giovani apparivano più rivoluzionari e più progressisti del gruppo di Chou En-lai. Cosicché Mao Tsetung, per «conciliare» gli uomini e accorgendosi di essere assai malato e prossimo a morire, prima di presentarsi «al creatore», come aveva detto a Edgar Snow, trovò la «soluzione adatta», ponendo nelle mani di Hua Kuo-feng le redini degli affari. Ma chi era Hua Kuofeng? Un uomo senza grande autorità, e sconosciuto. Malo conosceva Mao Tsetung e lo accettava l'ala destra che riponeva in lui le sue speranze, poiché almeno costui sarebbe stato un moderata Ed egli giunse alla direzione senza essere stato eletto. Dopo la morte di Chou En-lai diventò capo del governo e primo vicepresidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. Ciò significava che dopo la morte di Mao sarebbe stato certa. mente lui a ricoprire la carica di presidente del partito.
Non passò molto tempo da queste operazioni lambiccate che Mao morì. Fu proclamato il lutto, furono poste fasce nere al braccio e non passarono neppure due o tre settimane, o al massimo un mese (va' un po' a capire queste cose), che si scatenò un gran caos in Cina, si scatenò quello che prevedevamo.
Che cosa prevedevamo? Prevedevamo che le due correnti manifeste si sarebbero scontrate fra loro disputandosi il potere (e pensavamo che anche il potere era nelle mani dei destri, parti. giani di Chou En-lai, per i motivi che ho esposto più sopra, mentre i loro oppositori avevano in mano solo la stampa e la propaganda, perciò, se si poneva la questione di chi avrebbe assunto il potere, di questo si sarebbero impadroniti gli elementi non rivoluzionari), ma ritenevamo anche che si sarebbe potuto prolungare per un certo tempo il .regno» di Mao Tsetung. Ma costui, Hua Kuo-feng, che teneva in pugno la bilancia, non era Mao Tsetung. Hua era ben lontano dal possedere l'autorità che s'era creata Mao in Cina e nel mondo. Hua Kuo-feng ha mostrato il suo vero volto. Tre giorni fa le agenzie straniere di notizie hanno dichiarato che un bel mattino egli ha fatto arrestare in casa loro Chian Ching,, Yao Wen-yuan, Wang Hun-ven e Chang Chun-ciao, cioè tutti i principali elementi dell'ala sinistra,, che essi chiamano «radicali». Il potere è stato assunto da Hua Kuo-feng e Li Sien-inien, ex-braccio destro di Chou Enlai. Inoltre si vocifera che Teng Hsiao-ping sia stato condotto a Pechino e, anche se per il momento non lo fanno viceprimoministro, la strada che sta imiboccando la Cina dovrà portare senz'altro Teng Hsiao-ping ;a una carica importante, forse di segretario generale del parrtito, compito che egli ha svolto sin dal tempo di Liu Shao-chi e di Mao Tsetung e riguardo cui ha esperienza.
Attualmente quindi la Cina sta vivendo momenti difficili e non solo la Cina, ma tutta 11a rivoluzione mondiale. Se tutto quel che dicono le agenzie straniiere di stampa a proposito della Cina è vero, la rivoluzione momdiale e il socialismo subiranno un danno colossale e sarannoi portati indietro di molti anni. La Cina stessa imboccherà la strada di grande potenza socialimperialista. Per ora essa farà assegnamento sugli Stati Uniti d'America, ma non c'è da meravügliarsi che più tardi faccia la stessa politica che sta facendo '.Tito e cioè, per conseguire questo obiettivo, tenda la mano ainche all'Unione Sovietica. Questo inoltre è un successo per l'Unione Sovietica, indipendentemente dal fatto che adesso la Cina faccia una propaganda «assordante» contro il revisionismo moderno !kruscioviano. Domani, poco alla volta, forse abbasserà il nono di questa propaganda. Diventata una potenza indipendente, dotata di una grande industria, in espansione grazie alla tecnologia americana, e di un quantitativo di bombe atomiche inferiore a quello dell'Unione Sovietica, ma con un esercito numericamente schiacciante rispetto a quello dell'Unione Sovietica, è pos;sibile e credo proprio che possa avvenire che si creino nel mondo tre superpotenze e che tutte e tre desiderino le loro zone; d'influenza. Naturalmente, le contraddizioni fra loro si moltirglicheranno e verrà il tempo in cui si inaspriranno, assisteremo a questo inasprimento, che potrà portare anche a un'altra guerra mondiale.
Che cosa farà ora il popolo cinese? Insorgerà o accetterà apaticamente le favole di Hua Kuo-feng e di Mao Tsetung? Sarà d'accordo con le epura:zioni che stanno avvenendo nel Partito Comunista Cinese? Shanghai, da dove provengono tutti questi elementi, accetterà mai questa situazione, e cioè che Hua Kuo-feng, Teng Hsiao-ping e Li Sien-nien e soci dominino a Pechino, dettino legge in Cina portandola verso gli Stati Uniti d'America o verso l'Unione Sovietica? Questo è un problema che dovremo seguire.
E' possibile che in Cina avvengano agitazioni? E' possibile. In Unione Sovietica Nikita Krusciov agì con prudenza, nota precipitò le cose in questo modo. 'Trascorsero alcuni anni dalla morte di Stalin prima che egli iniziasse la sua attività controrivoluzionaria in modo «morbido», strisciante, aggirando i suoi nemici, preparando l'opinione pubblica interna ed estera e, infine, epurando gli elementi a suo dire progressisti, ma che erano tutto eccetto che progressisti. Comunque sia, Krusciov si sgombrò la strada non nell'arco di un mese, come sta facendo Hua Kuofeng. Il ,popolo sovietico fu preparato, attraverso una vasta opera demagogica, alla svolta regressiva che sarebbe stata attuata e perciò considerò gli avvenimenti che si svolsero come cose normali, che avvenivano «secondo le norme leniniste del partito». Non vide la verità, poiché non gli permisero di vederla. Mentre invece la cricca. revisionista di destra in Cina sta agendo con rapidità, con precipitazione, cosicché una simile attività può anche suscitare reazione fra il popolo. Il popolo cinese è insorto nella Rivoluzione Culturale, naturalmente rispondendo all'appello di Mao, ma in effetti insorse e colpi. Se Mao non l'avesse frenata, questa rivoluzione avrebbe fatto piazza pulita dì tutto il luridume che ora sale al potere. Il popolo cinese può nuovamente fare una cosa simile. In che misura lo farà, questo non lo sappiamo, e neppure possiamo dire con certezza se lo farà, poiché il popolo cinese è stato fanaticizzato col nome di Mao Tsetung.
Secondo quanto affermano le agenzie straniere di notizie, tutti dicono che gli elementi dell'ala destra, con alla tesata Hua Kuo-feng, pretendono di aver sventato un «colpo di Stato» capeggiato da Chian Ching, Yao Wen-yuan ecc. Questo è un bluff. Secondo le agenzie straniere, Hua Kuo-feng ha dichiarato che i «quattro» avevano preparato questo «colpo di Stato» «distorcendo i pensieri di Mao Tsetung». Ciò significa che «tutta la propaganda contro Teng Hsiao-ping, a favore della dittatura del proletariato ecc. ecc. è stata distorta da questo gruppo di cospiratori». Sono quindi essi, secondo Hua Kuo-feng, ad avere «distorto le idee di Mao Tsetung». Hua Kuo-feng diffonderà fra il popolo la citazione di Mao Tsetung: «Non fate complotti!». Ma chi ha complottato? «Chian Ching e compagni», diranno Hua Kuo-feng, Li Sien-nien, Teng Hsiao-ping ecc. che vogliono farsi passare per salvatori della Cina, da simili «elementi reazionari», che calpestano le idee di Mao Tsetung e che agitano la sua bandiera con forza, poiché fa loro comodo.
Se il popolo cinese berrà questa manovra, allora in Cina non ci sarà un'insurrezione. Se non la berrà, il popolo insorgerà e allora ci sarà la guerra civile. Durante la Rivoluzione Culturale ci sono stati scontri anche fra il popolo, anche fra gli operai, indipendentemente dal gruppo al quale appartenevano. Anche effettivi delle forze armate si sono presi a cannonate e a raffiche di mitragliatrice fra loro e ci sono stati morti. Più di questo non sappiamo. Vedremo in seguito.
Ma una cosa possiamo affermare con sicurezza: quel che è successo in Cina è una catastrofe per essa e un danno incalcolabile per la rivoluzione mondiale, per il comunismo. L'imperialismo americano e la borghesia reazionaria si fregano le mani. Questa catastrofe è opera loro. Coloro che hanno portato a questa situazione in Cina sono loro collaboratori, come lo erano e lo sono Krusciov, Breznev, Suslov nonché tutta la banda revisionista di Tito e una sfilza di controrivoluzionari e loro lacché nel mondo.
Per quel che concerne noi albanesi, naturalmente ci rendiamo chiaramente conto che la situazione creatasi in Cina non ci porta niente di buono, ma difficoltà. Da parecchio tempo, sin dal 1960, allorché i dirigenti cinesi, a loro dire, ci difesero contro i kruscioviani, noi avevamo già previsto questa situazione. Vedemmo allora che essi erano titubanti e in realtà non ci difesero mai. Essi, con alla testa Chou En-lai, si sforzarono di convincere sovietici a cessare la polemica contro di noie a chiudere la questione. Ma Krusciov, potentat, non accettava di umiliarsi di fronte agli albanesi. Egli non accetto questa tesi di Chou En-lai e di Mao Tsetung. Chou En-lai e Mao Tsetung speravano ardentemente che Krusciov avrebbe dato loro la bomba atomica e li avrebbe aiutati economicamente per far della Cina una grande potenza, perciò anche quando il conflitto si estese, essi cercarono di attenuarlo. Queste cose le ho scritte giorno per giorno nel mio diario durante lo sviluppo degli avvenimenti e non sono quindi conclusioni che traggo adesso.
Quindi questa situazione non ci ha trovati impreparati. Già da parecchi anni, e specialmente durante lo scorso quinquennio, Chou En-lai continuava ad agire contro di noi. Nelle questioni economiche ci ha sabotati. Questo sabotaggio lo abbiamo visto concretamente e lo abbiamo combattuto. Chou si è venuto a trovare nella situazione in cui non poteva far altro che adottare il metodo del rinvio della realizzazione delle opere, dato che non poteva attuare quello della interruzione dei crediti. Chou En-lai non seguì la tattica di Krusciov, il quale d'un tratto tagliò i ponti con noi, ma seguì questa tattica: ritardare l'invio delle attrezzature necessarie alle opere di grande importanza per lo sviluppo della nostra economia, e che avrebbero dovuto essere terminate due anni o due anni e mezzo fa. Per questo motivo esse invece non sono ancora terminate. Questo non dipende dal fatto che la Cina è «povera» e da altre favole dei revisionisti cinesi. No, dietro questi atteggiamenti ci sono e ci sono stati motivi politici: Chou En-lai e Mao Tsetung infatti vedevano che l'Albania si manteneva sulle sue posizioni marxiste-leniniste e aveva, ed ha, una sua politica indipendente, che esprime apertamente, senza timore di nessuno, cosa che non piaceva e non piace ai cinesi.
Ai cinesi non piaceva, inoltre, che la piccola Albania difendesse la grande Cina sull'arena internazionale. E' possibile che gli stessi Mao Tsetung e Chou En-lai considerassero la difesa della Cina da parte nostra come una vergogna, poiché, secondo il loro giudizio, come poteva un piccolo paese difendere un paese grande? Comunque stessero le cose, quella che noi conducevamo era una difesa che non potevano disconoscere, anche se ad essi non piaceva una simile situazione.
Negli ultimi tempi si è visto chiaramente che i dirigenti cinesi hanno fatto pressioni aperte e dirette nei nostri confronti per salvare Beqir Balluku e Abdyl Këllezi, che erano loro collaboratori nel complotto ordito contro il nostro paese, al fine di rovesciare la nostra direzione. Ma non riuscirono nel loro intento, perciò, non potendo fare nient'altro contro di noi, ridussero enormemente i loro aiuti economici, ed anche quelli militari.
Quindi, noi siamo preparati in questo senso. Siamo preparati, poiché il nostro Partito ha superato tutte queste prove ed è temprato. Esso non ha paura di restar solo. E di fatto, in questo caso, noi restiamo soli e siamo gli unici a fare una politica marxista-leninista quale partito al potere, politica che è in opposizione agli imperialisti americani, ai socialimperialisti sovietici, ai socialimperialisti cinesi, alla borghesia reazionaria, ai nostri vicini e al diavolo e suo figlio. Ma l'Albania e il Partito del Lavoro si mantengono incrollabili e così si manterranno sempre.
Ora, l'équipe che ha assunto il potere in Cina proseguirà più apertamente la sua attività ostile contro di noi? Staremo a vedere. Noi saremo vigili e la nostra vigilanza dovrà essere grande. Il nostro interesse esige, sebbene essi continuino ad attuare il loro metodo di rinvio della piena realizzazione di queste opere, che noi, da parte nostra, invece di soffiare sul fuoco nei loro confronti, ci si attenga alla nostra linea marxista-leninista e non si calpestino i princìpi, indipendentemente dal fatto che la Cina possa tagliarci i crediti. Lo faccia pure, noi vivremo con le nostre forze, lavoreremo battendoci con le unghie e coi denti, vivremo, e anzi vivremo meglio. Noi avremo inoltre l'appoggio di tutto il mondo progressista, di tutti i marxisti-leninisti autentici, di tutto il proletariato e dei rivoluzionari del mondo, i quali vedranno come un piccolo paese si mantiene fedele al marxismoleninismo, non si lascia intimorire, ma va avanti, vive e progredisce. Questo è quanto avverrà.
Naturalmente. l'atteggiamento ostile della Cina contro di noi sarà motivo di soddisfazione per i nostri nemici, ess. intensificheranno la loro attività sia all'estero che all'interno del paese contro il nostro Stato e il nostro Partito, ma noi siamo una grande forza e saremo in grado di far fronte con successo e di schiacciare tanto i nemici esterni, quanto quelli interni. Perciò dobbiamo attendere con calma, seguire come sempre attentamente le varie situazioni nel mondo, specialmente la situazione in Cina.
Per il momento dobbiamo attendere che si verifichi o meno quanto afferma la stampa mondiale, poiché la stampa ufficiale cinese non dice nulla. Del resto, questo è il metodo seguito dai cinesi. Sia quando liquidarono Liu Shao-chi che quando liquidarono Lin Piao e più tardi Teng Hsiao-ping ecc., ecc., passò parecchio tempo prima che dicessero apertamente perché lo avevano fatto. E' molto probabile che anche in questo caso avvenga la stessa cosa, poiché da Chiari Ching fino a Chang Chun-ciao, indipendentemente dal fatto che sono relatimmente giovani, si tratta di personalità. Tuttavia, ritengo che noi dovremo essere molto prudenti, difendere la nostra linea e non entrare in polemica con i cinesi, nel caso che si verifichi quanto affermato dalla stampa mondiale. Noi non dovremo aprire la polemica per quel tempo che riterremo opportuno e se non verrà attaccata pubblicamente la nostra linea marxista-leninista; in caso contrario, dal momento in cui verremo attaccati, le nostre batterie dovranno essere pronte come sempre a far fuoco. Dobbiamo però considerare anche il nostro interesse economico, indipendentemente dal fatto che i cinesi potranno rallentare il ritmo delle forniture che debbono inviarci, secondo i contratti esistenti e che abbiamo sottoscritto. Noi dovremo quindi essere prudenti e nello stesso tempo vigilanti, seguire con cura quale corso prenderanno gli eventi in Cina.
Tutto in Cina è imprevedibile. In uno spazio di tempo eccezionalmente breve avvengono tutte queste cose e a tutte viene appiccicata l'etichetta di «colpo di Stato», di «putsch», di «complotti contro la vita di Mao Tsetung» ecc., ecc.
Può darsi che domani succedano altri avvenimenti, perciò qui, all'interno del paese, dobbiamo essere vigilanti con gli specialisti cinesi. Continueremo a parlare con sincerità ai lavoratori dell'Ambasciata cinese a Tirana dell'amicizia, fondata su basi marxiste-leniniste, del nostro popolo e del nostro Partito per il popolo e il Partito Comunista Cinese, ma per quel che riguarda i funzionari dell'ambasciata e gli specialisti cinesi non sappiamo che gente sia.
Dalle informazioni che possediamo risulta che l'ambasciatore attuale, il quale è stato anche a Mosca, è uno degli elementi criticati dalla Rivoluzione Culturale. Costui quindi deve essere un uomo di Teng Hsiao-ping, di Liu Shao-chi e di Chou En-lai, un elemento di destra. Non è venuto da noi per aiutare il nostro paese, ma per sabotare, per intrigare, per raccogliere informazioni non da amico, ma al servizio dei destri che sono saliti al potere in Cina. Egli è venuto con intenzioni non buone, perciò è possibile che costui e gli altri cinesi comincino a ficcare il naso nei nostri affari interni.
Non possiamo impedire ai funzionari dell'ambasciata cinese di recarsi nelle varie aziende, in cui lavorano specialisti cinesi, per prendere contatto con essi. Comunque sia, i primi segretari dei comitati di Partito distrettuali, gli ingegneri-capo, i direttori degli istituti, delle fabbriche e dei complessi industriali dove lavorano specialisti cinesi, debbono essere vigilanti, stare in guardia, poiché parecchie volte siamo stati danneggiati, dai titini, dai revisionisti sovietici e potremmo esserlo adesso anche dai cinesi.
L'interesse superiore della Patria e del Partito esige, in questi momenti di instabilità e di caos per la Cina e di pericolo per la rivoluzione mondiale, e specialmente per l'Albania socialista, che si rafforzi la situazione all'interno del Partito, che si rafforzi l'unità delle sue file, che si rafforzi l'unità fra Partito e popolo, che si renda più attiva la preparazione per la difesa del paese e che ci si mantenga vigili, che si realizzino con successo e anzi si superino i nostri piani economici. Questo è un compito di capitale importanza per la difesa dell'indipendenza, della libertà e della sovranità della nostra patria. Tutti dobbiamo essere convinti, e questo dobbiamo farlo comprendere chiaramente in un modo o nell'altro al Partito, ai comunisti, al popolo intero, che l'Albania socialista è forte sia all'interno che all'esterno dei suo confini. All'estero il nostro paese ha amici numerosi e fedeli. Questi amici sono non solo i rivoluzionari e i progressisti, ma anche persone che, indipendentemente dal fatto che sono in contrasto con il nostro ordinamento socio-economico, rispettano la politica dell'Albania socialista e il coraggio dimostrato dal nostro Stato.
GIOVEDI
14 OTTOBRE 1976
AFFINCHE' IL RISPETTO SIA RECIPROCO
Ieri il compagno Nesti [Nase] mi ha detto che il nuovo ambasciatore cinese ha chiesto di venire a trovarmi a casa il 16 ottobre per farmi gli auguri per il mio compleanno e di portarmi per l'occasione un cesto di fiori.
In questi momenti torbidi e dopo gli atteggiamenti cosi sprezzanti nei confronti del nostro Comitato Centrale da parte della direzione cinese e di Mao Tsetung in persona, che non hanno risposto a nessuno dei messaggi da noi inviati e neppure all'invito del Comitato Centrale circa la partecipazione del Partito Comunista Cinese al Congresso del nostro Partito, ma si sono limitati ad inviarci il loro ambasciatore che ci ha trasmesso, a nome della Direzione esteri, il saluto del Comitato Centrale del loro Partito, ritengo che dobbiamo anche noi difendere il prestigio del nostro Partito. Dobbiamo far comprender bene ai cinesi che i nostri rapporti con loro debbono essere corretti e ispirati a una perfetta uguaglianza.
LUNEDI
18 OTTOBRE 1976
I CINESI OSTACOLANO LE NOSTRE IMPORTAZIONI
Son già circa due settimane che il compagno Behar [Shtylla] ha avuto un incontro con il ministro del Commercio Estero cinese, Li Chian, al quale aveva chiesto di spiegare le ragioni per cui le nostre importazioni dalla Cina per il 1975 non erano state realizzate per un valore di 40 milioni di yuan, mentre le nostre esportazioni per quella stesso anno erano state realizzate totalmente. Behar gli ha fatto notare che la Cina ci crea molti ostacoli n difficoltà nella realizzazione del nostro piano quinquennale. Egli gli ha fatto inoltre notare che i negoziati commerciali per il 1976 non sono neppure cominciati e in realtà durante l'anno in corso il commercio fra l'Albania e la Cina è stato inesistente. Behar ha messo in rilievo che questo modo d'agire non è giusto e che noi non saremo in grado di assicurare l'esportazione in loro favore.
Li Chian lo ha ascoltato e gli ha detto: «Non sono a conoscenza del fatto (in realtà mentiva), ma mi informerò e poi vi farò chiamare».
Sono quindi passate due settimane e Behar è stato convocato dal viceministro del Commercio Estero, il quale gli ha detto a nome di Li Chian:
«Noi abbiamo sbagliato, siamo debitori verso di voi; perciò attivizzeremo gli organi commerciali e le aziende e ci sforzeremo di spedirvi le merci entro la fine dell'anno, ad eccezione di alcune macchine, come trattori ecc. Questo è avvenuto, ha detto, a causa della nostra linea sbagliata. Per quel che concerne la contrattazione delle merci per il 1976, provvederemo a realizzarla entro novembre o dicembre, se avremo sistemato il nostro piano» e, per indorare la pillola, ha aggiunto: «le trattative le faremo prima con voi». Questo ha detto a Behar il viceministro del Commercio Estero cinese. Son tutte chiacchiere e menzogne.
Li Chian è uno dei principali nemici della Repubblica Popolare d'Albania. Quello che attuano i cinesi contro di noi è un sabotaggio, un blocco economico. Questa azione di sabotaggio appoggia apertamente il complotto di Beqir Balluku, Abdyl Këllezi, Koço Theodhosi e Kiço Ngjela. Questi hanno agito in questo modo per far pressione su di noi, per impoverire il nostro mercato e far rallentare il ritmo di produzione, per creare, fra il popolo, malcontento nei confronti del nostro Partito e del nostro potere. Ma questi sabotatori e cospiratori non hanno raggiunto e non riusciranno a raggiungere il loro scopo. Le merci che noi esportiamo sono di una tale qualità che chiunque è disposto a prenderle, perciò la Cina non riuscirà a bloccarci, così come non vi sono riusciti né l'Unione Sovietica, né gli altri revisionisti e gli Stati capitalisti. Noi vogliamo intrattenere rapporti commerciali con la Cina e ci sforzeremo di farlo, ma in condizioni di parità e non nelle condizioni create dai revisionisti cinesi.
VENERDI
22 OTTOBRE 1976
IL LADRO GRIDA: «AL LADRO!»
Hua Kuo-feng ha preso in mano le redini del partito, assumendo sia la carica di presidente del partito, che quella di presidente della Commissione Militare presso il Comitato Centrale. Questa nomina è stata comunicata a Behar. In questi giorni, sicuramente, quanto è avvenuto sarà confermato mediante una decisione del Comitato Centrale.
Hua Kuo-feng è salito al potere con un colpo di Stato militare, preparato già da tempo. Chou En-lai era l'architetto del complotto. Egli, dopo aver eliminato Lin Piao, assieme a Mao e con il suo aiuto, non solo lavorò al fine di «calmare» la situazione, ma cambiò anche la politica della Cina. Mao era la bandiera, mentre Chou, a capo della reazione, organizzava ogni cosa, affinché questa politica fosse sostenuta anche da quelli di sinistra. Chou preparava queste cose mentre Mao era ancora vivo allo scopo di aver in mano, dopo la sua morte, tutte le posizioni chiave, soprattutto l'esercito e i servizi di sicurezza. E vi riuscì, sin da quando Mao era ancora in vita. Gli esponenti della sinistra strepitavano attraverso la radio e la stampa, e Chou li lasciava liberi di sbraitare. Egli, con il benestare di Mao, riabilitò Teng Hsiao-ping, suo vecchio amico. Chou sapeva che non sarebbe vissuto a lungo e ha certamente raccomandato ai suoi collaboratori di essere prudenti finché Mao era ancora vivo, ma, non appena fosse morto, di prendere il potere.
Quando Chou morì, Mao era ancora vivo. Di regola Teng doveva essere fatto primo ministro, ma gli esponenti della sinistra non lo accettarono. Allora il «gran timoniere» si trovò di fronte a un dilemma. Che cosa fare? Si appellò a Hua Kuo-feng, capo dei servizi di sicurezza, e ad altri membri del complotto ordito dalla destra, con alla testa Chou. Ma quando Mao morì, allora Hua Kuo-feng schiacciò il bottone del complotto e attuò il putsch. In modo fascista eliminò gli esponenti principali dell'ala sinistra. Hua Kuo-feng e i cospiratori gridarono: «Abbiamo schiacciato i cospiratori, la Mafia di Shanghai»; presero nelle loro mani anche il microfono, la radio e la stampa e diedero inizio alla grande campagna. Questo è tutto. Il ladro grida: «Al ladro!»
Il complotto di Beqir Balluku e Abdyl KëlIezi era sincronizzato con il complotto cinese. Chou preparava il terreno affinché simultaneamente ai cambiamenti in Cina mutasse la situazione anche in Albania, per una più facile attuazione dei loro piani relativi al movimento operaio e comunista e ai nostri rapporti e a quelli internazionali. Ma il nostro Partito scoprì e liquidò il putsch di Beqir Balluku e Abdyl Këllezi.
SABATO
23 OTTOBRE 1976
COSI' DEBBONO ESSERE ANDATE LE COSE PER
I «QUATTRO»
Leggendo con attenzione un'informazione relativa ad una circolare del CC del PC Cinese, ,a parer mio, risulta che tutto quello che dicono i cinesi sono favole e menzogne.
Nell'ottobre 1974, è scritto nella circolare, Wang Hun-ven sarebbe andato da Mao Tsetung ed avrebbe «accusato» Chou En-lai. A mio avviso, Wang Hun-ven ha fatto benissimo e un tale modo di procedere è ammesso dalle norme di partito.
Ogni membro del Comitato Centrale, ,anzi ogni membro di partito, ha il pieno diritto di recarsi dal ,presidente o dal primo segretario del CC del Partito e di esprimergli la propria opinione sul conto di un membro della direzione o di qualsiasi comunista, qualunque sia la funzione da questi esercitata. Tale modo di agire è considerato una regola di partito. Nella pratica quotidiana molte persone, membri del partito o senza partito, si rivolgono al Comitato Centrale, al presidente o al primo segretario del CC mediante lettere firmate o anche anonime, informandolo dell'attività di coloro che commettono degli errori.
Così, un membro della direzione del Partito, qual era Wang Hun-ven, recandosi dal presidente del Comitato Centrale per criticare le azioni di un membro dell'Ufficio Politico, non può essere accusato di aver commesso una colpa e tanto meno organizzato un complotto, al contrario una cosa simile è del tutto regolare. Solo coloro che desiderano che la loro attività irregolare o i loro errori non vengano a conoscenza della direzione, possono considerare e definire ciò diversamente. In modo particolare, nel caso di Mao Tsetung, il quale se ne stava chiuso in ufficio e aspettava che gli altri, fossero questi collettivi o singoli individui, venissero da lui e gli esprimessero le loro opinioni su fatti e persone, un passo come quello compiuto da Wang Hun-ven era del tutto normale. Perciò l'accusa mossa a Wang Hun-ven è priva di basi e condannabile. Per noi è chiaro che essa viene -avanzata da coloro che l'hanno architettata con une scopo malvagio.
Nella sua qualità di vicepresidente del Comitato Centrale, Wang-Hun-ven, come ho detto, aveva pienamente diritto di recarsi da Mao Tsetung, presidente del Comitato Centrale del Partito, e di esporgli la sua opinione su di un membro del Comitato Centrale. Invece gli attuali dirigenti cinesi accusano pesantemente Wang come «congiurato». Sapendo chi fosse Chou Enlai e quale attività svolgesse, ritengo che Wang Hun-ven abbia fatto benissimo a recarsi da Mao Tsetung per parlargli di Chou. Con ciò ci rendiamo conto chiaramente che coloro i quali vengono oggi accusati da Hua Kuo-feng e compagni avevano un'opinione identica e giusta nei confronti di Chou En-lai, delle sue azioni, dei suoi crimini e dei suoi intrighi.
L'informazione pervenutaci da Pechino non dice nulla, ma è possibile che Wang Hun-ven si sia recato da Mao per criticare Chou En-lai dopo essersi consultato con gli altri compagni, al fine di esprimergli la loro comune opinione.
Per noi è chiaro che Wang Hun-ven non deve essersi limitato a questo. Egli ha fatto anche ufficialmente un simile passo riguardo le azioni che Chow En-lai ha compiuto seguendo una via non giusta marxista-leninista. Il fatto che questo problema egli lo abbia posto apertamente anche al 10° Plenum dell'Assemblea Legislativa, come rileva la circolare notificataci, conferma che né Wang Hun-ven, né i suoi compagni, che vengono ora perseguitati, non agivano in nessun modo da «cospiratori» ma che, al contrario, come tali hanno agito coloro che sono saliti al potere.
Gli elementi di sinistra, a parer nostro, hanno reagito correttamente, ma ai controrivoluzionari non è andato a genio l'intervento di Wang Hun-ven, perciò hanno preso delle contromisure. A quel che risulta, Mao non ha accettato le proposte e le accuse degli elementi di sinistra. Per di più, secondo quanto si dice nella circolare, Mao avrebbe rimproverato Wang Hunven per le sue proposte, che respinse.
Questo dimostra che Mao Tsetung, assieme a Chou En-lai e al suo gruppo, appoggiava gli elementi di destra revisionisti e reazionari, i quali stavano rintanati negli apparati del Partito e dello Stato o che erano stati riabilitati da costoro, come Teng Hsiao-ping. L'opposizione di Wang Hun-ven, Yao Wen-yuan, Chian Ching e Chan Chun-ciao, come risulta dall'analisi della circolare, è pienamente giustificata.
In un'informazione proveniente da fonte cinese, è detto che da tempo Chian Ching era contraria all'attività revisionista e capitolazionista di Chou En-lai. Per di più, essa metteva al corrente Mao delle sue opinioni sul conto di Chou En-lai e un tale modo di procedere era corretto. Ma ora risulta, secondo la circolare portata a nostra conoscenza, che Mao Tsetung avrebbe criticato Chian Ching definendola «ambiziosa», per il fatto che gli rompeva il capo presentandogli «questioni di poco rilievo» e non problemi importanti. Da ciò possiamo trarre la conclusione che ogni critica mossa dagli altri a Chou En-lai non veniva accettata da Mao Tsetung. Mao proteggeva il revisionista Chou En-lai.
Nasce l'interrogativo: in che cosa consiste questo complotto? Non avrebbero il diritto alcuni membri dell'Ufficio Politico di levarsi in piedi e di esprimere apertamente al Comitato Centrale un'opinione, di fare una proposta, magari anche di criticare una persona come Chou En-lai o qualsiasi altro membro della direzione? Noi, basandoci sulle norme di Partito, non vediamo in ciò nessuna violazione, al contrario constatiamo una manifestazione di dogmatismo e di autoritarismo non marxista da parte dello stesso Mao, il quale critica, accusandoli di «dogmatismo», questi elementi coraggiosi. I cospiratori si fanno scudo di quei che dice Mao, affermando che i loro oppositori sono «dogmatici», ma ad essere dogmatico era proprio Mao Tsetung, il quale costringeva i compagni ad agire soltanto come diceva e come decideva lui.
Più tardi, il 3 febbraio, Chang Chun-Ciao - è detto nella circolare - avrebbe scritto un articolo, con cui contraddiceva furiosamente la proposta personale di Mao. Che proposta fosse e di quale questione si trattase, questo non ci è chiaro; ma, secondo i golpisti, anche in quest'occasione bisognava nuovamente chiudere la bocca a colui che osava criticare, poiché non bisognava criticare quanto decideva Mao. Forse qui si allude all'inclusione di Teng Hsiao-ping o di qualche altro, che la circolare non menziona,, nella direzione. E' possibile che Chang Chunciao abbia pubblicato il suo articolo che, certamente, non poggiava sugli insegnamenti di Mao, proprio per criticare questa proposta. Nell'ultima circolare del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese la pubblicazione di quest'articolo è considerata un crimine, poiché vi si contrastava una decisione di Mao.
Questa opposizione poteva riguardare anche la nomina, a cui aveva pensato Mao, di Hua Kuo-feng alla funzione di vicepresidente del partito e di primo ministro del Consiglio degli affari di Stato. Ciò può significare che i quattro compagni della direzione, che sono stati condannati, non hanno accettato la proposta di Mao Tsetung circa la designazione di Hua Kuo-feng alle cariche conferitegli e forse a tale proposito essi hanno espresso pubblicamente la loro opinione in questo ,articolo. E ciò viene considerato dai golpisti come un «complotto», il che naturalmente è inammissibile, poiché un complotto non si fa in questo modo.
