
ENVER HOXHA
II
1973 – 1977
BRANI DAL DIARIO POLITICO
LUNEDI
15 GENNAIO 1973
CHOU EN-LAI
In questa prima quindicina di gennaio si sono recate in Cina, in visita ufficiale, tra le altre, anche una delegazione del governo italiano, capeggiata dal ministro degli esteri Medici, e una delegazione congolese (dello Zaire), capeggiata dal presidente di questa repubblica africana, il generale Mobutu.
Sono state ricevute da Chou En-lai, che, naturalmente, ha avuto colloqui con esse su questioni politiche e su altro. Chou ha fatto dichiarazioni ed ha espresso alcuni suoi punti di vista politici e ideologici, i quali, a mio parere, hanno una particolare importanza per il loro carattere «specifico». E' questo che mi spinge a gettare sulla carta queste note.
Chou En-lai ha avuto con l'italiano Medici un incontro, durante il quale i due hanno avuto uno scambio di vedute. Ma sulla stampa cinese non è apparso nulla, a parte la notizia del «cordiale» incontro, mentre la stampa, la radio e la televisione italiana non solo hanno riservato un'ampia risonanza al viaggio e alle conversazioni Medici - Chou En-lai, ma hanno messo in risalto particolarmente la seguente dichiarazione di Chou En-lai:
La Cina approva il Mercato Comune Europeo, approva e trova giusta la creazione di una «Europa unita», che gli Stati dell'Europa Occidentale hanno cominciato ad edificare.
Durante il banchetto ufficiale che ha offerto in onore di Mobutu, Chou En-lai ha affermato chiaro e tondo, tra l'altro, che ..la Cina, a prescindere dalle differenze di forma del suo regime da quello dello Zaire, fa parte, naturalmente come anche lo Zaire, del terzo mondo...». Questa è una dichiarazione ufficiale che è stata pubblicata sulla stampa cinese.
Per quanto riguarda le dichiarazioni di Chou En-lai dirette a Medici, si può supporre che la stampa italiana abbia. interesse a deformarle, ricorrendo ad invenzioni. Questo può anche succedere, ma finché non c'è una smentita ufficiale da parte della stessa Cina, queste dichiarazioni devono essere considerate realmente fatte. Noi teniamo presente il fatto che gli ambasciatori cinesi nei paesi europei hanno espresso ai nostri ambasciatori simili punti di vista in merito al Mercato Comune e all'«Europa unita». Quindi abbiamo a che fare con un orientamento politico che viene dal centro, da Pechino, con una linea e una direttiva date dal Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e dal governo cinese. Questa linea, dunque, viene applicata senza esitazione. Noi, non solo non siamo assolutamente d'accordo con questa linea, con questi orientamenti, ma siamo contrari ad essi, perché sono errati in linea di principio e sul piano pratico, e perché non seguono la linea marxista-leninista, ma sono in contrasto con essa. Questi sono punti di vista revisionisti-opportunisti; non aiutano la rivoluzione, il risveglio dei popoli e la loro lotta rivoluzionaria contro l'imperialismo, il capitalismo e la borghesia reazionaria.
Spieghiamoci. In che modo i compagni cinesi e particolarmente il compagno Chou Enlai, il protagonista di questa linea, motivano queste posizioni politiche chiave riguardo la linea? Soltanto con «lo sfruttamento delle contraddizioni che esistono tra l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico»? «Lottiamo per approfondire queste contraddizioni», dice Chou Enlai. Fin qui va bene. Ma a favore di chi dovremmo approfondirle, e ci sono forse solo queste? Non esistono altre contraddizioni, conosciute o sconosciute, che dobbiamo scoprire e combattere per approfondirle nell'interesse della libertà politica ed economica, della sovranità, dell'autodeterminazione dei popoli, nell'interesse della rivoluzione?
Queste contraddizioni che esistono e che si acutizzano ogni giorno di più, chi le causa? Da dove traggono origine? Sono semplici o complesse? Esistono sole fra le due superpotenze o hanno ramificazioni più lontane, più profonde? Dobbiamo noi, marxisti leninisti, limitare il nostro interesse solo aTapprofondimento delle contraddizioni che esistono fra l'America imperialista e l'Unione Sovietica revisionista e dimenticare le contraddizioni esistenti e che devono essere approfondite fra gli Stati Uniti d'America e i loro «alleati», fra l'Unione Sovietica revisionista e i suoi «alleati», fra queste due superpotenze e gli Stati del «terzo mondo» che sono nella loro sfera d'influenza? Dobbiamo dimenticare la grande questione di classe, la lotta del proletariato, cioè la soluzione della grande contraddizione fra proletariato e borghesia capitalista, fra capitale e proletariato, fra il proletariato e il popolo, da una parte, e l'oligarchia capitalista e il suo potere, dall'altra? Dobbiamo noi dimenticare che il potere della borghesia deve essere distrutto con la lotta per instaurare al suo posto la dittatura del proletariato, per sostituire il sistema borghese capitalista con il sistema socialista?
Se trascuriamo e dimentichiamo tutto ciò, o se usiamo delle formule solo per fare del fumo ed in realtà agiamo diversamente, allora non vediamo le cose, non giudichiamo e non attuiamo da marxisti.
Prendiamo le questioni ad una ad una. E' vero che esistono fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica contraddizioni, che noi dobbiamo approfondire. Da dove traggono origine queste contraddizioni e su che basi poggiano? La loro origine sta nello stesso carattere e negli obiettivi costanti del capitalismo, nello sfruttamento implacabile del proletariato, nell'asservimento dei popoli. L'imperialismo, stadio supremo del capitalismo, è in putrefazione. Esso combatte con il ferro e con il fuoco, con la politica e l'ideologia per mantenere i popoli schiavi, per reprimere le rivoluzioni, per colpire i rivali che si affacciano sull'arena internazionale. I suoi decisi nemici, che finalmente lo faranno sparire, sono i popoli, il proletariato mondiale, la rivoluzione.
La storia dimostra che fra i gruppi capitalistici di un paese e i gruppi capitalistici di un altro paese, o fra i gruppi capitalistici di alcuni paesi e i gruppi capitalistici di alcuni altri paesi, la rivalità per dominare il mondo, creare ed estendere i loro imperi coloniali, spartire le zone d'influenza e i mercati, ha provocato conflitti e immesso il mondo in guerre sanguinose. Queste sono state grandi crisi per l'umanità e miravano allo sfruttamento e all'oppressione degli uomini, dei popoli, degli Stati più deboli da parte dei più potenti. La demagogia dei guerrafondai e degli oppressori è riuscita ad ingannare uomini e popoli, sfruttando le loro sane aspirazioni, ma, ciò nonostante, niente poteva soffocare le loro aspirazioni alla libertà, all'indipendenza, alla liberazione e alla rivoluzione. La forza di questi sentimenti e di queste aspirazioni è andata sempre crescendo. Le masse lavoratrici oppresse e sfruttate sono divenute la forza motrice determinante del movimento verso il progresso, la più potente forza ostile al capitalismo asservente, all'imperialismo. Né la trasformazione dell'Unione Sovietica in un paese capitalista, né la trasformazione di una serie di Stati a democrazia popolare in Stati borghesi capitalisti, hanno potuto mutare questa tendenza di sviluppo. La rivoluzione avanza, il socialismo dimostra costantemente la sua vitalità; l'imperialismo americano, che esercita la sua leadership su di una serie di altri Stati capitalisti, e il socialimperialismo sovietico, che esercita la sua leadership su di una serie di paesi revisionisti stanno attraversando una profonda crisi politica, ideologica, economico-finanziaria, culturale e militare.
Sono gli scioperi, le proteste ecc., la rivoluzione che ribolle ovunque come anche la lotta di liberazione, a cui i popoli danno vita in ogni forma e ad ogni stadio in tutto il mondo, che hanno causato queste grandi crisi mortali a questo mondo imputridito, in declino. Questa è la base della nostra lotta contro l'imperialismo e il socialimperialismo; queste sono le armi decisive che dobbiamo usare per sgominarli. Attorno a questo grande obiettivo, dobbiamo costruire in modo giusto la nostra strategia e tattica di lotta e, per approfondire le contraddizioni fra i nemici, dobbiamo basarci su questi principi e non su delle fantasie, su delle avventure oppure su atteggiamenti opportunistici.
Com'è noto, l'imperialismo americano è uscito rafforzato dalla Seconda Guerra Mondiale e con un aggressivo potenziale militare ed economico. Ha assunto il ruolo di gendarme internazionale e si adopera per rimettere in piedi tutte le forze reazionarie capitaliste in Europa, nell'America latina e altrove. L'imperialismo americano aveva di fronte il grande campo del socialismo e tutti i popoli del mondo, che aspiravano alla libertà e combattevano per essa.
Nell'arco di alcuni anni gli Stati Uniti d'America hanno rimesso in piedi la Germania di Bonn, l'Italia, l'economia capitalista francese e inglese ecc., stando sempre però attenti che ogni trasformazione attuata in questi paesi garantisse la loro «razione», cioè la parte del leone. Gli Stati Uniti d'America hanno «alleggerito» questi paesi delle loro colonie, di cui si sono impossessati con nuovi metodi. Gli imperialisti americani, rimettendo, a loro dire, in piedi questi Stati, hanno rafforzato la loro egemonia nel mondo, legando «gli alleati» al loro carro con ogni sorta di trattati militari ed economici. Tutto ciò è servito a rafforzare, in primo luogo, l'egemonia americana, a rafforzare la borghesia reazionaria in ogni paese, ad opprimere ogni movimento e aspirazione popolare in questi paesi e nel mondo e a creare un blocco di ferro contro l'Unione Sovietica socialista, contro il comunismo. La guerra fredda, le guerre aggressive isolate e la minaccia della bomba atomica da parte degli Stati Uniti non hanno mai spaventato né i paesi socialisti, né i popoli del mondo.
Il grande tradimento dei revisionisti sovietici ha indebolito il campo del socialismo, ma non poteva impedire l'avanzare della rivoluzione mondiale, né poteva eliminare il socialismo come sistema economico e sociale e come ideologia marxista-leninista; né poteva nemmeno soffocare le aspirazioni dei popoli e il loro desiderio di combattere per il socialismo. Il marxismo-leninismo è immortale e sempre trionfante.
Ma che cosa è successo? Con il tradimento dei revisionisti sovietici sono forse scomparse le contraddizioni della nostra epoca nel loro insieme? Niente affatto. Esse sono aumentate, sia per gli Starti Uniti e per l'Unione Sovietica che per gli altri loro alleati, indipendentemente dai trattati, dagli accordi, ,dalle combinazioni diplomatiche ecc., ecc. Le contraddizioni fra gli imperialisti americani e i revisionisti sovietici non possono estinguersi, né attenuarsi, al contrario esse si moltiplicano e si ampliano. Hanno pur sempre la loro origine e la loro base nei fatti che ho esposto più sopra. Attualmente le due superpotenze, nonostante le contraddizioni che hanno, si sono alleate per combattere i paesi autenticamente socialisti, per combattere i partiti comunisti marxisti-leninisti, per combattere le aspirazioni dei popoli alla libertà, all'autodeterminazione e alla sovranità, per combattere e soffocare le giuste lotte dei popoli. Su tutto ciò essi sono d'accordo. Sono d'accordo dunque nel combattere il socialismo e il comunismo.
Gli Stati Uniti d'America lottano per conservare la loro egemonia nel mondo; l'Unione Sovietica lotta per stabilirvi la sua. Dunque esistono rivalità fra loro per la spartizione delle zone d'influenza e per minare reciprocamente le loro alleanze con gli altri paesi. Ciò fa parte del gioco delle zone d'influenza e ha creato e creerà, naturalmente, nuove contraddizioni, seri attriti, forse anche scontri armati. La bomba atomica è servita fino ad oggi come fattore deterrente per frenare lo scoppio di conflitti fra le due superpotenze.
L'imperial:ismo americano e i suoi alleati europei desiderano indebolire la potenza imperialista sovietica e combattono tenacemente per raggiungere questo scopo, affinché essa non sia più pericolosa, non soltanto ideologicamente, ma possibilmente dipenda da loro anche dal punto di vista economico e venga così indebolita la sua forza militare aggressiva, che intimorisce gli Stati Uniti d'America, e su questo sono d'accordo anche i loro alleati. Quindi essi mirano a liquidare la dipendenza dei paesi del Patto di Varsavia dall'Unione Sovietica. In questo hanno ottenuto notevoli successi e di certo ne otterranno altri, poiché i satelliti dell'Unione Sovietica in Europa, dalla Romania alla Polonia, hanno gli occhi puntati sugli Stati Uniti d'America, sulla Repubblica Federale Tedesca, la Francia e l’Inghilterra. I mercanteggi nei retroscena della diplomazia segreta sano all'ordine del giorno. Gli imperialisti hanno una paura terribile dei popoli.
I paesi capitalisti d'Europa, nonostante il loro riassetto economico, stanalo attraversando una profonda crisi e i popoli di questi paesi sono oppressi dalle oligarchie locali. Dovunque si verificano scioperi, dimostrazioni, scontri armati, persino guerre vere e proprie, come in Irlanda del Nord. Cosa prova ciò? La putrefazione del capitalismo e l'ascesa delle forze rivoluzionarie. Ma, oltre all'oppressione e allo sfruttamento da parte dell'oligarchia locale, in questi paesi domina anche il feroce tallone dell'imperialismo americano. In questa situazione anche essi desiderano togliersi di dosso il tallone americano. Ma come? Il ritiro di De Gaulle dalla NATO, la creazione di una force de frappe atomica indipendente da parte della Francia, la creazione del Mercato Comune Europeo, l'idea lanciata per la creazione degli .Stati Uniti d'Europa» e la continua lotta in questo senso mirano non soltanto a sottrarsi al «dilrtat» americano. Questo è uno dei lati della medaglia. L'altro indica che la borghesia pensa che l'unione dei grandi monopoli di questi paesi creerà una compatta forza economica, politica e militare in grado di soffocare meglio le rivolte e le rivoluzioni popolari, le quali hanno già causato insormontabili preoccupazioni che, in seguito, a causa delle crisi croniche, diventeranno ancora peggiori per essa. Ma tutti questi piani reazionari nonpotranno risolvere nulla. Le oligarchie di questi Stati desiderano, fino a quando si saranno messe al sicuro nei confronti del pericolo proveniente dall'Unione Sovietica, conservare la NATO, in altee parole conservare l'aiuto militare degli Stati Uniti d'America. Qui c'è una serie di contraddizioni: gli Stati Uniti d'America vogliono mantenere la NATO, ma non desiderano che i1 Mercato Comune Europeo diventi un ostacolo per loro e, peggio, che gli «Stati Uniti d'Europa» diventino una grande potenza. Ma quale Stato, tra quelli che si uniranno in questa organizzazione, avrà il predominio? La Francia, la Germania Occidentale oppure l'Inghilterra? Stanno cosi venendo a galla nuove rivalità, nuove «alleanze», continue liti, che noi, marxisti-leninisti, dobbiamo analizzare e prevedere correttamente, assumendo giuste posizioni nei loro confronti.
Veniamo adesso alle dichiarazioni di Chou En-lai, a proposito delle quali, per chiarirle, sono stato costretto a scrivere queste note, forse un po' lunghe ma ciò nonostante incomplete.
La stampa e la radio italiane scrivono e parlano con entusiasmo dell'atteggiamento dei cinesi, i quali, per bocca di Chou En-lai, fanno appello all'Europa «affinché realizzi la sua unità in tutte le direzioni». Secondo le parole di Chou En-lai (sempre basandoci sulla stampa italiana) «il processo d'integrazione europea costituisce un elemento essenziale per realizzare una vera distensione». Sempre secondo questa stampa, Chou En-lai ha posto l'accento «sulla necessità che questo processo non sia limitato al settore economico, ma tocchi anche i campi politico e della difesa». Non si ,può essere più espliciti e, dal momento che queste dichiarazioni non vengono smentite, Chou En-lai le avrà certamente fatte.
Queste idee di Chou En-lai sono antileniniste e reazionarie, in .contrasto con le note tesi di Lenin sul problema degli «Stati Uniti d'Europa». Questi punti di vista di Chou En-lai si allineano così con quelli della reazione europea.
Chou En-lai è per l'integrazione europea nell'interesse del grande capitale cosmopolita, in altre parole per il suo dominio politico, economico e militare sui popoli d'Europa, affinché sui popoli d'Europa domini la ferrea legge del capitale. Con le sue tesi, Chou En-lai (che si atteggia a teorico dello sfruttamento delle contraddizioni) ignora completamente le grandi e insuperabili contraddizioni fra il proletariato e i popoli d'Europa, da un lato, e i regimi borghesi reazionari dei loro paesi e le oligarchie capitaliste, dall'altro, egli dimentica anche le contraddizioni tra queste stesse oligarchie. Dunque, Chou En-lai fa appello all'estinzione della lotta di classe, fa appello
all'integrazione europea, fa appello a non approfondire le contraddizioni del capitalismo europeo a favore del proletariato.
Giustamente, dunque, la stampa reazionaria esalta Chou En-lai e ha buone ragioni per farlo.
Il proletariato italiano quasi ogni giorno è in sciopero. La borghesia italiana cerca di sottrarsi a questa morsa. L'Italia è stata trasformata in una base degli Stati Uniti d'America contro il proletariato, ma inutilmente. La reazione italiana ricorre agli sfollagente dei poliziotti, ma non può frenare lo slancio degli scioperi. La borghesia lotta per l'integrazione europea, per la creazione degli «Stati Uniti d'Europa», e non è difficile capire cosa si aspetta da ciò e i mali che ne verranno agli operai ed ai popoli d'Europa. E qui viene in aiuto alla borghesia Chou En-lai, il quale raccomanda ai popoli e al proletariato d'Europa di seguire con fiducia i loro dirigenti, invece di dir loro: «Sollevatevi contro i nemici di classe, scavate loro la fossa e cacciateveli dentro, invece che siano essi a cacciare dentro voi».
Ma cosa spinge Chou En-lai a pronunciarsi così apertamente contro il marxismo-leninismo? Egli parte da un'altra idea e pensa: «Incoraggiamo questo blocco reazionario europeo, che si presenta anche come oppositore del blocco americano, ma specialmente del blocco sovietico. In quesito modo approfondiamo le contraddizioni fra i blocchi imperialisti a favore del socialismo». Ma sorge la domanda: a favore di quale socialismo si approfondirebbero queste contraddizioni, quando si fa appello agli operai e ai popoli a non muoversi, ad integrarsi e ad entrare come pecore nell'ovile del pastore capitalista? In questo caso il socialismo si riduce alla sola Cina, che si ispira a simili idee di Chou En-lai.
Chou En-lai deve essere coerente nelle sue idee. Dal momento che fa appello agli Stati europei ad integrarsi alle oligarchie capitaliste e a sottomettersi a loro, allora deve accettare sia il Trattato di Varsavia che l'occupazione della Cecoslovacchia.
Chou En-lai dichiara di essere contro l'egemonia sovietica su questi Stati, anzi in questo caso si pronuncia per la «disintegrazione». In ciò non c'è coerenza da parte sua o c'è coerenza nel senso che i satelliti dell'Unione Sovietica in Europa dovrebbero staccarsi da questa e integrarsi all'altra Europa «unita», alla cui creazione fa appello non solo la borghesia monopolista d'Europa, ma anche Chou En-lai.
Chou En-lai non lavora per sollevare i popoli nella rivoluzione, per indebolire i diversi anelli della catena capitalista, non contribuisce a spezzare gli anelli più deboli di questa feroce catena per i popoli, ma predica la creazione, a favore della Cina, senza dirlo apertamente, di diversi blocchi per conseguire l'equilibrio delle forze seguendo una via non marxista-leninista, una via non rivoluzionaria. Noi tutti dobbiamo lottare a favore di una Cina socialista, ma questo dobbiamo farlo solo per una Cina socialista e seguendo la via marxista-leninista.
Chou En-lai e la direzione cinese dicono di combattere su due fronti: sia contro l'imperialismo americano che contro il socialimperialismo sovietico. Però essi hanno attenuato la lotta contro gli Stati Uniti d'America. E quando? Precisamente nel memento in cui questi combattono barbaramente contra il Vietnam e continuano la loro guerra aggressiva ovunque. In un momento simile Chou En-lai pretende che «la rivoluzione sta bussando alle porte degli Stati Uniti d'America». In questi momenti di crisi per l'imperialismo amencano, tendergli la mano, come ha fatto e sta facendo la Cina, non solo non è giusto, ma vuol dire aiutarlo. E' così forse che si confermerebbero le tesi di Chou secondo cui «ciò viene fatto per approfondire le contraddizioni fra le due superpotenze in favore del socialismo»? Il Vietnam o il Medio Oriente hanno in qualche modo tratto profitto da ciò? I legami fra gli imperialisti americani e i socialimperialisti sovietici si sono forse indeboliti per il fatto che la Cina ha accettato di ricevere Nixon? Nulla di tutto ciò si è verificato. A quante pare, la politica cinese è per la creazione di blocchi chiusi che, naturalmente, saranno in rivalità tra di loro e saranno corrosi da grandi contraddizioni.
Alcuni mesi fa Ki Pen-fei, ministro degli esteri cinese, ha fatto più o meno la seguente dichiarazione: «La Cina, la Corea, il Vietnam, la Cambogia, il Laos e gli altri paesi dell'Indocina sono una grande famiglia», ecc. Naturalmente, in questa dichiarazione non ci sono le parole «blocco», «campo», «paesi socialisti», ma tutto ciò ha l'aria di «famiglia gialla», di «raggruppamento asiatico», ha un'aria non marxista-leninista. Dunque oggi fanno appello per una «Europa Unita», per una «grande famiglia», per un «terzo mondo», domani possono fare appello per l'integrazione dei paesi dell'America Latina oppure «dei popoli neri d'Africa». Ecco la tendenza che si manifesta nella politica cinese ed essa non è marxista-leninista, non è rivoluzionaria. Questo significa sviare l'attenzione dei popoli dall'autentica lotta rivoluzionaria.
La dichiarazione fatta da Chou En-lai al banchetto offerta in onore di Mobutu è flagrantemente antimarxista. Egli ha schierato la Cina nel «terzo mondo». Questo vuol dire rinnegare il socialismo, celare agli occhi del mondo la vera ,personalità della Cina ed il carattere del suo ordine economico e sociale. Questo è un punto di vista opportunistico e antimarxista. Si sa che sono strati Tito e i suoi soci Sukarno, Nehru e Nascer a lanciare l'idea del «mondo» dei paesi cosiddetti non allineati, ma erano dei borghesi capitalisti essi stessi, i loro Stati e i loro partiti erano e sono legati agli imperialisti e ai socialimperialisti. Certamente i paesii socialisti devono stabilire legami con molti di questi Stati borghesi, che i cinesi mettono nel cosiddetto terzo mondo, devono aiutarli nella loro lotta contro l'imperialismo, dato che hanno contraddizioni profonde con. esso, senza però intaccare sia pur minimamente la personalità. della politica del nostro sistema socialista, senza nascondere il fatto che noi siamo paesi socialisti e che i nostri partiti sono partiti marxisti-leninisti, ecc.
Dichiarare di far parte del «terzo mondo» vuol dire: o fare demagogia e cercare di ingannare gli altri, oppure non essere in realtà un paese socialista, così come non lo è la Jugoslavia titina, ma essere un paese interamente borghese capitalista.
Con una simile dichiarazione si dice al mondo: «Lasciamo ai revisionisti la sbandiera di «paesi socialisti», di «campo socialista», di «comunità socialista», noi facciamo parte del «terzo mondo»». No, questa tesi è antimarxista. Noi albanesi non siamo d'accordo. L'Albania socialista è e sarà socialista, anche se dovesse rimanere sola. Continueremo ad essere un paese socialista, anche se resteremo una piccola isola sulla carta del mondo; lotteremo con fiducia seguendo la nostra ideologia marxistaleninista, con fiducia nella rivoluzione, nel proletariato mondiale e nei popoli, fino al trionfo del socialismo e del comunismo in tutto il mondo.
Noi, marxisti-leninisti, dobbiamo saper distinguere in un paese le trasformazioni politiche fondamentali a carattere veramente democratico che vi si realizzano, dai cambiamenti che non hanno questo carattere. Dobbiamo appoggiare i primi e non i secondi. anzi dobbiamo lottare contro i mutamenti politici reazionari.
Le trasformazioni politiche a carattere democratico e progressista aiutano la rivoluzione socialista. Quindi noi, paesi socialisti, non possiamo e non dobbiamo isolarci ed astenerci dal dare aiuto a quei paesi e a quegli Stati del cosiddetto terzo mondo, quando questi attuano mutamenti e riforme politiche democratiche, quando sono in conflitto e in lotta con gli imperialisti, con i socialimperialisti e con gli altri nemici dei popoli. Ma a noi, paesi socialisti, non è permesso confonderci con loro.
Noi, paesi socialisti come l'Albania e la Cina, dobbiamo sempre levarci in lotta contro il mondo capitalista e socialimperialista. E' nostro dovere attrarre sulla giusta via, con il nostro esempio e la nostra lotta militante, le classi oppresse degli altri paesi facendo sforzi comuni affinché esse si lancino nella rivoluzione contro i regimi oppressivi e asserventi capitalisti.
Mi persuado sempre di più che la Cina non agisce così. Ciò si manifesta chiaramente anche nei due casi che ho citato qui, ma ce ne sono molti altri. Il generale Mobutu e la sua cricca sono reazionari, assassini di Lumumba e di altre persone progressiste del loro paese. La Cina riceve il rappresentante di questa cricca antidemocratica africana con grandi onori e, per farle piacere, Chou En-lai dichiara che «la Cina fa parte del terzo mondo». In poche parole, egli dice al popolo congolese che «io, Cina, sono amica di Mobutu, lo appoggio, perché è un democratico, un progressista» ecc., e poco importa se Mobutu opprime il popolo e il proletariato, poco importa se costui dichiara apertamente al banchetto offerto a Pechino, davanti a Chou: «Noi, congolesi, siamo quel che siamo, rimarremo quel che siamo, e non vogliamo altre ideologie» ecc., ecc. Bella prospettiva per il socialismo nel Congo, se noi appoggiamo il signor Mobutu!
Si avrà. la stessa fosca prospettiva per la rivoluzione e per il socialismo nel caso in cui i marxisti e i paesi socialisti appoggino il Mercato Comune Europeo, gli «Stati Uniti d'Europa», come fa la Cina, oppure il COMECON e il raggruppamento revisionista dell'Unione Sovietica con i suoi paesi satelliti in Europa. No, l'Albania socialista e il Partito del Lavoro d'Albania non marceranno mai su questa errata via antileninista dei cinesi. Questi devono abbandonare al più presto questa via errata, altrimenti essa li porterà molto più lontano.
Non si può nemmeno immaginare che i compagni cinesi siano caduti in questo errore involontariamente o senza rendersene conto. Per il momento essi conducono alla meno peggio «la lotta contro i revisionisti sovietici», benché sia chiaro che la sviluppano partendo non da una piattaforma autenticamente marxista-leninista, ma da una piattaforma sciovinistica, che puzza di politica di grande Stato, mentre domani possono anche cessarla e ciò dobbiamo aspettarcelo da persone che o non hanno chiari i principi marxisti-leninisti oppure li hanno chiari, ma desiderano applicare principi contrari.
I compagni cinesi sanno, come lo sappiamo anche noi, che «il capitalismo è internazionale e monopolista». Le grandi potenze capitaliste, sia quelle di ieri che quelle di oggi, siano esse imperialiste o socialimperialiste, non sono cambiate; hanno rapinato, hanno oppresso e continuano a rapinare e ad opprimere gli altri popoli e le altre nazioni. E' quel che fanno gli Stati Uniti d'America, è quel che fa l'Unione Sovietica revisionista, è quel che fa il Giappone, e quel che hanno fatto e si sforzano di fare i capitalisti francesi, tedesco-occidentali, inglesi e italiani. I capitalisti europei, per fare meglio ciò, hanno creato il Mercato Comune Europeo e stanno lavorando per creare l'«Europa unita». Su questa via essi hanno l'appoggio della Cina socialista, che contravviene cosi ai veri doveri di uno Stato socialista ed alle vedute di Lenin, che suonano tanto attuali quando afferma:
«Dal punto di vista delle condizioni economiche dell'imperialismo, ossia dell'esportazione del capitale e della spartizione del mondo da parte delle potenze coloniali «progredite» e «civili», gli Stati Uniti d'Europa, in regime capitalistico, sarebbero o impossibili o reazionari».
Questo è chiaro come l'acqua di una sorgente montana.
Che cosa sta facendo questo gruppo di capitalisti moderni? Sta esportando capitali e li investe in altri paesi per sfruttare e asservire i popoli di questi paesi. Costoro sono i neocolonialisti del periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale. Tra questi vi sono anche i revisionisti sovietici. Noi stiamo constatando l'organizzazione di una nuova e colossale rapina, in nuove forme, da parte dei banditi imperialisti e socialimperialisti.
