italiano

170 anni

1848 - 2018

La rivoluzione democratica borghese in Italia

 

 

Marx ed Engels sulle rivoluzioni europee del 1848 e sulla rivoluzione in Italia, in particolare.

 


Karl Marx

Il movimento rivoluzionario in Italia

30 novembre 1848


Finalmente, dopo sei mesi di sconfitte quasi ininterrotte della democrazia, dopo una serie dei più inauditi trionfi della controrivoluzione, finalmente appaiono di nuovo i sin tomi di una prossima vittoria del partito rivoluzionario, L’Italia, il paese la cui sollevazione ha costituito il prologo della sollevazione europea deI 1848, la cui caduta è stata il prologo della caduta di Vienna, l’Italia si solleva per la seconda volta. La Toscana ha ottenuto un ministero democratico, e Roma si è ora conquistato il suo.

Londra, 10 aprile; Parigi, 15 maggio e 25 giugno; Milano, 6 agosto; Vienna, 1° novembre [27] queste sono le quattro grandi date della controrivoluzione europea, le quattro pietre miliari che segnano le tappe percorse nella sua ultima marcia trionfale...

Il gran colpo successivo fu la caduta di Milano. La riconquista di Milano da parte di Radetzky costituisce di fatto il primo grande avvenimento europeo dopo la vittoria di giugno a Parigi. L’aquila bicipite sulla guglia del Duomo di Milano significava non soltanto la caduta dell’Italia intera, ma anche la resurrezione del centro di gravità della controrivoluzione europea, la resurrezione dell’Austria. L’Italia battuta e l’Austria risorta: che poteva pretendere di più la controrivoluzione? E di fatto, con la caduta di Milano l’energia rivoluzionaria si infiacchì momentaneamente.

Mamiani cadeva a Roma, e i democratici venivano battuti in Piemonte; e al tempo stesso il partito reazionario risollevava il capo in Austria, e dal suo centro, dal quartiere generale di Radetzky, ricominciava con rinnovato ardire a tessere i suoi fili in tutte le province. Solo ora Jellachich prende l’offensiva, solo ora si realizza in pieno la grande alleanza della controrivoluzione con gli slavi dell’Impero austriaco.

Dei piccoli intermezzi, nei quali la controrivoluzione ottenne vittorie locali e conquistò singole province, della batosta di Francoforte, ecc., non voglio qui parlare. Tali fatti hanno una importanza locale, forse nazionale, non europea.

Finalmente, il 10 novembre fu compiuta l’opera, cominciata nella giornata di Custoza [28] come Radetzky era entrato a Milano, Windischgrätz e Jellachich entravano a Vienna. Il metodo di Cavaignac è stato applicato, e con successo [29] al focolaio più importante e più attivo della rivoluzione tedesca: a Vienna come a Parigi la rivoluzione è stata soffocata nel sangue e nelle macerie fumanti.

Ma sembra quasi che la vittoria del 1° novembre debba segnare al contempo il punto in cui il moto a ritroso si inverte, in cui subentra una crisi. Un tentativo di ripetere in Prussia, punto per punto, le prodezze di Vienna, è fallito; nel caso più favorevole, anche se il paese dovesse lasciar cadere l’Assemblea costituente, la Corona può aspettarsi solo una mezza vittoria, non decisiva; in ogni caso la prima scoraggiante impressione della sconfitta di Vienna è spezzata, spezzata dal grossolano tentativo di copiarla in ogni dettaglio.

E mentre il nord dell’Europa è già ripiombato nella servitù del 1847, o difende faticosamente dalla controrivoluzione le conquiste dei primi mesi, l’Italia di nuovo improvvisamente si solleva. Livorno, la sola città italiana che dalla caduta di Milano è stata spronata ad una vittoriosa rivoluzione, Livorno ha finalmente comunicato il suo slancio democratico a tutta la Toscana, ha imposto un ministero decisamente democratico, più decisamente democratico di quel che non si sia mai avuto con una monarchia, e così decisamente democratico quale solo pochi se ne sono avuti con una qualsiasi repubblica; un ministero che, alla caduta di Vienna e al ristabilimento dell’Impero austriaco, risponde con la proclamazione dell’Assemblea costituente italiana. E l’incendio rivoluzionario, che questo ministero democratico ha acceso tra il popolo italiano, ha attecchito: a Roma il popolo, la Guardia nazionale e l’esercito sono insorti come un sol uomo, hanno abbattuto il ministero esitante, controrivoluzionario, hanno conquistato un ministero democratico. La prima rivendicazione soddisfatta è quella di un governo fondato sul principio della nazionalità italiana, cioè la partecipazione alla Costituente italiana proposta da Guerrazzi.

Che il Piemonte e la Sicilia seguiranno è fuor di dubbio. Essi seguiranno come han seguito l’anno scorso.

Ed ora? Segnerà questa seconda resurrezione dell’Italia, nel termine di tre anni, come è avvenuto per la precedente, l’alba di un nuovo slancio della democrazia europea? Sembra quasi che debba essere così.

Scritto il 29 novembre 1848.

Pubblicato sulla Neue Rheinische Zeitung n. 156, 30 novembre 1848


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[27] Il 10 aprile 1818, in seguito all’intervento delle truppe e dei constable speciali, a Londra fallì la manifestazione dei cartisti con la quale si intendeva di presentare al parlamento la terza petizione per l’approvazione della Carta popolare.

Il 15 maggio 1848 con l’aiuto della guardia nazionale borghese fu repressa l’azione rivoluzionaria degli operai di Parigi.