Un ambasciatore cinese in un paese occidentale, dopo aver parlato al nostro ambasciatore del «complotto dei quattro», informandolo, a suo dire, in modo confidenziale, si è espresso così: «Vi faccio sapere in confidenza che Chang Chun-ciao è un agente del Kuomintang e che, già da prima, Mao Tsetung sapeva che individui malvagi fossero i quattro cospiratori, ma è stato lui stesso a permettere che venissero a Pechino e fossero designati al Comitato Centrale, e persino all'Ufficio Politico». Qualt infamie inventano sul conto di questi quattro! Ma quanto sono anche ingenui!! Non capiscono che in questo modo smascherano lo stesso Mao? Oppure lo fanno con il fine, proprio dei revisionisti e reazionari quali sono, di «detronizzare» Mao per vendicarsi di quel che hanno sopportato a causa dei suoi tentennamenti e per realizzare i loro piani ultrarevisionisti e reazionari per il futuro. Vai un po' a capire queste cineserie!
Specialmente nei confronti di Chian Ching i revisionisti golpisti sono arrivati al punto di definirla «una donna di strada» e distribuiscono contro di lei opuscoli, in cui scrivono di lei in termini tanto osceni da giungere a definirla una «puttana». Si pone la domanda: «Com'è possibile che questa «puttana» sia stata per 33 anni la moglie di Mao Tsetung, gli abbia partorito dei figli, sia stata eletta membro del Comitato Centrale e dell'Ufficio Politico del CC del Partito Comunista Cinese? Dov'erano mai questi «coraggiosi» che ora inventano mostruosità tali che neppure la più sconcia letteratura pornografica dell'Occidente è in grado di uguagliare? Va da sé che questi individui sono essi stessi agenti dell'imperialismo e tentano, attraverso Chian Ching, di screditare personalmente Mao, facendo mostra di difendere la sua bandiera, naturalmente sino a che non avranno guadato il fiume. I revisionisti golpisti, con simili azioni, infangano anche quel pò di buono che Mao ha fatto per la Cina.
Più oltre, nella circolare, i golpisti continuano :a rivolgere accuse generiche all'indirizzo degli elementi rivoluzionari, poiché questi si stavano adoperando per far fallire i piani cospirativi dell'ala revisionista di cui facevano parte Chou En-lai, Teng Hsiao-ping, Hua Kuo-feng e altri. Queste accuse in serie vengono loro mosse per cose del tutto insignificanti, inventate di sana pianta, per cose senza alcun rilievo. Queste cose, a mio parere, sono state incluse nella circolare da parte dei golpisti con alla testa Hua Kuo-feng, poiché non avevano nessun'altra accusa da avanzare per far risultare «cospiratori» i compagni dell'ala sinistra. Tutte le azioni di questi e la lotta che conducevano contro la reazione davano fastidio ai revisionisti, sostenuti da Mao. I revisionisti si erano creati una forte base nel partíto e nello Stato. Essi avevano in mano le chiavi e installavano dappertutto i loro uomini. In queste condizioni favorevoli che avevano creato non volevano essere disturbati dagli altri. Tuttavia !a loro tranquillità veniva turbata da «quelli di sinistra» attraverso articoli e in altre forme, compresa una serie di critiche. A tutto questo i revisionisti davano la vernice di un «complotto». Del complotto revisionista che loro stessi avevano da tempo preparato, essi tentano di rendere responsabili quei compagni che definiscono radicali, ma che a noi, per quel che ne sappiamo, sembra si mantenessero su posizioni più sane, nonostante gli errori e le manchevolezze di cui possono essere responsabili.
Io sono convinto che Chou En-lai, appoggiato da Mao, era riuscito a radunare attorno a sé tutti i revisionisti e la reazione, in una parola tutti i partigiani del traditore Liu Shaochi. Egli li sistemò tutti ad uno ad uno e gradualmente negli apparati del partito, dello Stato, dell'esercito e dappertutto. Dopo aver conseguito questo suo obiettivo, Chou En-lai si pose all'opera per spazzar via uno dopo l'altro tutti gli oppositori, perciò architettò all'inizio la faccenda di Lin Piao, che era il suo principale oppositore. Con il tranello tesogli, riuscì a liquidare Lin Piao. Poi si mise al lavoro per eliminare gli altri oppositori emersi dalla Rivoluzione Culturale, con alla testa Kan Sheng e altri. Ma Kan Sheng si ammalò e morì, mentre prima di Lin Piao era già stato liquidato Chen Po-ta.
Restavano ora questi quattro, Wang Hun-ven, Yao Wenyuan, Chian Ching e Chang Chun-ciao, che per Chou En-lai era difficile eliminare. Però, da quel grande organizzatore e cospiratore revisionista che era, godendo dell'appoggio di Mao,, Chou En-lai riuscì a riabilitare e a riportare alla direzione Teng Hsiaoping, adoperandosi intensamente per prepararlo a diventare suo successore. I «quattro» debbono essersi immediatamente opposti alla riabilitazione del revisionista Teng Hsiao-ping, ma il suo ritorno in auge deve essere stato loro imposto da Mao. Sono convinto che questi quattro non devono aver approvato che Teng Hsiao-ping venisse a far parte della direzione del partito e dello Stato. Mao deve aver detto loro che si sarebbe agito secondo quanto proponevano Chou e compagni.
Ritengo che Chou debba aver consigliato ai suoi collaboratori di non agire finché Mao era ancor vivo. Ma, dopo la morte di Chou, furono i quattro ad agire, cosicché, a causa della resistenza opposta da questi, non fu possibile nominare Teng al posto di Chou alla carica di presidente del Consiglio di Stato. Nacque così la necessità di sviluppare ulteriormente la Rivoluzione Culturale. Tuttavia Mao, essendo in contrasto con i quattro, chiamò Hua Kuo-feng, nominandolo vicepresidente del Partito e mettendolo anche a capo del governo. Mao sapeva bene che Hua ,Kuo-feng era partigiano di Chou En-lai. Questo lo sapevano bene anche Wang Hun-ven, Chang Chun-ciao, Chian Ching e Yao Wen-yuan, perciò debbono essersi opposti a che Hua Kuo-feng venisse a far parte della direzione, ma Mao impose loro la sua nomina a vicepresidente del partito e a primo ministro del Consiglio degli Affari di Stato.
Dopo la morte di Mao i «quattro» debbono essersi nuovamente opposti all'avvento di Hua Kuo-feng al vertice del partito e dello Stato, ma questa opposizione è stata considerata un «complotto» da parte dei revisionisti. Definendo i quattro come persone «che hanno lottato contro il partito, che si sono opposte a Mao Tsetung e alla decisione che egli stesso aveva preso di porre Hua Kuo-feng al vertice», senza riunire né il Comitato Centrale, né l'Ufficio Politico ecc. ecc., li hanno arrestati. Ritengo che questa debba essere la realtà, non è possibile spiegare diversamente quanto è avvenuto.
Nel leggere l'informazione che ci è pervenuta, appare chiaro che tipo di menzogne e di accuse false siano state architettate contro questi quattro compagni. I traditori revisionisti li accusano «di aver parlato decine di volte con degli stranieri, di aver intrattenuto contatti con loro», senza menzionare chi siano questi stranieri. Essi dimenticano che a cominciare dallo stesso Mao e da Chou En-lai e fino ad ogni altro componente del gruppo revisionista, tutti costoro si sono incontrati e hanno avuto dei colloqui chissà quante volte con degli stranieri del calibro di Kissinger, Nixon, con porci e scrofe, per giornate e nottate intere. E per evitare di essere incolpati di questi incontri di cui è a conoscenza tutto il mondo, i revisionisti accusano i «quattro» di aver parlato con degli stranieri! Con ciò essi vogliono lasciar intendere che i quattro «.erano agenti degli stranieri». E' così che essi definiscono l'incontro di Chian Ching con una giornalista o scrittrice americana che ha scritto di lei.
Nei riguardi di questi quattro i revisionisti si comportano nello stesso modo in cui si sono comportati con Lin Piao, accusandoli di essere degli «agenti», ma di chi, questo non lo dicono. Domani certamente diranno che «erano agenti dei sovietici», come hanno detto di Lin Piao e vi sono, già sin d'ora, alcuni segni di ciò. Lo stesso ambasciatore cinese, che ho menzionato prima, ha detto al nostro ambasciatore, oltre a quel che ho già ricordato, anche che «non possiamo dire, per il momento, che questi quattro siano agenti dei sovietici, ma nulla ci garantisce del contrario e domani potremo scoprire che sono stati al loro servizio». Certamente i revisionisti cinesi, dopo aver fabbricato documenti falsi, diranno anche questo.
D'altra parte, questo stesso ambasciatore cinese ha informato il nostro ambasciatore che «l'Occidente definisce i quattro cospiratori come radicali di sinistra, ma non è così» poiché, secondo lui, «sono estremisti di destra, ma cammuffati con il manto di radicali di sinistra». Naturalmente non possono dire che questi quattro sono agenti degli americani, poiché essi stessi sono in ottimi rapporti con gli imperialisti yankee.
Si comprende, benché non direttamente, che i golpisti, con alla testa Chou En-lai, erano contro la Rivoluzione Culturale. Anzi essi attaccano questa rivoluzione che ha smascherato i quartieri generali della reazione all'interno del partito, quando affermano che Mao ha criticato Chian Ching e gli altri tre per il fatto che «durante la Rivoluzione Culturale hanno messo il berretto sulla testa di alcuni dirigenti» ecc., ecc. Con ciò intendono dire che i rivoluzionari con la Rivoluzione Culturale ecc., ecc., hanno colpito il partito, li accusano di aver «compiuto dei crimini», di aver «messo il berretto sulla testa» ai controrivoluzionari, di aver «rovesciato quanti più potevano» ecc., ecc.
Si vede che, subito dopo la morte di Mao, i quattro accusati debbono aver sollevato la questione di chi sarebbe stato eletto alla nuova direzione. E per i golpisti di Hua Kuo-feng questo è un «intrigo», un «complotto». Ma perché sarebbe un intrigo o un complotto dal momento che essi si sono opposti all'elezione di Hua Kuo-feng a principale dirigente sin da quando Mago era ancora vivo?
Le accuse dei golpisti sono talmente banali che, per convincere gli altri, essi si sforzano di trovare -il pelo nell'uovo. Ecco che cosa dicono nella loro circolare: Mao, nell'aprile 1976, ha ribadito che «bisogna procedere secondo il corso del passato», mentre i quattro avrebbero «distorto» questa raccomandazione, impiegando la formula «agire secondo il corso stabilito». E in che consiste qui la differenza? E' difficile accorgersene, però, a pensarci bene, anche l'affermazione di Mao «seguire il corso del passato» è riportata a bella posta dai revisionisti. Bisogna pensare che con l'espressione vecchio corso si voglia intendere la linea seguita da Mao, Chou En-lai e Teng Hsiao-ping e soci in tutti i sensi. Secondo costoro, «gli elementi migliori sono gli uomini reinsediati al potere o nel partito e non quelli espressi dalla Rivoluzione Culturale». Questa rivoluzione per i golpisti è ora conclusa, perciò lanciano appelli ad «orientarsi con il vecchio corso ed a non sollevarsi contro coloro che sono stati riabilitati, dato che sono i migliori».
Quindi i rinnegati definiscono «crimine» l'aver sollevato, da parte degli elementi di sinistra, il problema dell'elezione della nuova direzione. Con ciò si spiega anche il modo in cui sfruttano l'affermazione di Mao «Unitevi e non dividetevi,... non complottate e non intrigate!». Tutto quello che dice Miao, i golpisti lo usano per sostenere questo corso e accusano il gruppo dei «quattro» di aver distorto le affermazioni di Mao. In realtà, Mao ha lanciato questo slogan durante la Rivoluzione Culturale, mentre gli attuali golpisti si sforzano di provare che egli lo abbia detto ora e precisamente contro questi quattro. Si vede chiaramente l'intenzione dei golpisti di ingannare le vaste masse del partito e del popolo, dato che si sforzano di convincere la gente che Mao abbia detto queste cose recentemente. Comunque sia, che Mao abbia detto questo recentemente o durante la Rivoluzione Culturale, questa affermazione non esprime nel debito modo lo spirito rivoluzionario e di classe.
«Non complottate», dice Mao, ma in realtà chi sono coloro che complottano? Se si analizza l'attività dei quattro, ne vien fuori che essi non hanno fatto alcun complotto. Quelli che hanno voluto cambiare del tutto il regime in Cina, e questo cambiamento si sono sforzati di realizzarlo, sono Liu Shao-chi, Chou En-lai, Teng Hsiao-ping, Pen Chen e altri. Alcuni di costoro erano stati emarginati durante la Rivoluzione Culturale, ma sono nuovamente giunti al potere, perciò dovevano essere smascherati e combattuti per l'attività controrivoluzionaria che svolgevano. Ma chi li avrebbe combattuti? Naturalmente gli elementi rivoluzionari con un partito marxista-leninista. Ma gli uomini che avevano il potere in mano in Cina, come Chou En-lai e compagni, che l'ondata della Rivoluzione Culturale non era riuscita a spazzar via e che desideravano mantenere e perpetuare questo potere, accusano gli elementi di sinistra di essere «cospiratori». 1 golpisti sfruttano questa espressione per difendere sé stessi. Ora tutti costoro sono saliti al potere e accusano i quattro compagni di aver violato le direttive di Mao.
Accusano inoltre i quattro di aver scritto un articolo contro il revisionismo, in cui si lancia un appello perché si agisca «secondo il corso stabilito dal presidente Mao». Questo articolo è considerato un attacco antipartito contro il Comitato Centrale. Hanno fatto benissimo i quattro ad attaccare il Comitato Centrale, se questo ha seguito la strada revisionista. Nell'articolo in questione, esponendo la necessità di lottare contro il pragmatismo, si parla anche contro il revisionismo. E' noto che il pragmatismo era rappresentato da Chou En-lai, dal suo modo di agire. Applicare il pragmatismo, come ha fatto costui, significa agire contro il marxismo-leninismo.
In occasione di un colloquio con i nostri compagni, quando questi si erano recati a Pechino, Mao Tsetung aveva detto loro: «Se mai i revisionisti usurperanno la direzione in Cina, i marxisti-leninisti degli altri paesi dovranno ugualmente smascherare con decisione questi revisionisti e battersi contro di loro, dovranno aiutare la classe operaia e le masse del popolo cinese a battersi contro il revisionismo».
Accusano Chang Chun-ciao di aver organizzato una riunione con i commissari dell'esercito ecc., in cui ha posto in luce che la lotta contro il pragmatismo era una questione di primaria importanza, lo accusano di aver sostenuto lui stesso questa idea. Come abbia fatto ciò, noi non lo sappiamo, ma pare abbia sottolineato che noi, marxisti, dobbiamo difendere la teoria marxista-leninista e nello stesso tempo metterla in pratica e questo dobbiamo farlo senza rigettare i suoi princìpi. Secondo i golpisti, «Chang Chun-ciao e soci avevano ripudiato il marxismo-leninismo». Questa è un'altra falsa accusa che viene mossa loro.
Mao ha detto che «per difendere il marxismo bisogna andare anche contro corrente». In effetti Wang Hun-ven, Chang Chun-ciao, Chian Ching e Yao Wen-yuan, nonostante la forte opposizione dei revisionisti, si sono battuti contro il revisionismo. Sono stati proprio loro ad aver colpito i revisionisti all'interno del partito, mentre i golpisti li accusano di «tradimento nei confronti di Mao, del Comitato Centrale, della rivoluzione» ecc.
Gli elementi del gruppo dei «quattro», secondo i revisionisti, «hanno distorto la strategia di Mao nella lotta contro Lin Piao e Confucio». Ma quale sarebbe questa strategia di Mao? Questo i revisionisti non ce lo dicono. Se i quattro «.avevano distorto questa strategia», gli altri, con Mao alla testa, dove stavano? Perché non hanno sollevato per tempo la questione? Stando cosi le cose, perché non hanno convocato una riunione della direzione per mandare a gambe all'aria coloro che erano colpevoli di queste «distorsioni»? Avendo già mandato a gambe all'aria Lin Piao e Chen Po-ta, perché non facevano lo stesso anche nei riguardi di costoro? Perché inoltre non hanno agito sin da allora contro Chian Ching? Ma questo essi non potevano farlo, poiché al tempo della Rivoluzione Culturale erano, con rispetto parlando, sm. . .
I golpisti ne dicono di tutti i colori sul conto di Chian Ching. I revisionisti tirano fuori che Mao le avrebbe detto in questo e in quel periodo: «Tu sei ambiziosa, tu cerchi di prendere il potere, tu sei questo e tu sei quest'altro, tu sostieni una minoranza, voi siete un gruppo di quattro» ecc., ecc. Tuttavia queste questioni erano venute a galla, secondo loro, già parecchi anni primae Mao, com'è detto nella circolare, avrebbe detto queste cose anche nelle riunioni. Stando così le cose, è strano che non sia stato assunto un atteggiamento fermo sia nei confronti di Chian Ching, sia degli altri. «Ecco, vedi, sei in errore», avrebbe detto Mao a Chidn Ching, «ma i compagni non te lo fanno notare. Tu ti occupi di cose futili, con cui vieni a disturbarmi e non vieni a parlarmi di cose importanti». Questo è quanto .bruciava a Mao.
Secondo i golpisti, il gruppo dei «quattro» «h.a commesso dei crimini sin dal tempo dello smascheramento di Lin Piao, lanciando tre frecce. La prima freccia contro Lin Piao, la seconda contro Confucio e la terza contro i favoritismi», o «l'ingresso dalla porta di servizio». Ma questo che cosa significa? Perché tirano adesso in ballo la questione della lotta contro i favoritismi? Perché si scaldano tanto? Chi erano mai quelli che facevano dei favoritismi? Certamente coloro che detenevano il potere, a cominciare da Chou En-lai, in primo luogo, e sino a Teng Hsiao-ping, che avevano radunato attorno a sé, nei posti chiave, i loro uomini e facevano favoritismi politici, economici e così via. Guarda un po' che razza di accuse fanno i revisionisti! Essi accusano gli altri, poiché son marci loro stessi. Si parla della freccia che i «quattro» avrebbero lanciato contro Mao, Chou ed i compagni di questo, a bella posta, per indebolire le prime due lanciate contro Lin Piao e contro Confucio. Questi sono i ragionamenti da sofisti fatti dai golpisti.
Anche in questo caso si ripetono le stesse tattiche. Di Lin Piao i revisionisti dicono che «voleva sostituirsi a Mao». Anche di Chian Ching affermano che si «era adoperata al pari di Lin per impadronirsi della direzione del Partito». I golpisti hanno costruito queste accuse in modo tale che, se le si legge senza spingersi in profondità, riguardo tutte queste fandonie si può affermare: «Caspita, ma questi quattro sono stati davvero dei grandi criminali!». Ma se si va solo un po' più a fondo, nasce spontanea la domanda: Dal momento che Chian Ching era così malvagia e che Mao l'aveva criticata cosi severamente, perché non l'hanno almeno espulsa dalla direzione? Senza dubbio Chian Ching faceva notare a Mao i grossi imbrogli commessi dietro le quinte dai revisionisti, avanzava le sue osservazioni, ma Mao, dal suo Olimpo, non permetteva alcun ritocco ai suoi pensieri «infallibili».
Al pari di Lin Piao, si accusa anche Wang Hun-ven di «aver voluto sostituirsi a Mao, coane Chian Ching che mirava a prendere le redini del partito».
Tutto questo dimostra che gli elementi di destra, appoggiati da Mao in persona, si sono battuti per lungo tempo al fine di conservare a qualunque costo il potere nelle loro mani.
I quattro «di sinistra» vengono accusati di «essersi gettati nella lotta contro l'empirismo» (s'intende contro Chou En-lai) e, a loro dire, «non lottavano contro il revisionismo». Anche questa è una calunnia. Gli empirici in Cina, sono allo stesso tempo revisionisti e sono Chou En-lai, Teng Hsiaoping, Hua Kuofeng ecc. E' comprensibile che la lotta che gli elementi di sinistra conducevano contro l'empirismo abbia pestato i calli a questi revisionisti.
Nella circolare, i revisionisti mettono in risalto anche un'afferm,azione di Mao, secondo cui egli «esige disciplina e obbedienza», e questa affermazione è oggi per i destri non discutibile e dev'essere applicata.
La loro conclusione è che i «quattro» e i loro seguaci sono quella «borghesia nel partito», di cui, secondo i golpisti, ha parlato Mao Tsetung, mentre essi, con a capo Hu.a Kuo-feng, sono dei «marxisti-leninisti».
Senza parlare poi del fatto che in questa circolare non si dice nulla di Teng Hsiao-ping, non gli si rivolge la minima accusa. Stavolta non lo nominano neppure.
DOMENICA
28 NOVEMBRE 1976LOTTA PER IL POTERE
Non v'è alcun dubbio che in Cina, dopo la morte di Mao, la situazione permane caotica e il partito, munito di una teoria eclettica, si trova diviso.
Si sa che, finché Mao era in vita, dominava il gruppo di destra capeggiato da Chou En-lai. Mao da «timoniere» dirigeva «con i centristi», frenando sia quelli di destra che quelli di sinistra, che stavano a «spada sguainata» uno contro l'altro.
Nel gruppo di Chou, subito dopo questi, veniva Teng Hsiaoping che doveva sostituirlo. Mao era d'accordo, ma la sinistra era contraria a ciò. Morto Chou, Mao si è trovato davanti ad un bivio. Non riusci ad imporsi a quelli di sinistra e questi si misero a smascherare Teng sin da quando Mao era ancora in vita. Egli riuscì a mantenere Teng nel partito, ma la destra era in pericolo. Allora Mao, questo equilibrista, tirò fuori dal cappello il centrista Hua Kuo-feng e lo nominò viceprimoministro e primo vicepresidente del partito. La sinistra non era d'accordo neppure con questa decisione di Mao. In questo periodo, che durò circa un anno, i centristi strinsero alleanza con i destri e decisero che, dopo la morte di Mao, Hua Kuo-feng diventasse presidente del Partito Comunista Cinese, anzi, prima della sua morte, diventasse primo ministro e comandante in capo dell'esercito. E cosiavvenne. Appena morto Mao, Hua Kuo-feng e l'esercito arrestarono i capi della sinistra e, senza convocare né l'Ufficio Politico né il Comitato Centrale, egli venne investito di queste cariche.
Ma per i destri e per gli uomini di Chou En-lai e di Teng Hsiao-ping, la permanenza di Hua Kuo-feng al potere era provvisoria, doveva durare fino alla realizzazione del golpe e allo smascheramento del gruppo dei «quattro», dopo egli avrebbe dovuto cedere il posto ad un altro più forte, ad una personalità della fazione di destra, che aveva avuto anche il consenso di Mao e di Chou. Questi era Teng Hsiao-ping.
Hua Kuo-feng mosse i primi passi sostenendo che «.era stato designato da Mao». Egli prese gusto alle cariche e ai titoli. Dopo aver «smascherato» in modo banale e calunnioso i «quattro», Hua ha ritenuto di aver consolidato le sue posizioni. ma sicuramente non è posi. La destra vuole Teng. Anche Hua vuole Teng, ma certamente chiede che questi faccia una certa autocritica, prima di riabilitarlo ed assegnarli poi un posto, ma non quello di presidente del partito. M.a Teng e i suoi sostenitori non accettano questo, ragion per cui hanno bloccato Hua Ktaofeng. Questi è al vertice illegalmente e non convoca affatto il Comitato Centrale, perché qui vi sono elementi della sinistra, del centro, della destra e gente di tutti i colori. Allora Teng fa pressione su Hua e questi su Teng. Hua continua a «criticare» (oh! con quanta mitezza!) alcuni errori di destra di Teng, affinché costui faccia come vuole lui. Ma Teng «è cocciuto», vuole tutto il potere e non ne accetta di meno. E' proprio in questo che sta il conflitto.
Hua Kuo-feng si batte per rimanere al potere con una parte dei militari che lo sostengono e manovra insieme a loro. Ila convocato la presidenza dell'Assemblea Nazionale Popolare, avendo come precipuo scopo quello di designare la moglie di Chou En-lai a vicepresidente dell'Assemblea Popolare. Hua ha presentato questa candidatura sostenendo che «Mao gli aveva raccomandato un anno prima di nominare la moglie di Chou a questa funzione». Si dice che la moglie di Chou sia la sorella di Teng Hsiaoping. Con questa manovra Hua vuole mostrare al popolo e ai destri che «godeva della fiducia di M.ao», che Mao gli disse di «liquidare quelli di sinistra», che Mao gli disse «dal momento che sei tu alla guida, posso morire tranquillo», che sempre Mao gli disse «assegna alla moglie di Chou questo alto incarico. Con questa sua ultima iniziativa Hua Kuo-feng cerca di attirare a sé una parte del gruppo di destra, gli uomini di Chou En-lai.
In altre parole, in Cina la lotta per il potere non solo non si è conclusa, ma è invece appena cominciata. L'esercito vi svolgerà un ruolo decisivo e da questo ruolo dipende se il potere resterà nelle mani di Hua Kuo-feng, di Teng Hsiao-ping o di qualche altro elemento di destra altrettanto forte come Teng.
In questa situazione il Partito Comunista Cinese non svolge alcun ruolo, ossia svolge un ruolo formale, quello cioè di approvare nelle sue riunioni, anche queste formali, le decisioni prese dai golpisti che si trovano al vertice. Il Partito Comunista Cinese, a quanto pare, conserva solo il nome e la facciata. Esso si presentò nel mondo e :nel movimento comunista come un partito «con una linea rivoluzionaria, marxista-leninista, con la struttura di un partito del tipo di quello di Lenin». I fatti hanno però dimostrato che non era tale. Il popolo cinese ha lottato, i comunisti rivoluzionari con Mao ed altri hanno lottato, ma si è trattato di una lotta di liberazione nazionale che non ha consolidato né il partito sulla base delle norme marxiste-leniniste, né il potere sotto forma di dittatura del proletariato. Anche gli algerini hanno combattuto come nazionalisti, ma hanno però spazzato via i loro nemici, mentre i comunisti cinesi no. Ed è per questo che soffrono.
GIOVEDI
2 DICEMBRE 1976
PARTITO DISORIENTATO
La questione del Partito Comunista Cinese possiamo definirla come qualche cosa di misterioso. Apparentemente sembra un partito legale e infatti lo è. E' un partito al potere che ha una sua politica, una sua stampa, una sua organizzazione. Si diceva che tutto era guidato dal marxismo-leninismo ed ora a questa parola d'ordine è andato ad aggiungersi anche il «maotsetungpensiero». Tuttavia, il Partito Comunista Cinese è un partito che vive ed opera nella clandestinità. I suoi congressi sono stati rari; anche le riunioni del Comitato Centrale e dell'Ufficio Politico sono state rare e si sono svolte nella massima segretezza, come in tempo di guerra. Solo l'8° Congresso è stato tenuto apertamente, vi sono state invitate le delegazioni dei partiti fratelli ed è stata permessa la distribuzione dei rapporti. Anche l'ultimo Congresso, dove hanno parlato Chou En-lai e Wang Hun-ven, si è tenuto in modo semiaperto, ma nessuna delegazione di partiti fratelli è stata invitata a parteciparvi. Tutto il resto rimane nell'oscurità. Solo il «Renmin Ribao» scrive lunghi articoli propagandistici, che difficilmente qualcuno legge, perché pieni di formule, di citazioni, di parole d'ordine tutte uguali, lanciate da Mao Tsetung prima della liberazione. E' difficile, molto difficile riuscire a sapere se è stato convocato qualche plenum, chi vi ha parlato, quali problemi siano stati posti e che decisioni siano state prese. Non trapela nulla, tranne alcune istruzioni di carattere generale che non si sa neppure da chi siano state formulate. Si parla dell'agricultura, di Tachai, collegandola anche questa con qualche citazione di Mao e facendo, cosi, della propaganda.
E' nostra impressione che il Partito Comunista Cinese viva di slogan ed operi per mezzo di ordini. Fuori, con noi e con gli altri, perfino gli uomini della direzione cinese, ad eccezione di quanto faceva Chou En-lai, parlano per mezzo di citazioni ,e slogan anche delle situazioni più svariate e complesse. Sembra sia stata imposta «la parola d'ordine del silenzio», «non date nulla, .ma prendete solo». Questo può essere vero e deve esserci qualche cosa sotto, in altre parole o viene mantenuto un riserbo malsano anche nei riguardi dei compagni e degli amici, o si tratta di una educazione talmente abituale da parte del partito che nessuno sa dire altro .all'infuori delle formule che vengono presentate dalla stampa e dalla radio. Entrambe queste versioni devono essere vere.
E' un fatto incontestabile che il Partito Comunista Cinese, con questo «grande» presidente e con questi «illustri» dirigenti, a tutt'oggi non ha ancora una Storia del Partito scritta e approvata ufficialmente. No, questa storia non esiste! Dove possono studiare le nuove generazioni in Cina la storia del loro partito comunista, con tutti i suoi pregi e i suoi errori? In nessun posto. Per lo meno pubblicamente non esiste niente del genere. Che abbiano qualche storia del Partito Comunista Cinese mantenuta segreta? Questo è impossibile. Allora perché non viene scritta? Mancano di uomini oppure di mezzi? Nessuna delle due cose può essere. E allora? E' difficile per loro scrivere la Storia del loro Partito, perché è difficile per loro analizzare la sua linea e la sua lotta. E' difficile per loro stabilire ed analizzare nell'ottica del nmarxismo-leninismo le tappe attraverso le quali è passato, le vicende, i mutamenti e le loro cause, il ruolo di questo o quel dirigente o gruppo ecc. Coloro che devono fare questo, scrivendo un documento del genere, devono anche assumersi la responsabilità del suo contenuto, perché il mondo giudicherà e li vedrà come in uno specchio. Coloro che possono scriverla, non possono farlo nell'ottica del marxismo-leninismo, perché non sono marxisti-leninisti, perché sono opportunisti, pragmatisti e sono stati impegnati per decine di anni consecutivi in frazioni e complotti, perché si sono trovati in una instabilità politica ed ideologica stupefacente. Non si può spiegare diversamene il fatto che la storia di un simile partito comunista, così ricco di vicende, di pregi e difetti, con tante attività frazionistiche, non sia ancora venuta alla luce, per poter servire come grande esperienza ai comunisti cinesi, al popolo cinese e agli altri.
Non solo questa, ma non è stata scritta nemmeno la storia della grande lotta di liberazione della Cina e non hanno neppur l'intenzione di scriverla. Intendo parlare di una storia scientifica e non di scritti isolati, in cui i fatti vengono descritti come nelle leggende dei «.cavalieri» del medio evo e il loro capo leggendario è il presidente Mao. Noi sappiamo che la guerra è stata fatta, allora perché non viene scritta questa ricca storia afinché la gente abbia modo di studiarla? A mio parre, i motivi sono quegli stessi menzionati anche riguardo la Storia del Partito.
Il Partito Comunista Cinese non ha mai avuto un asse marxista-leninista. Persone diverse, che non erano educate con la teoria marxista-leninista e che non traevano insegnamento dagli eventi, si facevano avanti ed attuavano una politica congiunturale, «indipendente», come «comunisti» in un «partito comunista», che non aveva un asse marxista-leninista.
Queste persone raggiungevano la direzione, diventavano carrieriste, si sforzavano di accaparrarsi il potere ed entravano in conflitto con altri gruppi altrettanto privi di princìpi. Le rivalità e gli scontri fra le frazioni erano chiamate lotte e secondo gli slogan cinesi le lotte di questo genere, condotte da Mao Tsetung, sono state 10 o 11. Queste 10 lotte sono indicate anche con i nomi dei frazionisti e questo è tutto. Si dice in modo semplicistico che essi «erano contro la linea di Mao Tsetung», che «Mio Tsetung li ha liquidati» ecc. Ma Mao Tsetung non ha liquidato i frazionisti né fisicamente, né ideologicamente, dal momento che ha predicato fino in fondo le «cento scuole». Per quanto riguarda la liquidazione di qualche gruppo, possiamo trarre la conclusione che Mao è giunto a ciò perché veniva minacciato il suo potere peronale.
Dunque, in Cina il parlto era l'organo di alcuni individui che si battevano per conser,are il potere e non un partito del proletariato, mentre il poteri che essi difendevano era il potere di questi individui e non qullo della dittatura del proletariato.
Com'era organizzato, colle lavorava e come veniva educato questo partito? Anche questo è e rimane per noi un mistero. In nessuna occasione, ci è stato detto qualcosa in proposito, non ci è mai stata fatta conoscere nessuna esperienza, a nessuna nostra delegazione di partib vera e propria hanno permesso di recarsi in Cina. Noi invece facevamo tutto il contrario. Spiegavamo senza riserve ai 2inesi come il nostro Partito assolveva i suoi compiti politici c ideologici sul piano organizzativo. Essi non l'hanno mai fatto. Nel Partito Comunista Cinese il lavoro doveva essere molto debole. In apparenza, numericamente, esso è un grande partito, na è degenerato all'interno, perché degenerate erano la sua dire;ione e la sua linea.
