Bertholt Brecht

 

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Bertolt Brecht

Vita di Galileo

 

 

Germania

Parlino altri della propria vergogna,
io parlo della mia.

O Germania, pallida madre!
come insozzata siedi
fra i popoli!

Fra i segnati d'infamia
tu spicchi.

Dai tuoi figli il più povero
è ucciso.

Quando la fame sua fu grande
gli altri tuoi figli
hanno levato la mano su lui.

E la voce ne è corsa.

Con le loro mani levate così,
levate contro il proprio fratello
arroganti ti sfilano innanzi
e ti ridono in faccia.

Tutti lo sanno.

Nella tua casa
si vocia forte la menzogna.

Ma la verità
deve tacere.

È così?

Perché ti pregano gli oppressori, tutt'intorno, ma
ti accusano gli oppressi?

Gli sfruttati
ti mostrano a dito, ma
gli sfruttatori lodano il sistema
che in casa tua è stato escogitato!

E invece tutti ti vedono
celare l'orlo della veste, insanguinato
dal sangue del migliore
dei tuoi figli.

Udendo i discorsi che escono dalla tua casa, si ride.

Ma chi ti vede va con la mano al coltello
come alla vista d'un bandito.

O Germania, pallida madre!
Come t'hanno ridotta i tuoi figli,
che tu in mezzo ai popoli sia
o derisione o spavento!

 

 

Il postumo

Lo confesso,
io non ho nessuna speranza,
i ciechi
parlano di una via d'uscita,
io ci vedo
quando gli errori sono esauriti
siede come ultimo compagno di fronte a noi
il nulla.

 

 

 

Lode al comunismo 
(1933)

È ragionevole, chiunque lo capisce. È facile.
Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici, sudicio.
È contro il sudiciume e contro l’idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo:
è la fine dei delitti.
Non è follia ma invece
fine della follia.
Non è il caos ma
l’ordine, invece.
È la semplicità,
che è difficile a farsi.

 

 

 

La scritta invincibile
(1934)

Al tempo della guerra mondiale
in una cella del carcere italiano di San Carlo
pieno di soldati arrestati, di ubriachi e di ladri,
un soldato socialista incise sul muro col lapis copiativo:
viva Lenin!

Su, in alto, nella cella semibuia, appena visibile, ma
scritto in maiuscole enormi.
Quando i secondini videro, mandarono un imbianchino con un secchio di calce
e quello, con un lungo pennello, imbiancò la scritta minacciosa.
Ma siccome, con la sua calce, aveva seguito soltanto i caratteri
ora c'è scritto nella cella, in bianco:
viva Lenin!

Soltanto un secondo imbianchino coprì il tutto con più largo pennello
sì che per lunghe ore non si vide più nulla. Ma al mattino,
quando la calce fu asciutta, ricomparve la scritta:
viva Lenin!

Allora i secondini mandarono contro la scritta un muratore armato di coltello.
E quello raschiò una lettera dopo l'altra, per un'ora buona.
E quand'ebbe finito, c'era nella cella, ormai senza colore
ma incisa a fondo nel muro, la scritta invincibile:
viva Lenin!

E ora levate il muro! Disse il soldato.

 

 

 

Il nemico

Al momento di marciare 
molti non sanno 
che alla loro testa marcia il nemico. 

La voce che li comanda
è la voce del loro nemico.

E chi parla del nemico 
è lui stesso il nemico.

 

 

 

Generale

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d'una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l'uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

 

 

 

 

 

Canto di gruscia

Vai tranquillo in battaglia soldato,
nella battaglia sanguinosa, nella battaglia amara
da dove non tutti ritornano:
quando ritornerai, io sarò qui.
Ti aspetterò sotto l'olmo verde,
ti aspetterò sotto l'olmo spoglio,
ti aspetterò finché l'ultimo non sia tornato
e anche più tardi.

Quando ritornerai dalla battaglia
non ci saranno stivali davanti alla porta,
il cuscino accanto al mio sarà intatto,
e la mia bocca sarà stata senza baci.
Quando ritornerai, quando ritornerai,
potrai dire: tutto è come una volta. 

 

 

 

 

La guerra che verrà

Non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

 

 

 

 

Al di fuori di questo pianeta

Al di fuori di questo pianeta, 
pensai, 
non c'è nulla, 
ed è così desolato.

È il nostro solo rifugio,
e questo è fatto così.

 

 

 

 

Sul muro c'era scritto

Sul muro c'era scritto col gesso:
vogliono la guerra.
Chi l'ha scritto
è già caduto.

 

 

 

 

 

I cattivi temono le tue unghie

I cattivi temono le tue unghie
I buoni si rallegrano della tua grazia

Un cosa così
Mi piacerebbe sentire
Dei miei versi

 

 


Tempi bui 

Veramente, vivo in tempi bui!
La parola disinvolta è folle. Una fronte liscia
Indica insensibilità. Colui che ride
Probabilmente non ha ancora ricevuto
La terribile notizia.

Che tempi sono questi in cui
Un discorso sugli alberi è quasi un reato
Perché comprende il tacere su così tanti crimini!
Quello lì che sta tranquillamente attraversando la strada
Forse non è più raggiungibile per i suoi amici
Che soffrono?

 

 

 

Eppure noi sappiamo 

Eppure sappiamo:
Anche l'odio verso la bassezza
Distorce i tratti del viso.
Anche l'ira per le ingiustizie
Rende la voce rauca. Ah, noi
Che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
Noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
In cui l'uomo sarà amico dell'uomo
Ricordate noi
Con indulgenza.

 

 

Eppure noi sappiamo 

Eppure sappiamo:
Anche l'odio verso la bassezza
Distorce i tratti del viso.
Anche l'ira per le ingiustizie
Rende la voce rauca. Ah, noi
Che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
Noi non potevamo essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuto il momento
In cui l'uomo sarà amico dell'uomo
Ricordate noi
Con indulgenza.

 

 

 

La soluzione 
(1953)

Dopo la rivolta del 17 giugno
il segretario dell'Unione degli scrittori
fece distribuire nella Stalinallee dei volantini
sui quali si poteva leggere che il popolo
si era giocata la fiducia del governo
e la poteva riconquistare soltanto
raddoppiando il lavoro. Non sarebbe
più semplice, allora, che il governo
sciogliesse il popolo e
ne eleggesse un altro?