Il 25 giugno 1848 fu affogata nel sangue l’insurrezione del proletariato parigino, la prima grande battaglia tra proletariato e borghesia.

Il 6 agosto 1848 l’esercito austriaco occupò Milano.

Il 1 novembre 1848 le truppe austriache entrarono a Vienna e repressero la rivolta rivoluzionaria.

[28] Si veda la nota 24.

[29] Si veda la nota 27.



MARX – ENGELS

SULL’ITALIA

Scritti e Lettere

 


Prefazione all'edizione italiana del 1893 


Al lettore italiano

La pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista coincidette, si può dire, con la giornata del 18 marzo 1848, con le rivoluzioni di Milano e di Berlino, che furono l'alzata di scudi delle due nazioni situate nel centro, l'una del continente europeo, l'altra del Mediterraneo, due nazioni, fino allora infiacchite dalla divisione e dalle discordie intestine, e passate, per conseguenza, sotto il dominio straniero. Se l'Italia era soggetta all'imperatore d'Austria, la Germania subiva il giogo, non meno effettivo benchè più indiretto, dello zar di tutte le Russie. Le conseguenze del 18 marzo 1848 liberarono l'Italia e la Germania da codesta vergogna; se dal 1843 al 1871, queste due grandi nazioni furono ricostituite e, in qualche modo, rese a se stesse, ciò avvenne, come diceva Carlo Marx, perchè gli uomini che hanno abbattuta la rivoluzione del 1848, ne furono, loro malgrado, gli esecutori testamentari.

Dappertutto quella rivoluzione fu l'opera della classe operaia; fu questa, che fece le barricate e pagò di persona. Solo gli operai di Parigi, rovesciando il Governo, avevano l'intenzione ben determinata di rovesciare il regime della borghesia. Ma, per quanto essi avessero coscienza dell'antagonismo fatale che esisteva fra la loro propria classe e la borghesia, né il progresso economico del paese, né lo sviluppo intellettuale delle masse operaie francesi, erano giunti al grado che avrebbe resa possibile una ricostruzione sociale. I frutti della rivoluzione furono dunque, in ultima analisi, raccolti dalla classe capitalista. Nelle altre nazioni, in Italia, in Germania, in Austria, gli operai non fecero, da principio, che portare al potere la borghesia. Ma in qualsiasi paese il regno della borghesia non è possibile senza l'indipendenza nazionale. La rivoluzione del 1848 doveva dunque trarsi dietro l'unità e l'autonomia delle nazioni che fino allora ne mancavano: l'Italia, la Germania, l'Ungheria. La Polonia seguirà alla sua volta.

Se dunque, la rivoluzione del 1842 non fu una rivoluzione socialista, essa spianò la via, preparò il terreno a quest'ultima. Collo slancio dato, in ogni paese, alla grande industria, il regime borghese di questi ultimi quarantacinque anni ha creato, dovunque, un proletariato numeroso, concentrato e forte; allevò dunque, per usare l'espressione del Manifesto, i suoi propri seppellitori. Senza l'autonomia e l'unità restituite a ciascuna nazione né l'unione internazionale del proletariato, né la tranquilla e intelligente cooperazione di coteste nazioni verso fini comuni potrebbero compiersi. Immaginate, se vi riesce, un'azione internazionale comune degli operai italiani, ungheresi, tedeschi, polacchi, russi, nelle condizioni politiche precedenti al 1848!

Così, le battaglie del 1848 non furono date indarno; del pari non passarono indarno i quarantacinque anni che ci separano oggi da quella tappa rivoluzionaria. I frutti vengono a maturanza, e tutto ciò ch'io desidero è che la pubblicazione di questa versione italiana sia di buon augurio per la vittoria del proletariato italiano, quanto la pubblicazione dell'originale lo fu per la rivoluzione internazionale.

Il Manifesto rende piena giustizia all'azione rivoluzionaria che il capitalismo ebbe nel passato. La prima nazione capitalista è stata l'Italia. Il chiudersi del medioevo feudale, l'aprirsi dell'èra capitalista moderna sono contrassegnati da una figura colossale; è quella di un italiano, il Dante, al tempo stesso l'ultimo poeta del medioevo e il primo poeta moderno. Oggidì, come nel 1300, una nuova èra storica si affaccia. L'Italia ci darà essa il nuovo Dante, che segni l'ora della nascita di questa nuova èra proletaria?

Londra, 1° febbraio 1893.

Federico Engels

 

 

 


Karl Marx

Lavoro salariato e capitale


Le giornate di giugno a Parigi, la caduta di Vienna, la tragicommedia del novembre 1848 a Berlino, gli sforzi disperati della Polonia, dell’Italia e dell’Ungheria, l’affamamento dell’Irlanda: tali furono i momenti principali in cui si riassunse in Europa la lotta di classe fra borghesia e classe operaia, e in base ai quali noi abbiamo dimostrato che ogni sollevamento rivoluzionario, anche se i suoi scopi appaiono ancora molto lontani dalla lotta di classe, è destinato a fallire fino a che la classe operaia rivoluzionaria non abbia vinto, e che ogni riforma sociale resta un’utopia fino a che la rivoluzione proletaria e la controrivoluzione feudale non si siano misurate con le armi in una guerra mondiale. Nella nostra esposizione, come nella realtà, il Belgio e la Svizzera figuravano nel grande quadro storico come macchiette pittoresche tragicomiche e caricaturali; l’uno, lo Stato modello della monarchia borghese, l’altra, lo Stato modello della repubblica borghese, due Stati che si immaginano entrambi di essere estranei alla lotta di classe e alla rivoluzione europea.

 

 

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