Attualmente, con la creazione degli «Stati Uniti d'Europa», che appoggia anche Chou En-lai, i capitalisti dell'Europa occidentale non perseguono altro fine che quello di spartirsi tranquillamente il sudore e il sangue del proletariato europeo, dei popoli europei. A questa spartizione del sudore e del sangue di questi popoli, i capitalisti desiderano dare una vernice «pacifica», «abbellendola» anche con gli slogan della «rivoluzione tecnico-scientifica», della «società dei consumi» ed altri slogan inventati. Ma, come dice Lenin, questa spartizione non può avvenire su altre basi, che non siano quelle della forza. Ecco perché questo blocco di Stati è una sorgente di guerre aggressive imperialiste per la spartizione del bottino.
Lenin afferma:
«In regime capitalistico non è possibile un ritmo uniforme dello sviluppo economico, né delle singole aziende, né dei singoli Stati. In regime capitalistico non sono possibili altri mezzi per ristabilire di tanto in tanto l'equilibrio spezzato, all'infuori della crisi nell'industria e della guerra nella politica.
Certo, fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili degli accordi temporanei. In tal senso sono anche possibili gli Stati Uniti d'Europa, come accordo fra i capitalisti europei... Ma a qual fine? Soltanto al fine di schiacciare tutti insieme il socialismo in Europa e per conservare tutti insieme le colonie accapparrate contro il Giappone e l'America che sono molto lesi dall'attuale spartizione delle colonie e che, nell'ultimo cinquantennio, si sono rafforzati con rapidità incomparabilmente maggiore dell'Europa arretrata, monarchica, la quale incomincia a putrefarsi per senilità»
Questo è chiaro come la luce del sole; questo era attuale ieri, quando l'ha detto il grande Lenin, è vero ed è attuale anche oggi e lo sarà anche domani finché il mondo capitalista non sarà distrutto e sostituito dal mondo socialista.
GIOVEDI
18 GENNAIO 1973
La propaganda cinese lascia intendere chiaramente che in Cina non si combattono le religioni, perciò parla di feste religiose, di Pasqua e di Bairam, di messe e di preghiere nelle chiese e nelle moschee di Pechino. L'agenzia Hsinhua rende noto che nella moschea di Pechino è stato celebrato fastosamente il Bairam, con la partecipazione di tutti gli ambasciatori dei paesi mussulmani accreditati in Cina. Continua la linea tesa a dimostrare al mondo che la Cina fa parte del «terzo mondo», che essa sostiene gli arabi e i mussulmani e la loro religione! Grande posizione di principio!!!
SABATO
10 FEBBRAIO 1973
Nella storia dei re di Francia, e precisamente durante il regno di Luigi XIII, il famoso cardinale Armand Du Plessis, Richelieu, si serviva del suo confratello «le père Joseph» per svolgere negoziati diplomatici segreti con gli altri Stati. E' per questa ragione che «le père Joseph» è storicamente conosciuto con il soprannome di «éminence grise» o «cardinale delle tenebre». Egli incarna gli intrighi nei retroscena, la diplomazia segreta.
Attualmente, alla fine del secolo XX, Kissinger sta interpretando questo ruolo diplomatico diabolico. Costui è divenuto l'«éminence grise» del presidente americano Nixon. Questo diplomatico tedesco (indipendentemente dal fatto che è ebreo e si è allontanato dalla Germania nazista, perché era in pericolo) serve fedelmente il più feroce hitleriano che sia venuto al potere dopo la Seconda Guerra Mondiale, il presidente Nixon, capaf'ia dell'imperialismo americano.
L'imperialismo americano e il revisionismo sovietico, essendo due superpotenze imperialiste, nella loro pratica di legami e di accordi si servono della diplomazia segreta. Ciò è comprensibile, essa è loro necessaria poiché la loro politica e le loro azioni sono dirette contro gli interessi dei popoli del mondo, sono complotti banditeschi che devono essere tramati nell'ombra. Essi non vogliono che vengano scoperti i loro piani e le loro collusioni per la spartizione del mondo e per lo sfruttamento dei popoli, essi desiderano evitare le noie, i grattacapi che vengono loro causati dalla resistenza dei popoli. Essi vogliono, per quanto possibile, appianare segretamente e alle spalle degli altri le contraddizioni esistenti e quelle che sorgono fra di loro. Solo quando si sono messi d'accordo oppure quando le loro contraddizioni sono insuperabili, allora lasciano intravedere qualcosa delle manovre eseguite nell'ombra. Le due superpotenze cercano di imporre questa sporca diplomazia segreta anche agli altri, che, volenti o nolenti, seguono questa via.
Anche la Cina socialista ha iniziato di sua spontanea volontà a praticare la diplomazia segreta, particolarmente con gli americani, e ciò è pericoloso. Questo è un modo di agire non giusto e condannabile. Nessuno, sia amico o nemico della Cina, sa, capisce cosa sta succedendo fra gli Stati Uniti d'America e la Cina. Soprattutto gli amici della Cina non sano niente. Kissinger va e viene dalla Cina, segretamente o apertamente; ma cosa è stato detto, di che si è discusso, cosa è stato deciso? Nulla trapela. Anche a noi tutto è mantenuto segreto. Nixon va e viene dalla Cina, ma cosa è stato detto, cosa è stato fatto, cosa è stato deciso? Per noi tutto rimane avvolto dalle tenebre. Mentre il mondo intero deve accontentarsi di leggere soltanto gli slogan dei comunicati di paglia. Ma, naturalmente, noi non rnangiamo paglia e abbiamo pienamente il diritto di pensare, e di pensare giustamente e senza sbagliare, che i cinesi discutono con gli agenti dell'imperialismo americano e prendono decisioni che non dicono a noi e agli altri, perché non interessa loro farlo, dato che si tratta di cose che non ,possono dire, di cose condannabili e inaccettabili per i popoli. Non si può dare altra spiegazione a queste azioni.
I cinesi possono pretendere che quello che essi discutono e decidono con gli americani serve ad approfondire le contraddizioni fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica. Questa non la beve nessuno. Può essere anche il contrario, e cioè che gli Stati Uniti d'America agiscano in questo modo per approfondire le contraddizioni fra la Cina e l'Unione Sovietica. Allora tu, Cina di Mao Tsetung, devi parlare apertamente di quello che fai, affinché l'opinione pubblica mondiale ti giudichi e veda se utilizzi in modo corretto o errato le contraddizioni e qual'è il ,prezzo che paghi per queste tue iniziative!
La direzione cinese può dire che, se scoprisse queste trattative con gli americani, i sovietici ne verrebbero a conoscenza. Allora perché non dice apertamente che è in ottimi rapporti con gli americani ed ha tanta fiducia in loro da confidarsi con loro e non con noi, suoi amici? Oppure gli amici ora sono solo amici fra virgolette e sono divenuti «noiosi»? Ma fare un simile lavoro segreto significa entrare nel giro degli intrighi e degli intriganti e cambiare completamente opinione, giudizio e valutazione sugli altri popoli, sui loro problemi e sulle loro preoccupazioni.
1 dirigenti cinesi possono dire: «Noi siamo con i popoli, non cambiamo la nostra linea, e tutto ciò che facciamo, lo facciamo nell'interesse del socialismo». E' facile lanciare slogan, ma la diplomazia segreta continua. I cinesi attaccano i sovietici, perché s'intendono segretamente con gli americani. Ma cosa fanno gli stessi dirigenti cinesi? Hanno cominciato a fare la stessa cosa e continuano a farla al galoppo. Sono in rivalità con i sovietici per assicurarsi le «bonnes grâces» del fascista Nixon. Il «Ribbentrop» di Nixon, Kissinger, viene ricevuto a Mosca, a Pechino e altrove come il Messia degli ebrei, e ci si attende che egli porti la «nmnne» salvatrice, ci si attende che porti la buona novella del «dio» della Casa Bianca. E' scandaloso!
Cosa pensano e cosa dicono gli altri popoli che lottano contro l'imperialismo americano e i suoi lacchè, specialmente quando vedono i dirigenti cinesi fare cose simili? Questi luridi accordi .sono forse di aiuto alla loro lotta? Cosa dicono i vietnamiti, i laotiani, i cambogiani, gli arabi, i popoli di interi continenti, i rivoluzionari, gli autentici marxisti-leninisti? Dicono: Vergogna! Tradimento! Compromesso revisionista! Violazione dei principi che difendono la libertà, l'indipendenza e la sovranità dei popoli!
Era comprensibile, almeno fino ad un certo punto, che durante la Seconda Guerra Mondiale il presidente Roosevelt, essendo infermo e tenendo conto anche dei pericoli della guerra, inviasse a Londra e a Mosca il suo consigliere privato, Hopkins. Ma ora Nixon, usando la stessa tattica con «Ribbentrop» Kissingher, persegue fini ben determinati. Egli non vuole compromettere nei suoi mercanteggi il Dipartimento di Stato, in altre parole il suo Stato, ma si serve di questo strumento, inviandolo qua e là per fare sondaggi politici, creare reti di spionaggio, «tastare» le tasche e le teste degli altri e, nel caso in cui questo emissario commetta qualche errore, è pronto a buttarlo via come un limone spremuto, apparendo egli stesso «lavato» e «pulito». E tutti coloro che ricevono questo messaggero del presidente credono di avere toccato il cielo con un dito.
Kissingnr si è recato in Tailandia, paese satellite degli Stati Uniti. Qui ha dato piene assicurazioni alla cricca di questo paese su tutte le questioni e in merito «alle luminose prospettive che attendono l'Indocina». Dalla Tailandia è passato nel Laos, ha parlato, intrigato, manipolato, promesso e dichiarato che anche lì la guerra cesserà presto.
Oggi il rappresentante di Nixon e dell'imperialismo americano, che per anni di seguito ha massacrato, incendiato e ridotto in rovine l'eroico Vietnam, farà il suo ingresso in Hanoi con un ramo d'ulivo in mano... Non si è mai visto né sentito che i criminali e i vinti in guerra siano ricevuti dai vincitori come brava gente, come uomini che lottano «per la pace e per il bene dell'umanità»...
Da Hanoi, il Messia americano si recherà a Pechino. Le conversazioni, le colazioni e i pranzi con Chou En-lai, Ki Pen-fei, forse anche con Mao, si protrarranno quattro-cinque giorni. Tutto sarà fatto in gran segreto, come se le questioni che saranno discusse riguardassero soltanto loro.
Malgrado tutto, i segreti verranno svelati un giorno e si diffonderà il sentore del «pot aux roses».
Ma l'atteggiamento dei cinesi nei nostri confronti è, nel pieno senso della parola, non amichevole, vile, antimarxista, Prima della visita di Kissinger nel Vietnam, il nostro ambasciatore a Pechino aveva chiesto un incontro ufficiale con U Gian per discutere gli avvenimenti del Vietnam. Questo incontro gli è stato negato, ma un funzionario di poco conto gli ha detto: «Anche noi non sappiamo niente di quello che accade nel Vietnam, stiamo studiando i trattati, ma non abbiamo tratto ancora conclusioni, non sappiamo per quale ragione Kissinger si rechi a Hanoi; egli verrà anche a Pechino, ma ignoriamo quali problemi solleverà. Con lui discuteremo le questioni che ci riguardano e non quelle degli altri. Ci hanno invitato a prendere parte alla Conferenza di Parigi per il Vietnam e abbiamo risposto che vi parteciperemo, ma non sappiamo quando si riunirà e che cosa si discuterà» ecc.
Anche se avessimo interrogato il rappresentante di uno Stato nemico, non ci avrebbe risposto in questo modo. I fatti dimostrano che in merito a questi problemi siamo stati messi al corrente da altri, che non sono nostri amici. Nonostante ciò, anche se non ci si informa, la testa l'abbiamo a posto e giudichiamo le situazioni sulla base di quello che accade. Ma il modo in cui i cinesi si sono comportati con noi conferma quel che ho detto poco prima. Essi non sono in regola. Noi proseguiremo sulla nostra strada senza tentennamenti. Il tempo confermerà la giustezza dei nostri giudizi. L'alleanza cino-americana sta camminando. Vediamo dove andrà.
19 FEBBRAIO 1973
LA CINA HA ORIENTATO IL SUO CORSO VERSO GLI
STATI UNITI D'AMERICA
Da Hanoi Kissinger si è recato a Pechino, dove è rimasto cinque giorni. Oggi, mentre scrivo queste note, deve essersi allontanato dalla capitale cinese.
Con Chou En-lai e Mao si sono svolti lunghi colloqui «cordiali e sinceri». Le due parti esprimono soddisfazione e le agenzia di notizie straniere definiscono i risultati di questi colloqui «molto ottimistici e con buone prospettive per il mondo».
Ma tutto è mantenuto nel più assoluto segreto, specialmente da parte della Cina, e questo è scandaloso. Intrattenersi con il più feroce nemico dei popoli, del socialismo e del comunismo e tenere segreto il contenuto di questi colloqui e di queste decisioni è antileninista. Nascondere ai comunisti, ai tuoi amici, ai popoli quelle cose che il nemico dei comunisti e dei popoli sa bene, vuol dire, in teoria e in pratica, scendere a patti con il nemico e mantenere segreti questi patteggiamenti, perché sono inconfessabili e l'opinione pubblica li condannerebbe se ne venisse a conoscenza. Lenin non permetteva simili atteggiamenti ostili e oscuri. Egli smascherava qualsiasi azione del genere.
La Cina ha orientato il suo corso verso gli Stati Uniti d'America. Definisce l'Unione Sovietica nemico principale, mentre ammorbidisce la sua posizione nei confronti dell'America. Perché? Quali sono i suoi piani strategici e le sue tattiche? Non rivela nulla, non dice nulla, dà solo ad intendere che «sa quel che fa, poiché è un paese socialista, poiché il Partito Comunista Cinese è un partito marxista-leninista». Ma il mondo non si nutre di formule, vuole fatti, vuol avere prove, vuol giudicare da sé le posizioni dell'uno o dell'altro. Questo lavoro nell'ombra non può essere spiegato tanto facilmente, come pensano i cinesi, con «lo sfruttamento delle contraddizioni».
Perché non ci dicono concretamente come stanno sfruttando le contraddizioni esistenti fra americani e sovietici? Ci priendono forse per fessi e ingenui che credono ciecamente a formule generiche? Perché tengono nascosti i colloqui con gli americani e non permettono anche a noi di giudicare in che modo e in quale misura essi sfruttano queste contraddizioni? Questi colloqui sono forse soltanto a favore dei cinesi? E gli americani nonne traggono alcun vantaggio?
E' divenuto d'uso dire che «sono stati discussi problemi che interessano i due ,paesi». Questo è un inganno. Discutere con gli imperialisti, dietro le spalle dei ,popoli, è un atteggiamento antileninista. Com'è possibile che questi colloqui non interessino i popoli, la rivoluzione? Com'è possibile che i nemici dei popoli e della rivoluzione siano dettagliatamente a conoscenza di questi colloqui e che i popoli e i rivoluzionari non ne sappiano nulla?
No, compagni cinesi, la cosa è una sola: i colloqui segreti che state svolgendo «a porte chiuse» sono condannabili e voi lo sapete, perciò non li rendete pubblici. Su questo vi siete messi d'accordo' con gli americani, essi vi hanno imposto la loro volontà e la loro tattica e voi avete accettato, vi siete sottomessi. Avete quindi fatto concessioni per assicurarvi qualche cosa di nocivo, di effimero e di molto pericoloso per la Cina, per il socialismo e per la pace.
VENERDI
9 MARZO 1973
SONO CADUTI NELLA TRAPPOLA DEI SOVIETICI
I revisionisti-imperialisti sovietici, seguendo la via da loro imboccata e con lo spirito socialsciovinista che li caratterizza, si sono impegnati in una chiassosa attività provocatoria, sopprimendo tutti i vecchi nomi cinesi dei villaggi o dei fiumi di alcune zone siberiane e dando loro nuovi nomi russo-sovietici. Non c'è dubbio che queste azioni rientrano nella campagna anticinese e nella mobilitazione attraverso slogan sciovinisti dei popoli sovietici contro la Cina, contro le rivendicazioni territoriali dei cinesi a danno della «loro patria socialista». In questo modo e con questi metodi, i revisionisti sovietici fomentano sentimenti sciovinistici nei popoli dell'Unione Sovietica con lo slogan: «Le frontiere dell'Unione Sovietica sono in pericolo, perciò dobbiamo difenderle». E' in questo modo che giustificano anche il fatto di aver ammassato un milione di soldati sovietici in Mongolia e nelle altre zone di frontiera con la Cina.
La Cina non ha mancato di rispondere, ma, a mio avviso, sta utilizzando anch'essa gli stessi metodi sciovinistici, cadendo così nella provocazione tramata dai revisionisti sovietici. I cinesi sostengono la tesi secondo cui le zone, i villaggi e i fiumi, a cui i sovietici cambiano, ora, nome, sono cinesi, quindi questi luoghi appartengono alla Cina perché le sono stati rapinati dal regime zarista, sostengono che Breznev e soci vogliono perpetuare l'attuale stato di cose. In questo modo il conflitto s'inasprisce, partendo però da posizioni ideologiche non giuste, poiché anche i cinesi passano su posizioni sciovinistiche, il che fa il gioco dei revisionisti.
La direzione cinese, quindi, invece di attaccare da posizioni ideologiche di principio per smascherare i revisionisti sovietici e di adoperarsi per avvicinare il popolo sovietico a quello cinese contro il comune nemico, parte al contrario da posizioni sciovinistiche ed è per questo che suscita inimicizia fra i due popoli e li incita alla guerra l'uno contro l'altro. Inoltre, e ciò è ancora più grave, la stampa cinese riporta, a «sostegno» delle proprie tesi, citazioni di giornalisti americani. L'impudenza non ha più alcun velo, e non regge nemmeno il pretesto dello «sfruttamento delle contraddizioni»! In questo modo i cinesi desiderano dire ai sovietici che «gli Stati Uniti sono con noi e non con voi».
Tenetevi forte tutti e due, perché gli imperialisti americani vi stanno mettendo i :piedi sul collo!
MARTEDI
13 MARZO 1973
PROVOCAZIONI DEGLI «SPECIALISTI» CINESI SIMILI
Da tempo i compagni cinesi hanno cominciato a rallentare l'invio di materiali, di macchinari, di .progetti ecc. Essi «giustificano» questa loro mancata esecuzione dei contratti con i più svariati .pretesti, quali: «Ogni cosa da noi è stata sabotata da Lin Piao, per questo stiamo lavorando per riparare ai danni e molte cose che dovevamo inviarvi, saranno rifatte»; «siamo in ritardo sul piano tecnico, fra tre o quattro anni le cose andranno meglio e allora aiuteremo maggiormente l'Albania, perché finora l'abbiamo aiutata poco»; «il trasporto fino in Albania è -molto lungo e non disponiamo di mezzi sufficienti»; «la Cina deve aiutare il Vietnam a ricostruire il proprio paese e anche molti altri ,paesi» ecc., ecc.
Inoltre i cinesi non rispondono alle nostre richieste di inviare in Cina alcuni nostri tecnici, affinché s'interessino in loco di queste questioni. A proposito di questo problema, anche l'ambasciatore cinese a Tirana o risponde con la consueta formula «non ho notizie», o ripete le stesse formule sulle «difficoltà», o dice che «molti lavoratori cinesi s'interessano in Cina ai problemi dell'Albania», il che indirettamente significa «non è necessario che voi inviate i vostri specialisti in Cina».
Inoltre, l'ambasciatore cinese si serve ora di nuove tattiche. Egli dice ai nostri lavoratori: «Voi disponete di capacità non interamente sfruttate» e porta loro alcuni esempi che non sono veri, ma di cui si serve per «anotivare» i loro atteggiamenti e per dirci «non lagnatevi del fatto che le altre forniture non arrivano in tempo». Intanto gli specialisti cinesi, istruiti a puntino, hanno cominciato a provocare i nostri compagni. Uno di questi (naturalmente secondo le istruzioni ricevute) ha detto ad un nostro compagno: «Hai qualche commento da fare in merito all'accoglienza riservata da Mao a Kissinger?» Il nostro gli ha risposto: «No». «Ma qual'è la tua opinione personale?» ha ripreso il cinese. Il nostro compagno ha risposto: «L'imperialismo è nostro nemico giurato e resterà tale finché non l'avremo fatto scomparire». Il cinese ha detto: «Per questo Mao, come «il vecchio della favola», ha messo il lupo nel sacco e lo ha legato per ucciderlo più facilmente». Il nostro compagno non ha risposto, ma ha cambiato discorso. Tuttavia il cinese è ritornato alla carica dicendo: «Perché voi albanesi, non avete fiducia nel nostro aiuto?». Il nostro ha recisamente respinto quest'affermazione. Naturalmente, il cinese intendeva dirgli indirettamente: «Voi non avete fiducia nella nostra politica (cinese)».
Attenzione, compagni cinesi, perché anche i revisionisti sovietici hanno cominciato ad agire in questo modo contro di noi e contro il marxismo-leninismo! Il nostro comportamento è corretto, parliamo apertamente, da compagni, con voi, ma né le pressioni, né i ricatti .possono farci piegare. Noi siamo vigilanti!
SABATO
7 APRILE 1873
FUNZIONARI CINESI NEI NOSTRI CONFRONTI?
Non spossiamo non definire freddi gli atteggiamenti dei principali funzionari cinesi nei confronti del nostro paese, particolarmente in questi ultimi tempi.
Al nostro ambasciatore a Pechino non viene fornita nessuna informazione importante su questioni internazionali o interne. Solo occasionalmente, in qualche ricevimento, in piedi, tanto per passare il turno, o nella sala d'aspetto dell'aeroporto, qualche funzionario di secondo o terzo ordine gli dice qualcosa in merito agli avvenimenti su cui hanno fatto chiasso tutte le agenzie straniere di stampa quattro o cinque giorni prima, ma senza dirgli nulla sul Vietnam, il Laos, la Cambogia, la Corea, l'Unione Sovietica e sui rapporti della Cina can gli Stati Uniti d'America. Mistero e silenzio su tutto il fronte. Dagli ambasciatori stranieri accreditati a Pechino apprendiamo cose confidate loro dai cinesi.
Mao, «sofferente di reumatismi», non ha potuto ricevere il capo della nostra delegazione governativa, membro dell'Ufficio Politico. Chou En-lai, «molto affaticato», anche lui non ha ricevuto Reiz Malile, mentre, in verità, né Mao né Chou erano sofferenti o affaticati, perché quello stesso giorno sia l'uno che l'altro hanno ricevuto altri rappresentanti stranieri, hanno offerto banchetti e visitato l'esposizione inglese. Il compito di ricevere, in nome dell'amicizia fra i nostri due popoli, il capo delegazione albanese, spettava anche a Mao, ma in particolare spettava a Chou En-lai, per reciprocità, ricevere il nostro vice-ministro degli Affari Esteri, perché Mehmet ha ricevuto il viceministro cinese degli Esteri, quando questi è venuto nel nostro paese. Chou, anzi lo stesso Mao, prima ricevevano persino qualche nostro semplice funzionario. Questi comportamenti non possono naturalmente non attirare la nostra at Lenzione e noi ne prendiamo nota per vedere fino a che punto i cinesi spingeranno questo loro atteggiamento nei nostri confronti.
Nonostante ciò, noi continueremo a mantenerci calmi e ad essere buoni amici e compagni deI popolo cinese e dei compagni cinesi, se questi si comporteranno da marxisti-leninisti nei confronti del Partito del Lavoro d'Albania e del nostro paese. Questo è nell'interesse delle due parti e su una giusta strada internazionalista.
DOMENICA
15 APRILE 1973
Teng Hsiao-ping è apparso nuovamente sulla scena con le funzioni di vice-primoministro del Consiglio degli Affari di Stato.
Non soltanto la «Grande Rivoluzione Culturale Prol Caria», concepita e condotta dal «grande presidente Mao Tsetung», si è conclusa «,con successo», ma ora hanno cominciato a riabilitare uno dopo l'altro tutti quei quadri che essa aveva condannati quali «nemici e agenti numero due, numero tre» e via di seguito, quali «controrivoluzionari, kuomintanghisti» ecc. Naturalmente, la Rivoluzione Culturale, iniziata contro Liu Shao-chi, Ppn Chen, Teng Hsiao-ping ed altri, si è conclusa con la scoperta «del complotto tramato da Lin Piao» e con la soppressione di quest'ultimo. In conclusione, gli autori della Rivoluzione Culturale sono stati messi in ombra e proclamati «reattivi» (come gli aerei a reazione; che senso abbia questa espressione usata dai cinesi, solo loro lo sanno!), mentre quelli che la Rivoluzione Culturale aveva messo in ombra e aveva proclamato «reattivi» sono ricomparsi alla luce e sono stati promossi come Teng Hsiaoping, che è divenuto vice-primoministro del Consiglio degli Affari di Stato! Liu Shao-chi, Pen Chen e alcuni altri capi restano ancora in ombra. Fino a quando? Può darsi fino a che «si correggano», perché questo è «l'infallibile metodo» dei compagni cinesi. Teng Hsiao-ping è apparso per la prima volta in pubblico al ricevimento ufficiale offerto in onore di Sihanuk, al suo ritorno dai territori liberati della Cambogia. Figurava, nell'ordine di precedenza, dopo Li Sien-nien e prima di Ki Pen-fei.
Dunque ora ha ripreso il suo posto al governo. In seguito può darsi riprenda la funzione che aveva alla direzione del partito. «Il piccolo gioiello», come è stato definito da Mao prima della rivoluzione, «il nemico numero due del Partito Comunista Cinese», come è stato chiamato durante la Rivoluzione Culturale, ora, dopo la rivoluzione, si è «ravveduto» e «ha riconosciuto i suoi errori».
La versione ufficiale comunicata agli ambasciatori dei paesi socialisti, fra questi anche al nostro ambasciatore, è che «Teng all'inizio della Rivoluzione Culturale ha commesso gravi errori e che insieme a Liu Shao-chi ha attuato la linea reazionaria borghese». Lo stesso Mao l'ha giudicato in questo modo, ma avrebbe detto che «noi dobbiamo far distinzione fra questi errori e quelli di Liu Shao-chi». E così il 14 agosto 1972 (dopo il viaggio di Kissinger), «l'amico» Teng, che è intelligente e fiuta da che parte tira il vento, «ha scritto una lettera al presidente, in cui riconosce i propri errori, fa l'autocritica e promette di lavorare bene».
La versione ufficiale che ci è stata comunicata in questa occasione dice testualmente che «il presidente Mao ha scritto una nota, che costituisce un documento-direttiva, in cui si dice: «.Che sia letto dal primo ministro e da Wang Tung-hsin» (membro supplente dell'Ufficio Politico e che svolge anche le funzioni di segretario dell'Ufficio Politico). Gli errori di Teng Hsiao-ping sono gravi, ma bisogna far distinzione fra Teng e Liu Shao-chi per le seguenti ragioni
1) Nelle zone liberate Teng è stato condannato una volta per aver difeso la linea di Mao, quando questi è stato attaccato dal CC, cioè da Wang Ming.
2) Non ha problemi ereditati dal suo passato, non ha capitolato davanti ai nemici, ha dei meriti per il suo comportamento in guerra, ha capeggiato la delegazione a Mosca contro i revisionisti sovietici.
«Di questa questione vi ho parlato più di una volta» - dice loro il presidente al termine della sua nota.
Quindi, a quanto pare, il prcsidente Mao ha dato ordine che Teng Hsiao-ping sia riabilitato e l'Ufficio Politico, naturalmente, ha approvato questa direttiva, «dopo averla discussa».
La persona che ci ha comunicato ciò, lo stesso Ki Pen-fei, ministro degli esteri cinese, ha concluso con la versione ufficiale secondo cui «questa è la grande politica illuminata del presidente Mao in merito ai quadri. La riabilitazione di Teng Hsiao-ping è un grande insegnamento per il Partito Comunista Cinese, che imparerà dal marxismo-leninismo e dai saggi insegnamenti del presidente». Né più, né areno, è stato lui a destituirlo e poi a reintegrarlo.
Primo, ciò che colpisce l'attenzione è il fatto che queste importanti questioni il presidente non è andato di persona ad esporle all'Ufficio Politico, ma le ha portate a conoscenza dei suoi membri con «una nota-direttiva».
La seconda questione che balza agli occhi è che questa nota è diretta specificatamente e in primo luogo al primo ministro.
Terzo, nella sua nota Mao afferma: «Di questa questione vi ho parlato più di una volta», il che lascia presupporre che non si è voluto dare ascolto al presidente.