Le innumerevoli frazioni che vegetavano in seno al partito svolgevano anche alla base un'attività frazionistica. Nel partito ora saliva una frazione e scendeva l'altra, ora avveniva il contrario. Questo gioco stava fxendosi pericoloso. Uomini nuovi dalle file degli operaie delle altre classi salivano, venivano al partito, erano pieni di entusiasmo e di slancio rivoluzionario, ma il lavoro per la loro educazione zoppicava. Tutto veniva incanalato nell'idealizzazione del lirigente principale che «non sbagliava mai». Tutti, compresi i frazionasti, lottavano sott'acqua sventolando la, bandiera di Mto. Che possiamo dire di tutti quei dirigenti, vecchi e nuovi, chesono stati condannati negli ultimi anni, come Lin Piao, Chen R-ta, Chian Ching, Yao Wen-yuan, Chang Chun-ciao e Wang Htn-ven? Di loro ci avevano detto che erano brave persone e, par quel che abbiamo potuto conoscerli, ci sono semlbrati tali. Fra i dirigenti cinesi Kan Sheng ci è sembrato un rivoluzionario deciso, un compagno serio, di formazione marxista-leninista e il più internazionalista di tutti i dirigenti cinesi che abbiamc conosciuto. Ora tutti questi vengono gravemente accusati come «elementi di destra ed estremamente immorali», eccettuato Kan Sheng, che è morto, ma che si sa che era sostenitore degli elementi di sinistra.
Cosa sappiamo di questi compagni che possono bene aver commesso qualche errore in questo caos e in questo guazzabuglio di idee e di azioni confuse che si sono avute in Cina? Poche cose. Essi hanno lottato durante la Rivoluzione Culturale, «hanno attaccato i quartieri generali» dei revisionisti e della reazione, hanno attaccato Liu Shao-chi. Erano contro i revisionisti sovietici e l'imperialismo americano. (Fino a che punto Lin Piao era legato ai sovietici noi non lo sappiamo e non possiamo mettere, per questo, la mano sul fuoco). Essi volevano condurre questa rivoluzione fino in fondo. Mao e Chou En-lai, assieme agli elementi di destra, li hanno ostacolati. Che formazione marxistaleninista aveva questa gente? Quella di tutto il partito, ma, a quanto pare, essi erano giunti a pensare che questa catena, che stava strangolando la Cina, doveva essere spezzata. Lottavano forse anch' essi per il potere? Non possiamo affermarlo, e neanche mettere la mano sul fuoco al riguardo.
Con gli altri, che avevano Chou alla testa, noi abbiamo polemizzato su questioni di principio ed abbiamo lottato contro di loro, perché conoscevamo bene chi erano.
Quanto è avvenuto oggi in Cina non è che una replica delle lotte frazionistiche di cui ho già parlato, ma questa lotta è avvenuta dopo la morte di Mao. che aveva permesso alla destra di rafforzarsi -e di tenere le redini in mano per indebolire l'ala rivoluzionaria. Mao non poteva più condurre la sua politica di equilibrio e perciò la reazione ha colpito gli elementi rivoluzionari della sinistra, ma questa volta essa andrà fino in fondo.
Noi siamo stati e siamo con la rivoluzione e con i rivoluzionari e speriamo e desideriamo che in Cina la rivoluzione non sia guidata dalla «bandiera del maotsntungpensiero», ma dalle idee di Marx, Engels, Lenin e Stalin. Solo così la rivoluzione trionferà in Cina.
LUNEDI
6 DICEMBRE 1976
UNA DIREZIONE NON STABILIZZATA
La nuova direzione cinese nuota in un indescrivibile caos politiico, ideologico e organizzativo, Non è visibile nessun indizio di stabilità, sia pure sulla via errata su cui si è incamminato Hua Kuo-feng. Tutti si atteggiano a prosecutori della linea di Mao, affermano di esserlo, ma questo non è vero. La linea non marxista-leninista di Mao sembrava stabile, ma non lo era e non poteva esserlo. Ma perché non poteva esserlo? Perché Mao non applicava la teoria marxista-leninista nella politica, nell'ideologia e nell'organizzazione dello Stato di dittatura del proletariato. E questo era il risultato del fatto che Mao non aveva né costruito, né educato il Partito Comunista Cinese come partito marxista-leninista.
Mao, come teorico, non era marxista. Secondo lui, la forza dirigete della rivoluzione erano le masse contadine e non il proletariato. Egli ha sempre sottovalutato il proletariato e i sindacati, fino a quando Chiang Kai-shek li ha colpiti duramente durante la controrivoluzione di Shanghai. In seguito e fino alla sua morte, Mao ha considerato il cosiddetto terzo mondo come «la più grande forza motrice contro l'imperialismo e il socialimperialismo». Questo è il filo nero della linea opportunistica non marxista di Mao, che si esprime nelle formule «la campagna deve accerchiar la città» e «la Cina fa parte del terzo mondo». Dalle teorie antimarxiste di Mao risulta la conclusione antimarxista secondo cui là dove il capitalismo ha liquidato le masse contadine trasformando i contadini in disoccupati o in operai schiavi dei consorzi capitalisti, la prospettiva che il proletariato si sollevi nella rivoluzione rimane preclusa.
Mao, che viene esaltato come «grande marxista-leninistanon è che un eclettico, un pragmatista e, come tale, un opportunista. Seguire la teoria dello «sbocciare dei cento fiori e del contendere di cento scuole», questa è precisamente l'essenza del pragmatismo più opportunista, che porta alla pluralità dei partiti, che mina il ruolo guida del Partito Comunista Cinese nella rivoluzione e nell'edificazione del socialismo e conduce quindi alla restaurazione del capitalismo. Questa non può essere definita tattica o astuzia, come vogliono dire alcuni che cercano di difendere ardentemente la verniciatura rossa di Mao e secondo i quali Mao avrebbe lanciato questa parola d'ordine per vedere «dove sta rintanata la lepre» e, con un solo colpo, «uccidere tutte le lepri». No, con la sua teoria Mao non ha colpito né colpirà mai i nemici di classe. La lotta di classe, la dittatura del proletariato, il partito del proletariato non sono esistiti in Cina e non hanno mai agito nel debito modo sulla via marxista-leninista. In realtà questi erano slogan e solo slogan, perché in Cina sono esistite e continuano ad esistere le «cento scuole».
Mao Tsetung ha detto: «Nel Comitato Centrale bastano lo persone che sappiano che cos'è il marxismo». Quest'affermazione, di per sé, chiarisce il significato dello «sbocciare dei cento fiori e delle cento scuole» e mostra verso quale baratro questa teoria conduce. Nel partito, ha detto Mao, «esistono tre correnti, quindi tre gruppi: gli elementi di sinistra, i centristi e gli elementi di destra». Cosi Mao conferma di propria bocca l'esistenza delle «cento scuole», che si sono raccolte nei tre gruppi e nelle tre linee del partito e che la pratica cinese riduce a due.
Negli anni del «grande balzo», egli aveva predicato che in 30 anni si poteva costruire il comunismo. Poi, quando questa politica fallì, vi rinunciò e «rimandò» la vittoria del socialismo a decine di migliaia di anni dopo.
Egli scriveva inoltre che «ogni 7 anni avrà luogo una rivoluzione, prenderanno il potere gli elementi di destra, poi quelli di sinistra e così via per diecimila anni di seguito». Questa intera teoria, messa in pratica da Mao Tsetung, è tipicamente piccolo borghese contadina. Essa ha inoltre provocato questo grande caos o, per meglio dire, con l'appoggio di Mao Tsetung la destra ha attualmente preso il potere ed agisce, inganna, opprime e denigra sotto la bandiera di Mao.
Mao ha parlato contro il «culto di Stalin-, ma ha permesso che fosse creato nei suoi riguardi un culto che assume aspetti scandalosi, coltivando nelle vaste masse della Cina una venerazione quasi del tutto religiosa, come se si trattase di una divinità. Non è certo segno di modestia... (per non dire di più) l'aver egli acconsentito che fosse sfrenatamente gonfiato il suo culto, che raggiunse l'apice durante la Rivoluzione Culturale nei discorsi e nelle mistificazioni di Lin Piao e compagni, quando questi giunsero al punto di mettere il segno di uguale fra il marxismo-leninismo e il «maotsetungpensiero» e di dichiarare che il «maotsetungpensiero è il marxismo-leninismo dei nostri giorni». Per gli elementi di destra, che hanno preso il potere, il culto di Mao è stato di grande ostacolo finché egli era in vita, ma anche ora che è morto la «sua fama» continua e li ostacola. La destra combatterà dunque questo ostacolo, fino a ridurlo ad un'ombra, cioè fino a far sparire completamente il mito di Mao. Finché Mao era in vita, né gli elementi di sinistra osavano agire sulla via rivoluzionaria né quelli di destra sulla loro via controrivoluzionaria. Questi ultimi con Hua Kuo-feng si sono ora impossessati del potere nel partito e nello Stato con la forza, attraverso un putsch. La destra ha messo al suo servizio i «centristi» e sta colpendo e colpirà con forza ancora maggiore la sinistra. Ha arrestato il gruppo dei «quattro», come anche molti altri quadri importanti, che noi non conosciano. Continuerà ad intimidire, colpire, compromettere i rimanenti elementi di sinistra e poi Hua Kuo-feng, o qualche altro reazionario ancora più feroce di lui, verrà al potere per instaurare la dittatura fascista e restaurare il capitalismo in Cina.
La destra, nella sua attività all'interno del paese, fingerà di lottare sotto la bandiera di Mao, fino a quando creerà un proprio Mao. Le citazioni di Mao saranno all'ordine del giorno, perché sono le opinioni di un dirigente opportunista, paeudocomunysta, pragmatista, sognatore e idealista. I punti di vista di Mao sono stati soprannominati «maotsetungpensiero» e la propaganda cinese, non senza intenzione, ha creato la formula «marxismo-leninismo uguale maotsetungpensiaro». Questa è una formula antimarxista sia in teoria che in pratica, poiché il «maotsetungpensiero» non solo non è marxismo-leninismo, ma è il suo opposto in molte questioni teoriche fondamentali e anche nella sua attuazione pratica.
Perché si faceva questo? Lo si faceva per combattere il marxismo-leninismo come teoria e come pratica rivoluzionaria, per conservarlo come una formula morta, coane fanno i revisionisti moderni. Al suo posto i cinesi hanno escogitato il «maotsetungpensiero», che è una teoria e una pratica non rivoluzionaria. Questo è un modo di agire antimarxista, controrivoluzionario e revisionista. Indica in modo chiaro la natura egemonistiéa della politica e dell'ideologia di questo grande Stato e di :questo partito numericamente grande, ma .non marxista-leninista.
La destra conserverà il «maotsetungpenaiero» per propagandare l'anticomunismo nel mondo, conservando nel medesimo benpo Mao imbalsamato nel mausoleo. Gasi la destra cinese ha messo Mao nel mausoleo per innalzarlo allo stesso livello del grande Lenin. Dunque, secondo i cinesi, attualmente vi sono «due Lenin», «due comunismi» e «due Stati socialisti». Dualità di linee sia nel partito che nel mondo. Cosi i comunisti del mondo devono scegliere o il marxismo-leninismo, o il «maotsetungpensiero». I revisionisti sovietici dicono: «Noi siamo leninisti». I revisionisti cinesi dicono: «Noi siamo maoisti». Entrambi però non hanno nulla in comune con Marx e Lenir, sono loro nenici, sono rinnegati del comunismo. Marx e Lenin appartengono agli autentici comunisti, appartengono ai rivoluzionari del mondo.
Ma come ho detto più sopra, le citazioni di Mao sono a doppio taglio. Oltre a quelle già note, la destra impiega altre citazioni di Mao, dette o non dette, aggiustandole e sistemandole come vuole e nel modo in cui più le servono. Dove si trovano queste citazioni dette e non dette di Mao? Nell'aria, nei ricordi di questo o di quello, oppure nei verbali in bella o in brutta copia? Ora Hua Kuo-feng ha preso la decisione di pubblicare le opere di Mao ed ha costituito anche una commissione al riguardo. Tutto il mondo conosce solo i 4 volumi di Mao Tsetung scritti prima della liberazione. Per quanto riguarda il 'periodo posteriore alla liberazione, non è stato pubblicato quasi nessuno scritto, nessuna relazione, nessun discorso di Mao. E' straordinario!! Perché il presidente Mao, il cui culto veniva portato alle stelle, non permetteva che nessuno dei suoi gioielli venisse alla luce?! Ma si trattava proprio di gioielli oppure di carbone e cenere?!
Ora Hua Kuo-feng porterà alla luce questi gioielli, ma non si sa quando e come. Egli darà da mangiare al mondo queste «foglie di cavolo» e con esse saranno «educati» i sostenitori del «terzo mondo» e sarà «riempita loro la testa», perché, quanto agli autentici comunisti, questi non le manderanno giù!
Del golpe fatto dalla destra egli incolpa gli elementi di sinistra che definisce « di destra, fascisti, revisionisti» ecc. Teng Hsiao-ping, che è di destra e come tale è stato accanitamente avversato dalla sinistra, per opportunismo continua ad essere considerato di destra da Hua Kuo-feng che spaccia sé stesso per centuista, come Mao. Va un po' a carpire questa logica «geniale» del nuovo presidente. Costui considera il gruppo dei «quattro» come responsabile di avere deformato i pensieri di Mao, cosa che sta facendo lui stesso.
Il nuovo presidente e i suoi soci della destra, in mancanza di accuse politiche contro il gruppo dei «quattro» osi servono delle più sconce, delle più immorali accuse personali. Quando non hai argomenti, sei costretto a ricorrere alle infamie, caro Hua Kuo-feng! La stessa borghesia, e la stessa reazione, quando condannano i comunisti, muovono nei loro confronti solo accuse politiche, mentre in Gina la destra sta dando prova di essere ancora più reazionaria della reazione più nera.
Ma perché la destra ha sollevato tutto questo luridume?
Lo ha fatto perché si trova su posizioni completamente reazionarie, lo ha fatto per screditare completamente Mao e per giungere alla conclusione secondo cui «com'era mai possibile che Mao avesse come moglie una puttana, che avesse nell'Ufficio Politico degli agenti del Kuomintang e dei sovietici, dei cospiratori, degli attentatori» ecc. Nel contempo la destra mira ad impressionare con questo ciarpame la gente semplice e onesta cinese. Essa tenta di prendere due piccioni con una fava.
La destra, con la massima sfrontatezza, riguardo tutte le infamie che ha conunesso essa stessa nella gestione del potere,, nell'economia, nell'esercito e ovunque, dice che la colpa è del gruppo dei «quattro». Tutto il mondo sa però che il potere, l'economia, l'esercito e il partito erano nelle mani degli elementi di destra, di Chou En-lai, di Yeh Chen-yi, di Li Sien-vien e della loro banda.
Questo caos proseguirà in Cina. Ma i rivoluzionari resteranno muti, si piegheranno davanti a questa banda di criminali? Il tempo lo dimostrerà. Per il momento, in questo caos, nella mente dei cinesi e nelle file dei semplici comunisti ci sono la paura, l'incertezza, la confusione politica, ideologica, economica e organizzativa
GIOVEDI
9 DICEMBRE 1976
NOTA CINESE SENZA INDIRIZZO E SENZA FIRMA
Il compagno Behar Shtylla è stato ricevuto ieri da Li Sien-nien, che gli ha consegnato una «nota verbale», come può essere rivolta una protesta da un ministero degli esteri ad un altro governo. Ma almeno le note verbali ministeriali hanno un indirizzo, mentre la «nota» dei cinesi non aveva né indirizzo né firma e in sostanza vi si diceva: «II compagno Hua Kuo-feng dice che al 7° Congresso del PLA sono state pubblicamente attaccate con allusioni la linea del Partito Comunista Cinese e le idee strategiche di Mao Tsetung a proposito di alcuni importanti problemi, riguardanti soprattutto la situazione internazionale. Tutto questo egli non lo considera giusto né basato sul :marxismo-leninismo, perché nuoce all'amicizia, all'unità del movimento, rivela ai nemici le divergenze esistenti fra i due partiti fratelli», ecc. Si menziona la nostra lettera del 1964 (sui confini Cino-sovietici), a proposito della quale Mao ha detto che non ci avrebbe risposto, perché non voleva sviluppare polemiche, ragion per cui anch'essi «non risponderanno alle accuse», ecc. Questo è bui riassunto fornitoci da Behar delle due pagine della «nota verbale», che ci farà pervenire domani per via aerea.
E' la prima volta che i revisionisti cinesi attaccano apertamente il Partito del Lavoro d'Albania con un «documento», che domani potranno sconfessare. I cinesi non rilasciano mai documenti ufficiali. L'attuale direzione revisionista cinese si trova in una posizione difficile, all'interno del paese e fuori. La situazione interna l'ho spiegata molte volte, mentre la .politica estera della Cina sta subendo delle disfatte.
Sul piano interno la direzione cinese accusa il gruppo dei «quattro», collegandolo con Lin Piao, e li definisce tutti come colpevoli di tutti i reali, li definisce agenti dei sovietici ecc. Sul piano esterno, con questa «nota», muove al Partito del Lavoro d'Albania l'accusa di attaccare la, strategia di Mao, vale a dire di essere noi la causa della «disfatta della Cina all'estero» e ci accusa, quindi, di essere «contro la strategia di Mao», di «aiutare i sovietici». Secondo loro noi costituiamo «un blocco con i quattro e con Lin Piao». Tutte queste allusioni mirano ad intimidirci e ingiungerci di seguire la loro linea, perché «altrimenti prenderanno ulteriori misure, taglieranno i crediti» ed avanzano altre minacce camuffate. La loro logica revisionista spinge gli attuali dirigenti cinesi a pensare che «sono loro a mantenerci in vita», che «l'Albania socialista vive grazie a loro», che «se loro ci abbandonano, noi ci legheremo alle superpotenze e cosi sarà confermata la loro .propaganda» ecc. Tutto questo somiglia come due gocce d'acqua alle azioni del revisionista Krusciov e dei suoi seguaci contro di noi!
Noi dobbiamo rispondere ai provocatori, putschisti, revisionisti e antimarxisti cinesi e smascherare i loro puniti di vista sciovinisti di grande Stato.
La lettera che invieremo loro, contrariamente alla loro nota verbale, dev'essere redatta ufficialmente a nome del Comitato Centrale ed avere il seguente contenuto:
Primo,, il PLA è un partito marxista-leninista indipendente e spetta solo a lui formulare la propria linea, nell'ottica della teoria marxistá-leninista, in balse ad anqalisi realistiche della situazione interna ed estera. Il PLA non mercanteggia i principi marxisti-leninisti, è guidato da una sua strategia, da lui stesso elaborata, e determina tattiche adatte a questa strategia. Il PLA non permette che qualcun altro gli imponga una strategia che giudica non adatta. Basandosi stille sue norme marxisteleniniste, accetta le critiche che gli possono muovere i partiti marxisti-leninisti fratelli ed è pronto a discutere con essi di molti problemi e quindi, per reciprocità, anche il Partito del Lavoro d'Albania riguardo i partiti fratelli ha questo diritto.
Secondo, il Partito del Lavoro d'Albania ha sempre espresso apertamente la sua linea e la sua strategia e le critiche contro i nemici le ha fatte e le fa debitamente indirizzate e mai con allusioni e dietro le spalle. Perciò il Partito del Lavoro d'Albania e il suo Comitato Centrale respingono con decisione le accuse, mosse da Hua Kuo-feng e dall'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese contro il Partito del Lavoro d'Albania e il suo 7° Congresso, di aver attaccato la linea del PC Cinese ecc. Anzi, il Partito del Lavoro d'Albania ha parlato con calore dell'amicázia con 1a Cina ecc. Siete dunque voi che attaccate il Partito del Lavoro d'Albania e il suo7° Congresso.
Terzo, dal momento che ci accusa, il Partito Comunista Cinese ha il dovere di dirci su quali .importanti problemi» abbiamo attaccato il Partito Comunista Cinese e la strategia di Mao, Tsetung e di chiarirci questa sua strategia, affinché possiamo giudicare se siamo noi o siete voi ad avere ragione e sapere, se si parla di attacchi, chi di noi attacca l'altro. Noi aspettiamo queste spiegazioni e non accettiamo la vostra affermazione di non volerrispondere agli attacchi che il nostro Partito avrebbe sferrato contro di voi, perché «non volete dar luogo a polemiche». In realtà, con questo comportamento, siete voi ad iniziare la polemica. Questo atteggiamento del compagno Hua Kuo-feng e dell'Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese è per noi inaccettabile e dobbiamo prendere atto che voi non accettate il confronto delle opinioni e Pappianamento delle controversie o delle divergenze, se, come sostenete, ce ne sono. Noi vi diciamo, da compagni, che bisogna assolutamente fare questo. Nessuno dei nostri partiti, né il Partito del Lavoro d'Albania né il Partito Comunista Cinese, possono accettare opinioni e decisioni unilaterali.
Tra di noi esistono due dichiarazioni, firmate una nel 1964 e l'altra nel 1966, in cui si dice che dobbiamo procedere a consultazioni riguardo le questioni della strategia. Queste dichiarazioni voi le avete calpestate anche riguardo i problemi cardinali, per i quelli non vi siete consultati con il nostro Partito; noi non siamo stati assolutamente interpellati né messi al corrente da voi, oppure siamo stati messi di fronte al fatto compiuto.
Nella vostra «nota» viene citata la nostra lettera del 1964. Noi pensavamo e pensiamo che questa lettera è di grande importanza politica, ideologica e strategica perché la questione da noi sollevata sembrava essere una questione vostra e, infatti; è una questione vostra, ma nel contempo riguardava anche noi e la rivoluzione mondiale. Voi non ci avete messo al corrente, come partito fratello, mentre noi, in modo molto fraterno. vi abbiamo espresso la nostra opinione. E la questione è rimas ta fra i nostri due partiti. Certamente citando questa lettera avete i vostri obiettivi attuali o di prospettiva, ma vi assicuriamo che di quella lettera nessuno, in nessun caso e in nessun momento, potrà servirsene contro il Partito del Lavoro d'Albania. Ma avverrà il contrario.
Ma questa non è la sola lettera da noi indirizzata al Comitato Centrale del PC Cinese e al compagno Mao Tsetung. Anche le altre trattavano importanti questioni di strategia e .ili tattica. Si è trattato di lettere amichevoli, aperte e sincere.
Vi abbiamo inviato anche un'altra lettera, datata 6 agosto 1971, con la quale denunciavamo la vostra decisione di accogliere in Cina il presidente americano Nixon. Abbiamo agito in questo modo perché fummo messi di fronte ad un fatto compiuto, incompatibile con la grande amicizia fra i nostri due partiti e con la dichiarazione congiunta. La vostra iniziativa riguardava un problema di grande portata internazionale. Ma anche questa nostra lettera è rimasta senza risposta. Il Partito del Lavoro d'Albania ha continuato a seguire la sua strategia e la sua linea e nel contempo a temprare l'amicizia albano-cinese.
Un'altra lettera del Comitato Centrale del Partito del Lavoro d'Albania. firmata dal suo Primo Segretario, è stata indirizzata il 12 novembre 1975 al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e a Mao Tsetung, ma anche ew.esta è rimasta senza risposta, mentre con le vostre azioni avete reso più acuta la situazione. Tuttavia, in merito a queste questioni abbiamo mantenute e manteniamo il massimo riserbo.
Il Comitato Centrale del Partito del Lavoro d'Albania ha invece risposto negativamente alla proposta fatta da Liu Shaochi il 27 giugno 1962 su una questione di grande importanza strategica («il fronte antimperialista anche con i revisionisti») e l'ha respinta.
Il 29 ottobre 1964 abbiamo risposto negativamente alle proposte del compagno Chou En-lai su questioni strategiche (di recarci a Mosca dopo la caduta di Krusciov) e le abbiamo respinte.
Il 15 giugno 1975 il Comitato Centrale del Partito del Lavoro d'Albania non ha accettato ed ha respinto la proposta di Chou En-lai, rinnovata ben due volte in due date differenti, a proposito dell'alleanza con la Jugoslavia e la Romania. Ma tutto questo è rimasto fra noi, in nome dell'amicizia marxista-leninista fra i nostri due partiti e i nostri due popoli.
Tutto questo ed altro ancora noi l'abbiamo fatto seguendo una via normale, in base alle norme marxiste-leniniste. Era indispensabile farlo, .perché bisognava chiarire le cose e temprare l'amicizia.
Non abbiamo mai parlato dietro le vostre spalle, ma sempre apertamente, non abbiamo mai attaccato pubblicamente e con allusioni il Partito Comunista Cinese, come sostenete voi, non siamo mai entrati in polemica, ma dal momento che voi non ci avete dato altra possibilità, vi abbiamo detto tutto attraverso messaggi interni e in modo amichevole.
L'amicizia sulla via marxista-leninista con la Cina sorella e con il Partito Comunista Cinese ci è stata e ci è cara. Questo è stato pienamente confermato al nostro 7° Congresso e la linea del Congresso è la linea del Partito. Il nostro Comitato Centrale e il nostro Partito non si smuovono di un pollice da questa linea ed è per questo che la riconfermiamo per dare una risposa ella vostra nota verbale.
Primo, noi continueremo a temprare l'amicizia del Partito del Lavoro d'Albania e del popolo albanese con il Partito Comunista Cinese e il popolo cinese. Dal canto nostro continueremo a lottare seguendo la via marxista-leninista per superare qualsiasi ostacolo che i nemici potranno creare sulla strada della nostra amicizia. Quest'amicizia è estremamente necessaria sia a noi che a voi, nonché al movimento comunista internazionale.
Secondo, aspettiamo le vostre spiegazioni per sapere in che cosa vi abbiamo attaccato e quali sono la vostra strategia e la vostra tattica su queste questioni, dal momento che giudicate che «vi abbiamo attaccati indirettamente al 7° Congresso del Partito del Lavoro d'Albania».
P.S. Ho consegnato al compagno Ramiz alcune di queste tesi per preparare la risposta alla «nota» consegnataci da Li Sien-nien a nome di Hua Kuo-feng e dell'Ufficio Politico del Partito Comunista Cinese
LUNEDI
13 DICEMBRE 1976
I LACCHE DEI CINESI FALLIRANNO
Il presidente del Partito Comunista d'Australia (marxista-leninista),Edward Hill, che ha preso parte al 7° Congresso del nostro Partito ed ha espresso la sua «soddisfazione» e ha parlato «bene» al Congreso, dopo essere partito dal nostro paese ha inviato al nostro ambasciatore, il compagno Dhimitër Lamani, a Parigi una lettera indirizzata al compagno Ramiz. La lettera è stata consegnata al nostro ambasciatore dalla moglie di Hill, la quale ha detto che si tratta di alcune osservazioni di Hill sul 7° Congresso del PIA».
A quanto pare questo «comunista», che noi avevamo apprezzato come un compagno bravo e obiettivo, non ha avuto neppure un minimo di coraggio per conversare con qualcuno di noi, ma ha fatto le sue «osservazioni» per lettera. Queste sue «osservazioni» sono però attacchi, calunnie e provocazioni contro il nostro Partito, che ha tratto da sue deduzioni o ha preso dai cinesi, diventando in loro strumento.
La lettera non l'abbamo ancora ricevuta, ma il nostro ambasciatore ci ha comuniato per radiogramma le principali idee in essa contenute. Hill lice:
a) Perché il Partito del Lavoro d'Albania è favorevole ad organizzare riunioni anhe con molti partiti, mentre la Cina non lo è?» Questa non merita commenti da parte nostra. Il perché l'abbiamo già detto.
b) Perché al nostro Congresso non è stato detto che la Cina non è favorevole a riunioni multilaterali dei partiti? Anche questa domanda è tanto provocatoria quanto assurda. Ma il fatto che sollevi questa questione indica che costui deve perseguire fini più profondi.
c) Sebbene noi abbiamo spiegato perché si possono fare riunioni anche di molti partiti, questo revisionista trae la conclusione che facciamo questo «per far ritornare la Cina sulla giusta via». Che commento si può fare a questa calunnia? Egli cerca di accusarci di voler schierare gli altri «dietro la nostra bandiera».
d) «Mao Tsetung è un grande marxista-leninista, questo l'ha dimostrato e lo dimostra la storia». Secondo costui, tutto ciò che egli ha fatto e detto è «prodigioso» ed aggiunge che «Mao va collocato dopo Marx e Lenin». E chi gliel'ha impedito di collocarlo dove vuole? Quanto a noi, mettiamo Marx, Engels, Lenin e Stalin. Anche questa è una provocazione e Hill con questo vuole imporci il «maotsetungpensiero». Tuttavia le sue accuse, secondo cui «il Partito del Lavoro d'Albania cerca di imporre agli altri le sue opinioni», sono infondate e non confermate dai fatti.
e) Hill calunnia affermando che al Congresso noi avremmo fatto opera di discriminazione nei confronti dei partiti del Vietnam, della Corea e del Laos, e aggiunge che su questi partiti ha molte cose da dire, perché non è d'accordo con loro.
f) Il «comunista» Hill non è d'accordo con la valutazione del nostro Partito nei riguardi del Comintern e nella sua sedicente analisi (di una pagina) afferma che Dimitrov «ha sbagliato» ed è stato criticato da Stalin».
Quant'è vigliacco quest'individuo che, per denigrare l'opera del Comintern, dice che Thorez, Togliatti, Duclos, Sharkey (che hanno tradito tutti) sono entrati per caso nel Comintern! In altre parole, egli nega il ruolo svolto dal Comintern per il consolidamento dei partiti comunisti del mondo e indirettamente vuol dire: «Ecco, quei partiti che il Comintern ha aiutato, hanno tradito».
Il compagno Lamani dice inoltre che Hill ha espresso anche le sue considerazioni «sulla situazione internazionale», considerazioni che sono in contrasto con l'analisi del nostro Congresso. Ma tutte queste cose le chiariremo meglio quando avremo ricevuto la sua lettera. Per ora posso dire solo che Hill si comporta da revisionista e da provocatore. In nessunissima occasione abbiamo mosso critiche alla Cina e a. Mao, e non abbiamo mai parlato di loro con Hill. Quello che abbiamo detto al Congresso, l'abbiamo detto anche in una conversazione che abbiamo avuto con lui, uno o die anni fa, dove non abbiamo affatto parlato male né della Cina né di Mao, ma soltanto bene. Sia
la prima volta che la seonda, Hill si è mostrato ipocrita e non ha osato manifestare le lue opinioni in modo da poter discutere da compagni. Risulta du:lque che egli era venuto «per riempire il sacco» da noi e vuotalo in Cina. A quanto pare, è in Cina che Hill ha ricevuto le direttive su come doveva agire. E' stato incaricato di fare delle provocazioni perché aprissimo con lui la polemica a proposito d un terzo partito, il Partito Comunista Cinese. Noi non siamo caduti in questo pantano. Questa loro manovra trotzkista la conosciamo fin dal tempo di Krusciov, il quale incaricava Jivkor e Kadar di provocarci.
La tattica dei cinesi è evidente. Ci mandano una «nota verbale», con cui ci accusane di aver «attaccato la linea del Partito Comunista Cinese e la strategia di Mao Tsetung» e stop, rilevando che «non rispondereho alle accuse, perché non vogliamo entrare in polemica». D’altro lato, invece, si servono di Hill, e forse anche di altri, per fmci entrare in polemica sulla questione della Cina. Con ciò Pers.guono lo scopo di scindere il movimento rivoluzionario e lunità dei partiti comunisti marxistileninisti. Una cosa del genere l'hanno già fatta da tempo con diversi partiti comunisti marxisti-leninisti, con i quali hanno rotto le relazioni, che inrattengono invece con ogni sorta di gruppi di provocatori che si autodefiniscono «maoisti». D'altra parte, facendo questo gioco, essi tentano di isolare il Partito del Lavoro d'Albania e diridurre la sua grande autorità.
Dobbiamo essere vigianti in tal senso, guardarci bene dai provocatori e difendere con tutte le forze la giusta linea del nostro Partito e la purezza del marxismo-leninismo. I revisionisti cinesi e i loro lacchè si screditeranno e falliranno.
Dobbiamo rispondere alla lettera di Hill, dicendogli che non avrà mai una risposta da parte nostra per questioni che riguarelano un terzo partito fratello. Confuteremo ad uno ad uno tutti i suoi punti di vista antimarxisti. Questo lo faremo in tono amichevole, come ha sempre fatto il nostro Partito, per mostrargli che non è nel giusto quando, riferendosi a noi, in qualche parte usa l'espressione «con passione», cosi come ci aveva accusati di comportarci Krusciov. Quanto alle questioni su cui egli ha una sua opinione personale, è libero di tenersela e sostenerla.
GIOVEDI
16 DICEMBRE 1976
GLI AGENTI DELLA CINA MOSTRANO LE ORECCHIE
Basandomi su un breve riassunto che il nostro ambasciatore a Parigi aveva fatto della lettera del presidente del Partito Comunista d'Australia (marxista-leninista), E. Hill, ho già scritto nel mio diario alcuni appunti. Questi appunti rispondono, per sommi capi, alle questioni sollevate nella traduzione riassuntiva inviataci dal nostro ambasciatore.
Ora ci è giunto il materiale inviato da Hill; è accompagnato anche da una breve lettera indirizzata al compagno Ramiz. Questo materiale di 15 pagine è stato scritto in uno stile conciso, con una pretesa vernice teorica, con citazioni ecc. e in un tempo record di appena un giorno, dopo la partenza di Hill da Tirana alla volta di Londra. Di qui il gran dubbio che il materiale sia stato preparato da lui o da qualcun'altro in precedenza, ed anzi che alcune delle sue principali «tesi» siano state preparate prima ancora che Hill venisse al nostro Congresso. Appena giunto a Londra, Hill deve aver trovato il materiale bell'è pronto e l'indomant, per mezzo di sua moglie, l'ha fatto pervenire a Parigi per consegnarlo al nostro ambasciatore.
Ci sono del tutto chiare le intenzioni dell'autore, che ho già esposto in questo diario, prima ancora che giungesse il testo completo del materiale, sebbene la sua traduzione fosse debole e il nostro ambasciatore ce ne avesse spedito solo un riassunto. Ora leggendo il testo completo risulta ancora più chiaro che il nocciolo fondamentale dei punti di vista di Hill consiste nel fatto che il Partito del Lavoro d'Albania non avrebbe avuto il diritto di esporre al 7° Congresso le sue opinioni sul movimento comunista internazionale. Nel materiale egli lascia intendere che non toccava al Partito del Lavoro d'Albania fare ciò.
Hill ci scrive che nel rapporto del Comitato Centrale del nostro Partito noi abbiamo svolto un'analisi dell'attività del Comintern, analisi che, secondo il suo parere, non sarebbe giusta. A questo proposito, non a caso, egli passa sotto silenzio quanto abbiamo sottolineato nel rapporto e che cioè non avevamo affatto intenzione di fare l'analisi dell'attività del Comintern, ma desideravamo dire solo che, di fronte al grave pericolo che minaccia i partiti comunisti marxisti-leninisti e che proviene dal revisionismo moderno e dalle due superpotenze, essi debbono senz'altro tenere riunioni non solo bilaterali, ma anche multilaterali in cui vengano discussi i problemi comuni. Avevamo inoltre rilevato che con l'attività svolta a suo tempo, il Comintern ha dato un rilevante contributo al consolidamento dei nuovi partiti marxisti-leninisti. Infine, nel rapporto abbiamo chiaramente sottolineato che non è assolutamente il momento di creare, oggi, un'organizzazione internazionale come quella del Comintern. Non siamo stati e non siamo favorevoli a questo, ma le riunioni dei rappresentanti dei partiti marxisti-leninisti devono diventare una pratica normale.
Da questa nostra conclusione, Hill deduce che il nostro punto di vista favorevole alle riunioni pluripartitiche si prefigge lo scopo «di far tornare sulla giusta via il Partito Comunista Cinese». Hill sembra volerci muovere l'osservazione che noi pensiamo che il Partito Comunista Cinese stia deviando. Egli non dispone di alcuna prova al riguardo, poiché al nostro Congresso non abbiamo attaccato il Partito Comunista Cinese, indipendentemente dalle nostre opinioni su molti suoi punti di vista e su molte sue posizioni. Al contrario, è proprio Hill che attacca in questa occasione il Comintern e lo accusa di aver commesso gravi errori di cui, secondo lui, era al corrente anche Lenin. Egli accusa anche noi, affermando che il Comintern non può essere scagionato con quel poco che abbiamo detto al riguardo al 7° Congresso del nostro Partito, dove abbiamo affermato che non si esclude che abbia commesso degli errori. Il signor Hill avrebbe voluto che nel rapporto noi avessimo precisato in che cosa consistevano gli errori del Comintern e quanto gravi erano questi errori. Ma non era affatto il caso di fare una cosa simile. Tuttavia Hill si prefigge ben altri fini.
Parallelamente al Comintern, Hill attacca anche Dimitrov. Secondo lui, Dimitrov avrebbe commesso errori, il suo famoso discorso sarebbe stato criticato da Stalin, perché non vi si
parlava della dittatura del proletariato. Come si sa, in questo discorso Dimitrov ha sviluppato la tesi della lotta contro il fa scismo. Ha parlato della necessità di creare fronti popolari con elementi e partiti progressisti, allo scopo di fermare lo slancio del fascismo tedesco e italiano che in quell'epoca costituiva una minaccia per i popoli. Non abbiamo mai sentito dire che Stalin abbia criticato il discorso di Dimitrov a questo riguardo.
D'altra parte, Hill trae la conclusione che questo discorso di Dimitrov «ha avuto conseguenze nella deviazione e degenerazione successiva dei partiti marxisti-leninisti» e ricorda a questo proposito gli ex dirigenti di questi partiti come Togliatti, Thorez, Harry Pollit, Shankey ecc. Egli dimentica che il discorso di Dimitrov ebbe in quel tempo una ripercussione eccezionale in tutto il mondo, dimentica che questo discorso ha dato grande slancio alla lotta contro il fascüsmo e alla creazione dei fronti popolari in Francia e particolarmente in Spagna, che resistettero politicamente e con le armi al fascismo tedesco e a quello italiano. Hill dimentica inoltre che sono stati i partiti comunisti d'Occidente ad organizzare questi fronti, come anche la lotta che il Comintern propagandava contro il fascismo. Più tardi quando i loro paesi furono occupati dal nazi-fascismo, la borghesia reazionaria di questi paesi capitolò e a combattere sui monti non andarano altri se non i partigiani francesi e quelli italiani. Egli dimentica di dire che durante la guerra di Spagna né Togliatti, né Duclos, né Marty, né Longo hanno tradito, al contrario si sono battuti contro il fascismo sulla via marxista-leninista, sulla via del Comintern.
Così la critica di Hill al Comintern, che pretende di essere degli errori. Il signor Hill avrebbe voluto che nel rapporto noi avessimo precisato in che cosa consistevano gli errori del Comintern e quanto gravi erano questi errori. Ma non era affatto il caso di fare una cosa simile. Tuttavia Hill si prefigge ben altri fini.
Parallelamente al Comintern, Hill attacca anche Dimitrov. Secondo lui, Dimitrov avrebbe commesso errori, il suo famoso discorso sarebbe stato criticato da Stalin, perché non vi si parlava della dittatura del proletariato. Come si sa, in questo discorso Dimitrov ha sviluppato la tesi della lotta contro il fascismo. Ha parlato della necessità di creare fronti popolari con elementi e partiti progressisti, allo scopo di fermare lo slancio del fascismo tedesco e italiano che in quell'epoca costituiva una minaccia per i popoli. Non abbiamo mai sentito dire che Stalin abbia criticato il discorso di Dimitrov a questo riguardo.
D'altra parte, Hill trae la conclusione che questo discorso di Dimitrov «ha avuto conseguenze nella deviazione e degene razione successiva dei partiti marxisti-leninisti» e ricorda a questo proposito gli ex dirigenti di questi partiti come Togliatti, Thorez, Harry Pollit, Shankey ecc. Egli dimentica che il discorso di Dimitrov ebbe in quel tempo una ripercussione eccezionale in tutto il mondo, dimentica che questo discorso ha dato grande slancio alla lotta contro il fascüsmo e alla creazione dei fronti popolari in Francia e particolarmente in Spagna, che resistettero politicamente e con le armi al fascismo tedesco e a quello italiano. Hill dimentica inoltre che sono stati i partiti comunisti d'Occidente ad organizzare questi fronti, come anche la lotta che il Comintern propagandava contro il fascismo. Più tardi quando i loro paesi furono occupati dal nazi-fascismo, la borghesia reazionaria di questi paesi capitolò e a combattere sui monti non andarano altri se non i partigiani francesi e quelli italiani. Egli dimentica di dire che durante la guerra di Spagna né Togliatti, né Duclos, né Marty, né Longo hanno tradito, al contrario si sono battuti contro il fascismo sulla via marxista-leninista, sulla via del Comintern.
Così la critica di Hill al Comintern, che pretende di essere sazioni bilaterali che abbiamo avuto con lui, egli non ha espresso alcuna opinione critica contro i punti di vista del nostro Partito.
Hill è allarmato perché non seguiamo la linea politica, ideologica e organizzativa del Partito Comunista Cinese, perché siamo usciti dai ranghi. Secondo lui dobbiamo essere ligi alla linea di questo partito. Personalmente egli cerca di farsi passare per «molto indipendente», per una persona con le mani «libere», mentre tutti gli altri partiti comunisti marxisti-leninisti fratelli che hanno inviato i loro rappresentanti ad assistere ai lavori del Congresso del nostro Partito e che si sono espressi con le migliori parole riguardo la sua linea, egli li considera partiti lacché. La posizione assunta da questi partiti al 7° Congresso del nostro Partito si prefiggeva solo lo scopo, secondo Hill, di fare un piacere al Partito del Lavoro d'Albania. In altre parole, Hill vuole dimostrare che, anche quanto lui stesso ha detto personalmente al nostro Congresso, non rappresenta il suo pensiero, e che le sue vere opinioni sono state espresse nel materiale inviatoci da Londra in cui dice che non è d'accordo con molti punti di vista fondamentali del 7° Congresso del Partito del Lavoro d'Albania.
Hill è del parere che ogni partito deve tenere il proprio Congresso, ma, secondo lui, in esso si deve parlare solo di granturco, di zucche e di cetrioli e non si debbono assumere posizioni politiche e ideologiche, né esprimere opinioni critiche sull'uno o sull'altro. Questo significa che il partito che tiene il suo congresso non deve essere sincero nell'esprimere i suoi punti di vista marxisti-leninisti. Hill desidera che tutti i partiti marxisti-leninisti del mondo seguano senza opporre nessuna resistenza la linea del Partito Comunista Cinese. Per lui, solo in questo caso, questi partiti sono pienamente in regola.
Da una parte, Hill si spaccia per sostenitore del punto di vista secondo cui ogni partito ha il diritto di esprimere il suo pensiero; dall'altra, cade in contraddizione affermando che il partito non ha alcun diritto di esprimere pubblicamente le sue opinioni. E' un fatto che nel materiale inviatoci egli critica il quinto e il sesto capitolo del rapporto del Comitato Centrale del nostro Partito, che trattano la situazione internazionale e alcuni problemi del movimento comunista mondiale. Ciò a lui ed ai suoi amici brucia molto. Brucia, da una parte, per il fatto che, come sappiamo, in questi due capitoli è stata largamente e chiaramente esposta la nostra linea marxista-leninista, che è in contrasto con molti punti di vista del Partito Comunista Cinese, benché da parte nostra non si parli mai, citandone il nome, contro questo partito. Dall'altra parte, Hill non è d'accordo che un Partito come il nostro si prenda la briga di esprimere la sua opinione sulla lotta che conducono o che debbono condurre gli altri partiti marxisti, sui loro metodi di lavoro, sulle loro alleanze nella lotta che conducono e su altri problemi che emergono dall'esperienza acquisita.
Hill dice che la partecipazione degli altri partiti ai congressi dei partiti fratelli li compromette. Questo è un bluff. Una simile pratica non li compromette affatto. Ecco per esempio, si sono forse compromessi i partiti del Vietnam, della Corea o del Laos al Congresso del nostro Partito? No! Le loro delegazioni hanno espresso al Congresso in modo liberissimo le loro opinioni e pensiamo che, se avessero avuto qualche cosa in contrario al nostro Partito, con tutta facilità essi potevano chiedere anche un incontro con i nostri dirigenti, in cui spiegare le loro eventuali opinioni contrastanti con le nostre. Ma essi non l'hanno fatto. Nel caso abbiano avuto qualche cosa da dire e non l'hanno detto, la colpa non è nostra.
Noi siamo d'accordo, come dice Hill, che durante i lavori del Congresso queste osservazioni non si possono fare, ma non abbiamo nulla in contrario che, se c'è qualcuno che non vuole fare elogi all'attività e alle posizioni del partito che li ospita, non li faccia. Del resto il nostro Partito non ama che gli vengano fatti elogi esagerati, ma chiede che si parli in modo realistico della sua attività. Anzi se c'è qualcuno che ha delle osservazioni da farci, può, come ho detto, chiedere senza alcuna difficoltà un incontro in modo da poter chiarire con noi bilateralmente le questioni che lo preoccupano. Questo non l'ha fatto neppure Egli sostiene che la partecipazione ai lavori del congresso di un partito mette in posizione difficile gli altri partiti comunisti invitati, ma noi riteniamo che non li metta affatto in difficoltà, ma al contrario siano predominanti i vantaggi che si hanno dalla partecipazione. Questi vantaggi li individua anche Hill, ma li sottovaluta e sopravvaluta molto il punto di vista che cerca di sostenere, secondo cui non bisogna invitare altri partiti ai congressi. Ciò significa fare il congresso in un vaso chiuso, affinché nessuno venga a sapere quello che si pensa. Ardente desiderio dei revisionisti moderni, dei sovietici e nello stesso tempo ardente desiderio degli imperialisti è che siano lasciati tutti in pace, che non si parli, da parte nostra, dell'attività che si sviluppa contro il comunismo, contro i popoli, contro i paesi socialisti. Questa è la conclusione che si può trarre da una simile trattazione antimarxista del problema sollevato da Hill nel materiale che ci ha inviato, in cui egli prende apertamente posizione contro il 7° Congresso del nostro Partito.
Su questo problema Hill cerca di distorcere la realtà per quanto riguarda l'atteggiamento di Chou En-lai al 22° Congresso del partito revisionista sovietico. In realtà Chou En-lai aveva chiesto al 22° Congresso la cessazione della polemica contro il Partito del Lavoro d'Albania, cosa questa contraria ai nostri desideri e ai desideri di molti altri. La giustezza della posizione del nostro Partito è stata ormai confermata dal tempo. Inoltre Chou En-lai abbandonò il 22° Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica in segno di protesta non perché fu attaccato il Partito del Lavoro d'Albania, ma perché esistevano divergenze su grandi questioni strategiche interne fra il Partito Comunista Cinese e quello dell'Unione Sovietica, come ad esempio il rifiuto di dare alla Cina la bomba atomica, il problema delle frontiere con l'India ecc., ecc. Furono proprio questi problemi che esistevano fra le due parti che indussero Chou En-lai ad allontanarsi dal 22° Congresso. Le stesse preoccupazioni e le stesse speranze lo spinsero più tardi, dopo la caduta di Krusciov nel 1964, a chiedere di recarsi di nuovo in Unione Sovietica e di stringere relazioni di amicizia con i revisionisti sovietici.
Gli esempi e le tesi di Rill non hanno quindi alcun valore nè storico, nè teorico e neppure pratico.
Secondo Hill, un partito, quando intende porre un problema di carattere internazionale, che interessa l'intero movimento comunista nel mondo, deve fare innanzi tutto un vasto giro d'opinioni, deve prendere contatti e svolgere colloqui bilaterali con un gran numero di partiti marxisti-leninisti e solo se si accorderà su questo o quel problema, potrà porre, al proprio congresso, questo o quel problema, mentre, se .incontrerà delle opposizioni, non dovrà affatto porlo. Questo è uno dei punti fondamentali delle critiche assurde e antimarxiste di questo provocatore revisionista australiano, incaricato appositamente dai revisionisti cinesi di provocare il Partito del Lavoro d'Albania.
Ho detto anche prima che il Partito Comunista Cinese e il provocatore Hill non hanno voluto e non vogliono che il Partito del Lavoro d'Albania esprima i suoi punti di vista su come consolidare l'unità internazionale dei comunisti e dei proletari. Essi sono contrari a questo. Ma l'unità internazionalista del proletariato e dei partiti marxisti-leninisti è un grande problema del marxismo-leninismo. Anche il Partito Comunista Cinese ha lanciato questa parola d'ordine, benché in realtà e in pratica sia contraria ad essa e la combatta. Esso ha fuso questa grande parola d'ordine nell'unità del «terzo mondo», in cui ha incluso anche se stesso. Noi non possiamo essere d'accordo con nessuno di questi punti di vista, né con l'atteggiamento che viene tenuto.
Noi siamo contrari ai punti di vista del Partito Comunista Cinese sul «terzo mondo», poiché sono punti di vista antimarxisti, revisionisti. Noi abbiamo trattato questo problema al 7° Congresso nell'attica di classe, in base alla nostra ideologia, al marxismo-leninismo. La parola d'ordine del «terzo mondo» l'avevano usata prima del 1960 anche Krusciov e Tito con definizioni diverse come «paesi non allineati» ecc., ed il nostro Partito l'ha combattuta come nozione, come ammasso inventato e visto al di fuori dal criterio di classe. Il nostro Partito ha spiegato al 7° Congresso che è per la difesa di tutti gli Stati che si sono proclamati liberi e indipendenti, ma che .in realtà sono economicamente e politicamente dipendenti. Ben pochi sono i paesi del «terzo mondo» che possono considerarsi indipendenti, poiché in realtà, in un modo o in un altro, ognuno di loro dipende da questa o quella potenza imperialista. Anche se si definisce indipendente politicamente, è economicamente dipendente e, secondo gli insegnamenti dei nostri classici della scienza marxistaleninista, quando si è economicamente dipendenti non si può essere indipendenti politicamente. Noi siamo per la difesa con tutte le nostre forze di questi paesi e l'esperienza ha dimostrato che noi abbiamo condotto la lotta per la loro difesa senza sosta e decisamente, ma non possiamo essere d'accordo con queste conclusioni «teoriche» del Partito Comunista Cinese. Proprio in questo consiste una delle nostre principali divergenze con esso.
Le nostre principali divergenze con i cinesi riguardano questioni strettamente connesse fra loro: la questione del «terzo mondo», la posizione che si deve tenere nei confronti delle due superpotenze, la questione dell'«internazionalismo proletario», cioè del consolidamento dell'unità dei partiti comunisti marxistileninisti. Il Partito Comunista Cinese, secondo il nostro parere, considera queste questioni in modo opportunistico, revisionista, mentre noi le consideriamo seguendo 1a via marxista-leninista. Noi siamo per l'internazionalismo proletario, per il rafforzamento dell'unità con i partiti marxisti-leninisti e siamo anche propensi ad offrire il massimo e continuo aiuto a tutti i paesi del cosiddetto mondo libero e indipendente, ma che in realtà è dipendente e sotto l'influenza del capitale americano, sovietico ecc. Questi paesi per potere conseguire la piena libertà debbono combattere, come dice Lenin, prima il nemico che si trova nel loro paese, poi il nemico esterno. Noi diciamo che bisogna combattere con tutte le forze il revisionismo moderno, che bisogna combattere anche la borghesia reazionaria che abbandona la libertà e l'indipendenza del proprio paese alla mercé dell'imperialismo americano o del socialimperialismo sovietico. Noi pensiamo quindi che è indispensabile combattere entrambe queste due superpotenze, mentre i cinesi non considerano il problema da quest'angolazione.
Un'altra questione avanzata da Hill è quella dellla concorrenza, non dichiarata, che sarebbe in corso fra il Fartito Comunista Cinese e il Partito del Lavoro d'Albania. Vittime di questo gioco sarebbero tutti quei partiti marxisti-leninisti che si sono creati come reazione al revisionismo moderno. Secondo Hill, quei partiti marxisti-leninisti che parlano bene idel Partito del Lavoro d'Albania sono partiti lacchè, partiti che vogliono far piacere al nostro Partito. Costui pone così la questione: tutti quei partiti marxisti-leninisti che nutrono affetto e rispetto per il Partito del Lavoro d'Albania e che sono d'accordo con i suoi punti di vista teorici e politici, non sono autentici partiti marxisti-leninisti. A sentire Hill, solo il suo partito sarebbe un partito «puro e marxista-leninista!».
Hill dice che i nuovi partiti marxisti-leninisti cercano in tutti i modi di farsi riconoscere. Ma da chi, dal Partito del Lavoro d'Albania? Per Hill le relazioni di questi partiti con il Partito Comunista Cinese sono la via più giusta, la via indispensabile, ed è questa via che essi debbono seguire. Molti di questi partiti vogliono però essere riconosciuti anche dal Partito del Lavoro d'Albania, e da qui che nasce, secondo le sue presunte conclusioni teoriche, la questione del partito «padre» e del partito «figlio». Con questo Hill intende dire che il Partito del Lavoro d'Albania si autoconferisce il diritto di stabilire chi dei nuovi partiti è marxista-leninista e chi non lo è.
A che cosa mira Hill con questo? Con questo egli cerca di nuocere all'unità internazionalista dei partiti comunisti marxistileninisti del mondo, cerca di distruggere questa unità ed abbandonare alla spontaneità il rafforzamento e l'ampliamento del movimento comunista internazionale. Per quello che concerne la posizione del nostro Partito nel movimento comunista mondiale, esso mai e poi mai ha considerato sé stesso un partito «padre» e gli altri come partiti «figli». Il nostro Partito non ha imposto mai e in nessun caso le sue opinioni a qualsiasi partito fratello, anzi continuamente, ogni volta che abbiamo occasione di conversare e di esprimere le nostre opinioni ai compagni rappresentanti degli altri partiti fratelli, noi li mettiamo al corrente dei nostri punti di vista su questo o quel problema, li informiamo della nostra esperienza e poi ognuno di questi partiti giudica e decide da sé su ogni cosa in base alle sue opinioni indipendenti.
Noi abbiamo soprattutto sottolineato e sottolineiamo continuamente che ogni pensiero e ogni azione dei partiti fratelli deve ispirarsi al marxismo-leninismo e solo al marxismo-leninismo. Questo è giusto. Questo lo abbiamo ribadito con forza anche al 7° Congresso. Ma questo a Hill non va bene e non va bene proprio perché il Partito del Lavoro d'Albania non intende mettere sullo stesso piano il marxismo-leninismo e il «maotsetungpensiero», perché noi non abbiamo schierato Mao Tsetung con i quattro grandi classici, Marx, Engels, Lenin e Stalin. Hill è contrario a questi punti di vista e a queste posizioni del nostro Partito e parla in ogni occasione dß Mao, lo copre di elogi, senza conoscere bene i suoi punti di vista su tutti i problemi, in molti dei quali, come sappiamo, egli ha sbagliato. Per noi Mao non è un autentico marxista. Questo punto di vista noi non l'abbiamo espresso pubblicamente, ma questa è però la nostra convinzione, mentre Hiill è convinto del contrario.
Per accrescere il valore di Mao Tsetung, Hill attacca in questa occasione Engels, affermando che questi ha sbagliato, quindi non è al livello degli altri grandi del marxismo-leninismo. Hill ha la stessa opinione anche su Stalin. Al posto di questi due grandi marxisti, Engels e Stalin, egli innalza Mao, affermando che questi è un marxista-leninista delle dimensioni di Marx e Lenin. Come al suo tempo Lenin aveva arricchito il marxismo, la teoria di Marx, così, secondo Hill, anche Mao, lo ha arricchito durante la sua vñta. In ciò consiste il nocciolo di tutta la teoria che Hill ci espone nel suo materiale, in termini, a suo dire, amichevoli, ma questo materiale in realtà non contiene altro che attacchi, calunnie e critiche infondate non solo contro il nostro Partito, ma anche contro il Comintern, contro Engels, Stalin e Dimitrov. Altrettanto dicasi delle altre questioni, perché nella lettera pii questo demagogo revisionista vi sono parecchie altre tesi antimarxiste.
Hill mette in evidenza che noi non considereremmo in modo corretto la crisi mondiale, in quanto questa non è, secondo lui, una crisi generale del sistema capitalista mondiale, ma è invece una crisi di sovraproduzione ed egli nel dire questo si baserebbe sulla teoria di Marx. In breve, a parte le altre accuse infondate che muove al Partito del Lavoro d'Albania, costui si sforza di avanzare anche alcune critiche, presunte teoriche, a proposito della definizione di alcuni grandi problemi internazionali, uno dei quali è anche l'attuale crisi mondiale del capitalismo.
In conclusione, possiamo affermare che è evidente che il provocatore Hill è venuto al nostro 7° Congresso non senza scopi ben determinati. Ma egli non è riuscito a raggiungere nella sala del Congresso gli obiettivi che si era prefissato. Ha dovuto prendere l'aereo, partire dal nostro paese e inviarci poi da Londra questo materiale di contenuto revisionista. Da qui è rientrato in Australia e subito, senza perdere tempo, si è precipitato a Pechino dove, come sappiamo, gli è stata riservata un'accoglienza molto calorosa. E' stato consecutivamente ricevuto da Li Siennien e da Hua Kuo-feng. Hill ha compiuto una visita perfino alla moglie di Chou En-lai. L'agenzia di stampa cinese Hsinhua ha dato notizia del ricevimento offerto a Hill da Hua Kuo-feng, delle cordiali conversazioni avute con lui su molti problemi internazionali, rilevando che le due parti sono state ;pienamente d'accordo su tutto.
La Hsinhua ha trasmesso anche il breve discorso di Li Sien-nien a questo ricevimento, attraverso il quale gli ipocriti cinesi hanno parlato in termini corretti, cercando di mettere in evidenza che il Partito Comunista Cinese è contro le due superpotenze, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America. Nel suo discorso Li Sien-nien ha parlato anche di internazionalismo proletario, senza dimenticare di mettere in risalto l'amicizia fra il Partito Comunista Cinese e il Partito Comunista d'Australia (marxista-leninista) e il popolo australiano.
Dopo Li Sien-nien ha preso la parola Hill che, indirettamente, ha attaccato il 7° Congresso del nostro Partito. Egli ha rilevato che Hua Kuo-feng ha agito come un «grande marxista-leninista», come un fedele allievo di Mao Tsetung che, come ho detto, egli innalza al livello di Marx e di Lenin. Hua Kuo-feng, ha detto Hill nel suo discorso, ha sgominato tutti gli elementi traditori con alla testa i «quattro». Egli ha messo in rilievo che la linea tracciata da Mao Tsetung è la vera linea marxista-leninista, chela teoria marxista s'identifica con il «maotsetungpensiero», sottolineando che quegli elementi o quei partiti che si oppongono a questa linea, che si oppongono al «maotsetungpensiero» saranno sbaragliati come sono stati sbaragliati i «quattro» e i loro compagni dal grande Partito Comunista Cinese ed ha poi concluso che i partiti marxisti-leninisti del mondo seguiranno fedelmente la giusta linea marxista-leninista del presidente Mao Tsetung.
In poche parole, questo è quanto ha detto nel suo discorso il presidente del partito revisionista filocinese australiano. Queste idee sono state espresse anche nel materiale che egli ci aveva inviato. Con questo documento egli ha mostrato il suo vero volto di rinnegato. In questo modo ha trovato conferma la nostra deduzione secondo cui il Partito Comunista Cinese cercherà di istigare individui come costui perché attacchino indirettamente la linea del Partito del Lavoro d'Albania per nuocere così all'unità del movimento comunista internazionale, per distorcere il vero marxismo-leninismo, per disorientare il proletariato e per distruggere i partiti marxisti-leninisti in tutti i paesi del mondo. Del resto questa è un'attività che i cinesi hanno intrapreso da tempo.
Quanto a quello che dice Hill, che i partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo fanno a gara per essere riconosciuti dal Partito del Lavoro d'Albania, in realtà è il Partito Comunista Cinese che vuole e pratica una cosa simile, è esso che intrattiene relazioni con tutte quelle frazioni che escono dal seno dei nuovi partiti comunisti marxisti-leninisti che si trovano su giuste posizioni; è esso che promuove simili frazioni in molti di questi giovani partiti, come quelli del Portogallo, dell'Italia, dell'Uruguay, della Francia ecc., ecc. Il Partito Comunista Cinese agisce apertamente e di nascosto in tal senso, nel tentativo di dividere tutti questi partiti e di creare, dalle frazioni che ne nascono, una serie di gruppi maoisti, presunti marxistileninisti, per utilizzarli come suoi agenti.
Nella lettera inviataci, Hill accusa il Comintern e stalin di aver messo al servizio del Partito Comunista dell'Unione Sovietica i partiti comunisti ed operai del mondo, prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questi partiti, secondo Hill, «non potevano agire né lottare in base al marxismo-leninismo», quel marxismo-leninismo, che, come sappiamo, era correttamente messo in pratica da Lenin, da Stalin e dal Partito Bolscevico. Per Hill quei partiti non erano altro che covi di agenti del Partito Bolscevico e di Stalin. Ciò che dici, Hill concorda con le tesi propagandate dalla borghesia reazionaria mondiale per combattere i partiti comunisti ed operai del mondo e per screditare il comunismo.
La tesi sostenuta da Hill è però unilaterale. Secondo lui, essere legati al «maotsetungpensiero» e al Partito Comunista Cinese non significa affatto essere un partito dipendente dal Partito Comunista Cinese. Ma i fatti dimostrano il contrario.
Hill è dunque un provocatore, un agente dei cirxesi, e non merita pertanto che si parli più a lungo di lui né del suo sedicente partito marxista-leninista. A proposito di questo partito si pone la domanda se esista o non esista affatto. Quanti membri abbia questo partito, noi non l'abbiamo mai saputo, ma. riteniamo che questo partito sia numericamente inesistente, senza parlare poi del fatto che non ha una chiara ideologia marxista-leninista che lo guidi correttamente nella sua attività.
Queste considerazioni le ho, oggi, rese note ai connpagni segretari del Comitato Centrale. Come conclusione ho detto loro che il Partito del Lavoro d'Albania deve prevedere un'accanita lotta da parte dei revisionisti cinesi e dei loro strumenti. La tattica cinese ci è ormai chiara. A parte la nota verbele che ci hanno inviato, noi pensiamo che non risponderanno alla lettera che spediremo loro. Essi hanno già manifestato l'atteggiamento che terranno nei nostri confronti nella nota verbale dell'8 dicembre, in cui dicono che non risponderanno alle nostre «accuse». ma continueranno ad intrattenere relazioni di amicizia ecc., ecc. In realtà essi istigheranno gli altri, come Hill e soci, ad attaccarci, ma falliranno sempre.
I revisionisti cinesi inizieranno la lotta contro il nostro partito seguendo due direzioni: in seno al movimento comunista internazionale e all'interno del nostro paese. All'interno del nostro paese la lotta dei cinesi assumerà il carattere di sabotaggio economico. Questo sabotaggio si concretizzerà nel rallentamento delle forniture dei crediti ufficialmente contrattati dalle due parti. I cinesi, come sappiamo, hanno a dismisura rallentato in questi ultimi anni l'invio degli impianti previsti per il piano dello scorso quinquennio. Alcune di queste opere dovevano essere ultimate due otre anni fa, e invece sono rimaste in sospeso, perché i macchinari e le attrezzature non ci sono stati spediti. Questo è un grave danno che viene arrecato all'economia del nostro paese.
Tuttavia noi abbiamo affrontato le difficoltà createci dai cinesi senza parlarne pubblicamente. E' evidente però che nel futuro essi continueranno questa attività, anche in modo più accentuato. I dirigenti revisionisti cinesi vogliono che noi riempiamo i loro cassetti di lettere di protesta, alle quali, come usano fare, non rispondono. Ma queste grandi opere, per la costruzione delle quali noi abbiamo impegnato il sudore e il sangue del nostro popolo, naturalmente non le lasceremo andare in rovina. Entro le nostre possibilità, in mancanza di risposta da parte dei cinesi, noi prenderemo tutte le misure per la realizzazione del piano, sforzandoci di ultimare queste opere con le nostre capacità e i nostri mezzi. E' così che essi entreranno in conflitto con noi. Essi troveranno il modo di accusarci dicendo «con tutto l'aiuto che stiamo offrendovi, voi non avete aspettato che noi portassimo a termine le sperimentazioni ecc., ecc., ma avete continuato a realizzare da soli queste opere senza accordarvi con noi, ed allora anche noi richiamiamo i nostri specialisti». Così cominceranno il ritiro degli specialisti e la sospensione degli aiuti. Naturalmente costoro attribuiranno a tutto questo il carattere di una lotta politica e ideologica. Per quanto ci riguarda, noi cercheremo di non rendere pubblicu ques:o conîlitto.
Ma l'attività dei revisionisti cinesi contro il nostro Partito sarà ci anche con la lotta che essi condurranno all'esterno. Ho già spiegato ai compagni come si svilupperà questa loro lotta dall'esterno. Le due direttrici della lotta mirano ad uno stesso fine:
Primo, isolare il Partito del Lavoro d'Albania da tutto il movimento comunista internazionale, in modo che la giusta voce marxista-leninista del nostro Partito non sia ascoltata in questo movimento.
Secondo, creare vari gruppi che si autodefiniscono «marxisti», costituiti da provocatori e venuti fuori in seguito alla loro attività scissionistica nei partiti comunisti marxisti-leninisti. I cinesi, come avevano fatto anche i kruscioviani, costituiranno simili gruppi a loro favore; questi gruppi saranno finanziati sia da loro che dalla borghesia dei paesi in cui verranno costituiti. Con questi provocatori essi tenteranno di sviluppare una sfrenata propaganda contro il marxismo-leninismo; ma la loro propaganda sarà rivolta particolarmente contro il nostro Partito e a favore della linea revisionista cinese. Succederà di nuovo quello che era successo con i kruscioviani. All'inizio si trovò in aperta lotta con loro solo il Partito del Lavoro d'Albania. A quel tempo, insieme a noi, si era trovato in lotta contro i kruscioviani anche il Partito Comunista Cinese. non partendo però da chiare posizioni marxiste-leniniste. In alcuni momenti dell'evolversi degli eventi, i cinesi attaccarono il nostro fianco, ma poi essi deviarono e questa loro deviazione dal marxismo-leninismo prosegue. Nella sua attuale attività revi,ïcnista il Partito Comunista Cinese si prefigge di creare dei partiti così detti marxisti-leninisti, per fare di loro i servi del revisiwzìsrno einese, contro il marxismo-leninismo.
Compito nostro è quello di prevedere questa lotta sia sul pino interno che sul piana esterno. La nostra lotta sarà condotta in base al marxismo-leninismo, che ë la nostra teoria, in base agli orientamenti dati dal 7° Congresso del Partito. Bisogna quindi tenere presente e non trascurare neppure per un momento quanto ho detto ai compagni due giorni fà. in merito alla necessità di assimilare come si deve le idee esposte al Congresso e di spiegare bene i problemi collegati ad esse.