Chi non è stato d'accordo? Si può supporre che Chou En-lai non sia stato d'accordo con questa riabilitazione di Teng Hsiaoping?! Forse Chou En-lai desidera essere lui il padrone assoluto, mentre Mao desidera avere due linee nel partito, quindi deve creare un «concorrente» a Chou e dà perciò l'ultimatum di reintegrare «il piccolo gioiello» nelle funzioni che aveva. Naturalmente, Teng Hsiao-ping è ritornato con tutti i suoi reparti e tutti hanno ripreso i posti che avevano. Questi reparti, che erano al servizio di Liu Shao-chi, sono stati umiliati durante la Rivoluzione Culturale, poi «si sono ravveduti» e ora «sono divenuti agnelli». Così sotto la sbandiera del «,grande marxistaleninista» Mao Tsetung, continuano ad aumentare il caos e l'anarchia. In Cina sono al potere molte correnti: la corrente di Mao, le correnti di Chou, di Liu, di Wang Ming, di Teng, di Lin Piao, del Kuomintang (e fermiamoci qui perché non basterebbe un quaderno per elencarle). E' un modo di agire marxista questo!!!
Gli ambasciatori cinesi nei diversi paesi cantano un altro ritornello: «Non è stato Teng Hsiao-Ping a commettere errori, ma sono stati commesi errori contro di lui. Teng Hsiao-ping è un «buon compagno, fedele al presidente Mao».
Ma perché si è fatto tutto questo baccano e che cosa ne verrà fuori? Posso sbagliarmi, ma non si tratta di una questione tanto semplice. Questa, senza dubbio, è una «cineseria» come tutte le altre.
Ora il portavoce ufficiale dice che Teng 1isiao-ping è stato «un avversario deciso dei revisionisti sovietici»! Egli poteva essere tanto «deciso» quanto lo era il suo compagno di idee, Liu Shao-ehi, quanto lo era prima dell'inizio della Rivoluzione Culturale anche il suo amico Chou En-lai.
Attualmente in Cina, sotto la direzione di Chou En-lai, si segue un corso pro Stati Uniti d'America. La Cina ha ora due rappresentanti a Washington: uno è l'ambasciatore di Chou En-lai e l'altro l'inviato dell'agenzia Hsinhua. Gli Stati Uniti d'America manovrano come vogliono. Il presidente ha fatto una «grande politica», invece di «approfondire le contraddizioni fra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America», egli li ha legati più strettamente fra di loro, s'è posto lui stesso fra due fuochi ed ora non sa come uscirne. Allora può darsi che il «geniale» presidente abbia avuto un'idea feconda: ha tolto Teng Hsiaoping dal cassetto per iniziare con lui una politica di sorrisi da una parte e dall'altra. Gli inglesi hanno dato consigli .al «geniale» presidente sul modo di adottare la loro politica «de bascute», ossia la politica del funambulo: «Essere in buoni rapporti con i due e non in buoni rapporti con uno e in cattivi con l'altro, e nemmeno in cattivi rapporti con tutti e due.» Mao non può vivere col numero uno, egli vive sempre col numera due. Così un bel mattino per realizzare l'«equilibrio» potremmo assistere anche ad uno slittamento verso i sovietici, iniziando da piccele cose. E non c'è dubbio che questa tattica verrà strombazzata come «geniale».
E allora la Cina applicherà la norma della sua «politica geniale» di coesistenza pacifica, di «terza forza», che è stata tanto vantata da Chou En-lai nel corso di un'intervista o di un banchetto, non ricordo bene. In altre parole, si seguirà l'esempio dei «comunisti» Tito e Ceausescu. «Essere in buoni rapporti con le due superpotenze, sia con gli Stati Uniti d'America che con l'Unione Sovietica, prendere e dare ad entrambe le parti, intrigare qua e là con il pretesto di sfruttare le contraddizioni e mascherare tutto ciò con l'idea che sono una grande potenza e senza di me nulla si può fare al mondo». «Proseguiamo così fino a che diventiamo una terza superpotenza con tutti i tratti propri della superpotenza», senza nessuna maschera, perché un tale modo d'agire conduce a questo: a strapparsi di dosso le maschere, una dopo l'altra, come è successo all'Unione Sovietica.
VENERDI
20 APRILE 1973
LE «VESPE» BORGHESI RACCOLGONO IL MIELE ED
INIETTANO IL LORO VELENO NEL GIARDINO DEI
«CENTO FIORI»
Con la massima impudenza il direttore della Direzione Esteri del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, Keng Piao, ha detto al nostro ambasciatore a Pechino e a un nostro compagno (che vi si è recato per curarsi) davanti a tutti i principali funzionari della sua direzione:
«Il movimento marxista-leninista nel mondo sta continuamente avanzando, ma ci vuole ancora tempo perché i gruppi e i partiti marxisti-leninisti affermino la loro esistenza. Noi non pubblichiamo materiali propagandistici dei giornali dei partiti comunisti marxisti-leninisti per le due seguenti ragioni:
a) Se pubblicassimo sulla nostra stampa questi articol; per far conoscere qualche successo appena conseguito da un partito marxista-leninista, in questo modo attireremmo l'attenzione del nemico, che prenderebbe provvedinventi contro di esso, e ciò svantaggerebbe noi e questo stesso partito.
b) L'esperienza pluriennale del nostro lavoro insegna che non è necessario fare molta propaganda in merito alle azioni di questi partiti, poiché il nemico agisce, come ha fatto, per esempio, con la maggior parte dei dirigenti del Comitato Centrale del Partito Comunista d'India, che sono stati uccisi o imprigionati.»
Secondo Keng Piao, i dirigenti di questi partiti non vengono affatto in Cina, poiché sono sorvegliati dalla polizia, poiché il nemico ha creato reti di spionaggio ecc. «Per quanto riguarda il Giappone, - ha detto Keng Piao, - le cose stanno diversamente». «I rappresentanti di questi partiti e gruppi, ha proseguito, vogliono venire da noi pensando che ciò possa aiutare a rafforzane il loro lavoro all'interno. Noi non possiamo dir loro «noci venite» e quindi li invitiamo da amici. E cosi vengono da noi anche rappresentanti di partiti che ci hanno combattuto e offeso. Dal momento che sono venuti Nixon e Tanaka, perché non dovrebbero venire anche gli altri? Anzi Nixon vi è venuto per i suoi interessi elettorali. Se lo desidera, venga pure anche Chiang Kai-shek».
Costui si esprime apertamente e, con il cinismo di un antimarxista, ammette di propria bocca che la Cina ha rinunciato alla rivoluzione, che essa non aiuta più la rivoluzione, i partiti e i gruppi marxisti-leninisti che lottano nel mondo. Essa si maschera con il pretesto di non compromettere questi partiti e questi gruppi di fronte ai nemici, mentre in realtà è la Cina che vuol dimostrare all'imperialismo e alla borghesia che essa non aiuta e non sostiene i comunisti, i loro nemici. Che bassezza! I comunisti nei vari paesi del mondo hanno scatenato la lotta rivoluzionaria, legale e clandestina, vedono la morte in faccia, mentre i cinesi hanno l'impudenza di dire che «questi comunisti desiderano venire in Cina pnr rafforzare le loro posizioni all'interno». Questi compagni chiedono l'aiuto della Cina, perché pensano che essa è socialista, mentre la Cina di Mao Tsetung non parla di loro, né fa propaganda alle loro azioni, né riprende sulla stampa i loro articoli, né li aiuta, ma si limita a costatare che tutti i dirigenti di tale o tal'altro partito sono stati uccisi. Che impudenza!!
La «Cina socialista» accoglie i compagni comunisti allo stesso modo di Nixon, Tanaka, Chiang Kai-shek e dei revisionisti. Questo è il colmo del tradimento. Costoro agiscono contro i partiti comunisti marxisti-leninisti e i gruppi rivoluzionari proprio come i sovietici. I cinesi temono di farsi una «pessima» fama e di perdere «la buona reputazione» che si sono conquistati in seno alla borghesia americana e a quella mondiale.
Quindi i cinesi non possono essere d'accordo con la linea marxista-leninista rivoluzionaria del nostro Partito. Non sono d'accordo ideologicamente nemmeno con tutta la nostra politica interna ed estera. E questo lo rendono manifesto. Chou En-lai, Li Sien-nien e Mao hanno rotto i contatti con noi; ei quelli che rimangono sono del tutto formali, diplomatici. L'Albania non è più «l'amica fedele preferita», è passata per loro all'ultimo posto, dopo la Romania e la Jugoslavia in Europa, dopo la Corea, il Vietnam e la Cambogia in Asia. La Cina non partecipa alle nostre manifestazioni politiche, temendo di compromettersi! Ci invia (dato che fanno delle tournées in Europa) compagnie di circo, squadre di calcio, di palla a volo e nient'altro. Essa rispetta gli accordi economici, pur con lungaggini, ma è chiaro che l'«ardore iniziale» si è spento.
Come potrebbe essere d'accordo la, Cina con la nostra politica estera, quando stringe relazioni con gli Stati Uniti d'America, il Giappone, la Germania Federale, la Spagna di Franco, mentre noi non solo non stringiamo relazioni con costoro, ma smascheriamo continuamente la loro politica imperialista e fascista? Come potrebbe la Cina approvare la rivoluzionarizzazione del nostro paese, la lotta intrapresa contro la religione e il Vaticano, quando U Gian, alto funzionario del ministero degli esteri cinese, dice al nostro ambasciatore che «noi non possiamo fare ciò che fate! voi, perché oltre 50 milioni di persone della nostra popolazione sono elementi delle classi rovesciate»? Non potrebbe accadere diversamente, perché mentre nel nostro paese si lotta contro la religione, contro la chiesa e il Vaticano, in Cina, a Pechino, si aprono chiese e cattedrali cattoliche e ortodosse e la stampa cinese fa propaganda perché siano frequentate.
La stampa cattolica mondiale ha orchestrato dappertutto una campagna di calunnie contro di noi e ci contrappone alla Cina; la stampa borghese-capitalista ci attacca perché non abbiamo stabilito relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti d'America e ci contrappone alla Cina.
Inoltre, la stampa capitalista mondiale, facendo il bilancio delle posizioni opportunistiche della Cina riguardo numerosi problemi internazionali, non manca di mettere in evidenza le nostre posizioni sugli stessi problemi e ovviamente giunge alla conclusione che tra Cina e Albania ci sono contraddizioni, che «l'Albania si è completamente isolata ed è stata abbandonata dalla Cina» ecc.
Ora la Cina sta addottando anche verso la Repubblica Popolare d'Albania e il Partito del Lavoro d'Albania lo stesso atteggiamento assunto verso i partiti comunisti marxisti-leninisti e i gruppi rivoluzionari, di cui non pubblica niente per non «compromettersi». Non pubblica nulla di noi, fatta eccezione delle accoglienze da noi riservate ai calciatori, ai giocatori di pallavolo e alla compagnia del circo cinese. Ogni altra cosa sull'Albania è scomparsa dalla stampa cinese. Con questo atteggiamento i cinesi intendono dire apertamente al mondo capitalista e revisionista che non hanno relazioni particolari con l'Albania socialista e il Partito del Lavoro d'Albania. Ora considerano l'Albania alla stessa stregua della Jugoslavia e della Romania. Ma l'Albania socialista e il Partito del Lavoro, da parte loro, dicono al movimento comunista mondiale, ai cinesi e, al mondo capitalista-revisionista che essi si mantengono saldamente, come una roccia di granito, sulla via marxista-leninista, rivoluzionaria, che non si sono scostati e non si scosteranno di un pollice da queste posizioni e vinceranno. La Cina è identificata con la Jugoslavia titina e la Romania revisionista e non con noi.
La politica delle porte aperte della Cina continua «con successo» non solo per quanto riguarda le relazioni statali, ma anche «sull'ampia via dell'internazionalismo proletario». Nel momento in cui vengono aperte le porte della Cina, come Stato, agli stranieri di ogni risma, da Nixon e Tanaka fino a Chiang Kai-shek, se lo vuole, fino a quegli antimarxisti che l'hanno combattuta e ingiuriata, vengono aperte anche le porte del Partito Comunista Cinese. Certo, la Cina sta aprendo le sue porte agli stranieri.
Agli specialisti stranieri che lavorano presso le istituzioni cinesi hanno distribuito, per essere letto e approvato, un progetto di direttive intitolato: «Per il miglioramento del lavoro con gli specialisti stranieri che lavorano in Cina». Questo progetto porta il sigillo del discorso fatto alcuni giorni prima da Chou En-lai, in merito al quale è apparso anche un articolo sulla stampa cinese. Il commentatore ufficiale cinese ha dunque detto: «Dobbiamo fame in modo che gli specialisti stranieri conoscano la vita del popolo cinese, abbiano accesso ai materiali del partito che sono a conoscenza delle masse con o senza partito in Cina. Essi possono creare delle organizzazioni di partito ed essere perfino ammessi quali membri del Partito Comunista Cinese, possono partecipare alle forme d'educazione, con i cinesi o a parte, come desiderano. Bisogna dedicare attenzione alle famiglie degli specialisti stranieri affinché i loro bambini siano mandati ai nidi d'infanzia e alle scuole materne, affinché facciano parte delle organizzazioni dei pionieri e della gioventù comunista, affinché frequentino le scuole secondo la loro età e vivano a fianco dei cinesi nei convitti. Non si deve impedire ai giovani stranieri di stringere rapporti d'amicizia, di avere relazioni sentimentali ed anche di sposarsi con ragazze cinesi. Le relative organizzazioni devono contribuire al lavoro di chiarificazione con le famiglie cinesi per combattere i pregiudizi che esistono in questo senso. Anche gli organi di sicurezza devono migliorare il loro lavoro per proteggere gli esperti stranieri che lavorano in Cina. Questi devono beneficiare di un trattamento economico vantaggioso» ecc., ecc. In breve,, questo progetto di direttive era tutto un «poema» liberal-revisionista. Tutte le porte della Cina si aprono alla feccia straniera capitalista-revisionista.
E' chiaro. «Di chi dovremmo aver paura?» domandano coloro che governano la Cina e dirigono il Partito Comunista Cinese. Ed essi rispondono: «Dei dogmatici, dei settari e non c'e,, liberali.» Dal momento che essi stessi affermano che «50 riilioni di cinesi sono reazionari», affluisca pure dall'estero qualche altro milione di gente simile! «Che cosa ci faranno? Annegheranno nel mare cinese. Vedendo le cose in prospettiva, saremo noi a sommergere il mondo. Non siamo forse il più grande popolo del mondo?»!
Chou En-lai i-n persona è intervenuto presso la nostra ambasciata affinché fossero presi provvedimenti contro alcuni staidenti albanesi che, spinti da sentimenti di schietta amicizia, frequentavano ragazze cinesi. E questo succedeva molti anni prima della Rivoluzione Culturale, cosicché questi punti di vista non possono essere attribuiti a Lin Piao. Da quel tempo e fino ad oggi che strade cosparse di «fiori» e che «fiori» sono sbocciati e sboccieranno sulla terra cinese «benedetta» da Confucio!
Che immondizie entreranno in Cina! Quanti si sposeranno! Quante associazioni, legali e illegali, si creeranno! Quante chiese e cattedrali verranno aperte! Quanti rifiuti prenderanno la cittadinanza cinese e quanti rifiuti entreranno nelle file del Partito Comunista Cinese e, sotto la bandiera di Mao, lotteranno per la CIA, per il KGB sovietico e per il capitalismo mondiale!
Di fatto vi si creerà il centro dell'internazionale trotzkista. Tutti questi rifiuti affluiranno in Cina con una maschera di «sinistra», come «maoisti», come «perseguitati» nei loro paesi. In Cina troveranno aiuto e sostegno e da lì, con le spalle coperte e con il «sigillo di Mao», inizieranno e continueranno la lotta contro gli autentici marxisti-leninisti, per attrarre a sé i partiti revisionisti e strapparli cosi dall'influenza dell'Unione Sovietica revisionista.
Da qui prenderà il via una pericolosissima attività dei revisionisti ««maoisti». Dobbiamo essere molto vigilanti. La lotta contro il revisionismo sovietico, partendo da posizioni revisioniste, porta ad una via revisionista: appoggiarsi sull'imperialismo americano per combattere il revisionismo sovietico, questo porta sulla via dello sventolamento dell'infame bandiera del trotzkismo per combattere il revisionismo sovietico e sostituirsi ad esso come una grande potenza e come «una grande guida ideologica».
Sembra duiaque che gli Stati Uniti d'America e la Cina si siano messi d'accordo per indebolire il loro principale rivale, l'Unione Sovietica socialimperialista. Sia l'imperialismo americano che la Cina continuano ad avere l'obiettivo di staccare dall'Unione Sovietica le «democrazie popolari», suoi satelliti. Li Sien-nien, attorniato da 4-5 viceministri, si è messo .all'opera ricevendo i' rappresentanti economici della Cecoslovacchia e della Bulgaria.
La Cina intrattiene buoni rapporti con Tito, con Ceausescu, con Carrillo. Di certo essa estenderà questi rapporti agli altri partiti revisionisti e ai trotzkisti «maoisti». La borghesia farà appello affinché le sue «vespe» vadano a raccogliere il miele e ad iniettare il loro veleno nel giardino dove «fioriscono i cento fiori».
VENERDI
18 MAGGIO 1973
In un discorso «autocritico» pronunciato l'8 marzo davanti agli specialisti stranieri che lavorano in Cina, Chou En lai ha detto «vi leggeremo alcuni documenti di partito che si collegano allo smascheramento di Lin Piao».
Il «primo» documento, tradotto in 7 lingue, è stato letto agli specialisti stranieri, tra cui anche i nostri che lavorano a Radio Pechino. Questo documento è una lettera di Mao inviata a Chian Ching in data 8 luglio 1966.
Mao scrive a sua moglie: «Dopo essermi allontanato da Hanciou, ho trascorso 10 giorni in una grotta e adesso sono a Chansha (il paese delle bianche nuvole e delle cicogne gialle!). La tua lettera, dopo questi dieci giorni trascorsi senza notizie, è molto interessante e piena di nuovi elementi... L'organo dirigente del Comitato Centrale si affretta ad inviarmi gli ultimi materiali per approvarli e io li approverò. Il mio amico (si tratta di Lin Piao) ha presentato un rapporto sul «colpo di Stato» e ha fatto un'analisi di questo problema che mai nessuna ha fatto fino a oggi. Alcune sue idee mi fanno riflettere lungamente e mi inquietano. Non avrei mai pensato che i miei libri avessero un potenziale tanto miracoloso, per questo involontariamente mi vengono in mente i detti: «Ciò che viene troppo tirato, si polverizza facilmente», «Quanto più in alto si sale, tanto più ci si fa male cadendo», «Quanto più aumenta la gloria di un uomo, tanto più difficile è per lui esserne degno».
Le circostanze mi hanno obbligato a soddisfare le richieste di alcuni... E' la prima volta che sono d'accordo con gli altri contro il mio desiderio, che agisco contro la mia volontà. Ora ho al tempo stesso i tratti della tigre e della scimmia, ma predominano quelli della tigre. Questo è l'essenziale e l'importante. Ti raccontando di non insuperbirti per questa gloria, di essereponderata e di ascoltare i consigli dei compagni . . . e Chen». (Si tratta di Chen Po-ta, ma quando gli stranieri hanno chiesto ai compagni cinesi chi fossero questi compagni che Chian Ching doveva ascoltare, essi hanno risposto: non lo sappiamo!). «Io ora sono la scimmia che si è fatta re, perché non c'è tigre sulla. montagna. Ai nostri giorni, che mancano gli eroi, io, un piccolo uomo, sono salito tanto in alto. Io sono un eroe, perché non ce ne sono altri. Tutto ciò non lo devi dire a nessuno, perché coincide con le maldicenze dei destri che ne trarrebbero, profitto, mentre per quelli di sinistra sarebbe come una doccia. fredda. Adesso l'essenziale è la lotta per rovesciare parzialmente. i destri. Le mie affermazioni non piacciono a quelli di sinistra, e alle masse. Dopo che abbiamo epurato i destri, sarà necessario fare un'altra epurazione, anzi alcune epurazioni. Una volta ogni 7-8 anni si verificano scosse nel mondo e durante queste scosse. il male riaffiora alla superficie. Può darsi che, dopo la mia morte, queste mie affermazioni siano rese pubbliche e che i destri le usino per i loro fini, ma anche quelli di sinistra useranno altre mie affermazioni, si organizzeranno e sbaraglieranno i destri ecc., I destri falliranno come Chiang Kai-shek».
Questa lettera di Mao è stupefacente per molti versi, tenendopresente l'anno in cui è stata scritta e gli avvenimenti ohe si sono sviluppati in Cina sin da quel tempo.
Innanzi tutto Mao scrive a sua moglie e le dice apertamente, che ha fiducia solo in lei, poiché le dice di «non confidare a nessuno i suoi pensieri». Chian Ching è l'unico suo appoggio. E' quanto risulta. Del Partito non parla affatto, come se questo non esistesse. Per Mao esistono due correnti: la destra e la sinistra, che -lottano per il potere, mentre Mao è completamente isolatodal Partito, dalle masse, dai compagni. Questa lettera è diretta contro il suo «amico» Lin Piao, che sta facendo la Rivoluzione Gultzrale? Sembra di sì, perché le allusioni sullo sviluppo del culto della personalità nei suoi confronti sono riferite a Lin Piao. Ma, una volta sconfitti i destri, Mao fa sì che Lin Piao sia nominato vicesegretario del partito a termini di statuto, nel momento in cui questi, Lin Piao, figurava nell'elenco delle future epurazioni nei confronti degli elementi di sinistra. Doppio gioco!? Non si appoggia sul partito, sulle masse. Anzi egli stesso afferma nella sua lettera che «le masse non mi capiranno». Ma, secondo lui, chi lo capirà? Questo non appare da nessuna parte. Una cosa è evidente, che in Cina anche in futuro i destri si solleveranno per attaccare quelli di sinistra, poi questi si organizzeranno ed epureranno quelli di destra e cosi via una volta ogni sette anni.
Viva il caos e l'anarchia! Che il più forte si impadronisca del potere. Una volta sarà la scimmia a diventare re, un'altra la tigre! Bella teoria! Che fiducia possono avere i quadri sani in simili teorie? Entrambe le due parti lottano solo per il potere, gli antimarxisti e i marxisti-leninisti devono sottomettersi alle convinzioni di una o dell'altra parte!?
Quale scopo si persegue rendendo pubblica questa lettera negativa? Solo quello di far passare per una cosa positiva il fatto che Mao aveva scoperto sin dal principio che Lin Piao era un sinistro e non aveva fiducia in lai, ma l'ha usato come il minor male e poi l'ha liquidato.
Con ciò egli dice anche agli altri: «Anche voi domani subirete la stessa sorte, non c'è -niente di sicuro. La questione delle due linee nel partito è la mia teoria e la tigre, che sta al di sopra di queste due vie e fa il buono o il cattivo tempo, sono io»! Ma ogni deduzione sui problemi cinesi, non avendo un'esatta conoscenza dei dati, dobbiamo trarla usando l'immaginazione, quindi occorre tener presenti anche altre versioni.
Abbiamo detto più sopra che questa lettera è scritta nel luglio 1966, quando la Rivoluzione Culturale era già cominciata, quando il complotto del gruppo di destra di Liu era stato scoperto e veniva smascherato, quindi dobbiamo considerare il suo contenuto nell'ottica degli avvenimenti di quel tempo. Mao si era impegnato in questa lotta e non c'è ragione di «interpretare» come ironica la sua allusione riguardo il rapporto di Lin Piao sul «colpo di Stato». Era, dunque, chiaro che la Rivoluzione Culturale, guidata da Mao, lottava per liquidare il colpo di Stato di Liu Shao-chi e che Lin Piao sosteneva questa lotta, quindi sosteneva Mao.
In questa lettera Mao dice a Chian Ching: «Consigliati con i compagni...». Il primo nome non viene fatto, ma non c'è dubbio che è quello di Lin Piao, che è stato tolto e sostituito da puntini. Perché è stato tolto? Questo si capisce, se prendiamo in considerazione gli avvenimenti successivi e le accuse mosse contro Lin Piao. L'altro nome è quello di Chen. Chi è questo Chen? Quando i compagni cinesi sono stati interrogati in proposito, hanno risposto di non saperlo. Questo non è vero, essi lo sanno ma non vogliono dirlo. Ragionando deve trattarsi di Chen Po-ta. Può sorgere la domanda: perché hanno lasciato il nome di Chen (senza Po-ta) e hanno tolto il nome di Lin Piao? Perché non li hanno lasciati o non li hanno tolti tutti e due? Proprio in questo sta la «cineseria» delle cose: Chen Po-ta è stato smascherato apertamente, mentre Lin Piao ancora no. O forse la questione di Lin Piao non è stata ancora chiarita? Oppure, benché lo si smascheri all'interno della Cina, le circostanze rimangono ancora oscure? («Come ha tradito Lin Piao?! Com'è fuggito in Mongolia?! Come voleva uccidere Mao?! Come era filosovietico e antiamer icano?» ecc., ecc.).
In altre parole, studiando la lettera nell'ottica dell'epoca in cui è stata scritta, amici di Mao erano... (un nome sostituto dai puntini) e «Chen». Chou En-lai non appare in nessuna parte, quindi non figurava fra gli «uomini di fiducia» di Mao. Allora dove si collocava questa figura così importante dopo Mao e Liu Shao-chi?
Seguendo questa interpretazione della lettera, sorgono le seguenti domande: Perché questa lettera è venuta alla luce in questo momento?! A chi serve?! Serve alla situazione creatasi, oppure si creerà un'altra situazione, un nuovo di quei «capovolgimenti», che Mao predica nella sua lettera e di cui sta preparando il terreno?
Si sono verificati . molti avvenimenti, tutto veniva fatto in nome di Mao e dalle svolte Mao usciva sempre sano e salvo. Liu agiva «sotto la bandiera di Mao», Mao si è messo contro di lui; la Rivoluzione Culturale è stata condotta «sotto la bandiera di Mao», Mao si è messo contro Lin Piao; Chou En-lai lotta «sotto la bandiera di Mao», Mao approva Chou, ma questo lo vedremo. Per il momento più che parlare tace e tira fuori ogni tanto qualche lettera o qualche Teng Hsiao-ping dal cappello.
SABATO
Prima della Conferenza di Parigi, dove è stato firmato l'accordo per «l'instaurazione della pace nel Vietnam», la Cina aveva dichiarato che il suo Ministro degli Esteri Ki Pen-fei avrebbe visitato alcuni paesi, anzi aveva anche fissato il calendario di queste visite. In testa alla lista, prima di tutti gli altri Stati che il ministro cinese avrebbe visitato, figurava l'Albania, «la stretta alleata della Cina». Era una decisione giusta e dignitosa.
E' venuta poi la Conferenza di Parigi, alla quale doveva partecipare anche la Cina rappresentata da Ki Pen-fei, e così il piano di questi viaggi è stato annullato, rimandato. Bene!
Ora si comunica che Ki Pen-fei inizierà il suo viaggio, ma l'ordine delle sue visite non è più quello di prima. Per quel che riguarda l'Albania passi che non si dica più che sarà visitata per prima, ma non si dice nemmeno quando avverrà questa visita. E' stato reso noto che a giugno Ki Pen-fei si recherà a Londra e poi, da li, a Parigi ed in seguito, si dice, visiterà la Romania.
E' del tutto evidente che in Cina sta soffiando il vento dell'Ovest e non il vento dell'Est!
MERCOLEDI
27 GIUGNO 1973
IL BANCHIERE ROCKFELLER
I cinesi, per mezzo di un comunicato, hanno reso noto alla opinione pubblica mondiale di aver fatto esplodere una bomba atomica. Questa è una buona cosa e suona come una risposta alla, dichiarazione sovietico-americana sulla «guerra atomica». Ma vedremo più tardi come andranno le cose.
Si dice che Kissinger si recherà a Pechino in autunno, che Chou En-lai andrà negli Stati Uniti d'America e che nel 1974 Nixon visiterà nuovamente la Cina. Intanto, da Pechino, l'agenzia Hsinhua comunica: il famoso banchiere americano Rockefeller si trova in Cina; ha dei colloqui e si organizzano banchetti in suo onore, mentre Chian Ching si occupa dei nuotatori e degli altri sportivi americani, tramite i quali invia saluti a Nixon e alla moglie.
Dove si va?!!
SABATO
30 GIUGNO 1973
I POPOLI NON PERDONERANNO ALLA CINA QUESTI
PERICOLOSI ATTEGGIAMENTI
Breznev è ritornato dal suo viaggio negli Stati Uniti d'America. 1 suoi colloqui con Nixon sono stati molto cordiali e spettacolari. Tutto il mondo si è sbellicato dalle risa: il cow-boy sovietico si è incontrato perfino con le «stelle di Hollywood», con i cow-boy della California, ha abbracciato e baciato il cowboy attore che fa le parti del «bandito». Molto significativo!
Ugualmente significativa è la comparsa di Breznev sugli schermi della televisione americana. con indosso una giacca con l'aquila americana, dono di Nixon! Breznev ha cambiato camicia. ha cambiato la sua giacca sovietica con quella americana. Tutto ciò ha un significato: si è venduto all'imperialismo americano.