I molti essenziali problemi politici, ideologici, economici ecc. trattati dai rapporti del Congresso, debbono essere tutti spiegati, trattati, sviluppati e resi il più possibile comprensibili ai comunisti e alle vaste masse del nostro popolo. Essi debbono essere utilizzati contemporaneamente in due direzioni, per l'estero e per l'interno del nostro paese, per poter prevenire i diabolici fini ostili, antimarxisti dei revisionisti cinesi. Penso quindi che si debbano creare a questo proposito determinati gruppi di quadri qualificati che riflettano a fondo su questi diversi problemi e traggano delle tesi, che esamineremo, approvando quelle tesi che riterremo razionali. Trattate in modo teorico e politico, queste tesi dovranno diventare una base per la formazione ideologica e politica dei nostri quadri comunisti e delle vaste masse del popolo. Questi materiali dovranno anche essere pubblicati, tradotti e inviati all'estero per essere distribuiti ai partiti marxisti-leninisti come ulteriori spiegazioni dei documenti del nostro Partito sui problemi fondamentali sollevati dal 7° Congresso. Così,penso, adempiremo nel debito modo il nostro dovere di venire in aiuto al movimento comunista internazionale, prima che gli agenti dei revisionisti cinesi siano in grado di agire, poiché bìsogna prevedere che, in questa lotta che conducono contro il marxismo-leninismo e il nostro Partito, i cìnesì faranno ricorso a numerosi e potenti mezzi propagandistici.
Sono sicuro che, se organizzeremo come si deve la lotta (e dobbiamo senz'altro organizzare nel miglior modo possibile questa lotta, perché si tratta di una questione vitale), smaschereremo i revisíonisti cinesi anche senza nominarli apertamente. Ciò non vuol dire però che noi non dobbiamo rispondere ad un certo Hill, ad un Ics o ad un Ipsilon che, senza neppure nominarci, attaccheranno in coro le tesi del nostro 7° Congresso.
Noi troveremo l'occasione o il momento propizio per rispondere immediatamente a tutti coloro che i cinesi istigheranno ad attaccare le tesi del nostro 7° Congresso. Come ho detto prima, prepararsi serve alla questione. Se costoro ci attaccheranno nominandoci, allora anche noi dobbiamo pensare se dobbiamo o non dobbiamo entrare in polemica con l'uno o con l'altro. Occorre quindi prendere tempestivamente misure ben studiate, in modo da spiegare il più chiaramente possibile e difendere energicamente e in modo giusto, marxista-leninista, le tesi del nostro Congresso. La loro difesa va fatta spiegando in modo chiaro ed analizzando nel modo più comprensibile possibile ognuna di esse, perché ci sono e ci saranno persone nelle file dei partiti marxistileninisti che non comprenderanno come si deve le nostre tesi. Anzi molti di questi hanno incominciato a farsi vivi, perché, nei partiti di cui fanno parte, si procede secondo routine, vale a dire si procede seguendo le tesi pompate dai cinesi.
Da quello che vediamo, la via che seguono i cinesi e Hill è socialdemocratica. Essi non si rendono conto che i partiti comunisti marxisti-leninisti si battono in condizioni eccezionalmente difficili contro una borghesia armata fino ai denti, contro l'imperialismo americano e il revisionismo moderno capeggiato dal socialsciovinismo sovietico. Essi non si rendono conto che devono assolutamente lavorare, prepararsi e pratica tutte e due le forme di lotta, sia la lotta legale che quella clandestina e saperle combinare entrambi cessi come c'insegna Lenin. A parole i cinesi ammettono ciò, ma in realtà essi sono solo per forme di lavoro aperte, socialdemocratiche, dal momento che essi stessi, naturalmente, sono socialdemocratici, anche se mascherati con parole d'ordine «marxiste-leniniste», che in realtà sono antimarxiste.
Un'altra questione che dobbiamo prevedere è quella del lavoro all'interno del paese. Noi dobbiamo ogni giorno di più rendere ben chiaro a tutti che, dal momento che esistono elementi che sono nemici di classe, questi agiranno. Nel caso il nemico di classe cerchi di sfruttare indirettamente le contraddizioni che abbiamo con il Partito Comunista Cinese e la. lotta che viene fatta contro l'Albania attraverso le radio straniere, la sua attività non avrà alcun effetto se viene svolto un buon lavoro di chiarificazione da parte del Partito, anzi ciò contribuirà ad accrescere la vigilanza dei comunisti e dei lavoratori e a preparare come si deve il terreno per affrontare giorni ancora più difficili.
Un altro problema che ci interessa riguarda le questioni economiche. Non dobbiamo assolutamente pensare che la lotta che la Cina e i suoi satelliti stanno conducendo contro di noi non avrà nei nostri confronti effetti negativi. Noi dobbiamo pensare per tempo alle conseguenze negative di questo lavoro, le dobbiamo prevedere e prevenire. Ciò esige che, per quanto riguarda i piani, noi ci mobilitiamo interamente per la realizzazione frontale di tutti i numerosi compiti senza eccezione alcuna, in tutti i settori dell'economia e della vita del nostro paese.
Particolare e indiscutibile importanza assume in questa situazione l'adempimento dei compiti nei settori dell'agricoltura e delle miniere e innanzi tutto dell'estrazione del petrolio. Dobbiamo prestare grande attenzione al petrolio, scoprendo nuovi giacimenti ed evitando le avarie, poiché dobbiamo renderci bene conto che, senza petrolio, tutti i settori dell'economia subiranno ritardi. Anche gli altri minerali ci procurano notevoli introiti, siano essi trattati nel paese o esportati allo stato grezzo. Per quanto riguarda l'esportazione dei minerali, i nemici però possono anche sabotarci, sfruttando, per esempio, anche l'indolenza di alcuni dei nostri uomini addetti al commercio, e rendendoci impossibile trovare mercati.
Dobbiamo capire che il nostro non è uno Stato che può permettersi di creare per un certo tempo grandi riserve di minerali invenduti. Se dovessimo pensare cosi, verrebbero a crearsi per noi delle situazioni difficili. Dobbiamo quindi riflettere bene su questo. Dobbiamo avere non solo dei piani particolari adeguati a queste difficili situazioni che prevediamo si creeranno, ma dobbiamo senz'altro agire con la massima agilità sia per lo sviluppo delle miniere che per l'esportazione dei minerali, siano questi lavorati, semilavorati o allo stato grezzo. Dobbiamo sforzarci in tutti i modi affinché i minerali e le altre merci non restino invenduti nei nostri depositi e nei nostri porti.
Un altro settore di vitale importanza è per noi l'agricoltura. Quindi dobbiamo svilupparla in modo intensivo, affinché il popolo abbia di che nutrirsi e vestirsi, in modo che il livello economico dei nostri lavoratori non sia ridimensionato.
Nella realizzazione dei nostri piani dobbiamo procedere frontalmente, ma vi sono anche opere, la cui costruzione, pur essendo stata inclusa in questi piani, può comunque aspettare e non dobbiamo quindi esitare a sospenderla provvisoriamente, dando la precedenza a questi due problemi chiave che richiedono una soluzione nella. situazione venutasi a creare.
Ho quindi raccomandato ai compagni di affrontare seriamente e quanto prima questi problemi, di non abbandonarli alla spontaneità e neppure di accontentarsi dell'adozione di alcune mezze misure. E' indispensabile riflettere bene sul programma di lavoro da svolgere per risolvere tutti questi grandi problemi.
SABATO
25 DICEMBRE 1976
METODI POLIZIESCHI PER SCINDERE IL MOVIMENTO
COMUNISTA MONDIALE
Mi hanno messo al corrente della conversazione che il capo delegazione del Partito Comunista (marxista-leninista) di... ha avuto con i nostri compagni. Questo compagno, come egli stesso ci ha detto, era andato in Cina, inviato dai rappresentanti degli 8 partiti comunisti (marxisti-leninisti) dei paesi dell'America Latina, per informare il Partito Comuniste Cinese della .riunione che hanno tenuto e della dichiarazione congiunta che hanno firmato questi 8 partiti.
Questo compagno era irritato dell'accoglienza rivoltante che gli era stata riservata, dei metodi inquisitori praticati nei suoi confronti da 8 uomini di Keng Piao, dato che questi non si era neppure degnato di assistere a questo «processo». Egli ha detto: «Era la prima volta che uscivo dal mio paese e non mi sarei mai immaginato che si potessero adottare, nei confronti di un partito fratello, atteggiamenti simili a quelli di un giudice istruttore nei confronti di un criminale. In questo caso, egli ha detto, il «criminale» ero io, segretario di un partito comunista (marxista-leninista), mentre il «giudice istruttore» erano loro.
I cinesi, egli ha proseguito, per ore e giornate intere, senza sosta, mi hanno sottoposto ad un autentico interrogatorio, ostinandosi, inoltre, a farmi leggere i loro materiali.
Essi hanno accusa-o il Partito del Lavoro d'Albania e gli 8 partiti dei paesi dell'America Latina di aver «chiamato in causa» apertamente e pubblicamente il Partito Comunista Cinese e la linea di Mao Tsetung. Ho decisamente respinto, egli ha detto, queste loro accuse e ho chiesto loro: Perché coinvolgete il Partito del Lavoro d'Albania in questa questione? Esso norx ha nulla a che vedere con la nostra riunione e non ne sapevi niente, siamo stati noi ad informarlo, cosi come abbiarzo messe al corrente voi. I cinesi hanno definito la riunione dei rappresentanti dei nostri 8 partiti «un complotto contro la Cina. simile a quello architettato a Bucarest»».
Che mostruosità! I cinesi, ha detto questo compagno, giudicano che l'America Latina non è preda degli Stati Unii d'America, che i paesi di quest'area non vanno verso la loro fascistizzazione, ma che sono invece «Stati borghesi democratici indipendenti». «Così, secondo il punto di vista dei cinesi, egli ha proseguito, noi dovremmo cessare la lotta armata, ed anzi fare l'autocritica per averla iniziata»
Poi questo compagno ha aggiunto che «i cinesi, violando qualsiasi norma, hanno duramente attaccato il Partito del Lavoro d'Albania, elencando una serie di contraddizioni che voi avete con loro riguardo la linea e la strategia di Mao Tsetung».
«Mi hanno tormentato, oppresso, guardate in che stato mi hanno ridotto, ci ha detto, volevano che mi piegassi, che capitolassi davanti a loro. Ero solo, ed essi erano in 8, ma ho tenuto loro testa. Ora che mi trovo in Albania sono felice e tra.iquillo, e dopo avervi finalmente parlato mi sono completamente liberato da quest'angoscia».
Ho raccomandato a Ramiz di lasciare che il compagno si tranquillizzasse e poi di avere un colloquio con lui, di ascoltarlo e di confutare, in linea di massima, le accuse e le calunnie dei cinesi nei confronti dei loro partiti e del Partito del Lavoro d'Albania e poi, dopo qualche giorno, di argomentare le nostre controaccuse con documenti probanti la linea marxista-leninista del Partito del Lavoro d'Albania e la linea revisionista dei Par, tito Comunista Cinese.
Abbiamo giudicato bene la tattica del Partito Comunistä Cinese. I cinesi non vogliono risponderci direttamene, perché non osano entrare in polerniea con noi. D'altra parte, essi ricorrono a metodi trotzkisti, polizieschi, inquisitori, per combattere il nostro partito alle spalle, per isolarci dal movimento comunista internazionale e per dividere questo movimento. Questa è un' azione tipica da grande Stato borghese capitalista e imperialista. Noi ci batteremo accanitamente contro di loro e vinceremo.
MARTEDI
28 DICEMBRE 1976
CONSIDERAZIONI SUL «DECALOGO» BALLISTA DI
MAO TSETUNG
I revisionisti cinesi, con a capo il gruppo di Hua Kuo-feng, che si è impossessato del potere in Cina con un putsch militare, hanno pubblicato questa settimana un documento di Mao Tsetung, un discorso in dieci punti («Sui dieci grandi rapporti»), che questi ha pronunciato ad una riunione allargata dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale nell'aprile del 1956.
Questo documento è stato scritto prima dell'8° Congresso del Partito Comunista Cinese, in cui il rapporto principale era stato presentato da Liu Shao-chi. Questo rapporto aveva un contenuto revisionista. Avendo assistito a questo congresso, siamo rimasti stupiti di veder presentare un rapporto simile e ci aspettavamo che, per lo meno in seguito, fosse denunciato assieme a Liu Shao-chi, che fu liquidato. Ma in realtà, in questo rapporto all'8° Congresso, i problemi furono trattati conformemente alle idee di Mao Tsetung; ragion per cui fu considerato giusto anche dopo la Rivoluzione Culturale. Sono una conferma di ciò i dieci comandamenti del «decalogo» ballista di Mao, comandamenti che costituiscono la sua strategia e la sua concezione non marxista, eclettica del mondo.
Questi dieci comandamenti di Mao furonu scritti e posti dopo il 20° Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, dove il revisionista e rinnegato Krusciov attaccò il marxismo-leninismo e calunniò Stalin, coprendolo di fango. In questo modo Mao prese in mano l'iniziativa, probabilmente coordinata con i kruscioviani. E così fu. Krusciov aveva messo al corrente Mao delle sue idee revisioniste e delle azioni che intendeva intraprendere. Mao era d'accorlo con Krusciov, come dichiarò pubblicaanente lui stesso alla Conferenza di Mosca del 1957, in cui elogiò Krusciov, attaccò Stalin e approvò la liquidazione ad opera di Krusciov del «gruppo antipartito di Moltaov c compagni». Cosi Mao aiutò Krusciov, aderì alla linea del 20° Congresso e si espresse contro Stalin. L'8° Congresso del Partito Comunista Cinese era stato concordato con i kruscioviani, poiché i due «compari» avevano le stesse idee. Naturalmente. anche Krusciov fece delle promesse a Mao, ma non le mantenne, lo ingannò per riuscire a guadare il fiume.
Obiettivo di Mao non era quello di aiutare Krusciov, ma aiutare sé stesso, affinché la Cina diventasse la principale guida del mondo comunista e Mao si sostituisse a Stalin, che pensavano di aver seppellito. Mao agi con rapidità per l'egemonia.
Krusciov, a sua volta, voleva mettere Mao Tsetung in fila sotto la sua direzione, ma proprio in quel momento intervenne il Partito del Lavoro d'Albania che difese il marxismo-leninismo e il Partito Comunista Cinese. A Bucarest si accese il fuoco della polemica, che il Partito del Lavoro continuò, a «raffiche di mitragliatrice», alla Conferenza degli 81 partiti a Mosca. Mao era per l'estinzione di questo grande fuoco, era contro la palemica. Egli era per delle riunioni, per delle intese socialdemocratiche, poiché lui stesso era un socialdemocratico, un opportunista, un revisionista. Mao però non riuscì a spegnere né il fuoco né la polemica. e, vedendo che non riusciva ad instaurare la sua egemonia, cambiò atteggiamento. Mao si attestò su posizioni antisovietiche in certo qual modo «più solide» e a questo punto, in apparenza, si avvicinò a noi per combattere con coerenza il rcvioionisnzo kruscioviano. Ma anche allora egli sperava di riavvicinarsi ai revisionisti kruscioviani. I dirigenti cinesi fanno sforzi in tal senso, ma noi ci siamo opposti.
Quando cadde Krusciov, le speranze di Mao si ravvivarono. Inviò Chou a Mosca e propose anche a noi di andarci, ma noi rifiutammo decisamente. Questo fu un fiasco per Mao Tsetung.
Allora, passando dalla strategia della lotta sui due fianchi ad una strategia nuova, si rivolse agli Stati Uniti d'America. I frequenti incontri a Varsavia degli ambasciatori cinese ed americano prepararono il viaggio in Cina di Kissinger e successivamente anche di Nixon.
La Rivoluzione Culturale è finita male. Questa rivoluzione si è fermata a metà strada o, meglio, ha consolidato la posizione personale di Mao Tsetung. Gli elementi di sinistra sono stati ..liquidati con un solo colpo» dagli elementi di destra con alla testa Hua Kuo-feng, Così la linea revisionista di Mao ha trionfato ed ora è venuto alla luce il «decalogo» che si attaglia agli elementi di destra. In questo «decalogo» non si parla affatto della rivoluzione mondiale, della dittatura del proletariato, della lotta di classe e neppure dell'aiuto ai popoli che vogliono la libertà e che si battono per liberarsi.
Questo documento è uno specchio delle idee revisioniste di Mao, che era per la coesistenza pacifica anche con gli Stati Uniti d'America, sebbene questi non siano menzionuti. Ho appena dato una rapida occhiata a questo documento, ma esso va analizzato attentamente.
Nulla ci deve stupire per quanto riguarda le posizioni antimarxiste, pragmatiste, liberali, golpiste e piene di zigzag di Mao Tsetung, Chou En-lai, Teng Hsiao-ping, Hua Kuo-feng e degli altri revisionisti cinesi. Queste loro idee sono vecchie, hanno una cinquantina d'anni; sono permeate di idealismo e di misticismo, sono dipinte con una vernice rossa che il sole del marxismo-leninismo scolorisce.
Uno dei principali obiettivi di questo «decalogo» è di tracciare il confine fra Mao e Stalin, fra l'edificazione socialista in Unione Sovietica e l'ideologia che guida la costruzione del socialismo in Cina. In altre parole, Mao Tsetung contrappone alla teoria marxista le sue idee, il «maotsetungpensiero», come usano chiamare ora i cinesi questi pensieri definiti come «un' unica cosa con la teoria fondamentale del marxismo-leninismo», ma che in realtà sono in contrasto con essa.
Lenin aveva previsto l'attività degli antimarxisti, chiunque fossero, Mao, i maoisti od altri, quando dice nella sua opera «I destini storici della dottrina di Carlo Marx» del 1913 che
«La dialettica della storia è tale che la vittoria teorica del marxismo costringe i suoi nemici a coprirsi con il manto dei marxisti»
Come dimostra questo «decalogo», su molte questioni di principio Mao Tsetung era da tempo in contrasto con la teoria e la pratica rivoluzionaria del marxismo-leninismo. Dal «decalogo» risulta che sin dal tempo della «Lunga Marcia», sin da Yenan, egli aveva punti di vista antimarxisti sull'egemonia della classe operaia e predicava il ruolo dirigente delle masse contadine nella rivoluzione. Anche recentemente, Mao aveva fatto del cosiddetto terzo mondo «il centro e la forza dirigente della rivoluzione», negando cosi il ruolo dirigente del proletariato internazionale. I punti di vista antimarxisti di Mao, che vengono rispecchiati anche in questo «decalogo» e che si erano cristallizzati in piena lotta di liberazione cinese, non solo dimenticano di sviluppare la lotta di classe, ma ne predicano apertamente l'estinzione.
Queste tesi reazionarie e antirivoluzionarie di Mao vengono dunque fissate anche nel «decalogo» del 1956. Nei 4 volumi delle sue opere stampate non ci sono tesi così flagrantemente antimarxiste e antileniniste. A quanto risulta, Mao Tsetung è stato un eclettico, un revisionista mascherato, che si strappò la maschera quando si mise d'accordo con i revisionisti kruscioviani per ripudiare il leninismo ed attaccare Stalin. Dietro la maschera del marxismo-leninismo, Mao Tsetung sviluppò la sua teoria pseudomarxista, «teoria» che «doveva guidare da quel momento in poi il proletariato mondiale e la rivoluzione». E' da qui che il «maotsetungpensiero» trae la stia origine mistificante, megalomane e denigratoria nei confronti del marxismo-leninismo.
Il «maotsetungpensiero» guidò anche la «Grande Rivoluzione Culturale Proletaria» e la contrappose alla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, che, era, in altre parole, per Mao, «superata», «antiquata», così come la teoria di Marx e di Lenin. I tempi sono cambiati, cosicché, secondo lui, ci voleva «una nuova teoria per il marxismo» e questa teoria era il «maotsetungpensiero». Questa è la teoria del revisionismo moderno che, al pari di quella kruscioviana, conserva la maschera leninista. Queste due varianti del revisionismo moderno costituiscono un tutt'uno indivisibile, ma si tratta di sapere quale delle due predominerà, la variante revisionista di Krusciov o quella di Mao, a prescindere dal fatto che entrambe hanno la loro origine nell'antimarxismo. Da questa rivalità dipende la questione di sapere quale grande Stato riuscirà a dominare sull'altro, quale dei due detterà legge.
Su questa via, entrambi hanno preso come spunto la denigrazione dell'opera geniale di Stalin. I kruscioviani hanno coperto di calunnie Stalin, mentre Mao ha approfittato di questa denigrazione nei confronti di Stalin utilizzando i dati che gli servivano per nascondere la sua linea revisionista, per portarla alle stelle quale linea marxista-leninista e, mascherandosi meglio, per guadagnare terreno sui kruscioviani. Mao ha detto che l'opera di Stalin è per il 30 per cento errata e solo per il 70 per cento giusta. Che grande maestro della pesata! Ha soppesato l'opera di Stalin con la stessa precisione con cui vengono pesati i pomodori nei campi!!
Nel primo punto del suo «decalogo», Mao Tsetung pone la tesi antimarxista di dare la priorità all'industria leggera e all'agricoltura rispetto all'industria pesante. Maotsetung sostiene questa deviazione revisionista alla Kossygin con il pretesto che gli investimenti nell'industria pesante sono molto elevati e non redditizi, mentre l'industria delle caramelle e delle soprascarpe procura maggiori introiti, è più redditizia. Quanto all'agricoltura, essa garantisce l'alimentazione della popolazione.
Questa tesi antimarxista di Mao non porta avanti, ma rallnta lo sviluppo delle forze produttive. L'agricoltura e l'industria leggera non passono svilupparsi ai dovuti ritmi se non viene sviluppata nel contempo l'industria mineraria, se non si pfoduce acciaio, petrolio, se non si producono trattori, vagoni, automobili, navi, se non sorge un' industria chimica, ecc., ecc.
Lo sviluppo dell'industria è, secondo Mao, un processo artigianale. L'industria leggera, che Mao pretende sviluppare, non si può edificare solo con mattoni, biciclette, tessuti, thermos e ventagli, che possono certo procurare alcuni guadagni, ma che la gente acquista solo quando dispone del necessario potere d'acquisto. Nel 1956 la Cina, paese con una grande popolazione, era economicamente arretrata e molti generi di consumo dovevano essere venduti sottocosto. Allora il rendimento non era grande.
Nel suo «decalogo» Mao critica Stalin e la situazione economica dell'Unione Sovietica. Ma «non si può nascondere il sole con una rete». La realtà dimostra che in Unione Sovietica, nei 24 o 25 anni intercorsi dalla Rivoluzione fino alla Seconda Guerra Mondiale, sotto la guida di Lenin e poi di Stalin, grazie ad una linea e ad una politica giuste, sorse un'industria pesante di tale portata che non .solo diede impulso all'economia interna di questo primo paese socialista, ma gli consentì di fronteggiare la terribile macchina bellica della Germania hitleriana. Mentre con la politica economico di Mao, dal 1949 ai nostri giorni, ossia dopo quasi 30 anni, a che punto è il potenziale industriale della Cina? Molto indietro! E di ciò la colpa sarebbe dei «quattro»! No, la colpa non è dei quattro», ma della linea di Mao, come lo confermano i suoi punti di vista esposti in questo «decalogo».
Ma come poteva fare la grande Cina socialista senza un'iridustria pesante? Sicuramente, Mao contava sull'aiuto dell'Unione Sovietica per la creazione di un'industria pesante, oppure pensava di voltar pagina e ricorrere ai crediti americani. Vedendo che l'Unione Sovietica non si «convinceva» e non gli accordava l'aiuto richiesto, Mao cominciò a far colarti l'acciaio nelle stufe costruite sui marciapiedi dei viali o in min,forni per la ghisa. La Cina rimase indietro, rimase senza tecno;ogia moderna. E' vero che il popolo cinese non soffriva più la fese come prima, ma affermare, come ha fatto Mao, che nel 1956 il contadino cinese viveva meglio del kolkosiano sovietico, nel momento in cui il primo era effettivamente indietro, significa denigrare la collettivizzazione dell'agricoltura e l'edificazione dei socialismo nell'Unione Sovietica del tempo di Lenin e di Stalin.
Mao Tsetung dice con disprezzo: «Che senso h;. parlare dello sviluppo dell'industria pesante? L'importante è garantire agli operai i mezzi di sussistenza». In altre parole, questa è la «teoria del gulasch» di Krusciov. E come conclusione, nel suo «decalogo», Mao cerca di dire che in Cina non sono stati commessi gli errori che avrebbe commesso l'Unione Sovietica, o meglio (ma questo non lo dice in modo esplicito) che avrebbero commesso Lenin e Stalin. Per nascondere questa deviazione, egli non manca di affermare che «bisogna sviluppare anche l'industria pesante, ma prestare maggiore attenzione all'agricoltura e all'industria leggera». Questo suo punto di vista, che è stato applicato in modo pragmatistico e che ha fatto rimanere indietro la Cina, ha fatto sì che a questa occorrano alcuni decenni, fino al 2000, per recuperare il tempo perduto... con l'aiuto e i crediti del capitale americano che essa si sta assicurando con la sua nuova strategia. Non c'è alcun dubbio che la Cina può contare sulle proprie forze, essa dispone di enormi risorse umane e di un rilevante potenziale economico, ma la sua arretratezza è dovuta alla sua linea errata.
Nel secondo punto del «decalogo» si pone la questione se l'industria deve sorgere nelle zone costiere o in quelle interne. Mao dice che «circa il 70 per cento di tutta la nostra industria leggera e pesante era sorta nelle zone costiere e solo il 30 per cento in quelle interne. Questa distribuzione irregolare è il risultato della storia». E' chiaro che quest'industria era stata creata dagli stranieri, che avevano concessioni in Cina, assorbivano le materie prime dall'interno del paese e sempre nelle zone interne reclutavano operài schiavi. Mao attribuisce importanza a questo modello di sviluppo. Egli afferma che anche nel futuro si dovrà continuare a costruire stabilimenti industriali nelle zore costiere e fa a questo figuardo un calcolo fantasioso secondo cui con gli utili di una fabbrica dell'industria leggera «noi saremo in grado di costruire nel giro di quattro anni altre tre fabbriche, oppure due, oppure una o almeno una mezza fabbrica». Tutto questo somiglia alla teoria del revisionista Koço Tashko, che, nella Prima Conferenza del Partito a Labinot, disse: «dobbiamo fare una rivoluzione molto cruenta, poco cruenta o, se possibile, niente affatto cruenta».
A questo proposito Mao trae la seguente conclusione: «Dobbiamo costruire l'industria anche nelle zone dell'interno, al fine di potercene servine in tempo di guerra».
Ma da che parte verrà la guerra? Dagli Stati Uniti d'America, dal Giappone o dall'Unione Sovietica? Dal momento che raccomanda che siano costruite fabbriche nelle zone costiere, a quanto pare, Mao pensa che la guerra non verrà da nessuna; parte e sicuramente non dal mare.
Sembra che Mao non pensi in che modo dovrebbe spopolare un po' il Sud e il Sudest, per popolare il Nord e l'Ovest del paese.
Nel terzo punto del «decalogo», Mao Tsetung definisce la proporzione fra costruzioni economiche ed opere di difesa. Quando raccomanda di ridurre le spese per la difesa, appare chiaro che si basa su valutazioni errate. La difesa cinese, a sentir Mao, sarebbe più potente di quella dell'Unione Sovietica prima della Seconda Guerra Mondiale.
Krusciov lanciò la te:;i secondo cui Stalin avrebbe lasciato l'Unione Sovietica indifesa di fronte agli hitleriani. Mao fa sua questa calunnia, vantandosi di garantire la difesa della Cina con gli aerei e i cannoni di cui dispone in quel momento (e con la bomba atomica che doveva dargli Krusciov).
I fatti stanno a dimostrare che la Cina è rimasta indietro. Ciò è dovuto al fatto che si è sottovalutato l'industria pesante. che ci si è appoggiati sugli altri per consolidare la propria capacità difensiva, seguendo una strategia militare sbagliata.. Ora la Cina ha cominciato a cambiar parere in materia di difesa, ma ha cambiato anche le sue alleanze. Si è avvicinata agli americani ed ha acquistato da loro tecnologia militare moderna.
In questo stesso punto del «decalogo», Mao si pronuncia chiaramente a favore di un armamento leggero, dice di essere propenso a pagare i soldati cinesi (come in un esercito di mercenari) e a ridurre l'amministrazione, a proposito della quale non è stato preso alcun provvedimento e che è divenuta un cancro per la Cina. Questo l'abbiamo constatato quando ci trovavamo in Cina nel 1956 e sono stati loro stessi a dircelo: tutti gli ex militari di Chiang Kai-shek erano stati mantenuti come funzionari stipendiati.
Nel quarto punto del «decalogo» si parla dei rapporti fra lo Stato, le unità di produzione e i produttori. Naturalmente, non siamo mai riusciti a comprendere quest'organizzazione e questa suddivisione in vigore in Cina, non sappiamo nemmeno quali siano i rapporti fra lo Stato, le unità di produzione e i produttori. La Cina può e deve avere la sua specificità, perché ha un vasto territorio, con molte nazionalità e suddiviso non in repubbliche, ma in province. Noi sapevamo che vi vigeva il centralismo democratico, ma che gli organi dirigenti delle province non avessero competenze nelle loro suddivisioni e che la gestione equilibrata non fosse praticata nelle fabbriche, questo non potevamo immaginarlo. Mao ci ha detto che in Unione Sovietica (s'intende al tempo di Stalin) esisteva un grande centralismo burocratico e che, sempre secondo lui, le repubbliche sovietiche avevano le mani legate. Non siamo in grado di dire fino a che punto ciò sia vero, ma sappiamo invece che la stessa burocrazia e lo stesso centralismo, se non di più di quanto ce n'erano in Unione Sovietica, esistevano ed esistono tuttora anche in Cina. Ma la Cina si prefigge lo scopo di denigrare l'Unione Sovietica del tempo di Stalin e si comporta proprio come Krusciov. Mao desidera farsi passare per il miglior organizzatore «marxista-leninista», ma, con quello che sta facendo, non ha forse imboccato la via dell'«autogestione» titina?
Sempre in questo punto Mao mette sullo stesso piano l'esercito e lo Stato, vale a dire definisce Stato quello che è solo un'arma dello Statc e pone l'esercito al di sopra del partito. Di fatto, nella vecchia come nella nuova Cina, l'esercito ha svolto un ruolo determinante. Ha sostenuto una frazione ed ha liquidato la frazione rivale.
Mao banalizza il c'Entralismo democratico e l'indipendenza economica dal centro ccn un esempio ridicolo e semplicistico, e c'è da stupirsi che questo «grande teorico» spieghi una cosi importante questione politica, ideologica, organizzativa ed economica del socialismo can tanta désinvoïture!!
Parlando delle mas3e contadine, e Mao lo fa nel 1956, cioè soli pochi anni dopo la liberazione, egli mette in evidenza che il sistema dei kolkhoz e dei sovkhoz è stato un fallimento per l'Unione Sovietica, che i contadini erano oppressi dalle tasse, che i loro prodotti venivano pagati a basso prezzo, che soffrivano a causa di altri mali, mentre poco manca che non dica che in Cina :e masse contadine vivono nell'opulenza e nella felicità, che la produzione è abbandante, i prezzi sono bassi, l'accumulazione statale è ridotta. Che strana analisi! Abbiamo conosciuto personalmente la situazione sia dell'Unione Sovietica che della Cina, perché in quegli anni siamo stati in entrambi i paesi, e ciò che dice Mao non corrisponde alla realtà.
In questo punto del «decalogo», l'analisi di Mao sui rapporti fra lo Stato e l'agricoltura, fra le comuni e i loro membri, sulla distribuzione degli utili, sul problema degli investimenti, sulla questione dell'accumulazione e del tenore di vita nelle comuni rurali e urbaie, non è affatto marxista-leninista, non costituisce uno spacchio chiaro ed obiettivo della situazione, ma tende solo a dimostrare la falsa «superiorità» dell'agricoltura cinese su quella sovietica. Krusciov si spacciava per «teorico dell'agricoltura», sosteneva che avrebbe sollevato questo ramo dell'econania «dal fango in cui l'aveva cacciato Stalin». E Mao sta imitando questo kulak, questo imbroglione.
Egli chiude questo importante problema con considerazioni che mirano a dimostrare che in Cina tutto va per il meglio; pone l'industria pesante in terza posizione, integra i fabbricanti borghesi nel socialismo; predica la stessa politica per i kulak nelle campagne, lasciando che tutto venga sistemato conformemente alla sua teoria maoista, che sarebbe sempre giusta, infallibile! Ma in realtà queste idee di Mao sono in contrasto con quelle di Lenin e Stalin.
Non potevano essere espresse più chiaramente la megalomania di questo «classico» revisionista e la sua denigrazione dell'opera di Lenin e Stalin.