I miliardari americani, con i quali Breznev si è intrattenuto a ]un gn e cordialmente, sono rimasti molto soddisfatti e hanno definito Breznev «un autentico americano» che «ha diretto la riunione proprio come un americano». Non riprendiamo gli altri suoi scherzi grotteschi, che hanno fatto sensazione in tutto il mondo e gettato nel fango il prestigio dell’Unione Sovietica.
Il clown ha sostituito il clown: Krusciov ha concluso il «fidanzamento» e si è recato negli Stati Uniti per «filare il perfetto amore », mentre Breznev è andato a Camp David e in California per concludere il «matrimonio» tra Unione Sovietica e Stati Uniti d'America, per consumare il «matrimonio» fra lui e Nixon. Breznev ha portato in dote a Nixon le ricchezze dell'Unione Sovietica, le terre, la libertà politica, la sovranità. il prestigio dell'Unione Sovietica, tutto questo per un pugno di dollari.
Nelle tesi che ho formulato per gli articoli apparsi sullo «Zëri i Popullit» riguardo queste questioni sono espressi i nostri punti di vista, ma anche se si studiano a fondo tali questioni e si scrivono numerosi articoli in .proposito, ciò non è mai di troppo. Questi sono problemi di portata mondiale, problemi a proposito dei quali vengono tramati pericolosi intrighi di carattere internazionale.
E' un grave errore fare come fanno i cinesi, che si limitano a esprimere nei corridoi, a Pechino, ai nostri compagni e certamente anche agli altri le loro opinioni, e cioè non valutare apertamente. sulla stampa, gli accordi conclusi, e che ora sono stati resi pubblici, fra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America. I cinesi non hanno assunto nessun atteggiamento ufficiale e aperto sull'incontro Breznev-Nixon e su quello che è stato raggiunto e concluso. La sola esplosione atomica fatta dalla Cina, benché abbia la sua importanza, non è affatto sufficiente. Ma i cinesi ritengono che ciò sia sufficiente per spiegare tutto e per sventare i diabolici piani sovietico-americani.
Il silenzio cinese non è normale ed è molto significativo. Indica che la Cina non intende parlare. Perché? Perché, se narlasse, dovrebbe senz'altro smascherare i due «banditi», come li definiscnno i compagni cinesi nei corridoi. Per evitare di smascherare uno di loro, con il quale è in «luna di miele», la Cina non smaschera nemmeno l'altro ed assume atteggiamenti nlimnici, lasciando intendere: «Io non parlo, ma penso e lavoro in silenzio. «Eccellente metodo!», ma che nessuno manda giù. a nessuno piace, nessuno approva o ci crede. Puoi avere in testa molte belle cose n cavoli, ma la gente ha imparato a giudicare dai fatti e non dalle apparenze.
Tu, Cina. sei un grande paese, ma non fai sentire la tua voce nemmeno rei momenti cruciali; quando tutti i paesi, tutti i ronoli sono molto allarmati per il grande complotto internaninnale chi stanno tramando le due potenze imperialiste, l'Unione Sovietica e oli Stati Uniti d'America.
Affermare che l'Uninne Sovietica e gli Stati Uniti d'America «non hanno concluso nulla fra di loro» significa o non vedere quello che è successo, e questo è una grande miopia politica, oppure aver capito quello che è successo, ma tacere e non fiatare per precisi scopi.
I due grandi banditi imperialisti si sono messi d'accordo «urbi et orbi» sui principali problemi che interessano entrambi e sui problemi internazionali. Questi accordi sono stati sottoscritti e resi pubblici, ma esistono anche accordi segreti, che non sono stati resi pubblici, di cui non si -parla, ma che si possono dedurre da quanto è stato scritto per nascondere qualcosa: Costoro non potranno tenere segreto nulla; non perché parleranno di queste decisioni segrete ad alta voce attraverso la radio o la televisione, ma perché il mondo le verrà a conoscere quando le metteranno in atto, poiché esse sono state prese per agire alle spalle degli altri-popoli. I cinesi dicono: «Ci sono contraddizioni fra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti». Certamente, ce ne sono e ce ne saranno, ma gli accordi che hanno concluso fra loro mirano proprio ad attenuare queste contraddizioni. Per quanto riguarda questi accordi, un giorno i denti della sega si spezzeranno contro qualche chiodo, quindi .dobbiamo piantare !chiodi in cui incoccerà la sega.
Il fatto è che gli Stati Uniti d'America sono usciti vincitori da questo gioco. Si sono assicurati nuovi e grandi mercati coloniali, e là dove non avrebbero mai pensato, nell'Unione Sovietica. Gli Stati Uniti d'America avevano, un tempo, nei confronti dell'Unione Sovietica una posizione ostile, quasi di guerra, perché l'Unione Sovietica era un paese socialista, nemico giurato del capitalismo e dell'imperialismo. Ma con l'avvento al potere dei revisionisti sovietici la situazione è cambiata e ogni cosa non poteva che giungere al punto a cui è giunta. Il grande e potente Stato dei proletari si è trasformato in uno Stato capitalista, In uno Stato socialimperialista, pronto ad accordarsi con un altro Stato imperialista. Gli accordi, senza alcun dubbio, saranno stati conclusi su basi ineguali. Gli Stati Uniti d'America erano superiori all'Unione Sovietica dal punto di vista dell'economia, della tecnica, dell'industria, dell'agricoltura, ed anche dal punto di vista militare. I revisionisti hanno lasciato il loro paese in uno stato di arretratezza. Nella sua svolta verso il capitalismo, l'Unione Sovietica ha subito molteplici disfatte e ciò l'ha costretta ad abbassare la testa, ad ammainare bandiera e cercare l'aiuto degli Stati Uniti d'America per puntellare la sua casa, che poteva crollare.
E proprio Breznev, indipendentemente dal fatto che era il rappresentante di un grande paese, si è recato a Washington e ha mendicato e mendicato in modo tanto sporco, da umiliarsi davanti ai senatori americani al punto di render loro conto particolareggiatamente degli ebrei sovietici, cittadini del suo paese: quanti ebrei ha inviato in Israele, quanti sono sul punto di partire, quanti ne rimangono e cosa si farà con loro. E perché ha accettato questo lurido e umiliante scandalo? Per chiedere dollari, e con questi dollari, che grondano sangue, acquistare tecnologie avanzate americane e, al tempo stesso, per trovare mercati dove vendere le ricchezze del popolo sovietico ai miliardari americani. Questa questione è chiara, e non ha bisogno di commenti. Gli «intelligenti» diranno: «Questa è una tattica dell'Unione Sovietica .per raggiungere gli Stati Uniti d'America». Come se l'imperialismo americano fosse andato al mercato per svendere la sua forza, per indebolirsi e rafforzare i suoi avversari! Oppure i «politici intelligenti e silenziosi» danno ad intendere di aver capito tutto e non mancano di dichiarare apertamente e pubblicamente: «I revisionisti sovietici sono più pericolosi degli imperialisti americani».
Che bisogno c'è di discutere chi è più pericoloso, quando tutti e due .sono nemici altrettanto feroci dei popoli e della loro libertà, indipendenza e sovranità?! Impostare il problema, come fanno questi politicanti falliti e senza principi, significa schierarsi dalla parte del «più debole» e il più debole per loro sono gli Stati Uniti d'America. Questi sfrutteranno l'Unione Sovietica, trarranno profitti favolosi che serviranno a rafforzare il loro impero mondiale. D'altro canto, l'afflusso dei capitali americani in Unione Sovietica contribuirà a far scomparire al più presto anche il più piccolo residuo delle vittorie della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, contribuirà alla disgregazione del l'Unione Sovietica come unione di repubbliche. Ecco qual'è lo scopo dell'imperialismo americano: smantellare l'Unione Sovietica come pericolosa potenza capitalista rivale.
Gli «intelligenti» diranno: «Questo è difficile da realizzare». Al contrario, ciò può essere conseguito facilmente quando ci si allontana dai binari del marxismo-leninismo. Il revisionismo racchiude in sé l'esaltazione dei sentimenti nazionalisti, e gli Stati Uniti soffieranno molto su questo fuoco. Gli «intelligenti» diranno: «Questo è irrealizzabile». Ma cosa indicano i fatti? E' venuto al potere Krusciov, ma che cosa ha portato con sé e cos'è successo in Unione Sovietica? Krusciov è caduto, sono venuti i Breznev, ma a che punto sono giunte le cose in Unione Sovietica? Questa è stata venduta agli Stati Uniti d'America. Domani i loro successori smantelleranno l'Unione Sovietica anche come Stato. Che i revisionisti lo vogliano o no, la loro via li conduce a questo, questi sono i risultati a cui mira l'aiuto e l'alleanza degli Stati Uniti d'America: «divide et impera», poiché è assurdo pensare che l'imperialismo possa aiutarti a rafforzarti e a scavargli la fossa.
Gli accordi sottoscritti fra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica hanno assicurato lo sviluppo di questo processo, ma sia l'uno che l'altro mantengono le loro riserve ed hanno i loro piani che non possono confessarsi, sebbene, al tempo stesso, entrambi ne siano a conoscenza e se l'intendano a vicenda. Per sviluppare questo processo era necessario concludere un accordo «sensazionale», «l'interdizione della guerra fra di loro». A questo accordo, per quel tanto che sarà efficace, gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica hanno dato una formulazione più ampia. Essi sono divenuti i gendarmi del mondo, hanno detto e stabilito apertamente che interverranno ovunque i loro interessi saranno danneggiati, ovunque e ogniqualvolta «la pace sarà in pericolo», secondo la terminologia da essi usata.
Lo sviluppo di questc processo, messo a punto dagli Stati Uniti d'America e dall'Unione Sovietica, dimostra che si tratta di un processo imperialista corrente, classico. Le conseguenze di questo processo non sono limitate solo ai rapporti fra i due paesi, ma si faranno sentire in tutto il mondo. Entrambe queste due superpotenze vogliono dominare il mondo, sfruttarlo, metterlo sotto i loro piedi, sotto la frusta dei signori dell'Unione Sovietica e degli Stati Uniti d'America. Per questa ragione si sono spartite le zone d'influenza. Queste zone sono definite e al tempo stesso indefinite. Su queste questioni esistono alleanze scritte, ma anche alleanze non scritte. Sia le prime che le seconde daranno luogo a scontri di interessi fra questi due signori. La loro intesa segreta consiste proprio nel fatto che questi scontri devono avvenire senza frastuono, che essi devono intendersi ed accordarsi fra di loro e sopratutto che nessuno dei due deve permettere ai popoli, sulle cui spalle ricade il peso di questi affari, di alzare la testa. In questo caso, i due banditi hanno stabilito due vie: la prima, mettersi d'accordo sulla rapina; la seconda, nel caso che la vittima alzi la testa, colpirla e dirle: «Stai zitto!», «stai mettendo in pericolo la pace!», la pace dei banditi, s'intende.
Qui non si parla di «disarmo», ma della conservazione degli armamenti, del monopolio atomico. Si tratta quindi del tentativo di raggruppare tutti, in una o nell'altra delle due sfere .particolari, chiaramente, sotto l'ombrello atomico dell'Unione Sovietica e degli Stati Uniti d'America. La Cina e la Francia, che possiedono la bomba atomica, vengono considerate come eretiche, perciò le due superpotenze si sono poste l'obiettivo di mettere in ginocchio sia l'una che l'altra, .di farle «entrare nel club» per tirare loro i1 collo come ad una gallina.
I patti e gli accordi di ogni genere che gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica hanno stretto con i loro partners assumono, alla luce dell'alleanza sovietico-americana, un altro significato, prendono un'altra via. Tutto ora è visto dai due grandi unicamente nell'ottica dell'alleanza che hanno sottoscritto e i partners delle alleanze bilaterali o multilaterali non sono altro che pedine di questa partita a scacchi.
Orni cosa alimenterà, innanzi tutto, le mire di questa famigerata alleanza. La collaborazione, l'aiuto reciproco, gli accordi commerciali e gli altri mercanteggi cambieranno significato e senso. Dal momento che le zone d'influenza sono state spartite, l'Unione Sovietica «si è assicurata», a quel che pensa, il dominio sui suoi satelliti. Anche prima di questa situazione, li faceva filare con la frusta, li sottoponeva a mille restricíions e ricatti economici, mentre ora darà un forte giro di vite tale da ridurre i suoi «alleati» in veri schiavi. L'Unione Sovietica, che sta vendendo le sue ricchezze e la sua anima all'imperialismo americano, non è in grado di mantenere gli impegni assunti nei confronti dei satelliti, perciò si sforzerà di spremerli ancora di più, di legar loro mani e .piedi per attaccarli al proprio carro e trascinarli .poi meglio al suo seguito. Questa è la prospettiva che offre loro il COMECON, l'integrazione, e con il Trattato di Varsavia sulle loro teste. I frutti del nuovo impero zarista saranno utilizzati, amministrati e distribuiti secondo nuovi criteri, ispirati ad una «nuova» ideologia, nemica dell'ideologia di Karl Marx e di Vladimir Ilich Lenin.
Intanto, l'imnerialismo americano ha definito la sua strada. Da tempo ha conficcato i suoi artigli nei suoi partners. Si è posto il compito di affondarli ancor più nella loro gola, per sottometterli alla sua volontà e al suo tallone.
La grande crisi mondiale che è scoppiata ha preso per la gola gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica con i loro satelliti. E' stata questa crisi a generare questa alleanza, che mira a farli uscire dalla difficile situazione, cioè dalla morsa della rivoluzirme. Gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica hanno congiuntamente deciso di reprimere la rivoluzione, le insurrezioni, le lotte di liberazione nazionale, di perseguire obiettivi comuni e anche di schiacciare i loro partners capitalisti e revisionisti, se se ne presentasse l'occasione o se fosse necessario. Per questo gli accordi di Washington e della California hanno suscitato la collera, l'indignazione, la diffidenza e la resistenza di tutti i popoli, in tutti i paesi del mondo, indipendentemente dal loro colore politico. Chi apertamente, chi a mezza voce. tutti dicono «l'alleanza fra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Snvietica va a nostro scapito».
In questa matassn chc. si è creata. gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica, benché siano i più forti, si sentono isolati e circondati da tutte le parti da un sentimento di collera violenta. Hanno architettato piani per «chiarire» la situazione creatasi, ricorrendo alla demagogia, alle minacce, ai ricatti. Essi sanno che questa alleanza non può durare a lungo se, ognuno per parte sua e tutti e due unitamente, non mettono ordine in casa propria e nelle loro alleanze, in altre parole se non scoraggiano e intimidiscono i testardi e non favoriscono i loro partner ubbidienti. Il rublo e il dollaro saranno all'ordine del giorno nell'opera di corruzione, mentre la demagogia, gli intrighi e le armi serviranno a mantenere al potere le cricche o a rimpiazzarle con delle nuove, nel caso venisse minacciato il loro potere. Entrambi avranno come motto le parole «statu quo e pace».
Certamente, non tutto andrà liscio come l'olio per le due superpotenze aggressive. I loro piani e .le loro azioni incontreranno reazione e resistenza. Questa resistenza già si profila in tutto il mondo. Gli Stati europei, tutti gli Stati capitalisti-revisionisti, ad eccezione del nostro paese socialista, fanno parte di blocchi. Ance quegli Stati come la Jugoslavia, che si atteggia a paese non allineato, si trovano in questi vespai. Dunque tutti questi paesi e queste cricche drizzano le orecchie, sono in ballo, ma nel loro intimo ribollono contro le due superpotenze.
A Helsinki e a Vienna si fanno riunioni, si pronunciano discorsi, però nessuno crede alle parole che si dicono, tutti si guardano con sospetto l'un l'altro,perché sanno che qui si gioca sulla loro pelle, che qui dominano i punti di vista e gli interessi dei due grandi, i quali desiderano «tranquillizzare» l'Europa e tranquillizzarla sulla base della loro sete di dominio. Qui essi si scontrano con opposizioni più o meno sfumate.
Perfino la Germania di Bonn, che in questa situazione è la più favorita, vede minacciata la sua egemonia in Europa da parte dei due grandi. Essa poteva trarre qualche profitto prima, quando gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica, non si erano ancora messi d'accordo, mentre ora ci sono due suocere gelose e scaltre che non permetteranno alla loro feroce nuora di ingrassarsi a sua volontà. Le due suocere, ciascuna per proprio conto, cercheranno di attirare dalla propria parte la nuora, ed entrambe vogliono anche impiegarla contro l'indocile Francia.
La Francia dà maggior peso al pericolo proveniente dai due grandi partners, come anche da parte di Bonn che approfitta della situazione. II governo francese manifesta apertamente la sua opposizione all'alleanza sovietico-americana e anche alla nuova Carta del Patto Atlantico, che pone ancor più i paesi dell'Europa occidentale sotto il giogo degli Stati Uniti d'America. La Francia borghese si sforza, e la tendenza attuale della sua politica è ben chiara, di canalizzare lo scontento e il timore suscitati da questa alleanza e di concretizzare nel quadro delle alleanze un' opposizione ai piani americano-sovietici in Europa, ed anche nel mondo.
L'Europa capitalista, compresa la stessa Francia, è indebitata fino al collo nei confronti degli Stati Uniti, che sono penetrati profondamente nella sua economia e vi mantengono forze armate. I paesi capitalisti d'Europa sono scontenti degli Stati Uniti, ma non possono vivere senza di loro, non possono fare nulla senza l'aiuto e l'esercito americano. Possono fare qualche chiacchiera contro il lei, ma malgrado tutto essi la pregano: «America, ti supplichiamo, non andartene, non lasciarci soli di fronte ai russi!». Dei russi, naturalmente, hanno paura, ma hanno sopratutto paura della rivoluzione, dell'insurrezione dei loro popoli. Ecco perché le tendenze alla ribellione che si manifestano nella politica borghese della Francia si trovano in questo circolo vizioso. I principali obiettivi dei due capobanda mirano a «sistemare» l'Europa e ad aver le mani libere per manovrare al suo esterno, perché essi sanno che una mancanza di tranquillità in Europa si ripercuote sugli altri continenti, attizzandovi agitazioni. Il ruolo dell'Europa nel mondo non è stato eliminato.
L'Asia, l'Africa, l'America del Sud e il Medio Oriente sono ancor più irritati e allarmati a causa di questa situazione che si è venuta a creare. E' evidente che nel Medio Oriente le due superpotenze imperialiste dettano legge, hanno delimitato le loro zone d'influenza e si mettono d'accordo -per ogni cosa.
Gli Stati Uniti d'America appoggiano e armano Israele e ne hanno fatto una loro pistola puntata contro l'Egitto, la Siria, il popolo palestinese e in generale contro i popoli arabi. Di questi ultimi paesi, l'Unione Sovietica è divenuta una fornitrice di armi, che non permette assolutamente di usare senza il suo permesso, imponendo a questi popoli la situazione di «né guerra, né pace», mentre al tempo stesso sta rafforzando le sue posizioni dominanti di pseudoalleato indesiderabile. Naturalmente, in questa zona, gli Stati Uniti d'America non dispongono solo d'Israele; essi dominano anche nel Libano, in Giordania, nell'Arabia Saudita, nei principati del Golfo Persico e nello stesso Iran. Questo è il loro impero del petrolio. 1 sovietici tentano approcci con l'Iraq per sfruttarlo e, d'intesa con gli Stati Uniti d'America, soffiano sulle contraddizioni fra l'Iraq e l'Iran, affinché ognuna di queste due superpotenze possa esercitare meglio il suo controllo su questi paesi.
L'Estremo Oriente è più complesso per loro, ma anche li tutti e due mirano a installarsi bene, l'uno con le minacce, l'altro con i sorrisi. La loro strategia ha come obiettivo la Cina e il Giappone. Sono noti i legami fra Giappone e Stati Uniti d'America. L'Unione Sovietica invita il Giappone a prendere la sua parte della «torta» siberiana. Il Giappone di sicuro la prenderà. I sovietici hanno lo scopo di neutralizzare il Giappone e di impedire il suo avvicinamento alla Cina, per poter accerchiare quest'ultima. Il Giappone ha avuto ed ha sempre ;presente questa prospettiva, ma ha anche le sue riserve, perché, trovandosi fra due lupi più forti, teme di essere divorato. Ecco perché il Giappone rivolge lo sguardo anche alla Cina, ecco perché tutti e tre guardano ad essa.
L'Unione Sovietica minaccia la Cina, esercita presioni, per far si che essa le si avvicini oppure per spingerla verso gli Stati Uniti d'America, che le sorridono. E la Cina ha adottato, secondo noi, una strategia a dir poco errata: ha abbandonato di fatto la lotta sui due fronti, sia contro i sovietici che contro gli Stati Uniti d'America, adottando un'altra forma di lotta: ostilità nei confronti dei sovietici e amicizia con gli americani.
Perché la Cina ha adottato questa politica? «Per sfruttare le contraddizioni sovietico-americane», essa afferma. Ma quali sono queste contraddizioni e in che modo la Cina le sfrutta? La Cina non ha fatto e non fa sentire la sua voce in Europa. La Cina, di fatto, si è apertamente disinteressata dell'Europa. Ora ha iniziato a interessarsene, ma l'Europa è complicata, bizantina, machiavellica e non manda giù facilmente le «cineserie». La Cina si mantiene fuori dal Medio Oriente. In tutti gli altri paesi del mondo, il peso della Cina è solo potenziale e non reale. Le due superpotenze manovrano ovunque. I popoli desiderano sottrarsi a questa morsa, desiderano l'aiuto della Cina, il suo aiuto morale, politico, economico e militare, ma la Cina non è in grado di darlo nel modo e nella misura dovuti, perché le sue posizioni sull'arena internazionale non sono giuste, sono errate.
In questa situaziöne di grave crisi e di fronte a questa intesa fra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica, la Cina, invece di adottare posizioni tendenti a dividerli, lottando sia contro l'uno che contro l'altro e polarizzando attorno a sé gli scontenti in .questa situazione di paura dei sovietici e degli americani e di irritazione nei loro confronti, ha aperto la sua politica verso gli Stati Uniti d'America. I calcoli della Cina sono del tutto errati. Con questa politica essa non può conquistarsi la fiducia dei popoli, in questo modo non può acutizzare le contraddizioni fra gli ,Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica, ma aiuta e rafforza gli Stati Uniti, questo imperialismo feroce e potente.
La Cina segue questa politica errata, perché teme qualche attacco sovietico! Ma saranno gli Stati Uniti d'America a difenderla? Bisogna essere proprio stupidi o reazionari per credere a una cosa simile. E allora? Hai bisogno di aiuti e di crediti? Ma anche i sovietici ne hanno. Questo significa imboccare la stessa via dei sovietici, pur essendo in conflitto con essi. Questa non è una politica che si ispira al marxismo-leninismo. E' la stessa politica che hanno seguito gli Stati capitalisti occidentali dopo la Seconda Guerra Mondiale. Essi si sono appoggiati agli Stati Uniti d'America, che li hanno finanziati e poi se li sono inghiottiti. La paura dell'Unione Sovietica, al tempo in cui vi veva e dirigeva il grande Stalin, ha spinto gli Stati capitalisti del mondo a legarsi al carro americano. Ora questi Stati e questi paesi avvertono il grave peso e le catene che gli americani fanno pesare su di loro e vogliono scuoterseli di dosso.
La Cina sta cercando di fare la stessa esperienza, e a questo proposito vi è un detto veramente appropriato del nostro popolo: «Per far arrabbiare mia suocera andrò a letto con il mugnaio». La Cina, quindi, temendo i revisionisti sovietici, cerca di avvicinarsi agli americani. Deve fare una cosa simile? Non sole questo non è marxista-leninista, ma è anche un errore fatale. La Cina deve opporsi fino all'ultimo alle due superpotenze e riunire attorno a sé i popoli e le nazioni scontente, che non sono pochi, e costituiscono una forza colossale. La forza dei popoli, che si sono sollevati nella rivoluzione e nella lotta contro le due superpotenze, è invincibile. In primo luogo la Cina deve sfruttare proprio queste contraddizioni e non andare a caccia di ipotetiche contraddizioni e neppur seguire vie che conducono all'asservimento politico, ma imboccare vie rivoluzionarie, difficoltose, ma rivoluzionarie.
Non andiamo più in là, ma prendiamo la questione della Francia. Le relazioni della Francia di De Gaulle e di Pompidou con gli Stati Uniti d'America sono state e sono fredde. Nella situazione attuale la Francia teme al tempo stesso gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica, come anche Bonn, al quale i due grandi sorridono. La Francia si sente in pericolo e cerca di resistere a questa grande pressione. Risulta chiaro che essa si sforza di mettere il bastone fra le ruote ai piani delle due superpotenze egemoniste in Europa. Essa tenta di creare con gli altri Stati europei un gruppo di resistenza, ma le sarà difficile realizzare ciò. La Francia cerca anche un appoggio al di fuori dell'Europa. Ha rivolto lo sguardo alla Cina. Ki Pen-fei, com'è noto, nel suo incontro con Pompidou, ha detto a quest' ultimo: «Guardatevi dall'Unione Sovietica e siate vigilanti nei suoi confronti!». Il capitalismo francese aspettava proprio che Ki Pen-fei venisse a dirgli di essere vigilante nei confronti dell'Unione Sovietica!!
La Francia è interessata all'amicizia con la Cina, ovviamente per indirizzarla contro l'Unione Sovietica. In ciò le sue mire collimano con quelle degli Stati Uniti d'America; allo stesso tempo essa alleggerisce la pressione dell'Unione Sovietica nei sui confronti. Certamente la Francia ha disaccordi con gli Stati Uniti d'America, ma non desidera rompere del tutto i suoi legami con essi, perché ha bisogno del loro ruolo di gendarme contro il revanscismo teutonico e l'attacco sovietico. Al contrario, la Francia vuole aprire alla Cina per trovarvi mercati, per mettersi in salvo dalla crisi e dalle pressioni economiche, sempre più forti, che le vengono fatte, per metterla in ginocchio.
Cosa farà la Cina? Vedremo. I suoi sorrisi alla Francia serviranno alla rivoluzione oppure serviranno a far uscire questo Stato capitalista, che aspira anch'esso all'egemonia in Europa, dalla difficile situazione in cui si trova? Naturalmente, la Francia calcola anche l'amicizia della Cina con gli Stati Uniti, ma questo non la preoccupa molto. Essa calcola l'ostilità della Cina verso l'Unione Sovietica e se ne compiace. In altre parole: la Cina le toglie le castagne dal fuoco.
Secondo noi, le posizioni adottate dalla Cina, il corso da essa seguito nella politica estera non sono giusti, non sono rivoluzionari. Essa lascia passare momenti molto favorevoli alla rivoluzione, momenti di grande e grave crisi per l'imperialismo americano e il socialimperialismo sovietico.
I popoli e i marxisti-leninisti non perdoneranno mai alla Cina questi atteggiamenti molto pericolosi, molto negativi e dannosi.
DURRËS, VENERDI
13 LUGLIO 1973
Ho ricevuto a Durrës la delegazione dell'esercito cinese, che è venuta in occasione del 30° anniversario del nostro Esercito Popolare. Domani partirà.
Ho domandato al capo delegazione se era soddisfatto della sua visita, sebbene breve e in aereo, in Albania e quali impressioni gli avessero fatto il nostro esercito, la nostra gente e il nostro popolo, con cui aveva avuto contatti. Naturalmente, non mi ha detto niente, si è limitato a ripetere le solite formule usate da ogni cinese che abbiamo incontrato. E' difficile conversare con simili membri di delegazione, perché non si trova in loro nessuna rispondenza, non si riceve nessuna risposta alle domande rivolte loro. Tutte le idee che si esprimono, qualsiasi conversazione che ci si sforzi di fare, urtano contro un muro impenetrabile (in apparenza), poiché non si constata alcuna reazione, nessuna risposta sensata, nient'altro che formule stereotipate e vuote.
E' propio quello che è avvenuto anche con questo capo delegazione cinese. Ho cominciato a parlargli di questioni economiche per passare ad altri problemi militari e politici. Ho osservato che quando gli parlavo, il capo delegazione guardava il soffitto, i quadri e i muri. Allora ho usato un'altra tattica per spronarlo: mi fermavo nel mezzo della conversazione e gli domandavo quale fosse il suo parere in merito, come giudicavano in Cina questo o quell'altro problema. Diverse volte gli ho sottolineato che «noi siamo contenti, quando riceviamo delegazioni ad alto livello, perché possiamo scambiare idee sui problemi capitali che interessano le due parti». Ma Shu Y non usciva per nulla dal suo mutisme.
Comunque sia, gli ho esposto i miei punti di vista su molte questioni e i membri della delegazione cinese prendevano appunti. Almeno coloro che leggeranno questi appunti, se lo desiderano, arrivino alla conclusione che l'invio di simili delegazioni formali e senza personalità (a causa del loro mutismo) non ha alcun valore. Avevano portato da Pechino, già bell'e pronto, perfino quello che avrebbero scritto nei registri delle impressioni dei musei che avrebbero visitato nel nostro paese. E' veramente troppo!
Quando ebbi finito, il capo delegazione cinese ha cominciato ad enunciare formule. Ci ha detto che quest'estate avrà luogo il congresso del loro partito e che hanno deciso di non invitare delegazioni dei partiti fratelli. Gli ho risposto che questo è affar loro, ma che ci dispiace non poter partecipare al loro congresso, dove senza dubbio parlerà anche Mao. Nessuna reazione. Poi si è soffermato sulla «grande vittoria» del popolo vietnamita ecc. Nel bel mezzo della conversazione gli ho detto che questa non è una grande vittoria, finché Thieu è ancora a Saigon, è potente ecc. Nessuna impressione, nessuna reazione o, meglio, con il suo atteggiamento pareva volesse dire che «sono venuto per enunciare le nostre formule e niente più». Non ha parlato minimamente della Cambogia, ma ne ho parlato io.
Alla fine, ha lanciato lo «slogan mazza» che, secondo loro, «giustifica» l'apertura della Cina verso gli Stati Uniti d'America e cioè che l'Unione Sovietica è più pericolosa, ma non è riconosciuta come tale dagli altri. Gli ho detto che ciò non sta molto in piedi, perché oggi tutti nel mondo sanno che cos'è l'Unione Sovietica. Con le sue azioni, essa si è smascherata e i sovietici sono tanto pericolosi quanto gli americani. In altre parole, voleva persuaderci che gli americani sono meno pericolosi. Mentre sciorinava queste formule, il cinese guardava continuamente l'orologio con l'aria di chi desidera andar via al più presto, temendo che la discussione si protraesse, ma io l'ho trattenuto parlandogli cordialmente, à bâtons rompus (passando da un tema a un altro), e finalmente l'ho lasciato andare salutandolo con parole calorose, nonostante il suo atteggiamento da mummia.
DURRES, DOMENICA
29 LUGLIO 1973
PERCHE' I CINESI RIMANDANO LA CONVOCAZIONE
DEL CONGRESSO DEL LORO PARTITO?
Da Pechino il nostro ambasciatore ci rende noto che i compagni cinesi, come al solito, tramite gli interpreti, ci comunicano le importanti decisioni prese dalla loro direzione.
Sei o sette giorni fa l'interprete cinese presso il nostro inviato stampa ha detto a quest'ultimo che sul «Renmin Ribao» non c'è niente d'importante da tradurre, perché «i dirigenti, essendo molto occupati, non ricevono nessuno». Il fatto che ci sia molto da fare e che non si facciano incontri, non vuol dire che la vita si 31a fermata, ma, a quanto pare, il cinese voleva dire che «i dirigenti sono in riunione».
Ieri l'interprete cinese ha ripetuto questo stesso ritornello al nostro compagno, che gli ha detto: «Certamente i dirigenti sono molto occupati, perché si stanno preparando per il congresso del partito». L'interprete gli ha risposto: «No, il congresso non avrà luogo, è stato rimandato a più tardi». Quindi, da quel che risulta da questo modo di comunicare le cose, il congresso, ohe si sarebbe dovuto tenere, non avrà luogo a breve termine. Naturalmente, è difficile sapere a quale data è stato rinviato e perché. Non sappiamo nemmeno per quale motivo è stato rimandato; come si può prestar fede infatti a quel che dicono gli interpreti, sebbene questi non facciano altro che ripetere quello che è stato raccomandato loro di dire?!
Se il congresso è stato rimandato, quali sono le ragioni? Questo è importante. Non si pub escludere che ciò sia dovuto a ragioni tecniche, ma non credo che la ragione sia questa. Se il congresso del partito viene rinviato, ciò è certamente dovuto a ragioni politico-ideologiche. A quanto pare, i dirigenti cinesi non si sono messi d'accordo riguardo i grandi problemi politici e organizzativi e, secondo noi, non su un solo problema, ma su molti. Secondo noi, molti importanti problemi riguardanti la politica seguita dal Partito Comunista Cinese restano sospesi e oscillano qua e là come il pendolo dell'orologio. Aspettiamo e vedremo.
Per quanto riguarda i problemi interni, questi, naturalmente, sono numerosi e noi conosciamo solo quelli lasciati insoluti dalla Rivoluzione Culturale e soprattutto «l'affare Lin Piao». Questo problema, come ho scritto in molte mie precedenti annotazioni, è complicato e misterioso, e ad esso si collegano numerosi problemi di partito: il problema della riorganizzazione del partito e -delle organizzazioni - di massa, lo 'sviluppo su una giusta strada dell'economia, che, secondo le affermazioni dei cinesi, è stata sabotata da Lin Piao, così come la questione riguardante i quadri.
La questione dei quadri è un problema complicato, perché su di esso incidono anche le loro concezioni ideologiche e perché in tutta questa confusione si aggirano marxisti-leninisti,, uomini di Liu Shao-chi, uomini che hanno le stesse idee di Lin Piao e infine i sostenitori della linea di Chou En-lai ecc. Tutti costoro si dichiarano sostenitori della linea di Mao Tsetung, alcuni sono stati «corretti», altri «riabilitati» e altri ancora si stanno «rieducando». Vai a raccapezzarti in quello che accade, e ciò nel momento in cui il partito «si stava riorganizzando».
Ma chi stava riorganizzando il partito? Su quali princìpi e con quali criteri avveniva questa riorganizzazione? E coloro che lo riorganizzavano, erano all'altezza di questo grande compito ed erano guidati in questo lavoro da rigorosi princìpi marxisti-leninisti? Tutti questi problemi interni non possono non incidere con forza ora sul lavoro svolto per la preparazione del cono-resso del partito. A questi problemi bisogna dare una giusta soluzione, salvo che non si sia deciso che ogni congresso generi simili torbidi e incomprensioni. E può anche darsi che la direzione cinese abbia preso una simile decisione, perché Mao, nella lettera diretta a Chian Ching, parlando del gruppo di Liu Shao-chi, le diceva che avrebbero cominciato con l'epurare questi, poi gli altri, e più tardi anche gli altri, e cosi via di seguito. Naturalmente tutto dipende dal modo in cui viene concepita l'epurazione in Cina e come viene attuata, chi si epura e chi rimane, e chi fra questi «epurati, al termine di questo processo, viene reintegrato nel partito.
Nella politica estera della Cina, per noi ci sono molti problemi oscuri e ohe, certamente, devono essere analizzati e definiti nel rapporto che sarà presentato al congresso del loro partito. Ma può darsi che questi problemi, che sono oscuri per noi e in merito ai quali gli atteggiamenti dei compagni cinesi ci sembrano errati, siano, secondo i compagni cinesi, risolti interamente ed anche «risolti giustamente». Secondo noi, i rapporti ciao-americani hanno imboccato sin dall'inizio una via errata e continuano a svilupparsi su questa via. Cosa sta succedendo e che cosa fanno con gli americani? Sono ben due anni interi che non trapela nulla. Kissinger va e viene misteriosamente dalla Cina, prende contatto con Chou En-lai, discutono assieme a quattr'occhi. Nixon è andato in Cina ed è ritornato, vanno e vengono dalla Cina numerose delegazioni di senatori america,ni. banchieri, scienziati, turisti, calciatori. artisti e spie di ogni genere. Cosa fa tutta questa gente? Cosa dice? Cosa emerge da questo mercanteggio? Nulla trapela. Solo Chou En-lai e i suoi intimi sono al corrente di tutto. Naturalmente anche Nixon. Il mondo sa solamente che questa gente va in Cina, che è ricevuta con banchetti e che riparte. Grande mistero, sporco, sospetto, condannabile dei cinesi. Tutti hanno il diritto di chiedere: «Cosa si sta tramando dietro le spalle dell'umanità?». Quando Breznev incontra Nixon, essi di certo prendono anche decisioni segrete, ma almeno qualche decisione presa viene pubblicata. I cinesi nulla. Tutta questa politica misteriosa cosa ha portato ai cinesi? Nulla di buono, solo un grande danno. Il mondo pensa: Cos'è questa Cina?! Cosa sta facendo?! Che linea segue, che mire ha?!
Spiegheranno forse i compagni cinsi questa linea e questi risultati al congresso del loro .partito? Può darsi che noi ci spremiamo inutilmente le meningi, nel momento in cui i cinesi possono «risolvere» molto facilmente questa questione: o presentando al congresso la situazione come un giardino fiorito, oppure non parlandone affatto. Una simile soluzione può sembrare strana, ma non c'è di che stupirsi con i compagni cinesi, perché essi possono dire sia al loro congresso che al mondo: «Non è indispensabile che noi dichiariamo qualcosa oggi, domani vedrete quel che vedrete. Abbiate fiducia in noi, noi non sbagliamo mai, non deviamo mai, lasciateci lavorare tranquillamente in segreto, poiché dall'oscurità verrà fuori una luce tanto luminosa che abbaglierà il mondo»!
Prima del loro congresso i cinesi riceveranno Kissinger. Costui ha dichiarato che discuterà con i cinesi molte questioni (naturalmente misteriose), fra l'altro anche la questione della Cambogia. Nel momento in cui l'americano Kissinger fa questa dichiarazione, Sihanuk fa le valigie e si reca in Corea, di certo in segno di protesta. E ha fatto benissimo. Da una parte la Cambogia viene bombardata dagli americani, dall'altra la Cina tiene colloqui segreti con gli Stati Uniti d'America! Come spiegheranno questo al congresso? Come spiegheranno al congresso «la grande pace nel Vietnam», quando d'altro canto dicono che Le Duan è un revisionista, un alleato fedele dell'Unione Sovietica e un collaboratore ora segreto, ma domani alleato dichiarato degli americani e degli occidentali che gli accorderanno crediti?
Diranno tutto ciò al loro congresso?! Sono forse questi e molti simili altri problemi gli ostacoli che hanno provocato il rinvio del congresso? Forse sì, forse no! Aspettiamo e vedremo!
Behar Shtylla è stato nominato ambasciatore in Cina. Si sta preparando. Chiederemo il beneplacito e, se i cinesi rimandano il congresso, potrà partire al più presto.
DURRËS, MERCOLEDI,
10 AGOSTO 1973
I CINESI SI MOSTRANO PIU' FREDDI NEI LORO
CONTATTI POLITICI CON NOI.
CERCHIAMO DI ROMPERE IL GHIACCIO
Ho espresso a Mehmet il pensiero che è ormai tempo, può darsi il prossimo marzo o il prossimo aprile (questo lo decideremo dopo averne riflettuto), di inviare una delegazione, da lui guidata, a fare una visita d'amicizia in Cina. In Cina si sono verificati tutti questi avvenimenti, «la Rivoluzione Culturale è finita», «Lin Piao è stato liquidato», la Cina con la sua politica ha aperto le sue porte agli Stati Uniti d'America. Da allora i cinesi si mostrano più freddi nei loro contatti politici con noi. Non fanno nulla, il minimo tentativo per avere scambi di vedute con noi in merito ai molteplici e importanti problemi internazionali, benché da parte nostra, a cominciare da me fino agli altri quadri, non abbiamo mancato di manifestare loro la nostra opinione. I cinesi tacciono, anzi sono giunti al punto che la loro stampa non solo non dà risonanza a qualche nostro scritto, ma tace anche in merito ai successi del nostro paese. Essi hanno nel nostro paese rappresentati della loro agenzia di stampa, i quali trasmettono solo brevi notizie in forma di cronaca.
Naturalmente, questo riflette l'intenzione di continuare la loro politica; non sono rimasti soddisfatti e di certo non hanno gradito l'opinione che abbiamo loro resa nota in merito al viaggio di Nixon in Cina. Ma in fin dei conti cosa è venuto fuori da quest'incontro con gli americani? Non vediamo nulla e anch'essi non dicono niente. Mantengono segreta ogni cosa. La nostra critica aveva un carattere interno. Da tutto ciò è risultato chiaro e evidente che non abbiamo cambiato per nulla il nostro atteggiamento verso gli Stati Uniti d'America, abbiamo continuato e continueremo la lotta contro di essi, mentre i cinesi l'hanno attenuata. Può darsi che essi avessero voluto che anche noi facessimo come loro, ma questo non l'abbiamo fatto e non lo facciamo perché siamo sulla giusta via. Comunque sia, nonostante tutte le contraddizioni che esistono fra di noi su questi problemi, dobbiamo cercare di rompere il ghiaccio che si è creato non per colpa nostra. Questo è nell'interesse del nostro paese, della Cina e della rivoluzione.
Inoltre noi abbiamo bisogno, prendendo contatto con i principali compagni cinesi, di conoscere la realtà della situazione interna in Cina, la realtà del partito, della politica, dell'economia; abbiamo bisogno di conoscere meglio la politica della Cina verso l'Unione Sovietica, verso gli Stati Uniti d'America ecc. Abbiamo inoltre bisogno di sapere cosa pensano i cinesi in merito allo sviluppo futuro della situazione e degli avvenimenti in seno al movimento comunista e operaio del mondo.
Naturalmente, la nostra delegazione andrà in Cina, dopo la riunione del congresso del Partito Comunista Cinese e dell'Assemblea. Nel frattempo saranno successe molte cose, molte questioni saranno state decise e i nostri contatti con loro potranno essere più fruttuosi.
In questa occasione la nostra delegazione si recherà anche in Corea, nel Vietnam e nel Pakistan. Così prenderemo contatto con amici e ciò sarà benefico sia all'interno che all'estero. Mehmet era completamente d'accordo.
DURRËS, MARTEDI
21 AGOSTO 1973
PRATICA ELEVATA A PRINCIPIO
Sull'arena internazionale la voce della Cina continua a non farsi sentire. Per qualsiasi Stato esistono periodi di pausa, ma la pausa dei cinesi in politica internazionale continua da molto tempo, mentre le altre grandi potenze mondiali continuano i loro sforzi e intrighi. I revisionisti sovietici e i loro satelliti attaccano la Cina ogni giorno, accusandola di collaborare con l'imperialismo americano, di essere antimarxista e di disgregare il cosiddetto campo del socialismo. La Cina non risponde a questi attacchi. La propaganda anticinese dei sovietici sta prendendo forme più concrete e si prevede che continuerà a svilupparsi in questo senso.'Alla conferenza dei «non allineati» ad Algeri, i sovietici si preparano di agire tramite Fidel Castro, al quale danno almeno un milione e mezzo di dollari al giorno. In questi ultimi mesi il barbudo Castro ha attaccato, senza far nomi, la Cina e l'Albania. L'Unione Sovietica è, secondo lui, un autentico paese socialista e fa parte del «terzo mondo». Questo altoparlante dei sovietici presenterà queste tesi anche ad Algeri.
«I sovietici, membri del terzo mondo»!!! Perché no! Anche Chou En-lai aveva proclamato questa tesi per quanto riguarda la Cina. Allora, avanti, facciamo a chi entrerà prima in questo «terzo mondo»! Ma chi rimarrà per entrare nel «secondo mondo»? Chi fa parte del .primo? Possono creare anche un quarto o un quinto mondo, tanto da non potercisi più raccapezzare! Il loro scopo è quello di mascherarsi il meglio possibile.
Di fronte a questa intensa attività politica anticinese, la Cina tace. Un ambasciatore cinese ha detto ad uno dei nostri ambasciatori che «anche noi stiamo preparando un'offensiva politica contro i sovietici in merito alla questione dei confini cino-sovietici». Quanto è vero questo? Comunque sia, è miserevole.
Nixon e gli Stati Uniti si sono ingolfati in un lurido scandalo, in una grave crisi. I sovietici aiutano Nixon ad uscire da questo pantano. Ma i cinesi cosa fanno? Tacciono! I giornali cinesi non dicono nulla di quel 'che succede begli Stati Uniti d'America. Essi procedono con una «delicatezza» tipicamente cinese, per non rompere le uova delle chioccie Chou-Kissinger-Nixon. I giornali cinesi propagandano notizie per il via-vai delle delegazioni americane in Cina, le colazioni ed i pranzi offerti in loro onore.
Kissinger aveva annunciato che si sarebbe recato a Pechino il 15 agosto per «sistemare» la Cambogia, ma non vi è andato, perché Sihanuk «se l'è svignata», si è recato in Corea per non discutere con lui di questo problema. I suoi piani sono andati a monte.
I cinesi ci avevano ufficialmente comunicato che in agosto o ai primi di settembre avrebbero convocato il congresso del loro partito e l'Assemblea Nazionale. Può darsi lo facciano! Però finora non c'è alcun indizio, agosto è passato e l'autunno si sta avvicinando. Si dice, ma queste sono voci di diplomatici, che si è riunito il plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e che non si sono messi d'accordo sulla convocazione del congresso; «Chian Ching e Yao Wen-juan si sono opposti a Chou En-lai. Il congresso è stato rinviato». L'ambasciatore cinese a Parigi ha detto al nostro che Pompidou si recherà a Pechino l'll settembre. Se è vero, allora difficilmente il congresso si riunirà prima della festa del 1 ° Ottobre.
L'agenzia AFP ha reso noto ieri sera che Chow En-lai ha avuto in questi giorni un incontro con parlamentari olandesi e ha lasciato intendere che egli «ha messo sullo stesso piano l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d'America per quanto riguarda la loro pericolosità». A chi prestar fede? Atteniamoci al nostro desiderio che sia cosi, ma, se in queste parole c'è un filo di verità, allora qualcosa deve essere successo nelle misteriose riunioni del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese! Una delle linee deve essersi, temporaneamente, imposta all'altra! A quanto pare, la tattica delle due o molte linee è per il Partito Comunista Cinese una pratica corrente elevata a principio. Queste differenti linee hanno, senza dubbio, anche i loro dirigenti e i loro seguaci, che si fanno scudo della bandiera di Mao Tsetung. Mao Tsetung «si pronuncia a mezza voce» per l'una e lascia che «il tempo confermi» la sua giustezza. Se il tempo non la conferma, ritorna all'altra linea, però anche riguardo questa lascia che «il tempo la confermi». E così di seguito! Ad ogni svolta Mao pronuncia qualche «frase», qualche «citazione» e intorno ad esse ruota il mondo cinese, la gente vi riflette su e imbocca la via da seguire; alcuni quella del potere, gli altri per un certo tempo quella della «scuola di rieducazione». Solo Lin Piao «si è suicidato», perché ha complottato. Gli altri vengono riabilitati, poi reintegrati nel partito e negli organi del potere, per poi nuovamente lasciare il posto agli altri.
Sono giuste queste conclusioni?! Dagli elementi di cui disponiamo è difficile trarne altre.
I compagni cinesi mantengono un grande silenzio, non dicono e non scrivono nulla. Non li vediamo fare nessuna analisi dei problemi e della situazione, né prendere evidenti iniziative politiche da cui si possano trarre altre conclusioni. Tutti i fatti e i dati da noi accuratamente raccolti e analizzati con molta benevolenza e obiettività, non ci permettono di giungere a conclusioni più chiare. Lasciamo che il tempo le verifichi, come fa Mao Tsetung.
DURRËS, GIOVEDI
23 AGOSTO 1973
Noi siamo sempre stati del parere, e l'abbiamo espresso anche a Li Sien-nien, che la Cina deve uscire sull'arena internazionale con una politica attiva per rafforzare le sue posizioni rivoluzionarie nel mondo, per incoraggiare il proletariato mondiale nella sua lotta contro il capitale, per aiutare i popoli progressisti che combattono per conquistare e difendere la libertà, l'indipendenza e la sovranità, per liberarsi dalle grinfie dell'imperialismo americano e del socialimperialismo sovietico. Abbiamo detto a Li Sien-nien che bisogna condurre una lotta implacabile, senza cedimenti di principio, contro queste due superpotenze. Dobbiamo approfondire le contraddizioni fra queste due superpotenze, senza metterci dalla parte dell'una o dell'altra. Bisogna sempre analizzare la situazione in collegamento alle congiunture createsi nel mondo e usare tattiche che non siano in contrasto con la nostra strategia e che non la combattano. La nostra grande parola d'ordine «Proletari di tutti i paesi, unitevi!» non deve restare una frase morta.
Abbiamo inoltre fatto capire a Li Sien-nien che la Cina sta trascurando l'Europa e che questo è un problema di grande importanza. In Europa si scontrano i grandi interessi degli imperialisti e dei socialimperialisti; qui essi hanno la loro principale tana; è da qui che si sono gettati nella colonizzazione del mondo, e che hanno intrapreso ad opprimere i popoli; è qui che essi sviluppano le loro teorie e le irradiano poi in tutto il mondo. Con questo, abbiamo detto a Lin Sien-nien, non pensiamo che si debba dimenticare la nostra intensa lotta in ogni parte del mondo. La Cina deve svolgere un ruolo decisivo per la rivoluzione ovunque, in Asia, in Africa e in America Latina, ma in nessun modo deve trascurare l'Europa.
Ora la Cina ha cominciato ad interessarsi dell'Europa, ma non sempre seguendo tattiche giuste. Non starò, ora, a ripetere queste cose perché le ho trattate in miei precedenti scritti. Il viaggio di Pompidou a settembre in Cina indica che i cinesi stanno attuando una buona tattica. Anche la Francia cerca di trarne profitto, ma anche la Cina ci può guadagnare, a patto che sappia sfruttare come si deve queste congiunture.
Perché Pompidou si reca a Pechino? A mio parere, tra Francia e Stati Uniti d'America si sono create serie contraddizioni, ereditate dal tempo di De Gaulle. Sembrò che, dopo l'avvento di Pompidou al potere, queste si fossero attenuate, invece si sono inasprite nuovamente, perché gli Stati Uniti d'America desiderano mettere in ginocchio economicamente, politicamente e militarmente la Francia. Il principale partner degli Stati Uniti d'America è la Repubblica Federale Tedesca. Bonn sta diventando pericolosa anche per la Francia, di cui minaccia l'autorità non solo dal punto dr vista economico, ma anche da quello militare. Dunque, agli Stati Uniti d'America si è aggiunto un nuovo rivale permanente della Francia, l'imperialismo revanscista tedesco, mentre l'Unione Sovietica si è trasformata, per essa, in un terzo grande pericolo.
La Francia vede che le due superpotenze si stanno mettendo d'accordo particolarmente a suo danno, mentre Bonn sta fra le due e guadagna terreno. Gli Stati Uniti d'America, la Repubblica Federale Tedesca e l'Unione Sovietica stanno diventando, dunque, una minaccia per la Francia. Questa, dal canto suo, cerca di rompere e disgregare questo potente blocco ed ora ha scelto la Cina come appoggio. Ecco perché Pompidou si reca a Pechino. Naturalmente svilupperà i problemi in cui esistono punti di vista comuni fra la Francia e la Cina e che possono essere: l'opposizione alla collaborazione bilaterale delle due superpotenze volta a decidere dei problemi internazionali e a spartire le zone d'influenza nel mondo; l'opposizione ai mercanteggi fra le due superpotenze sulla cosiddetta limitazione degli armamenti che ha lo scopo di assicurare il monopolio e l'equilibrio degli armamenti delle due superpotenze e il disarmo degli altri paesi; l'opposizione all'intervento delle due superpotenze negli affari interni degli altri paesi e alla loro espansione nei mari, negli oceani ecc.
La Cina certamente sarà d'accordo su questi problemi, ma vedremo come manovrerà per trarre maggiori vantaggi, perché essa guarda le cose «con un occhio solo», osserva l'Unione Sovietica con un grande cannocchiale e gli Stati Uniti d'America e Bonn con un piccolo cannocchiale. Ma in tutto ciò non deve dimenticare né il proletariato, né la rivoluzione e nemmeno i popoli d'Europa che lottano contro il capitale.
DOMENICA
2 SETTEMBRE 1973
TELEGRAMMA D'AUGURI PER IL 10 ° CONGRESSO
DEL PARTITO COMUNISTA CINESE
I compagni cinesi hanno reso noto attraverso la stampa e la radio che si è tenuto il 10 ° Congresso del loro partito. Il rapporto politico è stato presentato da Chou En-lai. E' stato presentato anche un secondo rapporto sul nuovo statuto del Partito, ed anche lo statuto è stato approvato.
Oggi, a nome del Comitato Centrale del Partito del Lavoro d'Albania e a nome mio, ho inviato al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e a Mao Tsetung un telegramma d'auguri in occasione del loro 10° Congresso.
SABATO
8 SETTEMBRE 1973
IL 10° CONGRESSO DEL PARTITO COMUNISTA CINESE
Dal 24 al 28 agosto 1973 si è tenuto il 10 ° Congresso del Partito Comunista Cinese.
Sono stati presentati due rapporti principali: il primo, di maggiore importanza, da Chou En-lai e il secondo, sullo statuto del partito, da Wang Hung-ven. Il congresso ha svolto i suoi lavori a porte chiuse, in una grande e, come si dice, «esemplare» segretezza. I compagni cinesi giustificano questa segretezza con la necessità di evitare qualsiasi eventuale sabotaggio da parte dei revisionisti sovietici (!). Bene, questo è affar loro, ma la segretezza è continuata anche dopo la conclusione dei lavori del congresso. Questo accadeva proprio nel momento in cui il nostro ambasciatore a Pechino, Xhoxhi Robo, membro supplente del Comitato Centrale del Partito del Lavoro d'Albania, compiva le visite di commiato, perché lasciava quell'incarico. Benché avesse rivolto, parecchie volte, domande in proposito ai compagni cinesi, questi non gli hanno nemmeno detto che il congresso si era tenuto e che la notizia della sua convocazione sarebbe stata resa pubblica. Comunque sia, anche questo non ha importanza.
Il 10° congresso ha approvato la linea e l'attività generale della Rivoluzione Culturale e la linea del 9° congresso. La Rivoluzione Culturale è stata ora definita, più giustamente, come rivoluzione a carattere politico e ideologico. Per quel che ci riguarda, questa rivoluzione l'avevamo già definita in questo modo. quando in Cina le venivano date definizioni non chiare e spesso non corrette.
h congresso lascia capire che durante la Rivoluzione Culturale sono stati commessi errori. Questi errori li abbiamo visti, discussi, criticati nell'ambito ristretto della nostra direzione e ci siamo giustamente stupiti di come fossero stati permessi simili errori antimarxisti. Per quel che potevamo giudicare dalle notizie riportate sulla stampa, poiché i cinesi, considerando questi problemi come interni, non ci tenevano al corrente, credo che, in sostanza, non ci siamo sbagliati nella valutazione delle questioni. Naturalmente, non siamo ancora in grado di giudicare con la dovuta profondità questi problemi, perché finora gli stessi cinesi non hanno fatto un'approfondita analisi della Rivoluzione Culturale, delle idee, delle correnti e delle tendenze che si sono manifestate e che si sono confrontate, fino al punto di giungere, nel corso di questa rivoluzione, anche a scontri armati. I cinesi possono aver fatto una simile analisi all'interno, però manca un'analisi pubblica e noi non sappiamo nient'altro all'infuori della condanna e dei motivi della condanna dei gruppi di Liu Shao-chi e di Lin Piao e di Chen Po-ta.
Il 9° congresso viene approvato in blocco e si dice che Lin Piao in questo congresso non ha dato nessun contributo «oltre che alla lettura contro la sua volontà» del rapporto politico, poiché questo rapporto era stato preparato da altri compagni, sotto la guida di Mao, mentre il rapporto preparato da Lin Piao e Chen Po-ta era stato rigettato. (!)
Il 10° congresso condanna l'attività «criminale», antipartito ecc. di Lin Piao e del suo gruppo. Egli è definito un agente dei revisionisti sovietici e un cospiratore, che ha voluto uccidere Mao. Questo gruppo nonché la sua attività ostile «sono stati completamente liquidati con successo e ovunque. Questo gruppo aveva compiuto una grande opera di sabotaggio». Il congresso «ha pienamente e unanimemente approvato la giusta linea marxista-leninista del presidente Mao» e ha messo in risalto che «la lotta per smascherare la figura di traditore di Lin Piao deve proseguire» e che «bisogna trarre insegnamento dall'esempio negativo».
Ci pare che il 10 ° congresso si esprima chiaramente per guanto riguarda la politica estera e i compiti del Partito Coniunista Cinese e dia una giusta definizione della grande pericolosità delle due superpotenze imperialiste, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America, della «lotta contro le due», che «desiderano azzannare la Cina e dominare il mondo e i popoli»; inoltre si parla della necessità di «rafforzare e difendere l’internazionalismo proletario, di rafforzare l'unità con il proletariato, con i popoli, con le nazioni oppresse» ecc. Quel che è positivo e in contrasto con alcune precedenti manifestazioni, è che il 10° congresso del partito rileva che «noi dobbiamo unirci con tutti i partiti e con tutte le organizzazioni autenticamente marxiste-leniniste in tutto il mondo per proseguire fino in fondo la lotta contro il revisionismo moderno».