Nel quinto punto del «decalogo», che tratta dei rapporti fra il centro e la base, Mao Tsetung stabilisce quali debbono essere questi rapporti. Naturalmente, ciò dipende dalle competenze che il centro ha assegnato alla base in Cina. Tutta questa questione, è in relazione all'immenso territorio di questo paese. Qui Mao Tsetung afferma che non va seguito l'esempio dell'Unione Sovietica, consistente nel concentrare tutte le questioni nelle mani degli organi centrali, reprimendo cosi l'iniziativa degli organi locali, ma che bisogna far sì che questi dirigano gli affari in modo indipendente. Con questo Mao vuol dire che in Unione Sovietica le repubbliche federate non avevano alcuna competenza. Questo è un bluff, una menzogna, poiché, come si sa, le repubbliche sovietiche avevano i propri piani di sviluppo economico, i propri piani industriali, agricoli ecc., naturalmente ben concordati anche con il centro. Affermare quindi che in Unione Sovietica le repubbliche, che possono essere equiparate alle province in Cina, non avevano proprie competenze, significa. denigrare il socialismo che fu edificato in quel paese al tempo di Stalin, significa sforzarsi di dimostrare che l'organizzazione, la direzione, l'ideologia e la politica della Cina sono superiori a quelle dell'Unione Sovietica, che la pratica leninista dell'edificazione economica del socialismo in Unione Sovietica, sempre secondo Mao, non è giusta, perché questa pratica leninista sarebbe stata distorta da Stalin! Ma noi sappiamo che Stalin ha fedelmente applicato la politica economica, organizzativa ed ideologica di Lenin. Non si esclude naturalmente che, nel corso di tutto quell'enorme lavoro, possano essere stati commessi degli errori. Lo stesso Mao Tsetung riconosce che in Cina sono stati commessi errori, ma quando si tratta di parlare dell'Únione Sovietica egli gonfia molto questi errori, li ingrossa talmente da apparire chiaro che mira a denigrare il giusto sistema di edificazione socialista del tempo di Stalin.
E' assurdo asserire che nell'Unione Sovietica del tempo di Stalin gli organi locali mancavano d'iniziativa. Con questa sua affermazione Mao Tsetung vuol forse minimizzare e indebolire il ruolo del centralisino democratico e giustificare la via dell'«autogestione» titina? Noi non dimentichiamo le considerazioni di Mao Tsetung a proposito di Tito. Sostenere che Stalin ha sbagliato nei riguardi di Tito, significa da parte d i Mao approvare i metodi di «autogestione» dell'economia jugoslava, in altre parole i metodi dell'«autogestione» revisioniwta titina. Mao desidera applicare progressivamente questa «autogestione» anche in Cina. Egli non manca di parlare neppure delle condizioni specifiche di ogni paese ed È interessante rilevare che i cinesi dicono di voler costruire un socialismo specifico. Su questo punto combaciano con Tito, il quale da tempo sta cianciando di edificazione del «socialismo specifico». Il problema non è solo del termine usato dai cinesi, ma anche del contenuto di questo concetto e del fatto che inseriscono in esso l'esperienza titina.
Nel sesto punto, Mao parla dei rapporti fra la nazionalità degli Han e le minoranze etniche che vivono in Cina. In teoria si può parlare finche si vuole dell'uguaglianza fra nazionalità, ma in realtà in Ciria domina la nazionalità degli Han. Nei rapporti fra le nazionalità, il popolo Han ha avuto e conserva tuttora la supremazia, esercita il proprio dominio e comando sulle altre minoranze etniche, nonostante le rancide formule demagogiche che vengono usate. Al tempo di Stalin, la situazione nei rapporti fra le nazionalità russe e le minoranze etniche non erano come sostiene Mao. Errori sono stati commessi, ma non cosi gravi come egli afferma. In Cina non esiste né democrazia né uguaglianza fra le varie nazionalità. Esiste invece, come nel passato, una dittatura militare. La frazione, che faceva capo a quella nazionalità rhe aveva l'esercito dalla sua parte, impone va la propria volontà alle masse del popolo e al partito. Quindi l'esercito è alla testa non solo del partito, ma è alla testa anche dello Stato.
Nel settimo punto, in cui vengono trattati i rapporti fra i membri del partito e i senza partito, Mao Tsetung è completamente sulla via revisionista, opportunistica. Egli non pone il partito comunista alla testa, alla direzione; lascia intendere che è alla direzione, ma vuole che il potere venga suddiviso con i partiti della borghesia ed afferma che deve essere condiviso con essi. Mao è dunque per il pluralismo dei partiti nella direzione dello Stato proletario. Egli considera indispensabile l'esistenza di vari partiti per molti motivi: per le critiche che essi possono muovere al Partito Comunista Cinese, perché si può imparare molto da loro per scoprire tutto quello che viene organizzato e fatto sott'acqua ecc. Egli considera l'esistenza di questi partiti come un fattore determinante o, meglio, come un fattore indispensabile per la costruzione del socialismo in Cina.
Con quest'affermazione Mao si contrappone a Lenin, il quale, naturalmente, non ha permesso che altri partiti, all'infuori del partito bolscevico, dirigessero lo Stato sovietico. Perciò ammettere il sistema pluripartitico di direzione, significa avere concezioni ideologiche antimarxiste. In questo capitolo Mao si sforza di ridurre questi partiti ad alcuni individui, ad alcuni dirigenti, che «a volte rivolgono qualche critica o approvano le decisioni del Partito Comunista Cinese». Il problema non è quello di alcuni democratici progressisti, che anche il Partito Comunista dell'Unione Sovietica, il nostro Partito e tutti gli altri partiti hanno ammesso nel fronte, hanno mantenuto vicini e con cui si sono consigliati quando era necessario, il fatto à che Mao Tsetung legalizza l'esistenza dei partiti borghesi alla direzione dello Stato proletario. Con questa tesi egli pretende dime.strare che «i partiti democratici sono il prodotto della storia» e che «tutto ciò che nasce dalla storia, scompare nella storia». Per i marxisti-leninisti è chiaro che ogni partito raopresenta gli interesi di alcune classi e di determinati strati così stando le cose, che senso ha man'.cnere nel socialismo partii che rappresentane gli interessi della borghesia? Ciò significa rinunciare alla lotta di classe, alla lotta per il ruolo egemonti del proletariato e del suo partito.
Questi cosiddetti partiti democratici. finn a quelle del Kuomintang, scompariranno, secondo àlao, c,)si come scomparirà anche il partito comuni.;ta. «Noi saremo molto felici, egli dice, di veder sparire il partito comunista e la dittatura del proletariato».
Mao non manca pcò di affermare che attualmente non possiamo fare a meno della dittatura del proletariato e del partito del proletariato. Egli sottolinea ciò ed afferma anche che il partito deve essere potente, citando a questo proposito perfino Lenin, ma solo dopo aver sprizzato il proprio veleno. Lenin ha detto che non possiamo far senza il partito del proletariato e senza la dittatura del proletariato ed ha spiegato anche a che cosa serve questa dittatura. Nel 1920 Lenin diceva:
«Colui che indebolisce sia pure minimamente la ferrea disciplina del proletariato (specie al tempo della dittatura) aiuta in realtà la borghesia contro il proletariato».
Anche Stalin dice:
«Basta far tentennare e indebolire il partito, perché tentenni è s'indebolisca subito la dittatura del proletariato».
Nell'ottavo punto, che parla del rapporto fra rivoluzione e controrivoluzione, Mao Tsetung dice che la dittatura del proletariato è necessaria per reprimere la controrivoluzione e i controrivoluzionari, ma, purtroppo, egli vezzeggia i controrivoluzionari. Egli afferma che «all'inizio abbiamo giustiziato alcuni controrivoluzìonari, ma non dobbiamo giustiziarne altri, non dobbiamo rinchiuderli in carcere, né processarli, ma dobbiamo invece fare opera di persuasione, inviarli nelle campagne per educarli col lavoro» ecc., ecc. «Noi possiamo mantenere in vigere la pena capitale - dice Mao - ma non mettiamola in pratica»! Che cos'è questo? Questa non è lotta di classe. Una linea di condotta simile non porta alla liquidazione della controrivoluzione, alla liquidazione delle classi sfruttatrici.
Al riguardo, Lenin c'insegna tra l'altro che bisogna giungere
«. . . fino alla messa a bando o all'internamento degli sfruttatori più pericolosi e più ostinati, organizzando una rigorosa sorveglianza su di loro, per combattere contro gli implacabili tentativi alla resistenza e alla restaurazione della schiavitù capitalistica; solo le precauzioni di questo genere sono in grado di garantire la vera sottomissione di tutta la classe degli sfruttatori».
Dal «decalogo» di Mao devono essere state tolte molte cose, poiché, alcuni mesi dopo l'8° Congresso del Partito Comunista Cinese, è stato detto in modo esplicito che gli ex proprietari delle fabbriche debbono ricevere rendite ed essere nominati vicedirettori dei loro stabilimenti. Questo punto di vista traspare in tutte queste tesi di Mao Tsetung. Egli mantiene i reazionari capitalisti alla direzione delle fabbriche che erano di loro proprietà, corrisponde loro rendite tratte dagli utili realizzati da queste fabbriche nazionalizzate, ma che parzialmente vengono considerate ancora loro, dimenticando che essi le hanno costruite ed ampliate sfruttando il sangue e il sudore degli operai. Si può chiamare lotta di classe questa? No, non si può in nessun modo chiamarla lotta di classe. Secondo Mao Tsetang, questi ex proprietari debbono fondersi nella società, debbono essere integrati nella società ed educati nella società. (Vale a dire debbono essere integrati nel socialismo. I «teorici» borghesi e revisionisti ed anche i titini, gli «eurocomunisti» ecc. parlano molto oggi dell'integrázione del capitalismo nel socialismo). «Questa sarà un'ottima cosa, afferma Mao, per molte ragioni, fra cui anche per il fatto che noi (cinesi) daremo cosi un buon esempio agli altri paesi del mondo». («Bell'» esempio di come non combattere i nemici del popolo!).
Di opinione completamente diversa è invece Lenin. Egli dice:
«La lotta contro questi elementi non può essere condotta solo con 1a propaganda e con l'agitazione oppure organizzando solo l'emulazione e scegliendo gli organizzatori; questa lotta va condotta anche attraverso la costrizione».
E ancora Lenin, a proposito di questo problema, rileva:
«Il fatto stesso di ammettere l'idea di una mansueta sottomissione dei capitalisti alla volontà della maggioranza degli sfruttati e di un'evoluzione pacifica, riformistica verso il socialismo, è segno non solo di una completa idiozia piccolo borghese, ma significa anche ingannare apertamente gli operai».
Un altro punto di vista di Mao è che, eliminando i capitalisti, noi perderemmo anche una fonte di informazione, non sapremmo che cosa succede in mezzo a loro. Che conclusioni «geniali» per far cessare la lotta di classe! Chou En-lai, che ci accusava di non condurre la lotta di classe, ha cercato di convincerci ad applicare una «lotta di classe» del genere! Suo scopo era di vedere fino a che punto conducevamo questa lotta, se eravamo per la linea di Mao Tsetung, per la cessazione della lotta di classe, oppure se seguivamo la via leninista e staliniana del rigoroso sviluppo di questa lotta.
Nel Partito Comunista Cinese, Mao ha coltivato il proprio culto e non ha applicato i grandi insegnamenti del marxismoleninismo, né la lotta di classe, né la ferrea disciplina proletaria, né la dittatura del proletariato. Il Partito Comunista Cinese è cresciuto ed è stato forgiato con norme liberali, riformistiche, con due o più linee. Per Mao e per il Partito Comunista Cinese le tesi base del marxismo-leninismo sono quindi fittizie.
Uomini come Mao Tsetung accusano Stalin di essersi sbagliato a proposito della lotta di classe, mentre essi stessi affermano che nel socialismo la lotta di classe va affievolendosi. Anzi, Mao Tsetung giunge al punto di raccomandare apertamente di cessare la lotta di classe, di non giustiziare i criminali, di non fucilare i nemici pericolosi, di non rinchiudere nessuno in carcere. Stalin invece non ha mai fatto una cosa simile. Nella pratica, egli ha proseguito con asprezza, decisione e fino in fondo la lotta contro i nemici del popolo. Per giustificare la controrivoluzione, per difenderla, Mao Tsetung adduce cinque o sei motivi e con questi cerca di «provare» che la via da lui seguita sarebbe giusta, marxista-leninista.
Mao prebende di far scomparire la violenza, di abolire la pena di morte, i tribunali e le procure, affinché i controrivoluzionari non siano condannati. Egli predica che i soli mezzi da utilizzare sono l'educazione e la propaganda. Dove è qui, da parte di Mao, la lotta di classe? Dov'è la dittatura del proletariato nei suoi punti di vista e nella sua pratica?
Nel nono punto, Mao parla dei rapporti fra quello che è giusto e quello che è ingiusto. A che cosa mira parlando di questi rapporti? Anche qui Mao cerca di mettere in causa Stalin. Egli dice che «Stalin fucilava la gente per il minimo errore». Questa è una calunnia. Stalin non fucilava nessuno per gli errori commessi; al contrario, egli lottava per correggere coloro che si erano sbagliati, ed i documenti esistenti confermano questa verità. Stalin aveva dato la direttiva di rinchiudere in carcere o nei campi di concentramento i malfattori o di far fucilare i controrivoluzionari, i traditori, le spie e gli altri nemici del popolo per crimini particolarmente gravi. Se Stalin non avesse agito in questo modo, il socialismo non sarebbe stato costruito in Unione Sovietica e questa non si sarebbe incamminata sulla via leninista. Mao Tsetung è in opposizione a questa linea. Egli generalizza la questione e tratta allo stesso modo sia coloro che hanno commesso crimini non molto gravi e che non devono assolutamente essere giustiziati che i controrivoluzionari. Chi dice che bisogna giustiziare coloro che non hanno commessa gravi delitti? Nessuno. Al contrario, noi siamo favorevoli a che questi elementi vengano corretti ed è così che abbiamo agito.
Il decimo ed ultimo punto del «decalogo parla dei rapporti fra la Cina e gli altri paesi. Questi rapporti, che egli spiega ed eleva a tesi, sono rapporti opportunistici, revisionisti. Hanno lo scopo di impedire che in Cina venga applicata una giusta linea rivoluzionaria di appoggio al proletariato mondiale e alla rivoluzione mondiale, di appoggio ai partiti comunisti marxistileninisti, affinché questi lottino con successo contro la borghesia, contro il capitalismo e il revisionismo moderno. Di fatto, Mao è un revisionista moderno, al pari dei revisionisti sovietici, titini ed altri.
Per quanto riguarda la politica estera della Cina, nelle famose tesi di Mao Tsetung si dice: «La nostra politica consiste nel trarre insegnamento dai punti forti di tutte le nazioni e di tutti i paesi, nell'imparare da essi tutto ciò che c'è di buona in campo politico, economico, scientifico e tecnico ed anche nel campo della letteratura e delle arti». Questa è tutta la sua politica. Per tradurla in atto, bisogna, secondo Mao Tsetung, instaurare la coesistenza pacifica (revisionista) con tutti gli Stati del mondo. Per Mao non esistono differenze fra questi Stati. Più tardi, ignorando le differenze d'ordine socio-economico fra i diversi paesi, Mao Tsetung dividerà il mondo in tre parti e sarà favorevole alla strategia dei «tre mondi». Egli non è contro nessun «mondo». Anche riguardo il «primo mondo», in cui inserisce l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico, Mao non fa nessuna distinzione. Oggi, egli è favorevole all'imperialismo americano, domani può proniciarsi contro di esso; oggi è contro il socialimperialismo scietico, domani può essergli favorevole. Egli si muove quindi sfuendo le circostanze, secondo l'interesse revisionista dello Staticinese e non agisce in base ai princìpi marxisti-leninisti, non pesa che bisogna combattere le potenze imperialiste e appoggiarea lotta di liberazione nazionale dei popoli.
Con questa linea, Mao Tsetung non può sostenere i lotta di liberazione nazionale dei popoli. Egli può fare della deragogia e dichiarare che «noi, cinesi, siamo con i popoli del terzo mondo», ma queste sono soltanto parole. Dal momento che enncia la tattica di cui ho già parlato, dal momento che è con l'imperialismo americano e non desidera rompere con esso, pe:hé da esso vuole «imparare» e anche ricevere crediti apertapnte o di nascosto, Mao Tsetung non può essere con i popoli del cosiddetto terzo mondo, che si battono contro l'imperialismo americano, non può aiutarli ad affrancarsi dal giogo di quest imperialismo. Con demagogia, egli fa finta di prendere le difese dei paesi che si trovano sotto l'influenza del socialimperialino sovietico, ma fa ciò per farli passare o sotto l'influenza dea Cina o sotto l'influenza degli Stati Uniti d'America.
Seguendo una strategia antimarxista, Mao ha accetto che Nixon andasse in Cina, prima ancora che questa fos; stata riconosciuta ufficialmente dagli USA; inoltre ha acceato di togliere di mezzo, per la visita del presidente americancl'ostacolo costituito dal problema di Taiwan, che egli aveva pposto come un muro d'acciaio a qualsiasi paese che volesse abilire relazioni diplomatiche con la Cina. Da allora, non ha pi sollevato la questione di Taiwan. In questo modo egli dice agli Stati Uniti d'America che possono rimanere a Taiwan, in Gippone, nelle isole Okinawa, in Birmania e altrove, ed è su quel strategia di Mao che la Cina e gli attuali dirigenti revisionis cinesi hanno basato la loro politica estera e la loro difesa. Sicurnente, la direzione cinese deve aver accettato che gli americanilermanessero anche nel Vietnam del Sud e che si ponesse fine al guerra, in modo che i vietnamiti si riconciliassero con gli americani.
Ed è per queste ragioni che devono essere sorte divergenze fra cinesi e vietnamiti, ohe avevano, a suo tempo, dichiarato apertamente: «Noi (vietnamiti) non permetteremo a nessun altro Stato di ingerirsi nei nostri affari interni. . .».
Mao Tsetung accusa Stalin di avventurismo di sinistra, lo accusa di aver esercitato forti pressioni sulla Cina e sul Partito Comunista Cinese. Stalin non deve aver avuto molta fiducia nella direzione del Partito Comunista Cinese. Quando fu liberata la Cina, Stalin manifestò il dubbio che la direzione cinese potesse imboccare la via titina. Gettando uno sguardo su tutti gli elementi fondamentali della linea revisionista di Mao Tsetung riguardo tutte le questioni che ha sollevato contro Stalin, possiamo affermare con piena convinzione che Stalin è stato veramente un grande marxista-leninista e che aveva giustamente previsto la via sulla quale si stava incamminando la Cina, che aveva capito per tempo i punti di vista di Mao Tsetung. e per molti versi li aveva giudicati come concezioni revisioniste titine, sia sul piano della politica internazionale che della politica interna, riguardo la lotta di classe, la dittatura del proletariato, la coesistenza pacifica fra paesi con sistemi sociali diversi, ecc.
Pubblicando questo «decalogo», Hua Kuo-feng e soci desiderano legalizzare la loro linea revisionista, desiderano legalizzare la loro attività controrivoluzionaria, desiderano legalizzare l'abbandono della Rivoluzione Culturale, perché pensano di poter così pescare più facilmente nel torbido, benché come ho scritto in precedenza, la Rivoluzione Culturale in Cina non poggiasse su basi rivoluzionarie, ma su basi opportunistiche. Si è trattato della lotta di un gruppo opportunista, con a capo Mao Tsetung, contro un altro gruppo opportunista che faceva capo a Liu Shao-chi, Chou En-lai, Teng Hsiao-ping, Pen Chen ecc., che avevano usurpato il potere. Mao Tsetung era minacciato da questo gruppo avversario ed egli sarebbe stato gettato nella pattumiera della storia, come lui stesso vi gettò Liu Shao-chi. Del culto nei suoi confronti, che era alle stelle, Mao seppe trarre profitto, sebbene egli stesso abbia tacciato altri di essere vanitosi perché erano oggetto, a suo dire, di un simile culto. Questi vanitosi, secondo Mao, sono Stalin e compagni. Mao Tsetung approfittò dunque dello sfrenato culto di cui era stato oggetto durante tutta la sua vita, sollevò l'esercito, si appoggiò su di esso e sulla gioventù studentesca e scatenò la cosiddetta Rivoluzione Culturale. Ma egli non ,permise nemmeno a questa rivoluzione di svilupparsi fino in fondo, perché metteva in pericolo tutti i quadri opportunisti che facevano parte del gruppo di Liu Shao-chi e di Chou En-lai, perché costituiva un pericolo per la sua stessa persona. Perciò, dopo un certo tempo, fece ruotare il timone in un'altra direzione, appoggiò gli elementi di destra e diede il potere a Chou En-lai, che elaborò ed applicò i suoi piani.
In questo periodo, i nuovi elementi emersi durante il processo della Rivoluzione Culturale, in particolare i «quattro, ora definiti «traditori» da Hua Kuo-feng, vedendo il terribile precipizio verso il quale costui stava portando la Cina, si sforzarono, a loro modo e con i loro metodi, che, a quanto pare, non erano ben studiati né ben maturati, e probabilmente non completamente giusti, ma che tuttavia erano più o meno rivoluzionari, di porre termine a quest'attività ostile che stava conducendo la Cina al socialimperialismo. Dopo la morte di Mao, gli elementi di destra riuscirono ad impossessarsi del potere. Immediatamente, con un solo colpo, come essi dicono, colpirono gli elementi di sinistra e repressero la rivoluzione. Dunque, a reprimere la rivoluzione in Cina, furono i controrivoluzionari portati al potere e al spartito da Mao Tsetung e dai suoi seguaci.
VENERDI
31 DICEMBRE 1976
LA STRATEGIA CINESE STA FACENDO FIASCO
Nulla, nessuna azione antimarxista dei cinesi ci deve sorprendere. Noi giudichiamo le azioni e i punti di vista del Partito Comunista Cinese, del suo Comitato Centrale e di Mao Tsetung alla luce del marxismo-leninismo che illumina il nostro Partito. E nulla di loro concorda con la nostra teoria, perché il Partito Comunista Cinese non è diretto dalla teoria marxista-leninista.
Come ho detto e scritto anche altre volte, questa malattia del Partito Comunista Cinese è un male che si è manifestato sin dall'inizio della sua attività. La sua attività è iniziata in modo errato e continua ad essere errata, anche a proposito delle questioni fondamentali della teoria marxista-leninista, sebbene di quest'attività nulla di ufficiale sia stato scritto. Si parla delle lotte frazionistiche che si sono avute al suo interno: ogni frazione criticava ed accusava l'altra; una fingeva di essere favorevole al Comintern e l'altra no; una sosteneva di «seguire l'ideologia della classe operaia» e considerava questa classe come forza dirigente della rivoluzione proletaria, mentre l'altra assegnava alle masse conta-dine questo ruolo guida ecc.
Il Partito Comunista Cinese non ha mai analizzato questi problemi in modo scientifico, nell'ottica della teoria marxistaleninista, né li ha collegati alle condizioni concrete della Cina. Anche se l'ha fatto, in questa presunta analisi predominavano l'agitazione e la propaganda, una fraseologia vuota e stereotipata, una forma e un contenuto idealistici, pieni di sofismi, con uno stile simile a quello degli antichi scritti buddisti, idealistici e mistici, in cui viene innalzato ed esaltato il culto del capo -.spirituale» della, frazione.
Una frazione di questo tipo è stata anche quella di Mao, di cui non possiamo parlare non disponendo di elementi esatti al riguardo, non sapendo perché egli sia stato più volte espulso dal partito. Sappiamo che Mao lasciò il partito, che vi ritornò, che fu espulso e poi di nuovo riammesso ed eletto al Comitato Centrale e che ha fatto la «Lunga Marcia». Questa marcia è passata alla storia ed è da qui che è iniziata la leggenda di Mao. Egli andò nello Yenan e vi creò il potere «sovietico» dello Yenan. Ma come lo creò? In quest'occasione Mao agì come un ultra sinistro, agì partendo da punti di vista «marxisti» eclettici, da punti di vista errati sulla, lotta di classe e sul futuro potere. E' possibile capire che con il termine «sovietico» egli intendesse i «consigli» in quanto organi di dittatura del proletariato, ma, come risultò più tardi, con questo potere «popolare rivoluzionario» Mao Tsetung intendeva «il potere degli operai, dei contadini, della piccola e media borghesia». In questo potere ibrido ognuna delle classi aveva la sua stella sulla bandiera nazionale. Questo potere non divenne mai, né de facto né de iure, una dittatura del proletariato, mentre a parole e con la propaganda è stato ed è considerato anche attualmente dittatura del proletariato.
In Cina il potere non poteva essere e non era una dittatura del proletariato, poiché una delle funzioni di quest'ultima è quella di reprimere gli sfruttatori, i controrivoluzionari, i nemici di classe e del socialismo, e questa funzione in Cina non è stata adempiuta. In contrasto con le tesi di Marx e di Lenin, non solo Mao non ha lottato contro la restaurazione del capitalismo in Cina, non solo ha accettato questa restaurazione, ma l'ha anche preparata con le sue teorie antimarxiste.
Ma perché è avvenuto ciò? Ciò è avvenuto per il fatto che Mao, non essendo marxista, non ha né costruito e temprato un autentico partito marxista-leninista né lavorato in questo senso. Il Partito Comunista Cinese non è un partito della classe operaia, esso non guida la dittatura del proletariato. Una simile dittatura non esiste in Cina. Il potere in questo paese è un potere democratico-borghese progressista, e, come ammette Mao stesso, questo potere «è diretto da una coalizione di partiti con concezioni politiche e ideologiche diverse».
Dunque, per quanto riguarda i problemi chiave della teoria marxista-leninista, quali la dittatura del proletariato, il ruolo guida della classe operaia e della sua avanguardia, il Partito Comunista, così come la lotta di classe, Mao Tsetung si trova su una via opportunista, revisionista, è un socialdemocratico. Questo critico di Stalin è per l'integrazione della borghesia e dei kulak nel socialismo, è un novello Bukharin, nascosto dietro formule presunte marxiste. A proposito della dittatura del proletariato, Mao Tsetung, nuovo discepolo di Bernstein e di Kautsky, formula slogan che, a sentir lui, sono marxisti. Riguardo la questione della direzione del paese da parte di molti partiti, egli è un socialdemocratico borghese come tutti gli altri ed agisce mascherando con slogan di sinistra le sue concezioni di destra.
Mao Tsetung ha guidato la lotta di liberazione nazionale del popolo cinese basandosi su questi princìpi, in apparenza marxisti, ma in essenza non marxisti. La lotta del popolo cinese contro gli invasori è stata giusta, ma fu una lotta che si può paragonare alla lotta del popolo algerino contro i francesi. Il popolo algerino ha condotto una risoluta lotta di liberazione, guidata da nazionalisti borghesi, mentre la lotta del popolo cinese è stata guidata dalla borghesia progressista e da comunisti con idee confuse, instabili, poco decisi riguardo i princìpi e le norme di un autentico partito marxista-leninista che applica questi princìpi e queste norme correttamente e sulla base delle condizioni del paese. Si parla qui dei principi fondamentali, che ho sottolineato prima, più che delle alleanze con elementi democratici, progressisti e non comunisti, che è un altro grande problema per conquistare la vittoria. Comunque il ruolo del Partito Comunista Cinese non doveva essere posto nell'ombra e, contrariamente a quello che dichiara Mao nel suo «decalogo» dell'aprile 1956, non doveva dividere con gli altri partiti la sua direzione. Tutto questo pacco di teorie cosiddette marxiste-leniniste di Mao Tsetung è stato applicato e pronagandato in modo eclettico, a seconda dei casi. delle esigenze e delle circostanze.
Nell'arco di 50 anni Mao Tsetung e compagni hanno elaborato una tattica ed una strategia non per il trionfo della rivoluzione sotto la bandiera del marxismo-leninismo, ma per il trionfo della Cina in quanto grande potenza mondiale.
In Cina, oggi come nel passato, si agisce in base a concezioni piccolo borghesi. La linea cinese è fatta di continui zigzag, la strategia del partito è stata instabile. la sua politica è segnata da flussi e riflussi e non è conforme al modo in cui la dialettica materialista marxista-leninista imposta queste questioni.
Le alleanze esterne cinesi non sono state mai stabili né durante la guerra, né dopo la guerra, quando fu instaurato il potere popolare. Ciò che conta è che queste alleanze non poggiavano su basi di principio, rivoluzionarie, ma erano caratterizzate da sotterfugi ipocriti e da svolte congiunturali basate sull'idea del rafforzamento della Cina in quanto grande Stato. La Cina, ex-amica dell'Unione Sovietica al tempo di Stalin, divenne amica dei kruscioviani quanto questi s'impadronirono del potere, poi, non traendone vantaggio, strinse amicizia con gli americani. Domani potrà allearsi di nuovo con i sovietici ed anche in misura maggiore con i titini.
La Rivoluzione Culturale cinese era una lotta frazionistica fra il gruppo di Mao e quello di Liu Shao-chi. Non vi presero parte, non compresero il loro ruolo, non furono messi in moto dall'una o dall'altra frazione né la classe operaia, né le masse contadine sue alleate. né soprattutto la loro guida, il Partito Comunista Cinese. Il ruolo decisivo in questa rivoluzione lo svolse l'esercito che era con Lin Piao e con Mao.
Il cosiddetto Partito Comunista Cinese. non essendo stato educato a nuesto fine, non er.a un partito de;la rivoluzione. Era piuttosto un «partito eli contadini», che, secondo le tradizioni, aspettava di vedere chi avrebbe vinto con la forza militare.
La frazione di Mao ebbe il sopravvento, ma frenò la «rivoluzione» lasciandola a metà strada, impedì il ricorso alìa violenza iivoiuzionaria, poiché non esisteva la dittatura del pro:etariato. -Tao e Chou En-lai lavorarono intensamente per raddrizzare la situazione e rafforzare le posizioni del loro clan sulla loro via. Emarginarono Kan Sheng, liquidarono Lin Piao e Chen Po-ta e nel contempo si preparavano ad eliminare le «spine» che erano loro rimaste tra i piedi, i «quattro», come li chiamano.
Con la morte di Chou En-lai e di Mao, al clan vennero a mancare i principali dirigenti. Il paese e il clan rimasero senza capi e in un profondo caos. Quelli che sono rimasti sono guidati, all'ombra dei morti, da un'ideologia antimarxista, all'interno ed all'esterno del paese. La strategia reazionaria di Mao e di Chou ha fatto e sta facendo fiasco. Entrambi sapevano manovrare, Mao con l'immeritato «prestigio» di «patriarca» e Chou con le sue azioni diaboliche, sulla scena e dietro le quinte.
I nuovi revisionisti, che sono giunti alla testa del partito e dello Stato in Cina, continuano a nuotare nel pantano socialdemocratico, in cui si immergono sempre più profondamente. Essi credono che non verrà loro strappata la maschera marxista, ma se la stanno strappando essi stessi. Sperano che il «prestigio» di Mao e di Chou li farà uscire dal pantano, pensano che il potenziale della Cina, sia territoriale che umano, s'imporrà ai marxisti-leninisti, ai rivoluzionari e ai popoli progressisti. Ma essi saranno smascherati, falliranno nei loro intenti, seguiranno fino in fondo la linea antimarxista di Mao e di Chou e portehanno la Cina, a passi ancora più veloci. sulla via di uno Stato borghese capitalista. E' quanto avverrà sicuramente se gli elernenti di questo gruppo, di questa frazione controrivoluzionaria non saranno rovesciati e se le «stalle» di Mao e di Chou non «ranno ripulite con una. ramazza di ferro, ma questa volta con un’autentica rivoluzione grande e prioletaria, guidata da un partito autenticamente marxista-leninista, con una ferrea dittatura del proletariro e sviluppando la lotta di classe così come insegnano Marx, Engels, Lenin e Staiin. Questa è, per la Cina l'unica via di salvezza. La via di Mao, Chou, Teng e Hua Kuo-feng è la via del capitalismo, la via della reazione e del socialimperialismo.
Bisogna demolire fin dalle fondamenta i miti e i culti di Mao e di Chou, perché solo così la Cina potrà salvarsi dagli artigli capitalistici. I traditori cinesi, che si sono impossessati del potere, cercano di consolidare la situazione; i rivoluzionari marxisti-leninisti cinesi devono combattere con le armi in pugno, senza temere la rivoluzione. Questa è l'unica via di salvezza per la Cina.
1977
DOMENICA
2 GENNAIO 1977
INCONTRO CONCLUSOSI IN CINQUE MINUTI
Il nostro ambasciatore a Pechino ci ha comunicato che, dopo aver chiesto di essere ricevuto, per reciprocità, da Li Sien-nien per consegnargli la lettera di risposta del nostro Comitato Centrale alla loro protesta, secondo la quale noi avremmo attaccato la strategia di Mao, dopo due giorni è stato ricevuto da Keng Piao invece che da Li.
Il nostro ambasciatore gli ha detto: «Desiderate che vi legga la nostra lettera, come avete proceduto voi per la vostra, oppure volete leggerla voi stessi?».
«Potete darmela», gli ha risposto il revisionista Keng Piao.
Tutto si è concluso in cinque minuti.