Il nostro Partito si è schierato a fianco del Partito Comunista Cinese e in sua difesa, sia in tempi buoni, che in tempi cattivi. Ma il nostro Partito non ha mancato di criticarlo, seguendo sempre una via marxista-leninista, ogniqualvolta ha giudicato non corrette alcune questioni. Queste critiche e osservazioni le ha rivolte a tempo debito e nei dovuti modi.
DOMENICA
30 SETTEMBRE 1973
AL RICEVIMENTO OFFERTO DALL’AMBASCIATORE
CINESE A TIRANA
Ieri sera al ricevimento offerto all'ambasciata cinese, dopo che abbiamo calorosamente fatto gli auguri all'ambasciatore per il congresso e per Li sua rielezione quale membro supplente del Comitato Centrale, egli ci ha messo al corrente dei preparativi e dello svolgimento dei lavori del congresso, come anche dell'entusiasmo che questo avvenimento ha suscitato in Cina. Tutto quello che ci ha detto lo sapevamo già, perché trasmesso dalla radio o pubblicato dalla stampa cinese. L'ambasciatore ci ha parafrasato il rapporto di Chou En-lai.
Egli non ha dato nessuna risposta concreta alle mie domande in merito alla visita di Pompidou, ma, dopo avergli esposto in proposito i nostri giudizi sulle attuali posizioni della politica francese, egli ha pienamente approvato i nostri punti di vista.
Abbiamo chiesto il suo parere sul futuro della Cambogia. L'ambasciatore cinese è apparso alquanto riservato e ha detto che i cambogiani devono ancora lottare, hanno bisogno di temprarsi, di rafforzarsi, di liberare molti altri centri prima di prendere Pnom Penh, perché Lon Nel dispone ancora d'un esercito maggiore di quello del Fronte, perché altre forze s'infiltrano dalla Tailandia e perché gli Stati Uniti d'America continLtano a sostenere Lon Nol.
Ad una domanda sull'argomento, egli ha detto: «Le W'mi che noi (cinesi) diamo loro, i vietnamiti del sud le lasciano passare in Cambogia.»
1974
MARTEDI
2 APRILE 1974
PERCHE' I CINESI NON VOGLIONO CHE NOI
DI FIERZA?!
Perché la direzione cinese tratta in modo errato, ed anzi possiamo dire ostile, la questione così importante per noi della centrale idroelettrica di Fierza? Dal modo in cui gli specialisti cinesi hanno posto il problema, ci fanno chiaramente comprendere che dobbiamo rinunciare alla costruzione di questa centrale idroelettrica. Ma perché? Forse perché «mancano studi geologici»?! Questo non è vero! Tali studi sono stati fatti e giudicati esaurienti anche da loro, ed a questo proposito abbiamo firmato anche un documento congiunto. E allora?!!
Deve trattarsi dell'attività ostile di alcuni specialisti cinesi che hanno riportato la questione in modo errato alla loro direzione, che ha finito per dir loro: «Avete ragione, dobbiamo evitare una possibile catastrofe». E' probabile che questa tesi possa reggere, poiché lo stesso viceministro cinese dell'energetica aveva sostenuto un tempo la tesi secondo cui «la Centrale Idroelettrica di Vau i Dejës sarebbe stata una catastrofe». Ci siamo opposti a questa sua tesi e la centrale idroelettrica è stata costruita. Chou En-lai ha dichiarato che gli specialisti cinesi avevano torto e che gli specialisti albanesi avevano ragione. La centrale idroelettrica di Vau i Dejës è ora in perfette condizioni.
Speriamo che le cose vadano in questo modo anche per la centrale idroelettrica di Fierza. Vedremo se il ministro dell'energetica accetterà il rapporto che gli farà Rahman Hankui. Se anche qui i cinesi punteranno i piedi persistendo nella loro opinione errata, noi busseremo più in alto fino a che il nostro giusto punto di vista non abbia il sopravvento.
Da Pechino Rahman Hanku c'informa che i dirigenti degli specialisti cinesi per la centrale idroelettrica di Fierza hanno fatto sapere a Petrit Radovicka2 che «gli specialisti cinesi non si ritirano dalle loro posizioni». In altre parole, questo vuol dire che la centrale idroelettrica non deve essere costruita. Radovicka ha risposto che neppure i nostri specialisti si ritirano, perché abbiamo ragione. Rahman cercherà di avere un incontro con il ministro cinese dell'energetica per esporgli la questione secondo le istruzioni che gli abbiamo dato.
MERCOLEDI
10 APRILE 1974
LA «TEMPESTA» A PROPOSITO DI FIERZA SI E' CONCLUSA
La .tempesta» scatenata dai compagni cinesi a proposito della centrale idroelettrica di Fierza è terminata in un «bicchiere d'acqua». Tutto ciò è stato fatto per creare una situazione che permettesse loro di dirci: «Assumetevi la responsabilità di progettare voi stessi la centrale idroelettrica e noi vi aiuteremo in tutto come prima». I cinesi avevano paura della responsabilità. Abbiamo risposto che eravamo d'accordo, che ci assumevamo la responsabilità e così ogni cosa si è sbloccata. Ritengo però che gli specialisti cinesi siano stati influenzati (non sappiamo come) anche dagli jugoslavi, che hanno sollevato ai nostri compagni le stesse questioni, nella stessa forma e con lo stesso contenuto, a proposito della centrale idroelettrica di Fierza. Naturalmente, i titini avevano grande interesse che la costruzione della centrale idroelettrica fosse bloccata, perché questo avrebbe provocato difficoltà politiche tra la Cina e noi e ci avrebbe danneggiato economicamente. Ma tutto è stato liquidato. I cinesi hanno assunto su di loro la vergogna di aver paura delle responsabilità e questo lo hanno riconosciuto per iscritto nel documento ufficiale. Solo loro sono capaci di una cosa simile!!
VENEBDI
24 MAGGIO 1974
Le agenzie straniere di stampa parlano con insistenza del «ritiro» di Chou En-lai dalla direzione dello Stato e dicono che sta per essere .sostituito da Teng Hsiao-ping. Fanno molte speculazioni a questo riguardo, dicendo che egli avrebbe «fallito con la sua politica filoamericana», presumibilmente a causa del «suo liberalismo e del suo opportunismo nella linea», ecc. Le agenzie di stampa borghesi e capitaliste affermano inoltre che sono stati affisi datsibao, sui muri di alcune fabbriche, in cui Chou En-lai è definitio «leccapiedi degli stranieri», ecc. Naturalmente, i nemici della Cina socialista hanno sempre speculato su queste cose.
Ma cosa succede in realtà? Da quello che sappiamo e da quanto ci hanno detto i compagni cinesi, Chou En-lai è effettivamente molto stanco per il grande lavoro che ha fatto, particolarmente pesante data la sua età avanzata. E' un fatto che aveva monopolizzato il lavoro nelle relazioni con l'estero, al punto da non lasciare che alcuno straniero si allontanasse dalla Cina senza averlo incontrato ed essersi intrattenuto con lui, senza ricevere e accompagnare all'aeroporto, partecipando persino alle colazioni e ai pranzi offerti loro, tutti i visitatori, dai capi di Stato fino ai senatori americani, agli scienziati, ai giornalisti e ai giocatori di ping-pong, insomma «maiali e scrofe». Ciò era non solo eccessivo, ma anche nocivo per il prestigio della Cina. Per questo Li Sien-nien, Teng Hsiao-ping ed altri ci hanno detto che era stato deciso che Chou doveva riposare e rinunciare a tutti gli impegni protocollari. Questa decisione è stata applicata e in realtà Teng Hsiao-ping lo sta sostituendo in tal senso.
Li Sien-nien, in una conversazione con Behar a proposito della stanchezza di Chou, si è lasciato scappare questa frase: «Quando i quadri invecchiano commettono anche errori ideologici»! Behar lo ha corretto affermando che «quando invecchiano s'indeboliscono fisicamente, ma non ideologicamente». Li Siennien ha immediatamente corretto la sua opinione ed ha dato ragione a Behar. Cosa voleva dire con questo?
I fatti dimostrano che Teng Hsiao-ping si esprime più apertamente contro gli Stati Uniti d'America, sia all'ONU che altrove. Secondo le agenzie di stampa, i cinesi avrebbero chiuso un circolo che gli americani avevano aperto a Pechino per i figli dei vari diplomatici ed hanno chiesto che la guardia militare dei marines, addetta alla missione americana, sia sostituita da una guardia civile. A quanto pare, queste cose erano state consentite prima, all'epoca della «luna di miele» con gli Stati Uniti d'America. Invece ora, dopo l'«esperienza» fatta, devono esserci state delle «delusioni» riguardo questa linea e questa nei confronti degli americani si è irrigidita. Questo ci fa piacere. Potrebbe trattarsi anche di una nuova svolta, che essi fanno con gli uomini tornati di nuovo al potere, uno dei quali è Teng Hsiao-ping. Ma, da quanto possiamo giudicare fino ad oggi, Chou non è stato «messo da un lato» come dicono le agenzie di stampa occidentali. Egli è effettivamente stanco, ma dirige lo stesso anche se in forme e con metodi diversi. Può anche darsi che abbiano l'intenzione di nominarlo presidente del presidium, nel caso venisse convocata l'Assemblea.
Il fatto è che stanno facendo una grande pubblicità a Teng Hsiao-ping e gli stanno preparando una poltrona. Ieri l'ambasciatore cinese, Liu, ha ufficialmente consegnato al nostro Ministero degli Affari Esteri un grosso fascio di «fotografie propagandistiche» giunte da Pechino, in cui viene illustrato il «trionfo» di Teng, la grande pompa con cui viene accompagnato al momento della sua partenza per l'ONU e con cui viene ricevuto, il modo in cui riceve gli uomini di Stato, ecc. Con Chou, invece, non avevano mai fatto una cosa del genere e nemmeno con Mao. L'ambasciatore cinese qui da noi, con chiunque si incontri, non si stanca mai di parlare di Teng e di farne gli elogi. Ciò viene fatto in base ad una direttiva e non senza scopo. Col tempo anche queste cose si chiariranno.
DOMENICA
26 MAGGIO 1974
I CINESI HANNO NUOVAMENTE RIMANDATO LA VISITA
DELLA DELEGAZIONE DEL NOSTRO PARTITO
E DEL NOSTRO GOVERNO
Behar ci comunica che i cinesi, attraverso Li Sien-nien, hanno fatto sapere che non riceveranno nel secondo semestre di quest'anno la delegazione del nostro Partito e del nostro Governo, guidata dal compagno Mehmet, e che rimandano questa visita al primo semestre del 1975. Noi, naturalmente, accettiamo questo rinvio, ma se fossimo stati al loro posto non avremmo, agito così. Avevamo avanzato la richiesta di questa visita quasi un anno fa ed essi l'hanno rinviata a quest'anno. Avevamo chiesto che la visita venisse fatta nel primo semestre del 1974, ma i cinesi ci dissero che l'avevano fissata per il secondo semestre del 1974, essendo il loro calendario dei ricevimenti molto carico.
Questo era possibile e poteva essere normale, mentre questo secondo rinvio non è normale. Quali sono le ragioni? Di ragioni fondate non ce ne sono. Si può pepare quel che si vuole! Sipossono fare mille supposizioni!
Ecco cosa ha detto in sostanza Li Sien-vien : «Comprendeteci, abbiamo preso in esame la vostra richiesta con attenzione, l'abbiamo seriamente studiata e l'anno prossimo, tenendo conto della situazione interna ed estera, saremo meglio preparati ad accogliere la vostra delegazione. L'anno prossimo saremo in grado di soddisfarvi meglio. Ora siamo occupati con la campagna contro Lin Piao e Confucio» ecc.
Queste «motivazioni» sono sorprendenti. Sono motivazioni queste?! Se c'è qualche altra questione riguardo sia la situazione interna che quella estera, possono anche dircelo. Possiamo fare ritolte supposizioni in merito, ma è meglio aspettare e poi vedremo
ganno forse rimandato la visita della nostra delegazione a causa delle contraddizioni che hanno con noi?! Contraddizioni ne abbiamo e ne avremo anche l'anno prossimo, ma queste contraddizioni sono di carattere interno e non costituiscono un motivo di ostacolo alla visita delle nostre delegazioni. Queste contraddizioni che esistono tra di noi non sono state rese pubbliche, ma il pubblico ha tratto le sue conclusioni, come, per esempio, dal nostro atteggiamento contro l'imperialismo americano. Tuttavia l'esperienza dimostra che i cinesi, con la loro politica delle porte aperte nei confronti degli Stati Uniti d'America, hanno avuto delusioni. Gli americani, dopo questo nuovo atteggiamento cinese nei loro confronti, avrebbero dovuto allentare i loro legami con Taiwan, mentre al contrario vi hanno inviato un nuovo ambasciatore, e per giunta un ex vicesegretario di Stato. Quindi dall'analisi che i cinesi possono aver fatto delle contraddizioni che abbiamo con loro devono trarre la conclusione (a meno che non vogliano) che noi avevamo e abbiamo ragione. Ritengo dunque che non si debba escludere il fatto che i compagni cinesi abbiano rimandato la visita della nostra delegazione in Cina per evitare il confronto diretto, nel qual caso sarebbero costretti a fare l'autocritica davanti a noi.
Abbiamo avuto discussioni anche per questioni tecniche riguardanti la realizzazione delle opere a credito, ma queste questioni sono state risolte attraverso discussioni amichevoli. Noi li abbiamo sostenuti nelle campagne contro i nemici del partito e dello Stato cinese. Questo lo riconoscono apertamente anche loro. In questa direzione non c'è motivo che possa spiegare questo atteggiamento dei compagni cinesi.
Dobbiamo allora pensare a motivi di carattere interno? Quali possono essere questi motivi? Si possono fare delle supposizioni: «Choc En-lai è stanco», «Chou En-lai è ammalato». Si è ritirato. Ma fino a che punto si è ritirato e da cosa si è ritirato?! C'è, a suo riguardo, qualche problema politico? Resterà primo ministro o lo sostituiranno con Teng Hsiao-ping che stanno pompando? Che ne sarà di Chou? Può diventare anche Presidente della Repubblica. Allora si dovrà riunire l'Assemblea Nazionale. Può darsi che questo sia il vero motivo. Stiamo a vedere. Non ce lo potevano dire questo? Dovevano agire in questo modo, invece da due o tre anni a questa parte ci dicono «quest' anno o l'anno prossimo» sarà convocata l'Assemblea, ma questa ancora non si è riunita. Forse non ce lo vogliono più dire, perché non è una cosa seria. E poi che verrà fuori da tutto questo? Con loro è sempre stato così. Nella loro direzione le acque non sono limpide. Si nota una certa confusione in merito alle persone designate a ricevere e ad accomiatarsi dagli amici. Non di rado in queste cerimonie di ricevimento e di commiato si vedono dirigenti che non dovrebbero esserci e non si vedono invece coloro che dovrebbero esserci.
VENERDI
13 DICEMBRE 1974
LA CINA NON ATTUA LA POLITICA DI SOSTEGNO
E' giunta da noi una delegazione di economisti cinesi inviata dal governo cinese per studiare con i nostri compagni le richieste che abbiamo avanzato per il prossimo piano quinquennale.
Oggi mi hanno riferito il discorso pronunciato dal capo delegazione cinese, dopo che i nostri avevano fatto un'esposizione particolareggiata delle nostre richieste per le opere che dovranno essere costruite. A. Këllezi mi è sembrato piuttosto ottimista, ma io non lo sono e dirò il perché. Questo l'ho detto anche a Mehmet, anche a Hysni e ai compagni segretari del Comitato Centrale, e ho raccomandato loro di dare istruzioni ai nostri compagni che si occupano di queste questioni, affinché stiano attenti e discutano amichevolmente con i cinesi, ma difendendo come si deve i nostri punti di vista.
Che cos'ha detto il cinese che ci non suona bene? A parte le solite formule sull'amicizia, ecco come ha iniziato la sua esposizione: «La Cina è un grande paese con una popolazione di oltre 800 milioni di abitanti, ha grandi bisogni ed è un paese in via di sviluppo. La Cina offre il suo aiuto a 80 Stati ed ha molti impegni internazionali. Il suo più consistente aiuto è andato e va alla Corea, al Vietnam e all'Albania. L'Albania ha ricevuto un aiuto maggiore di questi altri due paesi amici, senza parlare degli altri». Il problema veniva dunque posto in modo chiaro.
Egli ha proseguito: «Nell'ambito del piano attuale, voi avete circa 20 opere che avete cominciato o che non avete cominciato e che naturalmente dovrete includere nel piano seguente». Questa è la seconda osservazione. Egli sa bene che il lavoro non è cominciato in queste 20 opere, perché i cinesi non erano in grado di fornirci l'occorrente per l'inizio e la prosecuzione dei lavori.
Il rappresentante cinese ha poi proseguito: «Dovete fornirci dati completi affinché possiamo giudicare su che cosa basate le vostre richieste e in che modo le motivate», ed ha tirato fuori i punti di vista di Chou En-lai: la mano d'opera, la campagna, la capacità di costruzione e tanti tanti altri dettagli.
Dopo che mi fu letto il discorso del cinese, A. Këllezi mi ha detto: «Daremo loro dettagliatamente tutti i dati». - No, daremo loro dei dati, ma non è necessario darli dettagliatamente e su tutto, - gli ho risposto.
A Mehmet e ai compagni segretari del Comitato Centrale ho detto, - ed essi erano d'accordo con me, - che «a mio giudizio, i cinesi hanno due tendenze: ottenere tutti i dati sulla nostra economia, ma non darci quello che chiediamo; creare molti ostacoli e darci poco. Per quanto riguarda questi due aspetti, i nostri compagni devono stare, quindi, molto attenti, dare loro i dati indispensabili e ottenere l'adempimento, da parte loro, di tutti gli impegni assunti nei nostri confronti, e non dare molto e ottenere poco.»
E' giusto che noi diamo ai compagni cinesi, che ci accorderanno i crediti necessari alla costruzione di diverse opere, i dati su cui poggiano e che giustificano le nostre richieste. Quanto poi alle possibilità che hanno di aiutarci, è cosa che riguarda loro. Però nella lettera inviata loro dal nostro governo, noi avevamo motivato, se non completamente, almeno in massima parte le nostre richieste. Essi, dal canto loro, potevano parlare un po' diversamente e non nel modo in cui hanno aperto la conversazione. Tutti i dirigenti cinesi non hanno mai mancato di dire, anche a nome di Mao e di Chou, ecc., a tutti i nostri compagni che si sono recati fino ad oggi in Cina: «Noi abbiamo aiutato troppo poco l'Albania e l'aiuteremo di più» ecc.
Noi comprendiamo le necessità della Cina, il suo impegno nel mondo, gli aiuti che dà, ma, come marxisti e internazionalisti, pensiamo che la Cina debba dare di meno ai governi borghesi (e sappiamo bene che uso fanno essi di questi crediti, chi ne trae profitto, a chi sono legati questi governi borghesi, come sono impigliati e ingolfati nei crediti di asservimento capitalisti e revisionisti) e non rifiutare le nostre ragionevoli richieste. I cinesi non devono dimenticare neppure le posizioni ideologiche, politiche e militari del nostro paese. Perciò speriamo che i compagni cinesi diano una giusta soluzione alle questioni che ci riguardano, applicando la politica di aiuto internazionalista fra paesi socialisti.
SABATO
14 DICEMBRE 1974
L'ambasciatore cinese a Stoccolma ha detto al nostro ambasciatore che i cinesi esitano a partecipare alla cerimonia di consegna del Premio Nobel al dissidente sovietico Solgenizin. Ma queste erano solo parole, perché i cinesi vi hanno partecipato, eccome. Naturalmente, noi non abbiamo assistito a questa cerimonia, non perché Solgenizin è antikruscioviano, ma perché attacca Marx, Engels, Lenin, Stalin e il comunismo. Questo l'abbiamo detto ai cinesi, ma per loro basta che qualcuno sia contro i sovietici per dirgli subito cosi sia. Dunque, senza tener conto del fatto che Solgenizin attacca Lenin, Stalin, essi lo rispettano! Vergogna!
L'ambasciatore cinese a Belgrado, mettendo al corrente il nostro ambasciatore dei colloqui di U Gian in Jugoslavia, gli ha tra l'altro detto: «Noi, cinesi, abbiamo chiesto ai sovietici di fare l'autocritica a proposito della riunione di Bucarest e, per quanto riguarda i confini con la Cina, che si faccia ritorno allo statu quo dell'epoca. di Krusciov»! Perché? solo la riunione di Bucarest separa i cinesi dai sovietici? Il resto, a quanto pare, non ha importanza per loro. Bucarest fu solo il primo sintomo del krusciovismo, il grosso del sudiciume è venuto dopo. In altre parole, se i revisionisti sovietici dicessero che «a Bucarest Krusciov non ha agito con calma», i cinesi sarebbero pronti a riconciliarsi con loro. Strano, perché? perché i sovietici questo non lo possono fare?!
I compagni cinesi hanno forse perduto il senno, o queste sono solo parole dei loro ambasciatori? E' difficile però che gli ambasciatori cinesi dicano simili énormités senza direttive dall'alto. Essi cercano di tastarci il polso, ma dalle risposte che ricevono si accorgeranno certamente che il nostro polso batte come sempre da comunisti, da rivoluzionari, da antirevisionisti.
LUNEDI
23 DICEMBRE 1974
NO, COMPAGNI CINESI, NOI CON GLI JUGOSLAVI NON
SIAMO «COME I DENTI CON LE LABBRA»
U Gian, viceministro cinese degli esteri, che era venuto da noi per la ricorrenza del 30° anniversario della Liberazione come membro della delegazione guidata da Yao Wen-yuan, si è poi recato a Belgrado in visita «amichevole». Qui ha avuto «cordiali» colloqui perfino con il primo ministro.
Rientrato a Pechino, U Gian si è incontrato con il nostro ambasciatore, il compagno Behar, al quale ha parlato di questi colloqui. Egli ha detto che «gli jugoslavi considerano la situazione nel mondo complicata. I sovietici esercitano pressioni su di loro, «i sovietici organizzano non solo i cominformisti ma anche gli ustascia», «gli jugoslavi oppongono loro resistenza» ecc. Gli jugoslavi hanno gonfiato ben bene i cinesi in tal senso e questi sono rimasti soddisfatti di queste «aspre contraddizioni» sovietico-jugoslave. Poi hanno parlato del «terzo mondo» di cui fanno parte i cinesi e del «mondo dei non allineati» di cui fanno parte gli jugoslavi. Come conclusione, «gli jugoslavi sono rimasti soddisfatti delle spiegazioni ed ora hanno capito bene la posizione cinese su questo, problema» ... Come se non l'avessero capita prima!!!
Poi, durante questi colloqui, non hanno mancato di parlare anche della posizione dell'Albania nei confronti della Jugoslavia, utilizzando in quest'occasione, a sentir il cinese, le nostre stesse dichiarazioni. E i titini non hanno mancato di spargere il loro «incenso» dicendo che «vogliono il bene dell'Albania», che vogliono vivere «in amicizia», che aprono i loro porti non solo alle navi sovietiche, ma anche a quelle americane, che queste sono questioni economiche, mentre dal punto di vista militare sono vigilanti ecc. E il «nostro amico», U Gian, ha chichiarato come conclusione a Behar di aver detto agli jugoslawi che così deve essere l'amicizia fra glï jugoslavi e gli albanesi, dal momento che entrambe le parti sono come «i denti con le labbra».
II «papa cinese» ha dato la sua benedizione all'«amicizia jugoslavo-albanese» con una parabola confuciana, abietta, revisionista. Pensare che abbia detto questo per balordaggine oppure perché spinto dall'«inerzia» dell'infinità di formule stereotipate che utilizzano, oppure perché voleva mostrare agli jugoslavi che «noi abbiamo lo zampino in questa politica e l'approviamo, dal momento che vi consideriamo cosi vicini e in funzione l'uno dell'altro, come lo sono i denti con le labbra», tutto ciò è difficile da capire.
Che asineria! Che bassezza! Questa figura «biblica» del cinese vuol dire che noi, a sentir lui, siamo una sola testa, un solo cuore, un solo corpo, con i titini, che seguiamo la stessa politica ed abbiamo la stessa ideologia! Come si può definire questa leggerezza? Come si può dire che gli è scappato di bocca?! U Gian ha detto questo non solo al primo ministro jugoslavo Bijedié, che l'ha approvato con gioia ed ha a sua volta ripetuto questo «gioiello», ma è andato a dirlo anche al nostro ambasciatore. Naturalmente, noi non saremo mai d'accordo con queste affermazioni e con queste interpretazioni, ma saremo contrari ad esse, perché i titini sono nemici, rinnegati, revisionisti, agenti degli imperialisti e dei revisionisti.
Non c'importa un bel niente di U Gian e dei suoi compagni che la pensano come lui in Cina. Evidentemente, il revisionismo ha radici profonde in Cina e, a quanto pare, la grande ramazza non vi è passata come è necessario e dove è necessario. In Cina i rifiuti sono rimasti non solo nelle cantonate, ma occupano anche cariche alte e di fiducia ed agiscono alla luce del sole. Chissà di che cos'altro avrà parlato U Gian con gli jugoslavi, sta di fatto però che ne è uscito soddisfatto. La sua soddisfazione se la tenga per sé, perché noi non ne abbiamo bisogno.
1975
MERCOLEDI
23 APRILE 1975
I CINESI TRASCINANO PER LE LUNGHE LA VISITA DI
UNA DELEGAZIONE ALBANESE IN CINA
I compagni cinesi non hanno ancora dato il segnale di luce verde al viaggio della nostra delegazione economica governativa a Pechino. Vari direttori dei dicasteri centrali cinesi avevano detto ai nostri compagni: «riceveremo la vostra delegazione ai primi di aprile, o verso il 15 aprile oppure alla fine di aprile. Ma tutte queste date sono scadute. Sta arrivando maggio e non c'informano di niente, e ciò mentre non ci sono delegazioni di altri paesi, di ogni genere, di ogni natura, di ogni tinta che non vadano in Cina.
Perché accade questo? «Stiamo studiando i materiali», dicono i compagni cinesi, materiali che abbiamo inviato loro da quasi un anno unitamente alle nostre richieste. Due o tre delegazioni importanti sono venute qui dalla Repubblica Popolare di Cina per studiare, a sentir loro, le richieste da noi avanzate, ma in realtà hanno studiato la situazione economica del nostro paese, per formarsi un giudizio prima di accordare il credito. Ci hanno colmato di «elogi» per i nostri progressi, per i grandi successi che abbiamo raggiunto, per la nostra buona situazione economica ecc. Hanno detto di «aver tratto molto profitto dalla grande esperienza dell'Albania».
Tutti questi elogi al nostro indirizzo sono una buona cosa, ma ancora non ci fanno sapere quando dovrà partire la nostra delegazione. Noi siamo sempre in attesa, mentre essi continuano a dirci «stiamo studiando i materiali»!
L'ambasciatore della Repubblica Popolare di Cina nel nostro paese ha chiesto: «Quando partirà la vostra delegazione? Li Chian, il nostro ministro del commercio estero, l'aspetta». Giustamente, i nostri compagni gli hanno risposto: «Quando ci avvertirà Pechino». Quando Li Chian è stato a colazione da Behar, non ha mancato di sciorinare tutte le solite formule di elogio all'indirizzo del nostro paese. Dopo queste lodi, ha detto che «la Cina ha un grande deficit, non ha divisa estera, manca di tubi per il petrolio, la sua industria è ancora debole, anch'essa è toccata dalla crisi mondiale, la Cina aiuta tutto il mondo, deve aiutare i due Vietnam, deve aiutare la Cambogia, deve aiutare... perfino Malta, affinché non cada sotto l'influenza sovietica» ecc.
La conclusione è chiara: «L'Albania deve camminare con le proprie gambe» e, proprio come ci diceva un tempo Mikoyan, anche il signor Li Chian ci ha detto: «Fate commercio con gli Stati capitalisti, ampliate le vostre relazioni con loro». Che canaglia! Che revisionista! Behar Shtylla gli ha dato la risposta che si meritava. Prima di andarsene, Li Chian ha chiesto: «quando verrà la vostra delegazione?» e Behar gli ha risposto: «Quando ce lo permetterete voi».
Nell'atteggiamento dei cinesi nei nostri confronti riscontriamo due tendenze. La prima è la tendenza politica. Ovunque e con chiunque ci s'incontri in Cina, dalla gente più semplice fino a molti quadri, sia al centro che in provincia, specie nelle aziende e nelle comuni popolari, si parla di noi con simpatia ed anzi con grande affetto, mentre nelle alte sfere si avverte un certo atteggiamento riservato, per non dire freddo. L'altra tendenza riguarda le relazioni economiche. In questo campo, non possiamo dire che i cinesi non ci abbiano aiutato, ma il loro aiuto ci è pervenuto non in tempo e solo dopo le molte discussioni che abbiamo fatto. Durante queste discussioni alcuni dirigenti cinesi hanno avuto espressioni e punti di vista non motivati. Noi comprendiamo che, anche ora, la Cina deve dare, come effettivamente dà, aiuti anche agli altri, ma non è un atteggiamento amichevole quello di parlarci della situazione della Cina come fa Li Chian, di consigliarci come Mikoyan, di trascinare per le lunghe la visita della nostra delegazione governativa guidata dal compagno Adil Carçani e, ancor peggio, di fingere di aver dimenticato che noi abbiamo chiesto di inviare un'altra delegazione governativa, guidata dal compagno Mehmet.