LUNEDI
3 GENNAIO 1977
PARE CHE IN CINA VINCERA' LA FRAZIONE
FILOAMERICANA
I muri delle strade, specialmente a Pechino, sono ricoperti di datsibao, che premono sul gruppo di Hua Kuo-feng affinché Teng Hsiao-ping sia riabilitato completamente e reintegrato nelle funzioni di primo ministro, di vicepresidente del partito e di capo di stato maggiore dell'esercito. Niente di meno che tutte le posizioni chiave della Cina! In altre parole tutte le leve che erano state prime nelle mani del suo ,padrone Chou En-lai, che lo ha riabilitato e preparato a succedergli. Se Mao fosse morto prima di Chou, costui, essendo il numero due per importanza, avrebbe preso il posto del primo e Teng, il numero tre, il posto del secondo. In questo caso tutto sarebbe andato liscio come l'olio, la resistenza dei loro avversari sarebbe stata schiacciata. E' per questo motivo che Chou, Teng e Hua Kuo-feng da tempo preparavano il loro complotto e il loro colpo di mano. Questo cambio di «guardia» si sarebbe fatto come se il partito, il Comitato Centrale, il congresso non esistessero affatto. Questi organi per i cinesi sono stati e sono una semplice facciata.
Ma gli eventi hanno preso un' altra piega: i due primi sono morti, il terzo è stato eliminato, mentre Hua Kuo-feng, partecipante al complotto e ministro degli interni, ha agito tempestivamente, ha arrestato i suoi avversari, ha assunto di propria iniziativa la direzione e ne ha messo in moto les rouages. Ma questo lavoro non poteva continuare a lungo, poiché, «le teste si erono raffreddate» e non agivano più in unità. Così le frazioni, ognuna per conto proprio, hanno cominciato ad agire e a porre rivendicazioni. Questa lotta fra di loro ha messo e metterà in luce molte cose sporche. Le frazioni sono d'accordo fra loro per impiegare ogni calunnia possibile contro i «quattro», ma non accettano di dividere il potere, così come vuole dividerlo Hua Kuo-feng, che era l'ultimo per ordine d'importanza nella gerarchia del complotto. In questa gerarchia si deve far salire di nuovo il numero tre e costui è Teng, a proposito del quale, quando venne silurato, Mao stesso ha detto: «Teng non è un marxista-leninista»; lo stesso Hua Kuo-feng, quando prese il potere, ha duramente attaccato e criticato Teng.
Ora la direzione cinese è travagliata da una grave crisi. Il paese è in fiamme (ambasciatori stranieri in diversi paesi hanno detto ai nostri ambasciatori che «in Cina è cominciata la guerra civile. Su 27 provincie, i7 sono in rivoluzione». Ciò viene ammesso ufficialmente anche dai cinesi, che però minimizzano la gravità della situazione). Nel seno dell'attuale direzione cinese devono esserci molti disaccordi, ci devono essere parsone che parteggiano per Mao, anche fra coloro che lo criticano di essersi espresso come si è espresso sul conto di Teng e di avere tollerato tanto a lungo i «quattro»; ci devono essere anche altri che parteggiano per Chou En-lai, e questo gruppo deve costituire la maggioranza, poiché è questo gruppo ad avere ora in mano il potere.
Nel gruppo di Chou ci devono essere due correnti: una a favore di Teng e l'altra a favore di Hua Kuo-feng. Ora la lotta frazionistica si è concentrata fra questi due gruppi. La linea di Teng e la linea di Hua, ambedue di destra, la prima di estrema destra e contro Mao su alcune cose, l'altra più moderata, apparentemente a favore di Mao su alcune altre cose, sono in forte contrasto. La prima linea reclama 'la completa riabilitazione di Teng, l'altra l'accetta„ ma solo dopo che questi «abbia fatto la sua autocritica e a patto che non sia nominato primo ministro del Consiglio degli Affari di Stato».
Se Teng s'impossessa del potere, Hua Kuo-feng avrà una carica «onorifica» e sarà messo in disparte, come il gruppo di Chou En-lai aveva fatto con Mao, al quale venivano cantati gli osanna, mentre egli, Mao, diceva qualche parola o scriveva qualche poesia «dal nono cielo», dove era salito.
Dunque attualmente in Cina, e non solo attualmente, ma continuamente, si è condotta e si conduce una lotta non di principio per il potere. Liu Shao-chi si è battuto per prendere il potere, Mao ha fatto lo stesso ed anche Lin Piao, Chou En-lai, Teng Hsiao-ping e per ultimo Hua Kuo-feng, tutti quanti hanno lottato per il potere. In questa situazione i principi e le ideologie non sono altro che maschere. Il Partito è diviso ed è uscito dai binari, esso viene trascinato a strattoni dalla propaganda e dall'esercito. In tutto questo periodo di torbidi, di intrighi e complotti, in Cina è stato il fucile a dominare sul partito e non il partito a dominare sul fucile, sono i «Signori della guerra», vestiti con abiti nuovi e con una «vernice» ideologica falsa, a dettar legge in Cina.
Tuttavia, anche la politica delle due superpotenze esercita un ruolo in questo grande caos di rivalità. Ognuna di esse difende i suoi partigiani in Cina e fa balenare ai loro occhi il «miraggio» che sarà essa a salvarla dal caos econornico e a rafforzarla militarmente. Penso che la frazione filoamericana avrà il sopravvento, perché gli Stati Uniti d'America sono in grado di rifornire la Cina economicamente e militarmente. La propaganda cinese, secondo cui «gli Stati Uniti d'America si sono indeboliti», è falsa e serve da copertura per nascondere le importanti trattative che la Cina sta conducendo con l'imperialismo.
Ma i rivoluzionari, i marxisti-leninisti, coloro che hanno fatto la Rivoluzione Culturale in Cina, cosa stanno facendo ora? Penso che costoro siano milioni. Attualmente sono perseguitati, inseguiti. ma in che misura e fino a quando?! Da quello che sentiamo dire. ma che non possiamo affatto verificare, risulta che essi si muovono, resistono. Se la rivoluzione scoppia in Cina, essa brucerà come una miccia, non si spegnerà facilmente e gli elementi di destra saranno in pericolo. poichè questa rivoluzione sarà cruenta ,e non come quella che predicava Mao Tsetung
MARTEDI
4 GENNAIO 1977
RISPETTIAMO I NOSTRI CONTRATTI CON SPIRITO DI
COMPRENSIONE, MA SENZA FARE CONCESSIONI
IDEOLOGICHE E POLITICHE
Mehmet mi ha reso noto le difficoltà che i cinesi ci creano in merito al carbone coke, che, a termini di contratto, avrebbero dovuto fornirci prima della fine del 1976. Adesso le riserve di cui disponiamo per i nostri altiforni non vanno oltre la fine del prossimo febbraio. Abbiamo discusso la questione con Mehmet. Siamo giunti alla conclusione che non serve a niente allarmarsi, perciò manteniamo il sangue freddo e prendiamo a tempo debito i provvedirnenti necessari. Dobbiamo aver chiaro che i cinesi ci causeranno molte difficoltà, se add.iritura non ricorreranno ad un blocco completo nei nostri confronti. Naturalmente, non siamo di quelli che si arrendono; lotteremo contro il revisionismo, ovunque si manifesti, senza pietà e senza minimamente piegarci.
I cinesi devono senz'altro consegnarci la maggior parte del carbone previsto per il 1976. Per la parte rimanente, definiremo con loro i tempi di consegna e, per quel che riguarda la quantità di carbone prevista nell'accordo per il 1977, dobbiamo lottare per assicurarci partite il più grande possibile, perchè lo scambio avviene in clearing. I nostri affari con i cinesi non possono andar lisci come l'olio, perciò i nostri uomini devono discutere pacatamente e con pazienza con loro affinché essi si rendano conto che agiscono in modo errato e al tempo stesso dobbiamo evitare il più possibile frizioni sulle questioni su cui siamo in contrasto con loro. Dobbiamo lasciare aperta ai cinesi la prospettiva di ricevere, anche loro, in base al clearing, una parte di alcuni nostri prodotti importanti. Dobbiamo agire in questo modo affinché non ci creino ostacoli nella costruzione delle opere che ci danno. Dobbiamo essere agili e non troppo rigidi nei nostri rapporti commerciali con i cinesi. Prenderemo quello che ci daranno, per il resto punteremo i piedi più tardi. Non basta dire «abbiamo stipulato contratti», ma dobbiamo lottare per la loro attuazione. La pratica indica che anche i paesi capitalisti violano i contratti quando ciò conviene loro; anzi accettano anche di pagare le penali. Violano arbitrariamente non solo i contratti relativi alle relazioni economiche, ma anche i trattati riguardanti problemi molto più importanti. Così si comporterà anche la Cina in futuro riguardo i contratti e gli accordi che abbiamo stipulato. Perciò dobbiamo mostrarci accorti, aver pazienza, essere vigilanti e pronti a manovrare.
Il nostro commercio estero, le nostre importazioni e esportazioni, sono un problema importante e complesso. Ora che il cielo cinese è coperto di nuvole, questo problema è divenuto ancora più complicato, perciò non si può risolvere sui «due piedi», perché è una questione intricata. Dobbiamo studiarla nel suo complesso.
E' urgente e molto importante la soluzione della questione delle materie ,prime che dobbiamo far venire dall'estero ed in modo prioritario. Da dove le faremo venire? La Cina ce ne fornirà una parte. Va bene. Ma anche riguardo queste dobbiamo agire con attenzione. In altre parole dobbiamo far bene i nostri calcoli, economizzare da qualche parte e rifornirci da qualche altra parte. Anche se la Cina ci fornisce alcune merci, queste devono essere considerate come riserve.
Le merci che non ci saranno date dalla Cina cerchiamo di ottenerle su altri mercati, sia pure sui mercati dei paesi revisionisti, intendo dire dei cosiddetti paesi a democrazia popolare, con i quali continuiamo ad avere rapporti commerciali. Queste nuove richieste vanno ad assommarsi a quelle che cerchiamo abitualmente di assicurarci. Naturalmente, ci toccherà lottare in questo senso, poiché il nostro commercio con questi Stati si svolge in base al clearing; inoltre bisogna tener presente il fatto che con questi Stati siamo in ostilità, quindi possono tentare anche di bloccarci. Perciò, riguardo i nostri scambi in clearing, dobbiamo mostrarci accorti.
Rimane poi anche il mercato capitalista, dove generalmente paghiamo in valuta estera. Ma di valuta non ne disponiamo molta, quindi dobbiamo stare attenti e spenderla non alla leggera, ma con molta parsimonia e solo per quelle merci di cui abbiamo assoluto bisogno.
In conclusione ho detto a Mehmet che il governo deve prendere in esame questo problema, adottando le dovute decisioni e misure affinché sia garantita la realizzazione del nostro piano. Sin da quest'anno dobbiamo studiare anche i problemi del piano quinquennale nel loro complesso, con particolare riferimento alle opere per il quale la Cina cl ha accordato crediti. Essa può lasciare a metà la loro costruzione, perciò dobbiamo prendere per tempo i dovuti provvedimenti e le dovute decisioni per garantire la prosecuzione e l'ultimazione di queste opere con le nostre forze.
Dobbiamo affrontare questi compiti, in relazione ai cinesi, con molta attenzione e sangue freddo, poiché le nostre proteste non hanno risolto nulla. La linea del Partito non deve essere calpestata, ma possiamo manovrare in materia di rapporti commerciali. Per quanto riguarda i contrasti ideologici, dobbiamo evitare, se possibile, lo scontro diretto, fintantoché essi non agiranno apertamente contro di noi. Non dobbiamo più chiedere loro o ad altri facilitazioni commerciali, ecc.; dobbiamo lottare, dico lottare, per fare rispettare i contratti e ciò, ben intenso, con spirito di comprensione, senza fare concessioni politiche e ideologiche.
Ho parlato di tutto questo con Mehmet ed egli era completamente d'accordo con me.
MERCOLEDI
5 GENNAIO 1977
LA DIREZIONE CINESE SCIVOLA OGNI GIORNO DI
PIU' NEL BARATRO
Due-tre giorni fa, i cinesi, di certo per attaccare la nostra giusta tesi ideologica e politica contro il «terzo mondo», che è stata esposta al 7° Congresso, hanno scritto un lungo articolo suddiviso in capitoli, che pretende di aver un carattere teorico. L'articolo in questione non solo non ha raffatto un carattere teorico, ma è anche errato per il modo in cui viene posto il problema.
Lo scopo di questo scritto è evidente: «dimostrare» che la divisione in «tre mondi» è una «geniale invenzione di Mao Tsetung». Essi rivendicano a Mao Tsetung la paternità di questa assurda e antimarxista invenzione che è in contrasto con la divisione del mondo fatta da Marx e da Lenin. La borghesia e Krusciov avevano già da tempo dato alla luce questo «bastardo», ma, nonostante ciò, anche i maoisti vogliono ora adottarlo. L'hanno trovato abbandonato sulla porta di casa.
Con questo articolo i cinesi desiderano «dimostrare» che il «terzo mondo», questa loro creatura, ha ottenuto «grandi successi», e che la situazione è «eccellente».
Ma i cinesi non si prendono la briga di spiegare cosa sia questo «terzo mondo», poiché non sanno che motivazioni teoriche portare dal punto di vista marxista-leninista. Nell'impossibilità di farlo, hanno incaricato alcuni dei loro «teorici» di registrare gli avvenimenti che avvengono nel mondo, e questi li elencano ad uno ad uno in un modo completamente banale, come potrebbe elencairli un'agenzia di stampa nella rubrica «Avvenimenti dell'anno».
Gli «intelligenti» revisionisti cinesi agiscono in questo modo per dire al «terzo morirlo»: «Guardate che successi!, guardate che grande aiuto vi fornisce la Cina» (!) (e via con la loro elencazione). E con questa stessa enumerazione vogliono dire che «la Cina è con voi, fa parte del terzo mondo, perciò ascoltatela e lasciatevi guidare da essa, perché insieme ad essa siete la forza motrice del mondo, siete il vero marxismo-leninismo».
Ma questo «terzo mondo» indefinito, oppure così come è stato definito dai cinesi, nei confronti di chi ha conseguito questi «brillanti successi»? «Non c'è alcun dubbio, dicono i cinesi, nei confronti dei socialimperialisme sovietico». Quindi in ogni paragrafo idi questo sedicente articolo non si parla che contro l'Unione Sovietica, perché, a loro dire, essa sola è all'origine di tutti i mali! Ma cosa si dice nell'articolo dell'imperialismo americano? Non molte cose: si dice solo che l'Unione Sovietica ha delle contraddizioni con geli Stati Uniti d'America. Ma perché ha queste contraddizioni ed in che cosa consistono? L'articolo non lo dice, poiché i suoi autori non desiderano .pronunciarsi contro gli Stati Uniti d'America! Dunque la Cina difende gli Stati Uniti d'America. Questo è evidente, perché basta leggere le statistiche degli investimenti nel «terzo mondo», per vedere che 1'80 per cento di questi viene fatto dagli americani, il 10 per cento dall'Unione Sovietica, il 10 per cento dalle altre potenze imperialiste. Non c'è bisogno di fare commenti al riguardo .per comprendere la falsità della lotta che i cinesi pretendono di condurre, quando si pronunciano «contro l'imperialismo, contro il socialimperialismo, contro l'egemonismo». Queste questioni capitali i cinesi non le spiegano né in teoria né in pratica, perché ci rimarrebbero impantanati, perciò enunciano formule per essere in regola formalmente, mentre agiscono in modo diverso da come dicono.
Bene, essi non spiegano queste questioni, ma almeno trattano, spiegano, sia pur di sfuggita, il problema delle classi, della lotta di classe all'interno di questi Stati del cosiddetto terzo mondo? Per nulla, questo problema è scomparso del tutto in nome della lotta contro l'Unione Sovietica e della difesa degli Stati Uniti d'America e delle cricche al loro servizio, che sono al potere nella maggior parte degli Stati del «terzo mondo». Ma che cosa sono queste cricche per i cinesi? Esse sono «democratiche, nazionaliste e libere e sovrane», quando sostengono gìi Stati Uniti d'America! Che ne è del popolo in questi paesi e cosa devono fare coloro che soffrono, sono oppressi, senza lavoro? Cosa raccomandano loro i cinesi? Per i cinesi questi popoli sono mandrie di bestiame, senza personalità, sono solo popoli del «terzo mondo», che solo devono sopportare l'oppressione interna delle cricche al potere e quella esterna dell'imperialismo americano e lottare contro il socialimperialismo sovietico! «Possiamo anche organizzare, dicono i cinesi, riunioni sotto questa bandiera del «terzo mondo». «Cominciamo, con l'educazione», dice Zulfikar Ali Bhutto. «D'accordo, dicono i cinesi, e domani possiamo organizzare un'altra conferenza sull'inquinamento dell'ambiente».
I dirigenti revisionisti cinesi stanno scivolando e scivoleranno sempre più nel baratro. Con queste sedicenti teorie marxiste-leniniste, non si possono ingannare né i marxisti, né i rivoluzionari e nemmeno gli uomini progressisti. Con simili frottole, affermando che in Cina «la situazione è eccellente», mentre vi regna il disordine, oppure affermando che «la situazione nel mondo è eccellente», mentre il mondo è minacciato dal pericolo della guerra imperialista e dall'asservimento dei popoli, i cinesi saranno del tutto screditati. Ma meglio così, che non vincano la menzogna e il revisionismo.
SABATO
8 GENNAIO 1977
I REVISIONISTI CINESI ATTACCANO ALLE SPALLE
IL PARTITO DEL LAVORO D'ALBANIA
Il Partito Comunista Cinese ha aperto una lurida polemica alle spalle del nostro Partito, senza discutere preliminarmente i disaccordi e le contraddizioni che lo contrappongono, ad esso. Ha preparato un materiale standard, sta invitando a Pechino tutti i rappresentanti dei ,partiti marxisti-leninisti che può e li lavora con questo materiale. Questo materiale, in generale, è elaborato contro la linea marxista-leninista del nostro. Partito e, in particolare, contro il suo 7° Congresso.
Krusciov stesso si era astenuto dall'intraprendere una simile azione revisionista, trotzkista, non solo contro di noi, ma neppure, per quel che ne sappiamo, contro i cinesi. Il rinnegato Krusciov ci ha attaccati, ci ha combattuti e si è opposto a noi sia apertamente che per lettera, mentre i cinesi non hanno, mai agito in questo modo.
Noi, per qualsiasi questione avente un' importanza di principio e su cui abbiamo avuto divergenze con loro, abbiamo o. scritto o fatto conoscere loro i nostri punti di vista per mezzo, di delegazioni. Le nostre posizioni sono state corrette, come debbono .essere fra due partiti fratelli. Quando non siamo stati d'accordo con loro, abbiamo apertamente detto ogni cosa, abbiamo difeso le nostre opinioni e non abbiamo cambiato parere. I cinesi non hanno risposto alle nostre lettere e, su una serie di problemi, ciascuno dei nostri due partiti ha agito seguendo il proprio punto di vista.
Essi pretendono di «non aver voluto entrare in polemica con noi» riguardo i problemi che abbiamo posto loro, pei questo non ci hanno risposto. Tuttavia essi hanno continuato ad agire secondo la loro strategia, questo era un loro «diritto», ma anche noi, dal canto nostro, abbiamo continuato ad agire sec)ndo la nostra strategia e la nostra tattica. Ma, a quanto pare hanno considerato la nostra strategia e la nostra tattica come un attacco contro il Partito Comunista Cinese, quindi, anche noi abbiamo il diritto di considerare il loro modo di agire c>me un attacco contro il Partito del Lavoro d'Albania.
Risulta chiaro che il Partito Comunista Cinese, il qude pretende in modo ipocrita che non ci devono essere «partiti padre» e «partiti figlio», ha voluto che il Partito del Lavoro d'Albania seguisse ciecamente la sua linea e, non solo, ma ha anche cercato di imporci i ;propri punti, di vista. Dico questo perché non ha nemmeno accettato di discutere con noi di questi divergenze che erano ben note ai due nostri partiti. Perché la agito in questo modo?
In primo luogo, riteniamo chela Cina-considerasse s; stessa «un grande Stato», il suo Partito Comunista «un grande lartito» e Mao Tsetung «un dirigente infallibile», quindi il senso di «grande Stato», di «grande partito» e «di grande capo» .givano in blocco.
In secondo luogo, sebbene si dichiari favorevole «ai rapporti bilaterali e ai colloqui a questo stesso livello», la Cina teme il confronto d'opinioni con noi. La Cina «accetta, i Colloqui bilaterali, ma li considera solo un mezzo per informarsi,. perché poi, ovunque le sia possibile, dà direttive agli altri.
In terzo luogo, la Cina pensa che noi dobbiamo confermarci ai suoi punti di vista per il fatto che essa ci dà alcuni c.edih,
Desidero approfondire un po' di più il nostro pensbro sui motivi per cui Mao Tsetung e il Comitato Centrale del partito Comunista Cinese non hanno voluto discutere con noi i problemi che abbiamo sollevato e che sono all'origine dellenostre divergenze. Noi pensiamo che ciò si spieghi con le concezioni socialdemocratiche e opportunistiche di Mao Tsetung, a quale non importava nulla che esistessero opinioni opposte su questi problemi. Ma c'era anche un altro motivo, e cioè che i problemi in questione avrebbero aperto altri problemi riguardanti la linea generale del nostro Partito, del loro partito e del Partito Comunista (bolscevico) dell'Unione Sovietica.
Essi ci hanno mosso alcune accuse prive di fondamento, come per esempio di aver sostenuto le tesi kruscioviane della «coesistenza pacifica», di avere attaccato il culto di Stalin e di avere abbandonato, più tardi, questa critica, di «essere stati favorevoli solo alla possibilità di evitare la guerra» ed altre imputazioni del :genere che non sono comprovate né dall'operato del nostro Partito e nemmeno dai suoi documenti scritti. Ma queste accuse prive di fondamento, che essi ci muovono, comprovano qualcos'altro di molto critico e di molto importante per la Cina e per il movimento comunista internazionale. Noi pensiamo che dopo la morte di Stalin, durante le peripezie kruscioviane e fino al 20° congresso, Mao Tsetung e il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese abbiano manifestato, per così dire, una certa soddisfazione con l'idea che «d'ora in poi noi (cinesi) agiremo più liberamente riguardo le nostre questioni interne e sull'arena internazionale». Questa è l'impressione che noi abbiamo sia dalle conversazioni con Mao Tsetung che dalle sue tesi successive, secondo cui «Stalin imponeva ai cinesi e a tutti gli altri partiti marxisti-leninisti i punti di vista del Partito Bolscevico». Quindi, secondo Mao, all'epoca di Stalin, tutti i partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo erano costretti a sostenere l'Unione Sovietica e la sua linea, erano al servizio del Partito Bolscevico e non si sentivano partiti marxisti-leninisti indipendenti. Questo lo ha affermato lo stesso Mao Tsetung alla Riunione di Mosca del 1957. A parte ciò, in questa riunione, Mao Tsetung ha sollevato la questione che «tutti noi, partiti comunisti e operai del mondo, cioè il campo socialista, dobbiamo avere una testa, e questa testa deve essere l'Unione Sovietica». Questa è la tesi che Mao Tsetung ha presentato e difeso alla Riunione di Mosca, mentre Krusciov faceva finta di non desiderare una cosa del genere. Dobbiamo affermare che anche noi abbiamo difeso insieme ad altri questa tesi. Ma il compagno Mao Tsetung, con tutta la sua grande autorità, ha affermato anche un'altra cosa, che «Krusciov era un eminente marxista-leninista, un grande dirigente dell'Unione Sovietica», che «con Krusciov sì poteva discutere e andare avanti», mentre con Stalin, a sentire lui, bisognava mettersi sull'attenti.
Inoltre :Mao Tsetung, e questo l'abbiamo ascoltato con le nostre orecchie, ha appoggiato a piena voce Krusciov quando questi ha liquidato il cosiddetto gruppo antipartito di Molotov e dei suoi compagni. Quindi tutti questi fatti indicano che Mao Tsetung era completamente d'accordo con la linea revisionista e con le azioni putschiste, denigratorie, con i complotti contro il Partito Comunista (bolscevico), contro Stalin, contro l'Unione Sovietica.
II nostro Partito non si è schierato su queste posizioni di Mao Tsetung, né del Partito Comunista Cinese. Dopo la morte di Stalin, noi pensavamo che a capo del partito sarebbe venuto qualche altro e, tra parentesi, possiamo dire che avevamo in mente Molotov. E' precisamente dopo la morte di Stalin che siamo entrati in conflitto con la nuova direzione dell'Unione Sovietica, con Malenkov, Bulganin, Krusciov, Mikoyan ed altri. Tre-quattro mesi dopo la morte di Stalin, questi ci hanno attaccato impudentemente e aspramente, accusandoci di non aver saputo utilizzare quei pochi crediti che ci avevano dato, né costruire quei pochi impianti industriali che di fatto avevamo costruito nei termini stabiliti, poiché lavoravamo per far avanzare il socialismo nel nostro paese.
Abbiamo partecipato alle conferenze dei partiti comunisti ed operai di Mosca, .ma non vi siamo andati con i punti di vista di Mao Tsetung. Non abbiamo parlato contro l'Unione Sovietica fino a che non sono maturate le condizioni per farlo, ma dentro di noi eravamo molto preoccupati e nutrivamo dubbi nei confronti di quella direzione. Essa non si mostrava decisa, era confusa. Avevamo sentore di qualche cosa, ma non eravamo a conoscenza delle contraddizioni che esistevano nel suo seno, fra i dirigenti, e in particolare riguardo la linea di Stalin.
Noi pensiamo che Mao Tsetung fosse al corrente di questa situazione e che fosse d'accordo con questa linea e queste azioni di Krusciov ccntro Stalin e la linea del Partito Bolscevico. Inoltre, Mao Tsetung deve aver avuto da Krusciov promesse d'aiuto econocnioo e d'aiuto politico sull'arena internazionale ed anche pr>n~e d'aiuto militare, concernenti tra l'altro il segreto della bomba atomica. Krusciov, secondo noi, ha fatto queste ,promesse, e per un certo tempo le cose sono andate bene, ma costui era un imbroglione. Anche Mao, secondo noi, perseguiva i propri fini. Dopo la morte di Stalin, Mao (si tratta naturalmente di ipotesi), sebbene dichiarasse che «Krusciov è un grande uomo», nei fatti si considerava superiore a costui e pensava che, nella sua qualità di «grande filosofo» e dirigente del paese più popolato del mondo, dovesse venire subito dopo Lenin. Benché affermasse che «il campo socialista. deve avere alla sua testa l'Unione Sovietica», in verità pensava che dovevano essere almeno in due alla sua testa: la Cina e l'Unione Sovietica, uno de iure, ma due de facto, a dettar legge nel mondo.
Abbiamo convocato il nostro 7° Congresso e il Partito del Lavoro d'Albania ha espresso i propri punti di vista così come giudicava le cose; la direzione cinese si è irritata e ha commesso il tragico errore di attaccare il nostro Congresso in modo deplorevole, in contrasto con le norme che esistono fra i partiti marxìsti-leninisti. Finché Mao e Chou erano in vita ci sono state fra noi contraddizioni interne, ma che essi hanno rifiutato di discutere, attestandosi sulle loro posizioni, e noi non avevamo altra possibilità che rimanere sulle nostre. Da parte loro questa era una tattica opportunistica, ma i dirigenti cinesi non hanno commesso l'errore antírnarxista che stanno commettendo ora, in primo luogo perché sapevano che le nostre convinzioni erano incrollabili e in secondo luogo perché il Partito del Lavoro d'Albania, con la sua giusta linea, ha difeso il Partito Comunista Cinese e la Cina nei momenti più difficili per loro, come alla Riunione di Bucarest e alla Conferenza degli 81 partiti a Mosca, ed anche più tardi durante la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria.
Perché Hua Kuo-feng e soci hanno commesso questo errore? lo hanno commesso perché la loro politica ha subito una completa disfatta ed ha creato una grande confusione all'interno e fuori della Cina. Non potevamo sosternere il suo operato all'interno, percbé avevamo molte ragioni per non farlo ed anche perché non abbiamo ancora una visione chiara di quello che sta succedendo in Cina. Gli atteggiamenti adottati dalla Cina in politica estera hanno indebolito le sue posizioni. Con le loro azioni, gli attuali dirigenti hanno indirettamente colpito Mao; mentre Teng, riabilitato una volta e poi rovesciato di nuovo, sta riapparendo sulla scena per riprendere le sue vecchie funzioni.
In questi ultimi tempi è venuta fuori anche la questione dei «quattro», che sono stati smascherati in base ad argomenti personali abietti e non sul piano politico e ideologico. Ora della Rivoluzione Culturale se ne parla appena, è stata messa in ombra e di fatto liquidata. Tutti questi avvenimenti hanno suscitato fra i marxisti-leninisti del mondo gravi sospetti nei confronti del Partito Comunista Cinese. Mao Tsetung e Chou En-lai, che sapevano manovrare, sono morti e la Cina è caduta nel caos. Perché mai? Perché la linea del suo partito non era una giusta linea marxista-leninista. Nel partito dominavano due o più linee, esistevano frazioni in lotta fra di loro ecc.
E' in queste circostanze che si è riunito il 7° Congresso del rostro Partito, al quale hanno partecipato più di 40 partiti, inviando delegazioni o messaggi di solidarietà. I cinesi, di certo, hanno considerato questa solidarietà internazionalista come una sfida e una disfatta per loro, poiché molte cose sono andate contro le loro tesi. Con la sua posizione di principio, il Partito del Lavoro d'Albania ha accresciuto la sua autorità nel movimento comunista internazionale e nel mondo. Perciò gli attuali dirigenti cinesi, giudicando la situazione difficile per loro hanno iniziato un ostile attacco trotzkista alle spalle del nostro Partito. Hanno convocato a Pechino, ad uno ad uno, i rappresentanti dei partiti homunisti marxisti-leninisti, da quello dell'australiano Hill e del francese Jurquet fino a quelli dell'America Latina. Mentre per quanto riguarda noi, con una nota senza indirizzo, senza intestazione e laconica, ci hanno detto che al «7° Congresso g stata attaccata la linea e la strategia di Mao Tsetung»! Naturalmente abbiamo inviato una ampia risposta ai cinesi, chiedendo delle spiegassero dove e in che avremmo attaccato la strategia di Mao Tsetung.
Nel materiale standard di cui ho già parlato, i revisionisti cinesi falsano le verità lanciate nei nostri scritti e documenti, come anche nelle lettere che abbiamo loro inviate in merito alle questioni di frontiera con l’Unione Sovietica, alla loro proposta di recarci a Mosca dopo la caduta di Krusciov, in merito al viaggio di Nixon a Pechino, all'incontro fra Kossighin e Chou En-lai ecc. Esistono le copie delle lettere da noi inviate ai cinesi. Per loro sfortuna. «verba rolant, scripta manent». Queste lettere smascherano le loro calunnie, i loro inganni, le loro distorsioni ed i loro fini, indicano i motivi per cui sono ricorsi a queste azioni ostili, antimarxiste , controrivoluzionarie. I loro inganni non possono nascondere i loro fini. I giudizi e le azioni del nostro Partito, in merito ai problemi che ho appena accenato, non solo erano giusti a quel tempo, ma la realtà ha confermato che sono giusti anche oggi e noi peilsiamo che lo saranno anche domani. I fatti hanno la testa dura , confermano le nostre tesi marxisteleniniste. Per quanto i revisionisti cinesi facciano molta demagogia e pretendano di fondare le loro azioni contro l'Albania socialista su basi teoriche leniniste, essi non saranno in grado di coprire il loro vero voto da revisionisti e opportunisti. Le nostre contraddizioni con . revisionisti cinesi sono di principio: invano essi pretendono che le nostre analisi sono «deboli», «prive di fondamento» e che solo essi fanno un'analisi «oggettiva» della situazione politica internazionale.
La questione principale per i cinesi, è di convincere le persone dicendo loro all'orecchio che gli Stati Uniti d'America si sono indeboliti economicamente e militarmente, che il loro deficit interno ed estero è molto cresciuto, che la loro situazione è arrivata al punto che gli altri paesi capitalisti fanno investimenti negli Stati Uniti d'America ed essi non sono ccsì forti come prima. Questa analisi è falsa, priva di fondamento e mira a provare qualcosa che non si può provare. Essi voglioso provare che gli Stati Uniti non sarebbero più aggressivi; che essi, secondo i cinesi, si sforzano soltanto di conservare quello che hanno già; che essi vogliono mantenere lo statu quo, perciò «il nemico principale» del mondo «è il revisionismo sovielico che vuole l'espansione». Questa è una delle tesi cinesi ed ura delle principali. Essi ci accusano di non aver fatto, a loro dire, un' analisi marxista-Leninista della situazione internazionale e delle contraddizioni fra le due superpotenze e di non seguire, di conseguenza, la via dei cinesi, consistente nel fare appello all'«Europa Unita», al Mercato Comune Europeo e al proletariato mondiale affinché si uniscano tutti contro i sovietica. E cpsì sono giunti alla «conclusione» che noi favoriremmo il socialirnperialismo sovietico! Questa è non solo una tesi revisionista rivestita di un mantello antirevisionista, ma è anche ostile e calunniosa nei nostri riguardi.