MARTEDI
17 GIUGNO 1975
LA PRESSIONE ECONOMICA CINESE E' COMINCIATA A
FARSI SENTIRE CON FORZA, MA NOI NON CI
PIEGHEREMO MAI
Dietro la facciata dell'accoglienza, dopo i soliti discorsi di prammatica con formule stereotipate, Adil Çargani e gli altri compagni della nostra delegazione governativa sono stati ricevuti per 15 minuti in ospedale da Chou En-lai. Egli ha chiesta notizie della nostra salute e, al momento del congedo, ha detto: «Domani sarò sottoposto a un intervento chirurgico ed è per questo che vi ho ricevuti prima. Si tratta di un intervento per prolungarmi un pò la vita». Può essere anche così, ma può essere anche... «Addio, non chiedete più di incontrarvi con me».
Oggi abbiamo ricevuto un radiogramma da Adil con il quale ci riferisce del colloquio ufficiale che aveva avuto con Li Sien-nien, capo della delegazione governativa della Repubblica Popolare di Cina, dopo che gli aveva esposto i problemi.
La risposta dei cinesi alle nostre richieste di crediti e aiuti per il prossimo quinquennio era vile: i cinesi ci accordano solo il 25 per cento dei crediti richiesti, di cui il 50 per cento da destinare alle opere e il 50 per cento ai materiali. In questo credito includono anche le richieste militari. Questo è un aiuto tanto per non dire che non ci danno niente.
I motivi addotti dai cinesi, a questo riguardo, sono ridicoli: «Siamo un paese molto povero». Mentre cinque anni fa, quando erano un «paese ancora più povero», ci avevano concesso un credito parecchie volte più grande. Non si tratta qui delle 20 opere su 35 che sono comprese negli accordi firmati e le cui attrezzature non ci sano state ancora spedite e che, naturalmente, passeralino al prossimo quinquennio, ma delle opere già in cantiere e che essi hanno rimandato ad oltre il quinquennio in coro.
Per cinque anni di seguito, tutti i funzionari cinesi, a cominciare da Chou En-lai, ci hanno detto: «L'aiuto che vi diamo è molto piccolo, ma fra due anni e nel prossimo quinquennio lo aumenteremo, perché la nostra situazione sarà migliore». Ora invece, secondo Li Sien-nien, la situazione cinese sarebbe «peggiore», perché la Cina sarebbe divenuta «un paese molto povero» e le parole «vi aiuteremo di più» si sono ridotte ad un aiuto irrisorio.
Per noi è chiaro che questo atteggiamento dei cinesi non è dovuto al fatto che essi «sono poveri», anzi il loro paese ha fatto grandi progressi, ma si tratta invece di una reazione alla ferma posizione marxista-leninista del nostro Partito e del nostro Stato nei confronti della loro politica interna ed estera. I cinesi non sono d'accordo con la nostra politica estera, perché noi non seguiamo le loro posizioni politiche.
Noi non ammettiamo, come pretendono i cinesi, che «l'imperialismo americano sia meno pericoloso del socialimperialismo sovietico». Noi diciamo che «entrambi sono pericolosi e vanno aspramente combattuti». I cinesi hanno dichiarato di far parte del «terzo mondo». Noi, invece, affermiamo di essere un paese socialista e sosteniamo la giusta politica nazionale antimperialista e antisocialimperialista di ogni popolo e di ogni Stato del cosiddetto terzo mondo, secondo mondo, o come vogliono autodefinirsi e autosuddividersi. L'Albania è un paese socialista, non intende confondersi con nessun altro ed attua una politica indipendente marxista-leninista. I cinesi sostengono la NATO, il Mercato Comune e l'«Europa Unita».
Noi siamo contrari a questi atteggiamenti e non li consideriamo marxisti-leninisti. Tutti questi trattati e organismi sono strumenti nelle mani dell'imperialismo americano e degli altri paesi imperialisti, i quali se ne servono per opprimere i popoli e per scatenare una terza guerra mondiale per l'egemonia. Tali sono del resto anche il Patto di Varsavia, «la Comunità socialista» e il COMECON. Entrambi questi raggi-uppamenii e comunità vanno accanitamente combattuti. Ai suoi tempi Lenin ha smascherato, denunciato e combattuto con forza questi organismi della borghesia capitalista.
I cinesi considerano loro amico qualsiasi Stato, qualsiasi individuo, sia trotzkista, titino o chiangkaiscista, purché dica di «essere contro i sovietici». Noi siamo contro questo principio; sappiamo rendere più acute le contraddizioni fra i nemici del socialismo e le rendiamo più acute per quanto possiamo, ma prima di tutto ci atteniamo ai princìpi. Il porco noi non lo chianllanlo zio.
E' chiaro che queste ed altre nostre posizioni come queste non vanno a genio ai cinesi, perché strappano la maschera marxista-leninista che vogliono conservare ed è per questo che fanno pressione su di noi. Questa pressione è economica, poiché politicamente e ideologicamente non sono riusciti a spezzarci e non vi riusciranno mai. Questo è da parte loro l'inizio di un duro blocco economico che intendono imporci. Ma anche in questa direzione falliranno. Non ci piegheremo mai davanti a nessuno, né davanti ai cinesi né davanti a nessun altro.
E' chiaro che questo loro atteggiamento fa parte di un grande complotto imperialista-revisionista che si sta tramando contro il Partito del Lavoro e contro l'Albania socialista. Questo atto dei cinesi non può essere considerato isolato dalla grande pressione politica, ideologica, propagandistica. economica e militare che esercitano su di noi gli Stati Uniti d'America, l'Unione Sovietica e i loro satelliti, compresi qui anche quegli Stati come la Jugoslavia e la Romania che i cinesi considerano del «terzo mondo». La loro pressione non è immaginaria, ma si è concretizzata nel complotto militare-economico guidato da Beqir Balluku, Petrit Dume, Hito Cako, Abdyl Këllezi, Koço Theodhosi, Lipe Nashi ed altri. Obiettivo di questi traditori era la liquidazione del nostro Partito e della sua direzione marxistaleninista, al fine di trasformare l'Albania in un paese revisionista. E' un' Albania di questa tipo che sognano i sovietici, gli jugoslavi, i cinesi ecc. Tutti costoro si oppongono e lottano contro la politica marxista-leninista del nostro Partito ed è per questo che hanno organizzato il complotto con i loro agenti all'interno del nostro paese; essi li hanno aiutati e continuano ad aiutarli anche ora che li abbiamo scoperti e stiamo liquidandoli. Con i loro atti, questi Stati continuano ad incoraggiare q.!esti agenti sconfitti dai colpi che abbiamo inferto loro, continuano ad incoraggiarli credendo in questo modo di indebolirci ed esercitare su di noi una pressione economica ecc., affinché non condanniamo severamente i traditori. Questo è il fine che persegue l'attuale blocco economico che c'impongono i cinesi.
Agenti di chi erano i traditori da noi scoperti? Questo non ha importanza. Essi erano sopratutto agenti dei sovietici e degli jugoslavi, ma in questo hanno lo zampino anche i cinesi, dato che proprio ora che abbiamo delle difficoltà, con il loro comportamento, cercano di rendere più grave la situazione.
E' forse in questo modo che si comportano gli amici? No! Come ci siamo comportati noi quando la Cina si trovava in gravi difficoltà ed era isolata da tutti? L'abbiamo aiutata con tutte le nostre forze, ci siamo esposti da soli alla forte tempesta; che si era abbattuta sulla Cina e abbiamo combattuto insieme ad essa fino in fondo. Beqir Balluku e il suo gruppo erano non solo vecchi agenti dei sovietici, ma si sono legati anche ai cinesi. L'ostile piano strategico che stava progettando Beqir Balluku veniva preparato su suggerimento di Chou Enlai..Lo stesso Beqir ci ha detto che questo piano «gli era stato proposto da Chou», mentre noi abbiamo rigettato il suo suggerimento in quanto ostile. Beqir Balluku ha lavorato in segreto nel senso indicatogli da Chou En-lai, vale a dire «ritirarsi sui monti», «allearsi con la Jugoslavia e con la Romania». In questo consiste tutta la strategia revisionista cinese e non solo la strategia militare, ma anche quella politica e ideologica. Abbiamo respinto questa strategia ostile, in quanto favorevole alla NATO e ai sovietici, e favorevole anche ai cinesi. Questa strategia mirava a trasformare l'Albania in un terreno di intrighi e di bramosie per le grandi potenze. Questo piano cinese non è forse molto bieco? E nei rapporti economici con noi, corna hanno agito i cinesi negli ultimi anni? Il minimo che si possa dire è che non sono stati affatto corretti.
E' vero che i cinesi ci hanno dato un buon credito per il quinto quinquennio, ma sono però ben lontani dall'adempiere gli impegni assunti. Delle 35 opere che ci dovevano fornire complessivamente, ce ne hanno inviato solo 10 o 15. Alcune opere non le abbiamo neppure cominciate e questo non per colpa nostra. Tre grandi opere, il complesso siderurgico di Elbasan, la centrale idroelettrica di Fierza e la raffineria di Ballsh, per le quali abbiamo dovuto fare una grande lotta, le abbiamo appena cominciate. Malgrado questo, la loro ultimazione è stata rimandata di un anno o due oltre i termini fissati nei contratti. Anche questo rinvio non è avvenuto per colpa nostra.
Tutto questo avveniva nel momento in cui Beqir Balluku stava tramando il complotto militare e Abdyl Këllezi con Kogo Theodhosi,sabotayano la nostra industria petrolifera e la nostra economia in generale. Questo coordinamento nei fini e nel tempo dobbiamo considerarlo un caso fortuito? E quando noi abbiamo liquidato il putsch militare dei traditori, quando abbiamo colpito Abdyl Këllezi e soci non ci hanno mostrato i cinesi i loro denti da lupo? E' molto probabile che Abdyl Këllezi, l'uomo degli jugoslavi, fosse nel contempo anche l'uomo dei cinesi. Questo complotto risulta dunque essere molto vasto e vi hanno preso parte molti Stati nemici, che vogliono cambiare la situazione in Albania con la violenza.
Sono convinto che la Cina sia coinvolta in questo complotto, ma quale Cina? Qui c'è lo zampino della Cina revisionista, della corrente revisionista, che dev'essere forte e al potere.
Noi certamente supereremo felicemente questa difficile situazione. A tal fine mobiliteremo ancor più le colossali energie del popolo e del Partito, il loro ardente patriottismo, e spezzeremo anche questo blocco, come abbiamo spezzato tutti gli altri. Procederemo con attenzione. Non saremo noi a tagliare i ponti dell'amicizia con la Cina. Esprimeremo apertamente e in modo amichevole ai compagni cinesi le nostre opinioni e il nostro malcontento, per questo abbiamo preparato una risposta ufficiale che Adil presenterà loro verbalmente dicendo quello che pensiamo dell'aiuto eccezionalmente ridotto che ci hanno dato. Diremo loro che non possiamo comprendere questo loro modo di agire infondato e in contrasto con tutto quello che ci avevano detto prima. Diremo ai cinesi che questo loro atteggiamento ci causerà gravi danni non solo economici, ma anche politici.
I compagni cinesi devono rendersi conto che stanno commettendo un errore e che noi abbiamo capito da dove trae origine questo errore e a che cosa mira questo loro atteggiamento.
MERCOLEDI
18 GIUGNO 1975
I CINESI NON CI DANNO TUTTE LE OPERE
INDUSTRIALI
Abbiamo ricevuto un radiogramma da Adil. Il gruppo di lavoro cinese, guidato da Fang Yi, ci ha comunicato quali opere industriali ci forniranno. Su 20 da noi chieste, ne hanno tolte 10 e ce ne accordano quindi 10. E di queste 10 che sono rimaste, ad eccezione di una o due, le altre sono di capacità inferiore a quella da noi richiesta. Fra le opere che sono state tolte, le più importanti per la nostra economia sono la centrale idroelettrica di Koman (ci hanno dato il necessario per la costruzione della centrale idroelettrica di Bushat che è piccola), lo stabilimento per la produzione dell'urea e quello della soda, che è molto conveniente per noi poiché i suoi prodotti li potremo anche esportare. Noi, naturalmente, diremo innanzi tutto ai cinesi quello che pensiamo dell'aiuto che ci concedono e, se essi persistono nelle loro posizioni, allora chiederemo che ci forniscano queste tre opere principali di cui ho parlato ed eliminino due otre opere di quelle che ci sono state concesse e delle quali tossiamo anche fare a meno. Aspetteremo fino a venerdi l'altro radiogramma, dopo quello odierno, che ci darà chiarimenti sulle rimanenti nostre richieste e sui materiali che abbiamo chiesto e dopo averli studiati nel loro insieme, invieremo sabato. con l'aereo cinese, le nostre istruzioni e i nostri punti di vista definitivi alla nostra delegazione a Pechino.
Con Mehmet, Hysni e Haki abbiamo deciso quali opere dobbiamo chiedere entro i limiti del credito assegnatoci dai cinesi. Queste opere sono: la centrale idroelettrica di Koman (al posto di quella di Bushat), lo stabilimento dell'urea completo per la produzione di fertilizzanti, lo stabilimento per la produzione della soda, e le attrezzature per le miniere ed il materiale esplosivo.
Per quanto riguarda le altre varianti, Adil ha gli elenchi di quello che deve chiedere. A tal finn abbiamo autorizzato Mehmet a dargli qualche istruzione supplementare.
Il 20 giugno Adil ci invierà sicuramente una lettera con l'aereo cinese sui materiali che hanno intenzione di darci.
Stiamo a vedere quale effetto avrà la nostra dichiarazione, ma non siamo affatto ottimisti. Essi non sono disposti a considerare il problema politicamente a favore dell'Albania socialista.
SABATO
21 GIUGNO 1975
LA CINA ENTRA NELL'INGRANAGGIO DEL GIOCO
POLITICO DELLE DUE SUPERPOTENZE
La Cina si dichiara a favore del Mercato Comune Europeo e dell'«Europa Unita» e li appoggia.
Qual'è l'obiettivo strategico della Cina e questo suo obiettivo si basa sui principi marxisti-leninisti? Per determinare ciò, bisogna definire gli obiettivi di questi organismi che la Cina difende o sostiene.
Il Mercato Comune Europeo si proponeva, alla sua creazione, lo sviluppo delle relazioni economiche e commerciali fra i .suoi membri, all'inizio sei e successivamente nove. Questa istituzione aveva lo scopo di procurare il massimo profitto alla borghesia capitalista di ogni paese membro e anche di consolidare l'economia capitalista di ogni Stato in particolare e di tutti in generale. Naturalmente, oltre al problema dei rapporti doganali, è stata risolta anche una serie di altre questioni, fra cui il problema dei prezzi, i problemi monetari ed altre relazioni bilaterali e multilaterali.
All'inizio il Mercato Comune Europeo non poteva non tener conto della possente economia americana e non regolare il proprio passo con quello dell'imperialismo americano, sebbene avesse, per così dire, delle pretese in questo senso. Quest'ultimo, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, con gli «aiuti» concessi, contribuì alla ripresa economica dell'Europa Occidentale, non dimenticando però. neppure per un momento, i suoi interessi che erano e sono diventati grandi. Con la creazione del Mercato Comune proseguirono., dunque, da un lato, gli sforzi dell'imperialismo americano per imporre a quest'istituzione la sua politica economica e, dell'altro, gli sforzi dei membri del Mercato Comune Europeo per liberarsi dalla tutela americana. In questo modo nacquero fra loro contraddizioni che andarono approfondendosi.
La cosiddetta guerra fredda copriva fino ad un certo punto queste contraddizioni, poiché i membri del Mercato Comune Europeo, anche se cominciavano seriamente a mostrarsi economicamente indipendenti, per quanto riguarda la difesa, erano costretti a rimanere sotto l'ombrello atomico americano. Naturalmente, gli Stati Uniti d'America seppero sfruttare a loro vantaggio la paura che una guerra con i sovietici suscitava nei paesi del Mercato Comune Europeo.
Il tradimento dei kruscioviani allontanò dalla borghesia capitalista la paura della rivoluzione e del comunismo, aiutò il capilismó mondiale e gli permise di riprendere fiato. Il tradimento kruscioviano divise le forze rivoluzionarie in tutto il mondo, allontanò la rivoluzione proletaria, favorì le manifestazioni nazionalistiche e diede tempo e possibilità ai borghesi capitalisti di consolidare le loro deboli posizioni interne, a scapito della rivoluzione proletaria, e di dar vita ad altre iniziative e combinazioni fra Stati sull'arena internazionale. I kruscioviani socialimperialisti. ispirati da sentimenti nazionalistici, aspiravano a trasformare l'Unione Sovietica, da Stato socialista, in una superpotenza imperialista atomica e lavorarono finché raggiunsero questo obiettivo. Si vennero così a creare le due superpotenze. che si contendono oggi l'egemonia mondiale. La legge delle due superpotenze, (legli Stati Uniti d'America e dell'Unione Sovietica, è la legge della guerra di rapina, la legge dell'asservimento dei popoli. Questa legge è accompagnata dalla realizzazione di mostruose «alleanze», dalla conquista, con la violenza mascherata, di punti strategici al fine di utilizzarli per la preparazione della guerra, dal riarmo fino ai denti e dall'aumento delle scorte di armi atomiche ogni giorno più sofisticate, è accompagnata dall'asservimento politico ed economico di molti Stati attraverso l'intimidazione e il ricatto. attraverso i crediti, gli «aiuti» e la sovversione.
In questa situazione, l'Europa Occidentale riprese coraggio. Con De Gaulle, la Francia sviluppò una politica più indipendente verso gli americani e in generale verso gli anglosassoni. De Gaulle uscì dalla NATO, rispettandone solo il trattato. Certamente, anche De Gaulle sognava un Mercato .Comune e. una «Europa Unita» in cui, senza trascurare la Germania di Adenauer, dominasse la Francia. De Gaulle era animato da un forte nazionalismo, e questo forte nazionalismo lo esigeva anche dai suoi partner, incanalato però in una Europa così come la sognava. Naturalmente, gli obiettivi che si prefiggeva De Gaulle non potevano essere raggiunti, poiché anche i suoi partner avevano i loro fini, le loro mire e le loro paure. Questi Stati non concepivano tutti allo stesso modo il ruolo degli Stati Uniti d'America in Europa e nel mondo. In primo luogo, là Germania Occidentale, attualmente divisa dall'altra parte del paese, preferisce fare alcune concessioni agli Stati Uniti d'America in altri campi, senza seguire la via della Francia, di rinunciare alla difesa americana. La Germania é gli altri partner non tengono in gran conto la «potenza atomica» non solo della Francia, ma neppure dell'Inghilterra ed anzi nemmeno quella dell'Inghilterra e della Francia prese insieme. Questa forza, essi pensano, è un «nano» di fronte alla potenza nucleare sovietica o americana.
Tutte queste potenze imperialiste. siano esse le due superpotenze, l'«Europa Unita» o il Giappone, aspirano all'egemonia. L'«Europa Unita», sin dalla grave crisi del dollaro e dalle disfatte militari americane nel sudest asiatico, nel Vietnam, in Cambogia e altrove, ha cominciato a rafforzare le sue posizioni politiche interne e le sue aspirazioni, come organismo a sé, a diventare una nuova superpotenza capitalista e imperialista. Questa è dunque l'«Europa Unita» che la Cina di Mao Tsetung incoraggia e sostiene. Anche la Francia di Pompidou, e più tardi quella di Giscard, incoraggia e sostiene quest'«Europa Unita». La Francia non solo cerca di conservare e sviluppare ulteriormente la sua potenza nucleare, ma ha cominciato a rianimare più attivamente la vecchia politica colonialistica nell'Africa francofona, in Medio e in Estremo Oriente con il nuovo manto del neocolonialismo. La sua potenza economica non consente alla Francia di concorrere con gli altri, ma essa lo fa entro i limiti delle sue possibilità. L'atteggiamento della Francia nei confronti degli Stati Uniti d'America non è più quello del tempo di De Gaulle e di Pompidou. Ora questo atteggiamento si è in un certo modo ammorbidito, ma comunque fa trasparire il suo senso d'indipendenza. Anche l'Inghilterra continua a consolidare in qualche modo, nei paesi del Commonwealth, la sua influenza economica perduta, mentre Bonn interviene economicamente nell'Europa Centrale, nei Balcani (eccettuata l'Albania), in Turchia e ovunque sia possibile nelle zone circostanti.
Tutti questi sforzi possono incrementare il loro potereziale economico comune, in- quanto fattore indispensabile per diventare superpotenza. Ma questo fattore non è sufficiente per diventare superpotenza. A questa «Europa Unita» manca la potenza nucleare di cui dispongono le due, superpotenze. D'altra parte, in questa «Europa Unita», gli Stati che ne fanno parte hanno fra loro contraddizioni politiche ed economiche così acute, che neppure in alcuni decenni essa potrà raggiungere il potenziale economico e militare degli Stati Uniti d'America. Gli «Stati Uniti d'Europa», sotto molti aspetti, non somigliano agli Stati Uniti d'America. E' difficile che questi Stati europei riescano ad integrarsi, come si sono integrati gli Stati del continente americano che costituiscono gli Stati Uniti d'America. Ogni Stato in Europa ha, come nazione, la sua personalità formatasi storicamente nel corso dei secoli. Ognuno di essi ha la propria storia, ha uno sviluppo sociale, economico e culturale diverso da quello degli altri. Tutti gli Stati capitalisti e revisionisti europei hanno al loro interno forti contraddizioni di classe, che rendono difficile non solo la loro unità esterna, ma anche quella interna.
Di conseguenza, appoggiare, come fa la Cina, una strada seguita dal capitalismo europeo, che aspira all'egemonia, che aspira a diventare una superpotenza sul piano dei principi non è giusto. Agire in questo modo significa dimenticare la via della rivoluzione ed entrare nell'ingranaggio del gioco politico delle due superpotenze, lottare e manovrare partendo dai punti di vista della loro politica, sopravvalutando le manovre delle superpotenze nella situazione congiunturale creata dalle contraddizioni che hanno, sottovalutando la rivoluzione proletaria mondiale, sottovalutando la lotta dei popoli contro le superpotenze e gli Stati capitalisti borghesi. La Cina sbaglia quando predica che «il principale nemico è l'Unione Sovietica e che gli Stati Uniti d'America sono meno pericolosi». E' vero che gli Stati Uniti d'America hanno subito delle disfatte, ma restano pur sempre una potenza imperialista. Attenuare la lotta contro di essi significa indebolire la rivoluzione e aiutare l'imperialismo americano. I cinesi sbaglieranno ugualmente anche se gli Stati Uniti d'America «indosseranno la pelle del lupo». Allora la Cina si metterà a dire che «l'Unione Sovietica è meno pericolosa, mentre gli Stati Uniti d'America sono divenuti più pericolosi». La Cina sbaglia quando, nei confronti della vecchia Europa capitalista, assume la posizione di Don Chisciotte con il pretesto che questa diventerà un contrappeso per i sovietici, da una parte, e per gli americani, dall'altra, mentre essa, appoggiando l'«Europa Unita», «ci guadagnerà».
Le contraddizioni fra gli imperialisti devono essere approfondite e utilizzate a nostro vantaggio, ma solo partendo da posizioni di classe, dalle posizioni della rivoluzione proletaria. La Cina non fa questo, ma proprio il contrario dicendo ai popoli dell'Europa, dell'America e del «terzo mondo»: «Appoggiate la vostra borghesia capitalista e imperialista, perché il nemico principale è il socialimperialismo sovietico». Questa via non è leninista, non soffia sul fuoco della rivoluzione, ma difende invece quell'opportunismo sostenuto dalla II Internazionale e smascherato da Lenin a suo tempo. Noi, dunque, non possiamo conciliarci con questa strategia e con questa tattica della Cina. Per noi la lotta principale contro le superpotenze imperialiste e il capitalismo mondiale è la lotta dei popoli, la letta dei proletari, è la rivoluzione proletaria mondiale. E' in quest'ottica, e sostenendo queste giuste lotte, che si deve manovrare ed approfittare delle congiunture al fine di acutizzare maggiormente le contraddizioni.
Le contraddizioni e le crisi in seno all'imperialismo, al socialimperialismo e al capitalismo mondiale traggono origine dall'oppressione dei popoli ad opera dei capitalisti e dalla lotta che conducono questi popoli contro l'oppressione e lo sfruttamento capitalista. Allora dobbiamo incoraggiare e aiutare la lotta dei popoli contro i capitalisti oppure dobbiamo aiutare questi ultimi affinché possano manovrare per ingrassarsi e per combattere questo o quell'imperialismo, dicendo ai popoli: «andate e fatevi ammazzare per me»? I marxisti-leninisti devono incoraggiare e aiutare la lotta dei popoli e unire le loro forze in questa lotta, nella lotta dei proletari contro le superpotenze imperialiste e il capitalismo mondiale. Questa è la via che ha seguito e seguirà il nostro Partito del Lavoro.
La politica estera di Mao è errata in tal senso, dà l'impressione di essere semplicistica. Con questa politica, i cinesi non solo non partono da posizioni di classe proletaria, ma senza dirlo, ed anzi negandolo a parole, essi hanno intrapreso la strada di una grande potenza. La Cina non è una superpotenza, ma la sua influenza sulle questioni mondiali può e deve essere considerevole. La Cina può svolgere e svolgerà nel mondo un ruolo su una di queste due vie: o sulla via marxista-leninista, sulla via della rivoluzione, o sulla via borghese capitalista, con una nuova sfumatura di revisionismo. Solo militando sulla via marxista-leninista rivoluzionaria, la Cina conquistera la fiducia dei popoli. che vogliono e lottano per la rivoluzione.
La Cina cerca attualmente di convincere i paesi capitalisti che «il pericolo per loro viene dall'Unione Sovietica». Come se la Cina stesse insegnando qualche cosa di nuovo ai capitalisti del mondo! Ma i principali nemici dei capitalisti sono il comunismo e la rivoluzione. Se la Cina avanza sulla via rivoluzionaria. la sua affermazione secondo cui «l'Unione Sovietica revisionista è il nemicn principale» non solo non convincerà nessuno. ma tutti i capitalisti, di qualsiasi colore siano, dirigeranno i loro attacchi contro la Cina. Se attualmente non hanno paura della Cina, questo avviene per diversi motivi: o perché la Cina è comunista solo a parole e non nei fatti, o perché è ancora economicamente e militarmente debole, o perché è un fattore antisovietico, di cui vogliono servirsi fino in fondo per fiaccare l'aggressività dei sovietici nei loro confronti.
La politica di entrambe le parti, dei cinesi e degli americani, ha lo scopo di combattere l'Unione Sovietica; ma, mentre i cinesi vogliono aizzare gli americani contro l'Unione Sovietica, gli Stati Uniti d'America e i loro alleati vogliono aizzare la Cina contro l'Unione Sovietica. Entrambe le parti procedono a questo «chassé croisé»* *(In francese nel testo. Scambio di posto reciproco e contemporaneo tra le due parti.) partendo dalle stesse posizioni e nutrendo le stesse speranze. Tuttavia, l'Unione Sovietica non stà con le mani in mano. Essa cerca di evitare la guerra con gli Stati Uniti d'America, di dominare i popoli che può opprimere da sola, far fallire l'alleanza della NATO, isolare la Cina e, se possibile, sottometterla. E tenta di raggiungere tutti questi obiettivi con la maschera del socialismo.
Il capitalismo mondiale, e in particolare quello europeo, è passato attraverso una serie di guerre mondiali che traggono tutte origine della sua feroce natura. Perciò l'«Europa Unita», o la Francia di Giscard d'Estaing, o ancora la Germania di Strauss, non si lasciano facilmente trarre in inganno dalla politica di Chou En-lai o di Teng Hsiao-ping. Queste non entreranno in guerra con i sovietici perché glielo sussurra all'orecchio Teng Hsiao-ping. No, esse cercano di evitare lo scontro con l'Unione Sovietica, dal momento che la considerano più forte di loro, e si sforzano quindi di corrodere la fortezza dall'interno e poi preparare l'attacco. Tutti, gli Stati Uniti d'America, l'Inghilterra, la Francia, la Repubblica Federale Tedesca ecc., cercano di indebolire i sovietici, di indebolire le loro alleanze con la Polonia, la Romania, la Cecoslovacchia ecc., ma in questo non seguono la via indicata dalla Cina. I vecchi lupi conoscono bene le tattiche dell'attacco ed è pertanto difficile condurli sui sentieri che piacciono a te, poiché essi hanno impiegato e continuano ad impiegare simili piani, proprio anche contro la stessa Cina. Il presidente francese lia sicuramente fatto orecchi da mercante alla favola del «pericolo sovietico». Giscard d'Estaing ha sicuramente detto a Teng Hsiao-ping che i francesi desiderano sviluppare l'amicizia con la Cina, ma non contro l'Unione Sovietica, perché vogliono evitare un conflitto. D'altra parte i Giscard e soci sobillano indirettamente Teng contro i sovietici, affinché sia lui a cavare le castagne dal fuoco, mentre loro fanno da spettatori.
La borghesia europea è una vecchia puttana, che ne ha fatte di tutti i colori. E' esperta in astuzie e in intrighi. Solo la lotta rivoluzionaria del proletariato e del popolo può avere ragione di lei. Essa va smascherata e battuta su questo terreno di lotta, in cui i suoi intrighi e le sue astuzie perdono forza. La Cina deve lottare proprio su questo terreno, attenendosi al principio secondo cui il riconoscimento diplomatico e il commercio con i paesi capitalisti d'Europa devono servire ad una sana strategia rivoluzionaria e non a tentare di aizzare l'Europa Occidentale contro i sovietici. Questa via errata della Cina è stata seguita prima dall'Inghilterra e dalla Francia per incitare Hitler contro l'Unione Sovietica e l'Unione Sovietica contro la Germania. I risultati di queste manovre li conosciamo: Stalin non cadde in questi errori, non cadde né nelle posizioni degli angloamericani, né in quelle degli hitleriani.
Mantenendosi su salde posizioni rivoluzionarie, si è anche in grado di utilizzare meglio le contraddizioni dei nemici e d'indebolire innanzi tutto i più pericolosi, senza dimenticare coloro che, sebbene si siano momentaneamente indeboliti, possono risorgere di nuovo. Giudicando gli avvenimenti e le situazioni da posizioni rivoluzionarie, si sarà in grado di vedere chiaramente che la propria base di sostegno nella lotta contro il capitale non è costituita da un fattore congiunturale, ma da un potenziale molto potente e stabile: il proletariato di ogni paese c in generale il proletariato internazionale, come anche i popoli che vogliono la libertà e la rivoluzione. La rivoluzione dev'essere fatta lottando sia contro gli Stati Uniti d'America che contro l'Unione Sovietica.
MERCOLEDI
25 GIUGNO 1975
VIA OSTILE DI CHOU EN-LAI E DEL SUO GRUPPO
NEI CONFRONTI DELL'ALBANIA
I cinesi hanno fissato in modo definitivo l'aiuto economico che ci daranno per il prossimo quinquennio. Si è riunita la commissione congiunta. La commissione cinese era capeggiata dal «famoso» Li Sien-nien, ben noto per i suoi sentimenti antialbanesi.
Adil ha esposto in modo franco ed amichevole il nostro pensiero a proposito dell'aiuto che la RP di Cina ci accorda non per cinque, ma per sette o anche otto anni, dal momento che, per essere ultimate, alcune opere ufficialmente superano il limite di cinque anni giungendo fino a sette, senza tener conto poi dei rinvii a cui i cinesi, con vari pretesti, potranno ricorrere e che avranno il solo scopo di nuocere alla nostra economia. Cosi hanno fatto i cinesi anche con le opere del quinquennio che si sta concludendo e che stanno passando incompiute al prossimo quinquennio.
Adil ha dunque espresso ai cinesi il nostro parere che «la somma di... per cinque e fino a sette anni costituisce una grande limitazione che ci viene imposta in contrasto con le promesse fatteci, in contrasto con la situazione avanzata dell'economia cinese e con la situazione di blocco imposto all'Albania dagli imperialisti, dai soci,alimperialisti, dai titini e dagli altri vicini capitalisti. Per questo noi siamo insoddisfatti», ha detto Adil, esponendo le nostre solide ragioni e confutando i loro deboli «argomenti». Infine, abbiamo chiesto che la loro decisione fosse riesaminata con buona disposizione e in uno spirito internazionalista, dato che anche noi avevamo riveduto la nostra riducendo le nostre richieste...
Li Sien-nien, questo nemico del socialismo in Albania, questo scagnozzo di Chou En-lai, ha risposto ad Adil in modo sfrontato, brutale e ostile, dicendo: «Le vostre proposte sono inaccettabili e non le prendiamo in considerazione; la nostra decisione è inappellabile, in quanto presa da tutta la nostra direzione, Mao Tsetung compreso». «Non aggiungeremo neppure un yuan - ha detto il signor Li Sien-nien - alla somma che abbiamo fissato». Con questa risposta egli voleva dire
«Prendere o lasciare, non ci importa di quello che dite».
Avendo Adil espresso il desiderio che le nostre valutazioni, comunicate anche per iscritto, fossero riferite al compagno Mac Tsetung, Li Sien-nien ha risposto: «Lo farò, ma non aspettatevi qualche risposta». Secondo Li Sien-nien, questo vuol dire: o «Mao è decisamente contrario a degnarsi di una risposta alle richieste degli albanesi» o «io prendo questo vostro esposto, ma non ho affatto intenzione di consegnarlo a Mao e lo getterò nel cestino». Qualsiasi interpretazione si voglia dare, risulta che la cricca ostile all'Albania ha grandi poteri nella direzione cinese a Pechino e impone la sua volontà a quei cinesi che sono amici dell'Albania.
Tutta questa attività è una continuazione degli atteggiamenti ostili di questo gruppo nella direzione cinese. Questo gruppo aveva manifestato anche in precedenza simili atteggiamenti, ma la Rivoluzione Culturale, le posizioni rivoluzionarie del Partito del Lavoro d'Albania e della Repubblica Popolare d'Albania in difesa della Cina, quando tutti, dico tutti, le avevano voltato le spalle e l'attaccavano, impedirono agli uomini di questo gruppo di mettere in atto come volevano i loro disegni ostili contro di noi. Mao è ormai vecchio, forse non viene neppure interpellato, forse non chiedono affatto il suo parere non solo a proposito della nostra questione che, a quanto ci è dato sapere, ha difeso, ma nemmeno sugli altri problemi interni ed internazionali. La tattica di questi sospetti «compagni» cinesi prosegue. Essi pensáno «Sotto la bandiera di Mao, noi continuiamo il nostro lavoro».
Quello che stanno facendo i cinesi nei nostri confronti è l'inizio di una forte pressione economica, attraverso la quale sperano di sottometterci politicamente e ideologicamente. Si comportano come una grande potenza non rivoluzionaria e niente affatto marxista-leninista. Non vogliono che noi abbiamo una giusta linea marxista-leninista in tutti i sensi, ma vogliono invece che la nostra linea e le nostre posizioni siano un'appendice della loro linea opportunistica, non di principio, congiunturale. Gli esponenti di questo gruppo si oppongono alla nostra linea ed hanno iniziato la pressione economica, come avevano fatto i revisionisti sovietici, pensando di costringerci a piegarci.
Questa linea ostile contro l'Albania viene adottata da Chou En-lai e dal suo gruppo proprio nel momento in cui nel nostro paese sono stati liquidati i gruppi ostili di Beqir Balluku e di Abdyl Këllezi. Da questo si deduce che essi erano i loro uomini come lo erano nello stesso tempo anche dei sovietici e degli jugoslavi. Per tutti costoro, cinesi, sovietici e jugoslavi, la sana situazione esistente nel nostro paese era intollerabile e inammissibile e perciò, indipendentemente dal modo in cui erano intrecciati i loro legami, tutti quelli che erano nemici del Partito del Lavoro d'Albania e della sua direzione marxista-leninista erano loro amici e venivano aiutati in vari modi. Il piano ostile di Beqir Balluku era stato dettato da Chou En-lai. Beqir Balluku lavorava segretamente per le «antitesi» e per organizzare il putsch. Le «antitesi» gli erano state suggerite da Chou En-lai. Noi gliele abbiamo respinte e Beqir Balluku avrà messo al corrente i cinesi.
Chou ha detto a Beqir Balluku: «Rafforzate le vostre relazioni con la Jugoslavia e collaborate con essa contro i sovietici» e «per voi non c'è altra strategia all'infuori della strategia della lotta sulle montagne». Il che vuol dire: «Fuggite a gambe levate sui monti fin dal primo giorno dell'attacco nemico»!
Il piano Chou En-lai - Beqir Balluku era a favore dei sovietici, in quanto lasciava loro mano libera nell'occupazione dell'Albania; era anche a favore degli jugoslavi, in quanto mirava a liquidare il socialismo nel nostro paese. La scoperta, lo smascheramento e la condanna di Beqir Balluku e degli uomini del suo gruppo sono stati nel contempo un colpo anche per Chou, che aveva tramato questo complotto con Beqir Balluku e Abdyl Këllezi, un traditore anche quest'ultimo che sabotava la nostra industria petrolifera e la nostra economia popolare.
Chou, dunque, fu sconfitto nella lotta attraverso cui intendeva rovesciarci dall'interno, e, nell'impossibilità di agire diversamente, si è servito dell'arma del blocco economico. Egli e il suo gruppo, da revisionisti quali sono, pensano che noi rimarremo isolati, moriremo di fame, ci inginocchieremo. Essi pensano: «Gli albanesi non. possono fare nulla» e Chou En-lai ha ripetuto ad Adil çarçani il loro vecchio piano diabolico: «Unitevi strettamente agli altri paesi balcanici, nonostante le divergenze che avete con loro». Che lurido nemico! Che vile pseudomarxista! Noi nè c'inginocchieremo, né ci lasceremo intimorire e neppure rimarremo senza pane, ma continueremo
a vivere con onore, liberi, indipendenti e sovrani, come marxistileninisti, come comunisti albanesi, come figli di questo glorioso ed eroico popolo che nel corso dei secoli non si è mai piegato. Noi lotteremo giorno e notte, uniti e con forze moltiplicate, contro qualsiasi nemico, da qualunque parte provenga. La bandiera del nostro Partito sventolerà sempre vittoriosa nelle battaglie. Con alla testa il nostro Partito noi spezzeremo qualsiasi blocco, qualsiasi complotto e il nostro popolo vincerà, marcerà sempre in avanti con successo sulla via del socialismo e del comunismo.
Chou e i suoi compagni si romperanno la testa, come gli altri, contro quelle fortezze d'acciaio che sono l'Albania socialista e il Partito del Lavoro d'Albania, questo ferreo partito marxista-leninista. Un complotto vile e coordinato questo del gruppo di Chou En-lai!!
Proprio un giorno o due dopo che Li Sien-nipn ha rifiutato il credito ad Adil çarcani con la motivazione che «la Cina è molto povera», Radio Mosca, in un commento sull'Albania, diceva tra l'altro: «Gli uomini di Tirana si sono ormai resi conto che la. Cina è uno Stato povero... che non aiuta l'Albania» ecc. Come dobbiamo definire ciò? Pressione economica coordinata cino-sovietica?!
Due otre giorni dopo che Chou En-lai aveva detto ad Adil Çarçani «unitevi ai paesi balcanici», un giornale jugoslavo sosteneva in un lungo articolo che l'«Albania, nonostante le divergenze ha rivolto gli occhi all'Europa e in particolare alla Jugoslavia per quanto riguarda le relazioni commerciali, culturali» eco. Il giornale aggiunge che «dopo la Cina, l'Albania svolge la maggior parte del suo interscambio con la Jugoslavia» eco. «Prospettiva» ben coordinata da Chou En-lai e Tito nei nostri confronti.
Questi fatti non possono non essere in connessione. Oltre a quelli che conosciamo, anche questi confermano il nesso fra il complotto di Beqir Balluku e Abdyl Këllezi e il blocco e la «prospettiva» che ci apre il «famoso» Chou En-lai.
Di tutto questo noi prendiamo nota e vedremo poi le nostre posizioni con questa gente, ma dovremo essere prudenti in modo da non cadere nella loro provocazione, perché è proprio quello che vogliono. A noi però non la fanno.
Essi stanno guastando la ,nostra amicizia, mentre noi continueremo a parlare di essa, naturalmente non con ipocrisia, come faranno loro nei nostri riguardi, per lavare la m... con la p... Noi saremo corretti, ma quanto alle parole calorose, eueste sono finite fino a che questa cricca proseguirà la sua attività ostile contro di noi.
Noi non solo non ci sottometteremo ai ricatti di questa cricca, ma ci mostreremo freddi nei suoi confronti, fino al giorno in cui il vaso traboccherà ed essa sarà smascherata.
GIOVEDI
26 GIUGNO 1975
I CINESI CI HANNO DATO IL NECESSARIO
PER LA COSTRUZIONE DI DUE OPERE.
PER IL RESTO NON SI SONO MOSSI NEPPURE DI UNA VIRGOLA
I cinesi hanno accettato di fare il cambiamento da noi richiesto entro i limiti del credito accordatoci: ci hanno dato il necessario per la costruzione della centrale idroelettrica di Koman, annullando quella di Bush.at e aggiungendo alla fabbrica dell'urea anche la produzione dei concimi, ma non nella misura da noi richiesta.
E' qualcosa, perché cosi riusciamo a sistemare in qualche modo la situazione, dal momento che queste due opere sono importanti. Quanto alle altre opere, non si sono mossi neppure di una virgola.
VENERDI
4 LUGLIO 1975
LA CINA E' ENTRATA NEL BALLO POLITICO DELLA
BORGHESIA
E' tragico che la Cina combatta il caos con il caos. La Cina di Mao Tsetung dà l'impressione di condurre all'interno del paese una politica «socialista», ma se ci si addentra profondamente, pur nella misura in cui lo consentono le manifestazioni esterne, ci si accorge che la politica «marxista-leninista» da essa strombazzata è una politica «maotsetunghiana», un miscuglio di atteggiamenti e principi dubbi. Vi si notano costantemente due linee, .che. ora procedono parallelamente, ora no, poiché una prevale sull'altra. Una instabilità simile si nota continuamente anche su molti problemi capitali. La propaganda viene condotta in modo da far credere alla gente, che qualsiasi atteggiamento e qualsiasi azione della Cina siano «giusti, di principio, marxisti-leninisti, antimperialisti e soprattutto antisocialimperialisti».
Nella politica estera, la Cina di Mao Tsetung si fa passare per un paese socialista, che conduce una politica socialista. Ma in realtà non è così. Benché la Cina non possa essere considerata alla stregua delle due superpotenze, la sua politica non è una politica marxista-leninista.
Dal momento in cui la Cina ha dichiarato di essere uno Stato che fa parte del «terzo mondo», segue, in linea di principio, anche la politica di questo «terzo mondo», che non ha nulla di socialista. E' chiaro che la Cina, nel «terzo mondo», confonde la sua politica con la politica borghese-capitalista e revisionista di questo «terzo mondo».
La politica di Liu Zhao-chi, di Chou En-lai e di Teng Hsiao-ping prima della Rivoluzione Culturale era: «Alleanza con tutti gli Stati del mondo, anche con i revisionisti sovietici». ora invece la politica di Chou En-lai e di Teng Hsiao-ping è: «Alleanza con tutti i paesi del mondo, anche con l'imperialismo americano, contro i sovietici». Ma Mao Tsetung con quale linea è? Si lascia intendere che egli approva e successivamente disapprova queste linee, ma in realtà è favorevole ad esse e contribuisce a far procedere la Cina su questa via. Questa è una politica gravida di m)lte conseguenze per la Cina stessa e per il mondo. Il mondo rivoluzionario desidera vedere la politica di classe, la politica rivoluzionaria della Cina, ma non la vede, poiché in realtà n,n esiste e deve quindi immaginarla cosi come dovrebbe essere
La Cina fa una politica di bilancia. Si è aperta, intrattiene relazioni diplomatiche con tutti, vuole affermarsi nel mondo. Anche noi lo vogiamo e glielo abbiamo anche suggerito. Ma la Cina come deve affermarsi nel mondo? Come un paese socialista o come un paese del «terzo mondo»? Naturalmente, la Cina deve affermarsi come un paese socialista. E' proprio quanto essa noi fa. Si sta affermando nel mondo come uno Stato che è conte l'Unione Sovietica. Per la Cina la Spagna di Franco, il Cile li Pinochet o la Rhodesia di Jan Smith sono amici, mentre «i sovietici sono .più pericolosi, perché si spacciano per marxisti-leninisti». Questo atteggiamento non è conforme ai princìpi. La lotta della Cina contro i sovietici non viene condotta partendo da una piattaforma ideologica volta a smascheire la loro politica socialimperialista. No, la Cina non fa affatto ciò come si deve. Ma perché non lo fa? Perché la sua petica non è basata sulla teoria marxista-leninista. La Cina è etrata nel ballo politico della borghesia, nella politica congiqturale ed è convinta che questa politica sia la più giusta. Ladina dimentica che l'indiscriminata politica che conduce con pro;denti e re, con princini e principesse, con fascisti e revanisti di Bonn, con eli imperialisti americani o altri coree Pinchet, non è una politica originale.
Una politica di questo genere è stata largamente praticata ialla borghesia capitalista mondiale e prima ancora l'avevanopraticata le monarchie ereditarie e l'aristocrazia. La Cina rierca l'amicizia delle cricche dominati per «avvicinarsi ai pooli», anziché cercare di penetrare nel cuore dei popoli e convicerli che è completamente con la loro causa.
Che aiuto dà la Cina ai popoli e ai rivoluzionari ileni o filippini oppure ai rivoluzionari tedeschi, dal moment. che essa si espone in modo scandaloso con Pinochet, Marcos, Strauss ed altri come costoro? Non dà loro nessun aiuto, ma slo li scoraggia. La Cina con la politica che fa incoraggia la regione più nera. Lascia supporre ai rivoluzionari che questa i una «manovra politica». In realtà questa è una manovra cntrorivoluzionaria, poiché i rivoluzionari, se dovessero segue la politica della Cina, non dovrebbero combattere contro la reazione. Ma i rivoluzionari non possono avere due facce, combattere la reazione e nel medesimo tempo essere con la reazione.
I cinesi cercano di dare l'impressione che aiutano di nascosto le forze rivoluzionarie. Questo non è affatto vero non può essere vero, poiché la Cina si preoccupa di essere in buoni rapporti con lo Stato della Repubblica Federale Tedesca con le ditte di quel paese e non con i comunisti marxisti-leninisti tedeschi. Il cosiddetto aiuto ai rivoluzionari marxisti-leninisti consiste semplicemente in un sostegno che la Cina da loro solo se esaltano la Cina e la sua politica a Bonn, a Parigi o a Roma. Ma agire in questo modo significa essere amiccdella reazione di questi paesi. Naturalmente, la Cina deve itrattenere con questi paesi rapporti diplomatici, commerciali culturali, ma questi rapporti devono essere basati sulla teoria marxista-leninista e devono servire alla rivoluzione.
La Cina accorda crediti a diversi Stati, fra cui arte il nostro. Questi crediti, specie quelli che dà a noi, assumno il colore della politica che la Cina conduce all'interno e fusi del paese. Quando la situazione all'interno della Cina è rivoluzionaria, vale a dire quando fra le due linee quella rivoluzinaria prevale su quella regressiva, allora l'aiuto che ci viene dato è benevolo, amichevole e i cinesi comprendono giustamente le nostre necessità e le nostre difficoltà. Noi non manchiamo di esprimere loro la nostra sincera riconoscenza ed essi ci dicono che «l'aiuto che ci date voi, albanesi, è molto grande, mentre quello che vi diamo noi è molto piccolo. Dobbiamo aiutarvi maggiormente e vi aiuteremo maggiormente in futuro».
Ma, a quanto pare, quando venivano dette queste parole, la linea regressiva di Chou En-lai era in minoranza, era debole. Ora deve aver preso il sopravvento e i seguaci di questa linea parlano in modo del tuto differente.
Dopo il suo ritorno da Pechino, dove si era recato per l'accordo economico, il compagno Adil ha detto di aver costatato, da parte degli uomini del gruppo di Chou En-lai e di Li Sien-vien, uno spirito apertamente arrogante, sprezzante e gelido, addirittura ostile nei nostri confronti. Li Sien-vien ha detto quasi apertamente ad Adil: «Abbiamo smagliato a darvi anche quegli aiuti che vi abbiamo dato, e io sono stato criticato per questo». «Io - gli ha detto Li Sien-vien, l'uomo dalla grande scure - sono per un taglio degli investimenti». In altre parole, questo vuol dire: «Voi, albanesi, pensate quello che volete, ma io dò un taglio di scure alle vostre richieste». Le nostre richieste sono ragionevoli, ma sono le nostre opinioni e la nostra linea politica che i cinesi trovano invece «irragionevoli». I cinesi vogliono che anche noi pensiamo ed agiamo come loro, che anche noi seguiamo una politica estera opportunistica e non di principio, che anche noi manteniamo un atteggiamento liberale all'in;erno del paese nei confronti dei nemici del popolo e del Partito, che noi condanniamo, mentre i cinesi li fanno tornare al potere. I cinesi vogliono che il nostro partito e il nostro Stato perdano la loro identità conquistata a prezzo di sangue e di sacrifici e diventino loro satelliti. Essi desiderano che, per ogni cosa, il nostro orologio batta all'unisono con l'orologio di Pechino. Questo però non avverrà mai se l’orologio di Pechino non batterà come l'orologio di Marx,
Engels, Lenin e Stalin, che il Partito del Lavoro d'Albania segue con fedeltà e coerenza.
E' chiaro che il gruppo di Chou En-lai esercita pressioni su di noi e desidera che la nostra giusta linea marxista-leninista non faccia loro ombra e non metta in difficoltà la linea dei cinesi, che non è marxista-leninista, ma che essi fanno di tutto per far passare alla storia per una linea -marxistaleninista rivoluzionaria. Questo loro atteggiamento ostile si è propagato ovunque. Vari ambasciatori cinesi parlano di noi usando il linguaggio di Li Sien-nien. I sovietici, i romeni e gli jugoslavi hanno avvertito nell'aria questo atteggiamento ed hanno intensificato le loro pressioni nei nostri confronti. Questa è la realtà, ma le pressioni non riescono né a smuoverci né ad intimorirci. Il gruppo di Chou En-lai sbaglia di grosso quando pensa di metterci in ginocchio, così come si era sbagliato anche il gruppo di Krusciov. Noi avremo ragione anche di questo gruppo sull'arena internazionale. Il mondo e i popoli vedranno che un popolo, per quanto piccolo sia, se guidato da un partito marxista-leninista, non può essere sottomesso; al contrario, esso continuerà ad avanzare coraggiosamente e vincerà. Il popolo fratello cinese vedrà anch'esso un giorno la politica sciovinistica che la sua direzione sta conducendo contro l'Albania socialista e contro il Partito del Lavoro d'Albania, che in ogni momento, e in particolare nei tempi più difficili per la Cina, sono stati al suo fianco, l'hanno difesa e l'hanno aiutata con tutte le loro forze.
Noi saremo sempre con la giusta causa del popolo cinese, saremo con 1a via della rivoluzione e del marxismo-leninismo. La politica di grande Stato non può nascondersi a lungo dietro una maschera.
LUNEDI
7 LUGLIO 1976
LI SIEN-NIEN AGISCE CONTRO L'ALBANIA SOCIALISTA
Al 4° Congresso del nostro Partito, Li Sien-nien non ha neppure accennato ad un sorriso. Egli, eccettuato un «tic» che gli faceva tremare una gota, dovuto a quanto sembra al nervosismo, restava impassibile come un «Budda», perché i delegati al congresso non si stancavano per giornate intere di acclamare e di applaudire, per sbattere in faccia ai revisionisti sovietici Pospielov e Andropov, l'unità dei comunisti albanesi attorno al Comitato Centrale e la loro fedeltà e quella del popolo al Partito del Lavoro d'Albania e al marxismo-leninismo. Questo Li Sien-nien, che al congresso aveva assunto un'aria grave, atteggiandosi a rappresentante della grande Cina a proposito della quale si era fatto tutto quel baccano a Bucarest e Mosca, ci consigliò di mostrarci prudenti con i sovietici, di intavolare conversazioni con Krusciov e i suoi compari. Durante la Rivoluzione Culturale, questo lacchè di Chou En-lai si era fatto piccolo come un topo e non riusciva a trovare un buco in cui cacciarsi. Allora poco mancò gli mettessero il berretto; comunque lo hanno duramente criticato e coperto di ingiurie, lo hanno denunciato e ridotto in uno stato pietoso. Questo ce l'ha detto lui stesso. Durante la Rivoluzione Culturale, in occasione delle varie visite fatte dalle nostre delegazioni in Cina, egli e il suo padrone Chou En-lai, che si è salvato dall'epurazione solo grazie all'intervento dello stesso Mao, se ne stavano come pulcini bagnati.
«O tempora, o mores!» La tempesta è passata, Chou e Li Sien-nien sono ritornati a galla e hanno preso il potere, mentre Chen Po-ta è risultato essere «agente di tutti» ed è stato liquidato, Lin Piao «agente dei sovietici, cospiratore, ha preso l'aereo per fuggire, ma ha finito per bruciarsi e ridursi in cenere in Mongolia», gli altri sono finiti in carcere. A gran fatica in Cina si è riusciti a riorganizzare il partito disarticolato, che si è riunito e ha tenuto il suo congresso. A stento si è potuto convocare l'Assemblea Nazionale. Dicono che siano in via di preparazione i congressi delle organizzazioni di massa. In mezzo a tutti questi sommovimenti una ;sola cosa è stata realizzata solidamente: è stata stretta, e va consolidandosi, l'amicizia con gli Stati Uniti d'America. Hanno puntato le batterie solo contro i sovietici. Teng Hsiao-ping è stato ;riabilitato ed è divenuto viceprimoministro, vicepresidente del partito, membro dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale e capo di stato maggiore, ecc. Si è recato anche alla riunione dell'Assemblea Generale dell'ONU ed ha dichiarato che la Cina «fa parte del terzo mondo». La Cina si è messa a predicare in tutto il mondo l'amicizia con tutti tranne con l'Unione Sovietica.
Li Sien-vien, in seguito alla malattia di Chou En-lai, è stato gonfiato come «me» dell'economia cinese. Non solo, ma anche come «re» della politica megalomane internazionale cinese. Egli ha detto ai nostri compagni: «Sono andato in Pakistan e ho detto ad Ali Bhutto di essere vigilante nei confronti dei sovietici e di combatterli», come se Bhutto avesse bisogno di ricevere lezioni da Chou En-lai e da Li Sien-nien. «Mi sono recato in Iran e ho detto allo Sciainscià di guardarsi dai sovietici e di combatterli», come se lo Scià dell'Iran non sapesse che deve combattere i sovietici ed aspettasse che glielo dicesse Li Siennien. «Ho consigliato agli iracheni di stabilire buone relazioni con l'Iran e di staccarsi dall'Unione Sovietica». Non vedi che Al Bakhri si è accordato con Pahlavi solo per i begli occhi di Li Siennien!; «Ho consigliato gli afghani di essere vigilanti nei confronti dei sovietici», come se Daut avesse aspettato proprio Li Sien-nien per non legarsi strettamente con Mosca. Politica «molto intelligente» e megalomane degna di un tacchino! I colloqui «cordiali», che i cinesi svolgono con le cricche al potere nei vari paesi del «terzo mondo», avrebbero, secondo loro, un peso determinante! Queste cricche si comportano da capitalisti borghesi quali sono: vanno in cerca di dollari e se la Cina gliene dà, dicono qualche buona parola nei suoi riguardi, che non costa loro niente, poiché ricevono aiuti da ogni parte e girano la bandiera a seconda da che parte tira il vento. Non hanno avuto e non avranno mai principi. D'altro canto, una conversazione e un' amicizia falsa con la Cina indeboliscono nei loro paesi le posizioni della rivoluzione, distruggono il lavoro dei patrioti, dei comunisti e dei democratici, i quali pensano che la Cina è con la rivoluzione e propagandano quest'idea. Purtroppo, la politica della Cina è con i re e i dittatori borghesi. La Cina serve gli interessi degli Stati Uniti d'America, che la lasciano partire liberamente, fino ad un certo punto, nelle sue zone d'influenza, poiché essa è una grancassa antisovietica, il che è nell'interesse degli americani.
E' in questo modo dunque che 1'«intelligente» Li Sien-nien conduce la grande politica economica e internazionale della Cina. Egli parla all'ombra della bandiera di Mao ed agisce contro il Partito del Lavoro d'Albania, contro l'Albania socialista, fedele amica della Cina. Ora sono questi elementi che sono al potere in Cina. La riabilitazione di Teng Hsiao-ping, e certamente anche di molti altri come lui colpiti dalla Rivoluzione Culturale, fa sì che tutti costoro dettino legge in Cina, combattano i compagni marxisti-leninisti, proteggano gli antimarxisti, i tentennanti, i borghesi e tutti quelli che sono divenuti loro lacchè. Mao ha detto che in Cina ogni 7 o 8 anni si farà una rivoluzione, che spazzerà via coloro che sono al potere. Stando a questa «profezia», sta avvicinandosi il termine. Aspettiamo e vedremo!