L'imperialismo americano è aggressore, bellicoso e guerrafondaio, e nessuna altra tesi che contraddica questa costatazione può reggere di fronte ai fatti. Le basi installate dagli americani, i crediti dati dagli americani, il poderoso aumento dei loro armamenti, le cricche filoamericane che si sono installate ara po' ovunque provano che gli imperialisti americani mirano non solo a mantenere lo statu quo, ma ricercano anche l'espansione; non si possono spiegare altrimenti le profonde contraddizioni che esistono fra gli USA e l'Unione Sovietica. «L'Unione Sovietica vuole la guerra, dicono i cinesi, gli Stati Uniti d'America no», e lasciano intendere che questa realtà è dimostrata dalla citazione di Mao: «Gli Stati Uniti d'America sono divenuti come un topo che tutto il mondo insegue per strada gridando: ammazzatelo, ammazzate il topo!». Questo modo di presentare le cose indica inoltre la debolezza dei cinesi e indirettamente fa appello a non colpire un paese come gli Stati Uniti d'America, che ora si sarebbe ridotto ad essere un topo.
E' marxista questa strategia di Mao?
La strategia di Mao Tsetung, «fondata su una analisi marxista-leninista», ha stabilito in modo definitivo che «la rivalità fra le due superpotenze si manifesta in Europa». Strano! Perché non si trova in qualche altro punto più debole del mondo, dove l'Unione Sovietica cerca di espandersi, come in Asia, in Africa, in Australia oppure nell'America Latina?! Per tradizione i colonizzatori prendono di mira i punti più deboli. Gli imperialisti scatenano le guerre di rapina a scopi di egemonia, per assicurarsi nuovi mercati, per una nuova spartizione del mondo. La principale rivalità non è forse quella esistente fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica revisionista? Allora, secondo i cinesi, queste due superpotenze, di cui una desidera lo statu quo e l'altra l'espansione, finiranno per far scoppiare la guerra in Europa, come fece a suo tempo Hitler, assetato di espansione. Ma per realizzare i suoi fini Hitler doveva sottomettere la Francia, l'Inghilterra e l'Unione Sovietica. Per questi motivi iniziò la guerra in Europa e non altrove. Stalin si alleò con l'Inghilterra e gli Stati Uniti dopo che la Germania aveva attaccato l'Unione Sovietica- e non prima. Ma i cinesi utilizzano la tattica che Stalin fu costretto a usare in quelle circostanze come un argomento per affermare: Perché mai noi sessi non dobbiamo appoggiarci sugli Stati Uniti d'America in questa futura guerra?
Tutti questi fatti non confermano la tesi dei cinesi sulle alleanze da essi predicate; essi confermano il contrario. Quando la Germania di Guglielmo II attaccò la Francia e l'Inghilterra, la II Internazionale predicò «la difesa della patria» borghese tanto da parte dei socialisti tedeschi che da quelli francesi, benché la guerra avesse per le due parti un carattere imperialista. Si sa come Lenin ha condannato questo atteggiamento e cosa ha detto riguardo le guerre imperialiste e la loro trasformazione in guerra civile. I cinesi oggi, quando si pronunciano in difesa dell'«Europa Unita», fanno proprio quello che ha fatto la II Internazionale. Essi fomentano la futura guerra nucleare che le due superpotenze cercano di scatenare e, benché questa guerra fra le due superpotenze non può essere che imperialista, lanciano appelli «patriottici» ai popoli dell'Europa Occidentale, al suo proletariato, affinché essi lascino da parte le «inezie» che li oppongono alla borghesia (e queste «inezie» sono l'oppressione, la fame, gli scioperi, gli assassinii, la disoccupazione, la salvaguardia del potere borghese) e si uniscano alla NATO, all'«Europa Unita», al Mercato Comune Europeo della grande borghesia dei consorzi, per combattere l'Unione Sovietica, per diventare carne da cannone nell'interesse della borghesia.
La stessa II Internazionale non avrebbe potuto fare una propaganda migliore!
Ma cosa raccomanda di fare la Cina ai popoli dell'Unione Sovietica, a quelli degli altri paesi revisionisti che sono membri del Trattato di Varsavia e del COMECON? Nulla! Con il suo silenzio essa dice loro: «State fermi, combattete e versate il vostro sangue per la sanguinosa cricca del Cremlino»! E' un atteggiamento leninista questo?! No! Questa linea del Partito Comunista Cinese è antiproletaria, guerrafondaia.
I cinesi non sono per la lotta sui due fianchi, contro le due superpotenze imperialiste, per sventare i loro piani di guerra di rapina; essi non vogliono che 'si attui in modo che, nel caso scoppi la guerra, questa venga trasformata in guerra civile,, in una guerra giusta. Noi seguiamo precisamente questo insegnamento leninista, ed è questa la ragione per cui i cinesi ci accusano di nutrire illusioni sulla pace e di portare acqua al mulino dei sovietici!!
I cinesi calunniano quando pretendono che noi sopravvalutiamo la collaborazione fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica e sottovalutiamo 1e loro contraddizioni. Essi dicono inoltre che «gli albanesi affermano che le due superpotenze, tanto l'una che l'altra, sono ugualmente pericolose». La prima affermazione è falsa; la seconda, per contro, è completamente vera. Noi non solo conosciamo e valutiamo giustamente le contraddizioni esistenti fra le due superpotenze, ma lottiamo anche per approfondirle ulteriormente. In tutti i nostri documenti questi .problemi sono definiti come si deve.
I cinesi non parlano molto del fatto che le due superpotenze sono pienamente d'accordo fra loro contro il socialismo, il comunismo e la liberazione dei popoli. Le calunnie dei cinesi e i loro sofismi non possono né cancellare la revisione da loro fatta del marxismo-leninismo e nemmeno attaccare la giusta linea e le giuste posizioni del nostro Partito. I cinesi dichiarano apertamente che gli americani dicono loro: «State attenti, perché l'Unione Sovietica vi attaccherà». In altre parole ciò vuol dire; «Voi, cinesi, non abbiate paura di noi, americani, perché la vostra alleanza con gli Stati Uniti d'America è a buon punto e in base a questa raccomandazione, i cinesi attuano una «geniale» politica: «Diciamo all'Unione Sovietica di attaccare l'Europa, in questo modo indeboliamo indirettamente anche gli Stati Uniti e i loro alleati; così ci guadagnamo noi»! Cineserie!
Un'altra questione importante: i cinesi, al fine di mascherare la loro politica di istigazione ad una futura guerra imperialista e per difendere la loro tesi dell'«Europa Unita», cercano di confutare l'idea chiaramente espressa da Lenin e che noi abbiamo ricordato al 7° Congresso del nostro Partito in merito all'«Europa Unita». Essi pretendono che gli albanesi, basandosi su Lenin per respingere la tesi dell'«Europa Unita», «sparano in aria, poiché Lenin ha espresso la sua opposizione ad una federazione europea fra la Russia, l'Austria, l'Inghilterra, che erano imperialiste». Ed essi aggiungono che «noi (cinesi), ci riferiamo all'unione dei paesi dell'Europa Occidentale». Per i cinesi, questo vuol dire che i paesi capitalisti dell'Europa Occidentale non sono reazionari. Ma questi <aStati Uniti d'Europa» affermano essi stessi ogni giorno che, unendosi, non possono che formare un complesso imperialista. E quali sono questi Stati? Sono precisamente quelli di cui i cinesi dicono che «sono divenuti tanto potenti da fare investimenti anche negli Stati Uniti d'America»!
Nei rapporti fra il Partito Comunista Cinese e i partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo, tutto è falso, demagogico. I cinesi non intrattengono nessun sincero rapporto con questi partitti. Mantengono rapporti solo con i loro lachè, con coloro che si adattano ai loro principi antimarxisti. Ai partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo essi lasciano intendere chiaramente che l'aiuto internazionalista, l'internazionalismo proletario non esistono. E' precisamente da questa idea base antimarxista che scaturiscono tutte le loro teorie sugli «incontri bilaterali» che essi «desiderano» solo per lavare il cervello a quei partiti che si oppongono loro. I cinesi evitano le riunioni di molti partiti, perché, secondo loro, queste conferenze, invece di rafforzare l'unità del movimento marxista-leninista, scindono quest'unità e rendono più gravi i disaccordi. Assurdo! Antimarxista! Con questa linea, essi sono contro l'unità del movimento internazionale del proletariato.
I cinesi non invitano delegazioni di partiti comunisti marxisti-leninisti ai loro congressi, né inviano delegazioni ai congressi degli altri partiti. I motivi che adducono per questo loro atteggiamento sono altrettanto assurdi. La verità sta nel fatto che con questo essi desiderano nascondere il marciume della loro linea, la mancanza di leninismo in tutti gli aspetti del lavoro del loro partito, cosicché non desiderano trovarsi in queste riunioni insieme ad altri partiti che possono giudicarli. Le riunioni bilaterali servono loro solo per raccogliere informazioni e la Dgrezione Esteri del loro Comitato Centrale altro non è che un ufficio dei loro servizi segreti. Stando ai cinesi, ogni partito può lottare come gli pare, e questa idea non mancano di «illustrarla» con qualche citazione «marxista», non dimenticando però di dire, allo stesso tempo, agli altri partiti: «Lavorate come vi diciamo noi».
I cinesi riconoscono qualsiasi partito o gruppo che si auto-definisce «marxista-leninista» o, meglio, maoista. Ciò significa scindere gli autentici partiti marxisti-leninisti, creare confusione, frazioni, indebolire l'unità marxista-leninista internazionalista e gli stati maggiori della rivoluzione.
«L'appoggio diplomatico, dicono i cinesi, è un sostegno per la rivoluzione». Così deve essere, ma per i cinesi non è stato e non è così. Abbiamo detto loro, tempo fa, «dovete avere rapporti diplomatici con gli Stati del mondo e non restare isolati», ma essi si sono opposti al nostro punto di vista, tirando in ballo la «questione di Taiwan», il cui riconoscimento da parte degli altri Stati come parte integrante della Cina Popolare era posto come condizione preliminare per allacciare rapporti diplomatici. Ci siamo battuti per la Cina all'ONU fino alla sua ammissione in questa organizzazione, ma i dirigenti cinesi non desideravano questa ammissione; Chou En-lai infatti esespresse pubblicamente la sua volontà di formare un'altra ONU. Ci siamo opposti a questa idea, ed al riguardo oggi non dicono più quello che dicevano ieri. Abbiamo suggerito loro di rompere le relazioni diplomatiche con il governo di Suharto in Indonesia, che ha vilipeso la Cina anche come Stato, però essi non l'hanno fatto. E nemmeno la loro diplomazia con Pinochet e con Franco è motivabile! Allora perché non allacciano rapporti anche con Israele? Forse perché è un aggressore? Ma che cos'è Pinochet, colui che opprime e uccide il popolo cileno, i proletari, i comunisti, i progressisti e gli uomini che anelano alla libertà nel suo paese?
«Il Partito del Lavoro d'Albania non è d'accordo con noi, quando concentriamo il fuoco contro l'Unione Sovietica», dicono i cinesi. Questa è una calunnia. Quello che non approviamo nel loro atteggiamento è che essi non concentrano lo stesso fuoco contro gli Stati Uniti d'America. Siamo del parere che bisogna concentrare un fuoco altrettanto potente tanto contro gli Stati Uniti d'America che contro l'Unione Sovietica. Perché i dirigenti cinesi non affermano mai a chiare lettere che l'Unione Sovietica può attaccare anche la Cina, come pretendono che farà per l'Europa Occidentale? Ma i cinesi si limitano a elire: «l'Unione Sovietica attaccherà l'Europa». Perché si sentono tanto sicuri dei loro confini orientali? Abbiamo il diritto di fare questa domanda e di porre in discussione il problema.
Quando i partiti marxisti-leninisti dell'America Latina concentrano il loro fuoco contro gli Stati Uniti d'America, non tralasciano di agire allo stesso modo contro le cricche dei generali al potere nei loro paesi ed anche contro l'Unione Sovie
tica revisionista; mentre la Cina, no! Essa sopravvaluta un nemico e ne sottovaluta due altri! Quindi la strategia della Cina non si basa né sulla realtà, né sui principi marxisti-leninisti.
Noi abbiamo condannato e condanniamo anche ora il culto della personalità nei confronti di chiunque sia esercitato. In questa questione ci atteniamo al punto di vista di Marx, ed è per questo che da noi, alla direzione, c'è unità marxista-leninista, affetto, sincerità, rispetto marxista-leninista per i compagni, e questi sentimenti poggiano sul lavoro di ognuno e sulla sua fedeltà ai principi del Partito. Da noi non c'è idolâtrie, da noi il Partito sta al di sopra di ogni cosa, e si parla di Enver nella misura in cui lo richiedono gli interessi del Partito e del paese, e quando qualche volta la base o le masse oltrepassano la misura, il Comitato Centrale, la direzione del Partito ed io stesso, personalmente, per quanto è in mio potere e per quanto sia ascoltato, abbiamo preso e prenderemo sempre dei provvedimenti affinché si proceda sulla giusta strada.
Non è necessario che mi dilunghi riguardo le calunnie e le accuse rivolte al nostro Partito da parte del Partito Comunista Cinese, secondo le quali «noi ci siamo schierati con la linea della coesistenza pacifica kruscioviana». ecc., ecc. Tutta la lotta sviluppata dal nostro Partito, tutti i suoi documenti e scritti dimostrano il contrario di quanto sostengono le accuse dei cinesi, mentre la linea del Partito Comunista Cinese è stata identica a quella dei kruscioviani. Perché il partito cinese ha proceduto, riguardo la linea, a zig-zag? Anche questo ha i suoi motivi, che ho spiegato in altri miei scritti.
Per quanto riguarda la teoria dei «tre mondi», l'abbiamo analizzata al Congresso e la consideriamo, come abbiamo detto, una divisione del mondo fittizia, non di classe, non marxista. La tesi di Mao e i tentativi dei cinesi di analizzare questa definizione, a sentir loro, dal punto di vista teorico, menzionando un'analisi staccata dal contesto di Lenin, non possono raggiungere 'lo scopo. Lenin ha compiuto l'analisi della situazione internazionale, all'indomani della Prima guerra mondiale e più tardi, ed ha scritto che esistono due mondi: «il mondo capitalista e il nostro mondo, il mondo socialista». I cinesi dicono:
«Dato che l'Unione Sovietica e alcuni paesi ex-socialisti hanno tradito e si sono trasformati in paesi capitalisti, il sistema socialista è scomparso»! No, il sistema socialista non è scomparso, esso esiste e continua negli altri paesi autenticamente socialisti, che, come la Repubblica Popolare Socialista d'Albania, restano fedeli al marxismo-leninismo. Ma anche se non fosse rimasto nessuno Stato socialista, la tesi di Lenin rimarrebbe pur sempre incrollabile. Anche in questo caso si creerebbero due mondi con la lotta, con la rivoluzione, dunque esisterebbero.
Noi e tutti i partiti comunisti marxisti-leninisti abbiamo condotto e conduciamo 'l'analisi della situazione internazionale alla luce delle analisi di Lenin e della sua teoria. Sia durante che dopo la guerrs abbiamo studiato a fondo la situazione internazionale. In ogni nostro congresso abbiamo analizzato il rapporto di forza nel mondo, perché è indispensabile farlo se non vogliamo avanzare nel buio. Ogni partito o Stato socialista oppure non socialisti, che non fa l'analisi della situazione internazionale, finirà per sprofondare nel baratro. Ma dividere il mondo in alcuni mondi, appiccando loro numeri arabi o romani, integrarsi in uno di luesti e cercare di imporre agli altri questa divisione immaginaria, ciò è inammissibile. Come si può identificare un paese socialista col «terzo mondo», cioè con paesi in cui dominano le classi sfruttatrici e l'oppressione, e porsi sullo stesso piano dei re e degli scià, come affermano gli stessi cinesi, quando si yuò aiutare e sostenere i popoli di questi paesi anche senza aut6nserirsi in quel «mondo», anche senza dividere il mondo in :re? Abbiamo un punto di vista né unilaterale né bilaterale, corre ci accusano i cinesi, ma leninista e rispondente alla realtà. Con la nostra analisi di classe della situazione e con le nostre gi-iste posizioni di classe, in primo luogo aiutiamo i popoli, il proletariato, la libertà, l'indipendenza e l'autentica sovranità dei popoli e non aiutiamo in modo specifico gli Stati dove dominano i re, gli scià e le cricche reazionarie. Noi aiutiamo quei popoli e quegli Stati democratici che desiderano veramente liberassi dal giogo delle superpotenze. Poniamo l'accento sul fatto che un simile compito non può essere realizzato come si deve e sulla via di classe, senza combattere contro gli scià, i re e le multinazionali. I cinesi sbagliano quando intendono questa lotta in questo modo e pensano di aver risolto questo intricato problema di classe fondendosi in questo mondo immaginario, che non ha né testa, né piedi, ma che può esse.- considerato un gruppo di Stati aventi politiche e regimi differenti. Non tutti questi Stati sono, come pretendono i cinesi a favore delle lotte di liberazione, contro il «secondo mondo» o «il primo mondo», e nemmeno a favore della lotta contro l'imperialismo americano o il socialimperialismo sovietico.
La corrente dei popoli del mondo porta alla lotta di liberazione, alla rivoluzione , al socialismo, ma su questa strada non si muovono le cricche di questi Stati del «terzo monde», messi tutti nel medesimo sacco, compresa la stessa Cina, così come Tito fa parte del mondo dei «non allineati». Entrambe le parti si sforzano ciascuna di vendere il maggior numero di «biglietti d'ingresso» nel proprio mondo.
Il nostro punto di vista, nell'analisi che stiamo facendo, si fonda sulla divisione di classe leninista del mondo. Questa analisi non c'impedisce di lottare contro entrambe le superpotenze e di aiutare tutti i popoli e Stati che vogliono la liberazione e che hanno contraddizioni con le due superpotenze. Possiamo anche aiutare qualche re o qualche principe, se la situazione o gli interessi del popolo del suo paese lo ricziedono, ma nascondere i principi del sistema socialista, nascondere la sua natura di classe, mascherare e snaturare il marxismo-leninismo e le norme ideologiche e politiche del partito del proletariato, tutto ciò è antimarxista, è inganno e ipocrisia. Il Partito del Lavoro d'Albania non ha mai fatto una cosa simile e non la farà mai, perché sarebbe un imperdonabile crimine nei confronti del suo popolo, degli altri popoli, del proletariato internazionale e della rivoluzione mondiale.
DOMENICA
16 GENNAIO 1977
PERCHE' QUESTE VARIAZIONI NELLA STRATEGIA
CINESE?
In questi appunti sto buttando giù alcune valutazioni su certe critiche infondate e trotzkiste che il Partito Comunista Cinese rivolge contro il Partito del Lavoro d'Albania, alle sue spalle, nel corso di incontri con compagni di alcuni partiti comunisti marxisti-leninisti del mondo. I cinesi invitano questi a Pechino o nelle loro ambasciate in diversi paesi del mondo e trattono con loro i problemi di politica internazionale e del movimento comunista internazionale sulla base della loro strategia e tattica. Alcuni di questi problemi vengono trattati in contrapposizione flagrante alla strategia e alla linea del nostro Partito.
Oggi, tuttavia, tratterò la questione sollevata dai dirigenti cinesi, secondo cui sarebbe un modo di giudicare ostile alla Cina quello di affermare, come facciamo noi, che non ci si deve appoggiare su di un imperialismo per combatterne un altro.
I revisionisti cinesi pretendono che tutti i partiti marxistileninisti seguano fedelmente le diverse varianti della loro strategia. La strategia del Partito Comunista Cinese al suo 8° Congresso mirava a raccogliere tutte le forze che potevano essere raccolte per indirizzarle, con alla testa l'Unione Sovietica, in un' aspra e incessante lotta contro l'imperialismo americano.
Più tardi, al suo 9° Congresso, il Partito Comunista Cinese cambiò la sua strategia. Secondo questa nuova strategia bisognava lottare con tutte le forze e nello stesso tempo sia contro l'imperialismo americano che contro il soci al imperialismo sovietico, quali nemici fra i più feroci dei popoli. Inoltre, in questo congresso, è stato affermato che bisognava lottare in modo da seppellire tanto l'imperialismo americano che il socialimperialismo sovietico.
Al 10 ° Congresso questa strategia mutò nuovamente e, dalia lotta sui due fianchi, si passò alla lotta su un solo fianco. II socialimperialismo sovietico fu allora considerato il maggior nemico dell'umanità, mentre l'imperialismo agnericano scese al secondo posto. Come si vede, quindi, ad ogni congresso viene fuori una nuova strategia, mentre la strategia del nostro Partito non si è smossa, la nostra linea è: i principali nemici dei popoli, del socialismo e del comunismo sono due, l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico, con tutti i loro alleati, in particolare la grande borghesia reazionaria.
La nostra donclusione, secondo cui non ci si può appoggiare su un imperialismo per combatterne un altro, scaturisce quindi dalla ferma strategia del Partito del Lavoro d'Albania. Questa strategia salda e incrollabile dei nostro Partito sulla via marxista-leninista è definita dai cinesi strategia anticinese! Ma perché mai la definiscono strategia anticinese? Qualcosa di vero c'è: i cinesi si appaggiano sull'imperialismo americano contro il socialimperialismo sovietico.
A mio avviso, l'appoggiarsi dei cinesi sull'imperialismo americano non è qualcosa di fittizio. Che si tratti di un appoggio reale, lo dimostrano gli incontri fra cinesi e americani, da quelli di Chou En-lai, e più tardi di Mao, con Kissinger, Nixon, Shlesinger e con una frotta di gruppi «ad hoc» di senatori, di operatori dell'alta finanza e di magnati dell'industria pesante americana.
Naturalmente, le due parti, all'inizio di questi colloqui, hanno fatto concessioni reciproche. L'imperialismo americano cerca di attirare la Cina dalla sua parte, affinché non passi dalla parte dell'Unione Sovietica. Naturalmente anche la Cina ha i suoi obiettivi; desidera divenire una superpotenza per controbilanciare le altre due superpotenze. A tal fine ha bisogno di tempo, di mezzi, di armi moderne e, a quanto pare, il Partito Comunista Cinese ha scelto la via dell'appoggio sull'imperialismo americano.
Ha ricevuto la Cina aiuti dagli Stati Uniti d'America? Non disponiamo di dati in merito, ma pensiamo che ne abbia ricevuti. In questo ci basiamo su quello che scrivono i giornali americani, sui discorsi del presidente Ford, sulle allusioni di Kissinger e sull'appoggio ufficiale che costui ha dato alla Cina in un discorso nel corso del quale ha affermato che se essa venisse attaccata da qualche altra potenza, allora l'equilibrio nei rapporti internazionali subirebbe un grande mutamento, gravido di pesanti conseguenze. Queste sono press'a poco le parole di Kissinger. Comunque sia, gli Stati Uniti d'America hanno dato alla Cina 10 aerei «Boeing», prima ancora di aver stabilito con essa rapporti diplomatici ed avendo solo un ufficio di collegamento americano a Pechino e la Cina, dal canto suo, uno a Washington. Attraverso questi uffici, cioè sotto questo ombrello, si sono scambiate e si scambiano innumerevoli delegazioni, le cui visite vengono o meno rese note pubblicamente. Ma non si tratta solo della questione dei «Boeing», perché in fondo gli aerei possono essere considerati come una merce che gli Stati Uniti vendono a tutto il mondo. Secondo i discorsi di Ford al senato, pare che la Cina abbia acquistato anche computer dall'America. Queste complesse apparecchiature servono fra l'altro a controllare potenti radar e la traettoria dei missili lanciati dagli aerei. Negli Stati Uniti d'America ciò ha suscitato chiasso e polemiche, sta di fatto che, come siamo venuti a conoscenza, dopo l'acquisto di questo o di questi computer, la Cina ha cominciato ad intensificare l'estrazione del petrolio, poiché queste apparecchiature molto sofisticate possono essere utilizzate tanto nell'industria civile che in quella bellica.
Naturalmente, esisteva anche il timore che questa fornitura potesse provocare la rottura dell'equilibrio. ragion per cui gli Stati Uniti d'America, da quello che abbiamo letto sulla stampa, hanno offerto gli stessi computer anche all'Unione Sovietica. I cinesi possono aver ricevuto dagli americani anche altri importanti brevetti militari e ritengo che ne riceveranno anche in futuro. Per questo dico che l'appoggio dei cinesi sugli Stati Uniti d'America non è un appoggio fittizio, ma reale.
Ma perché gli Stati Uniti d'America danno questo aiuto alla Cina? Naturalmente essi perseguono i loro fini strategici. Gli Stati Uniti desiderano veder la Cina armarsi, ma armarsi per attaccare l'Unione Sovietica e non loro. Questo significa che sapranno dosare gli armamenti che forniranno alla Cina. Gli armamenti, i brevetti o i modelli d'armamenti che riceveranno dagli Stati Uniti d'America serviranno alla Cina anche per difendersi da un eventuale attacco sovietico. Cosi gli americani non escludono un conflitto fra Cina e Unione Sovietica, anzi lo desiderano. Ed è per questo che aiutano la Cina con armamenti e fomentano l'agressivit,à dell'imperialismo sovietico.
L'altra questione che prendono in esame gli americani è che, se la Cina si arma e pone di fronte al socialimperialismo sovietico una potenza relativamente forte, allora l'Unione Sovietica, pensano gli Stati Uniti d'America, sarà costretta a ritirare le sue forze dall'Europa per ammassarle lungo i suoi vasti confini con la Cina. D'altro canto, agendo in questo modo, gli Stati Uniti diffonderanno, come hanno fatto negli altri paesi, il loro modo di vivere e di pensare in seno al popolo cinese, poiché questo aiuto sostanziale assicurerà naturalmente agli americani non solo simpatie nella direzione cinese, ma anche farà rinascere nell'esercito cinese una vecchia amicizia. Il modo di vivere e di pensare degli americani non potrà non penetrare anche fra il popolo. Perciò gli Stati Uniti d'America hanno trovato nella Cina un grande mercato dove possono succhiare le materie prime e smerciare i loro prodotti, in primo luogo gli armamenti, ,poiché al pari dell'Unione Sovietica essi sono divenuti i più grandi trafficanti d'armi nel mondo.
Gli americani conoscono bene la mentalità del popolo e dei dirigenti cinesi. Nella coscienza di questo popolo, le concezioni confuciane, che risalgono a duemilacinquecento anni prima hanno messo profonde radici, mentre il periodo di costruzione del socialismo (cosi come si edifica in Cina questo socialismo) è un periodo di tempo molto breve. Le concezioni confuciane esistono non solo nel popolo, ma anche nella direzione cinese, i cui membri non hanno sradicato dalle loro coscienze i residui di queste concezioni, perché noi vediamo, e i fatti lo dimostrano chiaramente, che in seno alla direzione cinese c'è una serie di frazioni; vediamo che vengono tramati, organizzati e fatti fallire diversi complotti per abbattere questo e quello; si organizzano uccisioni e molte altre azioni che, purtroppo, si richiamano anche alla vecchia mentalità cinese. In una certa misura queste sopravvivenze continuano a permanere anche oggi quando la Cina si dichiara Repubblica Popolare.
Gli Stati Uniti d'America studiano minuziosamente tutte queste questioni. Gli interessi dell'imperialismo americano nell'area del Pacifico, in Giappone, Corea, Cina, Vietnam, India e altrove, sono sempre stati eccezionalmente grandi. Per questo i sinologi americani hanno lavorato e analizzato sistematicamente ogni situazione, hanno quindi studiato le tendenze politiche, le opinioni politiche che si riscontrano nel popolo e nella direzione e hanno trattato i problemi in modo tale da risolverli o da avviarli a soluzione nell'interesse degli americani.
Dunque al 10° Congresso del Partito Comunista. Cinese, con il rapporto presentato da Chou En-lai, la strategia della Cina si è orientata verso l'appoggio sugli Stati Uniti, e ciò non in modo superficiale ma reale, concreto. La Cina, beninteso, è molto interessata a rafforzarsi in un certo periodo di tempo, tempo fissato da Chou En-lai al 10° Congresso, nel corso del quale egli ha dichiarato che entro il 2000 la Cina riuscirà a divenire una «grande potenza socialista». Naturalmente, questa «grande potenza socialista», secondo i punti di vista del gruppo di Chou En-lai, sarà costruita non solo poggiando sulle .proprie forze, della Cina, ma anche con l'aiuto di una superpotenza e questa superpotenza, sempre secondo i punti di vista e le tendenze di Mao Tsetung e Chou En-lai, è l'imperialismo americano. Avrebbero potuto scegliere anche l'Unione Sovietica, ma questa non presentava alcun interesse ai loro occhi, poiché l'alleanza con l'Unione Sovietica aveva già deluso le speranze di Mao Tsetung e di Chou En-lai. E così la svolta fu fatta verso gli Stati Uniti d'America. Questa svolta è stata fatta in questa direzione anche per motivi militari. I cinesi non lo dicono ma lo pensano, e qui sta la falsità della loro propaganda che cerca di giustificare la loro strategia, con la tesi che l'Unione Sovietica è, in primo luogo, una potente forza terrestre. Un attacco contro la Cina, che può avere un certo effetto, sarà quindi quello proveniente, in primo luogo, dai suoi confini con l'Unione Sovietica, dato che questa dispone di potenti armi convenzionali. Ma l'Unione Sovietica è anche ben equipaggiata con armi moderne, con bombe atomiche, per non parlare della sua flotta da guerra che è cresciuta e si è potenziata al punto che incute timore anche all'imperialismo americano e ai suoi alleati inglesi, giapponesi ecc. La strategia dei revisionisti sovietici mira al dominio del mondo, al dominio dei mari e all'oppressione dei popoli.
La Cina, dunque, reputa che un eventuale attacco nei suoi confronti possa venire ,piuttosto dall'Unione Sovietica che dall'imperialismo americano. Quest'ultimo capisce ed ha sempre capito bene questa situazione, perché nelle due prime guerre mondiali, essendo protetto dagli oceani, dalla sua flotta, dalle armi che possedeva e dal suo potenziale economico, ha incitato gli altri a battersi fra di loro, a uccidersi e a distruggersi per trarre finalmente profitto dal sangue versato dagli altri. Quindi l'imperialismo americano ha sempre incitato gli altri a battersi fra loro per trarne vantaggio. Anche ora agisce allo stesso modo con la Cina: l'aiuta a rafforzarsi per spingerla contro l'Unione Sovietica. Gli Stati Uniti d'America possono anche aiutare la Cina in caso di guerra, ma comunque sarà il sangue dei popoli cinese e sovietico a scorrere. Questa guerra può trasformarsi in guerra mondiale, come successe con le altre due precedenti, e gli Stati Uniti d'America possono intervenire verso la fine, dopo che gli altri abbiano subito colossali perdite e abbiano conseguito vittorie come quelle di Pirro.
Dal canto suo, la Cina attua una strategia mirante a trarre profitto dall'imperialismo americano, a non dichiarare guerra all'Unione Sovietica, seguendo una politica che le consenta di essere considerata arbitro dei problemi mondiali. In questo, il 13unto di vista cinese si basa sull'idea di grande Stato, sull'imiziensità del subcontinente cinese e sulla numerosa popolazione cinese. Naturalmente, questa politica poggia anche sulla po.,cnza economica e militare che la Cina pensa di ereare nel fl-attempo; perciò non c'è da meravigliarsi che anche Hua Kuo-feng, se rimane al potere, o il suo successore predichino una politica di «moderazione» nei confronti delle due superpotenze. In altre parole, la Cina non deve inasprire i suoi rapporti con l'Unione Sovietica, deve intrattenere buoni rapporti con gli Stati Uniti d'America, ed in seguito migliorare ulteriormente i suoi rapporti con l'Unione Sovietica, per poter cosi ricevere aiuti dalle due parti allo scopo di sviluppare con maggior calma la sua potenza economica e militare. E' un fatto che attualmente la Cina è immersa in un caos politico, economico e organizzativo, al quale deve senz'altro porre rimedio, se non vuole restare sempre debole e alla mercè delle grandi potenze.
La Cina deve rafforzare la propria economia, che attualmente non sembra solida. Il paese dispone di grandi ricchezze minerarie, ma queste devono essere astratte, arricchite e trattate. Anche nel campo degli armamenti la Cina è debole; è vero che dispone di un certo numero di bombe atomiche, ma, a quel che dicono gli specialisti americani e quelli dell'Europa Occidentale, alla Cina occorrerebbero circa venti anni per poter raggiungere l'attuale livello di armamento dell'Unione Sovietica.
Perciò, in queste circostanze, può darsi che assistiamo ad una nuova svolta nella politica del Partito Comunista Cinese, voglio dire a una nuova strategia, differente dalle precedenti strategie - dalla strategia di un tempo: lotta, sotto la guida dell'Unione Sovietica, contro l'imperialismo americano; dalla strategia: allo stesso tempo lotta contro l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico e poi dalla strategia: lotta contro l'Unione Sovietica, in alleanza anche con l'imperialismo americano. Può darsi che i cinesi adottino unu strategia del tutto nuova: pace, allo stesso tempo, sui due fianchi, amicizia con l'Unione Sovietica e ,amicizia con gli Stati Uniti d'America. A quanto pare, questa è la strategia che la Cina cerca di attuare e che può darsi arrivi a realizzare.
Naturalmente, noi non seguiremo mai la Cina su questa strada, anche se dovessimo rimanere soli; però pensiamo che con queste sue variazioni in materia di strategia la Cina non riuscirà ad accrescere il suo prestigio nel mondo. I popoli e gli uomini progressisti del mondo si renderanno conto che il Partito del Lavoro d'Albania, un piccolo partito, segue una politica coerentemente giusta, stabile, marxista-leninista, e si convinceranno che il marxismo-leninismo è una teoria infallibile.